giovedì 23 maggio 2019

"Un Bacio è troppo poco": Maria Letizia Putti e Roberta Ricca raccontano la vita di Luisa Spagnoli

La signora dei Baci. Luisa Spagnoli
di Maria Letizia Putti e Roberta Ricca
Graphofeel Edizioni, 2016

pp. 167
€ 13,00

Da quando la Rai ha girato su di lei una fortunata miniserie in due puntate, andata in onda all’inizio del 2016, Luisa Spagnoli, imprenditrice italiana di successo vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha assunto le fattezze della bella e brava interprete Laura Ranieri. Licenza estetica da piccolo schermo, si dirà, dal momento che la fondatrice della Perugina e della casa di moda che ancora oggi porta il suo nome era certamente dotata di moltissimi talenti, ma forse non aveva ricevuto in dono “il bene effimero della bellezza”, perlomeno non di quella canonica. Eppure, a guardarla sorridere dalla copertina del libro che le hanno dedicato Maria Letizia Putti e Roberta Ricca – La signora dei Baci, pubblicato da Graphofeel Edizioni – la signora Luisa (come tutti la chiamavano) appare non meno radiosa di un’attrice sul tappeto rosso, complice anche l’eleganza della mise. La sua vita, del resto, è stata avvincente proprio come una sceneggiatura, e il lavoro a quattro mani delle due autrici dà conto quadro per quadro di un percorso esistenziale che va letteralmente “dalle stalle alle stelle”, non ultime quelle blu che ancora fanno bella mostra stampate sull’incarto argentato di uno dei cioccolatini più famosi e apprezzati di sempre.

Non è stato un lavoro semplice quello delle due redattrici, le quali, al netto delle molte cronache riguardanti l’avventura imprenditoriale e commerciale, hanno dovuto confrontarsi con una grande lacunosità di informazioni a proposito della vita privata di Luisa Spagnoli e dei suoi cari, ritrovandosi a fare, per così dire, di necessità virtù: «la mancanza di fonti documentarie per gran parte della vita sua e dei suoi familiari ha costretto a lavorare d’immaginazione per colmare le lacune della Storia (…) realtà e immaginazione hanno lavorato di conserva, a formare un romanzo biografico» (pp. 7-8). Anche e non solo per questa ragione La signora dei Baci è, difatti, un testo composito, che vive dell’alternanza di sezioni narrative e descrittive più romanzate, a firma di Maria Letizia Putti, e sezioni dedicate ad approfondimenti di storia e di costume, messe a punto da Roberta Ricca. Queste ultime, in particolare, si rivelano molto utili per chi legge, che attraverso i numerosi focus ha modo di comprendere più nel dettaglio alcuni aspetti della vita quotidiana tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo: dal ruolo della musica, dei viaggi e della moda nella società del tempo passando per le convenzioni relative al matrimonio, alla sessualità e alla condizione femminile generalmente intesa.

Il ritratto di Luisa assume forma e colore pagina dopo pagina, ma subito si comprende come la sua esistenza sia tutta sotto il segno dell’ambizione e dell’emancipazione: nata il 30 ottobre 1877 in una famiglia più che modesta, è costretta a lasciare la scuola a solo tredici anni per aiutare la famiglia, e questa tappa obbligata coincide per lei con l’inizio di un percorso di duro lavoro, tutto in salita, ma che saprà portarla molto in alto e molto lontano:
«era certa che in qualche modo avrebbe saputo riscattarsi dalla sudditanza e dalle ristrettezze in cui versava la famiglia: pensando al futuro vedeva una bella casa, cibo in abbondanza, vita agiata, carrozze e viaggi. Quei pensieri le dipingevano sul viso un’espressione caparbia, la mascella s’induriva e gli occhi diventavano diamanti neri, sotto le ciglia folte. Aveva imparato ad abbassare le palpebre per nascondere quei lampi di determinazione, era consapevole che i sogni non si realizzavano come nelle favole e per raggiungere obiettivi ambiziosi era necessario lavorare senza risparmiarsi e senza arrendersi alle difficoltà» (p. 18).
Nella vita di Luisa le vicende private e le vicende lavorative andranno sempre di pari passo: con il marito Annibale Spagnoli (sposato il 27 febbraio 1899 in nozze che si riveleranno ben presto l’opposto del sospirato idillio giovanile) darà vita al primo nucleo del futuro impero imprenditoriale acquistando a Perugia una drogheria in disuso, e tutti e tre i figli maschi nati dalla loro unione saranno progressivamente coinvolti a vario titolo sia nella gestione dell’azienda dolciaria sia, più tardi, di quella tessile, votata alla produzione di lana d’angora. In senso più ampio, la Perugina sarà sempre per lei una grande famiglia, e il legame di rispetto e affetto nei confronti degli operai e dei dipendenti la porterà a compiere alcune scelte a tutti gli effetti avanguardistiche; tra queste, dal 1911, l’idea di offrire loro gite aziendali per concedere momenti di svago all’aria aperta e per cementarne l’affiatamento, viste e considerate le molte ore che il personale era costretto a trascorrere in ambienti chiusi. Con grande lungimiranza, Luisa aveva capito che la produzione non poteva non trarre giovamento dal benessere delle maestranze, e per questo si impegnò sempre il più possibile a migliorare le condizioni lavorative e a tutelare il personale, soprattutto le donne; addirittura, pensando alle dipendenti con figli piccoli che non potevano permettersi una balia, riservò loro alcuni ambienti dello stabilimento, ovvero stanze pulite e sorvegliate da personale femminile specializzato in cui potevano allattare i bambini e lasciarli riposare. Un’accortezza in più per le giovani madri lavoratrici, dunque, nelle quali rivedeva il suo stesso sacrificio: una premura quasi riparatrice, dal momento che lei per prima «rimpiangeva di non essere stata con i figli allo spuntare del primo dentino o quando avevano pronunciato la prima paroletta incerta, ma era quella la dura realtà della donna che lavorava fuori casa» (p. 67). Più tardi, sempre a favore delle dipendenti della Perugina, avrebbe attivato anche la Scuola del buon governo della casa, in cui un’insegnante istruiva le operaie sulle principali norme igieniche da tenere in ambito domestico e forniva consigli di puericultura. E non si contarono, specialmente negli anni della maturità, caratterizzati da un minore impegno in fabbrica, le donazioni a istituzioni benefiche, orfanotrofi, scuole e istituti religiosi.

Donna forte perché temprata dalle molte difficoltà e da non pochi lutti – dal decesso della figlia Maria il 30 agosto 1904 dopo appena un anno di vita a quella della sorella Gemma, morta suicida – Luisa trovò sempre nella religione del fare il rimedio più efficace per i mali inevitabili dello stare al mondo. Il lavoro fu la sua ragione di vita, la prassi in cui riuscì a esprimere al meglio se stessa e l’amore per i suoi cari, al punto che piuttosto che lasciarsi andare a manifestazioni spontanee d’affetto preferiva inventare un nuovo dolcetto e dedicarlo alla persona destinataria delle sue attenzioni. Regina rispettata ma anche molto chiacchierata per il suo anticonformismo (specialmente dopo la separazione da Annibale e l’inizio della relazione con il più giovane sottoposto Giovanni Buitoni), la signora Luisa fu a tutti gli effetti a capo di un’azienda che ha fatto e ancora contribuisce a fare la storia d’Italia: nel 1919 venne immessa sul mercato la tavoletta di cioccolato che porta il suo nome (Luisa); nel 1922, dal riutilizzo creativo degli scarti di lavorazione, nacque il famosissimo Bacio, originariamente chiamato Cazzotto; nel 1926 fu la volta della celebre caramella Rossana; nel 1933, con un colpo di genio, vennero vendute uova di Pasqua contenenti piccoli indumenti per neonati fatti a maglia in lana d’angora. Non solo la Perugina fu forse l’unica fabbrica in Italia a prosperare in tempo di guerra, ma nel 1926, quando aprì anche una mensa aziendale, era diventata a tutti gli effetti la fabbrica più meccanizzata d’Europa e la maggiore realtà industriale della città, reclamizzata dal geniale lavoro del cartellonista e grafico Federico Seneca. L’apice del successo personale di Luisa, tuttavia, si era avuta il 16 ottobre 1924:
«la Perugina - cioccolato e confetture diventava società anonima per azioni e cambiava la denominazione in Perugina; diretta da Francesco Buitoni nominato presidente, il consiglio di amministrazione era formato da Giovanni Buitoni  insieme a Silvio Buitoni e a Luisa Spagnoli. Entrare a far parte di un consiglio di amministrazione per Luisa fu una vittoria: negli anni Venti costituiva in fatto raro, se non unico, trovare una donna che ricoprisse una carica importante in seno a un’azienda; nel suo caso non fu un titolo onorifico, ma il riconoscimento di meritati successi» (p. 131).
Il cancro alla gola che la portò via il 21 settembre 1935 pare quasi una beffa: una sorte così crudele sarebbe toccata proprio lei, che per tutta la vita si era impegnata ad addolcire la vita del prossimo inventando e confezionando delizie per il palato. Con il loro libro Maria Letizia Putti e Roberta Ricca hanno reso omaggio a una figura di grande temperamento: la sua storia, riletta oggi in tempi in cui gli esempi di donne coraggiose e premiate dal successo sembrano non essere mai abbastanza, non può che confermarsi come un faro ancora luminosissimo, capace di indicare ben più di una via.

Cecilia Mariani




Ancora Buona Pasqua, cari lettori e care lettrici! Quante uova di cioccolato avete già mangiato? In occasione di questa giornata di festa particolarmente golosa, la nostra redattrice Cecilia Mariani sta approfittando per leggere il libro che Maria Letizia Putti e Roberta Ricca hanno dedicato a Luisa Spagnoli, fondatrice dell'omonima casa di moda nonché della Perugina. Se ancora non conoscete questa bella biografia pubblicata da Graphofeel Edizioni @graphofeel_edizioni, ricca di approfondimenti sulla storia sociale e culturale dell'Italia tra Ottocento e Novecento, non perdete la recensione, presto sul sito! Noi della redazione, intanto, vi rinnoviamo gli auguri, e oggi più che mai vi mandiamo i nostri "baci" letterari 💋💋💋🍫🍫🍫 #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #lasignoradeibaci #luisaspagnoli #marialetiziaputti #robertaricca #graphofeel #graphofeeledizioni
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