domenica 17 dicembre 2017

#LectorInFabula - "Gli eroi invisibili e i loro mostri (buoni)"

Gli eroi invisibili e i loro mostri (buoni)
Ranocchio salva Tōkyō
di Murakami Haruki
Einaudi, 2017

Traduzione di Giorgio Amitrano
Illustrazioni di Lorenzo Ceccotti (LRNZ)

pp. 61
€ 15,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Quando Katagiri rientrò nel suo appartamento, ad attenderlo c’era un ranocchio gigante. Eretto sulle zampe posteriori, superava i due metri. E aveva anche un fisico massiccio. Katagiri, alto appena uno e sessanta e mingherlino, si sentì sopraffatto dal suo aspetto imponente.
- Mi chiami Ranocchio, - disse il ranocchio con voce stentorea.
Inizia con questa immagine inquietante e surreale il racconto di Murakami dal titolo “Ranocchio salva  Tōkyō”, già pubblicato nel 2000 nella raccolta “Tutti i figli di dio danzano”, e riproposto oggi in una nuova edizione arricchita e, a mio parere, illuminata dalle illustrazioni di Lorenzo Ceccotti, in arte LRZN. L’atmosfera surreale che afferra il lettore all’inizio del libro in realtà lo accompagna per tutto il corso della lettura, sciogliendosi via via in tante, ricorrenti domande: chi è Ranocchio? Perché si è presentato a casa di Katagiri? Chi è quest’ultimo e, soprattutto, cosa ha fatto per trovarsi improvvisamente in casa una creatura così spaventosa? Di questi semplici quesiti sono fatte le stanze che compongono l’edificio narrativo di Murakami, un edificio apparentemente estraneo e inesplorato, in cui il lettore avanza illuminato da una scrittura limpida, essenziale eppure lucente, che lascia la scia.

#LibriSottoLAlbero - Classici: un "classico" regalo di Natale (o forse no?)


Ci siamo quasi, cari lettori! 
Il Natale si avvicina, la corsa ai regali anche. Come ogni anno, vi consigliamo quali romanzi regalare per non deludere i vostri affetti. Quest'anno #LibriSottoLAlbero si è diviso in due appuntamenti: la scorsa settimana è stato tutto dedicato alle uscite del 2017 (se ve lo siete perso, lo trovate qui), invece stavolta ci concentriamo sui... classici regali che sono sempre in grado di sorprendere! 
Come sempre, potete cliccare sul link sotto per saperne di più su ogni romanzo e/o autore che vi consigliamo. 

Buone letture e buoni "classici" regali natalizi! 
La Redazione

***

sabato 16 dicembre 2017

#CriticaNera - James Ellroy, "La collina dei suicidi"


 La collina dei suicidi
(Suicide Hill, 1985)
di James Ellroy

traduzione dall'inglese di Marco Pensante
Oscar Mondadori

pagine 284
€ 8

Vide che il tipo aveva una strana spilla attaccata al risvolto della giacca e una Python 357 nella destra, e capì che stava per morire. Cercò di farsi venire in mente qualche battuta adatta, ma riuscì a dire solo: «Era nata per spezzare cuori»: Stava per dire: «E io la amavo», ma arrivarono prima le tre pallottole della Magnum.

Duane Rice è un criminale di scarso peso, che durante un soggiorno nella prigione della Contea di Los Angeles escogita un piano per fare un mucchio di soldi. Lloyd Hopkins è un detective del Los Angeles Police Department, che i superiori stanno indirizzando sulla via della rottamazione a causa dei metodi di lavoro poco ortodossi e piuttosto imbarazzanti per il Dipartimento. Attorno ad essi gravitano una serie di altri personaggi che contribuiscono allo spiegamento della trama di questo romanzo hard boiled moderno, traboccante di droga, violenza verbale e fisica e, soprattutto, che presenta un mondo ai confini della distopia. 

#IlSalotto - Spiazzamenti. Dialogo sulla dislessia con Francesca Magni

Francesca Magni
È un libro intelligente, Il bambino che disegnava parole (ne aveva già parlato entusiasticamente Gloria qui). Un’opera che coniuga letteratura e utilità. Un manuale in forma narrativa, che riesce nell’intento tutt’altro che scontato di divulgare contenuti scientifici attraverso un racconto avvincente e ben scritto. È un romanzo che parla di dislessia senza pietismi, guardando in faccia una situazione sempre più diffusa, ma non sempre sufficientemente (o adeguatamente) conosciuta e riconosciuta. Ne parla in modo inconsueto, spiazzando le aspettative e le prospettive del pubblico. Se il dislessico eccelle nel ragionamento laterale, anche il romanzo affronta la tematica trasversalmente: a partire dalla narrazione in seconda persona singolare (un tu inclusivo che chiama immediatamente in causa il lettore, impedendogli di restare indifferente) alle testimonianze indirette delle forme che la dislessia può assumere; dalle appendici chiarificatrici e illuminanti allo sguardo obliquo con cui il problema d'apprendimento viene visto attraverso gli occhi di chi convive con il soggetto interessato. Teo è sicuramente il protagonista, ma non lo sono di meno la madre, il padre, la sorella Vivi. Sono in tanti a crescere e accettare sé stessi, alla fine dell’opera: se "scrivere guarisce e aiuta a perdonarsi", la morale del testo risiede in quanto concludono Francesca e Ludovica: "Ci siamo perdonati tutti". Grazie all'agnizione e all'attraversamento del dolore, la famiglia si ricompone intorno a una verità: che la dislessia è solo una delle infinite variabili dell'essere umano.

venerdì 15 dicembre 2017

«Quando si legge per vivere, ciò che va in pezzi è la prigione in cui ognuno è chiuso».

Come diventare vivi. Un vademecum per lettori selvaggi
di Giuseppe Montesano
Bompiani, 2017

pp. 192
€10 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


Per chi ha già letto Lettori selvaggi e se ne è lasciato affascinare, è da poco in libreria Come diventare vivi di Giuseppe Montesano. Vademecum, leggiamo sulla copertina; pamphlet, compare sul risvolto: e in effetti, del vademecum il librino contiene i consigli per non arrendersi al tempo vorace del quotidiano, che sbrana la libertà; e del pamphlet c'è l'ardore dell'argomentazione, la ribellione intellettuale di chi desidera scostarsi dalla massa pigra che fatica a pensare con la propria testa. 
Il risultato è interessante, soprattutto per chi già legge ma può e vuole migliorarsi: il "lettore selvaggio", modello a cui tendere secondo Montesano, riesce a sfruttare ogni momento per leggere, ma non per questo è isolato dalla società, dal momento che «per decifrare le parole che lo portano in altri luoghi e in altri corpi deve continuamente aprirsi all'altro» (p. 27), per poi «accogliere dentro di sé» il protagonista dell'opera, chiunque esso sia. Infatti il lettore selvaggio non erige barriere né respinge la sfida di immedesimarsi; solo così, mettendo sé stessi al secondo posto e aprendosi all'ascolto, si attua una metamorfosi non fine a sé stessa, ma che è in grado di farci vivere diversamente.

Un palco minimal e tre attori: a Taranto trionfano "Le relazioni pericolose" di Elena Bucci e Marco Sgrosso


La regista Elena Bucci. 
Foto di Marco Caselli Nirman
Un lungo, sentito applauso e quattro richiami alla ribalta: è il tributo di Taranto a Elena Bucci e Marco Sgrosso, registi e attori di “Le relazioni pericolose”. Mercoledì 13 e giovedì 14 dicembre, la consolidata coppia ha fatto tappa al Teatro Tatà, dove ha inscenato un frizzante adattamento di "Les liaisons dangereuses", il romanzo epistolare scritto nel 1782 da Pierre-Ambroise Choderlos de Laclos.
Dimenticate il turbinio di crinoline visto nei film, l’abbondanza di parrucche e figure, lo splendore di salotti e foyer e la nebbia di cipria e profumi. Nella rilettura firmata Bucci-Sgrosso, la complessità dell’intrigo è imbrigliata in una disarmante semplicità di scene ed elementi decorativi e nella selezione dei personaggi da portare sul palco. Solo tre attori (ai due registi si aggiunge il poliedrico Gaetano Colella), pochi, caratterizzanti costumi, non più di cinque o sei quinte e tre sedie a delineare tutti gli ambienti. E poi le luci, puntuali e oblique, per creare lunghe, sinistre ombre. Il risultato, moderno e coinvolgente, non ha nulla da invidiare alle costose produzioni cinematografiche hollywoodiane.

La malattia al centro di tutto

L'ultima estate e altri scritti
di Cesarina Vighy
Fazi, settembre 2017

pp. 318
18

Un libro difficile questo di Cesarina Vighy in cui il tema principale è la malattia. Descritta ora come una compagna di vita, ora come una condizione atroce, Cesarina Vighy usa uno stile pungente e sarcastico, ma pregno di amaro verismo e dolorosa consapevolezza. L'ultima estate e altri scritti è il racconto dell'ultimo anno di vita dell'autrice, bloccata a letto da una cronica e irreversibile malattia che le strappa via tutti i sensi, meno quello dell'umorismo a cui la Vighy tiene più di tutti. Si sente fortunata a non aver perso almeno il senso dell'umorismo, l'unico che consiglia a tutti i malati come lei di non mettere da parte, di non perdere e anzi di allenarlo ancor più nel dolore. Una lettura straziante nonostante l'ironia cruda, sempre accompagnata dalle considerazioni sulla propria triste condizione. Il libro si divide in tre parti: la prima è un racconto dell'ultimo anno di vita della scrittrice, la seconda è una raccolta di email che Cesarina Vighy scrive a sua figlia e ad alcuni amici nel cuore della notte e la terza parte è rappresentata da una raccolta di poesie dell'autrice.

giovedì 14 dicembre 2017

#IlSalotto - L'elogio della gentilezza con Cristina Milani



La forza nascosta della gentilezza
di Cristina Milani
Sperling & Kupfer, 2017

pp. 215
€ 17,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Un libro sulla gentilezza, un modo nuovo per affrontare la vita, ma prima di tutto se stessi.
Attraverso un’analisi storica e contemporanea l’autrice Cristina Milani presenta in modo documentato cosa è la gentilezza e come si può sviluppare in ogni momento della vita.
Esempi concreti legati al mondo del lavoro e delle relazioni completano il testo, rendendolo fruibile sia ad un lettore che vuole applicare i concetti nella vita di tutti i giorni, sia a colui che vuole utilizzare  nuove strade, legate alla gentilezza, in ambito lavorativo.
Abbiamo incontrato l’autrice per capire come è nato il libro e cosa vuol dire essere gentili.

Cosa significa Gentletude?
Gentletude è un neologismo che unisce la parola gentilezza con il concetto di attitudine. Persegue gli scopi per un mondo migliore depurato dalla violenza, dall’arroganza e dalla maleducazione. Un mondo dove sono centrali la cura e l’attenzione per l’altro, il buon senso e la competitività equilibrata. Gentletude è una ONLUS, presente sia in Italia che in Svizzera.
La produzione messa a disposizione dall’associazione è completamente gratuita sulla base dei Commons Creative Criteria (www.gentletude.com).

Come è nata l’idea?
Come molte cose, per caso. Prima del 2011 viaggiavo molto. Un giorno mi capitava di essere a New York e una settimana dopo in Senegal. Questa magnifica opportunità mi dava la possibilità di dedicarmi all’azione che più preferisco: osservare le persone, come si relazionano e come emotivamente affrontano i fatti della vita.
Questa mia sensibilità però mi donava ogni volta che rientravo a casa, la percezione che qualcosa stesse cambiando. Avevo come l’impressione che fosse in atto un raffreddamento globale dei rapporti e che elementi quali il menefreghismo, l’egoismo e l’arroganza fossero stati eletti come valori sui quali basare il vivere civile.
Quindi, come spesso accade, ho iniziato a lamentarmi e dopo alcuni anni, un giorno mi sono detta: “Perché non fai qualcosa invece di lamentarti?”. Alcuni mesi dopo ho fondato Gentletude Switzerland e a seguire in poche settimane Gentletude Onlus Italia.

#PLPL2017 - La fiera della piccola e media imprenditoria

Più libri più liberi 2017 - Cronaca del 10 dicembre.

Si è conclusa il 10 dicembre Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria giunta ormai alla 16esima edizione ed ospitata dalla città di Roma.
A differenza degli scorsi anni, però, per la prima volta l'esposizione organizzata dall'Associazione Italiana Editori (AIE) si è trasferita dalla sede storica del Palazzo dei Congressi dell'Eur a "La Nuvola", il centro polifunzionale progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas.

La Fiera è fin dalla prima edizione un evento importantissimo per la Capitale, ma questa edizione ha registrato un'affluenza record di visitatori (si parla di più di 100.000 presenze), con lunghissime code già molto prima dell'orario di apertura, dati ai quali è corrisposto un deciso incremento delle vendite.

Come ha avuto modo di dire la Presidente di Più libri Più liberi, Annamaria Malato:
"Siamo davvero felici per questo enorme successo. Questa manifestazione ha riunito i maggiori protagonisti della letteratura, del giornalismo, dell'attualità e della politica. Siamo sicuri che Più libri più liberi sia destinato a crescere sempre più nei prossimi anni".
Parliamo ora dell'ultima giornata della Fiera, nella quale si sono succeduti ad un ritmo forsennato incontri con scrittori, giornalisti, attori e altre personalità, davvero tante per elencarle tutte e rendere giustizia ai loro interventi, ma vale la pena estrapolarne almeno alcuni.

Di lettere e racconti orientali

In Asia
di Tiziano Terzani
TEA, aprile 2014

pp. 434
8,50

Conoscere, osservare e viaggiare attraverso le parole e gli articoli di Tiziano Terzani raccolti nel saggio In Asia rappresenta un grande onore per tutti coloro che sono fatalmente attratti dall'Oriente e dalla sua magnetica cultura. La dedizione e la precisione del lavoro svolto dal giornalista rendono unici i suoi libri, sia In Asia, che Un indovino mi disse. La differenza sostanziale che intercorre tra i due saggi è che In Asia è la raccolta degli articoli pubblicati dal reporter su Der Spiegel, rivista tedesca per la quale ebbe la fortuna di lavorare e di fare l'inviato per tutta l'Asia appunto, mentre Un indovino mi disse veste panni più personali con la pubblicazione mista di articoli, di lettere indirizzate alla moglie e alcuni passi tratti dai suoi diari personali. Tiziano Terzani vanta una biografia da sogno per chiunque abbia una mente (e magari anche un corpo) viaggiatrice; infatti visse dal 1971 al 1975 a Singapore, dal 1975 al 1979 a Hong Kong, dal 1979 al 1984 in Cina, di nuovo ad Hong Kong per un anno, fino al 1990 in Giappone, fino al 1994 in Thailandia (splendidamente e ampiamente descritta in Un indovino mi disse) e dal 1994 in India. Sempre esercitando la professione di giornalista, cercò di essere in prima linea nei più importanti avvenimenti storici e sociali.
In Asia rende pubblici i principali articoli scritti dal 4 gennaio 1965 a Tokyo, sino ad agosto 1997 a Orsigna, luogo toscano di villeggiatura in cui Terzani trascorse le estati dell'infanzia e successivamente luogo in cui portò anche i suoi figli da piccoli.
Coi miei primi risparmi comprai il prato dove avevo mandato l'aquilone e con le pietre del fiume ci feci una casa come quelle degli altri, solo con la porta e le finestre più grandi. Il pensiero di quel posto m'è servito da bussola nei miei vagabondaggi nel mondo e quando ai miei figli, cresciuti sempre in Paesi d'altri, ho voluto dare radici e mettere nella memoria l'odore di una casa cui legare poi la nostalgia dell'infanzia, ho imposto loro, come regola di famiglia, di passare ogni anno due mesi a Orsigna.
-L'Orsigna, ultimo amore; agosto 1997-

mercoledì 13 dicembre 2017

Francesca e Nunziata: una storia di amore profondo in un tempo lontano

Francesca e Nunziata
di Maria Orsini Natale
Avagliano Editore, 1996

pp. 384
€ 15 (cartaceo)

"Francesca era nata il sei di gennaio del milleottocentoquarantanove. Era nata su una di quelle alture della costa amalfitana dove la terra precipita e dirupa in un cielo capovolto, che nelle notti serene le luci delle lampare fanno stellato. Il mare visto di lassù è irraggiungibile, in un pozzo profondo di luce. L'azzurra trasparenza così lontana, sospesa, senza suoni, è irreale e segreta come una favola".
Basterebbero queste poche righe a farci entrare nella incantevole atmosfera di Francesca e Nunziata, il primo romanzo della scrittrice, poetessa e giornalista campana Maria Orsini Natale, che nel 1996 (all'età di 69 anni) pubblicò con Avagliano Editore questo splendido cunto ambientato ad Amalfi e Napoli tra la fine del XIX secolo ed il 1940, dando vita a un arazzo di emozioni, a una saga familiare incentrata sull'amore per la pasta e la passione per la vita.
La vicenda comincia con la nascita di Francesca, una delle numerose nipoti di Zì Peppe e dell'amata nonna Trofimena: in particolare nonno Giuseppe è un uomo dai solidi principi che crea la pasta con amore, convinto che il suo lavoro sia un'arte, e che coinvolge nella sua attività l'intera famiglia,  composta dalla moglie, sette figlie e altrettante nipoti femmine.  

Eros e thanatos in "Senso", un racconto riscoperto di Camillo Boito

Senso
di Camillo Boito
a cura di Clotilde Bertoni
Manni editore, 2015

pp. 168
€ 13 (cartaceo)


Quanti racconti rischiano di non essere pubblicati e poi, complice un ripescaggio o un ripensamento, vengono alla luce? Questo Senso, racconto di Camillo Boito dalle tinte fosche e passionali, non viene pubblicato in rivista come è capitato per tutti gli altri suoi racconti. Per timore dello scandalo, l'autore ha qualche riserva, ma l'editore Treves non vi dà peso e così nel 1883 il racconto viene diffuso con la raccolta Senso. Nuove storielle vane. In realtà, il racconto passa quasi sotto silenzio: pochi lo notano e lo recensiscono, ancor meno si stupiscono per la materia trattata. 
Eppure di materiale eversivo, in queste poche pagine (40 in questa edizione, per la precisione), ce n'è a bizzeffe. Innanzitutto, prendiamo la protagonista: la civettuola contessa Livia, io-narrante della vicenda nel suo "scartafaccio segreto", è tutto l'opposto delle eroine romantiche ancora tanto in voga. Ha scelto un matrimonio d'interesse con un uomo molto più vecchio, «acciaccoso, pieno di fiducia in lei, la lascia spendere quanto vuole per far quel che le piace» (p. 22), marito che Livia non si fa scrupoli a tradire con il tenente Remigio, fisicamente prestante, ma colmo di vizi e difetti palesi e, anzi, ammessi con un certo autocompiacimento, a cominciare dalla sua propensione al gioco, allo sperpero e alle donne. Ma sono proprio queste sue caratteristiche ad attrarre tanto Livia («Mi piaceva in quell'uomo la stessa viltà», p. 32), che spesso si rispecchia in lui: forse anche per questo quando Remigio le chiede denaro, lei cede, e cede sempre di più, a costo di farsi (sempre bonariamente) richiamare dal marito. 

martedì 12 dicembre 2017

L'importanza del "saper" attendere secondo Andrea Köhler

L'arte dell'attesa
di Andrea Köhler
add editore, 2017

126 pp.
€ 14,00



Leggere questo brevissimo saggio mentre ci si sposta per Roma con i mezzi pubblici rende lampante l'idea di fondo che vi è dietro: che passiamo tantissimo tempo ad aspettare. Come fa notare l'autrice, infatti, che si stia aspettando qualcosa che deve finire o che deve iniziare, l'attesa è quel periodo di tempo che esiste solo in funzione di qualcosa da venire. Di per sé non sembra avere senso alcuno se non in quanto periodo di transizione (spesso fastidioso) verso un obiettivo. L'attesa è noiosa, snervante, insomma un elemento negativo delle nostre vite.
Ciò che l'autrice vuole comunicarci è che, in questo nostro mondo fatto di calendari, di orologi, di appuntamenti e di tempo che conta solo in relazione al denaro, l'attesa non trova ragion d'essere né ha dignità alcuna.
È proprio su questa dignità che invece insiste la Köhler, la quale porta avanti la propria tesi attraverso due modalità.

Attraverso il giardino della vita guidati da Banana Yoshimoto

Il giardino segreto
di Banana Yoshimoto
Feltrinelli, aprile 2016

Traduzione di Gala Maria Follaco

pp. 138
13,00
Mi piaceva stare con lui a guardare le stelle. La sua andatura era perfetta per me.
Mi piaceva la curva della sua schiena quando si accovacciava a prendersi cura delle piante, così come il tono pacato con cui parlava, la voce un po' roca e persino il suo modo di guidare quando veniva a prendermi.
In quel periodo lo avrei potuto osservare per ore senza stancarmi, mi ritrovavo sempre accanto a lui. In fondo è così quando si è innamorati, no? 

Shizukuishi è una ragazza che lavora come assistente di Kaede, un sensitivo. Shizukuishi è senza genitori e sta insieme a Shin Chiro, un ragazzo appassionato di piante e di giardini. La coppia sta cercando casa per andare a convivere. Una settimana prima del trasloco, vengono invitati a visitare un giardino spettacolare realizzato da un ragazzo che non c'è più perché morto, Takahashi. Ad invitarli è la madre del giovane, una donna affascinante e molto elegante che suscita grande gelosia in Shizukuishi. La donna infatti esercita una forte attrazione in Shin Chiro, ragazzo di Shizukuishi. Ben presto la madre di Takahashi, il giovane morto che ha creato il giardino maestoso e magnifico, oltre ad affascinare il giovane Shin Chiro, lascia in sospeso la proposta di occuparsi del giardino insieme a lei. Shizukuishi si rende conto che sta perdendo il ragazzo, tra il fascino della donna e la proposta allettante per lui. Non traslocheranno mai assieme nella casa scelta e trovata, pronta per accoglierli, si lasceranno prima.
Le stelle, l'aria, l'erba, gli alberi, gli spiriti erano tutti lì, ammassati, spingevano forte gli uni contro gli altri... Era sufficiente respirare per incamerare energia, aprire gli occhi per essere colpiti dallo sfavillio della vita: si trattava di sensazioni incontenibili, che solo la montagna poteva dare.
Le rare occasioni in cui si percepisce qualcosa di simile sono momenti preziosi, come quando si assapora il dolce succo di un frutto appena spremuto.

lunedì 11 dicembre 2017

I giorni lenti, le compagnie brucianti, le vite infuocate della Los Angeles di Eve Babitz

Slow days, Fast company – Il mondo, la carne, L.A.
di Eve Babitz
Bompiani, 2017

Traduzione di Tiziana Lo Porto
Prefazione di Matthew Specktor


pp. 208
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Sono davvero rimasta perplessa quando ho scoperto l’immensa caratura della figura di Eve Babitz e al tempo stesso mi sono resa conto di quanto la cultura italiana ne abbia taciuto l’esistenza. Eppure credevo di aver sempre spaziato nei miei interessi culturali, ma questa volta mi sono dovrà ricredere circa l’ampiezza delle mie vedute e ho dovuto constatare, mestamente, che molto mi è oscuro. La bellezza della letteratura e dell’arte mi ha permesso, allora, di scoprire quest’incredibile donna che ha segnato un’epoca negli Stati Uniti degli anni Settanta, e che ha lasciato molte tracce lungo il suo cammino di donna anticonformista, sotto certi aspetti, e perfettamente in linea con le tendenze dell’epoca in cui ha vissuto, sotto altri.

#CriticaNera - Il mio campo è la caccia. E l'animale più difficile da cacciare è l'uomo.

L'uomo del labirinto
di Donato Carrisi
Longanesi, 2017

pp. 400
€ 19 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


C'è un posto da cui non può scappare. Ed è lì che avverrà la caccia: non là fuori, ma nella tua mente. 
Quindici anni senza sapere più niente di lei, poi, improvvisamente, il ritrovamento: Samantha Andretti, scomparsa a tredici anni, è stata ritrovata nuda e con una gamba rotta in un bosco nella periferia del paese e portata in salvo all'ospedale Saint Catherine. Ad ascoltare la notizia sconvolgente, c'è Bruno Genko, l'investigatore privato che la famiglia di Samantha aveva assoldato anni prima, ma invano: il caso era rimasto irrisolto, presto la madre di Samantha era morta e il padre aveva preferito andarsene lontano. Insomma, tutto era fintamente ripreso a scorrere, mentre un pensiero fisso rintoccava: dov'è Samantha? È ancora viva? Infatti,  
Con la morte si patteggia: dopo un po', il ricordo prende il posto del dolore. Ma quando non sai che fine ha fatto una persona a cui vuoi bene, ti resta solo il dubbio. E non ti abbandona finché non ottieni qualche risposta.

domenica 10 dicembre 2017

#LibriSottoLAlbero - I nostri consigli tra le uscite del 2017


Cari Lettori,
eccoci! Un altro Natale si avvicina e come ogni anno arrivano i nostri consigli di lettura per regali speciali e personalizzati! Quest'anno è stato ricco di novità editoriali che abbiamo apprezzato molto; per questo abbiamo pensato di dividere i nostri #LibriSottoLAlbero in due appuntamenti: questa domenica peschiamo i nostri consigli tra le uscite di quest'anno... E domenica prossima? Sorpresa! 

Buone letture e buoni regali natalizi! 
La Redazione


***

Alessandra consiglia:
Milk and honey di Rupi Kaur (tre60)
Leggi la recensione 1
Leggi la recensione 2
Perché: si tratta di un'intensa lettura costituita da più profonde poesie che portano il lettore non soltanto ad emozionarsi, ma anche a immedesimarsi nell'autrice che attraverso le parole, esprime perfettamente il suo complesso mondo fatto di amore, sofferenza, violenza e perdono. Una lettura che va oltre le pagine scritte, una lettura che si infila nell'animo e vi rimane a lungo.
A chi regalarlo: a chiunque abbia un animo profondo e sensibile, che ami viaggiare attraverso le parole scritte per universi intensi e profondi dettati dalle pagine di un libro. Un percorso letterario di poesie consigliato e adatto a tutte le donne che sanno perdonare e perdonarsi.

Il primo regalo consigliato da Alessandra

L'altra Grace - Storia di una donna figlia del suo tempo

L'altra Grace
di Margaret Atwood (traduzione di M. Giacobino)
Ponte alle Grazie, 2017 (prima edizione 1996)

pp. 563

€ 20 (cartaceo)



Il nome di Margaret Atwood suonerà assai familiare a quanti hanno avuto la ventura di imbattersi prima nel suo bel romanzo distopico Il racconto dell'ancella e poi nella serie rivelazione da questo tratta e uscita a settembre con TIMVision, vincitrice di ben 8 Emmy Awards (ve ne abbiamo parlato qui). 
Quello che tanti non sanno, però, è che l'autrice canadese riesce a passare da un genere all'altro senza che le sue storie perdano nemmeno un briciolo della suspence e della brillantezza alle quali siamo abituati e L'altra Grace (uscito per la prima volta nel 1996 e riproposto da Ponte alle Grazie), romanzo storico che narra una vicenda realmente accaduta, ne è la riprova, così come la miniserie tv omonima che Netflix ha prodotto.

sabato 9 dicembre 2017

#CriticaNera - Massimo Carlotto tra la giustizia e "La verità dell'Alligatore"

La verità dell'Alligatore
di Massimo Carlotto
E/O, 1995

pp. 252
€ 9,50

L'incipit dipinge atmosfere hard boiled in un contesto italiano: un locale notturno di Padova, un concerto blues, una donna che sta cercando aiuto. Lo trova in Marco Buratti, detto l'Alligatore, ex galeotto che ora dà una mano a tutti (previo compenso) muovendosi nel sottobosco urbano che i suoi clienti preferiscono non visitare di persona. La donna lo assume per scoprire che fine ha fatto il suo amico Alberto Magagnin, fuggito dalla semilibertà alla quale era costretto in seguito ad una condanna per omicidio per la quale si è sempre professato innocente.

La situazione si complica immediatamente: una donna che ha fatto parte della Corte che ha condannato Alberto viene uccisa e i sospetti dell'Alligatore (e di tutti quanti) ricadono sul fuggiasco.

Ma c'è qualcosa che non torna e Buratti, roso dalla curiosità, decide di approfondire.

Nella sua volontà di ricerca è evidente la distinzione tra verità e giustizia che Alessio Piras ha sottolineato nella conversazione sul noir pubblicata su Critica Letteraria: in questo genere spesso le vittime non ottengono giustizia, ma i protagonisti, disincantati, lottano comunque per arrivare alla verità.

La mia metà blues ritornava a farsi sentire e, tirandomi per la manica, mi chiedeva di non allontanarmi, di continuare a cercare. Il mio dannato bisogno di capire, di non lasciare alle spalle nulla di irrisolto.

#CriticARTe - "Di Michelangelo sappiamo fin troppo, ma non tutto quello che vorremmo": la vita del Buonarroti raccontata da Giulio Busi

Michelangelo.
Mito e solitudine del Rinascimento
di Giulio Busi
Mondadori, 2017

pp. 422
25,00 € (cartaceo)



«Questo non è un libro di storia dell’arte. È la storia di una vita. Una vita che con l’arte s’interseca, la taglia come vetro». Con queste poche parole, tanto lapidarie quanto evocative dell’atmosfera delle molte pagine che verranno, Giulio Busi apre la prefazione al suo Michelangelo. Mito e solitudine del Rinascimento, l’ultima, voluminosa, biografia riguardante l’artista toscano appena edita da Mondadori. Tre giri di frase all’insegna della negazione, della riaffermazione e del compromesso, a suggerire che, proprio come l’uomo di cui si andrà a parlare, e a dispetto della letteratura prodotta nei secoli a suo proposito, la strada non sarà né diritta né in discesa; al contrario, sarà disseminata di bivi, sbarramenti, scorciatoie, false piste e vie di fuga. Queste Istruzioni per trovarlo, Michelangelo, avvertono il lettore che non solo si è ancora ben lungi dall’avere detto l’ultima parola sull’autore del Giudizio universale – nemmeno questo libro, del resto, ha intenzione di pronunciarle – ma anche che l’unica posizione dalla quale sarà possibile volgersi verso il maestro (e magari azzardare un dialogo) si confermerà quella più «scomoda, difficile, precaria». Una posa che non potrà che risentire della statura del biografato, e dunque essere, proprio per questo, insostenibile e desiderabile.

venerdì 8 dicembre 2017

Ragazze elettriche: potere e questione femminile nella distopia diventata caso editoriale

Ragazze elettriche
di Naomi Alderman
Nottetempo, settembre 2017

Traduzione di Silvia Bre

pp. 448
€ 20 (cartaceo)

Perché adesso? Come mai proprio adesso? 
È una delle domande al centro di Ragazze elettriche, il romanzo distopico intenso e disturbante della scrittrice inglese Naomi Alderman, in Italia pubblicato da Nottetempo lo scorso settembre, e anche una delle domande che mi ronzavano in testa nel corso della lettura: perché adesso – questa storia – , perché proprio adesso, in questo preciso momento storico? Di distopia e femminismo si è tornato molto a parlare negli ultimi anni e il romanzo di Alderman conferma quanto la questione femminile sia diventata sempre più urgente, in quest’epoca di stravolgimenti politici e sociali in cui le donne sono tornate a marciare, facendo sentire la propria voce, forte e chiara.

Errare è umano: a spasso con Roque Rey tra la vita e la morte

Storia di Roque Rey
di Ricardo Romero
Fazi editore, 2017

Traduzione di Vittoria Martinetto

pp. 526
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Gradirei che mi dicesse qualcosa, signor Rey. Capirà che le cose non sono così chiare e io devo prendere delle decisioni».
Quanto mi ci rivedo in questa frase! Quanto vorrei trovarmi faccia a faccia con Roque Rey, il protagonista dell’ultimo romanzo di Ricardo Romero. Vorrei chiedere a Roque di parlare con me, di spiegarmi. Ma temo che, proprio come accade al direttore dell’Obitorio a pag. 287, anche io mi sentirei rispondere «non ho niente da dire».
Il fascino di Roque, del resto, è in questo: anche se seguiamo la sua vita passo dopo passo, dal concepimento alla misteriosa scomparsa, per oltre 500 pagine; anche se noi lettori siamo gli unici a conoscerne ogni mossa, ogni pensiero, mentre tutti gli altri personaggi rimangono spettatori di una parte della sua recita; nonostante questo, rimane un dubbio: chi è Roque Rey? Cosa vuole dirci? Perché va in giro di notte indossando le scarpe dei morti?

giovedì 7 dicembre 2017

"Luna, termine corsa del treno": il romanzo di esordio di Simone Cremonti

Quel segno sulla luna
di Simone Cremonti
Alcheringa Edizioni, 2017

€ 10,00


C'è un segno sulla luna, "una macchia più scura, con due piccole righe parallele". È sotto gli occhi di tutti, ma forse non tutti lo sanno. Di sicuro qualcuno, più attento o abituato a guardare il cielo, l'ha visto. Sta lì in mezzo alle altre macchie, perché la luna - si sa - è piena di segni ed è un segno lei stessa. 
Da qualche parte dietro questo segno c'è una storia, un segreto che un uomo oggi anziano ha taciuto per anni e che ora va affrontato e risolto come un mistero. 

L'esordio di Simone Cremonti, autore trentenne di Tortona, è un romanzo molto valido, in bilico tra realismo e fantasia; comincia nell'angolo impolverato di un salotto, si conclude tra le geometrie di una grande città, passando prima per un luogo che ci sembra raggiungibile solo con il pensiero ma che è più vicino di quanto sembra. 

"Chopin non va alla guerra": la musica come terreno di conflitto umano

Chopin non va alla guerra
di Lorenzo Della Fonte
elliot, 2017


pp. 160
€ 16,50


Chopin non va alla guerra di Lorenzo Della Fonte è ambientato durante la Grande Guerra, snodo storico della nostra epoca contemporanea preda della tecnica e della disumanizzazione. Nel 1918, l’ultimo anno di guerra, il tenente di artiglieria Giovanni Bassan si trova a prestare servizio al Forte Montecchio che difende il confine pacifico del Val Chiavenna, tra Italia e Svizzera. Lui e altri della guarnigione sono dei reduci mutilati o malati, ma ancora abili alla battaglia, comandati prima da un illuminato tenente colonnello, Aleardi, e successivamente da un maggiore, Zocchi, pre-fascista dalla sciocca sete di gloria e sangue. Attraverso il contatto con un soldato calabrese, Domenico Schioppini, Bassan si avvicina alla musica e alla figura di Livia, ragazza dal grandissimo talento per il pianoforte ma immersa in un alone di mistero. La donna infatti era una apprezzatissima concertista, eppure ora, dopo l’improvvisa e immotivata conclusione della sua carriera, suona raramente e solo in privato. Livia inoltre vive a Dongo – paese sul lago di Como – in una clausura familiare che non si sa se sia volontaria o obbligata. Quali sono le ragioni del suo isolamento? Riuscirà a riavvicinarsi alla musica in pubblico? Bassan e Schioppini riusciranno a svelare i segreti che la circondano?

mercoledì 6 dicembre 2017

La piccola vergogna del piccolo borghese nel primo romanzo di Paolo Vanacore

L'ultimo salto del canguro
di Paolo Vanacore
Castelvecchi, 2017

pp. 160 
€ 17,50




Edoardo, trentenne romano come tanti, si innamora di Gabriele, il compagno della sorella: questa è a grandi linee la trama dell'Ultimo salto del canguro. Ma attraverso la storia di un amore proibito (e inseguito) Paolo Vanacore ci racconta quella condizione che tanto fa paura in questa nostra società della perfetta immagine: l'infelicità. È l'infelicità la vera protagonista di questo breve romanzo portato avanti con scioltezza e umorismo (giusto una nota di demerito en passant sulla punteggiatura: risulta davvero troppo banale in certi passaggi ricchi di subordinate e retti da virgole, virgole, virgole, nient'altro che virgole). E non parliamo qui dell'infelicità di chi vive un amore non corrisposto, bensì di chi sente la necessità di doversi nascondere in piena vista... e non solo agli estranei, bensì anche e soprattutto agli affetti più vicini. Perché ci si nasconde, tuttavia? La risposta è semplice: perché ci si vergogna.
È infatti la vergogna di quel che si è o di quel che si prova, e che non può essere detto, a portare all'infelicità. Non si può dire, infatti, che si è smesso da tempo di amare la propria moglie e si sta portando avanti una relazione extraconiugale; non si può dire di aver scoperto l'amore in una persona dello stesso sesso, quando si è sempre creduto di avere un orientamento lineare e ben visto dai più; e non si può dire, ancora, di amare il sesso come valvola di sfogo, come atto di liberazione dalle frustrazioni e dall'infelicità. Tutte queste cose, ancora oggi nella società delle libertà individuali, appaiono sporche, turpi, denigranti, nonostante siano quotidianamente esperite da tutti.

"The last girl": per le donne il futuro non è roseo

The last girl
di Joe Hart
La Corte Editore, 2017

Traduzione di Daniela di Falco e Federico Ghirardi


pp.396
€ 16,90





NT: Non è stato presentato un rapporto sul tasso di natalità femminile ormai da più di sei mesi. L'ultimo riportava la percentuale di una su centomila. A suo parere è corretta?
FW: Vuole scherzare? (...) Non mi sorprenderei se i nuovi dati indicassero una su cento milioni.

Il pianeta è andato incontro ad una crisi senza precedenti. A partire dal 2017 la nascita delle bambine è calata in maniera vertiginosa, tanto che, negli Stati Uniti, ne sono rimaste poche manciate. Dopo una guerra civile che ha sconvolto il continente, le poche bambine sopravvissute sono state riunite al NOA, la National Obstetric Alliance, per la loro sicurezza e perché sono destinate allo scopo più grande e nobile di tutti: ripopolare il pianeta. Quando compiono 21 anni vengono fatte uscire dal centro e ricongiunte alle loro famiglie che le aspettano. Almeno, questo è quello che hanno sempre raccontato a Zoey. Nonostante la nobiltà del compito che le aspetta, lei si sente in trappola: costretta alla più noiosa della routine, senza notizie dal mondo esterno e senza il permesso ai piacere più semplici (leggere, ascoltare musica, persino masticare un chewing gum) le sembra di impazzire. Il mantra con cui l'hanno cresciuta ovvero “Quanto vale una vita”, l'ha spinta alla risposta: sicuramente più della vita che ci fanno condurre qui. Deve solo trovare il modo di uscire dal NOA e scoprire che fine hanno fatto tutte le sue compagne che hanno già affrontato la cerimonia.

martedì 5 dicembre 2017

(Ri)conoscersi a Marsiglia, oltre la miopia dei pregiudizi

Le tre del mattino
di Gianrico Carofiglio
Einaudi, 2017

pp. 165
€ 16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Osservando voi adulti, penso spesso che siate intrappolati da cose di cui non vi importa niente. Come succede? Quando succede?
Esce in libreria il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio ed è subito bestseller, ma stavolta Le tre del mattino ci regala un'opera inaspettata, che tuttavia conferma ancora una volta la bravura dello scrittore. 
Antonio non ha mai conosciuto davvero suo padre: lo incontra di tanto in tanto da quando lui e sua madre hanno divorziato in modo irritantemente educato. Il piccolo Antonio si era fatto un'idea del perché e da allora ha trattato con distacco quel genitore per lui incomprensibile. Ma qualcosa rompe la quotidianità difficoltosamente rimontata: il protagonista è colpito da una forma di epilessia difficilmente spiegabile. Dapprima si tratta di qualche episodio sporadico, poi la malattia minaccia di sconvolgere per sempre la vita di Antonio e di costringerlo in un letto e a casa, privandolo delle sue passioni. Il momento è difficile, i medici provano le cure e brancolano in parte nel buio: la vera causa di questa forma di epilessia è misteriosa, non resta che provare una terapia da adattare via via al paziente. Dopo alcuni anni decisamente complessi, Antonio approda con la sua famiglia a una clinica di Marsiglia, dove fin da subito appare una medicina prima mai proposta: la speranza. Il nuovo medico, infatti, propone una terapia molto meno invasiva e lascia che il giovane Antonio recuperi gran parte delle sue passioni, senza tarpare le ali alla sua adolescenza. 

#CriticaNera - "Al largo": la deriva della vita secondo Wyl Menmuir

Al largo
di Wyl Menmuir
Bompiani, 2017

160 pp.
€ 16



Al largo è uno di quei libri che, terminata la lettura, possono lasciare nel lettore solo una di queste due distinte e nette sensazioni: completo disagio o completo coinvolgimento.
Il romanzo d’esordio di Menmuir è infatti uno di quei testi la cui trama, di fatto debole e sfilacciata, risulta mero espediente per raccontare uno stato d’animo persistente del protagonista. Di più: una condizione esistenziale, un momento della vita in cui qualcosa è accaduto e lo si sta affrontando nel proprio mondo interiore. Ciò che accade (o sembra accadere) all’esterno è mero riflesso del turmoil emotivo di chi vive la vicenda.
Che la trama di Al largo sia funzionale a rappresentare il vissuto lo si capisce solo avanti nella lettura, quando le atmosfere cupe, i luoghi evanescenti e gli eventi che sfociano nel surreale trovano una propria connotazione e stabilità, fino ad abbandonare completamente quel maldestro tentativo di affondare le radici in una sorta di “realismo reale” che troviamo a inizio storia. Niente di ciò che accade sembra più avere senso dopo un certo momento, complici anche gli stati alterati del protagonista che passa costantemente, a causa di una non ben precisata “malattia”, fra mondo reale e mondo onirico. Ecco che dunque, verso la fine, con una rivelazione di fondamentale importanza gettata là come se fosse un fattarello qualsiasi (e che risponde almeno in parte alla domanda essenziale del libro: chi è Perran, e perché è così grave che, dopo la sua scomparsa circa dieci anni prima, il nuovo arrivato Timothy sia andato a vivere dentro la sua ex casa?) noi lettori cominciamo a farci una certa idea su cosa stiamo leggendo.

lunedì 4 dicembre 2017

#CriticARTe - La fotografia, a problematizzare il rapporto tra noi e il mondo

Lo specchio vuoto. Fotografia, identità e memoria
di Ferdinando Scianna
Economica Laterza, 2017

1^ edizione: 2014

pp. 106
€ 9 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Se interpretiamo la parola [fotografia] come "scrittura della luce", allora noi fotografi siamo dei ricettori, siamo degli interpreti, dei lettori: è il mondo che con penna di luce scrive sé stesso mediante le onde luminose che lo colpiscono e che riflette. (p. 17)
Cosa significa davvero fotografare, oggigiorno? Ferdinando Scianna, tra i più noti fotografi italiani e fine nelle sue riflessioni sull'arte dell'immagine, offre vari spunti di riflessione su ciò che attrae e respinge del mondo fotografico. 
Ad esempio, perché così spesso ci ritraiamo davanti a un nostro ritratto? Non tanto per falsa modestia, ma perché lo "specchio" della fotografia restituisce l'immagine di noi come ci vedono gli altri, non come vorremmo vederci in prima persona. Insomma, mette in gioco la nostra identità, nel momento in cui affidiamo all'immagine il ruolo di entrare in comunicazione con gli altri. E la fotografia non mente... Se, in passato, davanti a un ritratto pittorico si poteva imputare il risultato modesto alla scarsa abilità dell'artista, con la fotografia questo non è più possibile. Figlia del Positivismo, la fotografia non fa sconti e ci porta a confrontarci anche con la parte di noi che amiamo meno.

L'invincibile stagione dell'amore oltre l'inverno di Isabel Allende

Oltre l'inverno
di Isabel Allende
trad. Elena Liverani
Feltrinelli, 2017

pp. 304
€ 18,50


Nello scantinato gelato di una Brooklyn nella morsa di una delle più terribili bufere degli ultimi anni, si incontrano e si intrecciano le vite di tre individui molto diversi fra loro. Richard, ipocondriaco nel fisico e nei sentimenti, Lucia energica e pasionaria e la spaurita piccola Evelyn, motore involontario dell'azione.
Che è un'azione pretestuosa: una finta trama insolitamente thriller serve a Isabel Allende per raccontare ancora una volta nel suo ultimo libro Oltre l'inverno, appena uscito per Feltrinelli e tradotto da Elena Liverani, quello che da sempre, come scrittrice, le sta a cuore.
Ovvero l'intrecciarsi della Storia, del Sudamerica, principalmente - ma stavolta anche con uno sguardo alle vicende degli Stati Uniti di Trump - con le storie, minime ma fortissime, dei suoi personaggi.

domenica 3 dicembre 2017

#CriticARTe - "Dentro Caravaggio": il mito del pittore lombardo che ancora affascina il mondo.

Dentro Caravaggio 
A cura di Rossella Vodret

Allestimento: Pierluigi Cerri, Corrado Anselmi
Luci: Barbara Balestrieri

Palazzo Reale 
Milano
29/09/2017 - 28/01/2018

biglietto intero: € 15 
biglietto ridotto: € 13
info: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale






Il 29 settembre è stata aperta al pubblico la mostra Dentro Caravaggio, la seconda con sede al Palazzo Reale di Milano dopo quella curata da Roberto Longhi nel 1951.
A quanti si domanderanno quali segreti potranno ancora rivelare i capolavori dell'appassionato e controverso Michelangelo Merisi, la curatrice Rossella Vodret propone una nuova sfida, avvalendosi di un'analisi assai diversa da quelle finora svolte sui dipinti del pittore lombardo, poiché gli spettatori potranno usufruire delle scoperte frutto dell'imponente lavoro di ricerca di tipo archivistico e diagnostico iniziato a Roma del 2009 e conclusosi, per l'appunto, a Milano.
Particolare cura è stata riservata all'allestimento, costato più di 3,5 milioni di euro, mentre una menzione meritano anche gli sponsor: il Gruppo Bracco e Intesa Sanpaolo, dalla cui collezione arriva anche il quadro il Martirio di Sant'Orsola, probabilmente l'ultima tela dell'artista prima della sua scomparsa.

#CritiComics: "Io sono l'arte": vita illustrata di Madonna Louise Veronica Ciccone

Madonna
illustrazioni di Sylvia K
testi di Lorenza Tonani

Hop Edizioni, 2017
euro 18,00

La copertina di Madonna, la biografia di Madonna Louise Veronica Ciccone illustrata da Sylvia K, non potrebbe essere più esplicita e programmatica. Non solo perché, in quanto volume d’esordio della collana “Per aspera ad astra” della Hop Edizioni, dichiara in prima battuta l’intenzione di raccontare la vita e le opere di donne dotate di personalità “estreme”; ma anche perché, con immediatezza grafica, riesce a esprimere l’essenza più caratteristica della Madge internazionale: un primo piano sfacciato, con gli occhi grandi della star sbarrati a sfidare quelli di chi la osserva, in una posa muta ma più che mai eloquente, come di chi possa ormai permettersi di fare a meno delle parole (cantate, recitate o scritte che siano). Il taglio – indovinatissimo – del libro è già tutto in questa immagine, come succede con certe elegie di inizio silloge in cui il poeta si prende la briga di disseminare indizi su ciò che il lettore troverà all’interno della raccolta; con la differenza che in queste pagine c’è ben poco di “lirico” (hit da primo posto in classifica a parte), e che anzi, volendole ricondurre a tutti i costi a un genere letterario, i toni dell’epica – di un’epica tutta statunitense da self made woman – sarebbero forse i più appropriati. Madonna è già tutta qui, “cubitale” e sfaccettata come i caratteri che ne compongono il nome, immortalata nello stadio di icona: piatta nelle campiture di colore che riempiono i contorni neri e sicuri di Sylvia K, tridimensionale nell’ombra composita che emana dal suo profilo come una spessa scia di riflessi arcobaleno, con la cangiante criniera bionda (dopotutto è del segno del Leone) a rimpiazzare il più ieratico dei fondi oro.

sabato 2 dicembre 2017

#CriticARTe - Photolux 2017: frammenti di Mediterraneo.

Photolux 2017

Mediterraneo

Lucca, 18 novembre - 10 dicembre;
biglietto intero   20,00; ridotto 17,00.


Inaugurata il 18 novembre e destinata a durare fino al 10 dicembre, la nuova edizione di Photolux, la biennale di fotografia ospitata dalla città di Lucca, è dedicata al Mediterraneo. Bacino di culture e civiltà, luogo di drammi e conflitti, il Mediterraneo è un soggetto diversamente declinabile e potenzialmente inesauribile, che gli artisti selezionati hanno saputo interpretare con sensibilità. La rassegna riesce quindi nel non banale intento di mostrare, di una realtà articolata e complessa, tutte le ambiguità e i nodi irrisolti. D'altronde è proprio nel mare nostrum (ma "nostrum" solo fino a un certo punto) che i due fluidi vitali per eccellenza, l'acqua e il sangue, si incontrano in un'attualità spesso dolorosa, che rende l'argomento delicato e bollente al tempo stesso. Coraggiosa dunque la scelta dei curatori, che anche quest'anno rischiano e non deludono, come non avevano deluso per l'edizione 2015, articolata intorno al complesso binomio sacro/profano. Sventato in partenza il rischio del moralismo grazie a una ricerca attenta di varietà di contenuti e linguaggi espressivi, Photolux 2017 si dispiega nei palazzi storici e nelle chiese della città toscana, invitando il visitatore a creare un proprio, personale itinerario di scoperta, da cui si esce con una prospettiva inedita su qualcosa che si riteneva (superficialmente, arrogantemente) di conoscere.

"Caro Leggitore, se tu se' una fina barba...": Giuseppe Valeriano Vannetti e la peluria sul viso maschile

Barbalogia.
Ragionamento intorno alla barba
di Giuseppe Valeriano Vannetti
a cura di Manlio Della Serra
prefazione di Christopher Oldstone-Moore
postfazione di Alex Pietrogiacomi
e con un racconto inedito di Claudio Marinaccio

Armillaria, 2017
pp. 181

Cartaceo euro 12,00
E-book euro 4,99 

È un fatto noto – se non, per certi versi, addirittura notorio – che la barba abbia vissuto negli ultimi anni un vero e proprio revival. Se ne parla e se ne scrive in modo più o meno ozioso, riconducendo il più delle volte e in parti uguali la sua sempre più diffusa presenza a una rinnovata e manifesta vanità maschile o, più corrivamente, a una più furba e malcelata pigrizia (che a sua volta va a nascondersi proprio dietro il dito della tendenza del momento). Sospettereste mai che quella che oggi si definirebbe profondissima chiacchiera di costume sia stata invece considerata, in pieno Settecento (e dunque in pieno Illuminismo), una speculazione colta, argomentata e come tale meritevole di stampa e diffusione? Perché proprio questo è quello che fece Giuseppe Valeriano Vannetti («Cav. Del S.R.L. e Signore di Villanuova, Roveretano, Accademico Agiato, ed Errante») dedicandosi alla stesura del suo Barbalogia, un dotto e sfizioso Ragionamento intorno alla barba appena ripubblicato dalla casa editrice Armillaria in una nuova edizione critica, la quale, a dispetto dei decenni trascorsi (e delle molte barbe cresciute e tagliate nel frattempo) ancora può dire molto agli uomini del presente, specialmente agli hipster più inconsapevoli e ai titolari di barber-shop più alla moda (i fedeli e talora rimpianti “barbieri” di una volta).

venerdì 1 dicembre 2017

#CriticaNera - Amare Nestor Burma: Delitto al luna-park di Léo Malet

Delitto al luna-park
di Léo Malet
Fazi Editore, 2017

[Titolo originale: Casse-pipe à la Nation]
Traduzione di Giuseppe Pallavicini

pp. 203
€ 15,00 (cartaceo)



Se ti chiami Nestor Burma e, oltre a essere di natura un tipo poco convenzionale, di mestiere fai "l'investigatore d'assalto", un semplice imprevisto, come ad esempio una segretaria che non si palesa tra i passeggeri di un treno proveniente da Cannes, potrebbe anche esserti fatale. Come minimo, significa rimanere coinvolti in una losca faccenda nella quale uno sconosciuto prova a farti la pelle buttandoti giù dalle montagne russe di un luna-park. Proprio così inizia, in medias res, la nuova avventura del protagonista creato dalla penna di Léo Malet, Delitto al luna-park, che la meritoria Fazi manda in libreria per la gioia dei molti aficiondos (tra i quali è certamente da annoverare il sottoscritto) del detective privato dalla battuta pronta e dalle botte in testa (la sua) ancora più facili. 

"Il caso degli errori", come lo definisce alla fine un personaggio secondario della storia, procede appunto per equivoci, scambi di persona, incroci si storie, incidenti più o meno fortuiti e tutto un ricco repertorio che farebbe invidia a un commediografo di vaudeville. Ma, come sempre accade nelle avventure di Burma, la trama, pur ben imbastita da Malet, sembra quasi ridursi a un pre-testo che delinea lo spazio d'azione e topografico (qui il XII arrondissement parigino) nel quale irrompe, come il famoso elefante nella cristalleria, la verve linguistica e corpacciuta del "detective anarchico più famoso di Francia" (parole e musica dell'aletta di copertina). Sì, perché al lettore, dopo essere arrivato tutto d'un fiato alla conclusione, molto agra e poco dolce come nella migliore tradizione del noir, rimangono addosso i modi schietti e le battute fulminee di Burma.

#PagineCritiche - La secolarizzazione: autonomia o invasione?

Paura reverenza terrore
di Carlo Ginzburg
Adelphi, 2015

pp. 213
40


La lettura di Carlo Ginzburg è una faticosa passeggiata di piacere. Non comprate perciò questo libro per curiosità, il prezzo peraltro non è esattamente un invito all’acquisto. Ma se lo farete e soprattutto se lo leggerete, l’arricchimento del vostro bagaglio culturale sarà garantito dalla manifesta superiorità dell’autore. Perché Carlo Ginzburg, il “professor Ginzburg” è tra i pochi, anzi pochissimi, in Italia che può permettersi di “professare” ovvero “dichiarare apertamente”. Mi pare inevitabile la pubblicazione di Adelphi di questi cinque saggi legati all’iconografia politica, in particolare ai concetti espressi nel titolo. A dimostrazione di che potente stimolo siano, nella seconda parte di questa mia modesta recensione intendo soffermarmi su un aspetto. Qualcosa che va controcorrente.