domenica 31 dicembre 2017

Il 2017 da lettrice di Debora



Il 2017 di Debora è stato
speranza

Non è stato un anno facile dal punto di vista personale, segnato da un gravissimo lutto che ha aperto uno squarcio nel cuore, impossibile da risanare davvero del tutto. Ho perso mio padre e questo in qualche modo ha cambiato tutto: cercare di venire a patti con una sofferenza devastante, rendersi improvvisamente conto della caducità della vita e diventare adulti, di colpo, senza più possibilità di tornare indietro. Sì, ha cambiato tutto, spostato il centro e costretto a reimmaginare il quotidiano, ma qualcosa per fortuna non è cambiato: il mio sguardo sul mondo, quel misto di fiducia, ottimismo e un po' di sconsideratezza che sempre lo faceva sorridere, qualche volta arrabbiare nel tentativo di proteggermi e riportare con i piedi per terra quella figlia con la testa costantemente tra le storie. Perché, oggi più che mai, sono profondamente convinta che ci sia bellezza, nonostante tutto. E, come in quegli strani casi della vita che non è necessario spiegarsi, anche il fil rouge delle mie letture di questo 2017 è racchiuso in quella parola, speranza, che si intreccia a bellezza, poesia, umanità. Un sentire che mi ha accompagnato nella vita e tra le pagine, da portare con me anche nel nuovo anno.

Il 2017 da lettrice di Alessandra



Il 2017 di Alessandra è stato
orientale

Da quando ero piccola il 17 non mi ha mai portato fortuna e così, date le negative previsioni, quest'anno non si è smentito: mi è toccato un anno duro e difficile dal punto di vista personale. Dal punto di vista delle letture invece è stato rilassante, anzi "orientale". 
Ho letto moltissimi libri giapponesi, partendo per esempio da Gli assalti alle panetterie di Haruki Murakami (Einaudi), un romanzo breve che narra la storia onirica di due rapine, passando per il saggio Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi (Ponte alle grazie) in cui viene spiegata da Leonard Koren la filosofia orientale che trova fondamento nell'imperfezione e nei difetti. Una filosofia che da sempre mi affascina e nella quale credo, dato che si ispira al concetto di un vaso rotto, riparato nelle insenature e nei punti spaccati con dell'oro per valorizzare il difetto. In tempi in cui vince il nuovo, l'usa e getta e in cui l'oggetto rotto debba essere subito sostituito, leggere un saggio in cui si elogia il riciclo e il "salvataggio" degli oggetti nelle condizioni peggiori è un passaggio controcorrente suggestivo.

Il 2017 da lettrice di Gloria


Il 2017 di Gloria è stato
saggio

Quest'anno ho letto decine e decine di romanzi, alcuni anche pluri-premiati (come l'autobiografico Tra loro di Richard Ford, Feltrinelli) e toccanti (ho amato tantissimo L'Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, Einaudi), ma pochi resteranno: nella maggior parte dei casi, ho avuto la sensazione che fossero storie evanescenti, destinate a sparire subito dopo la lettura e la recensione. 
Invece nel 2017 ha avuto tanto spazio la saggistica: la passione per la letteratura si è rafforzata con la splendida monografia dedicata a Giorgio Manganelli da Anna Longoni (Carocci) e con il percorso tematico (e non solo) di L'incontro e il caso di Romano Luperini (Laterza). Mi sono divertita ad approfondire un po' di linguistica: a gennaio con il volume del Dimenticatoio, dedicato da Franco Cesati alle parole scomparse, in seguito con il contributo importante di Antonelli, Volgare eloquenza (Laterza), per poi approfondire La lingua della radio in onda e in rete con Enrica Atzori (Franco Cesati) e, per restare in tema internet, l'influenza dei social sulla scrittura, grazie al volumetto di Vera Gheno Social-linguistica (Franco Cesati). 

sabato 30 dicembre 2017

Il 2017 da lettrice di Barbara


Il 2017 di Barbara è stato
donna

Il 2017 si è annunciato come anno di grandi cambiamenti, e ha mantenuto la promessa. Iniziato con un trasferimento, termina con un nuovo lavoro, nuovi stimoli professionali e tante, intense, nuove conoscenze: ognuno di questi mutamenti ha avuto al suo interno un nucleo femminile, un cuore di donna che batte. In primis, il mio, che in questo ultimo anno sento di aver raggiunto un maggiore equilibrio interiore, come professionista e come donna.
Ripercorrendo all'indietro il mio anno di letture, ho scoperto che vita personale e attività critica hanno seguito, inconsapevolmente, un percorso simile: anche i libri letti sono, nella stragrande maggioranza dei casi, "al femminile". Grandi scrittrici, come Grazia Deledda (qui puoi leggere ad esempio la recensione di "Le colpe altrui") e protagoniste di estrema forza letteraria, come la giovanissima Ginny, piccola-grande donna affetta da autismo, alla ricerca di una famiglia da amare, in A bocca chiusa non si vedono i pensieri di Benjamin Ludwig (Harper Collins), mi hanno permesso di viaggiare, perdendomi negli abissi dell'animo femminile, riscoprendone dettagli celati a occhi estranei.

Il 2017 da lettrice di Francesca Romana



Il 2017 di Francesca Romana è stato
lontano


Lontano non dai libri, ovviamente, ma dal consueto: le solite case editrici, gli autori stranoti, le letture a colpo sicuro. Che dire? Uscire dalla nostra comfort zone porta grandi risultati! 

Lontano dai best seller troviamo dei libri preziosi e interessantissimi, scritti tra mille difficoltà e curatissimi dall'editore. Vi ho già parlato di I diari di Raqqa, editi da Mimesis, in cui un ragazzo descrive lo sgomento e il dolore per la presa della sua città natale da parte dell'Isis.

Il 2017 da lettrice di Ilaria



Il 2017 di Ilaria è stato
giallo

Durante tutto il corso di quest'anno ho riscoperto una passione che non avevo mai veramente abbandonato, ma che era stata un po' trascurata dalle innumerevoli letture di classici, saggi, romanzi storici e quant'altro ero stata occupata a leggere negli anni precedenti. 
Iniziando dai classici, sono tornata ad mio antico amore, Agatha Christie, ed ho apprezzato moltissimo Dieci piccoli indiani (titolo originale: Ten little nigers), storia ambientata su un'isola nella quale accadono omicidi inspiegabili, che lasciano il lettore con un senso di terrore e spaesamento. Ricordiamo agli appassionati della Christie non solo l'uscita del film Assassinio sull'Orient Express per la regia di Kenneth Branagh, ma anche la miniserie trasmessa nel 2016 da BBC One And then there were none, adattamento, appunto, di Dieci piccoli indiani.

#CritiCOMICS - La scelta di vivere un amore: La giusta mezura, di Flavia Biondi.

La giusta mezura
di Flavia Biondi
Milano, Bao Publishing, novembre 2017

pp. 160
€ 19,00 (cartaceo)




Si sa, la fine di un anno porta con sè bilanci e stime provvisorie su quanto si è fatto, rimasugli di promesse non mantenute e nuove volontà per l'anno che arriva. Quale migliore occasione per leggere un libro che fa della crisi, sentimentale e generazionale insieme, il suo argomento centrale, per sfociare alla fine in una dolcissima lezione per tutti i lettori?
Dopo il meraviglioso Un anno senza te (già recensito da Critica letteraria), ancora una volta Bao Publishing cerca di raccontare le mille sfumature dell'amore, con una nuova graphic novel destinata a replicare il successo ottenuto dal libro di Luca Vanzella e Giopota. Entrambi i libri condividono, oltre all'argomento amoroso, anche la città in cui la storia è ambientata, Bologna. Nel contesto di una realtà universitaria, vivono Manuel e Mia, i due protagonisti del libro, i quali dividono la casa con coinquilini ogni volta diversi, sempre studenti universitari dalla vita irregolare.
La giusta mezura racconta la storia di una frattura, una doppia crisi, sentimentale e generazionale: Manuel e Mia, non più studenti e alla soglia dei trent'anni, si trovano a fare i conti con una realtà nella quale cominciano a sentirsi scomodi, soprattutto Manuel, il quale desidererebbe un'evoluzione del rapporto, con una casa tutta per loro, un matrimonio e magari dei figli. Queste intenzioni, tuttavia, fanno nascere dei dubbi nella testa di Mia, la quale inizia a domandarsi quale sia davvero la prosecuzione della loro storia. Un lavoro vero, uno stipendio, un mutuo: le responsabilità della vita adulta le piombano addosso in un solo momento e, presa dalla paura, commette un grave errore.

venerdì 29 dicembre 2017

Il 2017 da lettore di Stefano




Il 2017 di Stefano è stato
altalenante

Sì, altalenante, perché non è che noi che amiamo leggere viviamo – come qualche volta vorremmo – in una torre d’avorio lontanissima dalle quotidiane seccature; al contrario, sono proprio queste, molto spesso, a ribaltarsi sulla nostra voglia di immergerci nei mille mondi narrativi che la letteratura ci mette a disposizione.

Un 2017 di letture (e di recensioni) un po’ fiacco quindi, specchio del mio anno faticoso e disseminato di piccoli contrattempi, che però a conti fatti rivela una prima parte segnata da autori che ho scoperto e che non ho intenzione di abbandonare, da libri interessanti come Nascosti davanti a tutti (Augh!), Fuori si gela (Fernandel), Il museo delle ultime cose (66th and 2nd), The Fig Tree (Text Publishing), Vivere e morire a Levante (BESA), Una notte soltanto, Marcovitch (Giuntina). Poi ci sono stati i due “pezzi da novanta”, le letture che più mi hanno entusiasmato, gli “esplosivi” Bull Mountain (NN) e Cielo rosso al mattino (66th and 2nd).

Il 2017 da lettrice di Federica



Il 2017 di Federica è stato
variegato

Il 2017 è stato un anno spartiacque per la mia vita, con tanti appuntamenti importanti e decisioni definitive: matrimonio, acquisto della prima casa, benvenuto di una cucciola a quattro zampe nella nostra neonata famiglia. 
Di conseguenza a questi mille impegni, non sono riuscita a scegliere una linea di lettura precisa (come invece ho sempre provato a fare gli anni precedenti, caratterizzati dalla passione per la letteratura angloamericana o i fumetti mitteleuropei, solo per citare alcune annate), lasciandomi trascinare più dal caso che non da scelte ponderate. 
Il 2018 è iniziato con la mia sete di scoperta del mondo con i due libri di Ella Frances Sanders, Lost in translation e Tagliare le nuvole col naso (entrambi Marcos y Marcos), piccoli volumi illustrati che raccontano, rispettivamente, cinquanta parole intraducibili ma dall’affascinante peso semantico, e altrettanti modi di dire incomprensibili se avulsi dalla cultura originale; un compendio di cultura e scoperta in una veste grafica curata e delicata, un vero piacere per gli occhi. 

Il 2017 da lettore di Marco



Il 2017 di Marco è stato
a targhe alterne


Dovevo aspettarmelo fin dall'esordio.
Conquistato dalla trilogia di Holt, ho cominciato il 2017 con Le nostre anime di notte di Kent Haruf (NNE) e se là c'era il respiro ampio della narrazione (e della natura), in questo quarto romanzo è rimasto, di tutto ciò, un debole riverbero. Ma, mi sono detto, ci sono delle attenuanti, tipo la sopravvenuta morte dell'autore praticamente in corso d'opera.
Invece i 12 mesi trascorsi non hanno decollato e come prova provata mi sono sfogliato la mia annuale agenda libresca dove mi appunto tutto. E allora la costante, peggio di Planck, è stata: grandi attese per libri da 6/6,5.

La cena di Natale - Una dolce storia d'amore da leggere sotto un rametto di vischio

La cena di Natale
di Luca Bianchini
Mondadori, 2016

pp. 196

€ 11 (cartaceo)
€ 7,99 (e-book)

"Don Mimì e Orlando, intanto, erano scesi a salutare, ma quando don Mimì vide Ninella chiese a suo figlio di andare avanti, fermandosi qualche scalino più su. Si aggiustò la cravatta sotto il gilè e aspettò che lei alzasse la testa. Era divina, non perché fosse bionda, ma perché era arrivata. Quando lei capì che stava per comparire anche lui, lo guardò come non faceva da mesi. La vita rallentò solo per loro, ma nessuno se ne accorse (...)".
Qualche anno fa (precisamente nel 2013) Luca Bianchini scrisse un'opera che divenne un caso editoriale e dalla quale venne ben presto tratto un film con grandi attori come Michele Placido e Maria Pia Calzone: Io che amo solo te, una dolcissima storia d'amore tra Ninella, la sarta di Polignano a Mare, e don Mimì, imprenditore agricolo dal cuore romantico.
Nel libro assistiamo non solo alle vicissitudini dei due protagonisti, ma anche alla storia che lega i rispettivi figli, Chiara e Damiano, al loro matrimonio, culminato in un ballo dolcissimo proprio sulle note della canzone di Sergio Endrigo che dà il titolo al libro, ed a tutto l'universo di personaggi che ruotano attorno a queste due famiglie: da Orlando, fratello omosessuale di Damiano alla ricerca del vero amore, a Nancy, la sorella di Chiara con manie da grande cantante, dal fratello di Ninella, uscito da poco di prigione e deciso a costruirsi una nuova vita, a Daniela, migliore amica di Orlando che pur di aiutarlo fingerà di essere la sua fidanzata con risultati esilaranti.

La cena di Natale (dal quale è stato tratto un film con i medesimi protagonisti dell'opera precedente) ha un po' le fattezze di un sequel e ci porta nuovamente tra quei vicoli che si affacciano sul mare della Puglia, ci trasporta ancora in mezzo a quei negozi, a quelle personalità che conosciamo talmente bene da farcele apparire come nostri amici: la storia questa volta prende le mosse da Matilde, soprannominata la "First Lady", la moglie di don Mimì talmente felice di aver ricevuto un prezioso anello da quest'ultimo (divorato dai sensi di colpa per l'amore che da sempre nutre per la consuocera), da decidere di organizzare la cena della vigilia di Natale nella casa di famiglia, addobbata per le festività come il teatro Petruzzelli di Bari.

giovedì 28 dicembre 2017

Il 2017 da lettrice di Samantha

Il 2017 di Samantha è stato
migrante

Ho iniziato portandomi dentro un senso di profondo disagio per storie, persone e tematiche conosciute da tempo, e approfondite negli ultimi mesi del 2016, grazie al libro Ghetto Italia. Ho raccontato tante storie su chi parte e chi arriva da giornalista, e la voglia di conoscere certe dinamiche che regolano la vita di chi cerca rifugio in Italia mi ha portato a leggere un libro che, nonostante i miei pregiudizi sullo scrittore e sul suo modo di risolvere troppo velocemente la questione, e liquidare questa tragedia come truffa, mi ha permesso di capire l’altra faccia del “business dei migranti”. Il libro è Profugopoli di Mario Giordano (Mondadori) e la sua recensione mi ha anche procurato qualche accusa di razzismo da parte di qualche lettore, che forse non sa quanto mi stia a cuore la questione e quanto sia importante leggere tutti i punti di vista, anche quelli che ci piacciono meno, di ogni storia che ci riguarda. In termini di pregiudizi da sfatare ho proseguito nella lettura  di Arabia svelata ma non troppo che racconta un contesto che mi colpisce sempre, e che in qualche modo ha avuto a che fare con le questioni che ho trattato, sebbene sia il punto di vista di un insegnante occidentale in Arabia. È infatti una migrazione al contrario, quella che ci racconta l’autore di Arabia Svelata

Il 2017 da lettrice di Sabrina

Il 2017 di Sabrina è stato 
itinerante



Premesso che io sono una da "valigia sempre pronta", mi rendo conto che, nella scelta delle mie letture, prediligo i libri che mi portano lontano con la mente. E, dal momento che, grazie al cielo, ho la fortuna di viaggiare spesso, devo dire che amo leggere sia di luoghi che ancora non ho visitato, per immaginarli, sia, o forse ancor di più , di posti in cui già sono stata per ritrovare nel libro le emozioni e le sensazioni che quel particolare viaggio mi ha dato.
Il 2017 è partito con un libro che mi ha portato lontanissimo, in Groenlandia, a bordo di una barca a vela che attraversava il mitico Passaggio a Nord Ovest, il tutto nella cornice di una complicata relazione padre-figlio: il libro in questione è Il passaggio di Pietro Grossi (Feltrinelli), un autore che avevo anche avuto modo di intervistare qualche anno fa. L'ambiente duro e inospitale del regno dei ghiacci è descritto splendidamente. Si percepisce che Grossi lo conosce. Io ancora no, purtroppo.

Il 2017 da lettore di David


Il 2017 di David è stato
feroce


La fine del 2016 ha visto la fine di Grande Nudo di Gianni Tetti (Neo. edizioni), un libro che non è possibile mettere dentro una categoria: è stato pulp, noir, splatter, a tratti gore, ma anche intriso di spiritualità e di una grande potenza visionaria. Grande nudo è un libro apocalittico.
Il 2017 è invece cominciato con Il peso minimo della bellezza di Azzurra de Paola (LiberAria), un libro lacerante sotto ogni prospettiva. Azzurra ha saputo descrivere le relazione di amore e odio di un figlio verso la madre in una maniera ferale: ogni pagina una coltellata in petto.
Robledo di Daniele Zito (Fazi) è stato il libro che più di tutti ha reso cupi i miei pensieri sul futuro di questo paese. Che mondo potrebbe essere quello in cui la gente si suicida perché non riesce a trovare un lavoro?

Osservare l'alba apprezzando le cose migliori

Le cose migliori
di Valeria Pecora
Lettere animate, 2015

pp. 84
9,00



Irene, la protagonista del libro, ha soltanto sette anni quando sua madre Maria rimane immobilizzata, per la prima volta, in mezzo alla strada dal morbo di Parkinson.
Da quel momento la vita di un’intera famiglia cambia irreversibilmente. Irene ha due sorelle e un bravissimo padre, papà Gabriele, e sarà proprio quest’ultimo a tirare su le tre figlie e a occuparsi della moglie Maria. Maria non la prende bene, non accetta questo nuovo e invadente compagno di vita, chiamato morbo, ma che si meriterebbe di essere denominato mostro. Maria a volte segue le cure, a volte no e intanto, il mostro lentamente divora tutte le sue capacità. Intorno le tre bambine. Leggiamo i pensieri di Irene, una bimba spaventata e intimorita da una situazione più grande di lei. Si perde tra mille domande senza risposte e tra sensi di colpa immotivati, ma ben radicati nella sua piccola testa di bambina e successivamente di adolescente.
Le mie lacrime erano come i richiami degli uccelli che in caso di pericolo sanno percepire in anticipo quelle minacce che gli umani non sono in grado di recepire. Mettono in allarme i compagni e insieme cercano la via di fuga. Avvertivo un pericolo incombente, una persistente inquietudine.

mercoledì 27 dicembre 2017

Il 2017 da lettrice di Giulia



Per Giulia il 2017 è stato... 
old but good


Non me ne si voglia per il paragone prosaico, ma il problema delle opere considerate “classiche” è lo stesso che si pone quando si tratta di mangiare i broccoli e il cavolfiore. Classici e verdura sana vengono propinati a forza sin dalla più tenera età. “Mangi il broccolo, ti fa bene!” “Ma come puoi non aver letto Delitto e castigo? Come puoi pensare di capire la letteratura se ti manca ilDon Chisciotte? Il risultato più scontato è quello di generare una sana diffidenza e un istintivo rigetto per entrambe le categorie. La scuola, in questo senso, non sempre aiuta. Ad esempio, alla mensa dove mangiavo io, i cavolfiori avevano un odore nauseante.
Quest’anno ho quindi deciso di superare la mia avversione: ho imparato a cucinare broccoli e cavolfiore in maniera appetitosa e recuperato alcuni dei classici mancanti alla mia libreria mentale. Ho finalmente letto Il buio oltre la siepe: trovo che sia una lettura che andrebbe proposta ancora e ancora e fatta studiare anche a certi esponenti del giornalismo e della classe politica.

Il 2017 da lettrice di Carolina



Per Carolina il 2017 è stato 
teen


Un anno trascorso in compagnia di adolescenti, tutte le mattine, sabato incluso; le domeniche trascorse a pensare a quegli stessi adolescenti, magari correggendo i loro compiti in classe, o preparando qualcosa da raccontar loro il giorno successivo. Se mi avessero fatto la stessa domanda a gennaio, avrei detto che il mio anno di letture sarebbe stato "svagato", "divertente", "leggero", un anno di scelte volte a staccare la spina e pensare ad altro. Oppure un anno di letture "impegnate", per approfondire nel mio tempo libero le mie passioni, gli argomenti che più mi interessano, e magari abbassare un po' la pericolante pila di libri sul comodino.
Mi ritrovo invece ora, paradossalmente, ad aver letto soprattutto romanzi per adolescenti, o che parlano di adolescenti (e ad averne messi alcuni in attesa nella mia to-read-list, a presagire un 2018 non molto dissimile dall'anno uscente).

L'eleganza e la complessità delle linee semplici: "Il gigante sepolto" di Kazuo Ishiguro

Il gigante sepolto
di Kazuo Ishiguro
Einaudi, 2016

Traduzione di Susanna Basso

pp. 320
€ 13,00



In caso i ricordi dovessero tornare e tra di essi anche quelli di quando ti ho delusa. O di brutte azioni che posso aver commesso in passato per cui guardandomi non dovessi più vedere l'uomo che vedi ora. Promettimi una cosa almeno. Prometti, principessa, che non dimenticherai quello che hai nel cuore per me in questo momento.


Axl e Beatrice sono una vecchia coppia di sposi; vivono nella Britannia che respira ancora la pace instaurata dal grande re Artù, ormai morto da anni. Contribuiscono alla vita del loro villaggio e stanno insieme da talmente tanto tempo da non ricordare nemmeno come si sono conosciuti... né che fine abbia fatto il loro figlio, partito da tanto tempo. Le isole britanniche sono avvolte da una nebbia sottile che deruba tutti di ogni ricordo, anche dei più preziosi. Axl e Beatrice decidono quindi di mettersi in viaggio alla ricerca di loro figlio. Sanno che dovranno attraversare i villaggi sassoni e addentrarsi nei territori dove dimora il temibile drago-femmina Querig, ma sono determinati a ritrovarlo e a scoprire quale mistero si cela dietro quella nebbia insidiosa.

lunedì 25 dicembre 2017

Auguri



Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento.
Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono.
L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne
sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi.
(Charles Dickens)



Auguri da tutta la redazione! 
Ci rivediamo il 27 dicembre, con la recensione mattutina e un progetto speciale di fine anno. 

Vi auguriamo di ricevere tanti dei libri che desiderate e altri che non avevate mai sentito nominare, ma di cui vi appassionerete fin dalle prime pagine! 

domenica 24 dicembre 2017

Cosa succede quando la favola irrompe nella quotidianità?

Dodici racconti di Natale
di Jeanette Winterson
Mondadori, 2017

Titolo originale: Christmas Days
Traduzione di C. Spallino Rocca

pp. 293
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Dodici racconti e altrettante ricette speciali che in qualche modo hanno segnato la vita di Jeanette Winterson: una bella idea di marketing per il Natale? Il dubbio è legittimo, ma viene facilmente fugato se pensate che l'autrice confessa: «le storie sono lo spazio in cui vivo: per me sono luoghi fisici, tridimensionali». Aggiungete che i racconti non sono il "prodotto" estemporaneo di un'autrice con la fretta di pressioni editoriali, ma sono nati negli anni e hanno accompagnato momenti anche difficilissimi. Inoltre, se avete già letto qualcosa di Jeanette Winterson, sapete che troverete tutto fuorché scontatezza  nelle sue pagine (imperdibili, ad esempio, Powerbook e Scritto sul corpo). 
Al contrario, se per voi Jeanette Winterson è un nome nuovo e il libro vi è stato regalato pensando (erroneamente) a un volumetto "carino" esteticamente, con qualche illustrazione dentro, che punta sul filone della cucina, fortunato in questi anni... Beh, cancellerete il sorriso di circostanza già al primo racconto.

sabato 23 dicembre 2017

#CriticARTe - "Arcimboldo": pitture tra natura e satira

Arcimboldo
a cura di Sylvia Ferino-Padgen

Palazzo Barberini
Roma


biglietto intero: € 15
biglietto ridotto: € 13




Il 20 ottobre è stata aperta al pubblico la mostra Arcimboldo, allestita presso la bella cornice di Palazzo Barberini a Roma, ed organizzata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e da Mondo Mostre Skira, a cura di Sylvia Ferino-Padgen.

Per la prima volta nella Capitale è possibile contemplare circa cento opere tra quadri autografi, disegni e dipinti di Giuseppe Arcimboldi (Milano, 1526-1593), conosciuto al grande pubblico come Arcimboldo, giunte a Roma da Basilea, Denver, Houston, Monaco di Baviera, Vienna, Firenze, Milano ed altre importanti città di tutto il mondo.

Autoritratto (1575 c.) esposto presso la Nàrodnì galerie di Praga 
Pittore, ma anche poeta e filosofo, Arcimboldo iniziò il suo apprendistato presso la bottega del padre, sulla scia dei seguaci di Leonardo da Vinci, ed è attualmente noto in particolare per le celebri "teste composte" con frutta e fiori.

Proprio per queste opere è divenuto un protagonista della cultura manierista internazionale, oltre che un artista apprezzato ed amato presso le corti asburgiche di Vienna e Praga, ma è solo dagli anni trenta del secolo scorso che è stato riscoperto ed è tutt'oggi ritenuto uno dei precursori del Dadaismo e del Surrealismo.

La mostra è stata suddivisa in sei sezioni e si apre con una sala che presenta il famoso Autoritratto cartaceo nel quale Arcimboldo si propone all'osservatore come scienziato, filosofo ed inventore al pari di numerosi letterati milanesi suoi contemporanei, come Giovanni Paolo Lomazzo e Gregorio Comanini, tra i più convinti promotori della popolarità dell'artista.

venerdì 22 dicembre 2017

Bugie e thriller al tempo dei social

Bugie
di T. M. Logan
La Corte Editore, 2017

Traduzione di Federico Ghirardi

pp. 400 
€ 17,90



Le bugie, senza dubbio un tema antico e moderno, declinato all’infinito nella letteratura di tutti i tempi. Le bugie di cui ci parla T. M. Logan hanno però qualcosa di inquietante, e hanno il potere di sovvertire la vita del protagonista, un tranquillo insegnante, con una famiglia perfetta, almeno fino a prova contraria.
Ritmo incalzante e scrittura asciutta, come l’esperienza giornalistica dell’autore impone, hanno fatto sì che questo thriller abbia avuto un successo clamoroso in Inghilterra, con oltre 300mila copie vendute, e che questo esordio letterario funga da ottimo biglietto da visita per l’attesissimo nuovo libro, in uscita a gennaio. 
Il segreto è nel sottile stato di ansia in cui viviamo al tempo dei social, che invece di renderci più sicuri e consapevoli ci hanno reso fragili, ricattabili, schiavi di una vita che dipingiamo perfetta  e profondamente soli. L’assunto di base è che i  social ci cambiano la vita, e non è  quasi mai in meglio. Si finisce per fare delle proprie esperienze uno show e della propria esistenza una recita, ci facciamo manipolare dalla voglia di apparire e perdiamo di vista l’essenza della vita stessa.

The darkest star for the darkest world: il noir sci-fi di Oliver Langmead

Dark Star
di Oliver Langmead
Carbonio Editore, 2017

199 pp.
€ 16,50




Dark Star è un libro difficile da affrontare: in estrema sintesi è un noir/poliziesco con un'ambientazione sci-fi e distopica e scritto in versi.
Del primo genere abbiamo il delitto, l'investigazione, le atmosfere cupe e un protagonista ancora coinvolto in un lutto recente che gli ha rovinato l'esistenza. La componente investigativa, bisogna dirlo, non è memorabile, così come non memorabili sono i personaggi che si incontrano lungo la via. Questo avviene a causa di una narrazione totalmente incentrata sul protagonista, la quale è così pervasiva, emotivamente carica e colma di giudizi e opinioni da lasciare poco spazio al resto. Mentre infatti non fatichiamo a empatizzare con Virgil Yorke, un uomo distrutto, tossicodipendente e in cerca di una rivincita sempre di là da venire, ciò che ruota intorno alle altre figure ci appare distante, sfocato o, per restare in tema, avvolto nelle ombre. Sono infatti, gli altri, personaggi abbozzati le cui motivazioni restano di difficile comprensione, anche se ciò non significa che siano stereotipi o caricature; né tantomeno si può affermare che siano bidimensionali: semplicemente, rispetto allo spazio dedicato a Virgil, risultano di poco rilievo. E sebbene questa sia stata una scelta precisa dell'autore (probabilmente per rivelare la claustrofobia emotiva vissuta dal protagonista), la conseguenza diretta è una mancata partecipazione per tutto ciò che riguarda "gli altri".

giovedì 21 dicembre 2017

#ScrittoriInAscolto: a cena con Donato Carrisi

Samantha Andretti "evapora" nel sole di un mattino d'inverno. L'ultima cosa che fa prima di sparire è prepararsi per un tanto atteso appuntamento, camminare tra le vie familiari del suo quartiere. È sola, ha tredici anni e a un certo punto viene inghiottita dal buio che ha lo strano sguardo di un coniglio. 

Quindici anni dopo viene ritrovata ai margini della stessa città. Dove ha trascorso tutto questo tempo? Chi l'ha tenuta prigioniera? Sono chiamati a scoprirlo tra gli altri il Dottor Green, che comincia una caccia ai ricordi che lo condurrà ai confini della memoria e del male, e l'investigatore Bruno Genko che vive questo caso come l'ultima missione della sua vita (qui anche la recensione del libro).

Donato Carrisi è tornato con un nuovo romanzo, sempre edito da Longanesi Editore: L'uomo del labirinto. È proprio in un labirinto che ci accoglie questa volta, un luogo dove il sogno e la veglia si sono invertiti, in una narrazione che è una continua camera di specchi tra realtà, ricordi rielaborati, narrazioni parallele. 
Lo abbiamo aspettato per una cena natalizia al sapore di noir in un ristorante milanese; è arrivato, ha preso posto in un tavolo di (quasi) tutte lettrici, ci ha raccontato le vicende dei suoi personaggi, gli ultimi lavori, i progetti per il futuro. Così, tra un risotto alla milanese e una tarte tatin siamo entrati nel suo labirinto

#CriticaNera - "Sono persone - dissi, - ed è questo il problema".

Bastardi in salsa rossa
di Joe R. Lansdale
Einaudi, 5 dicembre 2017

Titolo originale: Rusty puppy
Traduzione di L. Briasco

pp. 283
€ 18.50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Il fatto è che se anche insistiamo, se qualcuno ci chiede: ehi, avete visto laggiù?, e noi glielo diciamo, non abbiamo abbastanza elementi per inchiodarli. Inoltre, si tratta di poliziotti. Fanno del bene al quartiere, e apparentemente di illegale c'è poco. Nessuno li coprirà di merda per questo. 
Torna in libreria Lansdale, e per gli affezionati alle indagini di Hap e Leonard è subito festa. Sì, perché questo Bastardi in salsa rossa rinnova tutta la capacità di Lansdale di sbatterci in un ambiente che ha molto di noir e altrettanto di pulp, tra cazzotti, dialoghi dalla battuta pronta (e spesso oscena), basati su doppi sensi e iperboli. Ma non è solo questo: Bastardi in salsa rossa (o Rusty puppy, per citare il titolo originale, decisamente più affascinante) ci mette davanti più e più volte a questioni etiche. Proviamo a fare un esempio: cosa sareste disposti a fare per una manciata di banconote di piccolo taglio, per un totale di sessanta-sessantacinque dollari? State alzando una sopracciglia? La vostra risposta è "poco"? All'inizio anche Hap pensa di non interessarsi più di tanto all'indagine, perché le "sue" donne, Brett e Chance, sono a casa con la febbre e si trova solo in ufficio, annoiato, mentre il suo collega Leonard sta provando l'adrenalina degli incontri hot per dimenticare il partner precedente. Però, forse addolcito dal pacchetto quasi intatto di biscotti alla vaniglia o mosso a compassione (anche se non lo ammetterà mai) dalla cliente, decide di vederci chiaro. Sì, perché la cliente è anche la dirimpettaia, Louise, che ha visto il proprio figlio morire senza una apparente motivazione. Un testimone ha detto che sono stati degli agenti di polizia a uccidere a manganellate il ragazzo, immischiatosi più volte per liberare sua sorella minore dalle attenzioni morbose di un agente. 

mercoledì 20 dicembre 2017

Cuore di cane

Il mio cane del Klondike
di Romana Petri

Neri Pozza (I narratori delle tavole), 2017


205 pp.

16 €
9,99 € e-book



L'ultimo romanzo di Romana Petri suscita emozioni contrapposte. Certo, non lascia indifferenti. Lo si legge tutto d'un fiato, senza fermarsi un momento. O, al contrario, ci si può arenare, di fronte a pagine che possono sembrare, a volte, eccessivamente «prosaiche», per così dire (non tutti apprezzeranno descrizioni così dettagliate delle problematiche gastrointestinali del cagnone Osac...). Ma anche queste pagine hanno un senso, una propria finalità, come avrò modo di spiegare. Sicuramente è un libro che agli amanti degli animali, dei cani in modo particolare, sa parlare con il cuore. O, meglio ancora, con quel linguaggio che accomuna i proprietari degli amici a quattro zampe. Che si allarga anche a chi ha scelto di avere accanto a sé un gatto, un canarino, un criceto, insomma un compagno non umano.
Partiamo dall'inizio: l'io narrante donna, (senza nome, come rigorosamente tutti i personaggi del libro, perché questa è soltanto la storia di Osac, del cagnone nero), un giorno, all'uscita dalla scuola dove insegna, trova riverso su un marciapiede un enorme cane, mezzo morto di stenti e di fatiche, assaltato dalle zecche. Chiaramente abbandonato. Lasciarlo così non può, non ha cuore, lei che adora i cani. Se lo carica quindi in macchina, con qualche difficoltà, vista la taglia, lo porta dal veterinario e gli restituisce nuova vita. Una casa, tanto amore e un nuovo essere umano in cui credere. Per dimenticare il dolore dell'abbandono.

#PagineCritiche - Recitare oggi: una proposta di Cristina Jandelli per interpretare le performace attoriali della contemporaneità

I protagonisti.
La recitazione nel film contemporaneo
di Cristina Jandelli
Marsilio, 2013

pp. 175
€ 12,50




La passione accademica – ma, evidentemente, anche e soprattutto cinefila – di Cristina Jandelli per tutto ciò che riguarda la recitazione, l’attorialità e il divismo è cosa chiara. Le pubblicazioni dell’autrice – attuale professoressa associata presso il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte, Spettacolo dell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Storia del cinema e Forme del cinema moderno e contemporaneo – non ne fanno, per l’appunto, mistero: dallo studio dedicato alle Dive italiane nel cinema muto, uscito nel 2006 per l’editore L’Epos, fino ai titoli più recenti, ovvero Breve storia del divismo cinematografico e L’attore in primo piano. Nascita della recitazione cinematografica (2007 e 2017, entrambi per Marsilio). All’interno di questa coerente rosa di titoli, I protagonisti, pubblicato nel 2013, si pone quasi come tappa in flash-forward rispetto all’ultimissimo volume, dedicato, da parte sua, al farsi della recitazione per il grande schermo prima che l’avvento del sonoro ne sconvolgesse pratica e grammatica. I protagonisti, difatti, è incentrato sulle performance dell’oggi: il più che bravo Elio Germano, con lo sguardo assorto in fuori campo nel fotogramma scontornato scelto per la copertina (tratto da Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti (2007) – sarà uno dei tanti attori che si incontreranno tra le pagine.

martedì 19 dicembre 2017

"Occhi chiusi spalle al mare": un Cavallo di Troia mai accettato

Occhi chiusi spalle al mare
di Donato Cutolo
Edizioni Spartaco, 2017


142 pp.
€ 13,00




Uno dei tratti fondamentali di un buon romanzo è il tempo: è essenziale saper dosare il numero di pagine da dedicare a descrizioni, dialoghi e narrazione; così come è essenziale saper riservare ai temi del libro – saggiamente sciolti all'interno dei tre elementi precedenti e mai da riportare in maniera diretta  – lo spazio necessario per esplorarli con la giusta intensità.
Ecco, Occhi chiusi spalle al mare soffre di un gravissimo problema di tempistiche. In 142 pagine si vogliono raccontare troppe storie e affrontare un tema, quello dell'immigrazione e della speculazione che vi gira intorno, molto complesso e non facilmente risolvibile all'interno di una trama, non per come viene trattata da Cutolo.
Ma andiamo con ordine. Partiamo dai personaggi, elemento essenziale di un romanzo e sulla cui immedesimazione/contrapposizione si fonda buona parte dell'attrattiva di un testo. Questi sono, per usare un'immagine, il Cavallo di Troia dell'autore: se l'autore è bravo e sa ingannare il lettore con dei personaggi credibili, approfonditi, realistici, allora noi lettori gli daremo fiducia e gli consentiremo l'accesso nelle nostre mura (per continuare l'immagine, ipotizzate che le mura siano la nostra propensione a non sospendere l'incredulità). A quel punto potrà saccheggiare la nostra città emotiva, facendoci a pezzi come meglio preferisce, se lo desidera. Ma quando i personaggi risultano poco realistici, piatti, senza un vero vissuto alle spalle, noi lettori non siamo disposti ad aprire le nostre porte, a lasciarci coinvolgere dalle loro motivazioni. La nostra incredulità rimane integra e, invece di essere con loro a soffrire e godere, siamo nella stanza a leggere un libro.

L'irreale di Gogol'

Il cappotto
di Nikolaj Gogol'
Feltrinelli, febbraio 2015

Traduzione di Clemente Rebora

pp. 100
6,50

Così trascorreva in pace la vita di quest'uomo, il quale, con quattrocento rubli di stipendio all'anno, sapeva contentarsi della propria sorte; e avrebbe forse raggiunto la più tarda età, se il cammino della vita non fosse seminato di tribolazioni, non solo per i titolari, ma anche per i consiglieri effettivi e segreti e di corte, e financo per quelli che non danno consigli di sorta, né si curano di riceverne.

Akàkij Akàkievic è un umile, onesto e anonimo cittadino pietroburghese. Ha un lavoro, è impiegato e la sua mansione consiste nel copiare a mano dei documenti. Totalmente devoto al suo lavoro, alle volte se lo porta a casa per finire di copiare il materiale. La sua esistenza si svolge tranquilla e noiosa, con gli stessi orari tutti i giorni anche per i pasti. Per le strade c'è molto freddo e Akàkij si reca a lavoro sempre con lo stesso cappotto. Un bel giorno si rende conto che il suo logoro e vecchio cappotto avrebbe bisogno di essere rinforzato con alcune toppe nella parte delle spalle: il tessuto infatti è così logoro da essere diventato troppo sottile. Si rivolge al suo sarto di fiducia, il quale appena vede il cappotto gli dice che non si può aggiustare, ne deve acquistare uno nuovo. L'umile impiegato non si da pace. Fa passare qualche giorno e si reca nuovamente dal sarto con le stesse richieste della volta precedente, ossia se possa aggiungere qualche toppa al suo vecchio cappotto. Ci riprova una terza volta, ma ogni volta il sarto gli risponde allo stesso modo, quindi il cappotto è troppo logoro per poter essere aggiustato ed è da cambiare, potrà realizzargliene uno molto bello ma nuovo, da capo, da zero, con stoffa pregiata. L'uomo passa alcuni giorni indeciso, non vuole abbandonare il suo vecchio cappotto, ma quando esce in strada e il freddo lo colpisce alle spalle, si convince che con tanti sacrifici potrà donarsi un nuovo cappotto. Il sarto ci mette meno del previsto a realizzare il nuovo capo pregiato e Akàkij, grazie anche ad una promozione nello stipendio, riesce a stento a pagare il salato conto.

lunedì 18 dicembre 2017

La storia come bussola attraverso la grande letteratura di Otto e Novecento

Romanzi nel tempo. Come la letteratura racconta la storia
con contributi di Alessandro Barbero, Alessandro Portelli, Alberto Mario Banti, Lucy Riall, Andrea Graziosi, Emilio Gentile, Alessandra Tarquini, Anna Foa, Salvatore Lupo
a cura di Paolo di Paolo
Laterza, 2017

pp. 209
€ 18 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)



«Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna», scriveva Aldous Huxley, eppure è giusto continuare a scriverne, con la speranza che l'esempio e il cattivo esempio filtrino oltre le maglie della dimenticanza. 
Il volume appena uscito da Laterza, Romanzi nel tempo, non propone una normale analisi storica, ma un'analisi che si muove con grande libertà tra classico della letteratura e storia coeva allo scrittore o alla storia narrata. In altre parole, il testo letterario è il pre-testo, ma anche il testo a cui tornare, con cui confrontarsi in modo più o meno critico, usandolo come semplice elemento d'ispirazione o come continuo interlocutore. La scelta è varia, spazia attraverso i secoli, e permette agli storici di dare una lettura decisamente personale dell'opera letteraria prescelta, tenendo sempre presente che «i romanzi sono fatti di tempo», come sottolinea il curatore Paolo Di  Paolo nella premessa.

Disadorna: la profezia errata nella raccolta di Dario Franceschini

Disadorna e altre storie
di Dario Franceschini
La nave di Teseo, 2017

pp. 91 
€ 15,00



"Disadorna" poteva essere, per la raccolta di racconti di Dario Franceschini, un titolo presagio. La copertina sicuramente non incoraggiava la lettura: l'erba rada e riarsa, la nebbia fitta e impenetrabile che solo chi abita la bassa Padana può riconoscere, un uomo di spalle che si allontana mesto, spalle incurvate e capo chino. Lo stesso ruolo pubblico dell'autore, attuale Ministro dei beni culturali e del turismo, non aumentava l'attrattiva del volume (in questa direzione, a sottolineare i pregi del libro nonostante Franceschini, si sono orientate molte recensioni all'opera uscite sulle principali testate nazionali). Di tutto ciò, invece, noi non ci occuperemo. Libereremo Disadorna e altre storie dal preconcetto e lo leggeremo come se ci fosse stato presentato in forma di manoscritto anonimo, privo di titolo e impostazione grafica. Perché senza titolo sono le storie che compongono la raccolta, e schiudono panorami che sono liberi da nebbie, a tratti anzi intensamente luminosi. 

domenica 17 dicembre 2017

#LectorInFabula - "Gli eroi invisibili e i loro mostri (buoni)"

Gli eroi invisibili e i loro mostri (buoni)
Ranocchio salva Tōkyō
di Murakami Haruki
Einaudi, 2017

Traduzione di Giorgio Amitrano
Illustrazioni di Lorenzo Ceccotti (LRNZ)

pp. 61
€ 15,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

Quando Katagiri rientrò nel suo appartamento, ad attenderlo c’era un ranocchio gigante. Eretto sulle zampe posteriori, superava i due metri. E aveva anche un fisico massiccio. Katagiri, alto appena uno e sessanta e mingherlino, si sentì sopraffatto dal suo aspetto imponente.
- Mi chiami Ranocchio, - disse il ranocchio con voce stentorea.
Inizia con questa immagine inquietante e surreale il racconto di Murakami dal titolo “Ranocchio salva  Tōkyō”, già pubblicato  nella raccolta “Tutti i figli di dio danzano” e riproposto oggi in una nuova edizione arricchita e, a mio parere, illuminata dalle illustrazioni di Lorenzo Ceccotti, in arte LRZN. L’atmosfera surreale che afferra il lettore all’inizio del libro in realtà lo accompagna per tutto il corso della lettura, sciogliendosi via via in tante, ricorrenti domande: chi è Ranocchio? Perché si è presentato a casa di Katagiri? Chi è quest’ultimo e, soprattutto, cosa ha fatto per trovarsi improvvisamente in casa una creatura così spaventosa? Di questi semplici quesiti sono fatte le stanze che compongono l’edificio narrativo di Murakami, un edificio apparentemente estraneo e inesplorato, in cui il lettore avanza illuminato da una scrittura limpida, essenziale eppure lucente, che lascia la scia.

#LibriSottoLAlbero - Classici: un "classico" regalo di Natale (o forse no?)


Ci siamo quasi, cari lettori! 
Il Natale si avvicina, la corsa ai regali anche. Come ogni anno, vi consigliamo quali romanzi regalare per non deludere i vostri affetti. Quest'anno #LibriSottoLAlbero si è diviso in due appuntamenti: la scorsa settimana è stato tutto dedicato alle uscite del 2017 (se ve lo siete perso, lo trovate qui), invece stavolta ci concentriamo sui... classici regali che sono sempre in grado di sorprendere! 
Come sempre, potete cliccare sul link sotto per saperne di più su ogni romanzo e/o autore che vi consigliamo. 

Buone letture e buoni "classici" regali natalizi! 
La Redazione

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sabato 16 dicembre 2017

#CriticaNera - James Ellroy, "La collina dei suicidi"


 La collina dei suicidi
(Suicide Hill, 1985)
di James Ellroy

traduzione dall'inglese di Marco Pensante
Oscar Mondadori

pagine 284
€ 8

Vide che il tipo aveva una strana spilla attaccata al risvolto della giacca e una Python 357 nella destra, e capì che stava per morire. Cercò di farsi venire in mente qualche battuta adatta, ma riuscì a dire solo: «Era nata per spezzare cuori»: Stava per dire: «E io la amavo», ma arrivarono prima le tre pallottole della Magnum.

Duane Rice è un criminale di scarso peso, che durante un soggiorno nella prigione della Contea di Los Angeles escogita un piano per fare un mucchio di soldi. Lloyd Hopkins è un detective del Los Angeles Police Department, che i superiori stanno indirizzando sulla via della rottamazione a causa dei metodi di lavoro poco ortodossi e piuttosto imbarazzanti per il Dipartimento. Attorno ad essi gravitano una serie di altri personaggi che contribuiscono allo spiegamento della trama di questo romanzo hard boiled moderno, traboccante di droga, violenza verbale e fisica e, soprattutto, che presenta un mondo ai confini della distopia. 

#IlSalotto - Spiazzamenti. Dialogo sulla dislessia con Francesca Magni

Francesca Magni
È un libro intelligente, Il bambino che disegnava parole (ne aveva già parlato entusiasticamente Gloria qui). Un’opera che coniuga letteratura e utilità. Un manuale in forma narrativa, che riesce nell’intento tutt’altro che scontato di divulgare contenuti scientifici attraverso un racconto avvincente e ben scritto. È un romanzo che parla di dislessia senza pietismi, guardando in faccia una situazione sempre più diffusa, ma non sempre sufficientemente (o adeguatamente) conosciuta e riconosciuta. Ne parla in modo inconsueto, spiazzando le aspettative e le prospettive del pubblico. Se il dislessico eccelle nel ragionamento laterale, anche il romanzo affronta la tematica trasversalmente: a partire dalla narrazione in seconda persona singolare (un tu inclusivo che chiama immediatamente in causa il lettore, impedendogli di restare indifferente) alle testimonianze indirette delle forme che la dislessia può assumere; dalle appendici chiarificatrici e illuminanti allo sguardo obliquo con cui il problema d'apprendimento viene visto attraverso gli occhi di chi convive con il soggetto interessato. Teo è sicuramente il protagonista, ma non lo sono di meno la madre, il padre, la sorella Vivi. Sono in tanti a crescere e accettare sé stessi, alla fine dell’opera: se "scrivere guarisce e aiuta a perdonarsi", la morale del testo risiede in quanto concludono Francesca e Ludovica: "Ci siamo perdonati tutti". Grazie all'agnizione e all'attraversamento del dolore, la famiglia si ricompone intorno a una verità: che la dislessia è solo una delle infinite variabili dell'essere umano.

venerdì 15 dicembre 2017

«Quando si legge per vivere, ciò che va in pezzi è la prigione in cui ognuno è chiuso».

Come diventare vivi. Un vademecum per lettori selvaggi
di Giuseppe Montesano
Bompiani, 2017

pp. 192
€10 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


Per chi ha già letto Lettori selvaggi e se ne è lasciato affascinare, è da poco in libreria Come diventare vivi di Giuseppe Montesano. Vademecum, leggiamo sulla copertina; pamphlet, compare sul risvolto: e in effetti, del vademecum il librino contiene i consigli per non arrendersi al tempo vorace del quotidiano, che sbrana la libertà; e del pamphlet c'è l'ardore dell'argomentazione, la ribellione intellettuale di chi desidera scostarsi dalla massa pigra che fatica a pensare con la propria testa. 
Il risultato è interessante, soprattutto per chi già legge ma può e vuole migliorarsi: il "lettore selvaggio", modello a cui tendere secondo Montesano, riesce a sfruttare ogni momento per leggere, ma non per questo è isolato dalla società, dal momento che «per decifrare le parole che lo portano in altri luoghi e in altri corpi deve continuamente aprirsi all'altro» (p. 27), per poi «accogliere dentro di sé» il protagonista dell'opera, chiunque esso sia. Infatti il lettore selvaggio non erige barriere né respinge la sfida di immedesimarsi; solo così, mettendo sé stessi al secondo posto e aprendosi all'ascolto, si attua una metamorfosi non fine a sé stessa, ma che è in grado di farci vivere diversamente.

Un palco minimal e tre attori: a Taranto trionfano "Le relazioni pericolose" di Elena Bucci e Marco Sgrosso


La regista Elena Bucci. 
Foto di Marco Caselli Nirman
Un lungo, sentito applauso e quattro richiami alla ribalta: è il tributo di Taranto a Elena Bucci e Marco Sgrosso, registi e attori di “Le relazioni pericolose”. Mercoledì 13 e giovedì 14 dicembre, la consolidata coppia ha fatto tappa al Teatro Tatà, dove ha inscenato un frizzante adattamento di "Les liaisons dangereuses", il romanzo epistolare scritto nel 1782 da Pierre-Ambroise Choderlos de Laclos.
Dimenticate il turbinio di crinoline visto nei film, l’abbondanza di parrucche e figure, lo splendore di salotti e foyer e la nebbia di cipria e profumi. Nella rilettura firmata Bucci-Sgrosso, la complessità dell’intrigo è imbrigliata in una disarmante semplicità di scene ed elementi decorativi e nella selezione dei personaggi da portare sul palco. Solo tre attori (ai due registi si aggiunge il poliedrico Gaetano Colella), pochi, caratterizzanti costumi, non più di cinque o sei quinte e tre sedie a delineare tutti gli ambienti. E poi le luci, puntuali e oblique, per creare lunghe, sinistre ombre. Il risultato, moderno e coinvolgente, non ha nulla da invidiare alle costose produzioni cinematografiche hollywoodiane.