mercoledì 22 gennaio 2020

La sindrome di Asperger nell'esordio di Anita Pulvirenti: «La trasparenza del camaleonte»


La trasparenza del camaleonte
di Anita Pulvirenti
DeA Planeta, 2020

pp. 220
€ 15,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Si affaticavano per farsi capire a gesti e bigliettini, trasformavano la pietà per il diverso in tentativi di inclusione. Lei non voleva essere inclusa, chiedeva soltanto di sentirsi libera nel suo silenzio, un posto in cui poteva muoversi da sola, di cui sapeva a memoria spazi e pareti. (p. 32)
Carminia, la protagonista dell’esordio in narrativa di Anita Pulvirenti, curatrice del blog Chili di libri, soffre della sindrome di Asperger. Essendo una sindrome dall’eziologia non ancora definita e non una malattia per la quale sia possibile rinvenire una cura, il romanzo più che parlare dell’uscita da una situazione di disagio attua l'arco di trasformazione del personaggio in modo indiretto, attraverso il tema dell’accettazione di sé. In una società in cui ancora a volte si fa fatica ad accettare la reale esistenza delle malattie mentali e dei disturbi psichiatrici – si pensi alla depressione, spesso ritenuta da chi non la vive in prima persona una forma solo un po’ più grave di tristezza –, e in cui in generale si è inclini a non empatizzare col prossimo, a non voler comprendere cosa accade nella mente dell’altro, ecco che il tema dell’accettazione di sé e dell’altro trova spazio narrativo.

martedì 21 gennaio 2020

«Cos'altro è la storia se non memoria senza dolore?»: nel presente, che non è ancora storia, di Rachel Cusk

Onori
di Rachel Cusk
Einaudi, 2020

Traduzione di A. Nadotti

pp. 192
€ 16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Bello o brutto? Ben scritto. So che non è una risposta, ma è quanto mi sento di dire di quest'ultimo capitolo della trilogia di Rachel Cusk, Onori, uscito da pochi giorni per Einaudi. Infatti, l'opera (chiamarla "romanzo" è un po' un rischio) rompe con la tradizione e gli amanti dei romanzi con una trama unitaria saranno sicuramente spiazzati: apprezzeranno l'esperimento di Cusk coloro che decidono di mettersi in gioco e tenere salda la concentrazione; si stancheranno gli altri, quelli che hanno bisogno di un unico filo conduttore per tenere desta l'attenzione.
La scrittrice inglese di origine canadese si è distinta fin dall'inizio della trilogia (con Resoconto, seguito da Transiti) per la sua scelta di avere una protagonista piuttosto ritrosa, silente. Faye, questo è il nome dell'io narrante, è una scrittrice, che in Onori si ritrova in viaggio per raggiungere l'Europa in occasione di un convegno. Di lei sappiamo poco: i figli ormai grandi, il marito che se ne è andato, la sua fama. Del suo carattere, invece, emerge la straordinaria capacità d'ascolto, probabilmente accompagnata dall'empatia che porta tanti sconosciuti a condividere con lei, fiduciosamente, momenti cruciali delle loro vite. 

#VivaSheherazade - "L'ora del destino": il desiderio di libertà di Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d'Arco

L'ora del destino.
Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d'Arco.
di Victoria Shorr
SEM, 2019

Traduzione di Alessandra Osti

pp. 285
€ 18 (cartaceo, ebook compreso)
€ 9,99 (ebook)

Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d’Arco: sono le tre protagoniste de L’ora del destino, di Victoria Shorr, uno dei saggi più interessanti e originali che mi sia capitato di leggere di recente. Un testo per sua natura non pienamente esaustivo, ma apprezzabile tanto come punto di partenza per ulteriori approfondimenti, quanto per l’approccio intimo con cui l’autrice racconta tra saggio e romanzo un momento preciso che diviene la vita intera di queste donne. Pubblicato in Italia da SEM, l’opera di Shorr è un testo decisamente apprezzabile: puntuale nella ricostruzione storico-biografica e arricchito di un apparato minimo di note e spunti bibliografici, avvince il lettore per il ritratto umano, intimo e vibrante di queste tre donne che scelgono il proprio destino. Personaggi diversi, ma identico desiderio di libertà e convinzione delle proprie scelte.

lunedì 20 gennaio 2020

Di sogni e disegni: Cent'anni di Fellinitudine

Il libro dei sogni 
di Federico Fellini
Rizzoli Illustrati

pp. 560
€ 80

La legge del sognatore 
di Daniel Pennac
Feltrinelli
trad. Yasmina Melaouah

pp. 160
€ 14
€ 9,99





Se in questo 20 gennaio 2020 il regista Federico Fellini fosse ancora vivo, avrebbe cent'anni.
Per fortuna, non è sopravvissuto alla sua fama e oggi possiamo ricordarlo come ogni grande dovrebbe essere ricordato: soltanto tramite le opere. Una serie di film straordinari e immaginifici, qualche lettera, i suoi disegni, e un - anzi, IL - Libro dei sogni recentemente ripubblicato da Rizzoli.
Un mastodontico diario nel quale il regista riminese ha annotato, dagli anni Sessanta fino all'agosto del '93 (se ne andò alla fine d'ottobre di quell'anno, poco dopo l'assegnazione dell'Oscar alla carriera, e seguito a distanza di qualche mese da Giulietta Masina, moglie e compagna di una vita) tutta la sua attività onirica, secondo la dottrina del suo psicanalista, il dottor Ernst Bernhard.

Che venga pure la fine del mondo: "L'allegra apocalisse" di Arto Paasilinna

L'allegra apocalisse
di Arto Paasilinna
Iperborea, 2010

Traduzione di Nicola Rainò

pp. 320
€ 16,00 (cartaceo)
€ 8,49 (ebook)


L'idea che un bruciachiese comunista possa essere l'avvio per la rinascita del pianeta suona assurdo. Asser Toropainen, che in gioventù non si è risparmiato nell'appiccare fuoco agli edifici di culto, sul letto di morte decide di lasciare al nipote Eemeli fondi sufficienti per costruire una chiesa tra i boschi di Finlandia. Quando ci sono soldi, terreni e una sauna per convincere i burocrati locali ad autorizzare la costruzione, i problemi sembrano svanire. Quando poi si dice chiesa, è chiaro che serve anche un cimitero e una Fondazione funeraria alle spalle. E poi una casa per il pastore; e una per il presidente della fondazione e sua moglie. E queste persone dovranno mangiare e bere alcol e serviranno case per chi alleva e coltiva. Ci vuole poco per costruire un piccolo centro ricco e fiorente, edificio dopo edificio. Chissà che questo piccolo centro arcadico non sia il solo nucleo in grado di sopravvivere alla distruzione del mondo e allo sterminio della razza umana. Finché durano i coregonini e la grappa di erbe, non dovrebbero esserci problemi.

domenica 19 gennaio 2020

La vita che non si arrende: l'"Atlante di zoologia poetica" di Pouydebat

Atlante di zoologia poetica
di Emmanuelle Pouydebat
L’ippocampo, 2019

Illustrazioni di Julie Terrazzoni
Traduzione di Giovanni Zucca

pp. 150
€ 19,90 


Dopo aver avuto il piacere di occuparmi dell’Atlante di botanica poetica (trovate qui la recensione), è stato quasi naturale per me avviarmi all’esplorazione della sua controparte zoologica. Affrontando il secondo volume con l’occhio del comparatista che mi è connaturato, ho dovuto subito riscontrare tra due volumi ugualmente belli profonde differenze che li rendono, pur in un’ideale continuità, assolutamente unici. Questo si nota già a partire dalle immagini: essenziali, minimaliste, precise e scientifiche, quelle ricavate dai taccuini d’esplorazione di Francis Hallé, roboanti e coloratissime quelle di Julie Terrazzoni, che ci trascinano immediatamente in un universo fantasmagorico, costituito da creature talmente straordinarie da risultare difficilmente immaginabili. L’Atlante di Emmanuelle Pouydebat vuole infatti del resto deliberatamente essere un inno alla meraviglia del creato:
La verità è che tutto è poesia, nel mondo animale. “Poesia” viene dal greco ποίησις (poiesis), e il verbo ποιειν (poiein) significa “fare, creare”. Poeti lirici, innovatori e battaglieri, gli animali agiscono, creano, seducono, cantano ed esplorano, spingendoci a riflettere sulla nostra visione del mondo e sulle creature che lo abitano. (p. 8)

sabato 18 gennaio 2020

Il salvifico connubio di alberi e storie: "La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico"

La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico
di Ferruccio Parazzoli
Aboca, 2019

pp. 224
€ 14,00




“Può darsi che le mie storie siano soltanto dei sogni che tu mi aiuti a sognare, può darsi anche che qualche volta io confonda una storia con un’altra, ma non dico mai bugie, semmai, come dici tu, invento, ma inventare non è dire bugie: non potrei ora sognare di essere qui legata a te e di sognare tutto questo? Chi sei tu per rispondermi sì o no? Sei soltanto un fico che non dà frutti." (p. 175)

Due sono le favole. La prima, quella di un pino della pineta del Monaco Bianco sotto il quale non è bene dormire. La seconda, quella di un fico senza frutti che si oppone alla speculazione edilizia. O forse sono le storie di un giovane che abbandona il proprio lavoro stagionale per rifugiarsi in uno spazio-tempo lontano dalla modernità e di una vecchia così sola da dover parlare con un albero mentre i bulldozer minacciano di buttarle giù la casa. Nei boschi e vicino agli alberi, il tempo non sembra mai passare, cristallizzato nel "c'era una volta": e se l'uomo vi si rifugia, può ancora sperare di salvarsi.

Un merciaio, una donna dai facili costumi e un frate: un'inquietante notte nella "Terra Salada" per Luigi Malerba

Il circolo di Granada
di Luigi Malerba
Mondadori, Oscar, 2018

1^ edizione: 2002
pp. 176
€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


«Succede ogni tanto che Homero Luís si sente sperduto come una mosca sotto un bicchiere» disse Homero Luís. «Sopra di noi in cielo non c'è soltanto la luna, ci sono milioni e milioni di stelle, c'è l'intero universo che gira velocissimo e noi siamo qua come due mosche sotto un bicchiere. Io quando mi sento una mosca mi verrebbe da rotolarmi per terra e resterei lì a lamentarmi per tutta la vita» (p. 95)
Nel 1998, a Murcia per una conferenza, il narratore si sente raccontare da un oste un racconto quanto meno curioso, di cui è stato testimone. Quando il percorso da Granada a Murcia era la desertica "Terra Salada", un merciaio di nome Homero Luís si trova a viaggiare in una notte di luna con la bella e libertina Mariana Lopez, che deve andare a Murcia a cercare marito, cancellando per sempre la sua fama di donna di facili costumi. La strada è lunga, specialmente per due sconosciuti che si trovano a condividere, alla luce delle stelle, qualcosa di sé: Mariana vorrebbe fin dal principio sedurre il merciaio, il quale, invece, sta molto attento alla pesante soma del suo asinello. 
Presto, la donna legge nell'atteggiamento di Homero Luís qualcosa di sospetto: che sia lui il ricercato, il ladro che ha derubato il Circolo di Granada? La notizia, prima di partire, era sulla bocca di tutti: questo scabroso club di Granada, frequentato da uomini molto ricchi e privi di scrupoli, in grado di violentare ragazzine in cambio di una manciata di denaro, è stato assaltato da un uomo, che nella rapina ha ucciso il custode e poi è scomparso. Il dubbio per Mariana si fa via via più opprimente, vista anche la solitudine notturna e tanta autosuggestione. Gesti, parole, reticenze possono tutti portare conferma alla donna, conferma che però l'uomo non le dà mai. E intanto i due si scontrano in puntuti scambi dialogici: filosofeggiante e meditativo lui, immediata e concreta fino all'ingenuità lei, la conversazione talvolta languisce, talaltra tocca tratti di incomunicabilità o Homero Luís prova a semplificare concetti astratti per la sua compagna di viaggio. 

venerdì 17 gennaio 2020

“Sa vida cuada”: sa neghe e su gosu de sa fuida/ “Sa vida cuada”: la colpa e il piacere della fuga

Per la prima volta in CriticaLetteraria diamo spazio ad una recensione in una lingua minoritaria (con la seguente traduzione). L'esperimento deriva dalla voglia di dare voce a delle realtà che rimangono nascoste e poco conosciute al di fuori dei loro ambiti locali, così da arricchire i nostri lettori con la conoscenza di sentieri poco battuti da altre testate.


Sa vida cuada
di Jubanne Piga
Papiros, 2017

pp. 194
€ 12



Est essidu pro sa domo de imprenta Papiros s’ùrtimu libru de Jubanne Piga, Sa vida cuada. S’autore est poeta de gabale e giughet in sa bèrtula sua àteros libros de prosa. Custu contu est istadu onoradu cun su Prèmiu de Literadura Sarda Casteddu de sa Fae in su 2015, istitutzione famada ca pro more de su puntorzu suo sa narrativa sarda est creschida meda. Est craru, tando, chi s’autore non est unu noitolu a s’iscrittura e a s’impreu in manera artìstica de sa limba sarda, piessinnos chi essint a campu mescamente in su triballu chi s’iscritore faghet subra su lèssicu: contivigiadu sena chircare prendas in de badas. Una limba iscritta cun sas regulas de sa LSC ma chi mantenet un’inchelu de nugoresu chi tesset unu ligàmene cun su logu in ue su contu acontesset.

"La città senza cielo": un inno contro la cieca rassegnazione al conformismo

La città senza cielo
di Jean Malaquais
(titolo originale: Le Gaffeur)
Traduzione di Elisabetta Garieri
Cliquot, 2019

prima edizione: 1953

pp. 288
€ 20 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)

Quando si arriva all'esasperazione, sbattere le porte è una conseguenza naturale; è come intimare al mondo di lasciarci in pace, idea che mi è sempre sembrata assurda, perché è proprio quando ci rinchiudiamo a doppia mandata che inizia la guerra (p. 32).
La città senza cielo (Cliquot, 2019) è stato il mio primo approccio con lo scrittore polacco (ma francese di adozione) Jean Malaquais (1908-1998), il cui vero nome era Wladimir Jan Pavel Malacki Malacki, e non appena ho iniziato a sfogliare le pagine della nuova edizione di questo libro, la mia attenzione è stata subito attratta dalla citazione che lo apre e che appartiene a una delle mie storie predilette: quella di Jane Eyre, dell'autrice inglese Charlotte Brontё.
Va da sé che ho iniziato a nutrire fin da subito aspettative altissime verso quest'opera distopica, definita come un "1984 francese".
La vicenda ha pere protagonista Pierre Javelin, un venditore di prodotti cosmetici che vive in una Città senza nome e in un tempo del quale non abbiamo certezza. Un giorno Pierre sigla dei documenti con una firma che non riconosce come sua e si rende conto che, quella che inizialmente aveva considerato come una banale distrazione, è in realtà il segno di un disagio ben più profondo:
Però, mentre lei mi guardava fare, persona senza età, piatta di busto e di anche, mi successe una cosa ancora più incongrua del mio accesso di collera: sbagliai a firmare. Non me ne resi conto immediatamente; fu solo dopo aver passato i documenti alla signorina Limbert, dopo aver colto un accenno di sorriso sulle sue labbra, che mi accorsi della mia sbadataggine. Le mie firme, come le vedevo sfilare al contrario sulle distinte che la signorina Limbert sfogliava a una a una con studiata lentezza, mi apparvero come altrettanti scarabocchi apertamente buffoneschi - astrazioni aeree munite di elica per volare (p. 33).

giovedì 16 gennaio 2020

L'Impossibile è tale fino a che non accade. Il romanzo di Erri De Luca ci trasporta nel Novecento per una resa dei conti col passato

Impossibile
di Erri De Luca
Feltrinelli, 2019


pp. 125

€ 13,00 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

"Non ho odio, rancore, spirito di vendetta. Sono passati decenni, morti di papi, Olimpiadi, il mondo si è rigirato come un guanto. Quel 1900 è un tempo così scaduto da essere incomprensibile a chi è venuto dopo". (p. 57)
Una frase che ha la capacità di racchiudere in sé l'essenza stessa del libro, e non soltanto... bensì anche la storia di due uomini, uno letterario (l'imputato che, nel libro, risponde all'interrogatorio di un magistrato) e l'altro in carne e ossa, lo scrittore stesso, Erri De Luca. La cui voce è perfettamente sovrapponibile a quella del personaggio protagonista.
Parlare di un libro scritto da questo autore è sempre faccenda delicata. De Luca, nella sua seconda vita da scrittore, non ha mai nascosto, né sconfessato, la sua appartenenza a un certo tipo di lotta politica, a quella sinistra extraparlamentare che, negli anni 70 del Novecento (e vedremo quanto questo secolo sia presente in questo libro), si raccoglieva intorno a Lotta Continua. Uguaglianza come mito e rivoluzione armata come metodo. Ogni sua apparizione sui media suscita discussioni perché le sue sono sempre posizioni di un uomo che ha fatto i conti con il suo passato, ma che non ha trovato motivi per abiurarlo, per cambiare se stesso, le sue convinzioni, la sua storia. Non pretende che gli altri lo approvino, ma non accetta che gli altri lo costringano a ripensarsi. Il tutto sempre con questo suo eloquio calmo, moderato... inesorabile.

L'orrore sta nei dettagli: le donne di conforto di "Storia della nostra scomparsa" di Jing-Jing Lee

Storia della nostra scomparsa
di Jing-Jing Lee 
Fazi Editore, 2020

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 419
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ribattezzarono l'isola Syonan-to e spostarono l'orologio un'ora avanti, per farci aderire al fuso di Tokyo. Noi che abitavamo lontano dal centro quasi non ci accorgemmo della differenza. Ci cambiarono giusto la moneta. La bandiera. Cose senza importanza.(pp.94-95)
Dopo l'attacco di Pearl Harbor, il Giappone scatenò un'offensiva nel Pacifico. Punto nevralgico della conquista era l'isola di Singapore, sotto il controllo inglese.
Wang Di è una ragazzina quando la guerra comincia. Nata in una famiglia povera di Singapore, non voluta in quanto femmina, senza alcun tipo di istruzione, aiuta la famiglia come può. Il suo unico orizzonte è dato dalla possibilità di sposarsi. Ma la conquista giapponese fa precipitare tutto il sistema dell'isola. I cinesi vengono sistematicamente rastrellati: gli uomini vengono uccisi, le donne raccolte per diventare delle "donne di conforto". Un nome dolce, pieno di bontà per indicare un destino al di là di ogni immaginifico orrore: quello di diventare prostitute al servizio dell'esercito occupante.

mercoledì 15 gennaio 2020

"Perché infine lo snobismo è una religione": un ironico e irresistibile ritratto degli snob sub specie sacrale in un pamphlet di Marcel Boulenger che ha un secolo di vita e non lo dimostra affatto

Elogio dello snobismo
di Marcel Boulenger
a cura di Alex Pietrogiacomi
traduzione di Chiara del Fiacco
postfazione di Alfredo de Giglio
illustrazioni di Massimiliano Mocchia di Coggiola
Odoya Edizioni, 2019

pp. 60
€ 8,00 (cartaceo)


Ammirano chi sta più in alto di loro nella gerarchia sociale, stimano il denaro e i beni materiali sopra ogni altra cosa, amano incoraggiare le arti e perfino le scienze, sono anglofili anche se venerano i grandi della storia francese; in più possono essere indifferentemente uomini o donne, l’importante è che abbiano un atteggiamento sempre e comunque scortese (che nel primo caso conferirà loro un’aria “distinta” e nel secondo “severa”). Stando a ciò che ne scriveva Marcel Boulenger (1873-1932) in un suo trattatello di inizio Novecento – Elogio dello snobismo (1926), da poco tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da Odoya Edizioni – ecco a voi una descrizione più che plausibile delle persone cosiddette “snob”, categoria tra le più controverse e nondimeno tra le più antiche della commedia umana dal momento che «lo snobismo non è nato oggi: anch’esso ha le sue lettere di nobiltà e risale a epoche lontane» (p. 34). Credete anche voi di farne parte? Conoscete qualcuno/a che meriterebbe l’ingresso nel club? In entrambi i casi quello dello scrittore-giornalista-schermidore francese è il libro che fa per voi. A patto, s’intende, che ne sappiate cogliere la sublime vis critica e siate disposti a compiere e far compiere un esercizio finale di tonificante autocoscienza.

La rinascita di quelli che restano è affidata al "kaze no denwa", il telefono del vento: il nuovo romanzo di Laura Imai Messina

Quel che affidiamo al vento
di Laura Imai Messina
Piemme, 14 gennaio 2020

pp. 256
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene. (p. 131)
L’ultimo romanzo di Laura Imai Messina mi ha riportato prepotentemente indietro alla mia infanzia, quando lungo il tragitto in macchina da scuola a casa sua, mio nonno non smetteva di dispensare lezioni di vita alla cinquenne che gli sedeva di fianco. Una di queste mi ha sempre impressionato, sebbene all'epoca non avessi avuto il coraggio di dimostrare immediatamente il mio disagio: «Vedi Federica, devi sempre guidare piano, perché se hai un incidente stradale le cose che possono succedere sono due, entrambe tragiche. O rimani disabile e la tragedia colpisce te. Oppure muori sul colpo: tu non senti niente, ma il dolore può distruggere quelli che restano».

martedì 14 gennaio 2020

La giusta distanza per Sara Rattaro: "Questo romanzo vuole rispondere alla domanda più insidiosa per la mia generazione. È possibile amarsi per sempre?"


La giusta distanza
di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer, 2019

pp. 248
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


“Ci siamo parlati senza utilizzare un solo vocabolo, ci siamo amati senza ricatti, ci siamo offerti senza interpretare un ruolo. Era come se percepissi per la prima volta di non essere più solo un uomo sposato che omaggiava il dono della vita in una anonima stanza d’hotel.”
Con queste parole Luca, il protagonista maschile, ritrova l’essenza dell’amore per sua moglie Aurora, dopo un viaggio in aereo nel quale entrambi avrebbero potuto perdere la vita. 
Il romanzo però non è solo una storia d’amore, piuttosto una riflessione sull’amore e sulla possibilità che esista un solo amore per sempre
Luca e Aurora si conoscono quando Aurora sta ancora studiando, un momento per lei molto difficile legato alla malattia della madre. 
Luca si prende cura di lei, la accoglie, la aiuta a diventare donna, la asseconda nelle sue scelte e subisce la decisione che lei prende nell’andare a vivere per qualche mese a Londra. 
Questa esperienza londinese si rivela per la protagonista una occasione di vivere in libertà (“avevo mollato le redini”, p. 131) e soprattutto di assaporare gli istanti di vita e chissà anche un amore che nasce all’insegna della leggerezza, salvo poi diventare profondo e vero, nel quale l’essere se stessi e liberi da ogni condizionamento è il fulcro della relazione. 
Luca, nel frattempo, prova ad essere sereno, concentrandosi sulla vita di ogni giorno e sui piccoli piaceri che passano anche attraverso la frequentazione di una donna che lo accoglie senza chiedere nulla in cambio.

Il seme del coraggio, la spinta, il viaggio oltre i confini: "Cadrò sognando di volare" di Fabio Genovesi

Cadrò, sognando di volare
di Fabio Genovesi
Mondadori, 2019

pp. 312
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ma ogni tanto, per fortuna, arriva una piena di emozione, una scarica portentosa e irresistibile ci solleva e ci scaraventa di là, spazzando via regole, abitudini, piani, previsioni, tutti quei sentieri scavati nella roccia a forza di passi prudenti e sempre uguali. E ci spiaccica fradici e storditi oltre il confine, oltre il limite di quello che pensavamo impossibile. (p. 3)

Fabio Genovesi ritorna con un nuovo romanzo, Cadrò, sognando di volare, che ci ricorda che niente è impossibile. A partire dal fatto che a volte l'estate cade a dicembre, come succede all'inizio di questo libro.
Sì, hai letto bene: l'estate può arrivare anche a dicembre. 
Vale la pena a volte ricordarsi che tutto può succedere perché spesso è un modo di dire, una frase che ci si scambia davanti a un caffè mentre ci si racconta come va la vita, ma altre volte questa possibilità si trasforma in un imprevisto che la vita te la ribalta davvero.
Come un'onda, immagine cara all'autore che in un altro romanzo ci ha già raccontato il ritmo dell'esistenza attraverso il mare, la voce di Genovesi ci travolge nuovamente con una storia impetuosa e coraggiosa.
Parla di un ragazzo che con l'autore condivide non solo il nome, Fabio, ma anche i tratti del carattere e qualcosa in più di alcune randomiche vicende di vita.
Fabio ha ventiquattro anni, studia giurisprudenza senza nessuna passione, è arrivato a questi studi perché a volte capita di raccogliere l'eredità di altri senza aver scelto davvero per sé. E lui, anche se la odia, giurisprudenza la studia lo stesso. 
Nell'estate del 1998, per evitare il servizio militare obbligatorio, viene spedito in un ospizio di preti in cima agli Appennini. Il piano originario era andare a Siviglia insieme agli amici, ma le cose non vanno sempre come ti aspetti e magari succede che approdi in una "terra ignota e nuova, che non raggiungi seguendo le rotte e i calcoli, ma solo con la pazzia dell'improvvisare".
A quella terra ignota il protagonista giunge proprio così, senza averlo calcolato e con un po' di malumore. "Almeno potrò seguire bene il Giro d'Italia", si ripete per consolarsi un po'. 
All'arrivo si presenta come "l'educatore". Peccato che lì al convento un educatore non serva perché non c'è neanche un ragazzino da educare.

lunedì 13 gennaio 2020

Il primo romanzo della collana "Incursioni" di Italo Svevo: «Alba senza giorno» di Fernando Coratelli


Alba senza giorno
di Fernando Coratelli
Italo Svevo edizioni, 2019

pp. 312
€ 18,00 (cartaceo)

Lei non ha mai visto il mare.
Non hai mai visto il mare?
No, non l’ho mai visto.
Allora devi portarcela, cugino.
Certo, ce la porterò, dice Stoian sorridendo.
Stéphka si stringe al suo braccio. Dragan li guarda di sottecchi, È così bella. Devi farle questo regalo, mi raccomando. (p. 35)
 Coratelli nel suo romanzo, che segna l’apertura della nuova collana di narrativa Incursioni della casa editrice Italo Svevo, ha deciso di raccontare tre diverse storie che, pur incrociandosi più volte fra loro e arrivando a collidere nel finale – e non è un’anticipazione questa, visto che in quarta di copertina leggiamo che questa è «una storia che parte da un ghetto di Plovdiv, in Bulgaria, e si conclude con tre colpi di pistola alla fermata Romolo della metro di Milano» –, mantengono una loro identità.
Troviamo qui un primo aspetto critico di questo romanzo, che poi è un aspetto critico di molti romanzi corali: narrare tre storie separate, con personaggi e vicende proprie, senza per questo far percepire al lettore uno sfilacciamento nella trama generale. Se in alcuni momenti questo senso di dispersione rischia di venir fuori, soprattutto nella parte centrale del libro, per la stragrande maggioranza del tempo è palpabile invece come le tre storie stiano convergendo, nei tempi e nei modi che l’autore ha ritenuto più opportuni, verso un punto ben preciso.

Ritorno sull’Orient-Express: rileggendo Agatha Christie

Da insegnante ogni tanto me lo chiedo, se abbia ancora senso consigliare, tra le proposte di lettura, i classici che sono stati suggeriti a noi quando eravamo studenti. Rispondere a questa domanda implica riprenderli in mano a distanza di tempo e provare a rileggerli come fosse la prima volta, e con uno sguardo il più possibile ingenuo: cosa mi dice questo libro? Il linguaggio è accessibile? La trama parla ancora, al lettore contemporaneo? Ci ricorda Italo Calvino che “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”; diventa tanto più importante allora interrogarsi su cosa sia “classico” oggi, su quale tipologia di testi possa trasmettere qualcosa di importante, fosse anche soltanto il piacere e il trasporto della lettura, alle nuove generazioni. In alcuni casi la risposta è netta, inevitabile. Ci sono libri che parleranno sempre, se affrontati al momento giusto, nel contesto giusto, dal lettore adeguato. Compito del docente sarà allora selezionare al meglio le proposte, per trovare quei titoli in cui queste tre caratteristiche si intersecano con più precisione. Esistono però anche delle situazioni sfumate, in cui non è così facile prendere posizioni. In terza media, il libro scelto per l’ora di narrativa dalla mia insegnante era stato La fattoria degli animali di Orwell. Diventata grande e passata al di qua della cattedra, io probabilmente la giudicherei una scelta errata sotto molti punti di vista.

domenica 12 gennaio 2020

#CritiCOMICS - Intervista a Liuba Gabriele, l'illustratrice che ha raccontato la vita di Amy Winehouse

Liuba Gabriele e il suo Amy
Abbiamo conosciuto Liuba Gabriele per la sua biografia illustrata di Amy Winehouse (Amy) pubblicata da Hop! Edizioni lo scorso anno. Talento poliedrico – è pittrice, illustratrice e fumettista ma si dedica anche alla scrittura (pubblicando racconti illustrati, poesie e carnet di viaggio) – ci ha colpito per la delicatezza con cui ha affrontato la vita tormentata e dal tragico epilogo di una delle più grandi interpreti della scena musicale dei primi anni Duemila. La nostra redattrice Cecilia Mariani, che per noi ha letto e recensito l’albo, le ha fatto sei domande per conoscerla meglio.

1) Ciao Liuba, e di nuovo complimenti per il tuo bellissimo lavoro per Hop!. La prima cosa che vorrei chiederti è di presentarti ai lettori e alle lettrici di Critica Letteraria scegliendo una o più canzoni di Amy Winehouse: insomma, una specie di playlist che ci riveli un po’ chi sei o chi sei diventata nel lavorare a questo libro!

Ti ringrazio molto. Scelgo, per cominciare, un pezzo solenne come Back to black, con la sua corsa di battiti irregolari protesa verso qualcosa che si desidera terribilmente e non si raggiunge. Oscillo in un ultimo ballo, abbracciando tutta la delicatezza amara della canzone Love is a losing game, atemporale e bella come lo sono i gesti finali. Con You Know I'm No Good sono per strada a fare a spintonate con le emozioni che sono un po' troppo cruente, quasi insopportabili. Per finire prendo in prestito una frase tratta da Wake Up Alone: “If I was my heart I'd rather be restless”. Purché ci sia vita. Piacere. 

Buzzati e la cibernetica: "Il grande ritratto", un romanzo breve del 1960 da riscoprire

Il grande ritratto
di Dino Buzzati, 
Mondadori, 2018

Introduzione di Maurizio Vitta
1^ edizione: 1960

pp. 204
€ 10 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook) 



Si può ricreare l'anima umana? Ed è giusto farlo? Sono due domande che ci si pone spesso nei romanzi che intrecciano la fantascienza ai limiti etici della scienza. Di certo Dino Buzzati se l'è chiesto presto, quando nel 1960, influenzato dagli studi coevi sulla cibernetica, ha scritto Il grande ritratto, un romanzo breve e "leggero" solo in apparenza, perché dietro la levità della prosa e dei dialoghi si nasconde una riflessione profonda. 
Il romanzo si apre all'insegna del mistero: il professore Ermanno Ismani, un quarantatreenne professore ordinario di elettronica, viene coinvolto dal Ministero della difesa per un progetto delicato: ottimo stipendio, ma disponibilità a lasciare la città per due anni e assoluta segretezza. Dopo i primi timori, Ermanno Ismani e la moglie Elisa partono alla volta di questa meta sconosciuta e lungo il tragitto sale con loro una ex studentessa di Ismani, ora moglie di un altro ricercatore, anche lei diretta verso questo misterioso centro di studi. Il clima di segretezza che cova attorno al fantomatico progetto è inquietante e tutta la prima parte del romanzo è proprio strutturata in scambi dialogici che acuiscono la suspense. Anche le guardie fuori dai cancelli e l'area cintata non fanno che accrescere l'ansia di scoprire a cosa sta andando incontro il protagonista (in sé piuttosto sbiadito).

sabato 11 gennaio 2020

Da #OCCUPYBEDROOM alla lotta armata di Aspergistan: il manifesto introverso di Hamja Ahsan


Introfada. Lotta antisistema del militante introverso
di Hamja Ahsan
traduzione di Piernicola D’Ortona
add editore, 2019

pp. 183
€ 13,00 (cartaceo)
€ 5,99 (ebook)


NOI, POPOLO DI ASPERGISTAN, diamo vita alla Repubblica del popolo timido di Aspergistan – asilo, faro e patria di persone oppresse come i timidi, gli introversi e tutti gli appartenenti allo spettro autistico – e dichiariamo che i princìpi supremi della nostra nazione serviranno da baluardo contro l’egemonia dell'Ordine Mondiale degli Estroversi e getteranno le fondamenta per la cooperazione e la convivenza fraterna tra i popoli timidi, in un’unione mondiale indipendente. (p. 11)
Il mondo appartiene agli estroversi: questo è l’assioma di base di Ahsan.
Il mondo appartiene agli estroversi perché solo chi sa mettere in mostra il proprio ego, chi sa urlare più degli altri, chi si trova a proprio agio nelle apparizioni pubbliche ha il potere di irretire le masse e di sovrastare le altre voci mettendole a tacere; solo l'estroverso ha la possibilità, negata a chi invece è più riservato, di avanzare in quello che l’autore chiama il Trendy Club, una sorta di ordine mondiale dei vincenti, fatto di social network, aperitivi, feste e discorsi alla nazione.
Gli estroversi, seguendo l’adagio secondo il quale la storia viene scritta dai vincitori, hanno plasmato questo mondo a propria immagine e somiglianza, come un dio che si ritiene benevolo ma in realtà cela, dietro il più abbacinante dei sorrisi, la sua anima nera. E se dunque è vero che nel Trendy Club sono ufficialmente tutti accetti – a tutti è concessa la possibilità di esprimersi e dire la propria: è questo il punto zero delle democrazie liberali, dopo tutto – è anche vero che non a tutti è consentito lo stesso accesso, in quanto, come in molti edifici pubblici che ufficialmente sono aperti a tutti esistono delle barriere architettoniche che impediscono la mobilità delle persone con disabilità, allo stesso modo l’ingresso al nostro mondo, anch’esso rivolto a chiunque, presenta ostacoli insormontabili per una determinata categoria di persone, ossia i timidi, gli asperger e gli appartenenti allo spettro autistico.

#LectorInFabula - Dal Canada a New York per sfuggire all'orfanotrofio e pedalare verso i sogni

Sganciando la luna dal cielo
di Gregory Hughes
Feltrinelli UP, 2019

1^ edizione in lingua originale: 2010
Traduzione di Michele Foschini

pp. 272
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Se state cercando un romanzo per ragazzi spigliato, divertente ma anche riflessivo, pieno di avventura e di incontri inaspettati, questo Sganciando la luna dal cielo di Gregory Hughes è proprio adatto. Il romanzo si apre a Winnipeg, dove il narratore, Bob, vive con la sorellina Marie Claire, soprannominata "il Ratto", e il padre, spesso chiamato "il Vecchio". Orfani di madre, sono stati in grado di ritrovare un equilibrio fatto di giochi, divertimento, affetto e abitudini, tanto forti da far quasi dimenticare la malattia che di tanto in tanto porta Marie Claire a stare male: non si tratta di epilessia, ma di qualcosa che Bob non sa bene spiegare. È forse per quella patologia che la piccola riesce a fare sogni preveggenti? Non si sa, ma è certo che ormai, quando Marie Claire pronostica qualcosa, quell'evento si verifica. E quando la bambina, scioccata, predice la morte del padre, Bob fa di tutto per scacciare l'angoscia, ma sa che prima o poi quello accadrà.
E infatti, un giorno, i ragazzini trovano il padre morto in casa. Cosa fare? Completamente soli, Bob e Marie Claire hanno una speranza: andare a New York, dove abita lo zio Jerome. Piccolo dettaglio? Di lui sanno solo il nome e il fatto che si è arricchito... con la droga! 

venerdì 10 gennaio 2020

Il finis terrae europeo nel nuovo romanzo di Paolo Pecere


Risorgere
di Paolo Pecere
Chiarelettere, 2019

pp. 312
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Ma rieccola, Raffaella, a darti lezioni camminando con in mano il calice di vino che ha portato via da chissà dove. Occhieggia verso di me, ti dà il gomito, t’insinua da vicino cose che non sento, ma so che dice: «Che ci fai con quello là? Andrai via. Suonerai in America, l’ultima roccaforte. Il resto del mondo è finito». Mi ruba il futuro, decide il tuo. (p. 59)
È un senso di finis terrae quello che si ha leggendo Risorgere, il secondo romanzo di Paolo Pecere, il quale ha esordito nel 2018 con La vita lontana (LiberAria): un finis terrae culturale e morale, di una Europa che ha fatto il proprio corso, che sopravvive sulle immagini del passato e si fa vanto di una gloria sparita e di fasti vecchi (il termine è questo: non antichi, ma proprio vecchi, che hanno fatto il loro corso, roba da buttare), adatti solo alle foto dei turisti che sciamano fra le strade di Roma facendo scatti al Colosseo, a San Pietro, alla fontana di Trevi.
Emozionante – per la sua crudeltà, non certo per un qualche sentimento positivo che anima la scena – è appunto la descrizione del lavoro di Marco, uno dei protagonisti del romanzo, il quale da brava guida turistica conduce orde di cinesi fra i monumenti romani, che vanno visti "perché sì", per un imperativo morale, come si studia la storia a scuola; e dunque tutta la trafila viene svolta con indolenza e sciatteria, perché in fondo quelle sono solo rovine e oggi non c’è altro futuro qui, in questo occidente che ha perso il suo fulgore. La vita vera è altrove, in quell’oriente dalla storia infinita e imponente ma che ha saputo ricostruirsi, rigenerarsi: risorgere, appunto.

"Le disavventure di Amos Barton": l'ironico realismo del romanzo inglese d'Ottocento


Le disavventure di Amos Barton
di George Eliot
Fazi Editore, novembre 2019

Traduzione di Francesca Frigerio

pp. 126
€ 15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Il reverendo Amos Barton, le cui tristi vicende mi sono impegnato a riferire, non era in alcun modo, lo capite, un personaggio esemplare o eccezionale, e forse sto osando troppo nell'invocare la vostra partecipazione alla causa di un uomo che era tutto fuorché straordinario, un uomo le cui qualità non erano eroiche (...). "Un personaggio del tutto privo di interesse!" mi pare di udire esclamare una lettrice (...) che preferisce l'ideale nel romanzo; per la quale la tragedia esige cappe di ermellino, adulteri e omicidi; e la commedia le avventure di un personaggio che abbia un certo "carattere". Ma, mia cara signora, la maggioranza dei vostri concittadini sono di quel tipo insignificante. (p. 69)
Nella citazione sopra riportata sono concentrate tutte le caratteristiche salienti del romanzo breve di George Eliot (pseudonimo di Mary Anne Evans), Le disavventure di Amos Barton: uso dell'ironia, gergo teatrale, indagine psicologica, approccio realista.
Amos Barton è il primo (riuscito) tentativo narrativo della scrittrice e l'incipit della serie Scene di vita clericale che consacrerà al successo George Eliot e segnerà una delle espressioni più complete del romanzo realista inglese. Eliot è lo pseudonimo usato dalla giovane Mary Anne Evans con l'intento, in epoca vittoriana, di far conoscere i propri romanzi senza il giogo dell'etichetta "femminile", che avrebbe impedito loro di circolare negli ambienti intellettuali (un espediente, questo, usato, anche dalle sorelle Brontë), ma anche per liberare gli scritti della "macchia" morale rappresentata dalla sua relazione con un uomo sposato (George Henry Lewes), con cui visse per oltre vent'anni.

giovedì 9 gennaio 2020

#PagineCritiche - Caracalla: un Alessandro Magno mancato

Caracalla
di Alessandro Galimberti
Salerno Editrice, 2019

pp. 256
€ 19 (cartaceo)
€ 12,99 (ebook)


Generoso e amabile nell'infanzia, crudele e sanguinario da adulto: sono queste le caratteristiche che si sentono più spesso attribuire dalle fonti a Caracalla, uno degli imperatori romani più chiacchierati della storia. Ma dove sta la verità? Le dicotomie troppo oppositive sono sempre eccessive, e così Alessandro Galimberti, nel suo nuovo saggio uscito da poco per Salerno Editrice, ricostruisce un ritratto di questo personaggio storico senza dubbio controverso, facendo attenzione a sfrondare e contestualizzare le fonti. 
Certamente Caracalla ha sempre pensato a come eliminare fisicamente il dissenso, a cominciare dal prefetto pretorio Flavio Plauziano (suo suocero) e a Geta (suo fratello). E furono anche questi eventi a marchiare per sempre la sua biografia e a far passare in secondo piano uno degli atti più rivoluzionari del passato, la cosiddetta Constitutio Antoniniana.

Adan vive. E la guerra non finirà mai: "Il confine" di Don Winslow

Il confine (The border)
di Don Winslow
Einaudi, 2019

traduzione di Alfredo Colitto

pp. 928
€ 22 (cartaceo) 

€ 10,99 (ebook)


Beh, se avete già affrontato “Il potere delcane” e “Il cartello”, sarete nella stessa condizione di chi si domanda se andare a vedere l’ultimo “Star Wars”, consapevoli che sarà una cagata pazzesca. Ma non per questo eviterete di stare seduti tre ore al cinema. Quindi: come rinunciare all’ennesimo migliaio di pagine di The border? Io, per dire, mi sono pure sciroppato contemporaneamente al malloppo - il libro, intendo, non i ricavi del traffico di coca - “Narcos” e “Narcos Mexico”, le serie tv, tanto che adesso, oltre ad avere ripassato un po’ di spagnolo, potrei fare tranquillamente l’agente sotto copertura.

mercoledì 8 gennaio 2020

Verità/menzogna, due dimensioni che si compenetrano. Ayelet Gundar-Goshen, "Bugiarda"

Bugiarda
(Ha-shaqranìt ve-haʻir, 2018)
di Ayelet Gundar-Goshen

Traduzione di Raffaella Scardi
Casa Editrice Giuntina, 2019

pp. 260
€ 14,45 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)




Le bugie, secondo il detto popolare, hanno le gambe corte. Vero, ma non solo. Una bugia diffusa incautamente, soprattutto se coinvolge persone ignare o addirittura innocenti, porta con sé una serie di conseguenze potenzialmente simili a un inarrestabile effetto domino. Diventa quindi indispensabile sostenere a tutti i costi la bugia raccontata, affidandosi alle capacità mnemoniche per non tradirsi con quelle piccole o grandi differenze nella versione fornita, che inevitabilmente provocherebbero lo sgretolamento di tutta la struttura edificata su un falso presupposto.
Questa è la condizione in cui viene a trovarsi la giovane Nufar, protagonista di Bugiarda, l’ultimo romanzo di Ayelet Gundar-Goshen, scrittrice israeliana già comparsa sulle pagine di Critica Letteraria per il precedente Una notte soltanto, Markovitch.

Perché è naturale dire ‘sindaca’ e ‘ministra’: "Femminili singolari", di Vera Gheno



Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole
di Vera Gheno
Effequ, 2019

pp. 240
€ 15,00 (cartaceo)


«Qualunque cosa sia stata inventata dopo che abbiamo compiuto 35 anni va contro l’ordine naturale delle cose».
Douglas Adams, Il salmone del dubbio, citato dall’autrice a p. 29. 
«La questione femminile», dice Vera Gheno, «non è affatto superata» (p. 14); lo si avverte leggendo i giornali, nella quotidianità e la lingua ne porta con sé spie più o meno evidenti. 

Il libro Femminili singolari affronta il tema della declinazione al femminile di molte parole che per generazioni sono state usate esclusivamente al maschile, perché non c’era bisogno di usarle altrimenti; infatti le donne non hanno ricoperto determinati ruoli fino a poco tempo fa e, poiché da qualche decennio succede in modo più frequente, si è posta la questione di declinare le parole che definiscano quei ruoli al femminile, soprattutto quando questo esiste già, sebbene non si sia usato mai, o quasi. È buffo, ma avvocata lo abbiamo sentito riferito unicamente alla Madonna nel testo di una preghiera, eppure di donne che fanno questo mestiere sono pieni i fori; mia madre, che lo è, racconta che non potrebbe farsi chiamare avvocata o avvocatessa, perché in tribunale le donne che fanno questo mestiere vengono spesso appellate dottoresse, a differenza dei loro colleghi uomini. 

martedì 7 gennaio 2020

#IlSalotto - "Dessert": una metafora di vita - Intervista a Gianfranco Dentella e a Ezio Paolo Reggia



Dessert. Management, dintorni e contorni. Menu per lavorare bene e vivere meglio
di Gianfranco Dentella e Ezio Paolo Reggia
Guerini e Associati, 2019

pp. 233
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,00 (ebook)



Un libro la cui parola chiave è senza dubbio: metafora.
I due autori Gianfranco Dentella ed Ezio Paolo Reggia hanno attinto dalle loro esperienze di manager, da aneddoti che li hanno visti protagonisti, da esperienze di vita e hanno mescolato i vari ingredienti con fantasia e ironia.
Il risultato è un libro, un insieme di racconti e suggestioni, dai quali trarre spunti di riflessione per la vita quotidiana e per la vita lavorativa.
Il testo è composto da 24 portate, con divagazioni a margine che rappresentano un ulteriore spunto legato al mondo attuale e al sentire comune, un modo per andare oltre lo storytelling, portando nella propria vita punti di osservazione diversi.
Ho avuto la possibilità di parlare a lungo con i due autori, due amici di infanzia che si sono ritrovati a scrivere questo libro, dopo un lungo percorso professionale ricco di soddisfazioni.
La prima impressione che ho colto è stata il piacere che entrambi hanno ricavato nello scrivere, nel confrontarsi. 

Come è nata la passione per la scrittura?

Dentella: “All’inizio del mio lavoro di consulente finanziario ho avuto un mentore Ennio Doris. E, ancor prima, nella vita il mio mentore è stato proprio il coautore del libro: Ezio Paolo Reggia. Maestri in tutti i sensi, anche nella scrittura e soprattutto nello storytelling. Mi hanno stimolato ed insegnato a trarre spunto dalla realtà in modo costruttivo, ad andare oltre le apparenze e a pensare agli eventi anche in modo laterale. Ho imparato che dietro una storia, un’esperienza, un avvenimento c’è sempre un insegnamento, basta saperlo cogliere. Questo libro però è il mio primo approccio alla scrittura".

Reggia: “Ce l’ho da sempre! Dal giorno della tesi di laurea in economia ho cominciato a scrivere, ho pubblicato nove libri e uno, lo sto scrivendo or ora. Ho iniziato con un libro di management, poi ne ho scritti altri in ambito di marketing assicurativo e anche uno molto tecnico sui risvolti tecnici negli incendi in grandi gruppi. Da quando sono andato in pensione, sto vivendo una seconda vita, sono passato alla narrativa e ora scrivo anche racconti quasi surreali”.

Dove il giallo tradizionale si sgretola e nasce il giallo problematico: "La promessa" di Dürrenmatt

La promessa. Requiem per il romanzo giallo
di Friedrich Dürrenmatt
Adelphi, 2019

1^ edizione: 1958
Traduzione di D. Berra

pp. 162
€ 15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Quando le indagini possono travalicare e diventare ossessione, fino a portare quasi alla pazzia? La domanda, sottesa alla Promessa, ci porta in Svizzera, dove il narratore è andato per tenere una conferenza sul romanzo poliziesco. Lì riceva un racconto decisamente inquietante da parte di un ex comandante di polizia, il dottor H., venuto a prendere il narratore. Fermatisi a una pompa di benzina, i due vedono un vecchio, che mormora qualcosa circa l'aspettare qualcuno. E da lì parte la storia: il vecchio Matthäi era stato un poliziotto, dall'enorme intelligenza, ma purtroppo si era lasciato prendere la mano da un caso di omicidio efferato. Ed è così che parte la vera storia, il cuore della narrazione, affidata al narratore di secondo grado, il dottor H., che ripercorre le tappe di quel caso terribile. 

lunedì 6 gennaio 2020

#CriticARTe - "Gli outsiders sono straordinari perdenti, e li riconosci al primo sguardo", parola di Alfredo Accatino

Outsiders.
Storie di artisti geniali che non troverete nei manuali di storia dell’arte
di Alfredo Accatino
Giunti, 2017

pp. 208
€ 29,00 (cartaceo)






Outsiders 2.
Altre storie di artisti geniali che non troverete nei manuali di storia dell’arte

di Alfredo Accatino
Giunti, 2019

pp. 240
€ 29,00 (cartaceo)

Molti autori, opportunamente interrogati, dichiarano di scrivere i libri che avrebbero sempre voluto leggere. Al netto del narcisismo e della presunzione insite in un atteggiamento di questo tipo, bisogna pur avere l’onestà intellettuale (e la gratitudine) di ammettere che non sempre l’esaudimento solipsistico di certi desideri si rivela un esperimento meramente compiaciuto, anzi. È questo il caso, per esempio, di Alfredo Accatino, che nel pubblicare Outsiders e Outsiders 2 con la casa editrice Giunti ha voluto dare forma cartacea a ciò che aveva già preso vita sottospecie di pagine Wikipedia, poi di un blog assai seguito come Il Museo Immaginario – Outsiders e poi ancora di una rubrica di successo su “Art e Dossier”. La sua, va ricordato, era un’ambizione non da poco, dal momento che si trattava di restituire dignità e memoria a figure tra le più dimenticate e rimosse del Novecento artistico internazionale; quelle che, per una ragione o per l’altra, non avevano avuto la ventura di finire citate nella manualistica scolastica o nella saggistica critica più specialistica, di per sé sempre alla ricerca di “minuzie da magnificare”. Sono nate così due stupefacenti miscellanee di ritratti che valgono bene la messa in discussione di quei paradigmi che, ieri come oggi, hanno determinato e ancora determinano l’assunzione di una personalità artistica tra le schiere degli eletti o la sua espulsione dal circolo dei creativi tout court; vale a dire, nelle parole dell’autore,
«racconti che avrei voluto ascoltare, narrati come avrei voluto sentire, che nessuno mi aveva mai raccontato. Una partitura di immagini e parole scelte con sincerità, che si prefigge di accendere la luce in zone rimaste all’oscuro, e di recuperare emozioni, colori e schegge di creatività emerse nella cultura visiva del Novecento. E storie che trovo sia giusto condividere» (Outsiders, p. 9).

#LectorInFabula - Baffy la Befana tecnologica


Baffy, la befana tecnologica
di Fiorenza Barbero
Nerosubianco, 2018

Illustrazioni di Danilo Paparelli

pp. 40
€ 10,00 (cartaceo)


Le favole fanno parte di quel meraviglioso immaginario collettivo in cui si creano mondi paralleli, affascinanti labirinti dell’animo umano adulto e bambino.
In questi spazi la fantasia è un linguaggio che ci colora di ricordi, tradizioni popolari e suggestioni dell’inconscio. Cambiando i tempi, mutano le pareti di questi luoghi incantati.
Succede così che Baffy, la befana più celebre ed indaffarata della notte dell’Epifania, aggiorni la sua scopa, acquistando un modello tecnologico. Accade anche che l’intrigante signora misteriosa apra le porte della sua dimora, presentandoci la famiglia allargata, lasciandoci spiare, con la stessa curiosità dell’occhio di un Grande Fratello, i brulicanti preparativi di pacchetti e pacchettini. Spaciafurnel è il marito di questa Befana un po’ eccentrica e bohémien circondata da sette gatti dai nomi originalissimi, tre energiche e collaborative sorelle, l’amico di sempre, Babbo Natale, ed una bimba brasiliana conosciuta via See chat. 
Qual è la storia di questa nonnina apparentemente scorbutica, ma in fondo dolcissima e premurosa con tutti i bambini? Non resta che scoprirlo, mentre la breve favola si dipana tra le avventure rocambolesche e nostrane di Baffy. 

domenica 5 gennaio 2020

Le Roi cerca un nuovo guardaroba: "Il re a nudo" di Michel Platini con Jérôme Jessel

Il re a nudo
di Michel Platini con Jérôme Jessel
a cura di Tony Damascelli

Baldini+Castoldi (2019)

pp. 192
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Le autodifese lasciano sempre il tempo che trovano, se poi la strategia viene applicata al calcio allora vanno prese ancor più con le molle visto che questo sport non dà spesso un’immagine edificante. Razzismo, scommesse clandestine, disequilibri tra grandi e piccoli club, atleti che diventano industrie. E ancora ripicche da asilo e violenza fisica tra gruppi ultras. Michel Platini è stato tra i pochi, non il solo a dire il vero, a tentare il grande salto dal terreno di gioco alla scrivania. Non una qualsiasi ma quella da cui si governa l’intero calcio europeo. La presidenza della Uefa. Ha provato a rimediare alle storture del sistema scontrandosi con esso e il sistema gliel’ha fatta pagare. Un conto salato chiamato squalifica.

#PilloledAutore - "Sostiene Pereira" di Antonio Tabucchi. Scrivere è una questione di anime

Se c'è un aggettivo che si può usare per definire il Pereira di Antonio Tabucchi è: immortale. Immortale nella sua estrema imperfezione, nella sua finitezza.
Vecchio giornalista vedovo di educazione cattolica, perennemente stanco, in sovrappeso, cardiopatico, affaticato dal lavoro e dalla vita, Pereira dirige la pagina culturale del Lisboa - giornale del pomeriggio - legge e traduce, è interessato alla morte e all'immortalità dell'anima.
Scruta con uno sguardo dolcissimo, nostalgico e vivo una Lisbona sfavillante d'estate e accarezzata dalla brezza atlantica, una città immersa in un azzurro così nitido che quasi ferisce gli occhi. Ed è soprattutto questo suo sguardo ferito, quest'anima bella imprigionata in un corpo che soffre, a renderlo immortale.

Siamo nel Portogallo del 1938, sotto il regime di António de Oliveira Salazar. La nube nera dei fascismi si è posata sull'Europa e Pereira, relegato alla pagina culturale di un giornale minore dopo anni nel giornalismo di cronaca, procede stancamente nella sua quotidianità fatta di sudati saliscendi per le vie di Lisbona (non è un caso che lui abiti in alto, vicino alla Cattedrale, in Rua da Saudade), di limonate piene di zucchero e di frittate alle erbe aromatiche, di pensieri soffocati come viene soffocata la libertà di pensiero in Portogallo.
Pereira sa che nel suo paese la polizia controlla e uccide, che la gente muore di nascosto agli angoli delle strade quando il sole cala, che le portiere ascoltano le telefonate e fanno le spie, che "tutta l'Europa puzza di morte", ma nessuno, neanche lui, ha il coraggio di darne notizia sulle pagine dei giornali. E per questo, sostiene Pereira di sentirsi già morto dentro, di vivere fingendo di vivere.

sabato 4 gennaio 2020

La pratica dell'Atonement tra le mura del carcere

Atonement. Storia di un prigioniero e degli altri
Salvatore Torre et al.
Libreria Editrice Vaticana, 2019

a cura di Antonella Bolelli Ferrera
Introduzione di Mons. Dario E. Viganò


pp. 173 
€ 10,00

È un’opera strana e composita, quella edita dalla Libreria Editrice Vaticana, un’opera che però prosegue idealmente e completa le raccolte dei racconti vincitori del Premio Goliarda Sapienza (recensite qui). A intessere la trama di questa storia a più voci è Salvatore Torre, ergastolano, che si è già distinto per la forza della sua prosa nelle precedenti edizioni del Premio. A lui la curatrice, Antonella Bolelli Ferrera, ha assegnato il compito di passare in rassegna i testi giunti al concorso e mai premiati, ma non per questo meno efficaci o meno veri. Lui li ha guardati con gli occhi di chi li comprende realmente (“le loro storie sono la mia”, p. 17), lui li ha selezionati, tagliati, assemblati a tracciare un percorso, a individuare un filo tematico, sempre partendo dalla propria esperienza diretta, dal proprio vissuto. Centro di tutto è l’Atonement a cui rimanda il titolo, quell’espiazione che diventa anche occasione di redenzione nel momento in cui il soggetto accetta di farsi carico dei propri trascorsi, della propria colpa.
Atonement […] è un termine che nel contesto di questo libro è volutamente ambiguo. Da un lato può essere compreso nel suo risvolto puramente negativo, come un conto da pagare per il male compiuto; dall’altro proprio nel contesto della rivelazione giudeo-cristiana Atonement indica l’azione di Dio che si fa carico del peccato dell’uomo per consumarlo, interrompere così la catena del male e aprire sentieri di speranza. [...] Il consegnare se stessi e la propria storia [...] è già aprirsi alla speranza di vere relazioni, mentre dal canto suo il crimine [...] sempre le infrange e le nega. (p. 11)