mercoledì 15 gennaio 2020

"Perché infine lo snobismo è una religione": un ironico e irresistibile ritratto degli snob sub specie sacrale in un pamphlet di Marcel Boulenger che ha un secolo di vita e non lo dimostra affatto

Elogio dello snobismo
di Marcel Boulenger
a cura di Alex Pietrogiacomi
traduzione di Chiara del Fiacco
postfazione di Alfredo de Giglio
illustrazioni di Massimiliano Mocchia di Coggiola
Odoya Edizioni, 2019

pp. 60
€ 8,00 (cartaceo)


Ammirano chi sta più in alto di loro nella gerarchia sociale, stimano il denaro e i beni materiali sopra ogni altra cosa, amano incoraggiare le arti e perfino le scienze, sono anglofili anche se venerano i grandi della storia francese; in più possono essere indifferentemente uomini o donne, l’importante è che abbiano un atteggiamento sempre e comunque scortese (che nel primo caso conferirà loro un’aria “distinta” e nel secondo “severa”). Stando a ciò che ne scriveva Marcel Boulenger (1873-1932) in un suo trattatello di inizio Novecento – Elogio dello snobismo (1926), da poco tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da Odoya Edizioni – ecco a voi una descrizione più che plausibile delle persone cosiddette “snob”, categoria tra le più controverse e nondimeno tra le più antiche della commedia umana dal momento che «lo snobismo non è nato oggi: anch’esso ha le sue lettere di nobiltà e risale a epoche lontane» (p. 34). Credete anche voi di farne parte? Conoscete qualcuno/a che meriterebbe l’ingresso nel club? In entrambi i casi quello dello scrittore-giornalista-schermidore francese è il libro che fa per voi. A patto, s’intende, che ne sappiate cogliere la sublime vis critica e siate disposti a compiere e far compiere un esercizio finale di tonificante autocoscienza.

Bando, dunque, ai fraintendimenti, o meglio agli intendimenti letterali: a dispetto del titolo, difatti, quello boulengeriano è tutt’altro che un encomio. In bilico come un equilibrista sul filo sospeso delle forme indirette – l’autoironia, in questo caso – l’autore fa di tutto fuorché lodare o vantare “tutto lo snob possibile e immaginabile”. Forte di una frequentazione assidua e diretta degli ambienti in cui simili personaggi erano soliti ronzare come api sui prati in fiore, ne ha colto, a suo tempo, i molti vizi e le poche virtù, sintetizzandoli in un pamphlet che ancora oggi – mutatis mutandis – colpisce per l’attualità. Una prima idea di che cosa riserva il volumetto è nelle parole del curatore Alex Pietrogiacomi, che ne firma anche l’Introduzione dal titolo Mondo snob:
«cosa troverete in questo libro? Molte cose, la scrittura arguta e a tratti sorniona del suo autore, l’aria rarefatta di chi viveva da snob o ambiva a esserlo, quel senso di culto che assorbiva le vite dei maestri riconosciuti e degli aspiranti tali, per poter vivere e magnificarsi nei secoli. Le maniere, i modi che si devono possedere per essere dei perfetti snob, perché lo si può anche diventare non è necessario “nascere snob”. Avrete modo di odiare l’aspetto distinto di questi signori, che in realtà è puro stile ostile, e mai e poi mai vi ritroverete a dover scorrere strani elenchi di nominativi o a dover imparare regole su regole, no, quello che state per leggere è un delizioso distillato di una possibile chiacchierata che avreste potuto fare con Marcel Boulenger nel suo salotto o in un salotto mondano, chissà, magari con il Vate a offrire generose perle di saggezza riguardo. Una conversazione piacevole e assolutamente ricca di ironia» (p. 8 e 10).
E dunque, volendo dissacrare lo snobismo in sé, quale migliore strategia di una sua descrizione sub specie sacrale? «Poiché, infine, lo snobismo è una religione», scrive Boulenger. E ancora insiste: «bisogna davvero che sia così, dato che gli snob vivono manifestamente in uno stato di profonda devozione verso le loro divinità, come i titoli, i milioni, la lingua inglese, i voti di ammissione ai grandi circoli, ecc., a volte perfino di esaltazione mistica» (p. 21). Così, forte dell’azzeccato campo semantico in cui ambientare il suo monumento retorico, l’autore non si perde un parallelismo. Eccolo abile nel descrivere lo snobismo al netto di persone tabù, totem, divinità – «i titoli e la fortuna» (p. 32) –, boudoir – «dove riposano le immagini venerate, protettrici» (p. 25) –, chiese e cattedrali – vale a dire «alcuni salotti appartenenti a personaggi che portano un cognome e che sono meravigliosamente ricchi» (p. 26) e «templi che travolgono templi. Santuario fra i santuari, santo fra tutti i santi: il Jockey club» (p. 26). E se, sorprendentemente, si può fare a meno di sacerdoti perché «lo snobismo è un culto in cui ogni fedele può officiare e celebrare» (p. 28), non può mancare la menzione del testo sacro per eccellenza, ovvero «le Mondanità, dove troviamo continuamente l’elenco dei praticanti, il rendiconto delle cerimonie, la minuziosa lista delle attività culturali» (p. 28). Quanto al culto, esso è presto descritto:
«1° essere ricevuti nei salotti delle persone titolate o molto ricche; 2° riceverle a propria volta; 3° disprezzare chiunque non sia mai invitato nei suddetti salotti. Sì, in realtà è tutto qui: un culto che annovera numerosi adepti, un culto professato con tanta pazienza e applicazione da fedeli sì ferventi, si riduce a queste tre sacre obbligazioni» (p. 29).
Modellato su usi e costumi risalenti a un secolo fa, l’Elogio dello snobismo offre tuttavia il suo meglio proprio se non lo si relega a gustosa testimonianza di un’epoca lontana ma lo si usa come punto di partenza per una riflessione sullo stato attuale dei rapporti tra ceti: proprio quella con cui Alfredo de Giglio chiosa il volume nella sua Postfazione, dal titolo eloquente La dittatura degli snob. Convinto che la lotta per la supremazia social(e), oggi, sia tutta giocata sulla mancanza di classe, che gli snob abbiano vinto, siano divenuti la massa e occupino ogni zona del vivere in-civile, de Giglio constata il trionfo della copia malfatta – anche perché non va dimenticato che «lo snob stesso, come dice l’autore, è una copia, un falso. Vorrebbe essere altro» (p. 59):
«la differenza tra gli snob raccontati da Boulenger e quelli di oggi? Il numero, senz’altro, e la violenza della loro espressione, perché non hanno più nessuna classe dominante da temere, essendo diventati loro stessi portatori del pensiero unico. E siccome “ancora una volta, abbiamo i re che ci troviamo o che ci diamo” (Boulenger) oggi gli snob sono in grande maggioranza e trainano questa stanca civiltà verso re che non hanno più trono, ma un gran numero di follower… E cosa possiamo fare noi che snob non vogliamo esserlo? Parafrasando Bertolt Brecht, possiamo sederci dalla parte della ragione, visto che tutti gli altri posti erano occupati…» (p. 60).
Come già accadeva nel caso della sua Apologia del duello (pubblicata qualche anno fa nella sua versione italiana da Stilemaschile Edizioni, sempre con la cura di Alex Pietrogiacomi), anche in Elogio dello snobismo Marcel Boulenger dà prova di sublime savoire faire autoironico, dote che gli consente di provocare il lettore a partire dal titolo – illudendolo di avere a che fare con una laudatio della peggiore affettazione sociale – per poi ridicolizzare con garbo e raffinatezza l’argomento principe della trattazione. Il pamphlet tradotto da Chiara del Fiacco è gradevole, brioso e arguto quanto basta perché lo si legga in poche ore, ma il vero quid è il suo essere animato da un senso di troppo cordiale intesa, tale da non farci mai sentire troppo al sicuro e super partes mentre leggiamo. Al contrario, in più di un’occasione viene da chiedersi se Boulenger non ce l’abbia proprio con noi che teniamo il volumetto tra le pagine e ci illudiamo di essere esenti dalle tare della categoria. Snobbare questa ipotesi, peraltro, non avrebbe nessuna efficacia (non fosse altro che «siamo tutti potenzialmente degli snob» (p. 14), come ricorda Alex Pietrogiacomi in apertura): molto meglio guardarsi allo specchio alla luce di una nuova consapevolezza terminologica e fenomenologica, e magari recare in dono una copia “terapeutica” del saggio all’amico o all’amica che ci sembra avere bisogno di fare un po’ di sana autocritica.

Cecilia Mariani


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Per dirla con le parole di Alex Pietrogiacomi @alexpietrogiacomi, che ne cura l'edizione e ne firma l'introduzione, "Elogio dello snobismo" è "un delizioso distillato di una possibile chiacchierata che avreste potuto fare con Marcel Boulenger nel suo salotto o in un salotto mondano, chissà, magari con il Vate a offrire generose perle di saggezza a riguardo. Una conversazione piacevole e assolutamente ricca di ironia". Tradotto per la prima volta in italiano - il debutto francese è del 1926 - il pamphlet pubblicato da Odoya @odoya_edizioni svela molto degli snob di un tempo e degli snob attuali, con il vantaggio di una prospettiva critica tanto interna e privilegiata quanto ribelle e anticonformista. La recensione di Cecilia Mariani prossimamente sul sito! 🎩☕❤ #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #elogiodellosnobismo #snob #marcelboulenger #alexpietrogiacomi #odoyaedizioni
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