domenica 26 gennaio 2020

#CritiCINEMA - "Piccole donne": un classico senza tempo che continua a emozionare


Piccole donne
regia di Greta Gerwig
soggetto di Louisa May Alcott
sceneggiatura Greta Gerwig
interpreti: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen (e altri)
Stati Uniti (2019)


Lo confesso: venuta a conoscenza del fatto che una nuova versione cinematografica del libro più celebre della scrittrice statunitense Louisa May Alcott, Piccole donne (pubblicato nel 1868, di cui Federica Privitera ha scritto l'invito alla lettura) sarebbe presto uscita nelle sale, il primo sentimento che ho provato è stato un fortissimo scetticismo.
Il motivo di questa mia diffidenza è presto detto: non solo le opere della Alcott hanno accompagnato tutta la mia infanzia, ma sono particolarmente legata a esse perché la prima a mettermi tra le mani Piccole donne fu mia madre, che mi regalò la sua versione, a sua volta donatale per la Prima Comunione.

Io, che fino ad allora ero stata avvezza a leggere perlopiù Il libro della giungla, Zanna Bianca e Il richiamo della foresta, ritenevo che l'idea di rendere protagonista di una storia ambientata nell'Ottocento una famiglia di sole donne, e di far solo gravitare attorno a esse la componente maschile della vicenda, apparisse poco credibile. Ma mi ricredetti praticamente non appena lessi l'incipit del libro:
"Natale non è Natale senza regali", si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
"È così spiacevole essere poveri!" sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
"Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente", aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
"Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell'altra", disse Beth compiaciuta dal suo angolo.
A queste parole la luce del caminetto sembrò come ravvivare i quattro giovani visi, che però si rabbuiarono subito quando Jo disse tristemente: "Ma papà non c'è, e non lo vedremo ancora per molto." Non disse "forse mai", ma ciascuna di loro aggiunse in silenzio queste parole, pensando al padre lontano, sul campo di battaglia.

Un'immagine tratta dalla pellicola del 1994
Jo, la più ribelle delle sorelle, quella che vuole a tutti i costi diventare una scrittrice (che sogno incredibile per quei tempi!), la più anticonformista della famiglia, l'eroina più innovativa, quella che più assomiglia al carattere della scrittrice Louisa May Alcott, divenne in breve il mio personaggio letterario preferito, la mia fonte di ispirazione, il metro sul quale per anni ho misurato le centinaia di altri protagonisti che hanno popolato la mia vita di lettrice.

Il mio entusiasmo, se possibile, crebbe ancor di più quando ebbi l'età giusta per apprezzare la versione cinematografica di Piccole donne diretta dalla regista australiana Gillian Armstrong (uscita nelle sale nel 1994): mi innamorai follemente dell'interpretazione di Winona Ryder, della sua Jo intelligentissima e temeraria. Presi una cotta per Laurie (quanto era bello il giovane Christian Bale), così tenero e innamorato di Jo senza, però, avere la fortuna di venirne ricambiato e, infine, adorai l'alchimia che univa la mia eroina al maturo professor Friedrich (un misurato e bravissimo Gabriel Byrne).

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Da tali premesse è facile intuire con quale spirito io mi sia avvicinata alla versione di Greta Gerwig di Piccole donne uscita poco tempo fa al cinema: le attrici scelte per interpretare Jo, Meg, Beth e Amy mi parevano giovani e inesperte, venute su dal "vivaio" di Hollywood e impreparate ad assolvere il religiosissimo compito di riproporre l'opera della Alcott.
L'unica ragione che mi ha spinta ad andare a vedere il film è stata la pura curiosità di poterne parlare e criticarlo al meglio, oltre al fatto che i soli attori che mi convincevano perché li avevo già apprezzati in molte pellicole e dei quali desideravo vedere la prova recitativa erano il francese Louis Garrel e l'inglese James Norton.
Ancora non sapevo quanto mi stavo sbagliando.

Questa nuova versione attinge sia a Piccole donne che a Piccole donne crescono, mescolando situazioni tratte da entrambe i libri.
Come il film del 1994 anche in questo resta intatto lo spirito generoso e altruistico della famiglia March, le aspirazioni delle ragazze, il loro entusiasmo nei confronti della vita.
Molto interessanti le prove recitative degli attori "adulti": Meryl Streep (zia March), Bob Odenkirk (il papà March) e Chris Cooper (il signor Laurence).

Tra le scene che più mi hanno commossa c'è stata quella nella quale una dolcissima Jo (interpretata dalla brava Saoirse Ronan) incita la sorella Beth (l'australiana Eliza Scanlen), ormai molto debole e malata, a non arrendersi alla malattia, a lottare per continuare a vivere, mentre lo spettatore che ha letto il libro non può far altro che constatare lo svolgersi della storia in tutto il suo dramma, e quello che ancora non conosce la storia potrà già intuirne il triste epilogo.

Un fotogramma tratto dal film recentemente uscito
Una menzione d'onore la meritano anche i fidanzati e i mariti delle piccole donne: molto convincente John Brooke (un James Norton che nei film in costume è sempre a proprio agio), e lo stesso può dirsi del francese Louis Garrel, che dà vita a un professor Friedrich di grande umanità e dolcezza, e infine Laurie: Timothèe Chalamet regala allo spettatore un nuovo personaggio (dopo quello interpretato in Chiamami col tuo nome e in altri film di cui è recentemente stato protagonista) di notevole spessore, un giovane moderno, innamorato e vivace che stabilisce una solida amicizia con le piccole March e che fa tenerezza anche a noi che lo guardiamo sul grande schermo per la sua spiccata ingenuità e il suo senso critico capace di tirare fuori sempre la parte migliore da ciascuna delle sorelle.

In conclusione, non ci resta che considerare questo: sebbene la versione del 1994 rimanga indelebile nel mio cuore come l'adattamento più riuscito soprattutto dal punto di vista recitativo, anche quella che troviamo oggi nelle sale merita di essere vista e apprezzata.

Piccole donne, anche in questa rilettura della regista Greta Gerwig si conferma una storia di emancipazione, coraggio e dolcezza senza tempo, un'opera che i giovani di oggi dovrebbero conoscere, un classico senza tempo che colpisce dritto al cuore e che fa riflettere a lungo sul peso e l'importanza di certe battaglie (quali la parità dei sessi) che continuano a essere necessarie per il raggiungimento di diritti che sono ancora ben lontani dal poter essere definiti "civili".

Ilaria Pocaforza





Oggi per la quarta puntata di #LibriSottoLAlbero dedicata ai #CLASSICI da regalare a #Natale, @la_effesenza ha scelto tra i tanti titoli di regalare "Piccole donne". Perché? Esistono pochi libri che riescono a parlare a lettori di ogni età e generazione e Piccole donne è uno di questi. Infatti il romanzo muta messaggio in base all'approccio scelto per la lettura e così non smette mai di sorprendere e appassionare: da bambini educherà al piacere della lettura, all'amore per le saghe e a identificarsi con i personaggi del cuore, da adulti proporrà un modello femminile contrario agli schemi tradizionali e insegnerà come coltivare la lotta per la propria libertà. Perché è il romanzo con cui la scrittrice è diventata famosa nel mondo intero, ma non è l'unico testo incredibile nato dall'immaginazione di un'autrice formidabile. A chi: ai bambini in età scolare che meritano letture appassionate ma mai banali, agli adolescenti che vedono tentennare il loro amore per la lettura, ai giovani adulti che vogliono approfittare delle festività natalizie per dedicarsi a un romanzo insolito rispetto a quelli che li accompagnano nel quotidiano, agli adulti che vogliono ricordare le letture della propria giovinezza ma al tempo stesso cercano un testo non infantile ma estremamente maturo. {ne approfittiamo per mostrarvi la nuova edizione del libro pubblicata ora da #Salani in occasione dell'uscita del film - le pagine sono intervallate da fotografie tratte dalle scene!} #instalibri #instabook #criticaletteraria #natale #natale2019 #book #inlibreria #classici #Piccoledonne #daleggere
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