martedì 31 ottobre 2017

#PagineCritiche - I misteri di Pompei, tra arte, storia, antropologia

I misteri di Pompei
di Paul Veyne
Garzanti, 2017

Traduzione di Paolo Lucca

pp. 204
€ 20 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)


Vi è mai capitato di trovarvi davanti a un'opera d'arte antica, in cui curiosi dettagli vi facevano chiedere di che cosa si trattasse? Immaginate di poter finalmente trovare risposte ben articolate e argomentate da uno storico che sa unire nozioni artistiche ad altre antropologiche e vi sarete fatti un'idea di questo I misteri di Pompei dello stimato Paul Veyne
Nel suo studio uscito per Garzanti, l'opera d'arte in questione è un celebre affresco presente nella cosiddetta Villa dei Misteri di Pompei. L'affresco, che corre lungo le quattro pareti della stanza e che è stato oggetto di un restauro attento negli ultimi anni, è stato a lungo interpretato come una rappresentazione dei culti misterici, in onore di Bacco; l'obiettivo di Veyne è invece quello di dimostrare che «l'affresco pompeiano non mostra un'iniziazione ai Misteri sacri ma un matrimonio assolutamente profano, toletta della sposa e prima notte di nozze comprese» (p. 10). 

#RileggiamoConVoi - Halloween 2017

Foto di Giulia Pretta


Buongiorno Lettori! 
Come ogni fine mese, eccoci con i nostri consigli di lettura, che però stavolta diventano singolarmente "a tema"... Dopo il successo dello scorso anno, torna un #RileggiamoConVoi di Halloween... Attenzione, a volte gli spettri sono quelli dentro di noi! 

Buone letture
La redazione


***

Carolina consiglia: 
Cime tempestose di Emily Brontë (Garzanti)
Perché è una storia di passioni e di tormenti, di morte e di sentimenti estremi; perché l'angoscia che vivono i personaggi si rispecchia in quella del lettore, lo avvince e non lo abbandona; perché i fantasmi che riemergono dal passato tornano a inquietare i vivi, e non è dato testo più adatto allo spirito di Halloween. 
A chi ancora non l'ha letto, perché è una mancanza a cui è necessario porre rimedio; a chi l'ha letto da giovane e vuole tornare a provare lo stesso brivido lungo la schiena;  a chi è stato un po' Heathcliff, un po' Catherine, e se lo ricorda ancora.

Cecilia consiglia: 
Il Dio selvaggio di Al Alvarez (Odoya)
Perché: perché le anime dei suicidi sono notoriamente tra le più inquiete, e in questo famoso studio di Al Alvarez (appena ristampato da Odoya dopo quasi cinquant'anni dalla prima pubblicazione per Rizzoli) si parla di quei portavoce più sensibili dell'umanità contemporanea - scrittori e scrittrici illustri - che a un certo punto della loro vita decisero di "non essere più" e si levarono dal mondo.
A chi: a chi vuole approfondire la tematica del suicidio nel suo complesso rapporto con la letteratura; agli estimatori di Sylvia Plath, poetessa indimenticata che scelse di darsi la morte nel 1963, di cui Al Alvarez fu amico ed estimatore e alla quale è dedicato l'intenso prologo del volume.

Libera arte in (non) libero Stato: L'arte nella tempesta di Tzvetan Todorov

L'arte nella tempesta.
L'avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa
di Tzvetan Todorov
Garzanti, 2017

Traduzione di Emanuele Lana

pp. 235
€ 22 (cartaceo)

A cent'anni di distanza dalla rivoluzione d'Ottobre non è più lo stesso. Non che gli artisti abbiamo vinto un confronto politico. Questi due gruppi non appartengono al medesimo ordine (per usare l'espressione di Pascal). I detentori del potere sono capaci di annientare quelli che vogliono sottomettere, ma non hanno alcuna presa sui valori estetici, etici, spirituali, provenienti dalle opere prodotte da questi artisti (o da altre fonti). Senza queste opere l'umanità non potrebbe sopravvivere, né allora né oggi. E qui il trionfo dei fragili eroi del nostro racconto
Così si chiude il, formidabile, ultimo libro di Tzvetan Todorov, edito da Garzanti con il titolo L'arte nella tempesta. Parole gravide di significati e significanza, per usare termini cari allo stesso autore, e che rappresentano un vero e proprio insegnamento, ahinoi purtroppo oramai postumo, per le future generazioni.
Nell'anno del centenario della Rivoluzione d'Ottobre il pensatore originario della Bulgaria e naturalizzato francese realizza un'opera per certi versi eccentrica rispetto alle varie celebrazioni (e volumi critici) sul dato evento storico e dall'altro perfettamente in linea con il proprio pensiero. Egli non pone al centro del ragionamento i dati storici e i grandi personaggi politici e militari del 1917, bensì focalizza l'attenzione sugli artisti che, partendo dalle avanguardie di inizio secolo, si trovano, come il resto della popolazione russa, nel bene e nel male, travolti dalla rivoluzione. Andando ad analizzare i singoli episodi di questi autori, non nel dettaglio ma fornendo uno "sguardo d'insieme", Todorov pone all'attenzione del lettore, in più riprese, come, praticamente in ogni caso, l'artista, nonostante tutti i tentativi di adattamento e camuffante possibili, finirà per venire schiacciato sotto il pesante "stivale" dello Stato totalitario bolscevico.

lunedì 30 ottobre 2017

Quando la mia anima uscì dal corpo

Quando la mia anima uscì dal corpo. Un medico di Lourdes racconta le esperienze di pre-mortedi Patrick Theillier
edizioni San Paolo, 2017

pp.192
€14.50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Patrick Theillier, autore del libro,  ha lavorato come medico dell’Ufficio delle Constatazioni Mediche del Santuario di Lourdes per dieci anni, facendo costante esperienza di quei fenomeni soprannaturali, che avvengono al limite conosciuto dalla moderna scienza, in quel limbo in cui solo la fede trova spiegazioni plausibili.

Theillier racconta la testimonianza di stati di pre-morte, conosciuti in gergo inglese con il termine di NDE (Near-Death Experiences), con la speranza di poter aprire un varco nelle coscienze o forse semplicemente accendere una breccia di speranza sulla fine positiva dell'esistenza terrena.

I diversi aneddoti citati, sono descritti con rigore scientifico, nonché intercalati da riferimenti alle sacre scritture, per sottolineare in modo ancor più evidente, l'impressionante voce profetica del testo, che a distanza di secoli resta ancora la fonte maggiormente accreditata per spiegare il fenomeno.

"Il primo Dio", la riscoperta di un poeta maledetto

Il primo Dio
di Emanuel Carnevali
D editore, 2017

pp. 224
€ 12,90



Per Strade Maestre, la nuova collana dedicata alla narrativa italo-americana di inizio novecento di D editore, è stato scelto come romanzo di partenza Il primo Dio. Perché questa scelta?
Ho assistito alla presentazione a Roma di questo libro, presenti l'editore, il curatore di collana, lo scrittore Einaudi Sandro Bonvissuto e la book blogger Veronica Giuffré. Ciò che tornava sempre nelle loro parole era la volontà di riscoprire autori che, per motivi legati a sfortunate peregrinazioni editoriali o semplicemente a logiche del mercato, sono stati quasi cancellati dalla storia della letteratura pur avendo avuto a che fare con personaggi come Sherwood Anderson, Ezra Pound e Benedetto Croce.
Carnevali dunque rappresenta bene l'intento della collana: dalle pagine di questa autobiografia neanche troppo mascherata emergono i travagli e i dissidi interiori dello scrittore fiorentino, ben rappresentati dai continui spostamenti e da una incapacità di fondo di appassionarsi ai luoghi. Arriva in un'America fatta di luci, macchine e strade ampie: sono gli anni venti del grande sogno americano, e proprio qui nel Primo Dio sembra di ritrovare le atmosfere del Grande Gatsby che tanto fanno pensare a quella bella illusione che si è infranta con la grande depressione.

domenica 29 ottobre 2017

#IlSalotto - «Se si coltiva la propria originalità si piace di più a se stessi e, alla fine, anche agli altri»: intervista a Fabio Genovesi

Elena Sassi e Fabio Genovesi

Abbiamo letto e recensito in anteprima l’ultimo libro di Fabio Genovesi: Il mare dove non si tocca e ci sono venute in mente molte domande per Fabio, così, durante una sua presentazione, lo abbiamo invitato a bere un caffè e abbiamo fatto una lunga e piacevole chiacchierata.
Fabio è stato molto disponibile e, oltre a parlare del suo ultimo libro, ci  ha raccontato aspetti della sua vita che ci permettono di sostenere che, oltre ad essere un bravo scrittore, è una gran bella persona!

Quanto c’è di autobiografico in Il mare dove non si tocca?
Molto, quasi troppo. Si parte dalla vera storia della mia infanzia ed era così assurda e interessante che mi sembrava piacevole da raccontare. Lo zio di cui si parla nel libro è venuto veramente a scuola, così come tutti  i miei zii erano persone  eccentriche nella realtà di tutti i giorni. Spesso mi venivano a prendere a scuola e mi portavano via, non ero mai certo di restare a scuola fino alla fine della mattinata.

Cosa pensi dei romanzi di formazione? Credi che siano superati?
Credo che quasi tutti i romanzi siano romanzi di formazione, dal momento che di solito il protagonista parte in una situazione e arriva in un’altra. Il bello del romanzo è vedere come cambia la vita, cosa succede e deve  succedere qualche cosa, altrimenti non avrebbe senso nemmeno il libro. Spesso l’errore è  nel credere che si possa parlare di  formazione solo  quando siamo bambini, invece siamo sempre in formazione (o deformazione), anche a 80 anni.

#CriticARTe - David Yarrow "Nella natura selvaggia"

NELLA NATURA SELVAGGIA

INCONTRI RAVVICINATI CON ANIMALI E PAESAGGI DA SALVARE

Genere: Libro
a cura di David Yarrow

pp. 336
90,00 € (cartaceo)
Editore: Mondadori Electa, 2017


Il fotografo scozzese David Yarrow, noto a livello internazionale per i suoi straordinari scatti in bianco e nero, compie il suo esordio editoriale in Italia, con un libro dal grande valore non solo a livello artistico, ma anche di testimonianza dei costanti cambiamenti climatici di un pianeta terra la cui natura selvaggia ed incontaminata richiede urgente attenzione, per non rischiare di avviarsi verso l'inesorabile estinzione.

“Questo volume è stato pubblicato al momento giusto – non per me come fotografo, ma per accompagnare visivamente il coro di voci preoccupate che ci mettono in guardia sul futuro del nostro pianeta. Siamo stati degli inquilini scandalosamente inadeguati, ma, al margine, sta oggi nascendo una consapevolezza della nostra insensibilità e della nostra noncuranza nei confronti della natura selvaggia. E questa consapevolezza non è più un freddo e nebuloso dato statistico: i social media hanno cambiato il modo in cui siamo influenzati e indirizzati, sia consciamente sia inconsciamente.”

sabato 28 ottobre 2017

#CriticaNera. "La ricerca della verità è alla base del noir". Intervista a Bruno Morchio

Bruno Morchio, genovese, è lo scrittore creatore del personaggio di Bacci Pagano, investigatore privato protagonista di una fortunata serie iniziata tra le mura della F.lli Frilli Editori e accasatasi tra quelle di Garzanti. Tra i titoli più significativi menziono Maccaia e Rossoamaro, quest’ultimo probabilmente il più intimo e interessante per quanto riguarda il passato e la psicologia di Bacci Pagano. Un personaggio che con giustizia è considerato alla stregua di Pepe Carvalho e Fabio Montale, e di cui ho avuto modo di parlare su queste stesse pagine. Tuttavia, negli ultimi anni, Bruno Morchio ha dimostrato di non essere solo Bacci Pagano, ma di andare oltre. Con Rizzoli ha infatti pubblicato il romanzo di spionaggio Il testamento del Greco e, da poche settimane, il giallo Un piede in due scarpe, recentemente recensito sempre su Critica Letteraria.

#CritiComics - March: tanto vale leggersi Wikipedia

March: libro uno
di John Lewis, Andrew Aydin e Nate Powell
Traduzione di Giovanni Zucca
Mondadori Oscar Ink, 2017

121 pag.


John Lewis è un uomo semplice. Si sveglia, fa colazione, doccia e poi barba. Indossa giacca e cravatta e si dirige nel suo ufficio. John Lewis è un deputato per lo stato della Georgia al Congresso degli Stati Uniti, un attivista per i diritti degli afroamericani e l'ultimo uomo vivente ad aver partecipato alla marcia su Washington in cui Martin Luther King recitò il suo famoso discorso. Questo progressivo svelamento mette il protagonista di March: libro uno sotto il fascio di luce che illumina quegli eroi semplici e umili, i cui ideali si sono manifestati non con gli scontri consumati sul campo di battaglia ma con l'esercizio della non-violenza. È un tipo di eroismo difficile da rappresentare proprio perché non esistono scontro e contrattacco, ma esclusivamente la rappresentazione di un corpo che si spezza ma non viene piegato. Se volete, è persino un eroismo più puro e viscerale di quello a cui siamo abituati, un eroismo che esclude la forza e le capacità tattiche per innalzare a vera arma di scontro la fortezza dello spirito, l'ideale che permette a quei corpi di resistere a botte e percosse.  

venerdì 27 ottobre 2017

"La rilegatrice di storie perdute" di Cristina Caboni


La rilegatrice di storie perdute
di Cristina Caboni
Garzanti, 2017

pp. 296
€ 17,60


Il titolo è di quelli che attirano: quanta magia c’è nell’idea di rilegare storie perdute? Nel ricucire quello che un inciampo della fortuna ha strappato, diviso (le pagine di un libro, l’inizio e la fine di una storia, gli indizi di un giallo, i personaggi di una storia d’amore) e che sembra destinato a scomparire, a perdersi nel tempo?
Pensiamoci un attimo: non si tratta solo di completare, di mettere al suo posto l’ultimo pezzo del puzzle, ma di ricordare. Come quando in fondo all’armadio spunta la maglietta assurda di una band che ci ha fatto impazzire da ragazzini, portando con sé il rumore della folla al concerto, la memoria della mano di una vecchia amica, del litigio all’ingresso e della birra all’uscita.

“I bambini sardi non piangono mai”: una scrittura alla ricerca della libertà

I bambini sardi non piangono mai
di Gesuino Némus
Elliot, 2016

pp 192
€ 17,50 (cartaceo)





Mentre i fermenti indipendentisti trovano nuovo vigore in giro per il continente, Matteo Locci, in arte Gesuino Nemus, ha voluto affrontare il tema parlando della sua isola natale: la Sardegna. Nemus aveva stupito positivamente, ma forse non convinto, con il pluripremiato La filosofia del cinghiale (la recensione qui): ora, con I bambini sardi non piangono mai, stupore e convinzione aumentano. Se l’esordio era costruito con quella curata e cauta scrittura un po’ espressiva un po’ puramente narrativa, la seconda opera evidenzia il superamento di alcune barriere di etichetta romanzesca. Il divertimento dello scrittore si percepisce ed è anche contagioso: cambi di prospettiva, affabulazione estrosa, ironia e umorismo mescolati a ragionamenti seri ora sono più liberi. Un romanzo dall’esordio tradizionale che lentamente diventa un gioco pirotecnico, capace forse di superare il semplice racconto di una storia.

giovedì 26 ottobre 2017

"Ho taciuto": empatizzare col carnefice

Ho taciuto
di Mathieu Menegaux
Bompiani, 2017

138 pp.
€ 15,00



Si legge spesso che un buon libro è caratterizzato da un elemento fondamentale: saper prendere i sentimenti e le emozioni del lettore e farli a brandelli, ridurli in pezzettini per poi rimontarli a piacere. Il romanzo che funziona è quello che fa dimenticare di essere comodamente seduti sul divano, in mezzo alla gente sull'autobus o fra i fumi tossici delle strade cittadine, e trascina con sé nel vortice di peregrinazioni dei protagonisti. Si soffre insieme a loro e si è felici insieme a loro; si ama e si odia con loro, li si ama e li si odia.
Questo è il caso di Ho taciuto, l'incredibile esordio di Mathieu Menegaux. Una penna già matura salvo qualche incertezza, una penna che sa sfondare ogni resistenza e spingere le nostre convinzioni sul bene e sul male oltre ciò che già crediamo di sapere. La storia che ci racconta è riassunta alla perfezione dalla copertina che Bompiani ha scelto, dimostrando grande acume: sullo sfondo nerissimo della Parigi più cupa si staglia la vita di una donna a pezzi e senza volto, la cui identità si fa grigia a causa dello stupro che subisce a inizio storia. In mezzo scorre il sangue di un'esistenza senza più certezze, sbiadito come la scritta che compone il nome dell'autore. E quel bianco del titolo? Quel bianco io lo vedo come la purezza di una creatura innocente che si viene a trovare, suo malgrado, gettata nell'esistenza: senza colpe, senza parola, senza possibilità di replica.

Doppio binario - Un legal thriler che fa riflettere sui parallelismi tra bene e male

Doppio binario
di Bruno Larosa
Alessandro Polidoro Editore, 2017

pp. 208

€ 14 (cartaceo)

Il pioniere è stato John Grisham, che da rampante avvocato si è trasformato in scrittore a tempo pieno dando vita al genere del legal thriller e raccontando storie ispirate al reale che sono state poi trasposte numerose volte sul grande schermo.

In terra nostrana tra i primi giuristi a cimentarsi col genere letterario non possiamo non annoverare Giancarlo De Cataldo, che con Romanzo criminale (edito da Einaudi nel 2002) ha appassionato milioni di lettori prima, e di spettatori poi, poiché dalla sua opera prima sono stati tratti un film ed una serie tv di enorme successo.

L'elenco di personaggi che lavorano col diritto ma che, presto o tardi, hanno nutrito ambizioni narrative extra giuridiche è davvero lungo, ed a questa lista si aggiunge anche l'avvocato penalista Bruno Larosa, che dopo Magistrati! (pubblicato dalle edizioni Centoautori nel 2013) torna con una storia molto avvincente dal titolo Doppio binario (edita da Alessandro Polidoro Editore), con protagonista Dario Casaluce, figlio di un professore e luminare di Diritto penale nell'università di
"una Città che è molto meglio non nominare"
il quale viene misteriosamente ucciso.

mercoledì 25 ottobre 2017

Una passeggiata nel mondo dei bambini e… dei veri maestri





Maestra che ne sarà di me
di Angela Maria Borello
Sonzogno, 2017

pp. 272
€ 16,50



Appena ho iniziato a leggere l’ultimo libro di Angela Maria Borello, dal titolo Maestra che ne sarà di me, mi è tornato in mente un gioco che, da piccola, facevo con mio nonno, durante le nostre lunghe passeggiate al molo della mia città. Mentre passavamo lungo i pontili per osservare le barche ormeggiate, mio nonno mi chiedeva di inventare per loro un nome, un nome nuovo, ossia il nome che secondo me le descriveva meglio. Nascevano così parole originali, improbabili, a volte buffissime che non avevano altra utilità se non quella di restituire a chi le ascoltava il significato che quelle barche avevano per me bambina.
Questo era l’intento profondo di quel gioco, lo stesso che, a mio parere, anima l’ultimo libro di Angela Maria Borello, in cui sono raccolti i pensieri di bambini di età compresa tra i due e i sei anni incontrati dall’autrice durante la sua lunga attività di direttrice didattica della scuola paritaria Saint Denis. La Borello trascrive nel tempo i pensieri più significativi pronunciati dai bambini mantenendo il loro linguaggio originale, senza nessuna correzione né alterazione. La lettura di questo libro si trasforma così in un’occasione preziosa per fare tante lunghe “passeggiate” nel mondo dei bambini, per ascoltare e comprendere le loro emozioni, i loro sogni e il significato che danno agli eventi quotidiani, attraverso l’ascolto delle loro parole:

Al di là dell'oceano, oltre L'Avana

L'angolo del mondo
di Mylene Fernández Pintado
Marcos y Marcos, 2017

Titolo originale La esquina del mundo
Traduzione di Laura Mariottini e Alessandro Oricchio

221 pp.
16,00 €



La chiave di lettura più utile per addentrarci in questo romanzo della scrittrice cubana Mylene Fernández Pintado è la contrapposizione, mezzo attraverso cui si definisce la struttura narrativa del testo. Contrapposizione tra Cuba e il resto del mondo; tra i cubani che lasciano l'isola e quelli che non lo fanno; tra quelli che non vorrebbero andarsene e invece sono costretti a farlo e quelli che invece desidererebbero partire, ma non possono; tra quelli che ritornano, anche solo per le vacanze, e quelli che non ci mettono più piede. Tra il Malecón, lo struggente lungomare dell'Avana, e ciò che c'è al di là delle onde. Tra la solidità di una vita matura e la spensieratezza e il sogno di una vita giovane, giovanissima. Tra l'amore pacificato per la propria isola, ricca di contraddizioni e difficoltà, e il desiderio di lasciarla per vedere altri Paesi, per trovare il proprio posto nel mondo, ovunque, ma non in quell'«angolo di mondo».

martedì 24 ottobre 2017

Forse questa volta Green è caduto dalle stelle: il successo è annunciato, ma...

Tartarughe all'infinito
di John Green
Rizzoli, 2017

Traduzione di Beatrice Masini

pp. 352
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Chiunque può guardarti. È raro trovare qualcuno che vede lo stesso mondo che vedi tu. (p. 18)
Amatissimo tra i lettori adolescenti per il suo Colpa delle stelle, John Green è tornato in libreria con una nuova storia dal titolo quantomeno curioso. Forse per questo, forse per il mio lavoro di insegnante, mi sono lasciata tentare da un romanzo young adult. Nelle primissime pagine, si fa subito la conoscenza della protagonista, nonché io-narrante della storia: Holmesy, una ragazzina molto sensibile, provata dalla morte prematura del padre, in preda alle sue nevrosi e a pensieri "intrusivi", come le dice sempre la sua terapeuta. In particolare Holmesy è ossessionata dall'idea di contrarre malattie incurabili, di entrare in contatto con microbi con la semplice ingestione di cibo o con i contatti umani e quando l'ansia è troppa, ecco che conficca l'unghia nel callo sul dito fino a vedere il sangue. Poi disinfetta e mette uno dei tanti cerotti che porta con sé, ma subito, in un circolo vizioso, pensa ai microbi che possono essersi introdotti nella ferita aperta,... È avvinta da questi pensieri, Holmesy, quando in mensa i suoi migliori amici, Daisy e Mychal, commentano una notizia: è scomparso il ricchissimo padre di Davis Pickett. Per chi è in grado di fornire informazioni sulla sua posizione, ci sono ben centomila dollari in premio. 

Straniamento e denuncia nella Ghazzah Street saudita di Hilary Mantel




Otto mesi a Ghazzah Street
di Hilary Mantel
Fazi Editore, agosto 2017

Traduzione di Giuseppina Oneto

Pagg. 334 
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Il primo impatto con questo romanzo è stato folgorante. Lo stile e la trama sono avvincenti, il ritmo è incalzante. Poi si riflette sul messaggio che la scrittrice ci lascia del contesto politico in cui è maturato questo romanzo, a quanto sia duro per le donne, in Arabia Saudita, l’affermazione del proprio io, pur con gli spiragli che in questi giorni leggiamo sulla cronaca, che parlano di conquiste come la possibilità di guidare l’automobile, la ricerca dell’affermazione di se stesse, attraverso molte proteste. 

Leggendo il libro di Hilary Mantel bisogna però tener conto del contesto in cui la scrittrice lo ideò; era la fine degli anni Ottanta, quando la Mantel si ritrovò ospite dell'Arabia Saudita, grazie al lavoro del marito. 
Oltre alla scelta di base, il racconto di un luogo non occidentalizzato, spesso additato  e stigmatizzato nel pensiero occidentale per la grande arretratezza in materia di diritti e di pari opportunità, conosciuto per i grandi capitali utilizzati per sovvenzionare ideologie religiose, il romanzo ha una connotazione particolare nell'utilizzo del tempo e dello spazio

lunedì 23 ottobre 2017

Cari genitori, dobbiamo davvero togliere la nostra fiducia alla scuola?

Sono puri i loro sogni. Lettera a noi genitori sulla scuola
di Matteo Bussola
Einaudi Stile Libero, 2017

pp. 109
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99  (ebook)


Dopo qualche pagina di Sono puri i loro sogni, ho pensato: speriamo che tanti genitori leggano questo libro! E in effetti l'ingresso immediato nella classifica italiana della varia pare confermare le mie speranze. 
Perché parlo in prima persona in una recensione? Perché da insegnante mi sono sentita potentemente coinvolta; e perché da aspirante genitore mi sono chiesta come reagirei in questa o quella situazione. Dunque, perdonate se non riesco a mantenere un oggettivo (o presunto tale) distacco, ma se mi schiero apertamente e consiglio di leggere il libro, sia che siate insegnanti sia che siate genitori. 
La parola d'ordine che muove l'intera opera è buonsenso: senza cadere nell'ingenua credulità né demonizzare l'una o l'altra parte, Matteo Bussola vive da vicino con le sue tre figlie l'esperienza scolare e assiste giornalmente ai dibattiti (online e offline) in cui i genitori deridono, criticano o addirittura martirizzano verbalmente gli insegnanti. Alcuni esempi raccolti da Bussola sono agghiaccianti e sembrano appartenere a un racconto del terrore. E invece è la "pura" e "semplice" realtà quotidiana. 

#CriticaNera - Un "Tempo da elfi" senza tempo e senza elfi

Tempo da elfi
Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli
Giunti, 2017

301 pp.
€ 18,00



Questo libro ha una copertina fantastica: questo è il primo pensiero che ho avuto stringendo fra le mani il volume di Guccini & Macchiavelli. Pur sapendo che si trattava di un giallo sul modello "caccia all'assassino", non potevo non farmi coinvolgere dalle sensazioni che una copertina così evocativa sapeva richiamare, legandole soprattutto alle atmosfere fantasy a cui strizza gli occhi.
E in effetti realtà e fantasy si mescolano in questo romanzo perché gli elfi che abitano il paesino di Casedisopra, dispero fra i boschi e le montagne dell'Appennino, prendono il proprio nome dall'inarrivabile mondo tolkeniano, immaginario da cui hanno tratto uno stile di vita basato sulla fruizione dei prodotti della natura, sullo scambio equo di oggetti e sul non utilizzo della tecnologia. Le piccole comunità di elfi convivono con quelle dei montanari, e su questo fragile equilibrio si gioca buona parte dell'indagine e delle tematiche del libro. È un mondo, quello (ri)creato dalla coppia G&M, lontanissimo dagli ambienti urbani, un mondo che quasi sembra essere scomparso e che a sua volta vuole dimenticare i ritmi frenetici, l'inquinamento e le problematiche che avvolgono da tempo le città. Citando la bandella, «le stagioni si avvicendano sempre uguali a Casedisopra», e questa è di fatto la sensazione dominante: un luogo senza tempo, fermo a un periodo quasi-storico sospeso in qualche punto del novecento precedente alla grande industrializzazione. I boschi e le montagne dominano, insomma, lo sguardo del lettore, che può percepire il profumo dei funghi e lo scorrere dei ruscelli emergere dalle pagine.

domenica 22 ottobre 2017

#PagineCritiche - Il lamento di Alessandro dal Lago contro il populismo digitale

Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra
di Alessandro dal Lago
Editore Raffaello Cortina, 2017 (prima ed.)

pp. 169
€ 14,00



Bisogna che chi si occupa dell’età contemporanea, con lo sguardo accordato a monte alla materia sociologica, si guardi bene dal gridare incessantemente all’allarme, acquattato dietro l’O-tempora-o-mores di cui si fregiava Cicerone, giacché a un’epoca non è certo dato annunciarsi completamente positiva o in cammino verso la deflagrazione. Osservare la contemporaneità, pure a dispetto della natura fatua di cui è vestita, significa porre in essa labili architetture destinate a disgregarsi al primo moto del suolo. Così, quella crisi di cui rende conto la citazione di Gramsci a esergo del saggio “Populismo digitale” del sociologo Alessandro dal Lago, edito da Raffaello Cortina Editore, descrive il tragico interregno dove “il vecchio muore e il nuovo non può nascere”, sospeso dentro l’incertezza dell’attualità. Al sociologo non resta che interrogare l’interregno più vicino.

#IlSalotto – Con Chiara Francini e il suo esordio letterario

Chiara Francini, fiorentina doc, si laurea in Lettere con una tesi in italianistica e si forma professionalmente al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino. Lavora per il teatro e  in televisione come attrice, ma anche come conduttrice a Domenica In con Pippo Baudo.

In Non parlare con la bocca piena (Rizzoli), il suo romanzo d’esordio, Chiara racconta la quotidianità di una famiglia e quella della protagonista: Chiara. 
Non si stratta  di una famiglia “classica”, ma di una coppia di omosessuali che crescono Chiara con allegria, canto, armonia e tanto calore. 
La protagonista ritorna, dopo avere rotto con il fidanzato Federico, nella casa dove è cresciuta e dove, oltre ai suoi due papà, era ed è circondata da numerosi personaggi amici dei genitori. 
I co-protagonisti sono persone stravaganti, bizzarre, amanti della lirica, del teatro, del buon cibo, ma soprattutto sono persone che sanno amare. 
Tra soprannomi e gesti rituali tutti i personaggi sono ben delineati nella loro atipicità. Talvolta risultano grotteschi e fuori dal tempo, ma ognuno rappresenta per Chiara un esempio e un sostegno.
Per alcuni aspetti questo romanzo potrebbe  essere considerato un romanzo di formazione, nel senso che la protagonista cresce attraverso la sofferenza, la fine di un amore (che forse non finisce), la perdita di un grande affetto e il senso di impotenza di fronte ad una realtà che non riesce completamente a gestire.

sabato 21 ottobre 2017

#PagineCritiche - Italiano digitale: è davvero anarchia?

Social-linguistica. Italiano e italiani dei social network
di Vera Gheno
Franco Cesati Editore, 2017

con prefazione di Stefano Bartezzaghi

pp. 140
€ 12 (cartaceo)



In quali e quante varietà di italiano scriviamo quando siamo online? Si tratta davvero di pura anarchia? Vera Gheno, che unisce ai suoi studi di sociolinguistica un'ottima padronanza dei social network, ha scritto da pochissimo Social-linguistica, un libretto piacevolissimo, preciso e divertente come sanno sempre fare i libri della collana "Pillole di linguistica" di Franco Cesati Editore. 
Dopo una sintetica retrospettiva sugli esordi della "socialità" su Internet, sempre filtrati dall'esperienza in prima persona dell'autrice, si giunge al nucleo centrale, dedicato alla "lingua liquida" online, che permette di trovare sul web 
«piena realizzazione del ruolo della lingua contemporaneamente unificatrice e separatrice: unificatrice tra persone che comunicano in maniera simile, e su temi condivisi, separatrice nei confronti di 'diversi', includendo in questa categoria anche gli utenti inesperti» (p. 33).

#CriticARTe - Cacciatori d'arte I mercanti di ieri e di oggi





Cacciatori d'arte
I mercanti di ieri e di oggi
a cura di Yann Kerlau
Johan&Levi Editore, 2015

pp. 250
25,00 € (cartaceo)


“Cacciatori d'arte. I mercanti di ieri e di oggi” (Johan & Levi Editore) è stato protagonista di una delle Conferenze promosse nell’ambito della mostra  "La finestra sul cortile. Scorci di collezioni private", presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano, in collaborazione con UBS, durante i primi mesi del 2017.

Yann Kerlau, un tempo avvocato e successivamente manager della casa di moda del lusso Gucci, oggi dedito romanziere, affronta un tema di interesse sociale e culturale, con un nuovo approccio informale e fresco, che mette in luce le sue indiscusse capacità di scrittore.

Le evoluzioni del mondo dell'arte e dei suoi protagonisti sono narrate lungo l'asse storico e temporale della vita di sette personaggi iconici, attraverso i quali assistiamo alla sottile e definitiva dipartita dell'ormai obsoleto mecenatismo, per giungere ai contemporanei Galleristi ed al mercato delle aste.

venerdì 20 ottobre 2017

#CriticaNera - "Un piede in due scarpe": un giallo classico per Bruno Morchio

Un piede in due scarpe
di Bruno Morchio
Rizzoli, 2017

pp. 262
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Tracciare la differenza tra giallo e noir non è così immediato. Spesso i due generi si confondono l'uno con l'altro o, ancor peggio, si considerano la stessa cosa. Come già evidenziato su queste pagine, il giallo (o poliziesco) si focalizza sulla soluzione di un enigma (trovare il colpevole di un delitto) che ha sovvertito l'ordine delle cose. Si tratta di una sfida intellettuale, che solo a tratti ha come obiettivo la consegna di un criminale alla giustizia, ma che alla fine della narrazione riporta l'ordine precedentemente sovvertito. Nel noir, invece, il delitto appare sempre più spesso un pretesto per avviare un'indagine critica sulla società che ne metta in discussione lo status quo. La soluzione del caso non riporta l'ordine, che era già sovvertito ancor prima del crimine, ma anzi constata con amaro disincanto le contraddizioni del nostro vivere e del nostro tempo, che appaiono insolubili. Vi sono anche altre peculiarità che caratterizzano il noir: le atmosfere, l'anatomia del male e dei lati oscuri dell'essere umano, l'ambiente urbano, ecc. A volte elementi noir ed elementi polizieschi si mescolano e danno vita a narrazioni ibride, noir più gentili o polizieschi particolarmente audaci.

Tuttavia, esistono esempi che riescono a essere più chiari di qualsiasi spiegazione teorica. Un piede in due scarpe, di Bruno Morchio, recentemente pubblicato da Rizzoli, è uno di questi, soprattutto se messo vicino alla fortunata saga noir dello scrittore genovese, quella avente come protagonista Bacci Pagano.

Non puoi tornare in patria, se non con vesti di seta!


Cuore di seta. La mia storia italiana made in China
di Shi Yang Shi
Mondadori, 2017

pp. 166
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Che io sia stato costretto, da bambino, a venire in Italia - e che questo abbia aperto uno strappo tanto doloroso in quel cuoricino di seta -, oggi lo riconosco solo come una piccola parte di un cammino che è ancora tutto da intraprendere. Insidie e sprofondamenti non sono mancati, così come conquiste e soddisfazioni.
Potete averlo visto a teatro, oppure in tv come una delle Iene: Shi Yang Shi è però ben più di un attore italo-cinese. È una persona che si racconta senza difese e senza sovrastrutture in questo Cuore di seta, autobiografia che si concentra in particolar modo sugli anni complessi che lo hanno visto strappato alla sua infanzia cinese, per vivere tra molte difficoltà a Milano, a casa di uno zio immigrato in passato e proprietario di una rosticceria. Yang si trasferisce lì con sua madre quando ha solo undici anni: non conosce l'italiano e l'esperienza a scuola è davvero traumatica, all'inizio. Ma non si perde d'animo e fa di tutto per trasformare in opportunità il sacrificio che i suoi genitori hanno fatto per lui. Non capisce pienamente perché sua madre, medico stimato in Cina, accetti di compiere lavoretti di poco conto in Italia, e si chiede perché il padre non possa raggiungerli a Milano per ben quattro anni.

giovedì 19 ottobre 2017

Tutto il suo mondo in un giardino

Il giardino di Elizabeth,
di Elizabeth Von Armin
Fazi Editore, 2017

Traduzione di Sabina Terziani

pp. 180
€16,50 (copertina flessibile)
€7,99 (e-book)

Erano due paradisi in uno vivere da soli in Paradiso.
Elizabeth vive nel suo mondo in una maniera non completamente eremitica, ma lasciando che gli altri intravedano appena la sua presenza. Si nasconde dal mondo esterno riparandosi dietro le siepi del giardino dell’ex convento di proprietà del marito, un luogo isolato e carico di storia in Pomerania, facendo sì quindi che solo lo sfinito ed esperto giardiniere, la cameriera accondiscendente e la tata accomodante si rendano conto della sua esistenza. Elizabeth non c’è mai veramente per nessuno, a patto che non sia un essere vivente che con cura e apprensione ha piantato nelle aiuole del suo angolo di paradiso o una delle sue tre figlie («La mia bambina più grande, nata in aprile, ha cinque anni; la più piccola, nata a giugno, ne ha tre: il lettore perspicace saprà quindi indovinare l’età della bimba di mezzo, nata a maggio»). Tutto il resto viene lasciato fuori, con grande apprensione delle matrone che a malincuore ogni tanto Elizabeth è costretta a visitare e che ritengono che la sua solitudine sia stata una feroce imposizione del marito. Elizabeth, è vero, lo soprannomina l'Uomo della collera, non per averla costretta a prendersi cura del convento di famiglia, ma per il motivo esattamente contrario, averla cioè incatenata ad anni di vita cittadina forzata lontana dal suo Paradiso. Incredula di fronte alle opinioni delle nibildonne di campagna ribatte senza indugi:
«L’inverno mi è piaciuto tantissimo», ho insistito io, quando si sono placate un po’. «Sono andata in slitta e ho pattinato, e poi c’erano le bambine, e scaffali e scaffali pieni di...», stavo per dire “libri”, ma mi sono fermata. Leggere è un’occupazione maschile; una donna che legge spreca il suo tempo in modo riprovevole.

Sogni taglienti come lame: la "preghiera d'acciaio" di Angela Bubba

Preghiera d’acciaio
di Angela Bubba
Bompiani, 2017

pp. 223 
€ 17,00


Preghiera d'acciaio è un'opera complessa, per cui è vano qualsiasi tentativo definitorio. Imbarcarsi nell'impresa è tuttavia un obbligo per il lettore che sia giunto alla fine e desideri provare a mettere ordine nell'intrico caotico dei pensieri, a sondarne con dita leggere la matassa alla ricerca di un capo. Che dire dunque? 
Quello di Angela Bubba è un romanzo difficile da iniziare e difficile da concludere. Si entra nella storia col passo prudente del cacciatore, si esce con l'impressione di aver osservato qualcosa di privato e non completamente accessibile.

mercoledì 18 ottobre 2017

#PagineCritiche - Il capo e la folla: Perché Storia non finisce mai di insegnare

Il capo e la folla - La genesi della democrazia recitativa
di Emilio Gentile
Editori Laterza, 2017 (edizioni precedenti: "i Robinson / Letture" 2016)

€ 12 (cartaceo)
€ 8,49 (e-book)



Studiare ed interpretare la Storia è da sempre un modo molto efficace per comprendere meglio il presente, prevenire (si spera) gli errori commessi da chi è venuto prima di noi e provare a replicare quanto di buono è già accaduto.
Per questo motivo leggere l'opera Il capo e la folla (edito dalla collana economica Laterza, ma già apparso nel 2016 ne i Robinson) di uno storico di fama mondiale come Emilio Gentile si rivela una buona occasione per approfondire un aspetto della nostra contemporaneità ponendolo in relazione col passato: si tratta della maniera attraverso la quale
"sono stati percepiti e interpretati i rapporti tra il capo e la folla in situazioni democratiche".

«Scrivere un diario significa fare una serie di scelte su cosa omettere, cosa dimenticare».

Andanza. Fine di un diario
di Sarah Manguso
NN editore, 2017

Traduzione di Gioia Guerzoni
Con le illustrazioni di Marco Petrella

pp. 116
€ 12,75 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c'è molto altro. (p. 11)
Immaginate un diario di venticinque anni, con ottocentomila parole: una lotta contro la dimenticanza, nel tentativo (sempre e comunque frustrante) di fermare il presente. Ma quel presente di cui si va a scrivere si è ormai fatto passato, quando si stringe la penna e si apre il diario; e le parole usate non saranno mai in grado di evocare ogni preciso dettaglio, né di abbattere la minaccia dell'oblio. Sfuggirà sempre qualcosa, mentre qualcosa sarà deformato dal lessico. 

martedì 17 ottobre 2017

"Elizabeth Jane Howard": la pericolosa innocenza dell'autrice dei Cazalet


Elizabeth Jane Howard. Un'innocenza pericolosa
di Artemis Cooper

Traduzione di Franca Di Muzio e Nazzareno Mataldi

Fazi Editore, 2017
pp. 463, € 18,50





Non sapeva mai se quello che la gente faceva per lei, o voleva che lei facesse, fosse dovuto alla sua persona o alla sua bellezza abbagliante. Non sapeva mai di chi o di cosa fidarsi. Ciò la rese una pessima giudice degli uomini.
Non sono una grande appassionata di biografie; mi pongono davanti a tutta una serie di problemi. 
Se ho amato la produzione di un autore, ho il timore di scoprire sue abitudini personali poco gradevoli, tanto da spingermi a rivalutare le sue opere. Non si dice che sia sempre pericoloso conoscere gli autori dai quali si è stregati perché si rischiano tremende delusioni? 
Continuo a cercare dettagli da mettere in parallelo ai romanzi e se non le trovo mi sento quasi defraudata. 
Inoltre, la sequenza di date, eventi, incontri, eventuali stralci di lettere mi lasciano un sapore didascalico in bocca.
In questo caso però, mi sono fatta risucchiare. Dopo aver terminato la saga della famiglia Cazalet, mi sono trovata in difficoltà: non riuscivo a rinunciare alla compagnia dei personaggi e ad immergermi nelle atmosfere britanniche. Per cercare di prolungare la mia permanenza in quel mondo, ho deciso di rompere le mie esitazioni e leggere la biografia di Elizabeth Jane Howard.
Ne sono rimasta affascinata.

"Chi ha bisogno di te": le donne tristi di Elisabetta Bucciarelli

Chi ha bisogno di te
di Elisabetta Bucciarelli
Skira, 2017

139 pp.

€ 13,00


I diciassette anni sono uno dei momenti più complessi di un'esistenza: la quotidianità finora banale si trasforma in qualcosa di nuovo e inesplorato, sempre in bilico fra quell'età adulta che sta per sbocciare con la maggiore età e quella lunga mattinata pigra e assolata che è stata l'adolescenza. Essere figlia di genitori separati e ragazza ancora in cerca del primo amore, poi, non può che rendere tutto più difficile e al contempo variopinto; aggiungiamo un'intelligenza emotiva al di fuori della norma e abbiamo i semi di una storia pronta a divenire quercia.
È dunque la genuina curiosità verso il mondo che cambia ‒ che cambia perché cambiano noi ‒ il sentimento che maggiormente emerge dalle brevi ma intense pagine di questo nuovo gioiello firmato da Elisabetta Bucciarelli, un testo leggero e silenzioso come le farfalle tanto amate da Meri, e altrettanto elegante; è un romanzo di formazione, questo, delicato come pochi nell'affrontare temi che basterebbe veramente poco a trasformare in incubi: l'amore sconosciuto, la famiglia disastrata, i genitori inarrivabili, le delusioni amicali. Lo sguardo sul mondo di Meri è ciò che dà colore alle pagine bianche, che riempie di profumi di alberi e piante le scritte nere del classico e sempre elegante Garamond.

lunedì 16 ottobre 2017

#CriticaNera - "Vedo le cose con amara lucidità". Intervista con Massimo Fagnoni

Nel febbraio 2016, il mio editore, Carlo Frilli, mi mise in mano un libro e mi disse: “Leggiti Fagnoni, ne vale la pena”. Tornai a casa, a Genova, e poi a Barcellona, con curiosità e dubbi. Il libro in questione era Bologna non c’è più e l’autore, Massimo Fagnoni, per me era un perfetto sconosciuto. La lettura di quel libro si riversò in una delle recensioni più liberatorie che abbia mai scritto, tanto liberatoria che, ogni tanto, Massimo mi ringrazia ancora per le parole scritte quel giorno. Nulla da ringraziare, ripeto sempre, se c’è da parlar bene si parla bene, se c’è da stroncare, si stronca. Con uguale obiettività e rispetto. Da quella recensione ne nacque un lungo carteggio, tra e-mail tradizionali e messaggi su Facebook, un epistolario virtuale abbastanza corposo e ricco, più per merito di Massimo che mio. Se tra cinquanta o cento anni ci sarà qualche filologo che si interessi alla sua opera e trovi questa corrispondenza, non lo invidio. Frammentata e liquida come ogni corrispondenza di questo secolo XXI, non sarà facile per il filologo del futuro ricostruirla.

Da quel Bologna non c’è più ho continuato a seguire l’opera di Massimo Fagnoni. Letto Il giallo di Caserme Rosse (di cui non parlo perché pubblicato dal mio editore, quindi in conflitto di interessi) e divorato Il ghiaccio e la memoria, uscito per i tipi di Minerva quest’anno. Un giallo atipico, dalle tinte chiaramente hardboiled, anche se inzuppate della tradizione nera nostrana. Non vi è un caso se non a partire dalla seconda metà libro e la narrazione scorre sul filo di due piani temporali distanti oltre vent’anni: gli anni ‘80 del XX secolo e i primi anni 2000. Come in Bologna non c’è più, la società del capoluogo emiliano viene sezionata e studiata nelle zone più buie, senza però fare luce sulle ombre e, anzi, lasciando alla soluzione del caso un retrogusto amaro che sa di morte, delusione e disincanto. Forse il disincanto è la cifra di Il ghiaccio e la memoria, un disincanto che crea uno scarto con la serie Trebbi (Il silenzio della bassa, Bologna non c’è più, Il giallo di Caserme Rosse) e dà a Fagnoni un posto preciso nell’affollata narrativa di genere italiana. Non è un caso, quindi, e non deve sorprendere, che lo scrittore bolognese sarà presente al Premio Scerbanenco 2017 con due titoli: Il ghiaccio e la memoria, appunto, e Il giallo di Caserme Rosse.

Tradire tutti, per non tradire chi siamo davvero

La scordanza
di Dora Albanese
Rizzoli, 2017

pp. 237
€ 19 (cartaceo)


Vi capita mai di prendere le parti di questo o di quel personaggio, quando leggete una storia particolarmente coinvolgente? Con La scordanza è impossibile restare imparziali: nelle prime pagine si parteggia per Caterina, giovane sposa con due figli, uno di dieci anni e l'altro di pochi mesi, che lei cresce in un paesino della Basilicata ancorato alla tradizione. Un po' per l'aria asfittica e immobile, un po' per il marito violento che non pare più amare Caterina, anche noi lettori partecipiamo ai suoi dubbi e alle sue sofferenze. 
Poi, però, conosciamo Eustachio: è il suo primo figlio, sensibilissimo ed estremamente intuitivo, fa di tutto per aiutare i genitori a stare meglio insieme. Li sorveglia la notte, infilandosi nella loro stanza a controllare il respiro di entrambi e quando pensa che ce ne sia bisogno si reca anche dalla "maga" del paese per chiederle una pozione che faccia nuovamente innamorare i suoi genitori. 

domenica 15 ottobre 2017

Ogni libro è letto, ma ogni letto non è anche un libro: "Le ragazze nello studio di Munari":

Le ragazze nello studio di Munari
di Alessandro Baronciani
Bao Publishing, 2017

pp. 256
€ 21,00


Fabio non riesce a dormire. Nel retrobottega del suo negozio, sdraiato sul soppalco, si rigira nel letto e pensa. I pensieri nella sua testa non sono mai lineari: tende a divagare, a creare collegamenti, a uscire dal seminato. Fabio vive a Milano dove ha un negozio di libri rari e usati: conserva in una stanza speciale i suoi tesori più preziosi: l'autografo di Calvino, quello di Saba... tra tutti spicca quello di  Bruno Munari. 
Ma stiamo divagando: dicevamo, Fabio non riesce a dormire. Pensa ai momenti che hanno cambiato la sua vita: sono stati tre, uno ogni sette anni. La sua prima volta al liceo, nei bagni della scuola, il suo primo lavoro, quando ha conosciuto Zao, una modella coreana a Milano per delle sfilate. Squilla il telefono: Fedra gli scrive che è tornata a casa dai suoi e che lui è uno stronzo. Chissà Sonia cosa direbbe: sarebbe forse perplessa come quella volta che le ha fatto vedere la fabbrica del set "Deserto rosso". Oppure... Stiamo di nuovo divagando: Fabio non riesce a dormire e inizia a scrivere di tre donne che lo hanno irrimediabilmente stregato.

#CriticARTe - Estro e talento. Il genio del Genovesino a Cremona



 Particolare dell'Adorazione dei Magi,
Parma, Galleria Nazionale
ph. Sabrina Miglio



Genovesino
Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona

Museo Civico Ala Ponzone Cremona
6 ottobre 2017 - 6 gennaio 2018
martedì-domenica 10.00-17.00

biglietto intero 10 €

(comprende l'accesso alla Pinacoteca e alla collezione Le stanze per la musica)

info: www.mostragenovesino.it





Una prima volta in assoluto. Una mostra monografica, interamente dedicata a Luigi Miradori, detto il Genovesino, tra i protagonisti della pittura seicentesca dell'Italia settentrionale, non era mai stata realizzata. A colmare la lacuna ci ha pensato, con l'esposizione Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona, la città lombarda, palcoscenico privilegiato dell'autore ligure. Che non fu, come spesso accade, profeta in patria. Ligure di nascita, da qui il soprannome, Miradori infatti a Genova lasciò soltanto un paio di tele misconosciute. Spostatosi poi nella Piacenza dei Farnese, dove però non trovò fortuna, sembrava destinato a rimanere nel limbo dei pittori del Barocco settentrionale che, pur riempiendo di tele tante nostre chiese e chiesette, rimasero poco o per niente conosciuti. La fortuna invece sorrise a Luigi Miradori a Cremona, dove entrò nelle grazie del governatore spagnolo della città, don Álvaro de Quiñones, e dove divenne, in breve tempo, il pittore prediletto sia della committenza ecclesiastica che della nobiltà locale.