venerdì 27 maggio 2016

Una Jane Austen in mezzo ai glicini: Non è la fine del mondo di Alessia Gazzola

Non è la fine del mondo
di Alessia Gazzola
Feltrinelli, maggio 2016

pp. 216
€ 15




Il nostro mondo sarebbe lo stesso se non fosse esistita Jane Austen? Viene proprio spontaneo chiederselo quando si finisce di leggere Non è la fine del mondo (ovvero La tenace stagista ovvero Una favola d'oggi) di Alessia Gazzola, edito per Feltrinelli. Già perché lungi dal voler essere una sorta di imitazione tout court della grande scrittrice inglese, le atmosfere, le suggestioni e l'iconografie (ed ideologie) da romanzo regencey regnano sovrani in questo libro. Ma non è l'unica nota che emerge con forza da Non è la fine del mondo: è anche un volume spiritoso, riflessivo e che costruisce un nuovo personaggio nell'immaginario femminile di Alessia Gazzola, una delle più prolifiche e di successo tra le scrittrici italiane. In mezzo ai glicini in fiore, tinte e tonalità incredibilmente varie e squisitezze della pasticcerie francese le "piccole" Jane Austen di trentanni crescono in un mondo tanto più grande di loro e per questo così affascinante.

L'illusionismo dei racconti noir di Jack Ritchie



È ricca, la sposo e l'ammazzo
di Jack Ritchie
Marcos y Marcos, 2016
Traduzione di Sandro Ossola
pp. 315
€ 10,00


 È vero, ci vogliono soldi per fare soldi. E, ovviamente, un po' d'immaginazione aiuta.
Per realizzare un valido spettacolo di magia ci vogliono due elemnenti: il primo è un bravo prestigiatore, ovviamente. Uno che conosca il proprio mestiere e sappia ammantare di mistero anche un banale trucco con le carte. Il secondo elemento è un pubblico pronto e desideroso di farsi ingannare. Una platea disposta a guardare il dito mentre il mago indica la luna. La raccolta di racconti di Jack Ritchie contiene entrambi questi elementi.

giovedì 26 maggio 2016

Squilibri dissacranti per la giovane Jane Austen


Signorina attaccabrighe
di Jane Austen
Donzelli, 2016

pp. 53
€ 21,00 

Illustrazioni di Andrea Joseph
Traduzione di Bianca Lazzaro


La pubblicazione da parte di Donzelli di Signorina Attaccabrighe, scritto giovanile di Jane Austen, produce negli ammiratori della scrittrice inglese il primo vero brivido da quando Newton Compton ha messo sul mercato Lady SusanI Watson Sanditon. Tutte queste brevi prove narrative si rivelano inevitabilmente meno curate e soddisfacenti rispetto ai romanzi completi, ma rappresentano un'occasione per sentire un'autrice amata ancora viva, ancora vicina. Rendersi conto che, dopo aver letto tutto quel che si poteva leggere, dopo aver ripreso in mano più e più volte i testi prediletti, resta ancora qualcosa di nuovo da scoprire concede all'austeniano appassionato un momento di puro piacere.

#CriticaNera - «Certe volte le storie ti cercano loro...»

Di rabbia e di vento
di Alessandro Robecchi
Sellerio, 2016

pp. 410
€ 15

«Perché mi ha chiamato, Carella?»
«Perché lei mi suona male, Monterossi, lei è uno che chi fa un'indagine non vorrebbe mai troversi in mezzo alle palle. Lei pensa, questo non va bene. Poi vuole fare giustizia, e questo è peggio. La giustizia non c'è, Monterossi, se lo vuole mettere in testa o no?». (p. 328)

Certe volte sono le storie a cercarti, e Carlo Monterossi sa bene che scappare non serve a niente (cfr. p. 238): e dire che si è già imbattuto nella polizia! Ma ecco che torna a incontrare il vice sovrintendente Tarcisio Ghezzi e a battibeccare con il suo sottoposto, Carella (e a far divertire e riflettere noi lettori). Il motivo? Un efferato omicidio che sevizia una giovane escort, in una fredda notte milanese sferzata dal vento. 
E dire che Carlo aveva conosciuto da poco la bellissima e singolare Anna! Era andato a casa sua, l'aveva ascoltata parlare, e l'alcol aveva fatto il resto: no, non aveva sciolto gli imbarazzi, aveva fatto mormorare ad Anna di un "tesoro" fantomatico. Lì per lì Carlo non ci aveva prestato attenzione, e anzi aveva lasciato che Anna si addormentasse sulla sua spalla, ma poi...? Nella notte, aveva scelto di chiudersi la porta alle spalle e tornare a casa propria. Di certo Carlo non poteva immaginare che non avrebbe rivisto la ragazza, se non in una foto della scientifica. In parte per il senso di colpa, in parte per un profondo senso di ingiustizia, ecco che Carlo non si dà pace:
Starsene buono e zitto? Aspettare gli eventi? Leggere i giornali sperando di trovare in un titolo la soluzione del caso?... Sono cose che non vanno d'accordo con la sua rabbia. (p. 199)

mercoledì 25 maggio 2016

È così che si uccide: e se la nostra più grande debolezza fosse anche la nostra forza?


È così che si uccide
di Mirko Zilahy
Longanesi, Milano, gennaio 2016

pp. 410
16,40 euro



Mirko Zilahy lavora da anni nell’editoria italiana, occupandosi dei testi scritti dagli altri, limandoli e definendoli come editor e dando loro nuova vita in italiano come traduttore.
Dopo aver trascorso lungo tempo in compagnia delle idee degli altri, dei mondi creati dalla fantasia altrui, partecipando in maniera attiva, ma defilata, dietro le quinte, al processo creativo che porta alla nascita di un libro, Zilahy ha deciso di passare dall’altra parte dell’invisibile barricata: diventare un autore. Il risultato è È così che si uccide, thriller ambientato in una Roma inedita, sotto una pioggia incessante, popolata da fantasmi di uomini e spettri d’impossibili e sinistri monumenti: il Gazometro, il Porto fluviale, il mattatoio di Testaccio, la centrale nucleare di Latina.

"La faccia delle nuvole" di Erri De Luca


La faccia delle nuvole
di Erri De Luca
Feltrinelli, 2016

pp. 96
€ 9 (cartaceo)


Non lo sapevo, ma Erri De Luca ha tradotto alcuni libri della Bibbia. Mi piacerebbe sapere da che lingua, se dal greco o da qualche versione precedente in ebraico. Forse la seconda, dato che il suo nuovo libro La faccia della nuvole è pieno di citazioni, soprattutto etimologiche, in questa lingua. Un aspetto, questo, che sicuramente aggiunge fascino all'autore napoletano e spessore al testo.

La faccia delle nuvole racconta la storia delle storie: quella di due genitori e della nascita del loro primogenito. I due genitori si chiamano Iosef e Miriàm, il bambino Ièshu. Siamo in Israele e gli anni di Erode, quindi sì, è la storia della vita di Gesù. Erri De Luca la racconta in un lungo dialogo fra i protagonisti, soprattutto i genitori, ma anche compaiono sulla scena i Re Magi, i pastori, un universo narrativo popolato da figure che tutti – anche i non credenti – sanno riconoscere, memorie di catechisimi dell'infanzia. Un dialogo intervallato da interventi del narratore, voce diegetica che tiene le fila del discorso, e guida il lettore con riflessioni, spiegazioni.

martedì 24 maggio 2016

"L'uomo dei dadi" e il metodo della follia

L'uomo dei dadi
di Luke Rhinehart

Marcos y Marcos, 2016

pp. 688
12 €




Tira il dado. Il dado sceglie per te. Tu non hai colpa, non hai responsabilità. Hai affidato tutto il potere al dado e non c'è modo di tornare indietro. La parabola paranoide, folle, eccitante di Lucius Rhinehart parte dal momento in cui decide, quello sì l'unico momento conscio e responsabile, di voler affidare a un banale dado da gioco a sei facce la scelta di ogni sua prossima mossa. In principio, piccole azioni senza importanza. Luke fa lo psicanalista, è un uomo solido, quel che si direbbe un professionista affermato, ha una famiglia; eppure la seduzione costituita dall'ignoto, il baratro estatico dell'inconsapevolezza, l'irrazionalità scelta per convinzione hanno la meglio sulla ripetizione della quotidianità che tranquillizza e soffoca. E il lancio dei dadi diventa il più serio di tutti i giochi. La storia ce la racconta lo stesso Rhinehart ne L'uomo dei dadi, pubblicato qualche anno fa da Marcos y Marcos nella traduzione di Marina Valente e oggi ristampato in versione Mini. È davvero un libro tascabile, una sorta di breviario che rimane con te per circa 700 minipagine e che ti risucchia irresistibilmente nell'abisso della tecnica della dispersione del sé. 

#CriticaNera - Un romanzo con delitti: "Ischia" di Gianni Mura

Ischia
di Gianni Mura
Feltrinelli, 2012

pp. 175
€ 14,00

Mura ricomincia da dove ci aveva lasciati con Giallo su giallo: dal commissario Magrite e dal “giornalista” che è molto più che un alter ego dell’autore; dal Tour e dal buon cibo. Tutto come prima allora? Non esattamente, perché se personaggi e temi ricalcano quelli del romanzo d’esordio e, soprattutto, se l’architrave è ancora il cortocircuito tra realtà e finzione (portata a livelli estremi: la prima avventura scritta dall’autore è citata esplicitamente come prodotto librario, mentre Ischia è dedicato a Carlo Pierelli, quel Carletto amico di Mura di cui si parla nel romanzo), questo nuovo capitolo presenta un vistoso cambiamento, ovvero la scelta della terza persona a narrare le vicende; una presa di distanza, un passo che si muove da territori pesantemente autobiografici verso lidi più letterari, tanto che il citato “giornalista” si accomiata praticamente subito e lascia spazio al commissario, vero centro del romanzo.

lunedì 23 maggio 2016

Perché l'amore non invecchia affatto. Anzi...

20 lezioni d'amore di filosofi e poeti dall'antichità ai giorni nostri
di Armando Massarenti
Utet, aprile 2016

pp. 131
€ 12 (cartaceo)


Non sorprende affatto che al Salone del Libro di quest'anno una lunghissima coda di persone attendesse l'incontro dedicato alle 20 lezioni d'amore. In molti, per di più, finiti i posti disponibili, si sono fermati fuori dalla sala a seguiresugli schermi l'appuntamento con Massarenti. E questa dedizione si comprende aprendo il libro, perché in questa nuova uscita il filosofo ha saputo dimostrare l'eternità e l'assenza di barriere dell'amore. Filosofia e poesia, mondo latino e mondo greco, ieri e oggi: ecco che lasciando parlare i testi e commentandoli con grande rispetto e sobrietà, Massarenti fa sì che il lettore arrivi alla sua riflessione, senza presentare interpretazioni preordinate. E coniugando la precisione di traduzioni selezionate a qualche pagina di intervento sui singoli testi scelti, il lettore "assaggia" la bontà dell'amore in Ovidio, Catullo, Cicerone, e sente che tutto questo non gli basta. Come una nuova passione appena scoperta per un cibo esotico, che talvolta si credeva indigesto, ma di cui non ci si può mai saziare, ogni lezione d'amore ne prepara un'altra: quella di andare a cercare il testo originale, approfondire, sfogliare, godere della voce dei classici e scoprire quanto amore sia nascosto ad esempio, tra le pagine di Agostino, Voltaire, Nietzsche. 

Storia di un geografo spaesato: Premessa per un addio di Gian Luca Favetto

Premessa per un addio
di Gian Luca Favetto

NNEditore
2016
pp. 192

€ 13,00 [cartaceo]



A dispetto del lampante paradosso, Tommaso Techel, di professione geografo, è un uomo esistenzialmente disorientato. E del resto la sua idea di geografia, in cui il lettore si imbatte già nelle primissime pagine di questa Premessa per un addio di Gian Luca Favetto, è epistemologicamente poco ortodossa:"la geografia si occupa di uomini più che di montagne e fiumi, di popoli e culture più che di confini, e non ha leggi ma costumi e tradizioni. [...] La geografia è l'antropologia del territorio [...]. Ogni uomo è il risultato di una carta geografica [...]" (p. 13).

domenica 22 maggio 2016

Branzini contro squali: una storia da raccontare. Incontro con Elisabetta Sgarbi e Eugenio Lio allo ScrittuRa festival.

L'appuntamento - nel corso dello splendido ScrittuRa Festival di Ravenna, diretto Matteo Cavezzali e giunto alla terza edizione -  è in centro a Ravenna, in piazza Unità d'Italia. Elisabetta Sgarbi arriva un poco in ritardo. La segue Eugenio Lio, un altro dei naviganti de La Nave di Teseo, la casa editrice fondata appena sei mesi fa. Arriva quasi correndo, bellissima, passa di fianco alla platea in attesa e ci saluta uno a uno con un “buonasera, scusate il ritardo, c’era un incidente a Lodi”. Ci tiene a spiegare che in prima fila c’è anche suo padre, novantenne autore esordiente per Skira. Ora sta scrivendo un altro libro, il terzo. Sorride. “Pubblicarlo da noi...? No, non lo soffierei mai all’editore Skira che per primo ha creduto in lui.” Essere intellettualmente onesta le viene naturale, come respirare.

sabato 21 maggio 2016

#CritiComics - Jekyll e Hyde a fumetti: lo strano caso di un adattamento fedele ma non sottomesso

Roberto Recchioni presenta: I Maestri dell'Orrore
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
di Stefano Marsiglia, Francesco Francini e Riccardo Frezza
Star Comics, 2015

pp. 211
€ 15.00

Scrivere un adattamento da un'opera letteraria è sempre gettare un punto di vista nuovo sulle vicende e i temi che i lettori conoscono bene. Come ci si approccia però a un adattamento di una storia raccontata così tante volte da essere diventata non solo parte della cultura popolare, ma anche il palcoscenico prediletto quando si vuole affrontare il tema della lotta interiore tra bene e male (al netto anche di travisamenti di significato e relative semplificazioni)? E' questo il caso de Lo strano del dottor Jekyll e del signor Hyde, opera raccontata e rimasticata in tutte le salse (dal cinema ai fumetti, dai cartoni animati al musical), rielaborata e rinarrata così tante volte che ormai la versione che abbiamo nella nostra testa ci sembra più fedele rispetto a quella originale.

In una sua introduzione al libro di Stevenson, Joyce Carol Oates faceva notare proprio questa particolarità del romanzo:
Come altre figure mitopoietiche quali Frankenstein, Dracula, e persino Alice (nel paese delle meraviglie) anche Dottor-Jekyll-e-Mister-Hyde, nel secolo successivo alla pubblicazione del famoso romanzo breve di Robert Louis Stevenson, diventa una sorta di creazione autonoma. Ciò significa che persone che non hanno mai letto il romanzo, che in realtà non leggono, conoscono Jekyll-Hyde attraverso la cultura popolare, nonostante tendano a parlarne in modo approssimativo; come se fossero due esseri distinti: Dottor Jekyll e Mister Hyde. [Traduzione di Elena Ferrazzi]

venerdì 20 maggio 2016

#CriticaNera - La fragile realtà che ci circonda: "Bologna non c'è più" di Massimo Fagnoni

Bologna non c'è più
di Massimo Fagnoni
F.lli Frilli Editore

La differenza sostanziale tra noir e poliziesco credo risieda principalmente in un elemento di base: in entrambi i generi avviene un crimine che sovverte l’ordine della società in cui si commette. Tuttavia, se nel poliziesco il detective risolvendo il delitto riporta ordine nell'universo che lo circonda, nel noir il delitto è manifestazione esplicita dei problemi e delle contraddizioni che affliggono la società: la sua soluzione non riporta l’ordine, ma, anzi, lascia tutti i problemi che l’hanno causato irrisolti e scoperti. Li rende visibili, li smaschera. L’indagine, con le sue scoperte, infatti, solleva il tappeto sotto il quale chi detiene il potere nasconde i guai della realtà. Quest’azione di disvelamento è profondamente sovversiva e temuta: forse per questo il noir è sempre stato considerato un genere letterario basso e incolto, in gran parte delegittimato.

giovedì 19 maggio 2016

#SalTo16: tra anime arabe e zuppa di lenticchie a colazione


14-15 maggio 2016, Torino. Non c’è definizione che tenga, Il Salone del Libro è tante cose: uno spazio di esperti che s’incontrano, luogo dove si vendono più persone che libri,  ma anche e sempre una fiera di popolo.
Alla manifestazione quest’anno hanno preso parte ben oltre mille editori, di tutte le dimensioni, proponendo presentazioni e incontri con gli autori, reading  e interviste.
Tra gli ospiti più attesi, Shirin Ebadi, avvocata e attivista iraniana,  prima donna musulmana a ricevere il Premio Nobel per la Pace nel 2003, che ha presentato insieme a Concita De Gregorio, la sua ultima opera politica:  Finchè non saremo liberi. Iran. La mia lotta per i diritti umani. 
Molti gli scrittori italiani come Roberto Saviano che festeggia i dieci anni dalla pubblicazione di Gomorra,  Arnando Massarenti con le sue 20 lezioni d’amore e tantissimi altri. Tra gli ospiti stranieri la scrittrice americana Marilynne Robinson, icona nazionale che, come lei stessa racconta, recentemente è stata omaggiata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama con una visita a casa sua. Il Salone non si è fatto mancare momenti toccanti, come quello con Antoine Leiris l’uomo che a Parigi ha perso la moglie nella strage del Bataclan ed ha commosso tutto il mondo con la sua lettera ai terroristi intitolata Non avrete il mio odio. Apprezzati e affollati gli incontri con gli scrittori arabi, spesso sconosciuti a un pubblico italiano curioso ma soprattutto interessato a ricevere risposte su un mondo che affascina e spaventa.

Una metropolitana chiamata società: Il tempo del disincanto di Massimo Ilardi

Il tempo del disincanto.
Per dimenticare il passato, rinnovare il futuro, vivere il presente
di Massimo Ilardi
Manifestolibri, 2016


pp. 132
16 




Il libro Il tempo del disincanto - Per dimenticare il passato, rinnovare il futuro, vivere il presente di Massimo Ilardi edito per Manifestolibri è uno di quei volumi che andrebbero sempre portati in borsa oppure nello zaino, specie se si vive o si è pendolari, studenti o lavoratori non fa differenza, in qualche grande città sparsa nel mondo (ancora meglio se italiana). Infatti questo studio è utile per comprendere meglio dove stia andando la società contemporanea. Massimo Ilardi  insegna Sociologia urbana nella Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno, Università di Camerino ed ha uno sguardo lucido, interpretando in modo, va detto abbastanza innovativo, determinate dinamiche sociali. Il luogo ideale per leggerlo è, possibilmente, tra una fermata e l'altra della metropolitana: in fondo questo è un libro eminentemente metropolitano, nel senso che è scritto, pensato e rivolto per essere "in mezzo alla città".

mercoledì 18 maggio 2016

Incontro con Giulio Perrone e col suo esordio narrativo, "L'esatto contrario"

L'esatto contrario
di Giulio Perrone
Rizzoli, 2015

€ 18,50
pp. 227



“Non sono uno particolarmente tosto, non sono un eroe, non ho mai voluto esserlo”: lo dice Riccardo Magris, protagonista di L’esatto contrario di Giulio Perrone, primo romanzo dell’editore romano. Incontro Perrone un pomeriggio di primavera a Messina, ed è una persona di quelle che ti scatta subito la simpatia – è alla mano, autoironico, non si dà le pose che il suo mestiere in teoria giustificherebbe (lui che ha scoperto talenti come Paolo Di Paolo). Mi viene in mente Riccardo, mi chiedo quanto di lui ci sia in quel personaggio, glielo chiedo. “Non è autobiografico – Riccardo è scapolo, io ho famiglia e figli,” dice. “Anzi, addirittura in una prima versione del romanzo Riccardo era un personaggio più tecnico, un addetto ai lavori, molto cerebrale e poco umano”. “E poi?”. “Poi c’è stata una virata, quando il romanzo era ormai finito e pronto per essere spedito all’editore. Quando mia moglie, editor, fuori dai denti e a romanzo quasi in stampa mi ha detto: 'Non c’è la tua voce dentro'; + stato allora che ho bloccato tutto, ho rimesso mano al manoscritto, ed è venuto fuori un personaggio che incarna tante delle persone vere che mi circondano, tanti amici, preari esistenziali.”

martedì 17 maggio 2016

#ScrittoriInAscolto: Kathryn Hughes, autrice di "La Lettera"

A poche settimane dalla pubblicazione italiana del suo romanzo d'esordio, La Lettera, caso editoriale nel Regno Unito e tradotto in tutto il mondo, raggiungiamo l'autrice, Katrhyn Hughes, per discutere con lei del libro. Tra routine di scrittura, ricordi e nuovi progetti, Hughes risponde alle domande scaturite dalla lettura del romanzo che, nonostante qualche difetto, resta comunque un buon eserodio, in cui non mancano spunti di riflessione interessanti: tra questi, la riflessione intorno al tema della violenza domestica e l'adozione.

Foto ©Craig Jackson

La Lettera è il suo primo romanzo. Che cosa l’ha ispirato? Può raccontarci qualcosa a proposito del processo creativo, della sua routine di scrittura?

La prima volta che ho avuto l’idea per il libro risale a diversi anni fa, intorno al 2006, credo, ma stavo ancora lavorando e avevo due bambini a cui badare. Mi intrigava l’idea della scoperta di una lettera, una che non fosse mai stata recapitata e letta dal suo destinatario. Non ho idea di come mi sia venuta questa ispirazione e ci sono voluti diversi anni perchè si trasformasse in un romanzo. Non avevo una routine di scrittura vera e propria, ho solo cercato di incastrare la scrittura tra lavoro e figli. Ora che scrivo a tempo pieno, le mie giornate sono molto più strutturate. Ho un ufficio nel giardino di casa così mi sembra di uscire per andare al lavoro. Se riesco a sedermi alla scrivania intorno alle 10 del mattino allora considero iniziata bene la giornata.

Ho trovato interessante la tecnica narrativa utilizzata nel suo romanzo. Può spiegarci le ragioni dietro la scelta di utilizzare narratori e periodi storici differenti?

Il mio obiettivo mentre scrivevo La Lettera era di mantenere vivo l’interesse del lettore pagina dopo pagina. Ho cercato di finire ogni capitolo in modo che il lettore fosse stimolato a continuare con la lettura. Avere un doppio sguardo sulla storia lo ha reso più semplice, permettendomi di passare da una trama all’altra.

"Libri migranti" di Melita Richter

Libri migranti 
di Melita Richter
Isernia, Cosmo Iannone Editore, 2015

pp.270

Cosa rimane delle letture di una volta ? Quei libri che attraversarono con me l’Atlantico sono ancora qui, nella babele che è diventata la vasta biblioteca di casa. Hanno le pagine gialle, un po’ sgualcite, piene di sottolineature profonde come cicatrici. Alcuni li ho riletti, alcuni li rileggo ancora, soprattutto le raccolte di poesie.[1]

Quali sono i libri che hanno accompagnato la nostra vita? Quali letture sono state importanti nei momenti di cambiamento, di svolta, di rinascita emotiva tra una fase e l’altra dell’esistenza? Libri migranti dà voce alle molteplici e intense esperienze di migrazione di persone che si sono spesso spostate verso nuove sedi di vita rispetto al proprio paese natio. Donne e uomini hanno vissuto un’esperienza di dispatrio non sempre cercato, ma che è diventato un fenomeno migrante di sopravvivenza rispetto a situazioni politiche invivibili e di forte aggregazione nei nuovi paesi di accoglienza. Molte di queste voci narranti hanno fatto dello spostamento geografico, un aspetto ciclico della loro esistenza necessario per l’evolversi della loro vita, consimile all’alternarsi delle stagioni.

lunedì 16 maggio 2016

#ScrittoriInAscolto: incontro con R.J. Ellory

R.J. Ellory è uno scrittore inglese conosciuto e tradotto in tutto il mondo. In questi giorni si trova in Italia per promuovere due romanzi inediti pubblicati dalla casa editrice palermitana 21 editore: Il diavolo e il fiume e Il circo delle ombre.

L'abbiamo incontrato al Mondadori Store di via Marghera, a Milano; Manuel Figliolini de La Bottega del Giallo ha introdotto Ellory presentando i suoi romanzi che si muovono tra il thriller psicologico, il noir, il mistery. "Storie morali" le definisce l'editore di Ellory, romanzi che non si reggono solo su una trama serrata e riuscita, ma indagano nel profondo il perché i personaggi sono quello che sono, cosa li spinge ad agire come fanno.

Ho chiuso l'ultima pagina di Il diavolo e il fiume qualche ora prima di incontrare l'autore. Per questo quando è iniziato l'incontro la mia testa era ancora a Whytesburg, in Mississipi (un fictional place che tanto ricorda la reale provincia d'America) con lo sceriffo John Gaines a indagare sul caso di Nancy Danton.
Il romanzo comincia con la scoperta del corpo di una giovane donna che viene dissotterrata dalla sponda del fiume. Il cadavere è perfettamente conservato e porta gli atroci segni di un omicidio rituale. Qualche ora più tardi l'incredibile scoperta: il corpo appartiene a Nancy, una ragazza morta vent'anni prima, nel 1954, che è scomparsa in una sera d'estate e non è mai più tornata a casa.
John Gaines, un personaggio che ha fatto la guerra del Vietnam e che dai fantasmi della guerra è ancora perseguitato, è chiamato a indagare sulla vicenda e scopre un lato oscuro di Whytesburg, piccola città dove non succede mai nulla ma che ha nascosto per decenni questi segreti.

Niccolò Machiavelli: uno sceneggiatore sul palcoscenico della storia

La stanza del principe
di Alessandro di Nuzzo
Wingsbert House, 2015

pp. 157
14 € 




- Avete conosciuto i re?- fa Baccio - I paesani dicono che quel che si racconta sulla vostra vita è favola...-
Sul palcoscenico della storia si muovono i "grandi". Sia che si parli di narrativa, sia che si tratti di volumi di studio, le prime donne che rubano la scena sono sempre le stesse. Vestendo i panni di varie dramatis personae che rispondono a nomi come Alessandro, Cleopatra oppure Napoleone ci troviamo sempre di fronte il geniale stratega, il condottiero visionario, il furbo e potente politico. Per dirla con una parola sola: i protagonisti. Eppure, senza tecnici del suono, costumisti, sceneggiatori e suggeritori in buca, lo spettacolo teatrale non esisterebbe o, quanto meno, non avrebbe lo stesso impatto e la stessa qualità. Il protagonista de La stanza del principe è il primus inter pares dei grandi tecnici che hanno diretto le fila della storia e della politica: Nicolò Machiavelli.