mercoledì 22 febbraio 2017

#CritiCINEMA - Quando la religione diventa un cult

Il peso di Dio. Il vangelo di Lenny Belardo
di Paolo Sorrentino
Einaudi, 2017

pp. 134
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Il passato è un luogo vasto e dentro c'è di tutto. Il presente no. Il presente è una feritoia dove c'è spazio per un solo paio di occhi. I miei. (p. 18)
The Young Pope è stata una delle serie televisive più discusse, ammirate e criticate degli ultimi anni. Andata in onda a partire dal 21 ottobre 2016 su Sky Atlantic, ha visto agire un sempre splendido Jude Law nelle vesti insolite di un papa giovane e bizzoso, salito al soglio pontificio quasi per un miracolo e fin da subito rivoluzionario. O reazionario, dipende dalla prospettiva. Non desidera mostrarsi ai fedeli, riporta tutto alla fase dogmatica della Chiesa e ribadisce l'infallibilità papale. Per quanto il segretario di Stato, Cardinal Voiello, faccia di tutto per far ragionare Sua Eminenza (anche in termini di economia del Vaticano e di pubblicità mediatica, non crediate), Lenny Belardo, anzi Papa Pio XIII, vuole gestire le cose a suo modo. Tutt'al più può consigliarlo Suor Mary, sua madre spirituale, che ha allevato Lenny quando era giusto in orfanotrofio, dopo l'abbandono dei genitori. 

martedì 21 febbraio 2017

Jamie Vardy - Dal nulla. La mia storia

Jamie Vardy-Dal nulla. La mia storia
di Jamie Vardy e Stuart James
traduzione di Stefano Chiapello
Bompiani overlook, 2016

pp. 264

cartaceo: € 17
e-book: € 9,99



A molti (compresa la sottoscritta) il nome Jamie Vardy non dirà granché, ma per gli appassionati di sport è semplicemente la prova che non si deve mai smettere di credere nei propri sogni.
Jamie Richard Vardy nasce a Sheffield nel 1987 ed inizia a giocare a calcio fin da bambino nelle giovanili della squadra della sua città, lo Sheffield Wednesday.
Vardy alterna il calcio al lavoro in una fabbrica di sostegni ortopedici e sogna di diventare come il suo mito: David Hirst.

Arabia svelata, ma non troppo. Ai confini di un pregiudizio

Arabia Svelata... e ritorno a casa
di Alessandro Agostini
autopubblicazione (2016)

pp. 263
 16,49 (cartaceo)
 7,99 (e-book)



Arabia Svelata...e ritorno a casa è un testo molto ambizioso nel progetto e con alcuni spunti davvero interessanti, ma che in generale mi ha lasciato qualche perplessità. Innanzitutto raccontare l'esperienza di docenza in un posto così particolare, con dei codici così rigidi e lontani dal mondo occidentale è sempre una sfida importante e meritevole. Avere la visione in prima persona di chi ha vissuto un contesto, e vuole trasmettere quello che ha visto, è un passo importante contro i tanti pregiudizi che concorrono ad alimentare paure verso cose che non conosciamo e soprattutto verso un concetto generico di cultura, che spesso tende ad etichettare la varietà di comportamenti e situazioni in cui l'uomo può trovarsi. Mettere, al contrario, l'uomo al centro è sempre il modo giusto per conoscerci e conoscersi.  

lunedì 20 febbraio 2017

#paginedigrazia: Novelle (volume sesto) - L'insegnamento più bello che ci lascia una grande scrittrice.

Novelle - volume sesto
di Grazia Deledda
prefazione a cura di Giovanna Cerina
Nuoro, Ilisso, 1996

pp. 278
cartaceo: € 11
e-book: € 4,90


Eccoci giunti all'ultimo libro di Novelle di Grazia Deledda; in particolare, il volume sesto comprende le raccolte Sole d'estate (1933) e Il cedro del Libano (1939). 
Di queste, la seconda uscì dopo la scomparsa dell'autrice.

La Deledda che emerge da queste storie è, oramai, una donna matura, conscia delle possibilità narrative che la lingua le mette a disposizione, e incredibilmente esperta nell'uso degli strumenti retorici sui quali lavora da una vita.

Iniziando dall'analisi della raccolta Sole d'estate, possiamo cominciare col dire come la stessa comprenda venticinque novelle, e prenda il titolo da quella chiamata col vocabolo greco Théros, il cui significato è, appunto "Sole d'estate".

"Le nostre anime di notte": il privilegio di incontrare Cathy Haruf

Il 12 febbraio NN editore e il Teatro Franco Parenti hanno reso omaggio a Kent Haruf con una serata di letture da Le nostre anime di notte, ultimo romanzo uscito il giorno successivo nelle librerie. 
Insieme a loro i lettori appassionati che lo hanno seguito nello straordinario viaggio della Trilogia della pianura, perdendosi e ritrovandosi tra le strade di Holt, un luogo dall'anima americana ma capace di cristallizzare lo spazio in un frammento di eterno. Ospite d'onore della serata è stata Cathy Haruf che ci ha regalato il proprio tempo, ma soprattutto i propri ricordi raccontando l'avventura letteraria e umana del marito. Abbiamo avuto l'onore di incontrarla prima che cominciassero le letture e di sfogliare in anteprima le pagine di Le nostre anime di notte. Insieme a lei siamo partiti per un viaggio che è cominciato proprio a Holt, quella cittadina che non esiste su nessuna carta geografica ma che prende così tanto delle piccole città d'America e del mondo. Una comunità formata da tante sotto comunità, ognuna dominata da regole feroci, prima tra tutte il pregiudizio che Kent conosceva molto bene e che ha provato sulla propria pelle. 

«Alla fine ci si porta dietro solo la felicità»: “Quando sarai più grande capirai”, di Virginie Grimaldi

Quando sarai più grande capirai
di Virginie Grimaldi
traduzione di Francesca Novajra
Milano, Mondadori, 2017

pp. 300
€ 19


 
Quella di Quando sarai più grande capirai è il racconto di una rinascita. È una di quelle storie che si soffermano sul punto di rottura dell'esistenza di una persona, quel momento in cui la facciata di una vita ordinaria e tranquilla si spezza per lasciare sul pavimento schegge acuminate.
Durante un sabato come tanti altri, la frenetica vita di Julia viene scossa dall'annuncio dell'improvvisa morte del padre, e lei, di professione psicologa, perciò addestrata a gestire il dolore altrui, crolla sotto il peso di una notizia tanto dolorosa. All'evento luttuoso si aggiungono poi la perdita dell'amatissima nonna e successivamente la condotta non proprio esemplare del fidanzato, il quale si scopre essere tutt'altro che il compagno perfetto con cui condividere il proprio cammino.
Delusa dalla vita, Julia sceglie di scappare lontano da Parigi, rispondendo ad un annuncio di lavoro che la porterà nei paesi baschi, più precisamente a Biarritz. Lì, ricoprendo l'incarico di psicologa di un centro anziani, si nasconde dal mondo intero fino a quando scoprirà che non si può scappare a lungo senza che quello che ti sei lasciata alle spalle ti venga presto a cercare. Marc, il fidanzato colpevole, la madre, sua sorella: tutti gli attori della sua vita torneranno pian piano per stanarla nel suo rifugio, perché si renda conto che si può fuggire da tutto ma non da sé stessi.

domenica 19 febbraio 2017

#CritiMusica | Commentare la musica di Franco Battiato: intervista a Paolo Jachia e Alice Pareyson

Dopo la recensione al libro Franco Battiato. La cura - 27 canzoni commentate, 1971-2015, edito lo scorso anno da Fabio D'Ambrosio, pubblichiamo l'intervista agli autori del volume, Paolo Jachia e Alice Pareyson, a cui va il nostro ringraziamento. Grazie anche all'editore per la collaborazione.

Il volume si presenta con l'intento di applicare gli strumenti dell'analisi letteraria, il commento e la parafrasi, alla canzone. Come nasce quest'idea e perché la scelta è ricaduta proprio su Franco Battiato?
Perché l’analisi letteraria permette di scoprire i mondi straordinari della canzone partendo dalla convinzione che la canzone è letteratura. L'idea dell'analisi letteraria applicata alla canzone è un progetto che Jachia, D’Ambrosio e Pareyson hanno particolarmente a cuore. Paolo Jachia è professore di semiotica delle arti e della letteratura ed è critico della canzone d’autore italiana, Alice Pareyson è studentessa a Lingue e Letterature Straniere e si interessa di letteratura inglese e russa e in particolare di avanguardie di inizio Novecento. Fabio D’Ambrosio è interessato ai nuovi linguaggi, vale a dire a sperimentazioni linguistiche e contenutistiche con finalità sociale e al loro ruolo nei fenomeni culturali di massa.

sabato 18 febbraio 2017

#CriticaNera - Di cosa parliamo quando parliamo di noir (2^ parte)

L'indagine continua... Foto di ©Nicola Campostori

 Prosegue il dialogo tra Alessio Piras e Nicola Campostori sul noir. Qui trovate la prima parte.


(NICOLA CAMPOSTORI)
Nelle tue riflessioni sul noir è centrale il concetto di disincanto, che ti serve anche a sgombrare il campo da alcune definizioni fuorvianti: mi dicevi ad esempio che una delle etichette che vanno più di moda, quella di noir mediterraneo (categoria nella quale potrebbe rientrare anche il tuo romanzo), secondo te “non sta in piedi”; nell'articolo
«Cronache del disincanto. Una comparazione tra Manuel Vázquez Montalbán e Bruno Morchio», scritto per la rivista Altre modernità, condividi infatti le riflessioni di Javier Sánchez Zapatero e Alex Martín Escribà, i quali affermano che:
[…] il criterio geografico è per sua natura limitante vista la pretesa totalizzante di questo tipo di narrazioni” e che sia perciò “più opportuno basare le comparazioni che portano alla definizione delle etichette e alla classificazione dei generi letterari su elementi strutturali e narrativi più solidi”. Anziché di noir mediterraneo bisognerebbe allora parlare di “cronaca del disincanto”, definizione che arriva ad includere “le narrazioni di un intero continente, l’Europa, che dalle coste del Mediterraneo a quelle del Mare del Nord è attraversato da una comune necessità di critica sociale e politica che metta in discussione lo status quo su cui si fondamenta l’attuale Unione Europea.
Vogliamo approfondire questa riflessione sulla definizione restrittiva di noir mediterraneo?

venerdì 17 febbraio 2017

Raccontare la mafia attraverso gli occhi di un bambino: lo splendido esordio di Marco Missiroli

Senza coda
di Marco Missiroli
Feltrinelli, 2017

€ 8,50 (cartaceo)
pp. 156


Pare un gioco da bambini, l'atto di staccare la coda alle lucertole e collezionarle in un barattolo ha qualcosa del trofeo di guerra. Crudele e sanguinoso. Ma le lucertole, poi, continuano a vivere. Invece gli uomini che Pietro guarda alla televisione, coperti dal telo bianco e immersi nel loro stesso sangue, non fanno parte di un gioco. C'è qualcosa sotto, che il bambino non riesce ad afferrare, come invece fa nei suoi consueti giochi all'aria aperta. D'altra parte, sono tante le cose che Pietro non capisce: ad esempio, perché sua madre di tanto in tanto abbia lividi sul corpo, insieme a una tristezza che si fa sempre più contagiosa. Almeno finché Pietro non esce, chiacchiera con l'anziano giardiniere, gioca con il suo amichetto Luigi e dimentica, per qualche tempo, ciò che avviene entro le mura domestiche. Però il suo stomaco ricorda tutto, e si chiude drammaticamente quando il cibo nel piatto ha qualcosa che mantiene inalterata la forma dell'animale. Suo padre, invece, non sembra neanche notarlo, mentre mangia rumorosamente il contenuto del piatto e incita - obbliga? - Pietro a imitarlo. Perché il bambino vorrebbe compiacere il genitore, lo vorrebbe davvero, ma ci sono tante cose che la sua tenera età non riesce a spiegare; eppure l'istinto lo avverte di stare vigile... 

Un diario privato per leggere la vita pubblica: "La complicità del perdono" di Luigi Mazzella

La complicità del perdono
di Luigi Mazzella
Marsilio, 2016

pp. 410
€ 28,00 (cartaceo)



Gertrude è un nome pesante, almeno per chi è consapevole delle reminiscenze letterarie che si porta dietro. Shakespeare, ovviamente, ma anche Manzoni, fino ad arrivare a Gertrude Stein. Una carrellata di personaggi, storicamente esistiti o frutto della fervida immaginazione di scrittori e poeti, che in un modo o nell'altro hanno ribaltato i canoni tradizionali della femminilità. Gertrude Cristianiani, come ci informa già nelle prime righe del suo diario, porta questo nome "come un fardello". Non è facile infatti reggere il confronto con gli esempi di cui si è detto sopra, a maggior ragione quando si ha la vivida percezione che il proprio ruolo di figlia, (ex) moglie e madre necessita di essere messo a fuoco.

giovedì 16 febbraio 2017

#paginedigrazia - Grazia Deledda e il Corriere della Sera: «sulla carta millimetrata del Novecento non collima mai»

Grazia Deledda e il Corriere della Sera. Elzeviri e lettere a Luigi Albertini e ad altri protagonisti della Terza Pagina
di Giambernardo Piroddi
Edes, 2016

pp. 446
28€



In questo lungo viaggio che ha portato noi collaboratrici di Critica Letteraria alla (ri)scoperta dei capolavori deleddiani, da quelli più celebri ai meno conosciuti, e che abbiamo saggiamente chiamato #paginedigrazia, ho avuto l’occasione di avvicinarmi a testi di natura ibrida e complessa, che racchiudono le diverse anime del Premio Nobel nuorese: Grazia autrice, giornalista, Grazia madre e moglie, Grazia intellettuale e, sopra a tutto, Grazia scrittrice nel senso più ampio del termine.
Uno di questi testi, il più ibrido e complesso, se dobbiamo dirla tutta, è Grazia Deledda e il Corriere della Sera. Elzeviri e lettere a Luigi Albertini e ad altri protagonisti della Terza Pagina di Giambernardo Piroddi. In questo certosino lavoro di ricerca e documentazione, Piroddi ricostruisce, e integra con pertinenti osservazioni, l’epistolario di Grazia Deledda con Luigi Albertini e i successivi direttori del Corriere della Sera, negli anni della sua collaborazione con il quotidiano milanese, in qualità di elzevirista; collaborazione che ha attraversato i primi decenni del Novecento, dal 1909 all’anno della morte della scrittrice, il 1936. Con un lungo periodo di pausa, negli ultimi anni del primo conflitto mondiale.

«E adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito».

Le nostre anime di notte
di Kent Haruf
NN editore, 2017

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp.  171
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Metti caso di scoprire un autore dal suo ultimo libro. Metti anche di non avere mai iniziato la Trilogia della Pianura non per pregiudizi, perché il fatto che una trilogia scoraggiava un po', in questo periodo colmo di impegni. Metti di avere avuto un primo piccolo ripensamento quando hai letto la recensione entusiasta di Debora Labruschini, pochi giorni fa. Poi, è arrivato questo librino, e in men che non si dica tutto è andato da sé: la lettura in una notte di Le nostre anime di notte e subito dopo il click un po' sincopato per accertarsi che il cofanetto della Trilogia fosse ordinato correttamente.

mercoledì 15 febbraio 2017

Andrea Piva fa all-in: "L'animale notturno" conquista il lettore

L'animale notturno
di Andrea Piva
Giunti, 2017

pp. 366
€ 16


"Per diventare ricchi, si doveva iniziare con lo spendere da ricchi". 
Con questa idea Vittorio Ferragamo, sceneggiatore cinematografico caduto in disgrazia, decide di tentare il tutto per tutto: con i pochi soldi rimasti, vivrà a Roma al di sopra delle sue possibilità - e la ricchezza verrà da sé. 
"E se qualcuno nella mia testa sosteneva il contrario, perchè a dire il vero qualcuno che sosteneva il contrario nella mia testa c'era, quello era solo un disfattista, una stupida ansiosa formichina nemica del progresso".
Va tutto avanti così, questo - bellissimo - romanzo: con i pensieri altalenanti del protagonista, intorno a quella che potrebbe essere l'impresa del secolo, oppure la più solenne sciocchezza mai tentata: provare a rientrare nel giro delle celeb semplicemente frequentandone gli ambienti, a diventare ricco comportandosi come tale. In realtà le cose prendono una piega ben diversa da quello che Vittorio si aspetta: non lo scintillante mondo del cinema lo attende, ma uno studio polveroso, un vecchio senatore solitario e il suo amico bipolare, che gli sveleranno i segreti del poker americano. A portare Vittorio al tavolo da gioco è una complessa combinazione di eventi e incontri, unita a un bagno di realtà e a una buona dose di fortuna. La prima gli impone di constatare che il ricco e falso mondo del cinema non perdona, smontandogli tutte le sue convinzioni sul fatto che uno "bravo come lui" una strada la troverà per forza. La seconda, invece, lo pone davanti alla sua reale abilità: giocare a carte. Il gioco d'azzardo si rivela una miniera per lo squattrinato sceneggiatore.

"Stranieri alle porte": l'ultimo volo di Zygmunt Bauman

Stranieri alle porte
di Zygmunt Bauman
Laterza, 2016
pp. 104 
€ 14,00

Titolo originale: Strangers at Our Door
Traduzione di Marco Cupellaro

Letto pochi mesi dopo la morte dell’autore e a pochi giorni di distanza dal provvedimento radicale di Donald Trump in tema d’immigrazione, Stranieri alle porte pare lanciare il suo messaggio profetico attraverso il tempo, smontando pezzo per pezzo la mitologia dell’“uomo forte”, quella dello “straniero nemico/pericolo da debellare/minaccia da circoscrivere”, e analizzando invece le cause di una paura atavica che acquista nel contemporaneo sfumature e declinazioni radicalmente nuove.

martedì 14 febbraio 2017

"Metti l'amore sopra ogni cosa", anche sopra l'individualismo

Metti l'amore sopra ogni cosa
Una filosofia per stare bene con gli altri
di Armando Massarenti

Mondadori, 2017

pp. 132
€ 16 (cartaceo)



«A chi non è mai capitato di sentirsi sconfitto, messo ko, da situazioni che neppure riusciva bene a inquadrare razionalmente? Nella vita in generale ma soprattutto in amore».  Inizia così il nuovo libro di Armando Massarenti, in libreria da oggi. Non a caso sulla copertina trovate il marchio della collana mondadoriana "Strade blu"; anche quest'opera si inserisce in una vena di sperimentalismo, contaminazione di generi: tra filosofia e saggistica, quasi “manuale d'amore 2.0”, come lo definisce lo stesso Massarenti nell'opera (cfr. p. 24), ma oserei dire manuale per aiutarsi a stare al mondo e uscire dall'ipertrofico egotismo del presente.

«Chi ha oggi ancora la forza feroce di amare?»: quando l'amore mette alla prova la filosofia

Ti amo. Filosofia come dichiarazione d'amore
di Simone Regazzoni
UTET Libri, 2017

pp. 144

L'amore? Ciò di cui la filosofia non può parlare: ma che deve dichiarare, esponendosi così al proprio limite: all'impossibile "ti amo". Ti amo: una non-frase, qualcosa che forse non appartiene neppure al linguaggio. (p. 28)
Abbandonate l'idea di una filosofia solamente teorica: c'è corpo, c'è musica in questo Ti amo di Simone Regazzoni. Persino le parole hanno un corpo e una loro musica, così armonizzate e concrete in una danza che ha molto del rituale amoroso. Un amplesso con le parole: si può fare? Regazzoni ci prova, e il risultato è un libro esperienziale, che affonda nel memoir, per poi piegare - quando meno ce lo aspettiamo e abbiamo ormai abbassato qualunque difesa - verso il filosofico e l'universale. Perché il segreto è proprio questo: tessere una trama fitta di rimandi personali, tutti estrovertiti e dedicati a un "tu" che non risponde mai, in un viaggio al termine di se stessi e delle proprie parole, per toccare l'amore. Vi è molto dell'omaggio classico alla donna amata, ma nella lode è pur sempre incluso l'io senziente (non razionale, poiché «io penso dove non amo e amo dove non penso», p. 88), che legge i segni di ciò che "accade" e che non può però dominare. Ci vuole coraggio, per accettare di vivere un amore così, inesplicabile eppure descrivibile, implacabile nell'affondare i propri denti nella nostra vita e divorare tutte le certezze. Infatti, «nessuno può seriamente pensare di amare davvero e restare vivo» (p. 62). Filosofia e letteratura di tutti i tempi lo provano; così la musica, che infoltisce le pagine di questo librino di testi e note (non per niente, nelle prime pagine Regazzoni suggerisce la colonna sonora per la lettura). 

lunedì 13 febbraio 2017

#paginedigrazia - "Fior di Sardegna", di Grazia Deledda: il mal d'amore che stringe il cuore

Fior di Sardegna
di Grazia Deledda
Prefazione e cura di Paola Pittalis
Nuoro, Ilisso, 2007

pp. 240
€ 11,00 (cartaceo)
€ 4,90 (ebook)

Primo romanzo lungo, e prima opera pubblicata con il suo vero nome, Fior di Sardegna è una lettura irrinunciabile per tutti coloro vogliano approfondire la figura di Grazia Deledda. Siamo nel 1891, e, a detta della stessa scrittrice, «l'indole» del libro si può definire «tanto drammatica quanto sentimentale, e anche un pochino verista, se “verismo” può dirsi il ritrarre la vita e gli uomini come sono, o meglio come li conosco io» (dalla Prefazione, p. 7). Una dichiarazione di fedeltà al proprio ambiente etnografico e linguistico, oltre che una presa di posizione rispetto all'autenticità, e all'unicità, della propria visione: «Descrivo fedelmente i nostri originali e bizzarri costumi: gli splendidi e sconosciuti paesaggi, gli usi, le passioni, i tipi: tutto infine il meglio che mi parve poter interessare il pubblico, lasciando da parte le scene selvagge, le storie di sangue fin qui narrate dai novellieri sardi, per cui la nostra cara Isola viene considerata come un focolare d'odio e di sangue». La consapevolezza dell'originalità della propria scrittura si unisce, in queste straordinarie parole, alla volontà di rendere giustizia alla Sardegna, offrendo al pubblico una nuova visione della sua tanto amata terra. Questa volontà riabilitativa è ben espressa nel romanzo, e dà luogo ad un libro in cui emergono precisamente le caratteristiche tipiche del mondo sardo. Come dice bene Paola Pittalis nella Prefazione (p. 10):

Un tenero on the road della parola

In fuga con la zia
di Miriam Toews

Marcos y Marcos, 2009
Traduzione di Claudia Tarolo

pp. 348
€ 12,00


Sono così stanca. Il mio fidanzato ha preferito Budda a me. Soffro il jet lag. Ho appena accompagnato mia sorella in un ospedale psichiatrico. Sono improvvisamente responsabile di due ragazzi, uno che non spiccica parola e l'altra che non sta mai zitta, e non ho la più pallida idea di come occuparmi di entrambi.

Le zie, nell'universo letterario, in genere sono i parenti tenuti più in secondo piano. Usurpate da matrigne (normalmente cattive), nonni (che subentrano a genitori scomparsi), fratelli (che proteggono dalla cattiveria del mondo adulto) e finanche animali domestici (gli unici che veramente comprendono), non hanno mai avuto un ruolo primario come eroi letterari. Solo negli ultimi cinquant'anni hanno cominciato a rivendicare per sé un ruolo di maggior rilievo: così su due piedi possiamo annoverare l'eccentrica zia Augusta di Graham Greene, la viveuse Mame di Patrick Dennis e, da oggi, anche la giovane, confusa e coraggiosa Hattie Troutman di Miriam Toews.

domenica 12 febbraio 2017

"Un segreto non è per sempre", la felice conferma del talento di Alessia Gazzola

Un segreto non è per sempre
di Alessia Gazzola
collana La Gaja Scienza
Milano, Longanesi, 2012

pp. 416
cartaceo € 17,60
ebook € 8,99

Un segreto non è per sempre è il secondo atteso capitolo dell'ormai celebre saga letteraria di Alessia Gazzola: dopo lo straordinario successo del primo volume della serie (L'Allieva, già recensito su Critica Letteraria), la scrittrice siciliana si è buttata a capofitto nella scrittura del secondo romanzo, dando alle stampe un'opera più complessa della precedente, non solo per il numero di pagine, più elevato, ma anche per il lento svolgersi della trama, un intrico complicato e coinvolgente, tale da tenere il lettore incollato alle pagine.
Siamo a Roma, sempre nell'istituto di medicina legale in cui Alice sta conseguendo la sua specializzazione, e un nuovo caso le piomba tra le mani, stuzzicando la sua curiosità: un famoso scrittore di origini ungheresi, Konrad Azais, viene trovato morto nella sua villa, il giorno del compleanno della nipote prediletta, Clara. Tutta la famiglia era riunita al completo, eppure nessuno sembra aver visto nulla. Solo la ragazza nasconde un segreto e non sarà facile farla parlare. Chi sta coprendo? Cos'è successo davvero? Inoltre, a mischiare le carte ci pensano due colpi di scena: il ritrovamento di una presunta lettera d'addio scritta da Konrad, che potrebbe far pensare ad un suicidio, e l'omicidio di colei che nel testamento è stata dichiarata erede universale. E, secondo la migliore tradizione, il colpevole non è mai quello su cui convergono tutti gli indizi e, soprattutto – si veda la lezione di Agatha Christie –, non è mai uno solo. Saranno le indagini di Alice e dell'ispettore Calligaris – il cui sodalizio è sempre più forte – a risolvere il caso.

sabato 11 febbraio 2017

#ScrittoriInAscolto: La Napoli eterna e moderna di Lorenzo Marone in Magari domani resto

Magari domani resto
di Lorenzo Marone
Feltrinelli, 2017 
pp. 315
Cartaceo 16,50 €
E-book 9,99 €

Venerdì 10 febbraio presso la Fondazione Feltrinelli di viale Pasubio a Milano è stato organizzato un incontro tra i principali blogger letterari e Lorenzo Marone, appena uscito per Feltrinelli con un nuovo romanzo. Mentre lo scrittore napoletano ha iniziato ad illustrare la vicenda, quasi immediatamente, ci è venuto in mente un collegamento, forse un po' spericolato ma non così peregrino, C'è una battuta infatti in Ricomincio da tre, il celebre esordio al cinema di Massimo Troisi, che ben si sposa con Magari domani resto, giustappunto il nuovo libro di Marone. La battuta è la seguente:
"Da dove venite?". "Da Napoli". "Ah, emigrante". "No, no, anzi, a Napoli avevo anche un lavoro, sono partito così per viaggià, per conoscere".