giovedì 21 settembre 2017

#PagineCritiche - In terra d'Africa - Storia di un'emigrazione fallita

In terra d'Africa - Gli italiani che colonizzarono l'impero
di Emanuele Ertola
Editori Laterza, 2017

pp. 246

€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)




Lo studioso Emanuele Ertola ci dà l'occasione di approfondire un aspetto interessantissimo ma poco noto della storia del Novecento: la colonizzazione dell'Etiopia attuata durante il regime Fascista.
In terra d'Africa - Gli italiani che colonizzarono l'impero fornisce, infatti, un quadro completo, chiaro ed esaustivo degli anni durante i quali si sviluppò la guerra di conquista (ottobre 1935-maggio 1936), frutto della sintesi tra la spinta espansionista verso l'Africa della classe politica e l'impulso sempre caro agli italiani di cercare fortuna in America.
L'autore ci spiega come la propaganda fascista concepì un'immagine del continente nero piuttosto idealizzata e assai distante da quella che era la realtà.
Dalle parole del ministro delle Colonie Lessona possiamo carpire l'intento della classe politica che incoraggiò e favorì in ogni modo il flusso migratorio:
"noi abbiamo bisogno di collocare, dove e quando sarà possibile, nuclei rilevanti di italiani perché dobbiamo attuare, e non soltanto nel campo agricolo, una colonizzazione demografica che alleggerisca l'esuberanza di popolazione della Madre Patria, che allevii la disoccupazione, che possa dare collocamento a una immigrazione delle classi medie borghesi, come professionisti e dirigenti d'aziende, che possa anche riassorbire una parte della nostra emigrazione".

Ma la serie A non è la Serbia di Milosevic

La più odiata dagli italiani
di Davide Bacchilega
Las Vegas edizioni, 2017

pp. 300
€ 15


Un romanzo sul calcio. Per me, che sono un tifoso della Fottuta Signora Football Club. Sì, caro Davide Bacchilega, a te che hai ribattezzato in questo modo la Juventus per tutte la pagine, a te che ti sei divertito a dividere il mondo esattamente in due, sono certo con il sorriso, tra quelli che la amano e quelli che la odiano, devo dire una cosa: io sto nella prima metà, abito nell’universo opposto a quello del tuo titolo. Ci abito non in una maniera qualsiasi, ma come contagiato da una malattia in stato di metastasi. Dunque, ecco un primo appunto. Avevi una duplice scelta, sempre per il titolo. Visto che le alternative pesano parimenti 50 e 50. E hai optato per quella che mette in risalto il negativo di tutta la faccenda.
D’altronde, non potevo aspettarmi qualcosa di diverso da chi mette in bocca all’allenatore della Juventus, seppur nella finzione di un romanzo, le parole dell’allenatore della squadra rivale per eccellenza degli ultimi anni: il Napoli. Capitolo 64, in vista di una partita della Juve, la chiamerò così, io, per prepararla come si deve l’autore utilizza la tesi di Maurizio Sarri al corso di Coverciano. Ma non basta: il Napoli, così scopriremo, vincerà perfino lo scudetto alla fine del campionato di serie A raccontato nel libro giusto per poche giornate iniziali. Va be’, c’è chi gli scudetti li vince di cartone, chi a luglio e chi li vince nei libri. E c’è la Pro Vercelli che vanta i titoli di Roma, Fiorentina e, appunto, Napoli messe insieme. Sto sorridendo anch’io.

I pensieri di Braciola (o della guerra al politically correct)



I pensieri di Braciola
di Aldo Gianolio
Robin&sons, 2017


pp. 162
€ 10,00



I pensieri di Braciola è un libro impastato di lambrusco, bestemmie (invero assenti, ma se ne coglie in sottofondo l’eco, il liberatorio, alticcio e ragionevolmente astioso borbottio) e divagazioni comiche e sottilmente malinconiche. 
Non è propriamente un romanzo; non è un diario e non è una raccolta di aforismi. Come spiega il titolo, quelli contenuti all’interno del volume sono i pensieri di Braciola, amico del narratore, fedele compagno di pranzi consumati alla mensa e apprendista campanaro.
Le sue sono brevi osservazioni sghembe sulla realtà, ispirate a un buonsenso che, però, troppo spesso è da molti completamente dimenticato. Persino il limitato orizzonte di considerazioni tutto sommato elementari (e, talvolta, di luoghi comuni) entro cui si muove Braciola guadagna spessore e diventa un territorio di riscatto, di ricerca di piccole verità negate dalla grancassa mediatica, dalle mode e da una pesante coltre di conformismo contro cui Gianolio si scaglia.

mercoledì 20 settembre 2017

Amicizie rotte in nome della rivoluzione basca: sarà vero?

Patria 
di Fernando Aramburu
Guanda, 2017

Traduzione di Bruno Arpaia

pp. 632
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Non è un caso se Patria di Fernando Aramburu ha collezionato una rassegna stampa eccezionale, con lodi non banali da autori come Vargas Llosa e sulle principali testate spagnole, che hanno sicuramente alimentato il successo fino a portare il romanzo ai primi posti delle classifiche di vendita in Spagna. 
Ma a permettere a Patria di restare sulla bocca di tutti e, presto gli auguriamo, di avere lo stesso successo anche in Italia, è la costruzione incredibile di un romanzo familiare complesso e narrativamente impeccabile. Quando si comincia, si resta spiazzati dai tanti nomi che non ci vengono neanche presentati: si entra in medias res, ma presto sono le parole e i pensieri a colmare i vuoti. Ora focalizzandosi su un personaggio, ora su un altro, Aramburu non si fa mai intrusivo: vuole che siano i i loro ricordi, dolorosi e toccanti a sfondare il muro freddo del presente, per poi lottare per un futuro diverso. Ecco che allora trenta, quarant'anni di terrorismo basco, che ha squarciato la serenità delle due famiglie protagoniste, invadono le pagine di lacrime, acredine, orgoglio, disfatta,... 

Tempo perduto, amore trovato. "La lettera segreta" di Chloé Duval

La lettera segreta
di Chloé Duval
Garzanti, 2017

p. 224
€ 16,90



Titolo originale: Le temps volé
Traduzione di Doriana Comerlati


Una lettera d'amore viene perduta e poi ritrovata. Al suo interno, una toccante dichiarazione e una proposta di matrimonio, che la Lili a cui la missiva è indirizzata non ha mai ricevuto. Sono passati più di quarant'anni, ma Flavie – insegnante di professione, storica per vocazione – decide di mettersi sulle tracce dell'autore e della destinataria mancata, per riallacciare i fili che il destino ha interrotto e dare una nuova possibilità a chi forse non è mai riuscito ad andare avanti e resta prigioniero di un passato irrisolto. 
Sarebbe scorretto chiedere al romanzo di Chloé Duval di essere qualcosa che non è, sleale cercarvi profondità, riflessioni esistenziali, una qualche trascendenza. La lettera segreta è una storia d'amore lineare e senza pretese, che accompagna piacevolmente il lettore, senza scossoni, verso una conclusione forse non sorprendente, ma intensamente auspicata. Lo stile è semplice, spesso ironico, e solo a tratti rivela l'abbandono alle passioni proprio della letteratura rosa. La protagonista è una sognatrice che vorrebbe negare alla propria vita ogni romanticismo (anche se nel tempo libero scrive novelle romantiche per le amiche del circolo del cucito), fino ad essere travolta suo malgrado dagli eventi:
Non so quante volte rilessi la lettera. Cinque, sei, dieci. […] Non avevo mai letto niente del genere. In quelle parole percepivo la disperazione dell’autore, l’amore che provava per Amélie. Con un nodo in gola mi resi conto che lei non aveva mai ricevuto il messaggio. Non aveva mai saputo che E. l’aspettava (25).

“Storie di matti”: un servizio di nove cristalli rotti


Storie di matti
di Arianna Porcelli Safonov
Fazi, 2017

pp. 192
cartaceo € 16
e-book € 6,99


Pirandello differenziava tra scrittori di parole e di cose; ma la distinzione può essere valida anche tra libri di vicende e quelli di personaggi: Storie di matti fa pienamente parte di questo ultimo tipo. Nella raccolta di racconti, infatti, il lettore incontrerà nove persone che camminano sul bordo del baratro emanando vibrazioni acute di malessere, in un crescendo parossistico tale da spezzare il loro fragilissimo equilibrio. Momenti di rottura che a conclusione di volume vengono catalogati per città e per causa, come un’enciclopedia: per fare solo due esempi, ad Alghero ci sarà il pazzo d’amore classico che perde le staffe per la scomparsa della sua amata; mentre a Torino la borghese oppressa dalle pubbliche relazioni. Tutti rappresentati nei momenti vicini al franare della loro salute mentale.

martedì 19 settembre 2017

Distopia made in Torino: dopo quarant'anni, torna in libreria "Le venti giornate di Torino"

Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo
di Giorgio De Maria
Frassinelli, 2017

1^ edizione: 1977
con una postfazione di Giovanni Arduino

pp. 152
€ 17,50 (cartaceo)


State cercando un libro decisamente singolare? Ecco, allora immaginate che a Torino venga ambientata una vicenda distopica che ha dell'incredibile, svincolata però dalla magia nera a cui è spesso legata la città sabauda. Lì, dieci anni prima rispetto all'ambientazione del romanzo, la gente ha iniziato a offrire i propri manoscritti e i diari a una fantomatica Biblioteca, dove altri utenti erano al tempo stesso fruitori e scriventi. Ma sapere tutto degli altri (abitudini, indirizzo, posto di lavoro,... ) può essere pericoloso e infatti la curiosità ha dato inizio a sfibranti inseguimenti da stalker. Non vi ricorda un po' la curiosità che ha generato Facebook? Bene, solo che questo libro è stato scritto nel 1977: avete capito bene, quarant'anni fa!

Un nucleo mitico intatto e vitale da millenni

Miti emblemi spie
di Carlo Ginzburg
Einaudi, 1986 e 2000

pp. XVI - 251
€ 20 cartaceo. Disponibile in ebook




Ci sono quei libri rispetto ai quali non puoi che soccombere per manifesta inferiorità. Belli, meno belli, non è questo il punto. A parte il fatto che pur affrontando temi ostici Carlo Ginzburg possiede il dono dello scrivere in una prosa che rende accessibili i contenuti, dopo avere terminato le sue opere hai l’agnizione, direi socratica, del sapere di non sapere. Ma come rovescio positivo della medaglia, emerge la concreta sensazione di avere compiuto uno sforzo vero, autentico, in direzione dell’accrescimento del bagaglio culturale. E se la vecchiaia manterrà lucida la mente, dei libri di Carlo Ginzburg ti ricorderai, sentendo le nozioni ivi contenute circolare tra i neuroni, alcune fissarsi addirittura tra le acquisizioni perenni, quelle che permettono di comprenderne, o acquisirne, altre e, al limite, fare bella figura durante un convivio amichevole.

lunedì 18 settembre 2017

Di quando Michel Thomas divenne Houellebecq grazie ad Arthur

In presenza di Schopenhauer
di Michel Houellebecq
La nave di Teseo, 2017

Traduzione di Vincenzo Vega

€ 11, brossura
pp. 74


L’ultimo libro di Houellebecq è una selezione di brani tratti dal Mondo come volontà e rappresentazione e dagli Aforismi di Schopenhauer – tradotti dallo stesso Houellebecq – corredati dai relativi commenti dell’autore. Un semplice saggio su un filosofo che ha cambiato la sensibilità moderna d vedere il mondo o c’è di più?
Quando ho preso in prestito gli Aforismi sulla saggezza del vivere presso la biblioteca del VII arrondissement avrò avuto ventisei anni, o addirittura venticinque, o ventisette. […] Pensavo di aver esaurito un ciclo, nella mia scoperta della letteratura. E invece, in qualche minuto, tutto è cambiato.

Le famiglie allargate di Mandorla

Le luci nelle case degli altri
di Chiara Gamberale
Mondadori, aprile 2016

pp. 396
17,00

Vorrei che tuo papà fosse un astronauta che cammina sulla luna ma pensa sempre a noi, e non un uomo come tanti, che abita in via Grotta Perfetta 315 e una sera di marzo, forse per noia forse per curiosità, nell'ex lavatoio del sesto piano ha fatto l'amore con me. Vorrei vorrei vorrei.

Mandorla è appena una bambina quando sua madre Maria muore in un incidente stradale. Maria era l'amministratrice condominiale del palazzo a cinque piani di via Grotta Perfetta 315 ed era amata da tutti i condomini, molti dei quali suoi amici. La notizia della sua morte sconvolge tutti gli abitanti del palazzo, ma ancor più sconvolgente è la lettera lasciata da Maria a Mandorla, sua figlia. Nella lettera dichiara che il padre della bambina è uno dei condomini, la donna però non rilascia ulteriori dettagli.
Aveva i capelli che le arrivavano fin sotto la schiena, una gonna colorata, più o meno trent'anni, una figlia di sei, un posto fisso in uno studio di amministrazioni condominiali e un bel po' di persone che le erano davvero legate, nota il ragazzo delle pompe funebri, esperto abbastanza per non chiedersi più perché certe cose debbano capitare, ma non così tanto da smettere di osservare di volta in volta a chi.

"Tutto cambia": il finale della saga della famiglia Cazalet

Tutto cambia
La saga dei Cazalet, volume quinto
di Elizabeth Jane Howard
Fazi Editore, 2017

Traduzione di Manuela Francescon


pp. 650

€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Tutte le saghe giungono al termine. Questa primavera, quando ho iniziato l'intensivo binge reading dei primi quattro volumi della saga dei Cazalet, la fine mi sembrava lontana. Non avevo fatto i conti con l'affezione che si sviluppa per questa famiglia e con la velocità di lettura che prende sempre più abbrivio mano a mano che ci si inoltra nelle loro ramificate vicende. Ho quindi preso in mano Tutto cambia ripromettendomi di centellinarlo, di provare a far durare di più la mia permanenza tra Londra e Home Place, ma temo di aver fallito perché due giorni dopo leggevo la parola "fine", quella definitiva. Se siete anche voi preda di questo sentimento che vi spinge a divorare saghe sperando però che non finiscano mai e se avete in mano l'ultimo volume, uscito proprio oggi per Fazi Editore, possiamo fare insieme il punto della situazione e sbirciare cosa succederà nella famiglia letteraria più conosciuta di quest'anno.

domenica 17 settembre 2017

Federico Rampini: Il tradimento della politica, o: perché è accaduto l'impossibile



Trionfo dei populismi, aspirazione all’autarchia, censura dell’informazione, “nazione”: sono parole che sembrano appartenere al passato, o quanto meno ad altre coordinate geografiche. Sono concetti che sembrano relegati nel mondo dell’impossibile, del “qui non può succedere”. Ma sarà poi vero?


Comincia da qui il lungo incontro con Federico Rampini, giornalista e scrittore, corrispondente di Repubblica da New York. L’autore ha presentato il suo ultimo libro, Il tradimento (Mondadori, 2016), nella Sala conferenze del Dipartimento di Giurisprudenza di Taranto. Una presentazione sui generis, una complessa analisi dello scenario politico ed economico occidentale, condotta tra citazioni ad altri scrittori e alle loro opere.

#Pillole d'autore - Le emozioni osteggiate dell'avvocato Malinconico

Sono contrario alle emozioni
di Diego De Silva
Einaudi, 2014


pp. 170 
€ 11,00



Sono contrario alle emozioni è un'opera sostanzialmente inutile: non c'è una trama vera e propria, non c'è uno sviluppo narrativo, non c'è una neppure reale evoluzione del personaggio. Proposto come terzo romanzo della saga dell'avvocato Vincenzo Malinconico, il testo non si configura davvero come romanzo, non riprende le fila dei precedenti, né le sviluppa. Eppure. Eppure, Vincenzo Malinconico ne è il protagonista, perfettamente riconoscibile nelle sue idiosincrasie, nel suo pensiero caustico e a tratti politicamente scorretto, nel suo divagare mentale e volere aver sempre l'ultima parola, nell'onestà intellettuale che lo porta a volte a riconoscere la ragione altrui piuttosto che la propria, nel suo altalenare emotivo. In cura da un terapeuta che osteggia energicamente ad ogni seduta, ribaltandogli in faccia ogni domanda e ogni osservazione, Malinconico vuole e non vuole risolvere i propri problemi, che sono tanti e vari. Soprattutto, mai ammesso fino in fondo, il problema di lei, che se n'è andata e l'ha lasciato in un pantano di sentimenti da cui è difficile liberarsi. Mentre si dibatte nell'incertezza della propria situazione, Vincenzo pensa e scrive, scrive e pensa: ogni elemento della quotidianità è buono per riflettere sull'esistenza, dalle canzonette degli anni '70 all'abbattimento delle palme sul lungomare, dai film sui supereroi alle facce degli individui incrociati per strada. E quella che può sembrare un'opera magmatica e informe, non soltanto diventa specchio perfetto della psicologia di un personaggio amatissimo, ma si apre a tratti in considerazioni profonde e illuminanti. Sconsigliato a chi non abbia già conosciuto e apprezzato Non avevo capito niente (ne abbiamo parlato qui) e Mia suocera beve, Sono contrario alle emozioni deve essere letto da chi non è mai stanco di Malinconico, da chi adora sentirlo sproloquiare e si trova immancabilmente a ridere in pubblico seguendo il filo, solo apparentemente sconclusionato, dei suoi pensieri. Deve essere letto da chi, ogni volta, non può fare a meno di pensare che Vincenzo Malinconico è uno di noi.

sabato 16 settembre 2017

Scrittori in ascolto - attimo di grazia e scrittura in compagnia di Elizabeth Strout

Elizabeth Strout e Debora Lambruschini
Elizabeth Strout
In casa editrice Einaudi, 11 settembre 2017


Un romanzo meraviglioso, un’autrice premio Pulitzer brillante e generosa, una manciata di blogger e giornalisti che hanno avuto il privilegio enorme di conversare con lei: lunedì scorso, ospite in casa editrice Einaudi, sono rimasta completamente stregata da Elizabeth Strout, in Italia per presentare il suo ultimo romanzo, l’intenso Tutto è possibile.
Vi racconterò del suo punto di vista sulla storia, dello spiraglio sulla scrittura che ci ha regalato, delle influenze e dei sentimenti che si legano ad ogni nuovo libro da scrivere; ma, prima di tutto, voglio ricordare l’emozione fortissima di trovarsi di fronte ad uno dei miei idoli letterari e restare completamente rapiti dal piacere di una conversazione brillante e, soprattutto, dall’umiltà, dalla generosa affabilità con cui si è intrattenuta con questo gruppo in evidente soggezione di fronte ad una delle scrittrici americane più importanti della sua generazione.
Non è la prima volta che ho il piacere di incontrare scrittori, italiani o stranieri, e discutere con loro di scrittura e vita, ma raramente ho avuto così forte come nel caso di Strout la sensazione di genuino interesse per ciò che i lettori – perché in fondo noi, prima di tutto, siamo lettori – pensano delle sue storie, e una così calda umanità che per un attimo permette di dimenticare il personaggio pubblico, la scrittrice pluripremiata, il tour promozionale, e riconoscere semplicemente la persona.

Sfumature di rosa sul lago


Bello, elegante e con la fede al dito
di Andrea Vitali
Garzanti, 2017


267 pp.
18,60 € (cartaceo)
9,99 € (ebook)



Una volta, non ricordo esattamente dove, lessi di questo paragone, che mi sembrò davvero calzante: cominciare un nuovo romanzo assomiglia al momento in cui si entra in mare; all'inizio, piano piano, ci si bagna solo i piedi, per prendere confidenza con la temperatura dell'acqua, poi si entra sempre di più, gambe, pancia, schiena... fino a che ci si lascia andare completamente tra le onde. Lo stesso avviene per un nuovo libro: prima, piano piano, si prende confidenza con la nuova storia, si conoscono i nuovi personaggi, e poi, finalmente, ci si lascia andare facendosi portare dal ritmo della narrazione. Ecco, invece con i libri di Vitali succede esattamente come, avete presente?, come quando ci si tuffa da un trampolino o da una barca... un salto, un attimo solo e si è già nel blu. Basta leggere le prime righe e si è già immersi nella storia. E questo capita sia ai lettori di vecchia data che, immediatamente, si ritrovano sulle rive del lago di Como, tra i personaggi che, seppur con nomi diversi, sembrano (e sono) abitanti dello stesso paese. Quelli appena lasciati nel libro precedente. Ma capita anche a chi si accosta a un suo romanzo per la prima volta (che raramente sarà poi l'ultima).

venerdì 15 settembre 2017

Viaggio tra le contraddizioni dell'India: il ritorno di Arundhati Roy, tra Storia e piccole storie

Il ministero della suprema felicità
di Arundhati Roy
Guanda, 2017

Traduzione di Federica Oddera

€ 20
pp. 496 


"Il problema dei soggiorni a Dachigam era il loro effetto devastante sulla determinazione. Quel posto metteva in evidenza la futilità dell’intera faccenda. Dava l’impressione che in realtà il Kashmir appartenesse a quelle creature. Che nessuno di coloro che se lo stavano contendendo – kashmiri, indiani, pakistani, cinesi (…), e nemmeno pahadi, gujjar, dogra, pashtun, shin, abitanti del Ladakh, balti, gilgiti, puriki, wakhi, yaskhun, tibetani, mongoli, tatari, mon, khowar -, che nessuno di noi, santi o soldati, avesse il diritto di rivendicare per sé la bellezza davvero paradisiaca di quel luogo."
A più di vent’anni dal suo primo romanzo, Il dio delle piccole cose (1996), Arundhati Roy torna a catturare il lettore con Il ministero della suprema felicità. Come vent’anni fa, la scrittrice indiana è in corsa per il Man booker prize – con un validissimo candidato.

Il nuovo romanzo arriva dopo una lunga pausa dalla narrativa, ma non dalla scrittura: gli anni Duemila hanno visto Roy divisa tra libri di non fiction e giornalismo militante: i suoi obiettivi erano e sono l’industrializzazione e la globalizzazione selvagge, la corsa al nucleare, la guerra e il terrorismo, il sistema delle caste, l’occupazione del Kashmir. A spiegare cosa l’abbia convinta a tornare alla fiction è stata la stessa autrice, durante un’intervista al Nourse Theatre di San Francisco[1]: «La destra nazionalista è andata al governo in India e a quel punto per me restare in silenzio è diventato un lusso che non potevo più permettermi, perché avrebbe significato approvare le loro scelte.»
E così Il ministero della suprema felicità è un libro-denuncia dello status quo, un condensato di esperienze, reso intrigante dalla forma narrativa e dalla particolarissima penna di Roy. Lo compongono tre complesse storie, con personaggi disparati che si incontrano in maniera casuale, inaspettata; come i vicoli di Delhi (le sue «rughe») e i suoi cavalcavia (i suoi «capelli» di cemento), quando senza preavviso si passa dallo scintillante quartiere “bene” alla più misera delle periferie.

"Romanzo 11, Libro 18": l'esistenzialismo norvegese di Dag Solstad

Romanzo 11, Libro 18
di Dag Solstad
Iperborea, 2017

187 pp.
€ 16,50




Cosa resta della vita di una persona quando la spogliamo di ambizioni, affetti, afflato religioso, passioni? Cosa succede, cioè, nella vita di una persona quando scompare il senso delle cose, quel quid che spinge a prendere decisioni e compiere azioni secondo scopi e obiettivi? La risposta è al contempo semplice e annichilente: succede che, qualsiasi cosa si faccia, tutto risolta ugualmente piatto e incolore. L'esistenza diviene indifferenza.
È l'indifferenza, insieme all'altro grande abisso dell'umanità costituito dalla solitudine, il tema centrale di Romanzo 11, Libro 18: quella stessa indifferenza che nella Nausea di Jean-Paul Sartre fa dire al protagonista Antoine Roquentin «è strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: è una cosa che mi spaventa». Ma mentre nella Nausea questa indifferenza emerge in tutta la sua drammaticità, nel romanzo di Solstad rimane una nenia di fondo, un white noise che disturba tutte le comunicazioni dalla prima all'ultima pagina.

giovedì 14 settembre 2017

Tutto è - davvero - possibile: un canto di speranza e bellezza


Tutto è possibile 
di Elizabeth Strout
Einaudi, settembre 2017

Traduzione di Susanna Basso

pp. 216
€ 19 (cartaceo) 

Ci sono tante, tantissime sfumature e chiavi di lettura in questo ultimo romanzo della scrittrice Premio Pulitzer Elizabeth Strout appena pubblicato da Einaudi: tante, come la varietà dei personaggi che lo compongono, un microcosmo di uomini e donne ordinari, alle prese con la vita, i suoi guai, le gioie semplici. E, come ha sottolineato l’autrice stessa nel corso del bellissimo incontro a cui ho avuto il privilegio di partecipare (prestissimo la cronaca), ogni lettore trova la propria chiave per entrare nella storia, che si svela ogni volta diversa, in qualche modo. Per me, Tutto è possibile, è un canto di speranza: un inno alla vita, alle possibilità, alla connessione tra esseri umani, al potere salvifico dell’amore in ogni sua forma, alla caparbietà e alla forza che è dentro ognuno di noi. E non è affatto così scontato in una storia umanissima e piena di angoli bui, difficoltà, cadute, fantasmi di un passato con cui sembra impossibile riuscire a venire a patti, solitudini e meschinità, crudeltà a tratti.

«In che cosa mi sto cacciando, se non voglio uscirne?»: Carrie e Leia, a guardare insieme la vita

I diari della principessa. Io, Leia e la nostra vita insieme
di Carrie Fisher
Fabbri Editori, 2017

Traduzione di Sara A. Benatti

pp. 256
€ 18 (cartaceo)

Che persona vuoi sembrare agli occhi degli altri? Come pensi che ti veda la gente? Forse non li lasci avvicinare abbastanza da vederti. Decidi per loro. Credi di riuscire a convincere la gente che sei come appari? Fai in modo che le persone ti incontrino nel tuo territorio. Non li aiuti. (p. 121)
Se pensiamo a un caso in cui il personaggio interpretato sul grande schermo ha quasi sostituito l'identità stessa dell'attrice, viene subito in mente Leia di Star Wars, magistralmente interpretata da una Carrie Fisher diciannovenne, con poca esperienza sul set, ma con molta voglia di diventare famosa. Certamente, all'inizio il film non prometteva il successo mondiale e immortale che ha avuto poi: Carrie ci è finita immischiata quasi per caso, senza dubbio attratta dalla opportunità di avere uno dei ruoli principali.
È proprio da questi esordi che parte I diari della principessa, il libro autobiografico in cui Carrie Fisher si dedica al legame indissolubile che l'ha legata a Leia per anni. E nelle pagine troviamo una grande spontaneità d'espressione, un parlare a ruota libera per paragrafi non eccessivamente lunghi, in uno stile diretto che ben si adatta a lei: 
Non solo non sono una bugiarda, non sono nemmeno una che esagera. Semmai mi piace smorzare un po' le cose per non far sembrare tutto una coreografia di drag queen per il Martedì grasso. (p. 59). 

mercoledì 13 settembre 2017

La neve è candida, la neve è sporca: "Del dirsi addio" di Marcello Fois

Del dirsi addio
di Marcello Fois
Einaudi, 2017

pp. 296
€ 20,00 (cartaceo)



Del dirsi addio, l’ultimo romanzo di Marcello Fois, è un noir sulla fragilità delle apparenze e degli equilibri, dominato fin dalle prime pagine da un senso grave di separazione, di rottura. Perché da quando il piccolo Michele Ludovisi scompare nel cuore della notte in una piazzola di sosta, mentre è di ritorno da una cena con i genitori Gea e Nicola in un ristorante nei pressi di Bolzano, le cose, e soprattutto le persone, iniziano a franare su se stesse, a cadere a pezzi come tessere di mosaico. Non solo quelle che fanno parte del suo quadretto familiare di presunta perfezione, ma anche quelle che si ritrovano coinvolte nell’indagine per il suo ritrovamento: a partire dal commissario Sergio Striggio, a cui il caso viene affidato, e che viene colto dalla notizia in un momento delicato della sua vita privata. Suo padre, difatti, rimasto vedovo per la terza volta, sta arrivando da Bologna per trascorrere del tempo con lui, e mentre Sergio studia il modo migliore per metterlo finalmente al corrente della sua relazione stabile con Leonardo, non sospetta certo che anche il genitore abbia a sua volta un’importante notizia in serbo. In più, il caso di cui deve occuparsi, e che ha scosso nel profondo la quiete fatata della provincia bolzanina, sembra avvolto in un mistero più fitto dei boschi che impreziosiscono la cartolina di quel territorio meraviglioso: nessuna logica, nessuna traccia, nessun testimone utile, a parte gli stessi Ludovisi e l’uomo (un sacerdote) che ha prestato loro i primi soccorsi al momento della sparizione nel nulla del ragazzino…