martedì 31 marzo 2015

Abbassate i fucili, imbracciate gli strumenti. Quando la musica insegna la tolleranza

Paralleli e paradossi. Pensieri sulla musica, la politica e la società
di Edward W. Said, Daniel Barenboim
Il Saggiatore, Milano, 22/01/2015

traduzione italiana di Piero Budinich
pp. 160
14 euro

Le elezioni in Israele hanno riportato l’attenzione mondiale sul Medio Oriente. Mi sono accorta di seguirle con una certa stanchezza, un misto tra la rassegnazione e il dispiacere. In quella piccola regione battagliano fazioni cariche di storia, storia che poi ciascuno trascina nell’arena, dinnanzi al nemico, a testimonianza del reato. Sbandierata come prova della liceità dei diritti reclamati, a discolpa dei crimini dei regnanti. Perché in ogni conflitto la storia ha il suo peso. Ma c’è un direttore d’orchestra, ebreo russo, che quel fardello ha scelto di non portarlo più: Daniel Barenboim. E lo stesso ha fatto Edward Said, anglista e professore di origini palestinesi. Seduti l’uno a fianco all’altro parlano di musica, politica e letteratura. E lo fanno senza dimenticare il passato, ma guardando avanti, con la consapevolezza che ciò che è stato non si può – e non si deve – dimenticare, ma avvertendo la necessità di andare oltre.

George Eliot contro le autrici di "romanzi sciocchi"

Romanzi sciocchi di signore romanziere
George Eliot

traduzione di Chiara Moriconi

apice libri, 2014




Questo prezioso libretto - aureo, direbbe qualcuno - ci permette di leggere in una bella traduzione italiana l'ultimo articolo scritto da Mary Anne Evans prima di iniziare la sua carriera di scrittrice di romanzi sotto lo pseudonimo che l'ha resa famosa: George Eliot. Si tratta di un articolo al vetriolo, e il titolo la dice già lunga. Romanzi sciocchi di signore romanziere è, in breve, una vivace invettiva contro una fauna letteraria particolarmente attiva nel mondo edioriale, le autrici di romanzi stupidi. Quest'invettiva, condotta da una donna sotto le mentite spoglie di un uomo, rivendica per la scrittura femminile una dignità diversa: non puà romance popolari, ma vera fiction.

lunedì 30 marzo 2015

«Non sono le notizie che fanno il giornale, ma il giornale che fa le notizie»: Umberto Eco e la satira giornalistica

Numero zero
di Umberto Eco
Bompiani, 2015

pp. 224
€ 17 cartaceo



I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell'erudizione è riservato ai perdenti. Più cose uno sa, più le cose non gli sono andate per il verso giusto.

Numero Zero stupisce già a partire dal potere di dividere i lettori in due partiti estremisti: chi sostiene che il nuovo Eco sia un buco nell'acqua (e, ad argomentazioni talora povere, si accompagnano giudizi particolarmente acidi), e chi invece vede nel romanzo una freschezza e una scorrevolezza piacevoli. Di sicuro, i commenti non restano mai nel tiepido territorio della neutralità o dell'indifferenza. 

I "Consigli a un giovane clown" di David Larible

Consigli a un giovane clown
di David Larible, Massimo Locuratolo, Alessandro Serena
con una nota di Nicola Piovani
Mimesis, 2015

pp. 276
€ 22



Terzo pagliaccio nella storia ad avere vinto il Clown d’oro al Festival di Monte Carlo, l’unico ad averlo fatto in concorso, circense con un repertorio tra i più vasti al mondo, uomo di teatro che da anni fa sbellicare le platee internazionali: David Larible è forse il clown più famoso dei nostri giorni, acclamato dal pubblico e stimato dai colleghi anche non strettamente del settore. Questo libro vuol esser un omaggio all'artista e alle sue doti, ma anche uno strumento di approfondimento della disciplina circense di cui è maestro, trattata con chiarezza dai due coautori Alessandro Serena, professore di Storia dello spettacolo circense e di strada all'Università degli Studi di Milano e Massimo Locuratolo, storico del genere comico. 

domenica 29 marzo 2015

#CritiCINEMA - Di cosa parliamo quando parliamo di "Birdman o (L'imprevedibile virtù di una vittoria all'Oscar)"

Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) di Alejandro González Iñárritu, vincitore agli Oscar 2015 di quattro statuette per miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia, è un film da leggere sotto il segno di Carver.
Di quel Raymond Carver (scrittore statunitense morto nel 1988 a cinquant'anni) costantemente evocato e soprattutto della sua raccolta di racconti Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, edita per la prima volta in Italia da Garzanti nel 1987 nella traduzione di Livia Manera e con una postfazione a cura di Fernanda Pivano.

sabato 28 marzo 2015

#CriticaLibera - Un pensiero, anzi tre, su Aldo Manuzio

Il 2015, per diverse felici coincidenze, è un anno ricco di notevoli e importanti ricorrenze. Al centenario di commemorazione del divo poeta Alighieri, classe 1265, si associa la commemorazione di Aldo Manuzio, l'arcistampatore attivo a Venezia. Ho scelto di scrivere non da esperto bensì solo da appassionato e per manifestare una certa gratitudine al grande protagonista della cultura umanistica italiana!
    Come molte voci autorevoli della modernità hanno avuto modo di sottolineare, la vera rivoluzione dell'Occidente, dopo l'invenzione della ruota, è avvenuta con l’invenzione del libro e il perfezionamento della stampa. La figura di Aldo Manuzio, stella luminosa nella storia dell’editoria, in questa commemorazione del 1515 è al centro di una serie di iniziative di studio e approfondimento in quello che è stato chiamato l' "Anno Manuziano".
    In queste poche righe vorrei esprimere i motivi personali della gratitudine che mi legano ad Aldo Manuzio, con la convinzione che tanti tra i lettori, non del mio testo, ma lettori per passione, potranno convenire sugli stessi argomenti.

venerdì 27 marzo 2015

Il vento caldo dell’estate scalda anche i cavalieri oscuri


                                                                                                      Malefica luna d’agosto
di Cristina Guarducci
Fazi Editore, 2015



Pp. 176
Euro 16









Malefica luna d’agosto è un libro, anzi una storia lunga, che si legge tutta d’un fiato, come una granita alla menta in una notte invasa dalle zanzare. Cristina Guarducci, psicanalista di scuola junghiana, costruisce tra le pinete della Maremma un racconto in cui la fantasia, le intermittenze del reale, le paure da bambini e le pulsioni di tutti i giorni trovano una, stralunata ( e non si aveva dubbi in merito all’aggettivo da usare) forma di equilibrio. Il libro è quasi pervaso da uno scirocco che non lascia scampo al lettore, il quale non può fare altro che scorrere, pagina dopo pagina, le pirotecniche vicende, lasciandosi trascinare dal vento caldo dell’estate.

Le avventure di Tim Parks nel regno dei morti viaggianti

Coincidenze
di Tim Parks
Bompiani, 2014

Traduzione di Giovanna Granato

pp. 352
€ 19,00


Forse non sono la persona più adatta per parlarvi di Coincidenze di Tim Parks. Viaggio in treno da più di quindici anni e ormai da parecchi ho smesso di segnare le tacche di paura e disgusto sul fucile della mia quotidianità di pendolare. "Guasti sulla linea", "mancanza del treno corrispondente", "accertamenti dell'autorità giudiziaria", "ritardo nella preparazione del materiale rotabile", "avverse condizioni meteo", "danneggiamento del pantografo": un gergo tecnico stravagante e minaccioso che ben presto è divenuto parte integrante del mio lessico familiare. E sono solo gli accidenti occasionali, quelli che stanno diciamo così "fuori" dal treno. Il paesaggio interno contempla, di norma, sudiciume, sovraffollamento, passeggeri chiassosi e maleducati, controllori prepotenti e incompetenti, informazioni di viaggio imprecise e contraddittorie. Un'offerta di disagi pressoché inesauribile, maldestramente sorretta da una struttura burocratica sovietica, macchinosissima e iper-articolata che, progettata per garantire la perfezione del servizio, ne assicura inevitabilmente il malfunzionamento. In una parola: Trenitalia. Il regno dei morti viaggianti.

giovedì 26 marzo 2015

"La sposa giovane" alla Scuola Holden: un pomeriggio con Alessandro Baricco



Un pomeriggio con Baricco: gli onori di casa alla Holden. Fuori piove. È un pomeriggio buio a Torino, nonostante sia marzo, nonostante il sole abbia già illuso molti sull’imminente arrivo della primavera. La Scuola Holden da un paio di anni è a Piazza Borgo Dora, nell’ex Caserma Cavalli. Dentro la luce è calda, le pareti gridano ai colori, è un tripudio di rosso, arancio e giallo, che dal cortile cupo brillano dietro ogni finestra. Quattromila metri quadrati dedicati non solo alla scrittura, ma all’arte in ogni sua forma, dal teatro al cinema, da Game of Thrones a Tolstoj. Il preside è Alessandro Baricco, ed è proprio lui che ci ha invitati per una presentazione non-presentazione del suo ultimo romanzo, La Sposa Giovane. Da bravo padrone di casa, ci accoglie con un sorriso e una proposta: visitare la scuola insieme, cercando di spiegarci un’idea e una filosofia: dalle luci regolabili in base alle esigenze di scrittura o di meditazione, ai colori forti e decisi sulle pareti, passando da una mappa concettuale, che possa dare l’idea di cosa è per lui questa scuola, questo “percorso” attraverso le contaminazioni che l’arte permette. Si divide in sei college, ovvero sei indirizzi di studio tra cui scegliere: Acting, Crossmedia, Filmmaking, Real World, Scrivere e Series. Metà del tempo gli studenti lo trascorrono a frequentare, il resto ad approfondire percorsi. “L’idea di base - spiega Baricco - è che se alla fine del tuo percorso hai seguito solo un colore di studi, una strada, hai fatto male la Holden, se ti sei fermato a cimentarti con tanti altri colori hai fatto bene”. Certo, fa un po’ impressione vedere sulla stessa direzione-linea Limonov, Il trono di spade, Harry Potter e Cuore di tenebra. “Sono solo esempi”, precisa il preside di fronte al nostro stupore. Anche le aule sono strutturate in maniera da contaminarsi: uffici, sale mense ed aule si alternano nell’edificio, in maniera da risultare, e far risaltare, spazi sempre vissuti e vivibili: “Così da chi sta andando a farsi un caffè è costretto a passare davanti a chi studia, rinnovando l’ispirazione”.

Un approccio “estetico” al romanzo, circumnavigando l’argomento. Dopo la visita guidata, si torna in una sala della scuola, dove ci ritroviamo a girare attorno al vero motivo dell’intervista, la pubblicazione del nuovo libro con Feltrinelli, La Sposa Giovane, ma con la sorpresa di non poter in realtà chiedere nulla del libro. Lo stesso Baricco scherza su questo approccio, voluto dall’editore, e così il pomeriggio diventa un surreale “chiedo-non-chiedo” che ci permette di conoscere meglio lo scrittore, di fugare alcuni pregiudizi (molti sostengono che non sia simpatico e disponibile, a noi è sembrato il contrario), di capire cosa spinge uno scrittore a cimentarsi in un nuovo lavoro e qual è il rapporto coi lettori. Si rompe il ghiaccio con una domanda sul versante “estetico” del libro, ovvero sulla scelta di una doppia copertina, una in cartoncino più classico e una in cartoncino traslucido, e Baricco confessa: 
Sono diverse perché mi era già successo in passato, alla fine bisogna scegliere la copertina, non si capisce perché, poi tecnicamente parlando ne potresti scegliere anche quattro; vorresti poter scegliere una o più varianti e in questo libro abbiamo proprio fatto così; l’idea era quella di dare un alone più classico ad una, in pratica potremmo dire che c’è quella più tradizionale, versione “Mi nonna”, e quella versione “Mi figlio”, ho provato a capire se il gusto della prima era più vicina ai giovani, ma mio figlio ha sedici anni e ha scelto quella “tradizionale”, per cui...

#PagineCritiche - Tre per Toti: Eloisa, gli Altri, l'arte

Un allegro fischiettare nelle tenebre. Ritratto di Toti Scialoja
di Eloisa Morra
Quodlibet, Macerata 2014

pp. 240
€ 20


Eloisa Morra apre la sua monografia con una domanda di Anna Banti (a proposito di Fenoglio): «Chi ha scritto le pagine che andiamo leggendo?» (p. 7). La stessa domanda si potrebbe porre il lettore del libro della studiosa, Un allegro fischiettare nelle tenebre. Ritratto di Toti Scialoja. Un volume considerabile una conditio sine qua non per tutti i futuri studi scialojani, non solo per la mole straordinaria di testi (inediti, sfuggiti alla critica, trascurati), ma soprattutto per il metodo di lettura (e non di analisi) utilizzato nel trattare i materiali.
Il sottotitolo “ritratto” è la vera chiave di volta per entrare nei meandri dell’operazione compiuta da Eloisa Morra: un ritratto cristallizza nel tempo e nello spazio, fissando qualcosa che resta immutabile e come lo si è colto in un determinato cronotopo.
Creare un ritratto dinamico è (quasi) impossibile: Eloisa Morra è riuscita in questo.
Ha scommesso su qualcosa che, in apparenza, potrebbe essere considerato fuori moda: il legame tra biografia e creatività artistica. Ripercorrendo le tappe della vita di Toti Scialoja, la studiosa costruisce un percorso biografico legato a doppio filo con un’artisticità a trecentosessanta gradi. Ma ogni fase della vita non è una mera manciata di anni, consumati tra le proprie carte, nella propria fucina di Efeso: è una fitta rete di incontri e di letture, di recensioni, di “sentito dire”, di viaggi, di scoperte.
Eloisa Morra riesce a ricostruire questo puzzle, mettendo al centro l’artista romano, senza togliere nulla a chi e a cosa ha interagito con lui: l’humus diventa, nelle mani della giovanissima studiosa, uno strumento per dipingere il ritratto di Scialoja, senza pretese di essere arrivata da qualche parte, ma quasi con la consapevolezza di aprire tante porte, di spalancare tanti mondi, vergini e inediti, ancora da studiare, ancora da approfondire.

mercoledì 25 marzo 2015

Matrimonio perfetto, se non fosse per la... suocera!

Ho sposato mia suocera. Memorie di un genero esaurito
di Stefano Grimaldi
"I Jolly", Las Vegas Edizioni, 2015

pp.  118
€ 10


Ci sono romanzi che ti conquistano perché arrivano esattamente nel momento giusto. Ho sposato mia suocera, godibilissima raccolta di memorie di un giovane genero che non può più sopportare l'onnipresente suocera, è stato anche in grado di alleviare i sintomi e il malumore da influenza. 
Poco più di cento pagine che si leggono davvero rapidamente e di gusto, perché anche noi lettori vogliamo sapere se Stefano ce la farà o meno a liberarsi dal peso ingombrantissimo della suocera, che letteralmente «si spiaggia» in casa. La sua presenza è volutamente imposta: porta con sé borse ingombranti, consigli non richiesti, commenti acidi che svalutano sempre il pazientissimo Stefano, provocazioni sullo status sociale ed economico della coppia. Sì, perché la suocera confronta tutto  con la sua vita in Azienda (non meglio precisata) e con il conto in banca del suo ex-compagno particolarmente munifico. E poi, da suocera che si rispetti, ha proprio un parere su tutto, anche se deve mortificare la figlia Clara, o criticare le scelte della coppia.

Il Grande Romanzo Umano: "Ruggine americana" di Philipp Meyer

Ruggine americana
di Philipp Meyer
Einaudi, 2014



Traduzione italiana di Cristiana Mennella


pp. 395
€ 13,50


Pennsylvania, Mon Valley: un tempo il principale centro siderurgico mondiale, ora ambiente urbano desolato, sofferente a causa di una crisi iniziata tempo fa e che sembra non avere fine. La gente è stata licenziata, le fabbriche hanno chiuso ed è rimasta solo la ruggine a coprire i vecchi muri. Case, negozi e industrie lasciate andare, povertà strisciante e una sensazione funerea che non se ne và. Ovvio che anche chi vive in quelle zone risenta di queste condizioni: è un’umanità lacerata, quella che ci racconta Meyer nel suo romanzo d’esordio.
Non fa eccezione Isaac, ventenne mingherlino, molto intelligente ma insicuro, che nella più classica delle tradizioni americane ed echeggiando numerosi precedenti da romanzo di formazione, parte per un viaggio, o meglio scappa. Destinazione California, dove il college gli darà l’opportunità di realizzarsi sottraendosi ad un destino angusto e soffocante. Già nel primo capitolo, però, arriva un imprevisto: il ragazzo si ritrova ad uccidere un barbone che stava per violentare il suo amico Poe. Non si può decidere quale sarà il proprio percorso formativo, è la vita a stabilire come forgiarti e quali esperienze si radicheranno in te.

martedì 24 marzo 2015

Un vago senso di "Annientamento": incontro con Jeff Vandermeer nell'AreaX




Jeff Vandermeer, ovvero il mio primo fantasy verde fosforescente e tutto ciò che ho perso se il fantasy è così: poi però ho letto da qualche parte che quello di Jeff si chiama New Weird e che i primi esempi si ritrovano in Carroll e Lovecraft, per arrivare a Stephen King, e ho capito perché adoro questo romanzo. La presentazione in Casa Einaudi e il collegamento via Skype con la Florida hanno reso, per un pomeriggio, vagamente localizzabile l’AreaX, in cui si muovono i personaggi di questo romanzo. In Annientamento, primo volume della trilogia già pubblicata negli States da Farrar, Strauss & Giroux, il tutto ruota attorno ad una spedizione al femminile (per favore, non chiedetevi anche voi perché un uomo scelga di immedesimarsi in una donna o sarete giustamente bacchettati dai tweet di Michela Murgia sulle divagazioni sessiste) formata da una biologa, una psicologa, un’antropologa, una topografa, alle prese con una zona, denominata AreaX, da perlustrare in cerca di risposte. In mezzo, un faro e un tunnel, come punti di riferimento. Per cui adesso ho l’arduo compito di raccontarvi cosa ho visto nel mio personale tunnel, facendovi sopravvivere al groviglio vegetale e discorsivo di noi giornalisti, che quando si tratta di Annientamento ne sappiamo davvero parecchio.


In principio fu il colore - e quello che la trilogia ci regalerà in tema di illustrazione. La prima cosa che colpisce è la scelta di abbandonare le fotografie in bianco e nero - per carità bellissime ed eleganti, ma anche basta - delle copertine Einaudi per dedicarsi ad un irresistibile tocco illustrativo, che è già uno spettacolo per gli occhi, nel primo volume di questa trilogia, che trova collocazione, con la sapiente traduzione di Cristiana Mennella, nei Supercoralli (in attesa degli altri due volumi, tra maggio e settembre, Autorità Accettazione). Insomma verde acido, blu ciano e rosso magenta, con il sapiente tocco di Lorenzo Ceccotti, meritano già il posto d’onore sugli scaffali di qualsiasi lettore, in barba all’eleganza insipida dell’edizione inglese, a quella psichedelic-ciclopica dell’edizione polacca e a quella da bestiario entomologico dell’edizione tedesca. Se poi qualche libraio fantasioso decide di spostarli dall’area fantasy a quella per la letteratura d’infanzia - episodio realmente accaduto in terra lombarda e narratoci da una collega all’incontro - non credo sia affar nostro. In ogni caso, se io dovessi partire domani per l’AreaX chiederei la foto tessera a Ceccotti. 

#PagineCritiche - Richard Millet, "L'inferno del romanzo"

"L'inferno del romanzo. Riflessioni sulla postletteratura"
di Richard Millet
Massa, Transeuropa, 2010

Traduzione di Stefania Ricciardi
Introduzione di Carlo Carabba

Pp. 220
€ 18,90



Il problema del romanzo oggi non è uno dei problemi della condizione dell’arte, e della letteratura soltanto, bensì è – non solo rappresenta – tale problema nella sua declinazione essenziale, nella sua forma più alta e perciò più discussa – in discussione – e problematica possibile. Questo a dispetto di ciò che si può credere, o del tentativo di credere diversamente – che non è altro che il tentativo di fingere che ciò non sia così, che i termini del discorso non siano questi, così assoluti, perentori, e perciò il tentativo di fare come se nulla fosse, come se nulla fosse accaduto, dalla fine degli anni Settanta ad oggi, in termini di sconfitta del giudizio critico su quello emotivo, della perdita di centralità della critica sull’opinione, della testa sulla pancia.

lunedì 23 marzo 2015

Le possibilità narrative della fiction: 'Pornokiller' di Marco Cubeddu


Pornokiller
di Marco Cubeddu
Mondadori, 2015

pp. 196

€ 17,00
eBook € 7,99




C'è un passaggio di questo Pornokiller, opera seconda del genovese Marco Cubeddu dopo l'esordio di Con una bomba a mano sul cuore (Mondadori 2013), che centra e sintetizza meglio di qualsiasi discorso l'anima del romanzo. Siamo proprio all'inizio: 

Carlo è in uno dei camerini al primo piano della Hardcorps, si fissa nello specchio fumando un'altra sigaretta. "Ma io non ci sto più. E i pazzi siete voi." Possibile che un omone del suo genere, imbottito di cultura a stelle e strisce fino al midollo, dovesse, invecchiando, risolversi a essere così nazionalpopolare da agghindare i suoi pensieri modellandoli attraverso le rassicuranti nenie cantautoriali della sua infanzia? "Che diavolo di mattinata infernale. Non ne posso più di questa merda". (p. 43)

Proprio in questo scarto, nella frattura insanabile tra i modelli culturali d'oltreoceano del protagonista, Carlo Ballauri, ex rampollo di una famiglia torinese in auge nell'Italia craxiana, ora regista fallito e fallimentare nell'industria del porno, e il forte retroterra "nazionalpopolare" delle origini, si dispiega la trama del romanzo cinematografico di Cubeddu, che da parte sua fa di tutto per ostentare e, se possibile, portare al parossismo questo conflitto. Il risultato, scientemente perseguito (c'è da credere) stando alla verve postmoderna della scrittura dell'autore, è "un irresistibile frullato pop" (aletta di copertina dixit). Gustoso o indigesto, a seconda delle inclinazioni più o meno pop e pulp del lettore. Ma da questo punto di vista Cubeddu, imbastitore di lazzi e di situazioni borderline, è molto onesto; la sua prosa in ogni singola pagina non fa concessioni, non scende a compromessi con l'ipotetico 'gusto' di una certa tipologia di lettore: 'questo è il campo di gioco, queste sono le carte e le regole, se permettete, le faccio io', sembra voler dire l'autore di Pornokiller a ogni sequenza del romanzo.

domenica 22 marzo 2015

Michail Bulgakov, "Era maggio"





Era maggio
Michail Bulgakov
Traduzione di Chiara Munerato

Damocle edizioni
pp 19
5,00



La Damocle edizioni continua sorprenderci con i suoi librettini esili come foglie cadute, cuciti a mano e con testo a fronte. Contengono - per la gioia di coloro che non stanno per forza dietro all’ultimo romanzo premiato, ma amano il buon odore d’una biblioteca polverosa - minuscole chicche della letteratura mondiale, tradotte e pubblicate in Italia per la prima volta. Dopo la collana lettone, è la volta dei classici russi.
Era maggio” è un testo breve di Michail Bulgakov, (1891 – 1940) l’autore de “Il maestro e Margherita”,  “Cuore di Cane” e “Le uova fatali”. Medico, lasciò la professione, troppo soggetta a pressioni governative, per dedicarsi alla scrittura, finendo, però, triturato nell’ingranaggio sovietico. Vivo forse solo grazie alla simpatia personale di Stalin, fu sempre inviso al regime, tutte le sue opere osteggiate e molte costrette a uscire postume. Dalla sua morte fino al 1961 nessun suo lavoro fu pubblicato in Russia, poi, per cinque o sei anni, scoppiò il fenomeno Bulgakov, rinnovatosi in seguito negli anni 80. “Il Maestro e Margherita”, il famoso romanzo del Diavolo e di Ponzio Pilato, ispirato al “Faust” di Goethe, fu la fantasmagorica opera di tutta la vita, con numerose stesure basate anche sulla memoria, dopo averne personalmente bruciato il manoscritto.
Era maggio” è stato composto nel 1934. Tradotto per noi da Chiara Munerato, pensato come primo capitolo di un diario di viaggio, non fu mai proseguito perché le autorità negarono a Bulgakov il visto di espatrio.
È primavera, l’ io narrante, un drammaturgo facilmente identificabile con l’autore, attraversa una Mosca in bilico fra progresso e conservatorismo rivoluzionario.

Era maggio, il bellissimo mese di maggio. Percorrevo il vicolo, proprio quello in cui si trova il Teatro. Era un bel vicolo liscio, adorabile, su cui passavano incessanti le macchine.” (pag 9)

sabato 21 marzo 2015

Poesie dalla redazione

Buon sabato a tutti! 
Per festeggiare la Giornata Mondiale della Poesia, quest'oggi abbiamo pensato a un #CriticaLibera un po' diverso, con le poesie preferite dei nostri redattori. Buona lettura e mandateci le vostre tra i commenti! 


Adriano Morea sceglie... Catullo

Vivamus, me aLesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt;
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.

Trad.:

Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare,
le proteste dei vecchi tanto austeri
tutte, dobbiamo valutarle nulla.
Il sole può calare e ritornare,
per noi quando la breve luce cade
resta una eterna notte da dormire.
Baciami mille volte e ancora cento
poi nuovamente mille e ancora cento
e dopo ancora mille e dopo cento,
e poi confonderemo le migliaia
tutte insieme per non saperle mai,
perché nessun maligno porti male
sapendo quanti sono i nostri baci.


(Carmina, 5, trad. it. di Enzo Mandruzzato, ed. BUR  Milano 1982)

venerdì 20 marzo 2015

"Era sbagliato sperare di essere felici?": L'ambasciata di Cambogia, un racconto di Zadie Smith

L’ambasciata di Cambogia
Zadie Smith
"Libellule" Mondadori, marzo 2015

Traduzione italiana di Silvia Pareschi

pp. 72
€ 10,00



Ognuno di noi ha i suoi autori feticcio. Non intendo necessariamente gli autori preferiti, di cui ogni pagina letta e riletta ci sembra ogni volta la miglior cosa mai pubblicata fino a quel momento, con cui proviamo un grado incredibile di empatia e che in qualche modo ci rassicurano; ma quegli autori, di solito poco più di un paio, di cui non possiamo fare a meno di seguire ogni nuova pubblicazione o intervista certi che, nel bene e nel male, sarà l’ennesima occasione per spingerci a riflettere e magari mettere in dubbio le nostre – effimere – certezze. Non sempre ne condividiamo le idee, ci entusiasma la storia, o proviamo empatia con le loro parole, eppure torniamo ancora una volta lì, ipnotizzati dal fascino intellettuale che suscita in noi proprio quello scrittore in particolare. Personalmente ci sono casi in cui autori prediletti ed autori feticcio coincidono (un esempio su tutti: Virginia Woolf, che non mi stanco mai di leggere e rileggere, specie come saggista, di cui da sempre mi affascina anche il “personaggio” ) e altri che rientrano meglio nella seconda categoria, di cui seguo con estremo interesse interventi e pubblicazioni consapevole del fatto che potrebbero deludermi o infastidirmi con la propria posizione intellettuale, la propria visione del mondo e della vita. Penso a Franzen, David Foster Wallace, Salinger, Caitlin Moran, solo per citarne alcuni: ho amato follemente alcuni loro scritti e con la stessa passione ne ho detestato altri, mi entusiasmano alcune prese di posizione sul mondo che ci circonda così come altre mi suscitano un’antipatia assurda. Eppure, ogni volta che trovo online un’intervista, scopro una nuova pubblicazione o un dibattito intorno all’autore, difficilmente resisto proprio perché consapevole della particolare capacità che hanno di suscitare in me sentimenti contrastanti e la riflessione svincolata da sentimentalismi o inutili difese di parte.

giovedì 19 marzo 2015

Orazio Labbate e la Sicilia diabolica de "Lo Scuru"

Lo Scuru
di Orazio Labbate
Tunué, 2014

pp. 128
€ 9,90




Permettetemi di prenderla un po' alla lontana; se non vi interessano i miei sproloqui su crisi dell'editoria e esordienti, e volete sapere solo cosa penso de Lo Scuru di Orazio Labbate, saltate pure i primi due paragrafi e volate direttamente al terzo.

Certo, le due cose sono collegate. Mentre i consigli di amministrazione dei colossi editoriali, dietro le porte chiuse delle loro torri di vetro, studiano grafici, statistiche, fusioni e cambiamenti dell'asset (si dice così?) per arrestare l'emorragia di lettori che è al tempo stesso causa ed effetto della crisi dell'industria, là fuori ci sono ancora persone che pensano a scrivere libri. Si chiamano "esordienti", e sono i convitati di pietra di ogni discussione sull'editoria: presenti, ingombranti, insistenti, ma quasi del tutto privi di voce in capitolo a tavola. Un po' come "i giovani" nel mercato del lavoro: risorse propulsive e rinnovatrici quotidianamente invocate, ma mai realmente sfruttate. Perché? Ovvio: in un settore che, prima di muovere un passo, si chiede non "Vale?", ma "Vende?", il rischio della scommessa non sembra mai pari alla posta. Perciò meglio l'usato sicuro. Come nel caso di #ioleggoperché, la campagna di promozione della lettura che culminerà il 23 aprile in un grande evento di distribuzione gratuita di libri al popolo: ventiquattro titoli, appositamente selezionati e ristampati in 240.000 copie destinate a finire sul comodino di altrettanti "lettori assopiti", nella speranza di indurli a risvegliarsi. E di autori italiani chi c'è, tra i ventiquattro prescelti? Tutti volti nuovi, nuovissimi: Alessandro Baricco, Silvia Avallone, Sveva Casati Modignani, Margaret Mazzantini, Andrea Vitali, Marcello Simoni e così via. Che scelte audaci. Dovrebbero essere questi gli autori destinati a risvegliare i lettori assopiti? Ma allora meglio girarsi dall'altra parte e tornare a dormire.

mercoledì 18 marzo 2015

"Il Regno" e il cristianesimo come narrazione: incontro con Emmanuel Carrère

Sono passati trentadue anni da quando Emmanuel Carrère ha esordito in Francia come romanziere con L'amico del giaguaro. Dal 1983 a oggi la tensione verso il racconto personale e collettivo, lo sguardo sempre rivolto all'esperienza umana, la capacità di creare storie di finzione capaci di riflettere la vita reale, sono rimaste centrali nella sua produzione, fari di una ricerca che è partita dalla pura narrativa d'invenzione (si vedano i romanzi degli anni Ottanta e Novanta, come Bravura e La settimana bianca) e con il tempo si è arricchita di intenti e sfaccettature, rimanendo comunque fedele a se stessa. Con una scrittura che è costante sforzo conoscitivo, ha dato anche voce alla follia e all'orrore che per anni l'hanno ossessionato costringendolo a farsi raccontare. Sono nati così L'Avversario (2000), la storia dell'inganno perfetto, e La vita come un romanzo russo (2007), un viaggio nei segreti dell'erotismo e nei fantasmi di una storia familiare.