sabato 27 maggio 2017

#ScrittoriInCollegio - Federica Manzon e Marco Missiroli

26 maggio 2017
Collegio Ghislieri, Pavia


La seconda giornata di #ScrittoriInCollegio, il festival pavese che vede sullo stesso palco due scrittori a confrontarsi su temi opposti (o almeno apparentemente tali), ha avuto per ospiti Federica Manzon e Marco Missiroli, per la prima volta al Collegio Ghislieri.

Nella bella cornice di un pomeriggio di maggio in tutto e per tutto estivo, i due autori sono stati introdotti da Andrea Grisi, libraio presso la Libreria Il Delfino di Pavia, che ha scelto due brani incentrati sull'amore tratti da due libri precedenti di Missiroli e Manzon, rispettivamente Il senso dell'elefante e Di fama e di sventura. Insomma, un inizio in medias res, per abbracciare fin da subito le parole degli scrittori. 

Se l'incontro doveva incentrarsi su amore e odio, Missiroli e Manzon hanno dimostrato grande curiosità l'uno verso la scrittura dell'altra, dando il via a un fuoco incrociato di domande, risposte, confronti davvero interessanti per quei lettori che si chiedono come nasca un libro e quali sentimenti porti con sé. Al centro, i loro ultimi due romanzi: La nostalgia degli altri di Manzon (Feltrinelli) e Atti osceni in luogo privato di Missiroli (Feltrinelli). Prima cosa da notare: anche se Atti osceni è in libreria da ormai due anni, l'autore rivolge al suo libro tutto l'amore possibile e dichiara che proverà sicuramente nostalgia per il suo protagonista Libero, quando inizierà a scrivere un nuovo romanzo. 

Gli imbizzarriti sono esploratori

Bizzarrie della provvidenza
Erri De Luca
Giulio Einaudi Editore

pp. 51
8

Nelle pagine di questa sezione si narrano comportamenti sgangherati ma provvisti di giustifica sacra. “Navigare es preciso”, dicono i Portoghesi, dove “preciso” sta per obbligatorio.
Così è la bizzarria della provvidenza, la deviazione urgente di un singolo diventa apripista del percorso di tutti gli altri. Gli imbizzarriti di queste pagine sono esploratori.

L'intento di Erri De Luca in questo libretto è dare voce a tutte le anomalie di un singolo che, dopo essere state esplicitate, appartengono anche alla molteplicità. Affronta, com'è sua peculiarità una varietà disarmante di argomenti attraverso i versi racchiusi in poco più di una cinquantina di pagine. Progetto ambizioso, anch'esso tipico dell'autore controverso e discusso quale è De Luca. Tra le righe trovano eco tematiche eclettiche come il giardino dell'Eden, il dono nell'accezione più ampia, il carpentiere come metafora di vita, le azioni importanti, la mitologia e le parabole rielaborate secondo l'opinione dello scrittore, ancora il senso più profondo di amare e uno spazio a parte per gli ultimi, che De Luca non definisce tali, bensì “Gl'improvvisi”. Ai detenuti e alla vita nelle carceri, ai viaggi della speranza e all'isola che accoglie loro in un caldo abbraccio come Lampedusa è dedicato questo paragrafo. Ma respira tra una pagina e l'altra anche la grande passione della montagna, grande amore mai taciuto dello scrittore. 

venerdì 26 maggio 2017

#ScrittoriInCollegio - Stefano Piedimonte e Luca Ricci

25 maggio 2017
Pavia, Collegio Ghislieri


Ieri sera a Pavia è iniziato un nuovo appuntamento con la letteratura: 5 giorni, 5 coppie di autori che fino al 30 maggio dialogheranno su due temi che non smettono di sorprendere e, qualche volta, di confondersi, trasformandosi enigmaticamente l'uno nell'altro. 
Due autori al Collegio Ghislieri con un unico "dovere": lasciare che i due temi si scontrino, che le loro idee si mettano a confronto, in un dialogo più o meno concorde, qualche volta dibattito o addirittura scontro. 

A inaugurare gli incontri, Stefano Piedimonte e Luca Ricci, introdotti da Giorgio Scianna. I due autori hanno portato con sé la loro esperienza di scrittura, molto diversa: Stefano Piedimonte, infatti, arriva da lunga esperienza di scrittura sulle pagine di cronaca nera, per poi essersi avventurato nel noir, spesso ibridato con l'ironia e la messa in discussione del genere. Luca Ricci figura senza dubbio tra gli scrittori di racconti più rilevanti nel panorama letterario italiano, ma un ulteriore merito va alla sua prosa critico-saggistica e alla visione attenta (quasi profetica) su ciò che accade nell'editoria.

Luigi Barzini - Storia di un uomo e del suo tempo.

Luigi Barzini
di Simona Colarizi
Editore Marsilio NODI

pp. 220

€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

Raccontare la vita di qualcuno non è mai semplice, figurasi se il personaggio in questione ha lasciato un segno profondo e duraturo nel suo campo.

Luigi Barzini rientra a pieno titolo tra quelle figure che si stagliano sullo sfondo della storia e che meritano sicuramente di essere scoperte da quanti finora ne hanno ignorato l'esistenza e riscoperte da coloro che già lo conoscevano.

Simona Colarizi, infatti, traccia un interessante ritratto di questo giornalista e senatore morto suicida a Milano il 6 settembre del 1947, all'età di 72 anni.
Nel libro Luigi Barzini. Una storia italiana (Marsilio) la storica immagina i 3 giorni che hanno preceduto l'atto estremo dell'uomo e mescola lo stile tipico del romanzo con quelli del saggio e della raccolta epistolare, per descrivere quello che è stato, per usare le sue stesse parole, il
"prototipo del conformista moraviano",
un uomo che ha assistito alla fine dello Stato liberale senza fare alcunché, per poi aderire al Fascismo ed alla Repubblica di Salò, tanto da convincere uno dei suoi figli, Ettore, a consegnarsi nelle mani dei gerarchi.

giovedì 25 maggio 2017

La crisi della politica? Passa attraverso l'uso (o lo stupro) della lingua italiana.

Volgare eloquenza. Come le parole hanno paralizzato la politica
di Giuseppe Antonelli
Laterza, 2017

pp. 144
€ 14 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


La paralisi che stiamo vivendo si deve anche all'insostenibile leggerezza delle parole: le parole forti di una politica debole. Perché la vera politica torni davvero a contare - sconfiggendo l'antipolitica - bisogna che tornino a contare le idee [...]. Prima di raccontare, bisogna fare i conti con i fatti. Smetterla di usare parole senza le cose. (p. 107)
Pungente, ironico, acuto: potrebbe anche essere divertente il nuovo Volgare eloquenza di Giuseppe Antonelli, uscito pochi giorni or sono per Laterza, se non fosse che l'oggetto della nostra risata è il linguaggio della politica italiana. La piacevolezza del dettato di Antonelli senza dubbio aiuta a digerire un boccone altrimenti molto amaro: la politica italiana ha cambiato sensibilmente il suo modo di parlare, privilegiando lo storytelling alla tradizionale argomentazione. Ma narrare, come sottolinea Antonelli, significa gestire un monologo a cui si può credere o non credere, ma che non si apre al confronto. Le emozioni hanno preso il posto delle idee, accompagnate da una progressiva banalizzazione del linguaggio in uso e dall'aggressività imperante. Volgarità e semplificazione sono un tutt'uno di questa trasformazione, che ci ha fatti passare dal "politichese" degli anni '80, distanziante e lontano dall'italiano popolare, al "gentese", a cominciare dal boom berlusconiano fino a Renzi. 

mercoledì 24 maggio 2017

#SalTo30 - La danza di un romanzo: Alessandro Baricco e Jan Brokken


Quando due autori del calibro di Alessandro Baricco e Jan Brokken si incontrano per parlare di scrittura il risultato non può che essere un successo: la Sala Gialla del Lingotto è pienissima, la gente di tante età diverse è in fila fuori che aspetta di entrare a questo incontro del Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla sua trentesima edizione.

Due autori diversi sotto tanti punti di vista, ma con in comune il mestiere più bello del mondo. Baricco è di casa a Torino e non servono presentazioni. Jan Brokken è olandese e i suoi romanzi in Italia sono pubblicati da Iperborea. Scrive di personaggi veri, ma in un modo così lontano dall'asettica biografia che sa renderli di nuovo vivi, riappropriandoli delle loro storie. Questi i tre libri editi in Italia: Nella casa del pianista (2011), dedicato all'amico musicista Youri Egorov, in fuga dalla Russia verso una Amsterdam più liberale e aperta, crogiolo di artisti eccentrici;  Anime baltiche (2014), il titolo con cui forse è più famoso in Italia e in Europa, dove vengono narrate le vite di persone celebri come Mark Rothko, Hannah Harend, Gidon Kremer, tutte accomunate dall'essere nate nelle tre repubbliche baltiche, in un angolo di Europa un po' remoto e troppo spesso dimenticato; Il giardino dei cosacchi (2016), il romanzo che racconta gli anni successivi alla prigionia di Dostoevskij e la sua profonda amicizia con Alexander von Wrangel. Tre testi sul crinale tra il romanzo e il saggio biografico, punto di partenza sia di narrazioni collaterali che di approfondimenti storici o geografici.

Senza la magia la vita è solo un grande spavento: "Ali di babbo" di Milena Agus

Ali di babbo
di Milena Agus
Nottetempo, 2008

pp. 142

Euro 13,00


«Senza la magia la vita è solo un grande spavento». Così la pensa Madame, e così ha cominciato a pensarla anche la sua vicina di casa quattordicenne, che in Ali di babbo, romanzo di Milena Agus pubblicato dopo il successo di Mal di pietre, ne racconta la storia e quella del comune vicinato. Ancora una volta in Sardegna, vicino alla costa, nel bel mezzo di una macchia mediterranea ambitissima ma che non vuole cedere alle lusinghe del cemento e del turismo. E ancora una volta dando voce a una schiera di personaggi legati da vincoli di sangue o da forme particolari d’amicizia e d’amore: tutti veri, sublimi e grotteschi come è sempre l’umanità quando è spogliata da ogni sofisticato camuffamento, da ogni bugia pronunciata o accettata in malafede; semplice come quando è raccontata dal punto di vista di una bambina “grande” preoccupata per il suo menarca tardivo; migliore di quanto non si dica in giro se filtrata attraverso le lenti di un’immaginazione accesa, innata e, alla fine dei conti, salvifica. 

martedì 23 maggio 2017

#SalTo30: impressioni a caldo

Salone Internazionale del Libro,
18-22 Maggio 2017

XXX edizione


Foto di Debora Lambruschini

Di ritorno dalla trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, scrivo a caldo queste mie, personalissime, impressioni, su quella che resta probabilmente la festa dell'editoria più bella e ricca - di espositori, eventi, storie - nel panorama culturale italiano, magistralmente diretta dallo scrittore Nicola Lagioia al suo esordio come direttore editoriale.
Un evento anticipato, come sappiamo, da qualche polemica: l'organizzazione a Milano, appena qualche settimana prima del Salone, della fiera Tempo di Libri e la scelta di alcuni importanti editori di presenziare all'una o all'altra manifestazione, hanno animato per un po' il dibattito culturale su stampa e social, mentre ci si chiedeva quale impatto la "concorrenza" milanese avrebbe avuto sulla storica fiera che ogni anno a Maggio richiama un pubblico numerosissimo di lettori e professionisti. Ed è proprio di questi giorni la conferma che, anche per l'edizione del prossimo anno, il Salone del Libro di Torino rimarrà l'appuntamento irrinunciabile del mese di Maggio che nel 2018 si svolgerà dal 10 al 14. Al di là di polemiche e confronti, tuttavia, quello che qui mi preme sottolineare non è tanto il confronto-scontro tra i due eventi (per farlo in maniera puntuale e ragionata bisognerebbe in primo luogo aver preso parte ad entrambe le manifestazioni per l'intera durata e non è stato questo il mio caso) quanto le sensazioni, personalissime, suscitate dall'esperienza torinese, anche quest'anno vissuta da lettrice e professionista del settore editoriale. Uno sguardo doppio, quindi, che mi ha permesso di apprezzare lo spirito di festa, innovazione e creatività che si respirava tra i padiglioni, quest'anno ancora più forte.

Diciassette lezioni e un compimento finale: "Chirù", di Michela Murgia

Chirù 
di Michela Murgia
Einaudi, 2015

pp. 191

Euro 18,50

Il delicatissimo rapporto tra maestro e allievo assomiglia a un corridoio piastrellato di uova “fatali”: per quanta grazia possano avere l’uno e l’altro nel compiere insieme questo attraversamento, qualche guscio finirà comunque con l’incrinarsi prima che l’ipotetico traguardo sia stato raggiunto, e non è mai dato sapere con quali conseguenze. In alcuni casi la schiusa si sarebbe verificata comunque anzitempo, portando alla luce nuove creature giunte a una maturazione non ulteriormente rimandabile; altre volte, invece, sarebbe stato meglio non affrettare le crepe con il peso dei propri passi, pena la fuoriuscita, irreversibile e ferale, di un magma ancora incompiuto (o irrisolto) di pulsioni ed energie. Proprio questa seconda eventualità è quella che si verifica in Chirù, il ritorno al romanzo di Michela Murgia a distanza di qualche anno dal successo di Accabadora.

lunedì 22 maggio 2017

Quando l'amore sfida il tempo (e anche i palati dei lettori ormai lontani dal genere)

Il giorno che aspettiamo
di Jill Santopolo
Nord, 2017

Traduzione di Barbara Ronca
pp. 398
€ 17,60 (cartaceo)



Il primo amore non si scorda mai: un proverbio, per essere tale, deve nascondere un fondo di verità, se non un doppio fondo, magari amarognolo, che sa di momenti idealizzati proprio perché non ritorneranno, misti a un vago sentore di "se solo..." seguito da innumerevoli alternative che il nostro presente non ha mai visto, se non in sogno. Il giorno che aspettiamo, sorprendente esordio narrativo di Jill Santopolo, è in corso di traduzione in 30 Paesi e Editrice Nord è il primo editore straniero a farlo uscire, proprio oggi qui in Italia. Ma cosa ha di speciale questo romanzo d'amore, in grado di tener svegli una notte intera fino alla chiusura dell'ultima pagina (parlo per esperienza)? 

La vita a sedici anni: il felice esordio di Alice Ranucci.

In silenzio nel tuo cuore
di Alice Ranucci
Milano, Garzanti, 2015

pp. 168
€ 13,90 (cartaceo)
€ 2,99 (ebook)


«Le stelle si intravedevano appena, sperdute tra le luci abbaglianti della città. Ecco io assomigliavo a loro. A quelle stelle. Confuse, smarrite, irrintracciabili in un cielo occupato da luci taroccate. Come me».
Quello di Alice Ranucci è un libro pieno di vita quotidiana, verità, sofferenza e speranza. È un libro da regalare all'amica del cuore che si sta allontanando, da consigliare a chi sta perdendo la strada, da diffondere, per sapere cosa si rischia a mettere la propria anima in mano alle persone sbagliate. Claudia ha sedici anni e vive a Roma. È una ragazza come tante, sbocciata d'un tratto, fragile, insicura. Stenta a riconoscersi nel suo nuovo corpo di donna, che, tuttavia, le piace, e molto. Innamorata del belloccio della scuola, Rodrigo, e circondata da un gruppetto di ragazzotti dalla condotta tutt'altro che esemplare, Claudia si lascia pian piano adulare dalle serate in discoteca, dalle feste e dalle facili avventure. Intanto in casa, il rapporto con sua madre si sgretola sempre di più: la donna, incapace di riconoscere la propria figlia, cerca di riportarla sui binari giusti, lontana dalle false amicizie e dalle cattive compagnie. Per farlo decide di costringerla a fare volontariato in un centro per immigrati, Civico Zero, per provare a cambiare le sue prospettive.

domenica 21 maggio 2017

Nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto: la filosofia Wabi-Sabi

Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi
di Leonard Koren
Ponte alle Grazie, 2015

Traduzione di Guido Calza

1^edizione: marzo 2002

pp. 92
13,50 (cartaceo)

Wabi-Sabi è la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute. E' la bellezza delle cose umili e modeste. E' la bellezza delle cose insolite.

Spiegare la filosofia Wabi-Sabi è un impresa complessa anche per l'autore del libro Leonard Koren. I giapponesi stessi formulano affermazioni nebulose non appena viene posta loro la domanda su che cosa venga inteso esattamente con i due caratteri che ne identificano la corrente filosofica. La nebulosità appartiene al Wabi-Sabi stesso, elogio dell'imperfezione, dell'inafferrabilità e della decadenza naturale. Un fiore che appassisce dopo pochissimi giorni incarna la bellezza Wabi-Sabi, il fenomeno dell'hanami, ossia la rinomata osservazione della fioritura dei fiori di ciliegio -sakura- è per eccellenza un fenomeno di questa corrente o ancora l'arte del tè e la creazione di un vaso che nasce con una crepa. O ancora, un esempio di wabi-sabi spontaneo: il particolare della facciata del Bombay Cafè e dell'emporio Okura (Daikanyama, Tokio), fatta con legni trasportati dal mare, lamiere riciclate e gesso. Sono solo alcuni esempi pratici di una filosofia assai complessa e ricercata, tipicamente orientale, che trova fondamento nell'antica pratica buddista zen. Leonard Koren nel manuale preso in esame si sforza di spiegarla e di farla comprendere a noi “occidentali”, ma soltanto chi ha già un'infarinatura iniziale è in grado di seguire i concetti e gli aneddoti narrati tra le pagine scritte con il carattere informatico definito a livello mondiale il più brutto di sempre, il Comic Sans. Certamente una scelta voluta e ricercata. Anch'essa si deduce, possa rientrare appieno nel quadro della filosofia qui analizzata.
Certi critici giapponesi ritengono che il wabi-sabi debba mantenere le sue qualità misteriose, sfuggenti, difficilmente definibili perché l'ineffabilità è una sua caratteristica peculiare. […] Da questo punto di vista, la conoscenza mancante o indefinibile è soltanto un altro aspetto dell'”incompiutezza” intrinseca del wabi-sabi.

sabato 20 maggio 2017

Se è vero che il mare non bagna la Sardegna: in viaggio con Marcello Fois nello specifico barbaricino

In Sardegna non c’è il mare.
Viaggio nello specifico barbaricino
di Marcello Fois
Laterza, 2008

pp. 129
9,00 euro

È possibile riferirsi alla Sardegna senza pensare al mare? Ovviamente no, se è vero che almeno dal secondo dopoguerra l’isola al centro del Mediterraneo è divenuta sinonimo di grandiosa bellezza costiera e agognato turismo balneare. E ovviamente si, se è altrettanto vero che la sua dote di spiagge, calette e grotte è pur sempre la frastagliata cornice di un quadro più interno, non meno profondo degli abissi circostanti, fatto di roccia e di montagna. Stando così le cose, quello di Marcello Fois non è un paradosso: In Sardegna non c’è il mare. Ma anche se nella Sardegna “di dentro”, e più precisamente in quella Barbagia di cui lui stesso è originario, non ci sono il ritmo dell’onda e della risacca, il cuore “di pietra” di questa regione d’Italia ha battuto a lungo, e forse ancora a sua volta batte, al ritmo ipnotico di altri stereotipi.

venerdì 19 maggio 2017

Bianco e nero. Bene e male. Gli scacchi

Teoria delle ombre
di Paolo Maurensig
Adelphi, 2015


pp. 200
€ 18



Non ritengo casuale che Paolo Maurensig sia entrato nel catalogo Adelphi. Credo che un raffinato goriziano, nato del cuore della seconda guerra mondiale, di mestiere scrittore, ne debba far parte vista l’attenzione che la casa editrice milanese dedica alla mitteleuropa, alla letteratura russa ed ebraico-europea. Se potessimo divertirci a creare ipotetici rimandi letterari fra Paolo Maurensig e altri autori apprezzati da Roberto Calasso, mi verrebbero in mente, a bruciapelo, Joseph Roth e Sándor Márai.
“Teoria delle ombre” è un romanzo intrigante con due protagonisti: il primo è Alexandre Alekhine, campione del mondo di scacchi che la mattina del 24 marzo 1946 viene trovato morto su una poltrona, con un cappotto addosso, in una stanza dell’Hotel do Parque, a Estoril, dal cameriere incaricato di portargli la colazione. Il cameriere è un ragazzino portoghese. Il secondo protagonista sono proprio gli scacchi, un gioco che non fa prigionieri perché è l’esatta imitazione della guerra. «Lo sport più violento che esista» a giudizio di Garri Kasparov, non uno qualsiasi.
Il medico legale liquida la morte di Alekhine come causata da asfissia. Ma Maurensig non crede a questa versione e così s’inventa un personaggio, anch’egli scacchista, che decide di riaprire il caso. Lo aiuterà a svelare il mistero, incidentalmente, il cameriere oramai anziano e in pensione nella sua Lisbona, che nel corso della vita ha imparato a leggere i particolari e a cogliere l’importanza del non detto, del sussurro, delle mezze parole.

giovedì 18 maggio 2017

Suite francese - Quando il nemico è un nostro simile

Suite francese (audiolibro)
di Irène Némirovsky
Emons, 2017

Letto da: Anna Bonaiuto
Regia: Flavia Gentili
Durata: 15h 50m
Traduzione: Laura Frausin Guarino
Edizione testo: 2005, Adelphi Edizioni

€ 18,90 (cd)
€ 11,34 (mp3 zip)


Ci sono storie che entrano di diritto a far parte dei classici un po' per le tematiche che trattano, un po' per il modo in cui sono scritte, un po' per i personaggi che ci regalano.

Suite francese è divenuto un libro senza tempo per tutti e tre questi motivi, ma anche e soprattutto per la straordinaria capacità di Irène Némirovsky di far penetrare il lettore in quel mondo straordinario che è stato il suo e che, a mano a mano che ci addentriamo tra le fila della narrazione, diventa anche il nostro.
"Vogliono farci credere che siamo in un'epoca comunitaria in cui l'individuo deve soccombere affinché viva la società, e non vogliamo vedere che quella che soccombe è la società affinché vivano i tiranni".

"Corto - Sulle rotte del disincanto prattiano" : Boris Battaglia ci introduce alla fenomenologia dell'opera più nota di Hugo Pratt

Corto - Sulle rotte del disincanto prattiano
di Boris Battaglia
Armillaria edizioni (collana I Cardinali), maggio 2017

pp. 200

€12.00 (cartaceo)
€ 4.99 (Ebook)


Corto Maltese, la famosa serie dedicata a uno dei personaggi cult del miglior comic europeo, compie cinquant'anni: nel 1967 apparivano infatti, per la prima volta, le tavole su cui veniva presentato il leggendario marinaio maltese capace di mettere in crisi, una volta per tutte, lo statuto di eroe-protagonista di storie d'avventura così come il fumetto italiano lo aveva fino ad allora inteso. A renderlo possibile fu l'iniziativa dell'editore Fiorenzo Ivaldi che mise a disposizione dell'arguta matita di Hugo Pratt le pagine della sua nuova rivista, Sgt. Kirk: nasceva così Una ballata del mare salato, primo capitolo della saga che, inizialmente e nelle intenzioni dell'autore, doveva restare uno e unico, tutt'oggi considerato uno dei capolavori del disegnatore veneziano.
" È il luglio del 1967 e in tutte le edicole italiane compare una rivista che ha, come il nuovo disco dei Beatles, un sergente in copertina."
 Così Boris Battaglia, nel suo denso saggio Corto. Sulle rotte del disincanto prattiano, edito da Armillaria, ci introduce a quell'importantissimo anno – da lui considerato il primo dei mitici Settanta, il decennio più lungo di quel “secolo breve” che ci siamo da poco lasciati alle spalle – che vede la nascita dell'opera più significativa ai fini della definizione di un'estetica prattiana. La giovane casa editrice celebra il cinquantesimo compleanno del noto gentiluomo di fortuna con una pubblicazione che ci offre un'analisi della saga al contempo diacronica e sincronica, la cui proposta ermeneutica si avvale di un approccio semiotico nonché di solide basi teoriche – “quelle travi rovesce” atte a sostenerne tanto le argomentazioni quanto a dare notizia delle fonti prese in considerazione – enumerate nella folta bibliografia che, in coda al volume, l'autore mette a disposizione del lettore.

mercoledì 17 maggio 2017

L'arte di raccontare vite e luoghi

Terre promesse
di Milena Agus
nottetempo, 2017

pp. 201
€ 15.50 (cartaceo)



La verità è che nessuna terra promessa è all'altezza della sua fama. (p. 165)
Quanto siamo in grado, oggi, di identificarci davvero con la nostra terra d'origine? Quante volte vorremmo partire, lasciandoci dietro una città di strade, odori, colori, rumori che non sentiamo nostra o che, al contrario, avvertiamo scomodamente invadente nell'irrompere nella nostra identità?
Il nuovo romanzo di Milena Agus, Terre promesse, uscito da pochi giorni per Nottetempo, si interroga su questi temi ancestrali, che si rincorrono lungo tre generazioni. Inevitabilmente, il tempo modifica la percezione di "terra promessa" che portano con sé i protagonisti: se all'inizio Ester sogna il "Continente" come una fuga dalla sua realtà sarda, che avverte come opprimente, presto si accorgerà che la soluzione non è racchiusa nel suo matrimonio nel trasferimento a Genova, né con il rientro a Cagliari; anche la figlia, Felicita, esplora tutte le pieghe della sua vocazione amorosa, pur sapendosi difficilmente riamata, a suo parere per i chili di troppo; e Gregorio, figlio di Felicita, nonché nipote di Ester, misura il proprio talento pianistico con la complessa realtà di riuscire ad affermarsi e New York diventa ben più di una meta. 

Fra la notte e l'alba: "Delia è di nessuno" di Ilaria Milandri

Delia è di nessuno
di Ilaria Milandri

Laurana Editore, 2016

pp. 405
14,02 €



Di Delia, protagonista del romanzo di Ilaria Milandri, ricorderò l'uscire mattutino, l'aprirsi a un'aurora, dopo la notte, alla ricerca di quella «specie di bellezza in quel che resta di un'atrocità». Personaggio cinico e nichilista, prostituta per ripicca contro la vita "onorata e rispettabile" che il padre aveva voluto imporre a lei e alla madre, seguendo il suo narcisismo da studioso e la sua fama da intellettuale.
Si chiamava Delia Elena San Marco perché suo padre, Antonio, aveva amato Borges più di quanto non avesse amato lei e se ne era fregato se mettendole un nome del genere le avrebbe potuto causare non pochi problemi, ma se ne era fregato sempre di un sacco di cose, suo padre, e così l'aveva chiamata Delia Elena San Marco. Di cognome faceva Bruno.


Ce la presenta così, con un linguaggio diretto e talora spigoloso, come la sua protagonista. Delia è piena di odio verso il padre e verso la madre, più di tutti verso se stessa, probabilmente. Di una bellezza eclatante, impegnata a progettare suicidi ma poi tirata dentro i preparativi del funerale di suo padre. L'aurora che cerca la trova in Adamo, un anziano vedovo che la mattina presto porta il cane al parco, in attesa che apra il cimitero. Adamo è l'unico essere che scalfisce l'indifferenza di Delia, che si mostra subito curiosa di conoscerlo, di sapere qualcosa di lui, di comprendere il senso della dedizione verso la moglie che nemmeno la morte ha interrotto. Verso Adamo, Delia ha immediatamente (e noi lettori ci sorprendiamo almeno quanto la protagonista) attenzioni tenere, un tipo di osservazione diversa da quella che riserva al resto degli uomini: 
Era vestito troppo leggero per la temperatura di quei giorni, pensò mentre lo vedeva sparire dietro un enorme cespuglio di un sempreverde.

martedì 16 maggio 2017

Quando l'extra-ordinario diventa ilare

Vite brevi di idioti
di Ermanno Cavazzoni
Guanda, 2017

1^ edizione: Feltrinelli, 2009
pp. 176

€ 15 (cartaceo)


Ricominciare a ridere: come farlo, quando ormai siamo abituati al sorriso a denti stretti sui social network? La letteratura italiana ha una tradizione di tutto rispetto: si pensi anche solo a Flaiano, Longanesi, Guareschi o, in tempi molto più recenti, Benni. A questi nomi dobbiamo assolutamente aggiungere Ermanno Cavazzoni, che nei suoi brevi e fulminanti racconti, veri e propri squarci d'ilarità nel tessuto grigio del quotidiano, si misura con la tradizione. Sono quadri che ribaltano la routine o, al contrario, l'estremizzano, portando il lettore tanto all'avvertimento quanto al sentimento del contrario, per dirla con Pirandello. Infatti, anche Vite brevi di idioti, di recente riedito da Guanda, è un'iperbolica sfilata di "idioti" o, perlomeno, personaggi non allineati alla società, che con la loro stramberia risultano indimenticabili. Così, se il calcolatore o il piromaniaco totalizzano un certo record di sfortuna, altri personaggi identificano la loro ossessione con una vera e propria ansia persecutoria. Ma è poi vero che le circostanze si accaniscono contro di loro? A volte viene spontaneo chiederselo, tra un sorriso e l'altro. 

Guardare oltre, guardare attraverso: la Sardegna per "viaggiatori" di Michela Murgia

Viaggio in Sardegna.
Undici percorsi nell’isola che non si vede
di Michela Murgia
Einaudi, 2008

pp. 198

Euro 12,50

«Basterebbe ricordarsi, ogni volta che si legge della Sardegna,
che niente sull’isola è mai soltanto un luogo».


Due avvertenze preliminari agli aspiranti lettori di Viaggio in Sardegna di Michela Murgia, edito da Einaudi nel 2008. La prima: impossibile non tenere conto della sua collocazione all’interno della collana ET Geografie, comprensiva di peculiari guide di viaggio compilate da ciceroni “scelti” (tra gli altri, Fernando Pessoa che parla di Lisbona, Roberto Bertinetti che descrive Londra e Danilo Manera che racconta Cuba). Seconda avvertenza: impossibile affrontare questi Undici percorsi nell’isola che non si vede senza tenere conto del fatto che chi li tracciò una decina di anni or sono sarebbe di lì a poco diventata una delle più note scrittrici sarde contemporanee, conosciuta, oltre che per le sue opere, anche per i toni tutt’altro che accomodanti e anzi ironici e polemici in eguale misura, principalmente (ma non solo) quando l'argomento in questione è la sua regione d’origine. Chi dunque vada cercando un comodo prontuario di itinerari turistici sui “Caraibi del Mediterraneo” potrà prudentemente ignorare questo libro, e magari cercare con più profitto tra le molte, e spesso patinatissime, guide in circolazione. Oppure potrà correre il rischio di lasciarsi comunque condurre dall’autrice, che con fare ospitale lo porterà proprio dove non si aspetta; vale a dire, non alla scoperta dei soliti paradisi balneari, talvolta non meno artificiali di certe stupefacenti allucinazioni.