martedì 6 dicembre 2016

"Scuola di classe" di Roberto Contessi: il sistema scolastico italiano sfavorisce i ragazzi più deboli?

Scuola di classe
di Roberto Contessi

Laterza, 2016

pp. 110

€14 

Cosa succede davvero all’interno degli edifici dove i nostri ragazzi trascorrono gran parte della loro giornata? La scuola offre ancora (e ha mai offerto) un valido sostegno alla famiglia nella formazione culturale, sociale e morale dei giovani? In un testo che ricorda da vicino I delfini di Pierre Bourdieu, Roberto Contessi porta avanti una vibrante denuncia contro il sistema scolastico italiano e quello che chiama un «classismo culturale» che, all’interno delle scuole, ha sostituito il «classismo sociale ed economico», portando però alla medesima conseguenza: un sistema che premia i ragazzi più forti e scoraggia ed emargina i più deboli. Abbandonando questi ultimi al loro destino già scritto di ultimi della classe, la scuola, secondo Contessi, non si limita ad amplificare la disuguaglianza tra ragazzi seguìti dalle famiglie (e, dunque, già capaci di orientarsi nel panorama culturale e sociale) e giovani più fragili e orfani di attenzione; Contessi rileva nel rituale scolastico italiano una falla ancora più grande: ciò che controbilancia il classismo culturale, appianando le differenze tra bravi e meno bravi, è l’abitudine consolidata all’interno della scuola a fornire a tutti, indistintamente, il titolo di studio superiore, senza colmare le mancanze culturali, senza aiutare i più deboli a raggiungere un certo livello di sapere (e saper fare). In tal modo, il diploma di maturità diviene cartastraccia, o «un titolo di cartapesta», come lo definisce il professore.

"Il cane a testa in giù", ovvero lo yoga non innalzato a dottrina

Il cane a testa in giù
Le 23 posizioni di yoga che mi hanno cambiato la vita
di Claire Dederer

Traduzione di Paola Bertante

Sonzogno, 2016

pp. 347
€18 (cartaceo)


Io personalmente non riuscivo a comprendere il significato della pratica. Che cosa significava essere adepti dello yoga? Se anche fossi andata avanti a praticarlo a lungo, sarei mai riuscita a fare una vera esperienza di yoga? Che cosa stavo facendo esattamente?
Claire, giornalista freelance e neo mamma, vive a Seattle e ha la schiena a pezzi. Le tensioni, il sollevare ogni giorno la figlia e le prime avvisaglie dell'età si stanno concentrando tutte il quel punto. Seguendo suggerimenti sparsi e la moda imperante del momento, decide di darsi allo yoga. Prima con scetticismo, poi con entusiasmo e infine con comprensione, Claire ci accompagna attraverso una visione dello yoga che, più che essere una soluzione per tutti i nostri problemi, può essere una diventare un'interpretazione della vita e delle dinamiche sociali. 

lunedì 5 dicembre 2016

#paginedigrazia – Annesa e Paulo e la fondazione del romanzo storico sardo

L'edera
di Grazia Deledda
Ilisso, 2005
Prefazione di Marcello Fois

pp. 208
Cartaceo, 11,00€
E-book, 4,99€

Ho voltato l’ultima pagina de L’edera, ho confrontato Annesa e Paulu con Agnese e Paulo de La madre, e solo allora ho realizzato cosa significassero davvero le parole nell’introduzione di Marcello Fois, secondo il quale Grazia Deledda aveva in mente il progetto manzoniano di fare la letteratura in Sardegna. A questo ho potuto aggiungere altro addentrandomi nei meandri della psiche e dei gesti dei protagonisti de L’edera, realizzati a tal punto a 360 gradi da prestarsi perfettamente a una versione cinematografica che Augusto Genina ha realizzato nel 1950. Ho potuto affermare così che Grazia Deledda fonda con le sue opere una letteratura che è in grado di scavare nelle recondite pieghe dell’animo umano con quell’occhio critico, ma al tempo stesso empatico, che i grandi romanzieri possiedono approcciandosi alle loro creature letterarie, trascendendo luoghi e dinamiche con un linguaggio poetico, sì, ma che si nutre della vitalità propria della realtà. Attraverso i sentimenti di Annesa e Paulu ogni lettore si specchierà ineluttabilmente con la propria vita; la grandezza dell’autrice sta nell’innalzare una struttura narrativa che disvela verità assolute e immutate (sono passati più di cento anni dalla prima uscita su la «Nuova Antologia» nel 1908 ma l’attualità del contenuto risulta a tratti disarmante) con la dose di dolore e forza giusti a spingere a riflettere, senza però far dimenticare la componente narrativa: si pensa a se stessi ma si guarda con apprensione alla sorte dei protagonisti.

Operazione "nostàlgia" o dato di fatto? Luca Pollini racconta 62 oggetti "con l'anima", tra leggende e effetto-madeleine

Immortali.
Storia e gloria di oggetti leggendari
di Luca Pollini
Prefazione di Tommaso Labranca
Fotografie di Barbara Lei

Morellini Editore, 2016

pp. 135

Euro 20,00

«Celo/mi manca… Celo/mi manca…»: è questo quello che si pensa sfogliando Immortali, il libro di Luca Pollini appena pubblicato da Morellini Editore e che, come da sottotitolo, racconta Storia e gloria di oggetti leggendari. Ci si sente proprio come alla conta delle figurine dei calciatori, desiderosi di riempire per intero il proprio album personale per potersi compiacere della sua completezza. In questo peculiare catalogo, però, non ci sono volti, numeri e maglie celebri, non ci sono “persone”; ci sono “cose”, prodotti, beni di consumo, cibi e bevande che nondimeno – a partire dall’Ottocento e più spesso dagli anni del cosiddetto boom – hanno segnato la storia dell’economia, del commercio e del costume, e con maggiore o minore intensità e costanza hanno fatto e continuano a fare parte del nostro quotidiano. Ad accomunare questi magnifici 62, selezionati dall’autore, ci sono un successo immediato e duraturo, sostanzialmente scevro dalla necessità di revisioni e aggiustamenti, oltre che un numero indefinito di (fallimentari) tentavi di imitazione e un ruolo da leader indiscussi nei rispettivi settori. Ma soprattutto c’è un posto insostituibile nel cuore e nella memoria di generazioni di individui che da decenni (se non da più di un secolo, in alcuni casi) non solo non sono disposti a farne a meno, ma ormai identificano il marchio con il prodotto, e il nome del prodotto con la sua categoria. Proprio come quando ci si innamora, e l’amore non può che prendere le fattezze della persona amata.

domenica 4 dicembre 2016

Culture Chanel - La Donna che Legge



CULTURE CHANEL, La donna che legge


Rue Cambon, a Parigi, ospita ancora oggi una nutrita libreria di perle della letteratura, a cui si affiancano immagini dei paraventi di Coromandel. Qui gli odori di rilegature in cuoio lustrato si mescolano sempre ai sentori del profumo feticcio di Gabrielle, in arte Coco Chanel, il N°5. Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’arte moderna, Venezia, ospita la mostra CULTURE CHANEL, La donna che legge, visitabile fino all’8 Gennaio. Il progetto ideato ed elaborato da Jean-Louis Froment, che ne cura la direzione artistica, si inserisce nell’ambito di una “collezione di mostre” dedicate alla Maison Chanel e Gabrielle. La donna che legge, settimo episodio di CULTURE CHANEL, s’interessa a Gabrielle Chanel dalla prospettiva inedita del suo rapporto con la letteratura e gli scrittori.




La lettura è stata la compagna di vita dell’ultima grande leggenda della moda francese: Coco. Sovversiva, artista pionierista, incredibilmente coraggiosa e colta, Coco Chanel ha creato un proprio vocabolario estetico attingendo ispirazione dai libri, dalla frequentazione di alcuni tra i poeti e letterati più influenti del suo periodo, dall’amore per la Russia e per gli ori di Venezia, tradotti in capi di vestiario che svelano un gusto spiccato per il barocco ed il classicismo. Questo dialogo attraverso le epoche, che va dall’Antichità no ai contemporanei, è costellato in particolare di riferimenti alle opere di Omero, Platone, Virgilio, Sofocle, Lucrezio, Dante, Montaigne, Cervantes, Madame de Sévigné, Stéphane Mallarmé, ed entra in risonanza con gli autori che lei ha frequentato e apprezzato, come lo stesso Pierre Reverdy, Max Jacob o Jean Cocteau.


CriticaLibera - Perché c'era bisogno di un festival su Virginia Woolf in Italia?

Monza. Foto di Claudia Consoli
Dal 25 al 27 novembre una Monza piena di sole, l'aria limpida e cristallina dell'autunno, ha accolto "Il faro in una stanza", il primo festival italiano dedicato a Virginia Woolf. 
L'hanno organizzato tre donne, tre lettrici e studiose appassionate dell'autrice, Raffaella Musicò (che abbiamo già intervistato qui), Elisa Bolchi e Liliana Rampello
Ricomporre l'anima letteraria della Woolf, darle voce attraverso incontri, dibattiti, letture e anche una rappresentazione: il festival è nato come  momento di condivisione e di ascolto della parola di un'autrice che ha espresso la propria sensibilità attraverso la precisione, il rigore, la fatica di un percorso artistico visionario.

Perché c'era bisogno di un festival su Virginia Woolf? Prima di arrivare alla risposta, ecco un po' quello che è successo a Monza domenica 27 novembre, nell'ultima giornata di festival che abbiamo seguito per incontrare le organizzatrici che per prime hanno creduto in questo progetto e si sono impegnate per dargli forma.

sabato 3 dicembre 2016

#LectorInFabula – Caribù, orchi e leoni compagni di lettura per crescere.

Voglio mangiare un leone!
di Nathalie Dieterlé e Cristophe Mauri
Traduzione di Tommaso Gurrieri
pp. 32 
Cartonato, 15,00€








Artù caribù - Un Natale da salvare
di Magali Le Huche
Traduzione di Tommaso Gurrieri
pp. 32
Cartonato, 15,00€









Tra i momenti più formativi nello sviluppo cognitivo, emozionale e immaginativo di ogni bambino c’è, senza dubbio, la lettura della fiaba della buona notte da parte dei pazienti genitori. Per fortuna, nonostante il dilagare delle tecnologie multisensoriali e digitali, pervasive anche tra i più piccoli, questo tenero momento rimane ancora oggi incontaminato, così come dimostrato dal fatto che la letteratura per l’infanzia resiste come uno tra i settori dell’editoria che meno ha sentito la crisi nel corso degli ultimi anni. Questo perché i libri per bambini (nella fascia 0-4 anni) non si sono limitati più ad essere dei semplici accompagnatori al sonno (sebbene negli ultimi mesi The Rabbit who wants to fall asleep dello psicologo svedese Carl Johan Forssen Ehrlin abbia scalato le classifiche dei libri di settore), ma si sono trasformati in compagni di crescita onnipresenti anche in altri momenti della giornata. I due testi da poco editi dalla case editrice Clichy di Firenze rientrano appunto in questa categoria, sebbene nessuno vieti di lasciarli sul comodino dei propri piccoli prima della buona notte. Quale il senso di parlare su un sito specializzato in critica letteraria di testi per l‘infanzia, dove la letterarietà è limitata all’osso e dove il peso maggiore viene ricoperto dalle illustrazioni e da una perfetta attività di editing? Il senso è proprio in queste due caratteristiche, che fanno sì non solo che qualunque testo per l’infanzia si trasformi nel piccolo mattoncino con cui costruire la consapevolezza letteraria di ogni bambino, ma soprattutto perché anche in questo campo si può discernere tra testi di qualità, che raggiungono il loro scopo equilibrando la struttura narrativa con gli elementi vistivi e di punteggiatura, e testi che non riescono nell’intento, limitandosi a riproporre τὸποι visti e rivisti non riuscendo a sfruttare a loro vantaggio la più pervasiva componente visiva di illustrazioni e colori.

Speciale Zafón - Tra presente e passato, il terzo volume del Cimitero dei Libri Dimenticati

Il prigioniero del cielo
di Carlos Ruiz Zafón
Oscar Mondadori, 2016

Traduzione di Bruno Arpaia
1^ edizione originale: 2011

pp. 350
€ 12 (cartaceo)



Passato, presente: due mondi connessi, spesso dalla letteratura nella saga del Cimitero dei Libri Dimenticati di Carlos Ruiz Zafón. Anche in questo terzo appuntamento con la Barcellona dei libri, ci troviamo a maneggiare segreti e colpi di scena, mentre la Libreria Sempere attraversa un momento di grande incertezza economica. 
È il 1957, e Daniel è ormai un padre di famiglia; accanto a lui, il padre ormai invecchiato, ma sempre appassionato del suo lavoro di libraio, e l'amico e confidente Fermín, donnaiolo e scontroso al tempo stesso. È proprio attorno a Fermín che gravita il lungo flashback ai tempi della guerra. Un personaggio del passato, che pare conoscere bene Fermín e avere con lui un conto in sospeso, infatti, appare a distanza di quasi vent'anni. L'uomo, piuttosto malmesso, porta i segni di una antica mutilazione; ma ad attirare l'attenzione di Daniel è la munificenza di questo cliente, che compra un'antica e pregiata edizione del Conte di Montecristo e la lascia in libreria perché venga consegnata a Fermín.

venerdì 2 dicembre 2016

I fantasmi di Starnone

Scherzetto
di Domenico Starnone
Einaudi, 2016

pp. 164
€17,50 (cartaceo)



Daniele Mallarico è un anziano illustratore, che da anni vive e lavora a Milano, dove è approdato lasciando la sua città di origine, Napoli. È un uomo solo, che consuma stancamente la sua vita da vedovo: la moglie Ada è scomparsa da tempo, lasciandogli da scoprire alcuni quaderni in cui per tutta la vita aveva racchiuso la distanza che la separava dall'uomo che aveva sposato, le incomprensioni e i tradimenti che il marito non aveva mai immaginato. Il tempo passa lentamente per quello che una volta fu un artista con importanti riconoscimenti, ma che ora vive la risacca del lontano successo: viene contattato sempre meno, le sue illustrazioni sembrano non interessare più nessuno se non un tronfio e rampante giovane editore che gli chiede di illustrare il racconto di Henry James The Jolly corner. La richiesta assume però un valore particolare. Come il protagonista jamesiano Spencer Brydon ritorna a New York nella casa dov'era cresciuto, così anche Daniele si trova a dover tornare a Napoli: la figlia Betta gli chiede infatti di badare al nipote Mario per i quattro giorni in cui sarà impegnata in un convegno, insieme al marito Saverio, anch'egli professore universitario di matematica.

Speciale Zafón | L'importanza della lettura, il valore della memoria

Il gioco dell'angelo
di Carlos Ruiz Zafón

traduzione di Bruno Arpaia

Oscar Mondadori, 2015
(I ed. Mondadori, 2008)

pp. 652
€ 6,90


Dopo il formidabile L'ombra del vento, romanzo di apertura della tetralogia del Cimitero dei libri dimenticati, Carlos Ruiz Zafón, prosegue il suo viaggio in una Barcellona arcaica e spettrale con Il gioco dell'angelo.

Nonostante questo libro sia un sequel, i suoi eventi si collocano in un periodo che precede quelli narrati ne L'ombra del vento: in una Barcellona tenebrosa degli anni Venti si delineano, infatti, le vicende di David Martín, un ragazzo la cui brama più profonda è quella di diventare uno scrittore, tanto da votarsi anima e corpo a questo sogno. Dopo aver avuto grande successo con la pubblicazione di alcune opere scritte utilizzando uno pseudonimo, David incontra l'enigmatico editore francese Andreas Corelli, che gli propone di comporre l'opera della sua vita adoperando il suo nome vero. Spinto dalla vanità e dalla prospettiva di diventare ricco, il ragazzo accetterà l'allettante proposta, ma da quel momento prenderanno il via una serie di imprevedibili avvenimenti che muteranno per sempre il corso dell'esistenza del giovane.

giovedì 1 dicembre 2016

#paginedigrazia - Quando la realtà infrange i sogni del passato, ormai ridotti a semplici "nostalgie"

Nostalgie
di Grazia Deledda
Ilisso, 2011

Introduzione di Giorgio Todde

Prima edizione: 1905

pp. 256
€ 11 (cartaceo); € 4,99 (book)


Perché Regina ha sposato Antonio? È una domanda martellante nella prima parte del romanzo, perché la ragazza, a Roma dai suoceri dopo il matrimonio, non fa che rimpiangere il proprio paese settentrionale e la famiglia abbandonata. Certo, Antonio è bello e condiscendente, ma non pare ricco e ambizioso quanto pensava Regina, che ha aspirazioni borghesi continuamente frustrate dalle entrate modeste del marito. E poi c'è la suocera, così invadente, per quanto a fin di bene; e tutto il resto della famiglia di Antonio si dimostra altrettanto al di sotto delle speranze di Regina. Un grande senso di solitudine rassegnata avvolge tutto e porta la protagonista a una disperazione quieta, ma forse per questo crudelissima: 
- Sono io che l'ho voluto, - pensò, lacerando l'angolo del foglietto - Chi mi costringeva a cambiare stato, a lasciare la famiglia e la patria? Oramai sono sola. Sola! Anche se mi lamento nessuno può comprendermi. 
S'appoggiò allo scrittojo e cominciò a filosofare amaramente.
- Ho diritto di lamentarmi? No. D'altronde ogni lamento è inutile, quando la ragione del malessere è in noi stessi. La mia anima è malata; è un cespuglio strappato dal luogo ove è nato, e ogni piccolo urto la strazia. (p. 53)
Anche la bellezza di Roma non consola: la miopia di Regina offusca la visione delle reliquie antiche e i monumenti tanto acclamati sono sferzati da una pioggia impietosa. 

Speciale Zafón - La letteratura? L'unica forma di verità possibile: L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón


L'ombra del vento
di Carlos Ruiz Zafón
Oscar Mondadori, maggio 2016


Pp. 444
€ 12,50



Quando uscì, nel 2001, L'ombra del vento non ebbe un immediato successo. L'autore, Carlos Ruiz Zafón, si era fatto un nome negli anni grazie a libri di narrativa per ragazzi però, pur essendo già al suo quinto romanzo, non era quello che si potesse definire "uno scrittore di grido". Eppure, per l'appunto partito in sordina, L'ombra del vento è diventato un vero e proprio best-seller e l'edizione Mondadori che uscì a stretto giro di posta da quella spagnola , è stata uno dei casi di successo più evidenti nell'editoria del secondo Millennio, almeno in Italia. La storia, stra-conosciuta e stra-citata, è particolarmente affascinante perché riesce, pur parlando del passato, ad essere comunque attuale, con uno stile, "lo stile Zafón" che nel corso del tempo ha saputo coinvolgere un numero via via crescente di appassionate lettrici e lettori  in giro per il pianeta. Infatti L'ombra del vento non è che l'inizio della cosiddetta "tetralogia del Cimitero dei Libri Dimenticati" (dal nome del mitico luogo di Barcellona, in cui tante vicende vengono ambientate): la tetralogia è formata dallo stesso L'ombra del vento, prosegue con  Il gioco dell'angelo del 2008, quindi  Il prigioniero del cielo del 2011 e "termina" (almeno per il momento), con l'appena uscito, Il labirinto degli spiriti. Noi di CriticaLetteraria iniziamo oggi un viaggio attraverso questi libri, una sorta di omaggio ad un grande narratore dei nostri tempi che è riuscito, con la sola forza delle parole, della trama e dell'ordito delle sue storie a spronare dolcemente  alla lettura milioni di persone in tutto il mondo.

mercoledì 30 novembre 2016

Eros, scrittura e traduzione: intervista a Edy Tassi, autrice di "Effetto Domino"

Effetto Domino 
di Edy Tassi
Harlequin Mondadori, 2015

Traduzione di Loredana Limone

 pp. 312 
€ 10,97



Lo scorso ottobre Le pagine di Clio, la rassegna letteraria di Cernusco sul Naviglio, ha ospitato Edy Tassi, che ha presentato il suo romanzo Effetto Domino intervistata dalla scrittrice  Loredana Limone. «Loredana ha definito Effetto Domino un libro di spessore. Purtroppo le etichette spesso penalizzano e sono felice che Loredana sia andata oltre e mi abbia fatto questo bellissimo complimento» ha commentato Edy sulla sua pagina Facebook dopo l’incontro. Sì, perché certi romanzi sono creature molto più complesse di quello mercato e classifiche ci abituano a pensare. Il romanzo di Edy Tassi, scrittrice e traduttrice per Harlequin Mondadori, Piemme e Feltrinelli, è la prova che un bel libro possa sfidare qualsiasi pregiudizio, anche in merito alla letteratura erotica di cui tanto abbiamo sentito parlare negli ultimi anni non sempre con toni favorevoli.

Dal Sudafrica Gloria Montanari ritorna nei suoi luoghi d’origine sul lago di Como per conoscere che cosa si nasconda dietro l’omicidio del padre. Nella villa di famiglia, ora proprietà della famiglia Galbiati, una serie di dettagli si inanella per fare luce sul passato dei genitori e di quella dimora che spetterebbe. Ben presto si ritrova nel mezzo di una relazione travolgente con Marco Galbiati, rampollo della famiglia in possesso di Villa Visdomini. Dopo una vita lontana dai coinvolgimenti amorosi, Gloria inizia a scoprirsi come mai aveva immaginato. Non avendo potuto partecipare all’incontro ho intervistato Edy Tassi che mi ha raccontato di Effetto Domino, delle sue giornate immerse tra i libri e di qualche novità. Se volete sapere di più di lei e di come nascono i suoi romanzi (oltre a tanti spunti sulla pratica della traduzione letteraria), potete trovarla sul suo blog Edy Tassi-TradAutrice.

#RileggiamoConVoi - novembre 2016

Pavia in autunno - Foto di ©ElenaGhioni
Buongiorno, lettori! 
Novembre finisce e, come ogni mese, tornano i consigli di lettura! Questo mese vi consigliamo qualcosa che sfora nella grafica e nell'arte, uscite recenti, saggistica, e racconti. Una caratteristica comune a tutti questi testi? Vi sorprenderanno, e non è un verbo "di rito": hanno tutti qualcosa di peculiare, nei contenuti e, talvolta, anche nel loro formato. 

Dunque, buona lettura e un avviso: vi aspettiamo dal giorno dell'Immacolata per una sorpresa tutta... natalizia

La Redazione

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Lo schiavista: ho sussurrato "razzismo" in un mondo post razziale

Lo schiavista
di Paul Beatty
Fazi editore, ottobre 2016

Traduzione di S. Castoldi

pp. 370 
€ 18,50 (cartaceo) 








So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte.
Un incipit folgorante, per The Sellout (letteralmente “il venduto”) di Paul Beatty, il discusso romanzo vincitore del Man Booker Prize 2016, premio per la prima volta assegnato ad un autore statunitense , da molti considerato tra i più importanti libri dell’anno. Premesso che personalmente sono sempre piuttosto diffidente nei confronti di etichette di questo tipo, è innegabile che l’ultimo lavoro di Beatty sia un testo potente, ricchissimo – dal punto di vista linguistico, tematico, strutturale – e in un certo modo necessario – si, altra etichetta di cui troppo spesso si è abusato – per cercare di comprendere complessità e contraddizioni della società contemporanea. Ed è, soprattutto, un testo destabilizzante: per la difficile categorizzazione, l’urgenza del tema trattato libero da costrizioni e limiti del politicamente corretto, l’uso della satira, la commistione di generi e registri linguistici. Un testo complesso, in cui la trama non lineare è in fondo l’elemento meno rilevante, in cui alle innumerevoli domande sollevate difficilmente corrispondono altrettante risposte, capace, si diceva, di destabilizzare il lettore, spingerlo ad interrogarsi oltre il velo di perbenismo che troppo spesso offusca il nostro giudizio, per guardare invece la realtà mediante un testo diretto, scomodo, la cui lettura è alleggerita dall’uso sapiente della satira e di una certa vena comica che riesce tuttavia a non sminuirne la portata sociale e politica, l’intento di denuncia. Nel farlo, Beatty rinuncia a scelte narrative rassicuranti, facili pietismi e trucchi retorici capaci di fare leva più facilmente sulla sensibilità del lettore, ma scegliendo una storia – raccontata per sommi capi – che sembra decisa ad abbattere ogni utopia dietro cui fino ad oggi abbiamo scelto di proteggerci. Perché nella vicenda del nero BonBon, cresciuto a Dickens il quartiere fantasma di Los Angeles, deciso a ripristinare il razzismo in un mondo post razziale, c’è il sogno infranto di un’integrazione mai davvero realizzata, l’utopia che si scontra con la realtà di una società incapace di fare davvero i conti con le proprie colpe, parlare senza retorica e perbenismo di razza, discriminazioni, odio, pregiudizio – non solo verso i neri, ma nei confronti di tutte le minoranze – e ammettere che otto anni di presidenza Obama, il primo afroamericano a ricoprire la più alta carica politica del Paese, non sono bastati – come potevano? – a colmare la distanza che ancora esiste tra neri e bianchi.

martedì 29 novembre 2016

Intervista a Andrea Cati di Interno Poesia sul crowdfunding editoriale

"I labili confini” è il titolo del nuovo libro di Stefano Bortolussi e del progetto di crowdfunding organizzato da Interno Poesia in collaborazione con Produzioni dal Basso. Scopo della campagna è coinvolgere e rendere protagonisti lettori e scrittori in un processo partecipativo che prevede la prenotazione di una o più copie del libro e l’ottenimento di altre ricompense, tra cui l’inserimento del proprio nome in una pagina del libro dedicata ai lettori sostenitori del progetto. C’è tempo fino a giovedì 15 dicembre per sostenere la nascita del libro "I labili confini" (prefazione di Roberto Mussapi) del poeta, traduttore e romanziere milanese Stefano Bortolussi. 
Qui il link del progetto: https://www.produzionidalbasso.com/project/i-labili-confini/
Ad Andrea Cati, fondatore e curatore del progetto "Interno Poesia", abbiamo rivolto alcune domande in proposito.


Andrea Cati, può parlarci di come, e soprattutto perché nasce Interno Poesia? Cosa distingue questo spazio da altri luoghi, virtuali e non, che attualmente si possono trovare in giro?

Interno Poesia nasce come blog e sito letterario ad aprile 2014 a Bologna, nel bel mezzo di una crisi matrimoniale e lavorativa, mentre ero impiegato in una grande azienda sull'orlo del fallimento. A parte la sfera personale, la motivazione principale per la quale ha ragione di esistere il blog Interno Poesia, risiede nella necessità di promuovere la poesia fuori da ogni analisi critica o recensione (il web è pieno di ottimi siti e blog di approfondimento), proponendo esclusivamente il lavoro dei poeti, dando visibilità alla parola poetica allo stato puro, selezionando e divulgando testi editi e inediti di autori contemporanei e del '900, italiani e stranieri. Per percorre tale strada di divulgazione della poesia, ho coinvolto alcuni tra i principali poeti contemporanei, affidando loro il compito di segnalare testi di autori stimati e propri lavori inediti. Ad oggi collaborano con Interno Poesia: Maria Grazia Calandrone, Claudio Damiani, Mario De Santis, Valerio Grutt, Franca Mancinelli, Giovanna Rosadini, Francesca Serragnoli, Andrea Sirotti. Fin da subito Interno Poesia ha riscontrato un ottimo seguito da parte del pubblico, attestati di stima da più parti e un folto numero di poeti che giornalmente riempiono la casella di posta con proposte inedite e edite. Ciò che caratterizza la proposta di IP non è solo frutto della selezione dei testi: il formato entro cui si esplica la proposta quotidiana, ovvero la scelta di affiancare esclusivamente le foto dei poeti al singolo testo, i colori e il layout del sito, la modalità di condivisione e l’engagement ricercato attraverso precise azioni di condivisione e comunicazione dei contenuti sulle piattaforme social (ad oggi siamo presenti su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Google+ e da poco su YouTube), rappresentano elementi essenziali che distinguono l’offerta di Interno Poesia dagli altri siti e blog letterari presenti nel web.

La memoria del tempo trascorso: il Novecento italiano visto dagli occhi di Antonio Giusti


Memorie scompaginate
di Antonio Giusti

Apice Libri, 2016

pp. 146


€10



Antonio Giusti, classe 1932, industriale dalla lunga e fortunata carriera, nella sua vita non ha mai messo da parte la passione per la letteratura, pubblicando negli anni diversi volumi (citiamo, a titolo esemplificativo, La casa di Forte dei Marmi, La fabbrica dei soldi e Mare grosso, titoli da cui – come dichiara lo stesso autore nel libro – sono tratti alcuni degli episodi raccontati nel volume). Memorie scompaginate è una lunga carrellata di personaggi che hanno incrociato il cammino dell'autore, o perché ospitati nella sua casa a Forte dei Marmi, oppure perché incontrati grazie ad amici comuni.

Carmelo Bene, Nino Tirinnanzi, Nanda Pivano, Germana Maruccelli, Eugenio Montale, e molti altri. Tutti ci vengono descritti dal Giusti con un occhio benevolo, talvolta affettuoso, tuttavia mantenendo un costante tono narrativo che conferisce al racconto una piacevole scorrevolezza. Dei personaggi, sia che gravitino attorno al vivace universo artistico (Louise Nevelson, Paolo Scheggi) oppure che appartengano al mondo industriale (Pietro Barilla, Attilio Monti), vengono raccontate sia le vicende professionali sia quelle strettamente personali, rivelando, talvolta, qualcosa di più sul carattere dei protagonisti.

lunedì 28 novembre 2016

#paginedigrazia - “Canne al vento”: il romanzo più celebre di una scrittrice premio Nobel assente dal canone letterario



Canne al vento 
di Grazia Deledda 
Ilisso, Nuoro, 2005 

prefazione di Paola Pittalis 

pp. 217 

cartaceo € 11 
ebook €4,90 

Canne al vento è un romanzo appartenente alla fase matura della produzione letteraria di Grazia Deledda. Pubblicato originariamente a puntate nel 1913 sulla rivista L’illustrazione italiana, esce nello stesso anno anche per Treves, che all’epoca era in uno dei suoi periodi di più intensa attività editoriale. Così anche per Deledda, che pubblica quasi un romanzo ogni anno

I temi principali della scrittura di Deledda, già sperimentati nei lavori precedenti, convergono in Canne al vento, considerato notoriamente la sua opera più celebre. La storia è ambientata a Galte (Galtellì nella realtà), dove le tre sorelle Pintor – Ruth, Ester e Noemi – vivono nel palazzo della loro nobile famiglia ormai in declino. La quarta sorella, Lia, si ribella alle rigide regole imposte dal padre, fugge, sposa un forestiero da cui ha un figlio e muore. Il padre, Don Zame, muore anch’egli nel vano tentativo di inseguire la figlia Lia e riparare allo scandalo. Sulle tre sorelle, sempre più vecchie e sempre più povere ma orgogliosamente aggrappate al ricordo della loro antica nobiltà, veglia Efix, loro devotissimo servo. Fulcro del romanzo è l’arrivo del figlio di Lia, Giacinto, l’avvenimento che sconvolge lo status quo e muove tutta la trama del romanzo. Giacinto, infatti, – giovane che arriva dal continente e che conosce il mondo – riaccende le speranze di un nuovo rifiorire della famiglia, soprattutto in Efix. Speranze che si rivelano presto vane, perché Giacinto non è meno disgraziato degli altri personaggi: si innamora di Grixenda, una povera contadina, è a sua volta amato dalla zia Noemi, gioca d’azzardo, si indebita, ed è costretto alla fuga per non subire ulteriori umiliazioni in paese. Lo scioglimento degli intrecci della trama arriva alla fine: i vecchi – Ruth ed Efix – muoiono, e l’amore ristabilisce l’ordine naturale delle cose. Giacinto sposa Grixenda e Noemi, comprendendo che non può avere il nipote, sposa il ricco Don Predu, che garantisce una nuova agiatezza a quello che rimane della famiglia Pintor.

Quando la parola fa grande la storia: "Tu, mio" di Erri De Luca

Tu, mio
di Erri De Luca

Feltrinelli, 2012
pp. 116
€ 6,50

Non è facile scrivere di questo breve romanzo (anche se Gloria ci è riuscita splendidamente: leggi qui la sua recensione). Si vorrebbe citare tutto, non aggiungere niente. Sfogliando le pagine trascorse, ci si accorge di aver seminato ovunque tratti di matita, di aver aggiunto annotazioni fitte, di essersi concessi persino qualche orecchia a fondo pagina. Perché, con Erri De Luca, anche quello che pare scontato in realtà non lo è. Perché la lingua nelle sua mani è materia duttile, e viene carezzata, manipolata, plasmata e trasformata in modi sempre nuovi e impensabili. Erri De Luca ha il coraggio di chi conosce e ama le parole, di chi scrive per sentir leggere le proprie storie ad alta voce, per creare risonanze di musica e memoria.

domenica 27 novembre 2016

L'improbabile è diventato possibile: l'America di Donald Trump in undici racconti

Trumped: Distopie prossime venture
di AA. VV.

dbooks.it, 2016

pp. 256,

€12,50

"L'inno, già. La terra dei liberi, dice. Non dice: la terra della Libertà." "Non è lo stesso?" "Lo stesso?" la voce suonava genuinamente sorpresa. "Certo che no, non è lo stesso. La libertà non esiste. Esiste la scelta. E i liberi scelgono. Quindi [...] no, non ti voglio fermare. Non ti posso fermare. Tu hai scelto. E sei nella terra dei liberi."
Basterebbe questa citazione a far comprendere gran parte della mentalità degli Stati Uniti, il Paese delle opportunità, della ricchezza ma, più di ogni altra cosa, il Paese delle libertà. E la libertà di voto è al centro del libro Trumped - Distopie prossime venture, una raccolta di undici racconti inediti scritti da nove autori che si sono domandati cosa sarebbe accaduto (negli Stati Uniti e nel mondo) se Donald Trump avesse vinto le elezioni presidenziali in America. 

Quella che fino a pochi giorni fa sembrava solo un'utopia, si è tramutata in realtà il 9 novembre, quando il miliardario americano, contro ogni aspettativa e sondaggio, è risultato il vincitore. Ecco allora che l'universo distopico creato da questi autori prima delle elezioni assume dei contorni inaspettati e significativi, perché ci conduce in un mondo che, in fin dei conti, non appare più così distante dal nostro.