martedì 20 febbraio 2018

Io volevo contare, costruire, esistere.

L'ultimo di noi
di Adélaïde De Clermont-Tonnerre
Sperling & Kupfer, 2018

Traduzione di Margherita Belardetti

pp. 383
€ 18,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Due piani temporali: 1945 e 1969. Due emozioni: il terrore della morte e la forza vitale dell'innamoramento. Due età: Werner appena nato, Werner ventiquattrenne d'assalto. Due ambizioni: sopravvivere e vivere. 
Parte così L'ultimo di noi, romanzo di Adélaïde De Clermont-Tonnerre, basato sul contrasto: i piani temporali, portatori di istanze ovviamente diversissime, sono però destinati a intricarsi, e non solo perché Werner Zilch è il protagonista di entrambi. Anche perché il dolore del 1945 e la felicità del 1969 sono destinati a ribaltarsi. Qualche esempio (senza rivelare troppo della trama)? Werner viene alla luce sotto le macerie della Seconda Guerra Mondiale: la sua giovane e bellissima madre, Luisa, muore dopo un cesareo di emergenza, già mutilata alle gambe. Il destino del neonato è precario, almeno finché non viene trovata una giovane madre che ha perso il suo bimbo appena nato e accetta di prendersi cura dell'orfanello ormai in fin di vita. Ma l'infanzia di Werner è tutt'altra cosa, grazie a una famiglia che, pur con tante ansie iperprotettive, l'ha amato profondamente.

"Questa voce in me": "Quasi un consuntivo" di Remo Pagnanelli


Quasi un consuntivo
(1975-1987)
di Remo Pagnanelli
Donzelli, 2017

a cura di Daniela Marcheschi

pp. 160
 15,00 (cartaceo)




"ascolto questa voce in me / che pure addormentata / non vuol morire / e s'apre". Leggere questi versi tratti da Preparativi per la villeggiatura di Remo Pagnanelli (1955-1987), a trent'anni dal suo suicidio, ci dà l'idea di cosa abbia rappresentato la scrittura in versi per il giovane poeta e critico maceratese. Una fede sorda e irrazionale capace di rischiarare e aprire certe zone del quotidiano per il resto insensate, ovvero "un bisogno e solo in quanto bisogno una necessità". In definitiva, ciò che giustifica, oggi, un bilancio di questa scrittura condannata a non potere andare oltre il suo stato di 'consuntivo', di verifica ossimoricamente incerta e mai conclusa del proprio essere e della realtà. 

Quasi un consuntivo (1975-1987), edito da Donzelli con l'amorevole cura di Daniela Marcheschi, ripropone dunque al lettore italiano le raccolte a stampa di Pagnanelli pubblicate dopo la sua morte (Epigrammi dell'inconsistenza, L'Orto botanico e Preparativi per la villeggiatura) ma i cui tempi di effettiva stesura abbracciano l'arco cronologico del dodicennio indicato dal titolo. Quello che emerge in primo piano dall'antologia della Marcheschi, oltre all'altissima qualità letteraria dei testi che accolgono echi e suggestioni stilistiche della coeva poesia secondonovecentesca (dagli amati Sereni e Fortini a Bertolucci e Zanzotto, senza snobbare alcuni esiti espressivi della neoavanguardia), è l'assoluto rigore intellettuale che sottende e in-forma la scrittura di Pagnanelli, tanto da configurarsi, questa, come una "laica e moderna 'contemplazione della morte e dell'immortalità' [...]; il guardare la vita con distacco come da un tempo altro, nel laico interrogarsi sulla presenza della morte, sulla sua natura onnipervasiva e distruttrice", come ben scrive la curatrice nella Nota finale.

lunedì 19 febbraio 2018

14 capitoli per trasformare il tuo uomo nel compagno di letture dei tuoi sogni

Come insegnare a leggere all'uomo della tua vita
di Vincent Monadé
Garzanti, 2018

Traduzione di Francesco Bruno

pp. 144
€ 12 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)

Le donne lettrici appassionate e accompagnate da un partner di sesso maschile si possono dividere in due grandi categorie (senza mezze misure, purtroppo). Della prima fanno parte quelle il cui partner ama la lettura quanto loro. L’appagamento intellettuale di coppia è massimo, e nonostante la casa non abbia più posto nemmeno per uno spillo - tanti sono i volumi ammassati in ogni angolo libero - i pomeriggi trascorsi sul divano a leggere e le cene passate a commentare le proprie sensazioni non si contano più tra i ricordi. Al secondo gruppo appartengono quelle che dovrebbero correre in libreria a comprare Come insegnare a leggere all'uomo della tua vita: il loro macho rifugge qualunque forma scritta che non superi le 200 battute e che non riguardi l’andamento del calcio mercato o l’aggiornamento dell’ultima piattaforma per videogiochi. 
«Infatti l’uomo non legge.» (p. 16)

Hette er Føroyar: "Isola" di Siri Ranva Hjelm Jacobsen


Isola
di Siri Ranva Hjelm Jacobsen
Iperborea, 2018

Traduzione di Maria Valeria D'Avino

pp. 215
€ 17,00 (cartaceo)



Con la sua Prince 100 tracciò un cerchio morbido che includeva tutto: le montagne, i fiordi profondi e i tunnel bui.
«Questa non è Europa. Queste sono le Faroe.»
«Hette er Føroyar.»

In alto, in alto, triangolate tra Islanda, Norvegia e Scozia, si trovano 18 isole rocciose, battute dal vento e con scogliere che si tuffano precipitosamente nell'oceano Atlantico: sono le isole Faroe. Questo piccolo arcipelago, formalmente parte del territorio danese, ma in pensieri, parole, opere e omissioni completamente indipendente è il protagonista del romanzo Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen ed edito da Iperborea. Queste isole ricche di verde, paesaggi mozzafiato e un mare freddo e pescoso, non sempre offrono molte scelte e prospettive agli abitanti del luogo che, con il cuore bagnato e pesante, sono costretti ad emigrare sul continente e sull'amata/odiata madrepatria. Siri Jacobsen, scrittrice e giornalista danese di origini faroensi e alla sua prima opera di narrativa, prende avvio dalle vicende della propria famiglia per raccontare la nostalgia che alberga nell'animo di ogni espatriato e per innalzare un'ode d'amore alle sue isole, adagiate sulla linea dell'orizzonte e richiamo del sangue in esilio.

domenica 18 febbraio 2018

#CriticaNera. Noir is Blues, and Blues is Noir: l'ultima sonata dell'Alligatore

Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane
di Massimo Carlotto
Edizioni e/o, 2017

pp. 224
€16 (cartaceo)




Avevamo lasciato l’Alligatore di fronte a un bivio: accettare o no di lavorare per Giorgio Pellegrini e aiutarlo a trovare chi aveva torturato, violentato e ucciso Gemma e Martina, moglie e amante del criminale. Era l’ultimo capitolo di Per tutto l’oro del mondo. Poi Massimo Carlotto ha abbandonato il lettore della serie con protagonista l’investigatore senza licenza Marco Buratti per due anni mentre scriveva e pubblicava Il turista per i tipi di Rizzoli, uscito nel 2016.
Fino a pochi mesi fa, quando nelle librerie italiane plana Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane. Un titolo lungo, difficile da memorizzare, ma che racchiude i tre pilastri tematici su cui si fonda la letteratura noir di Carlotto da sempre: la musica blues; la distinzione tra un cuore criminale e un fuorilegge senza scrupoli né codice etico; le donne, che con il crimine e il blues sembrano andare a nozze nell’universo narrativo dell’Alligatore.

sabato 17 febbraio 2018

#IlSalotto: Antonella Lattanzi e "Una Storia nera"



Una storia nera
di Antonella Lattanzi
Mondadori, 2017

pp 252
 18 (cartaceo)
 9,99 (ebook)

Vito e Carla si sono sempre amati, di un amore tossico, fatto di non detti e di violenze.
Si separano, ma per il compleanno della loro figlia più piccola si ritrovano a cena. Tutto sembra essere “normale”, poi però Vito scompare. Il romanzo parte da questo punto e si snoda come un noir, in una Roma calda e desolante, una città che è lo sfondo di una situazione che potrebbe anche essere la cronaca dei giorni nostri.
La storia è costruita quasi come una sceneggiatura, nella quale l’evento è un pretesto per scoprire le ossessioni delle persone, i vissuti, i pensieri e le azioni. E nella letteratura, come nella vita, il lettore si rende conto che tutte le persone possono avere zone d’ombra, quasi un doppio. L’ambiente si fa personaggio, le descrizioni (dalla pioggia al volo di gabbiani) diventano un tutt’uno con il sentire dei protagonisti. 

#ScrittoriInAscolto - Noterelle su etica, ospiti e incontri.

Per un'etica dell'ospitalità
di Francesco Piantoni
Qiqajon, 2017

pp. 85
€ 9,00



Un piccolo libro per un grande soggetto: quello di Francesco Piantoni è uno studio di ampio spessore concettuale che non intimidisce il lettore con il suo spessore fisico. L’autore è stato ospitato dalla libreria Feltrinelli di Verona, insieme a Marco Dal Corso, docente di Teologia del dialogo presso l’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia, Gabriele Argiolas, coordinatore di CGIL-INCA, dove si occupa dello Sportello Migranti, e Damiano Conati, collaboratore della cooperativa sociale della Caritas veronese “Il samaritano”.  
Introdotto e accompagnato per l’intera durata della presentazione dal bravissimo moderatore, Francesco Piantoni ha porto la parola al pubblico con una delicatezza e una pacatezza accattivanti, coinvolgendolo in un viaggio attraverso il tempo e la letteratura. Laureato in filosofia, la sua non è però una prospettiva astratta, bensì quella concreta di chi lavora quotidianamente in una cooperativa, che l'accoglienza la vive e la pratica attivamente. Fin da subito corregge la presentazione entusiastica dei suoi interlocutori, chiarendo di essere un “ricercatore” solo nella misura in cui "ricerca", si pone domande, per non cedere alla barbarie disumanizzante che pare essere la soluzione più facile ai nostri tempi.

venerdì 16 febbraio 2018

"Certi capivano il jazz", di Raffaele Montesano


Certi capivano il jazz
di Raffaele Montesano
Annulli Editori, 2017

pp. 76
€ 8,00

«Il jazz è il fiotto sottile ma costante che esce dall'imbuto della tua arte».
Adoro iniziare le recensioni con una citazione: trovo che in questo modo si metta il libro al primo posto. Come dire, prima il libro, poi la lettura, che è sempre soggettiva.
E in questo caso la citazione mi è di grande aiuto: definisce (il jazz e) il contenuto del libro di cui vi parlerò.
Certi capivano il jazz, trasposizione di un monologo teatrale di Raffaele Montesano del 2013, è un fiotto sottile ma costante che esce dall'imbuto della fantasia, o dell'arte, del suo autore.

I mostri e la magia secondo Eleonora C. Caruso

Le ferite originali
di Eleonora C. Caruso 
Mondadori, 2018

pp. 360
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Christian è fragile e bellissimo; ossessionato dalla paura di essere abbandonato e completamente autocentrato, non esita a tenere legato a sé chiunque gli sembri necessario al proprio benessere. Alterna momenti di euforia ad altri più frequenti di angoscia o assoluto nichilismo; è dominato dall'inquietudine: "C'è questo pensiero che precede tutti gli altri e che lo accoglie ogni mattina: fai che oggi stia bene. Che voglia restare sotto questo tetto, fai che mi basti". Non basta a sé stesso, ma non gli bastano neanche gli altri, o meglio, non uno solo degli altri. Ad ognuno dei suoi amanti, Christian chiede cose diverse: a Dafne la rassicurazione, a Dante la violenza, a Davide la completezza. Tutto nella speranza di ritrovare un'integrità che sente perduta. 

giovedì 15 febbraio 2018

I testi possono avere una voce? Le parole scritte possono parlare?

Testi che parlano. Il tono di voce nei testi aziendali
di Valentina Falcinelli
Franco Cesati Editore, 2018

pp. 132
€ 12 (cartaceo)


Vi è mai capitato di andare di tanto in tanto a guardare su Twitter cosa vi siete persi della vostra azienda preferita? Di trovarvi a sorridere davanti a una mail ricevuta da un brand dopo un acquisto online? O di ritenere geniale il nuovo spot di questo o quel prodotto? Se la risposta è sì, è segno che l'azienda ha fatto un buon lavoro: il mondo del marketing è sempre meno impersonale; deve invece essere cliente-centrico, più vicino alla persona (si parla infatti di marketing emotivo e di H2H marketing, ovvero "human to human"). 
Per realizzare questa vera e propria rivoluzione comunicativa, bisogna trovare il giusto equilibrio tra grafica, comunicazione, personalità dell'azienda. È un bilancino delicatissimo, quello del nuovo marketing, e Valentina Falcinelli ce ne dà una prova. In primis, occorre decidere il tono di voce (Brand Voice o Brand Language), ovvero la strategia comunicativa  corretta e la voce che l'azienda deve tenere con i suoi clienti.

L'eco di fantasmi coloniali. Ma le tenebre sono altro

I fantasmi dell’Impero
di Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella
Sellerio, 2017

pp. 552
€ 15,00 (disponibile in e-book)


Etiopia, 1937. Il tema sollecita interesse: un giallo politico-militare nei territori africani appena ribattezzati impero da Mussolini con il proposito di smascherare i falsi miti del colonialismo nostrano, dagli "italiani brava gente" al controllo effettivo sul territorio abitato dalle scorbutiche e orgogliose genti etiopiche. Per non parlare di divisioni e rivalità all’interno dello stesso regime.
Squarci necessari per avere un’idea più vicina ai reali accadimenti di quell’epoca in cui anche di fronte ai coriacei arbegnoch, i resistenti abissini, l’Italia mostra tutta la sua inadeguatezza militare. Credendo di sopperirvi con i gas e lo sterminio dei civili. Tipo Saddam con i curdi pochi decenni fa. Ora però bisogna ragionare su quanto mi è capitato di leggere in alcune recensioni. Deduco provenga da una singola fonte. È un po’ come le piramidi sparse in vari angoli della Terra che sarebbero frutto di una stessa civiltà pregressa scomparsa: ecco, mi sono fatto l’idea che il paragone tra I fantasmi dell’Impero e la discesa in  Cuore di tenebra abbia un’origine unica.

mercoledì 14 febbraio 2018

"Streghe" di Adriana Maffei

Streghe 
di Adriana Maffei
flower-ed, 2017

pp. 334

€ 14,00 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)

Una profezia, i destini di quattro donne che si intrecciano, attraversando lo spazio-tempo, in un viaggio che porta alla conoscenza di mondi passati, animato dal coraggio di una donna: Benedetta.
“Streghe” affronta e supera il misticismo legato alla figura magica e folcloristica, della donna che nel tempo è stata oggetto di persecuzioni grottesche e feroci.
Ambientato in epoche diverse, con una fine ricerca storica, dipinge l’immagine della guaritrice, con grande attenzione ai particolari che nel tempo hanno contribuito a creare l’immagine popolare.
La reincarnazione, la vita che si rinnova attraverso i secoli, con squarci di ricordi vividi tratteggiati a pennello sulla tela, rea colpevole di aver subito un’antica maledizione.

Ti dici, Dio, cos'avrà notato di me?

Parlarne tra amici
di Sally Rooney
Einaudi, 2018

Traduzione di Maurizia Balmelli
Titolo originale: Conversations with Friends

€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)




Nessuno dei due ha fatto un gesto o un cenno di saluto, ci siamo solo guardati, come se fossimo già nel pieno di una conversazione privata impossibile da intercettare. (p. 63)

È una sera come tante altre, quella in cui Frances e Bobbi si esibiscono in uno spoken word; a fotografarle, l'affascinante Melissa, che resta colpita dall'intesa speciale tra le due ragazze. In effetti, Frances e Bobbi sono state insieme alle superiori e adesso, a ventun anni, hanno in comune ancora molto, al di là dello spettacolo: un'intesa fortissima, che sa andare al di là delle parole. Eppure proprio le parole nutrono il loro legame: in poesia, in chat, a voce, in lunghi dibattiti che vanno dalla politica all'etica contemporanea, fino al gossip e alla vita universitaria. La loro intimità è ancora palese e Melissa, fuori dal locale, pensa di invitare le ragazze a casa sua a bere qualcosa e propone di scrivere la loro biografia. 
Ma la casa di Melissa è esattamente come lei: lontana, anzi lontanissima dalla realtà di Frances e Bobbi; Melissa è adulta e ricca, e la sua casa ostenta un'opulenza borghese altra dalle difficoltà economiche di Frances (d'altra parte, completamente disinteressata al denaro) e dall'impegno sociale di Bobbi. Anche il marito di Melissa, che appare per poco tempo sulla porta, è un uomo dalla bellezza spropositata e dall'eleganza mai vista prima da Frances: Nick è un attore e, come spesso avviene nel jet-set, è umorale e instabile, alla ricerca di attenzioni. 

martedì 13 febbraio 2018

Scrivere, creare, fare foresta.

Faremo foresta
di Ilaria Bernardini
Mondadori, 2018

pp. 191
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Perché mi stavo lasciando con mio marito se tanto poi si moriva? Oppure, al contrario, perché mi preoccupavo di lasciarlo - potevo fare tutto anche sola a partire da questo secondo - se tanto poi si moriva?
C'è un terrazzo nuovo, in una casa che ha appena cambiato proprietaria, una donna che ha appena lasciato il marito e che prova a ricostruirsi una vita accanto al suo piccolo Nico. Sul terrazzo, tante piante moribonde, alcune già morte e altre per cui c'è ancora qualche speranza. Piante ereditate, perché prima Anna, l'io-narrante di questa storia, non era mai stata interessata a radici che attecchissero davvero. Certo, anche lei ci aveva provato con suo marito (che resterà sempre suo marito, poco conta la separazione, poco conta sapere il suo nome), ma la loro pianta della felicità era andata rinsecchendosi, e diventando deserto. Non è facile ricominciare, per lei che ha vissuto in contemporanea alla sua separazione la vicinanza della morte: il quasi-cognato Alessandro deve riprendersi da un grave incidente frontale in moto; e l'amica di sua sorella, Maria,  viene colpita da un aneurisma proprio davanti ad Anna. La morte è stata accarezzata da vicino e tutto questo mette in moto pensieri e riflessioni di Anna, stretta in una spirale di dolore privato e comune. 

"Romanzo privato", vicende familiari: l'esordio di Paola Mazzaglia

Romanzo privato
di Paola Mazzaglia
Marsilio, 2017


148 pp.
€ 17,00


Gli ingredienti del romanzo d'esordio di Paola Mazzaglia, già fondatrice dell'agenzia Camelot, sono pochi e semplici: una madre, un figlio, un paesino della Sicilia dove il tempo sembra non trascorrere; e ancora, l'enorme e ingombrante personalità della donna, Maria, attorno alla quale ruotano le vite di diversi compaesani, contrapposta alla riservatezza e voglia/necessità di esplorazione e crescita personale del ragazzo, Mariano; infine, una terza persona, Rosina, una giovane ragazza che andrà a innescare la miccia di questo candelotto di dinamite che sono i rapporti umani e genitoriali.
Romanzo privato, al di là della trama e dei risvolti, è un romanzo di doppia formazione, che coinvolge sia chi la fase della formazione la sta vivendo in prima persona per esperienze e per età, sia chi invece è convinta, forse, di aver chiuso con i cambiamenti. Dopo tutto, ci si può chiedere, quali sfide può affrontare una donna che ha superato i cinquanta, con un figlio e delle relazioni amicali stabili, la cui posizione sociale all'interno della comunità è stabile e solida? Ma se i romanzi di formazione insegnano qualcosa, è proprio questo: non ci sono età né apparenti stabilità che consentano di resistere (o, in alternativa, di perire) alla forza del cambiamento.

lunedì 12 febbraio 2018

#IlSalotto - Sara Rattaro e il suo nuovo libro

Uomini che restano
di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer, 2018

pp. 250

€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Quali sono gli uomini che restano? Perché e come decidono di restare? Queste le domande che possiamo farci dopo aver letto l’ultima pubblicazione di Sara Rattaro “Uomini che restano”, appunto.
Come in molti libri precedenti, le protagoniste sono donne: Fosca e Valeria si incontrano per caso sul tetto di un edificio. Entrambe, per motivi e in modi diversi, sono state lasciate e si trovano a dover rivedere le proprie scelte di vita, ma soprattutto i sentimenti verso i compagni che hanno deciso di percorrere strade diverse.
A Genova si svolge la maggior parte delle scene, e la città diventa una terza protagonista come una voce fuori campo che conduce il lettore ad ulteriori riflessioni oltre a quelle che suggeriscono i personaggi della storia.

L'alleanza delle discipline. Su "La donna non esiste. E l'uomo?" a cura di Nicla Vassallo

La donna non esiste. E l'uomo? Sesso, genere, identità
di Nicla Vassallo (a c. di)
Codice edizioni, 2018 (prima ed.)

pp. 142
€ 18, 00



Indugio prima di preparare la nota che segue: ho bisogno di lacerare la menzogna della critica indistinta che discende come dall’alto. A parziale discolpa, mi ci costringe l’argomento del saggio, elemosino la pazienza di lettrici e lettori. Chi sono io? Interrogativo sibillino, cui pure cercherò di rispondere più agilmente possibile, strappando verità all’attuale: maschio – cisgender – eterosessuale. Tanto basta a descrivere qualcuno. È dunque necessario che ancor più docilmente mi addentri nel territorio dell’opera collettanea “La donna non esiste. E l’uomo?” a cura di Nicla Vassallo per Codice edizioni. Timore, forse? Nient’affatto, piuttosto deferenza, poiché “sesso, genere e identità”, questioni rilevate dal sottotitolo, investono il soggetto nella sua intimità più particolare, lo scrutano alla maniera d’un anatomista.

domenica 11 febbraio 2018

«Una nuvola nera, nera come l'inchiostro versato su centinaia, migliaia di pagine che nessuno avrebbe mai letto».

Il diavolo nel cassetto
di Paolo Maurensig
Einaudi, 2018

pp. 114
€ 13,50 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Dichterruhe era diventato un luogo pescoso di anime disilluse, macerate nell'attesa, dove valeva la pena affondare la rete. (p. 46) 
Un autore di successo è anche un ricettacolo di manoscritti in attesa di una valutazione (o di una conferma della loro unicità): lo sa bene il narratore di Paolo Maurensig, così simile a lui, che si trova a scartabellare tra migliaia di pagine ricevute in visione. Improvvisamente, dalla massa incolore e terribilmente deprimente, riemerge un manoscritto sfuggito anni prima, una storia in grado di catturare completamente il narratore: ma la storia è anonima, come lo è il narratore, e celata è anche l'ambientazione, un paesino sulle montagne svizzere.
Eppure, pur (o forse proprio grazie) in questa vaghezza, si sviluppa una storia che si muove sul crinale del racconto fantastico e rischia di travalicare in un horror che ha sempre qualcosa di favolistico. Infatti, il narratore del manoscritto, che per comodità viene soprannominato Friedrich, si reca nel paesino svizzero rinominato Dichterruhe per partecipare a un convegno di psicologia, con la speranza di trovare nuovi autori per un editore specialistico. Da subito, l'atmosfera è vagamente sinistra: lungo il tragitto al convegno, uno strano prete dall'andatura svelta gli consiglia di non indugiare nel bosco, perché ci sono volpi ovunque, particolarmente aggressive, che possono attaccare la rabbia. Poi, quasi magicamente, l'uomo scompare dietro una curva e Friedrich, angosciato, cerca di uscire il prima possibile dal bosco, con un'istintiva paura nelle ossa.

L'uomo che amava i libri: il cinema di François Truffaut, regista bibliofilo per eccellenza

François Truffaut.
La letteratura al cinema
a cura di Denis Brotto
Marsilio, 2018

pp. 159
euro 16,00

François Truffaut, la letteratura, il cinema: chissà se questo ménage a trois d’elezione artistica avrebbe esaurito oggi la sua peculiare alchimia. Purtroppo, come è noto, non è dato saperlo: il regista, sceneggiatore, attore e critico simbolo delle Nouvelle vague morì prematuramente nel 1984, all’apice del successo e della propria parabola creativa, lasciando in eredità capolavori come Jules et Jim (1962), Fahrenheit 451 (1966), Effetto notte (1973), L’ultimo metrò (1980) e soprattutto I 400 colpi (1959), primo fortunatissimo capitolo della cosiddetta “saga” del personaggio Antoine Doinel (la cinquina di lungometraggi interpretati da un Jean-Pierre Léaud in stato di grazia, alter-ego nonché attore feticcio del suo creatore). A più di trent’anni dalla scomparsa, Truffaut si conferma uno dei cineasti più amati e studiati nel mondo, un riferimento imprescindibile per chiunque abbia trovato nella settima arte una professione o una non meno totalizzante passione: non si contano le monografie, i contributi saggistici in rivista o in volume, le rassegne e i cineforum dedicati. E c’è una costante: il suo cinema tende a piacere a chi, come lui, amava leggere. Di più: amava leggere per poi trasporre sul grande schermo quegli stessi racconti, romanzi, epistolari e diari; oppure, in modo meno referenziale, replicarne atmosfere e suggestioni, in pellicole popolate non di rado da bibliofili, grafomani e addirittura uomini-libro. A questo felicissimo rapporto di ibridazione feconda l’Università degli Studi di Padova ha dedicato nelle giornate del 28 e 29 maggio del 2015 il convegno François Truffaut. La letteratura al cinema, i cui interventi, con la cura di Denis Brotto, sono stati appena pubblicati da Marsilio per inaugurare la nuova, omonima, collana (“La letteratura al cinema”, per l’appunto).

sabato 10 febbraio 2018

#CritiCOMICS - Intervista a Roberta Zeta

Roberta Zeta disegna «da sempre», lavora come illustratrice dal 2007 e attualmente collabora in qualità di content editor per Picame, web magazine di riferimento per le arti visive e la creatività in senso lato. Ha pubblicato libri per bambini e ragazzi con Edizioni EL e Kite Edizioni, con le case editrici francesi Pocket e Pocket Jeunesse, e tra i suoi clienti ci sono Mondadori, Harper Collins e Saatchi & Saatchi. La nostra redattrice Cecilia Mariani – che ha letto e recensito per noi il suo Audrey, biografia illustrata di Audrey Hepburn pubblicata da Hop! Edizioni nel 2017 all’interno della collana “Per Aspera Ad Astra. La forza delle donne” – le ha fatto sei domande per conoscerla e farla conoscere un po’ meglio a voi lettori e lettrici del nostro sito: ci ha raccontato di sé, del suo rapporto con la moda, la letteratura e il cinema, e ci ha dato anche qualche indizio sui suoi progetti editoriali futuri.

Iniziamo con un esercizio di immedesimazione: ti va di presentarti ai lettori e alle lettrici di Critica Letteraria calandoti nelle eroine interpretate da Audrey Hepburn sul grande schermo? Non so: quanto c’è in te, come donna e come illustratrice, di personaggi come  Sabrina, la Principessa Anna o Holly Golightly?

Sia come donna che come illustratrice mi riconosco un po’ nella Sabrina che sbircia la festa elegante, cade dall’albero e va in garage per inscenare un improbabile suicidio. Mi rivedo molto meno, invece, nella donna perfetta ed ultra chic al ritorno da Parigi. Anche Holly Golightly, scapestrata party-girl dall’animo malinconico, ha qualcosa di mio, con quello scombinato modo di inseguire i sogni. Non condividiamo invece la passione per i gioielli di Tiffany, né per l’alcol e i vecchi milionari…