venerdì 24 marzo 2017

Un’altra indagine per l’ispettore Santoni: "Delitto con inganno" di Franco Matteucci

Delitto con inganno 
Le indagini dell’ispettore Santoni
di Franco Matteucci
Newton Compton, 2017

pp. 252
€ 9,90 (cartaceo)
€ 2,99 (ebook)

È uscito a febbraio per Newton Compton un nuovo romanzo giallo del romano Franco Matteucci con protagonista l’ispettore Marzio Santoni, già al centro di altre indagini che hanno appassionato i lettori italiani. Delitto con inganno è un libro ben scritto, diviso in due parti, in cui un passato ancora da risolvere si intreccia con un presente pieno di inganni. Il mistero della trama si svolge tra montagne anch’esse misteriose, dove soffia un forte vento e si creano delle strane bufere che neanche i meteorologi riescono a comprendere. La storia si svolge nella piccola comunità montanara e omertosa di Valdiluce, un luogo perfetto per ambientare un giallo, con le sue montagne piene di caverne che nascondono misteri e un hotel abbandonato che cade a pezzi. 
Il protagonista è Marzio Santoni, un brillante poliziotto sciatore, che dovrà risolvere un caso in cui sarà personalmente coinvolto. Santoni è un personaggio intrigante: se da un lato lo si descrive come una persona tranquilla, con le stesse passioni che possiamo avere noi lettori (la neve, la buona cucina, “gli bastava il caminetto acceso e la neve e le sue montagne” scrive Matteucci), dall’altro l’identificazione con un detective che viene fotografato dai paparazzi con una bellissima sciatrice di fama internazionale a Dubai, che ha come animali da compagnia formiche, un topo, un riccio e un pipistrello è impossibile. Santoni ha poi un fiuto fuori dal comune, e anche per questo è detto Lupo Bianco.

Profugopoli, il nuovo business dell'accoglienza


Profugopoli
di Mario Giordano
Mondadori, 2016

pp. 167
cartaceo € 18.50


Profugopoli è un libro molto attuale, un’inchiesta molto attenta e ricca di particolari che mira ad approfondire uno dei temi caldi della nostra attualità, chi gestisce e a che titolo i migranti, perché decide di farlo in un certo modo, e soprattutto come ci si arricchisce con l’accoglienza. 

A questo proposito il giornalista Mario Giordano fornisce un quadro molto approfondito del business nato, fiorito e consolidato a spese dei migranti e degli italiani, o almeno di coloro che credono ancora nel volontariato, fatturando cifre impensabili con la scusa della solidarietà. Se la domanda che il giornalista pone al lettore è, in fin dei conti, “Chi si arricchisce?”, il dubbio che resta dopo l’ultima pagina, e che ci fa molto preoccupare, è se davvero sia solo questa l’accoglienza “made in Italy”. Speriamo di no. 

Giordano non ci fornisce queste risposte, ma ha le prove e le argomenta con dovizie di particolari di quanti si siano improvvisamente impietositi e abbiano avuto a cuore la causa dei rifugiati o dei richiedenti asilo, per ragioni economiche o umanitarie e di come questa sia la nuova frontiera del guadagno facile in Italia, spesso con una incredibile cecità da parte della Prefettura, altre volte con bandi di gara viziati dal fatto che vi partecipi una sola società. 

giovedì 23 marzo 2017

«Non divenire avida di futuro, senza più ricordare. Tu e io veniamo dalla stessa povertà»

Se mi tornassi questa sera accanto
di Carmen Pellegrino
Giunti, 2017

pp. 240
€16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Sono qui a dipanare il mio passato e il tuo, a raccontartelo perché ci custodisca nel presente. (pp. 64-65)
In un paesino sull'Appennino, Giosuè Pindari si trova ad aspettare sua figlia, Lulù. Niente di strano, direte, se non fosse che Lulù è sempre stata la figlia perfetta, accuditiva oltre il limite tollerabile da una ragazza così giovane: lei si è occupata per anni della madre, Nora, annaspante in una pesante depressione; il tutto, sacrificando la propria adolescenza e, ancora prima, piegando l'infanzia al compiacimento dei genitori. Infatti, solo questa pareva la via per una piccola dose di serenità: essere la prima della classe, mai lamentarsi, accudire Nora, sognare con Giosuè una città nuova, fondata sulle sponde di un fiume, in cui tornasse il socialismo di una volta. Ma lo spazio per l'utopia si fa sempre più ristretto, la vita asfissiante, il futuro inimmaginabile: è per questo, forse, che Lulù se ne è andata? Per sempre? 

Il mestiere più antico del mondo? Viaggio nel degrado di un fenomeno di cui non si parla (quasi) più

Il mestiere più antico del mondo?
di AA.VV.
Elliot Edizioni, 2016

pp. 125
14,50 euro


Quello del meretricio è un fenomeno dalle mille sfaccettature, che prende la forma della criminalità, quindi della tratta e del racket. Che cresce sulle guerre e sulle emergenze di chi fugge dal proprio paese con un sogno nel cuore. Che si alimenta della crisi economica, per cui vendere il proprio corpo diventa un modo per mantenere se stessi e gli altri, magari i propri figli. Che degrada in maniera proporzionale a un concetto di libertà e trasgressione per cui ci imbattiamo in ragazzine che col beneplacito delle mamme si concedono e ricattano uomini adulti per potersi comprare un cellulare.” (p. 6, Introduzione di Camilla Ghedini)
Il senso stesso de Il mestiere più antico del mondo? è racchiuso in questo climax che nelle parole della giornalista Camilla Ghedini condensa i tanti noccioli narrativi e riflessivi delle quattordici storie di questa raccolta di racconti.

mercoledì 22 marzo 2017

I Moore: l'ultimo (?) , inedito, incompiuto, di Charlotte Brontë

I Moore
di Charlotte Brontë
Flower edizioni, 2017

Traduzione e cura di Alessandranna D'Auria

pp. 94
€ 7,99 (ebook)
€ 12,43 (cartaceo)





Ancora Charlotte Brontë , ancora un manoscritto incompiuto, l’ultimo. Nell’anno brontiano, la casa editrice Flower prosegue l’opera di pubblicazione degli inediti della scrittrice inglese, chiudendo proprio con I Moore, riscrittura alternativa del suo primo romanzo dell’età adulta, Il Professore (1846), pubblicato postumo e lo scorso anno nuovamente tradotto in italiano. Rifiutato da numerosi editori, Il Professore è forse il testo più intimo di Charlotte, nato dall’esperienza a Bruxelles, esempio di una scrittura in divenire, non ancora matura, certo, ma in cui sono già facilmente rintracciabili le qualità che caratterizzeranno le opere successive. Il crudo realismo, la trama piuttosto semplice che privilegia l’indagine psicologica alla narrazione di fatti straordinari, la scelta di nascondersi dietro un punto di vista maschile, le opinioni decise su matrimonio, relazioni e codici morali, sono, di fatto, gli elementi che appaiono oggi più interessanti, tematiche e spunti che ritorneranno anche nei romanzi più celebri, ma che all’epoca della scrittura ne hanno impedito la pubblicazione. Eppure Charlotte è sempre rimasta molto legata a questo romanzo, in parte probabilmente per via dei numerosi spunti autobiografici che la vicenda contiene, ma anche per la certezza che in fondo, nonostante le feroci critiche e i rifiuti decisi, Il Professore meritasse maggior benevolenza da parte degli editori.

L'odissea di un giovane marocchino, migrante suo malgrado, armato di sogni e di poesia

Via dei ladri
di Mathias Enard
Rizzoli, 2014

301 pp.
19,00 



Lakhdar ha diciotto anni e tutta la vita davanti. Da cucciolo randagio si è transformato in uomo e vaga fra le strade di Tangeri come un cane battuto. Non sa di preciso cosa sia la dignità ma è certo di averla già perduta. La fame e il freddo gliel’hanno strappata dalle mani, in una lurida camera d’hotel, in una centrale di polizia, in un parcheggio desolato di Tangeri. Quando chiude gli occhi, è l’odore della pelle di Meryem, sua cugina, a tornargli in mente: l’odore di una felicità impaziente, fugace; di un amore proibito costatogli tutto, troppo.

Ma Lakhdar è ancora un giovane uomo pieno di risorse: ha fiducia nel destino, fede in Dio e fantasia sufficiente per farlo volare lontano, al richiamo irresistibile della letteratura (araba o europea, ogni lettura è un pretesto per evadere, ma sono soprattutto i polizieschi francesi a fargli perdere la testa). È curioso, tenace; si tiene stretta la vita come uno scrigno vuoto da riempire e quando la nostalgia e il senso di perdita gli danno un po’ di tregua, lascia che una voce gli parli nell’orecchio: il tempo di vivere è appena cominciato, occorre muoversi, agire.

martedì 21 marzo 2017

La musa italiana di un poeta americano. "Italia" di Charles Wright



Italia
di Charles Wright
a cura di Moira Egan e Damiano Abeni
Donzelli, 2016

€ 18,50 (cartaceo)



Che la distanza tra la poesia italiana e quella statunitense dipenda da molto più che da semplici fattori geografici è opinione comunemente diffusa tra i critici e gli sparuti cultori del genere. In effetti tale pregiudizio è suffragato dalla differente evoluzione delle rispettive storie linguistiche e letterarie; una storia che, nel caso che ci riguarda più da vicino, fa leva sul peso di una rigida quanto illustre tradizione secolare. Insomma, l'auctoritas del Petrarca (a cui solo in un secondo momento si aggiunge quella del 'vate' Dante) funge nella penisola da centro catalizzatore di tutte le esperienze poetiche fino al Novecento inoltrato, determinando così una dinamica nei confronti dell'exemplum che Harold Bloom ha sagacemente definito "angoscia dell'influenza". Quante volte, infatti, da varie parti della penisola si è guardato con invidia (e sempre, appunto, in un'ottica di pre-giudizio) alla più libera e meno invadente presenza dei 'padri' fondativi nella letteratura d'oltreoceano! L'erba del vicino (anche se è lontano) è sempre più verde, come è noto, e quasi mai si tiene in conto la prospettiva dell'altra parte...

Massimiliano Boni, "Il museo delle penultime cose"

Il museo delle penultime cose
di Massimiliano Boni
66th and 2nd

pp. 373

18,00 (formato cartaceo)
8,99 (formato elettronico)




"All'inizio credi che si tratti solo di raccogliere dei dati e ricostruire una specie di mosaico [...] Ma quando cominci, senti che non è così. Inizi a mettere insieme i tasselli. Ricomponi la storia della famiglia, e scopri che l'uomo, o la donna, su cui ti sei concentrato, era sposato, aveva una moglie o un marito. E dei figli, e anche un padre e una madre. Ti succede allora una cosa strana, come se ti sentissi parte di quella famiglia, uno di casa".
Roma, anni Trenta del Ventunesimo Secolo: Pacifico Lattes è uno storico e un ricercatore presso il Museo della Shoah di Roma, di cui è anche vicedirettore; a lui viene affidato il compito di organizzare una mostra sugli ultimi reduci dei campi di sterminio, ormai scomparsi, quando all'improvviso giunge la notizia della presenza di un possibile sopravvissuto – probabilmente l'ultimo – presso una casa di riposo nella periferia romana. Verificare la vera identità dell'uomo sarà un compito difficilissimo, sia perché Attilio – questo il suo nome – è persona scontrosa e devastata da un'apparente rabbia verso tutto e tutti, sia a causa delle paure e delle insicurezze di Pacifico, studioso eccellente e ricercatore meticoloso che, tuttavia, non è ancora riuscito ad affrontare l'orrore di quanto accadde in quei lager che non è mai riuscito a visitare; per la stessa ragione, Pacifico ha difficoltà a relazionarsi con i superstiti, come se inconsciamente si vergognasse di non aver dovuto percorrere lo stesso calvario. Per questo motivo è solito evitare i rapporti diretti con le vittime, dedicandosi a un'opera di raccolta e catalogazione di notizie e documenti in modo da restituire alle vittime la loro dignità di persone, togliendo loro quello status umiliante di dati statistici.

lunedì 20 marzo 2017

Difficile perdonare la storia. Difficile perdonare noi stessi, per averci creduto.

Tante piccole sedie rosse
di Edna O'Brien
Einaudi, 2017

Traduzione di Giovanna Granato
pp.  304
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



"Lei vuole risposte... Vuole che lui si spieghi... non le avrà... lui non può... i sentimenti non sono gli stessi nel luogo da cui proviene lei e in quello da cui proviene lui... carneficina". (p. 282)
Immaginate di offrire a una bravissima scrittrice 10.000 piccole sedie rosse. Sono sedie macchiate di sangue, che ricordano le altrettante vittime serbo-bosniache, di ogni età, sesso, stato sociale. Sono sedie che non danno brividi di dolore e di sdegno al presente per la loro quantità: ne basta una a suscitare la vergogna della Storia. Immaginate però che alcune di queste sedie rosse vengano tra le mani - sapienti, attente, minuziose - di una scrittrice come Edna O'Brien, abituata a prendersi cura di storie, come nelle sue acclamate raccolte di racconti. Ma immaginate che le sedie vengano portate dentro la casa accogliente di una donna irlandese, anni dopo e a chilometri di distanza. Come è possibile? 

domenica 19 marzo 2017

#CritiComics - Goodbye Marilyn, un nuova sfaccettatura del mito

Goodbye Marilyn
di Francesco Barilli e Sakka
Becco Giallo, 2016

pp. 127
€ 18,00

 
Tra le icone del secolo passato, alcune emergono prepotentemente. Un grande ciuffo si capelli neri su un sottofondo di note rock; un sogno, lanciato davanti al Lincoln Memorial di Washington e mai terminato; una gonna bianca che svolazza sopra una grata al ritmo del passaggio della metropolitana.
Marilyn Monroe è sicuramente uno dei personaggi più riconoscibili del Novecento. Può piacere o meno, ma al suono del suo nome immediatamente scattano diverse associazioni visive e sonore e tutti pensiamo al mistero della sua morte. Goodbye Marilyn, scritto da Francesco Barilli e illustrato da Sakka per Becco Giallo edizioni, è una graphic novel che sviluppa un'interessante presente alternativo: e se Marilyn fosse sopravvissuta alla fatidica notte del 4 agosto 1962 e, ormai novantenne, avesse deciso di rilasciare un'intervista?

sabato 18 marzo 2017

Fabrizio Manzetti, "Nascosti davanti a tutti"

Nascosti davanti a tutti
di Fabrizio Manzetti
Augh edizioni, 2016

pp. 118
€ 12,00




Leggere i racconti che compongono l'opera di esordio di Fabrizio Manzetti fa un po' lo stesso effetto di quando si osservano persone sconosciute incrociate per strada e si prova a immaginare come possa essere la loro vita, quali i loro sogni, le loro passioni, le loro paure. Sedici racconti brevissimi, diretti e fulminanti, fotografie istantanee - questa la felice definizione in quarta di copertina - di vite normalissime, ma proprio per questo degne di interesse e cariche di significato.

#CriticaLibera - To be continued: la serialità nelle narrazioni da Madame Bovary a Breaking Bad, passando per Montalbano.

Cosa hanno in comune Breaking Bad e il romanzo d'appendice dell'ottocento? Siamo andati al convegno "To be continued", il 16 marzo a Milano, per scoprirlo.

La risposta è una, semplice e lampante: la serialità. In barba a un'Italia che "non legge più" il fenomeno delle narrazioni seriali sembra non conoscere crisi. Siamo costantemente a caccia di storie, poco importa che si traducano nella forma di Grey's Anatomy o nei romanzi di Elena Ferrante: l'importante è che, giorno dopo giorno o mese dopo mese, continuino.

La serialità risponde, di fatto, al nostro "bisogno compulsivo di storie", come lo definisce Bruno Pischedda, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università Statale di Milano. Aspettare il seguito di una vicenda sapientemente lasciata aperta è un sentimento del tutto naturale, che tocca la nostra curiosità (e, aggiungerei, la nostra scarsa propensione all'attesa e al lasciare in sospeso). 

Non stupisce quindi che, dal lato della produzione, il pensare alle proprie opere come narrazioni in divenire è un'operazione vincente, Ed è un espediente, appunto, vecchio come il mondo, al quale aveva già pensato Balzac (o, un po' più tardi, il nostro Collodi) e che è stato ripreso dalla televisione e dal cinema (pensiamo al cliffhanger - tecnica usata  soprattutto in televisione caratterizzata dall'interrompere un episodio proprio "sul più bello").

PARTE I John Williams: l'uomo, lo scrittore, il romanzo perfetto?

L'uomo che scrisse il romanzo perfetto. Ritratto di John Williams, autore di Stoner
di Charles J. Shields
Fazi editore, 2016

Traduzione di Nazzareno Mataldi e Franca Di Muzio


pp. 324
€ 18,50 (cartaceo)


La saggezza di Stoner
a cura di Barbara Carnevali
Fazi editore, 2016

pp. 132
€ 16 (cartaceo)











«L’unica cosa di cui sono certo è che si tratta di un bel romanzo; col tempo, potrebbe perfino essere considerato un romanzo molto bello». [John Williams, a proposito di Stoner]
Il tempo, alla fine, ha dato ragione a John Williams, forse superando perfino le sue stesse aspettative: la sua opera più celebre, Stoner, celebrazione di una vita ordinaria, diventata caso letterario a distanza di cinquant’anni dalla prima pubblicazione. Il romanzo perfetto, secondo alcuni critici, di certo un testo divenuto ormai un classico della narrativa contemporanea. Peccato che riconoscimenti e celebrazioni siano arrivati troppo tardi, ben vent’anni dopo la morte di Williams, vinto dall’alcool e dalla malattia. Oggi, che il suo everyman è protagonista di letture approfondite, conferenze e studi, sentiamo di risarcire almeno in parte il buon vecchio professore di Denver, collocando la sua opera nel posto che gli spetta accanto ai grandi romanzi americani del secolo scorso. L’interesse tardivo intorno a Stoner ha quindi spinto critica e pubblico ad interrogarsi sulla figura di Williams e sulle ragioni dell’inaspettata stonermania, un fenomeno nato grazie al passaparola e alla caparbietà di una manciata di editori e librai che hanno creduto nel racconto di questa ordinay life. È il miracolo della letteratura che, qualche volta, sfida il tempo e lo spazio e la condanna all’oblio, riuscendo a farsi viva e palpitante. In Italia l’opera di Williams è tradotta da Fazi, tra i primissimi editori europei a credere nel potenziale di Stoner, che di lì a poco sarebbe diventato un bestseller e il caso editoriale più interessante del 2013. È ancora per Fazi, quindi, che sono usciti alla fine dello scorso anno, due testi fondamentali per ricostruire la carriera letteraria di Williams e cercare di spiegare le ragioni del successo tardivo: L’uomo che scrisse il romanzo perfetto, l’interessante biografia scritta da Charles J. Shields apprezzato saggista e biografo, che ripercorre le tappe del travagliato percorso umano e professionale di Williams, e il volumetto La saggezza di Stoner, a cura della professoressa Barbara Carnevali, che mediante cinque letture e approcci critici differenti indaga le ragioni del fenomeno Stoner nel panorama letterario contemporaneo.

venerdì 17 marzo 2017

Il baratro senza fondo dell'amore: "Ultime lettere da Montmartre" di Qiu Miaojin


Ultime lettere da Montmartre
di Qiu Miaojin
Calabuig, 2016

Traduzione di Silvia Pozzi
pp. 176
€ 14  

Se questo libro verrà pubblicato, i lettori potranno cominciare da una qualsiasi delle lettere. Non c'è un ordine, se non la successione cronologica con cui sono state scritte.

C'è una giovane donna di Taiwan, innamorata dell'arte in tutte le sue forme, che scrive un libro composto da una successione, non ordinata e non ordinabile, di lettere, nelle quali apre il suo cuore e dona ogni singola parola per la sua amata, ora perduta, Xu. Questo è grossomodo la trama, anche se è difficile usare una parola del genere per un libro così, di Ultime lettere da Montmartre di Qiu Miaojin, uscito in Italia per Calabug, un'interessantissima realtà editoriale molto attenta alla letteratura internazionale. Ultime lettere da Montmartre è un libro bello perché fa stare male, fa soffrire e fa contorcere le budella, tanto Qiu Miaojin è andata nel profondo dei suoi sentimenti e ci ha donato, realmente, la sua anima e la sua individualità per quello che è, senza abbellimenti. Qiu Miaojin nel 1992, anno al quale risalgono queste lettere, è così una ragazza coltissima e fragile, innamorata della vita e che al contempo odia, piena di sentimenti e piene di paure: una meravigliosa fragilità che, ahinoi, a soli 26 anni ci ha lasciato, togliendosi la vita per un motivo sconosciuto che non è dato da sapersi.

Un anti-atlante che ci porta alla scoperta delle città che furono. E che continuano a narrarci una storia, la nostra

Atlante delle città perdute
di Aude de Tocqueville
Bompiani, 2015
Collana Bompiani overlook

144 pagine
€ 22.00

Sfogliando l'Atlante delle città perdute di Aude de Tocqueville, il richiamo a un'altra opera, esplicitamente letteraria, appare imprescindibile: parliamo de Le città invisibili di Italo Calvino. Infatti, qui come nel libro dell'autore italiano, non si palesano centri abitati riconoscibili ma luoghi il cui particolare fascino si deve allo sforzo immaginativo di chi li contempla: no man's land depennate dalle cartine geografiche, cancellate per sempre dalla storia da catastrofi naturali, cause economiche o drammatici errori di valutazione. Nell'accostarsi a esse, è impossibile non "fare della letteratura": ove la documentazione, lo studio dei reperti archeologici e l'osservazione stessa – anche in ragione del decadimento a cui tutte le cose inevitabilmente vanno incontro – non arrivano, la fantasia completa il quadro, fornendo a queste città perdute la natura ibrida di luoghi in parte fittizi e in parte reali (potremmo addurre a queste motivazioni la scelta editoriale di corredare le descrizioni di ogni città – oltre quaranta tra America, Africa, Asia ed Europa – con illustrazioni, escludendo il materiale fotografico?).

giovedì 16 marzo 2017

Il matto e la zoppa: il pregiudizio secondo Missiroli

Il buio addosso
di Marco Missiroli
TEA, 2011
€ 9,00

"La lana è la purezza di R., e questa purezza deve abitare ovunque. Nelle case, nelle strade. Negli uomini, nelle donne, nei bambini. Da oggi R. sarà puro come mai lo è stato"

Tutto inizia con una legge: nel paese di R. non si darà spazio a nessuna imperfezione, i difformi e gli storpi verranno addormentati al momento della nascita, per non gravare con la loro disgrazia sulla felicità altrui, per non contaminarne la purezza. La zoppa e Nunù sono l'eccezione, la stranezza, l'incongruo. Vivono segregati in casa, separati dal resto del mondo da un vetro che è prigione e protezione al tempo stesso. In modo diverso sognano la libertà: il piccolo matto immagina di raggiungere il cielo, dove "non ci sono gli uomini che lo guardano", mentre la zoppa si figura di poter scendere in piazza, coinvolta in una gara di corsa con le bambine della scuola. Si rendono oscuramente conto entrambi che la mentalità bigotta del paese non è pronta né disposta ad aprirsi per accoglierli. Solo di notte la voglia di evasione prevale e la giovane Poline trova il coraggio di violare la legge e i tabù, fuoriuscendo al mondo, lontana però dagli sguardi dei maldicenti. A proteggere i due innocenti dalla crudeltà del mondo sono solo l'amore di un uomo, il sindaco di R., padre che non può fare abbastanza, e la dedizione di un altro, il maestro delle campane, che convive con un segreto doloroso e cerca l'opportunità di fare ammenda. Intanto il paese, cieco e ottuso, non capisce e non perdona: associa ogni differenza, ogni alterazione della perfezione, alla maledizione che si è abbattuta sulle greggi, rovinando la lana magica e perfetta famosa in tutto il contado, gloria per R. e per i suoi abitanti. 

Ci vuole un fisico bestiale: Gli animali nella Storia della Civilità di Morus

Gli animali nella Storia della Civilità
di Morus (pseudonimo di Richard Lewinson)
Odoya, 2017

Traduzione di Bianca Montalenti

Pp. 365
€ 22


"È l'aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende". Così recitava uno dei tanti slogan fascisti che tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento spesso erano visibili dipinti sui muri delle case in Italia. Tuttavia, senza stare qui a prendere posizione sull'ovvia retorica che ammanta simili slogan, occorre una riflessione: se infatti la spada è, come logico che sia, brandita da un essere umano, chi è che materialmente spinge l'aratro? Facile direte voi: i buoi! Ecco proprio da questa logica risposta però si apre un mondo, un mondo che vede come protagonisti gli animali ma non in una, diciamo così, semplice etologia quanto in uno studio sul rapporto tra esseri umani e animali. Questo è il senso intimo di Gli animali nella Storia della Civilità, libro edito da Odoya nel 2017 e scritto da Morus, pseudonimo, insieme a Campanella, di Richard Lewinson, giornalista economico e scrittore tedesco del Primo Novecento. Il libro va così ad indagare questo mondo il più delle volte misconosciuto e tenuto da parte dalla Storia ufficiale, troppo presa a raccontare le gesta e le conquiste degli uomini, senza considerare mai i loro "compagni di viaggio ed aiutanti" animali. Nobile scopo per questo volume ma, bisogna asserirlo in sede preliminare, non completamente raggiunto. Il testo di Morus infatti si presenta, soprattutto oggi, come "uno splendido errore".

mercoledì 15 marzo 2017

Solo se c'è la luna - I colori e le atmosfere di una Sicilia dal sapore notturno

Solo se c'è la luna
di Silvana Grasso
Marsilio editore, 2017

pp. 222

€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

Dopo aver trascorso trent'anni negli Stati Uniti, il manovale cinquantenne Girolamo Franzò (per tutti, ormai, "l'americano Gerri") torna nella sua assolata Sicilia, deciso a mettere in pratica anche sul suolo natio le idee apprese nella patria delle grandi promesse ed opportunità, intenzionato a diffondere marketinghi e bisinés per far progredire una terra che non riconosce più come la propria casa:
" (...) Qui sono ancora all'antidiluvio, qui vivono come capre, non c'è volontà d'emanciparsi, di conoscere cos'altro c'è oltre la terra, gli ulivi, le vigne, i conigli, le galline, le vacche (...) ".
Siamo negli anni cinquanta e gli abitanti dell'isola usano ancora
" (...) la cenere per lavare e lavarsi (...) ",
ma Gerri ha un'idea rivoluzionaria: apre una fabbrica di sapone (la "Gerri soap") che, col passare del tempo esporta i suoi prodotti dapprima in Sicilia, e poi anche sull'intero territorio della penisola italiana.

Apocalisse in Sardegna: "Grande nudo" di Gianni Tetti

Grande nudo
di Gianni Tetti
Neo Edizioni, 2016

pp. 688
€ 17,00


Da qualche parte, rinchiusa in una stanza imbottita, una donna nuda e impaurita parla con un cane nero, segregata da due aguzzini che la seviziano deridendola. Altrove un uomo si risveglia in una grotta sul mare: ascolta il suo respiro, è ferito o malato, non riesce ad alzarsi, ci prova, ricade a terra, richiude gli occhi. Fuori, comincia a soffiare il vento. Un vento che soffierà incessante, violento, travolgente per mesi, anni, forse per sempre.

Il vento dovresti sentirlo. Non si sente altro. Un vento di maestrale che fa venire la pelle d'oca. C'era stato un maestrale così freddo, dieci anni fa. S'era portato appresso un diluvio. Per questo, oggi abbiamo paura. Siamo tutti superstiti. Siamo quello che è rimasto. Dopo le guerre, dopo gli attentati. Dopo i virus. Dopo la Grande depressione. Dopo la ripresa che ne ha ammazzato più di tutti.

martedì 14 marzo 2017

Tutti i nemici del procuratore - Il valore di chi ha scelto di non piegarsi.

Tutti i nemici del procuratore-L'omicidio di Bruno Caccia
di Paola Bellone
Editori Laterza, 2017

pp. 228

€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)

Questo libro inizia dalla fine, dall'epilogo della tragica vicenda che vide coinvolto il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, Bruno Caccia, ucciso dalla 'ndrangheta il 26 giugno del 1983: è, infatti, il 22 dicembre 2015 quando la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano arresta il presunto esecutore materiale dell'omicidio, Rocco Schirripa, detto "'o Barca" (dal quartiere della periferia di Torino nel quale è cresciuto), panettiere torinese di 62 anni di origini calabresi.

Tutti i nemici del procuratore, però, non è solo il resoconto delle indagini condotte sopra questo tragico fatto, ma un'analisi accurata di tutti i personaggi coinvolti, dai malavitosi ai magistrati, da noti politici a uomini di Chiesa.