lunedì 23 ottobre 2017

Cari genitori, dobbiamo davvero togliere la nostra fiducia alla scuola?

Sono puri i loro sogni. Lettera a noi genitori sulla scuola
di Matteo Bussola
Einaudi Stile Libero, 2017

pp. 109
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99  (ebook)


Dopo qualche pagina di Sono puri i loro sogni, ho pensato: speriamo che tanti genitori leggano questo libro! E in effetti l'ingresso immediato nella classifica italiana della varia pare confermare le mie speranze. 
Perché parlo in prima persona in una recensione? Perché da insegnante mi sono sentita potentemente coinvolta; e perché da aspirante genitore mi sono chiesta come reagirei in questa o quella situazione. Dunque, perdonate se non riesco a mantenere un oggettivo (o presunto tale) distacco, ma se mi schiero apertamente e consiglio di leggere il libro, sia che siate insegnanti sia che siate genitori. 
La parola d'ordine che muove l'intera opera è buonsenso: senza cadere nell'ingenua credulità né demonizzare l'una o l'altra parte, Matteo Bussola vive da vicino con le sue tre figlie l'esperienza scolare e assiste giornalmente ai dibattiti (online e offline) in cui i genitori deridono, criticano o addirittura martirizzano verbalmente gli insegnanti. Alcuni esempi raccolti da Bussola sono agghiaccianti e sembrano appartenere a un racconto del terrore. E invece è la "pura" e "semplice" realtà quotidiana. 

#CriticaNera - Un "Tempo da elfi" senza tempo e senza elfi

Tempo da elfi
Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli
Giunti, 2017

301 pp.
€ 18,00



Questo libro ha una copertina fantastica: questo è il primo pensiero che ho avuto stringendo fra le mani il volume di Guccini & Macchiavelli. Pur sapendo che si trattava di un giallo sul modello "caccia all'assassino", non potevo non farmi coinvolgere dalle sensazioni che una copertina così evocativa sapeva richiamare, legandole soprattutto alle atmosfere fantasy a cui strizza gli occhi.
E in effetti realtà e fantasy si mescolano in questo romanzo perché gli elfi che abitano il paesino di Casedisopra, dispero fra i boschi e le montagne dell'Appennino, prendono il proprio nome dall'inarrivabile mondo tolkeniano, immaginario da cui hanno tratto uno stile di vita basato sulla fruizione dei prodotti della natura, sullo scambio equo di oggetti e sul non utilizzo della tecnologia. Le piccole comunità di elfi convivono con quelle dei montanari, e su questo fragile equilibrio si gioca buona parte dell'indagine e delle tematiche del libro. È un mondo, quello (ri)creato dalla coppia G&M, lontanissimo dagli ambienti urbani, un mondo che quasi sembra essere scomparso e che a sua volta vuole dimenticare i ritmi frenetici, l'inquinamento e le problematiche che avvolgono da tempo le città. Citando la bandella, «le stagioni si avvicendano sempre uguali a Casedisopra», e questa è di fatto la sensazione dominante: un luogo senza tempo, fermo a un periodo quasi-storico sospeso in qualche punto del novecento precedente alla grande industrializzazione. I boschi e le montagne dominano, insomma, lo sguardo del lettore, che può percepire il profumo dei funghi e lo scorrere dei ruscelli emergere dalle pagine.

domenica 22 ottobre 2017

#PagineCritiche - Il lamento di Alessandro dal Lago contro il populismo digitale

Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra
di Alessandro dal Lago
Editore Raffaello Cortina, 2017 (prima ed.)

pp. 169
€ 14,00



Bisogna che chi si occupa dell’età contemporanea, con lo sguardo accordato a monte alla materia sociologica, si guardi bene dal gridare incessantemente all’allarme, acquattato dietro l’O-tempora-o-mores di cui si fregiava Cicerone, giacché a un’epoca non è certo dato annunciarsi completamente positiva o in cammino verso la deflagrazione. Osservare la contemporaneità, pure a dispetto della natura fatua di cui è vestita, significa porre in essa labili architetture destinate a disgregarsi al primo moto del suolo. Così, quella crisi di cui rende conto la citazione di Gramsci a esergo del saggio “Populismo digitale” del sociologo Alessandro dal Lago, edito da Raffaello Cortina Editore, descrive il tragico interregno dove “il vecchio muore e il nuovo non può nascere”, sospeso dentro l’incertezza dell’attualità. Al sociologo non resta che interrogare l’interregno più vicino.

#IlSalotto – Con Chiara Francini e il suo esordio letterario

Chiara Francini, fiorentina doc, si laurea in Lettere con una tesi in italianistica e si forma professionalmente al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino. Lavora per il teatro e  in televisione come attrice, ma anche come conduttrice a Domenica In con Pippo Baudo.

In Non parlare con la bocca piena (Rizzoli), il suo romanzo d’esordio, Chiara racconta la quotidianità di una famiglia e quella della protagonista: Chiara. 
Non si stratta  di una famiglia “classica”, ma di una coppia di omosessuali che crescono Chiara con allegria, canto, armonia e tanto calore. 
La protagonista ritorna, dopo avere rotto con il fidanzato Federico, nella casa dove è cresciuta e dove, oltre ai suoi due papà, era ed è circondata da numerosi personaggi amici dei genitori. 
I co-protagonisti sono persone stravaganti, bizzarre, amanti della lirica, del teatro, del buon cibo, ma soprattutto sono persone che sanno amare. 
Tra soprannomi e gesti rituali tutti i personaggi sono ben delineati nella loro atipicità. Talvolta risultano grotteschi e fuori dal tempo, ma ognuno rappresenta per Chiara un esempio e un sostegno.
Per alcuni aspetti questo romanzo potrebbe  essere considerato un romanzo di formazione, nel senso che la protagonista cresce attraverso la sofferenza, la fine di un amore (che forse non finisce), la perdita di un grande affetto e il senso di impotenza di fronte ad una realtà che non riesce completamente a gestire.

sabato 21 ottobre 2017

#PagineCritiche - Italiano digitale: è davvero anarchia?

Social-linguistica. Italiano e italiani dei social network
di Vera Gheno
Franco Cesati Editore, 2017

con prefazione di Stefano Bartezzaghi

pp. 140
€ 12 (cartaceo)



In quali e quante varietà di italiano scriviamo quando siamo online? Si tratta davvero di pura anarchia? Vera Gheno, che unisce ai suoi studi di sociolinguistica un'ottima padronanza dei social network, ha scritto da pochissimo Social-linguistica, un libretto piacevolissimo, preciso e divertente come sanno sempre fare i libri della collana "Pillole di linguistica" di Franco Cesati Editore. 
Dopo una sintetica retrospettiva sugli esordi della "socialità" su Internet, sempre filtrati dall'esperienza in prima persona dell'autrice, si giunge al nucleo centrale, dedicato alla "lingua liquida" online, che permette di trovare sul web 
«piena realizzazione del ruolo della lingua contemporaneamente unificatrice e separatrice: unificatrice tra persone che comunicano in maniera simile, e su temi condivisi, separatrice nei confronti di 'diversi', includendo in questa categoria anche gli utenti inesperti» (p. 33).

#CriticARTe - Cacciatori d'arte I mercanti di ieri e di oggi





Cacciatori d'arte
I mercanti di ieri e di oggi
a cura di Yann Kerlau
Johan&Levi Editore, 2015

pp. 250
25,00 € (cartaceo)


“Cacciatori d'arte. I mercanti di ieri e di oggi” (Johan & Levi Editore) è stato protagonista di una delle Conferenze promosse nell’ambito della mostra  "La finestra sul cortile. Scorci di collezioni private", presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano, in collaborazione con UBS, durante i primi mesi del 2017.

Yann Kerlau, un tempo avvocato e successivamente manager della casa di moda del lusso Gucci, oggi dedito romanziere, affronta un tema di interesse sociale e culturale, con un nuovo approccio informale e fresco, che mette in luce le sue indiscusse capacità di scrittore.

Le evoluzioni del mondo dell'arte e dei suoi protagonisti sono narrate lungo l'asse storico e temporale della vita di sette personaggi iconici, attraverso i quali assistiamo alla sottile e definitiva dipartita dell'ormai obsoleto mecenatismo, per giungere ai contemporanei Galleristi ed al mercato delle aste.

venerdì 20 ottobre 2017

#CriticaNera - "Un piede in due scarpe": un giallo classico per Bruno Morchio

Un piede in due scarpe
di Bruno Morchio
Rizzoli, 2017

pp. 262
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Tracciare la differenza tra giallo e noir non è così immediato. Spesso i due generi si confondono l'uno con l'altro o, ancor peggio, si considerano la stessa cosa. Come già evidenziato su queste pagine, il giallo (o poliziesco) si focalizza sulla soluzione di un enigma (trovare il colpevole di un delitto) che ha sovvertito l'ordine delle cose. Si tratta di una sfida intellettuale, che solo a tratti ha come obiettivo la consegna di un criminale alla giustizia, ma che alla fine della narrazione riporta l'ordine precedentemente sovvertito. Nel noir, invece, il delitto appare sempre più spesso un pretesto per avviare un'indagine critica sulla società che ne metta in discussione lo status quo. La soluzione del caso non riporta l'ordine, che era già sovvertito ancor prima del crimine, ma anzi constata con amaro disincanto le contraddizioni del nostro vivere e del nostro tempo, che appaiono insolubili. Vi sono anche altre peculiarità che caratterizzano il noir: le atmosfere, l'anatomia del male e dei lati oscuri dell'essere umano, l'ambiente urbano, ecc. A volte elementi noir ed elementi polizieschi si mescolano e danno vita a narrazioni ibride, noir più gentili o polizieschi particolarmente audaci.

Tuttavia, esistono esempi che riescono a essere più chiari di qualsiasi spiegazione teorica. Un piede in due scarpe, di Bruno Morchio, recentemente pubblicato da Rizzoli, è uno di questi, soprattutto se messo vicino alla fortunata saga noir dello scrittore genovese, quella avente come protagonista Bacci Pagano.

Non puoi tornare in patria, se non con vesti di seta!


Cuore di seta. La mia storia italiana made in China
di Shi Yang Shi
Mondadori, 2017

pp. 166
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Che io sia stato costretto, da bambino, a venire in Italia - e che questo abbia aperto uno strappo tanto doloroso in quel cuoricino di seta -, oggi lo riconosco solo come una piccola parte di un cammino che è ancora tutto da intraprendere. Insidie e sprofondamenti non sono mancati, così come conquiste e soddisfazioni.
Potete averlo visto a teatro, oppure in tv come una delle Iene: Shi Yang Shi è però ben più di un attore italo-cinese. È una persona che si racconta senza difese e senza sovrastrutture in questo Cuore di seta, autobiografia che si concentra in particolar modo sugli anni complessi che lo hanno visto strappato alla sua infanzia cinese, per vivere tra molte difficoltà a Milano, a casa di uno zio immigrato in passato e proprietario di una rosticceria. Yang si trasferisce lì con sua madre quando ha solo undici anni: non conosce l'italiano e l'esperienza a scuola è davvero traumatica, all'inizio. Ma non si perde d'animo e fa di tutto per trasformare in opportunità il sacrificio che i suoi genitori hanno fatto per lui. Non capisce pienamente perché sua madre, medico stimato in Cina, accetti di compiere lavoretti di poco conto in Italia, e si chiede perché il padre non possa raggiungerli a Milano per ben quattro anni.

giovedì 19 ottobre 2017

Tutto il suo mondo in un giardino

Il giardino di Elizabeth,
di Elizabeth Von Armin
Fazi Editore, 2017

Traduzione di Sabina Terziani

pp. 180
€16,50 (copertina flessibile)
€7,99 (e-book)

Erano due paradisi in uno vivere da soli in Paradiso.
Elizabeth vive nel suo mondo in una maniera non completamente eremitica, ma lasciando che gli altri intravedano appena la sua presenza. Si nasconde dal mondo esterno riparandosi dietro le siepi del giardino dell’ex convento di proprietà del marito, un luogo isolato e carico di storia in Pomerania, facendo sì quindi che solo lo sfinito ed esperto giardiniere, la cameriera accondiscendente e la tata accomodante si rendano conto della sua esistenza. Elizabeth non c’è mai veramente per nessuno, a patto che non sia un essere vivente che con cura e apprensione ha piantato nelle aiuole del suo angolo di paradiso o una delle sue tre figlie («La mia bambina più grande, nata in aprile, ha cinque anni; la più piccola, nata a giugno, ne ha tre: il lettore perspicace saprà quindi indovinare l’età della bimba di mezzo, nata a maggio»). Tutto il resto viene lasciato fuori, con grande apprensione delle matrone che a malincuore ogni tanto Elizabeth è costretta a visitare e che ritengono che la sua solitudine sia stata una feroce imposizione del marito. Elizabeth, è vero, lo soprannomina l'Uomo della collera, non per averla costretta a prendersi cura del convento di famiglia, ma per il motivo esattamente contrario, averla cioè incatenata ad anni di vita cittadina forzata lontana dal suo Paradiso. Incredula di fronte alle opinioni delle nibildonne di campagna ribatte senza indugi:
«L’inverno mi è piaciuto tantissimo», ho insistito io, quando si sono placate un po’. «Sono andata in slitta e ho pattinato, e poi c’erano le bambine, e scaffali e scaffali pieni di...», stavo per dire “libri”, ma mi sono fermata. Leggere è un’occupazione maschile; una donna che legge spreca il suo tempo in modo riprovevole.

Sogni taglienti come lame: la "preghiera d'acciaio" di Angela Bubba

Preghiera d’acciaio
di Angela Bubba
Bompiani, 2017

pp. 223 
€ 17,00


Preghiera d'acciaio è un'opera complessa, per cui è vano qualsiasi tentativo definitorio. Imbarcarsi nell'impresa è tuttavia un obbligo per il lettore che sia giunto alla fine e desideri provare a mettere ordine nell'intrico caotico dei pensieri, a sondarne con dita leggere la matassa alla ricerca di un capo. Che dire dunque? 
Quello di Angela Bubba è un romanzo difficile da iniziare e difficile da concludere. Si entra nella storia col passo prudente del cacciatore, si esce con l'impressione di aver osservato qualcosa di privato e non completamente accessibile.

mercoledì 18 ottobre 2017

#PagineCritiche - Il capo e la folla: Perché Storia non finisce mai di insegnare

Il capo e la folla - La genesi della democrazia recitativa
di Emilio Gentile
Editori Laterza, 2017 (edizioni precedenti: "i Robinson / Letture" 2016)

€ 12 (cartaceo)
€ 8,49 (e-book)



Studiare ed interpretare la Storia è da sempre un modo molto efficace per comprendere meglio il presente, prevenire (si spera) gli errori commessi da chi è venuto prima di noi e provare a replicare quanto di buono è già accaduto.
Per questo motivo leggere l'opera Il capo e la folla (edito dalla collana economica Laterza, ma già apparso nel 2016 ne i Robinson) di uno storico di fama mondiale come Emilio Gentile si rivela una buona occasione per approfondire un aspetto della nostra contemporaneità ponendolo in relazione col passato: si tratta della maniera attraverso la quale
"sono stati percepiti e interpretati i rapporti tra il capo e la folla in situazioni democratiche".

«Scrivere un diario significa fare una serie di scelte su cosa omettere, cosa dimenticare».

Andanza. Fine di un diario
di Sarah Manguso
NN editore, 2017

Traduzione di Gioia Guerzoni
Con le illustrazioni di Marco Petrella

pp. 116
€ 12,75 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c'è molto altro. (p. 11)
Immaginate un diario di venticinque anni, con ottocentomila parole: una lotta contro la dimenticanza, nel tentativo (sempre e comunque frustrante) di fermare il presente. Ma quel presente di cui si va a scrivere si è ormai fatto passato, quando si stringe la penna e si apre il diario; e le parole usate non saranno mai in grado di evocare ogni preciso dettaglio, né di abbattere la minaccia dell'oblio. Sfuggirà sempre qualcosa, mentre qualcosa sarà deformato dal lessico. 

martedì 17 ottobre 2017

"Elizabeth Jane Howard": la pericolosa innocenza dell'autrice dei Cazalet


Elizabeth Jane Howard. Un'innocenza pericolosa
di Artemis Cooper

Traduzione di Franca Di Muzio e Nazzareno Mataldi

Fazi Editore, 2017
pp. 463, € 18,50





Non sapeva mai se quello che la gente faceva per lei, o voleva che lei facesse, fosse dovuto alla sua persona o alla sua bellezza abbagliante. Non sapeva mai di chi o di cosa fidarsi. Ciò la rese una pessima giudice degli uomini.
Non sono una grande appassionata di biografie; mi pongono davanti a tutta una serie di problemi. 
Se ho amato la produzione di un autore, ho il timore di scoprire sue abitudini personali poco gradevoli, tanto da spingermi a rivalutare le sue opere. Non si dice che sia sempre pericoloso conoscere gli autori dai quali si è stregati perché si rischiano tremende delusioni? 
Continuo a cercare dettagli da mettere in parallelo ai romanzi e se non le trovo mi sento quasi defraudata. 
Inoltre, la sequenza di date, eventi, incontri, eventuali stralci di lettere mi lasciano un sapore didascalico in bocca.
In questo caso però, mi sono fatta risucchiare. Dopo aver terminato la saga della famiglia Cazalet, mi sono trovata in difficoltà: non riuscivo a rinunciare alla compagnia dei personaggi e ad immergermi nelle atmosfere britanniche. Per cercare di prolungare la mia permanenza in quel mondo, ho deciso di rompere le mie esitazioni e leggere la biografia di Elizabeth Jane Howard.
Ne sono rimasta affascinata.

"Chi ha bisogno di te": le donne tristi di Elisabetta Bucciarelli

Chi ha bisogno di te
di Elisabetta Bucciarelli
Skira, 2017

139 pp.

€ 13,00


I diciassette anni sono uno dei momenti più complessi di un'esistenza: la quotidianità finora banale si trasforma in qualcosa di nuovo e inesplorato, sempre in bilico fra quell'età adulta che sta per sbocciare con la maggiore età e quella lunga mattinata pigra e assolata che è stata l'adolescenza. Essere figlia di genitori separati e ragazza ancora in cerca del primo amore, poi, non può che rendere tutto più difficile e al contempo variopinto; aggiungiamo un'intelligenza emotiva al di fuori della norma e abbiamo i semi di una storia pronta a divenire quercia.
È dunque la genuina curiosità verso il mondo che cambia ‒ che cambia perché cambiano noi ‒ il sentimento che maggiormente emerge dalle brevi ma intense pagine di questo nuovo gioiello firmato da Elisabetta Bucciarelli, un testo leggero e silenzioso come le farfalle tanto amate da Meri, e altrettanto elegante; è un romanzo di formazione, questo, delicato come pochi nell'affrontare temi che basterebbe veramente poco a trasformare in incubi: l'amore sconosciuto, la famiglia disastrata, i genitori inarrivabili, le delusioni amicali. Lo sguardo sul mondo di Meri è ciò che dà colore alle pagine bianche, che riempie di profumi di alberi e piante le scritte nere del classico e sempre elegante Garamond.

lunedì 16 ottobre 2017

#CriticaNera - "Vedo le cose con amara lucidità". Intervista con Massimo Fagnoni

Nel febbraio 2016, il mio editore, Carlo Frilli, mi mise in mano un libro e mi disse: “Leggiti Fagnoni, ne vale la pena”. Tornai a casa, a Genova, e poi a Barcellona, con curiosità e dubbi. Il libro in questione era Bologna non c’è più e l’autore, Massimo Fagnoni, per me era un perfetto sconosciuto. La lettura di quel libro si riversò in una delle recensioni più liberatorie che abbia mai scritto, tanto liberatoria che, ogni tanto, Massimo mi ringrazia ancora per le parole scritte quel giorno. Nulla da ringraziare, ripeto sempre, se c’è da parlar bene si parla bene, se c’è da stroncare, si stronca. Con uguale obiettività e rispetto. Da quella recensione ne nacque un lungo carteggio, tra e-mail tradizionali e messaggi su Facebook, un epistolario virtuale abbastanza corposo e ricco, più per merito di Massimo che mio. Se tra cinquanta o cento anni ci sarà qualche filologo che si interessi alla sua opera e trovi questa corrispondenza, non lo invidio. Frammentata e liquida come ogni corrispondenza di questo secolo XXI, non sarà facile per il filologo del futuro ricostruirla.

Da quel Bologna non c’è più ho continuato a seguire l’opera di Massimo Fagnoni. Letto Il giallo di Caserme Rosse (di cui non parlo perché pubblicato dal mio editore, quindi in conflitto di interessi) e divorato Il ghiaccio e la memoria, uscito per i tipi di Minerva quest’anno. Un giallo atipico, dalle tinte chiaramente hardboiled, anche se inzuppate della tradizione nera nostrana. Non vi è un caso se non a partire dalla seconda metà libro e la narrazione scorre sul filo di due piani temporali distanti oltre vent’anni: gli anni ‘80 del XX secolo e i primi anni 2000. Come in Bologna non c’è più, la società del capoluogo emiliano viene sezionata e studiata nelle zone più buie, senza però fare luce sulle ombre e, anzi, lasciando alla soluzione del caso un retrogusto amaro che sa di morte, delusione e disincanto. Forse il disincanto è la cifra di Il ghiaccio e la memoria, un disincanto che crea uno scarto con la serie Trebbi (Il silenzio della bassa, Bologna non c’è più, Il giallo di Caserme Rosse) e dà a Fagnoni un posto preciso nell’affollata narrativa di genere italiana. Non è un caso, quindi, e non deve sorprendere, che lo scrittore bolognese sarà presente al Premio Scerbanenco 2017 con due titoli: Il ghiaccio e la memoria, appunto, e Il giallo di Caserme Rosse.

Tradire tutti, per non tradire chi siamo davvero

La scordanza
di Dora Albanese
Rizzoli, 2017

pp. 237
€ 19 (cartaceo)


Vi capita mai di prendere le parti di questo o di quel personaggio, quando leggete una storia particolarmente coinvolgente? Con La scordanza è impossibile restare imparziali: nelle prime pagine si parteggia per Caterina, giovane sposa con due figli, uno di dieci anni e l'altro di pochi mesi, che lei cresce in un paesino della Basilicata ancorato alla tradizione. Un po' per l'aria asfittica e immobile, un po' per il marito violento che non pare più amare Caterina, anche noi lettori partecipiamo ai suoi dubbi e alle sue sofferenze. 
Poi, però, conosciamo Eustachio: è il suo primo figlio, sensibilissimo ed estremamente intuitivo, fa di tutto per aiutare i genitori a stare meglio insieme. Li sorveglia la notte, infilandosi nella loro stanza a controllare il respiro di entrambi e quando pensa che ce ne sia bisogno si reca anche dalla "maga" del paese per chiederle una pozione che faccia nuovamente innamorare i suoi genitori. 

domenica 15 ottobre 2017

Ogni libro è letto, ma ogni letto non è anche un libro: "Le ragazze nello studio di Munari":

Le ragazze nello studio di Munari
di Alessandro Baronciani
Bao Publishing, 2017

pp. 256
€ 21,00


Fabio non riesce a dormire. Nel retrobottega del suo negozio, sdraiato sul soppalco, si rigira nel letto e pensa. I pensieri nella sua testa non sono mai lineari: tende a divagare, a creare collegamenti, a uscire dal seminato. Fabio vive a Milano dove ha un negozio di libri rari e usati: conserva in una stanza speciale i suoi tesori più preziosi: l'autografo di Calvino, quello di Saba... tra tutti spicca quello di  Bruno Munari. 
Ma stiamo divagando: dicevamo, Fabio non riesce a dormire. Pensa ai momenti che hanno cambiato la sua vita: sono stati tre, uno ogni sette anni. La sua prima volta al liceo, nei bagni della scuola, il suo primo lavoro, quando ha conosciuto Zao, una modella coreana a Milano per delle sfilate. Squilla il telefono: Fedra gli scrive che è tornata a casa dai suoi e che lui è uno stronzo. Chissà Sonia cosa direbbe: sarebbe forse perplessa come quella volta che le ha fatto vedere la fabbrica del set "Deserto rosso". Oppure... Stiamo di nuovo divagando: Fabio non riesce a dormire e inizia a scrivere di tre donne che lo hanno irrimediabilmente stregato.

#CriticARTe - Estro e talento. Il genio del Genovesino a Cremona



 Particolare dell'Adorazione dei Magi,
Parma, Galleria Nazionale
ph. Sabrina Miglio



Genovesino
Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona

Museo Civico Ala Ponzone Cremona
6 ottobre 2017 - 6 gennaio 2018
martedì-domenica 10.00-17.00

biglietto intero 10 €

(comprende l'accesso alla Pinacoteca e alla collezione Le stanze per la musica)

info: www.mostragenovesino.it





Una prima volta in assoluto. Una mostra monografica, interamente dedicata a Luigi Miradori, detto il Genovesino, tra i protagonisti della pittura seicentesca dell'Italia settentrionale, non era mai stata realizzata. A colmare la lacuna ci ha pensato, con l'esposizione Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona, la città lombarda, palcoscenico privilegiato dell'autore ligure. Che non fu, come spesso accade, profeta in patria. Ligure di nascita, da qui il soprannome, Miradori infatti a Genova lasciò soltanto un paio di tele misconosciute. Spostatosi poi nella Piacenza dei Farnese, dove però non trovò fortuna, sembrava destinato a rimanere nel limbo dei pittori del Barocco settentrionale che, pur riempiendo di tele tante nostre chiese e chiesette, rimasero poco o per niente conosciuti. La fortuna invece sorrise a Luigi Miradori a Cremona, dove entrò nelle grazie del governatore spagnolo della città, don Álvaro de Quiñones, e dove divenne, in breve tempo, il pittore prediletto sia della committenza ecclesiastica che della nobiltà locale.

sabato 14 ottobre 2017

#CriticaNera - I gialli sono cose "serie" (2^ parte)


Prosegue la conversazione tra Nicola Campostori e Alessio Piras sulla serialità nei gialli, a partire dal nuovo romanzo di quest'ultimo, Nati in via Madre di Dio. Qui potete leggere la prima parte; qui le loro riflessioni sul noir.

(NICOLA CAMPOSTORI)
Intervistato da Repubblica, FrancescoRecami ammette che dietro molta serialità c'è anche un calcolo pragmatico: “Funziona perché è favorita dai meccanismi di distribuzione. Quando un romanzo va in produzione, viene presentato ai librai attraverso una scheda in cui va indicato un cosiddetto libro gemello. Il terrore degli editori è stampare troppo o troppo poco. Chi sbaglia tiratura, ci rimette. Ecco che il mercato incita a fare libri tutti uguali. Tutti libri gemelli. Uno come me, se non scrive la serie sulla casa di ringhiera, viene guardato con sospetto, perché non ha libri gemelli a cui appoggiarsi”. Cosa ne pensi? Nel tuo caso che peso hanno avuto queste considerazioni?

(ALESSIO PIRAS)
Da una parte è vero che la serie affeziona i lettori, o può affezionare i lettori, ma non è una formula matematica certa, e l’esempio di Bastasi è lampante. Ci sono molti editori che preferiscono pubblicare serie e che già dal primo libro vogliono vedere le condizioni necessarie per cui possa esistere la serialità. Ma è pur vero che il primo capitolo di una serie non ha gemelli, ha semmai compagni di scaffale che ne condividono il genere, l’ambientazione, ecc. Quindi, un editore riesce sempre a trovare un libro correlato, anche perché se fa bene il suo mestiere le collane devono avere un loro senso, un filo conduttore che le tiene insieme. Il terrore di cui parla Recami, poi, è frutto di una mentalità ancorata a un vecchio modello: l’editore è un imprenditore e il suo mestiere consiste proprio nel capire quanto e come produrre (quanti e quali libri stampare, quindi) e quali rischi prendersi. Se non sa fare questo, allora meglio scelga un lavoro alle dipendenze di qualcuno. Nel mio caso, se queste considerazioni hanno avuto peso, dovremmo chiederlo a Carlo Frilli, il mio editore.

"Gli stonati": ciò che immorale non è


Gli stonati
Autori vari, a cura di Alessio Romano
Neo edizioni, 2017

208 pp.
€ 16,00



22 storie che spaziano dal racconto di formazione di Marco Drago al noir urbano di Piergiorgio Pulixi, dalla fantascienza di Gianluca Morozzi alla favola di Yasmin Incretolli: tanti generi diversi, fra i quali trovano spazio veri e propri trip godibilissimi e assolutamente realistici, soprattutto per chi – come il sottoscritto, e lo dico senza vergogna alcuna – fa uso di marijuana. Questo è l'ultimo libro della Neo edizioni, un'antologia di racconti curata da Alessio Romano.
Gli stonati non è un trattato scientifico che espone chiaramente i pro e i contro dell'uso (o dell'abuso) del THC; Gli stonati non è un saggio che presenta punti di vista etici o ideologici sul perché sia giusto o sbagliato fare uso di sostanze psicotrope: Gli stonati è, come dice il sottotitolo, un Manifesto letterario per la legalizzazione della cannabis, e come tale è assolutamente di parte. Ci si deve avvicinare a questo testo sapendo che gli scrittori che hanno contribuito con i propri racconti sono tutti, chi più chi meno criticamente, a favore della legalizzazione delle droghe leggere.