sabato 18 novembre 2017

#CritiComics: L'incredibile vita di Frida Kahlo illustrata da Sara Ciprandi

Frida
illustrato da Sara Ciprandi
testi di Lorenza Tonani
Pavia, Hop! edizioni, 2017

pp. 85
€ 18

«Era una ragazza di circa diciotto anni, aveva un bel corpo nervoso, sormontato da un volto delicato. I capelli erano lunghi, le sopracciglia, scure e spesse, le si incontravano al di sopra del naso. Sembravano le ali di un uccello nero e il loro arco scuro incorniciava due straordinari occhi neri» (Diego Rivera a proposito di Frida Kahlo)

Se la vita può essere un'opera d'arte, sicuramente quella di Frida Kahlo può essere a pieno titolo considerata tale. La più grande artista messicana è ancora oggi celebrata e ricordata in decine e decine - se non migliaia - di mostre, retrospettive, spettacoli, a riprova del grande impatto lasciato dalla sua esistenza, interamente attraversata dal dolore, sia fisico che interiore, ma profondamente vissuta.
La sua figura entra a pieno diritto nella deliziosa e onorevole collana della casa editrice Hop edizioni, "Per aspera ad astra" (di cui Critica Letteraria ha già recensito le biografie illustrate di Audrey Hepburn, Maria Callas e Virginia Woolf), in cui si raccontano tramite i disegni di diverse illustratrici, le vite di grandi donne che hanno saputo affrontare le difficoltà che la vita gli ha sottoposto. Frida ancora oggi fa parte dell'immaginario collettivo, rivestendo i panni di una donna fiera, colta, fervente e appassionata. Una donna che è riuscita a superare le grandi sfide che la sua vita ha portato con sé: prima l'incidente che la condannerà a lunghi periodi di immobilità e che rovinerà per sempre la sua salute fisica, provocandole acciacci e malanni sempre più gravi, poi il rapporto tormentato con il pittore Diego Rivera, suo grande amore ma uomo dalla facile infedeltà, e infine la maternità mancata, i ripetuti aborti - spontanei oppure imposti dai medici per la sua precaria condizione di salute - che lasceranno ferite che non si rimargineranno mai.

#CriticARTe - Un principe in frac: Il lato privato di Totò

La locandina dello spettacolo.
Un principe in frac
di Aldo Manfredi
(prodotto dalla Alfiere productions di Daniele Urciolo)

Non credo che esista un italiano che nell'udire il nome di Totò non senta spuntare un sorriso sulle labbra, ricordando le gesta recitative di quello che è stato uno dei comici maggiormente rappresentativi del nostro Paese.

Ma quanti possono dire di conoscere allo stesso modo i risvolti privati del comico napoletano? Quanti sanno della malinconica umiltà che si celava dietro le smorfie buffe del "Maestro della risata"?

Con lo spettacolo teatrale Un principe in frac il regista nolano Aldo Manfredi si pone proprio l'intento di svelare l'uomo e non il comico, la persona e non il personaggio di Antonio De Curtis, e lo fa grazie ad un cast di attori giovani ma assai talentuosi, a cominciare dal salernitano Yari Gugliucci, interprete di grande sensibilità artistica, il quale ha dichiarato:
"Per me è un onore interpretare Antonio De Curtis. Ho accettato la sfida perché si parla della persona, non del personaggio. Totò è inimitabile. Antonio era un uomo sensibile e generoso ma, come tutti gli uomini, ha anche sofferto".

venerdì 17 novembre 2017

#CritiCINEMA - Dalla lanterna magica alla realtà virtuale: il lungo viaggio di "Fantasmagoria"

Fantasmagoria. Un secolo (e oltre) di cinema d'animazione
a cura di Davide Giurlando
Marsilio Editori , 2017

pp. 176 
€ 12,50


Agilità. Agilità è la parola chiave per trattare questo, splendido, saggio intitolato Fantasmagoria pubblicato da Marsilio Editori e curato da Davide Giurlando. Agilità è infatti il termine che meglio si adatta non soltanto per il libro in sé, un manuale per l'appunto agile e facilmente consultabile, ma anche per lo stesso oggetto d'analisi, ovvero il cinema d'animazione. Già perché se solo fino a pochi decenni fa l'animazione era considerata la "sorella povera" del cinema, oggi, ormai, non è più così. I capolavori che di anno in anno gli artisti dediti al cinema d'animazione sfornano hanno stabilmente reso adulta e riconosciuta quest'arte. Ed ecco quindi che volumi come questo cascano, come si suol dire, a fagiolo.

La complicità delle parole che anticipano la pelle

La prossima parola che dirai
di Chiara Bottini
Centauria, 2017

pp. 186
15


C’è chi vive on line e non esce da una stanza. E non sto parlando metaforicamente. Sono gli hikikomori. In prevalenza maschi tra i 15 e i 24 anni. Servono team di strizzacervelli per fare almeno riaffacciare dal terrazzo di casa questi giovani e salvare i genitori dall’agonia. In simili casi la chat conquista la vita, non è un mondo ma Il Mondo.
C’è invece chi riesce a coniugare vita virtuale e vita reale, usiamo ancora questa distinzione per capirsi, un po’ come si fa con destra e sinistra, anche se sarebbe meglio riconoscere che i confini oramai sono decisamente porosi. Ma anche chi vi riesce, dicevo, finisce per essere condizionato da un processo di osmosi. Nulla di male, o forse sì: le persone che sono attive nei social vivono in un’unica bolla dove la mattina entri nel gabinetto di casa rispettando il turno con il coniuge e la sera ti ritrovi nel divano a chattare, sognando o perfino organizzando di tradirlo. In fondo, lo fanno anche soggetti più prestigiosi, tipo i quotidiani. Dove ha raggiunto oramai il paradosso lo spazio riservato al web, ovvero il loro assassino. Quante notizie trattano di twitter, facebook, instagram, youtube… quanti editoriali, incensanti o demonizzanti non fa differenza. Altro che sindrome di Stoccolma.

giovedì 16 novembre 2017

#LectorInFabula - La dolce creatività di Tolkien per rendere speciale il Natale

Lettere da Babbo Natale
di J. R. R. Tolkien
Bompiani, 2017

a cura di Baillie Tolkien
Traduzione a cura di Marco Respinti
Terza edizione riveduta e accresciuta

pp. 192
€ 13 (cartaceo)



Ecco un libro da leggere in cartaceo! Viene da pensare, appena si sfoglia Lettere da Babbo Natale, appena uscito in terza edizione riveduta e accresciuta per Bompiani. Durante la lettura, il pensiero si evolve: ecco un libro da possedere, tenere accanto a quelli che ci hanno aiutato a passare dall'infanzia alla vita adulta, ma che ci fanno tornare volentieri bambini! 
Sì, perché il qui presente Lettere da Babbo Natale è una raccolta imperdibile di lettere che Tolkien ha scritto nei panni di Babbo Natale e dei suoi aiutanti ai suoi figli per oltre vent'anni a partire dal 1920: vi si trova la fantasia del grande papà di Lo Hobbit, ma anche la delicata attenzione di un papà come tanti altri, papà di quattro figli. Ed è per John, Michael, Christopher e Priscilla, infatti, che la fantasia di Tolkien si scatena, in parole e anche in bellissime immagini: la calligrafia un po' tremolante di Babbo Natale presto viene accompagnata dai commenti di Orso Polare, un singolare aiutante, pigro ma anche fondamentale nelle battaglie contro i temibili goblin, che mettono a soqquadro e rischiano di rovinare i pacchi di Babbo Natale. Orso Polare ha un caratterino tutto suo, non lesina commenti a margine nelle lettere e ogni tanto si prende la libertà di terminare lui le lettere, dire la sua in una scrittura tutta angolosa e piena di errori d'ortografia (d'altra parte, povero Orso, lui scrive in artico...). 

Se John Biguenet elogia il silenzio: un invito alla fuga consapevole dal chiasso che ci circonda

Elogio del silenzio.
Come sfuggire al rumore del mondo
di John Biguenet
Traduzione di Naike Agata La Biunda
Il Saggiatore, 2017

pp. 176
Euro 11,00

Il gesto del bellissimo bambino che ci guarda dalla copertina dell’edizione italiana dell’Elogio del silenzio di John Biguenet è inequivocabile: con il ditino indice poggiato dritto e perpendicolare sulle labbra appena dischiuse ci sta inviando un messaggio muto, che proprio nell’assenza di parole, suoni e rumori concilia nel contempo il suo contenuto e il suo obiettivo: fare piano, abbassare la voce, meglio ancora tacere. Non resta che obbedire, prendere tra le mani il volumetto e cominciare a sfogliarlo, possibilmente in condizioni atmosferiche e acustiche tali da farci percepire esclusivamente il fruscio della carta. Impossibile, direte voi. Eppure proprio di questo si tratta e si va a parlare: del silenzio inteso come fuga dal chiasso circostante, della sua importanza, del suo valore e della necessità di salvaguardare la sua delicatissima dimensione.

mercoledì 15 novembre 2017

#PagineCritiche - Tucidide, il primo «cronista embedded» della Storia

Tucidide
La menzogna, la colpa, l'esilio
di Luciano Canfora

Economica Laterza, 2017



353 pp.

13 €



In questo bellissimo e importante studio Luciano Canfora, professore emerito dell'Università di Bari,  ci prende per mano e ci conduce a risolvere un enigma che per decenni ha angustiato gli studiosi di storia greca. Chi era davvero Tucidide? Il pregiatissimo storico da tutti universalmente riconosciuto o un autore che lavorava di fantasia?  Il valoroso stratega o l'esiliato, macchiatosi della colpa dell'incapacità? Addentrandoci nei testi greci, nella storiografia tràdita e nelle varie interpretazioni storiografiche, saremo portati da Canfora a svelare il mistero, che, alla fine, sembrerà dispiegarsi, chiaro e palese, ai nostri occhi. Almeno seguendo la logica di questo validissimo studioso. Il quale, in questo libro, offre alla storiografia moderna una versione oserei dire definitiva (se solo si potesse usare questo aggettivo, cosa abbastanza ardita, visto che gli studi non si fermeranno e le interpretazioni sono state tante e mutevoli, nel corso degli anni) della vicenda tucididea. Una versione sicuramente consolidata dallo studio dei testi greci, che Canfora frequenta da decenni con sicura perizia, e messa in cassaforte dall'indiscutibile competenza filologica e linguistica che messa in campo dallo studioso.

"La madre di Eva": le colpe che non ricadono sui figli

La madre di Eva
Silvia Ferreri
Neo edizioni, 2017

195 pp.
€ 15,00




«È un abominio» sussurrai. Ma fu un sussurro che tagliò l’aria in due.

«Significa che non guarirà mai?» chiese tuo padre.
Maddalena sorrise: «Eva non è malata».

In questa scena ci sono tre persone: la madre di Eva, il padre di Eva e la psicologa che segue l’evoluzione umana e sessuale di Eva. L’uso delle parole in questo passaggio è estremamente indicativo dei valori morali che le tre persone si portano appresso: infatti, nonostante sia proprio la madre di Eva ad accompagnarla in Serbia per il cambio di sesso, è palese come la “questione Alessandro” (il nome con cui Eva si auto-battezza in quanto maschio, rivendicando la propria identità) sia per la famiglia un incubo da cui non riesce a svegliarsi. Un incubo che trasforma la tanto bramata paternità e maternità nel peggiore dei mondi possibili, un luogo dove ogni passo sul percorso verso la crescita della prole è fonte di infinite sofferenze per tutti: padre, madre, figlia/figlio.
Tutto nasce da una mancanza di comprensione dell’altro. È la comprensione della diversità – anzi, la comprensione della possibilità dell’esistenza stessa di una diversità dalla "norma" –, infatti, a gettare le basi per quella vicinanza empatica che sola può creare il ponte con l’altro; un ponte che può portare, attraverso il dialogo, al riconoscimento di una pari dignità e all’accettazione dell’individuo quale identico a me. Accettazione che, infine, ha come conseguenza diretta la pacifica convivenza dentro lo stesso sistema/ambiente. Accettando l’altro io, in quanto persona, riesco a comprendere le sue diversità e a integrarle all’interno dei miei valori.

martedì 14 novembre 2017

Quei pixel umani troppo umani: Ready Player One di Ernest Cline

Ready Player One
di Ernest Cline
DeA Planeta Libri, novembre 2017

Traduzione di Laura Spini

pp. 441 
€ 17


Hidetaka Miyazaki è uno dei game-designer contemporanei più importanti e famosi senza ombra di dubbio. Creatore di videgiochi come la serie di Demon's Souls, Dark Souls e Blooborne ha, con la sua casa di produzione FromSoftware, letteralmente marchiato a fuoco l'immaginario videoludico di questi ultimi anni. Ma una sua teoria, alla base della narrativa (o, per meglio dire, della lore) di Dark Souls pare essere perfettamente aderente alla nuova edizione di Ready Player One, il libro culto di Ernest Cline oggi ripubblicato da DeA Planeta per la traduzione di Laura Spini. Ma qual è questa teoria di Miyazaki? Semplice, quella del collasso dei mondi, dei cicli di tempo che si ripetono fino a che tutto, nel vero senso della parola, tracima entro se stesso. Questa, grosso modo, non è (solo) la trama di Dark Souls 3, ultimo capitolo dell'omonima trilogia, ma è l'esatto punto di partenza, filosofico e d'immaginario, di Ready Player One.

#CriticaNera - Una finestra sul noir... e su Marco Frilli

Una finestra sul noir
di autori vari
Fratelli Frilli Editori, 2017

pp. 376
€ 13,90


La Fratelli Frilli Editore, nel mondo del giallo e del noir è un nome. Per quanto nata e operante nella "periferia dell'impero" letterario ed editoriale (come loro stessi si definiscono),  negli ultimi 15 anni si è costruita la sua solida reputazione. Ammetto che di gialli contemporanei sono piuttosto digiuna: ancora lettrice di Agatha Christie, Conan Doyle e Rex Stout (sembra non finiscano mai, trovo ancora dei titoli che mi mancano) ho pensato che un buon modo per rimettermi un po' in carreggiata per spaziare sugli autori odierni fosse proprio iniziare dai volumi Frilli. Una finestra sul noir sembrava  il titolo giusto per fare una buona panoramica: sapendo poi che si trattava di una raccolta di racconti scritta e pensata per rendere omaggio a Marco Frilli, fondatore della casa editrice e recentemente scomparso, ho pensato che il volume fosse un'ottima occasione anche per buttare un occhio un po' più personale su questa leggendaria figura dell'editoria gialla italiana.

lunedì 13 novembre 2017

Il buio al crocevia e la guerra che si nasconde in noi

Il buio al crocevia
di Elliot Ackerman
Longanesi, 2017

Traduzione di Katia Bagnoli

pp. 304
€ 18,50 (cartaceo)

Incontrarsi all’interno delle proprie oscurità, riconoscersi e proseguire insieme. Questo fanno gli uomini e le donne di Ackerman, questo fa Haris Abadi, il protagonista di questo romanzo, e con lui gli altri. Non sono semplici personaggi, perché hanno il volto di chi ha combattuto e continua a combattere nei conflitti che lo stesso scrittore ha visto da vicino, tra il fiato spezzato in gola e la divisa sporca di sabbia di chi ha combattuto in Afghanistan o in Iraq, come l’autore ha fatto, da marines americano, e come continua a fare, con le testimonianze e le parole, nei suoi racconti da giornalista. 

Dopo l'Afghanistan, lo scrittore si cimenta con il conflitto siriano. Cittadino americano di origine irachena, con alle spalle una triste storia famigliare, il protagonista di questo romanzo, Haris, si trova in Turchia per attraversare il confine siriano e unirsi alla lotta contro il regime di Bashar al-Assad. Lo incontriamo di notte, in mezzo al nulla, dopo essersi imbarcato nell’impresa che dovrebbe cambiargli la vita. Derubato di tutto, si vede quasi costretto a rinunciare all’impresa quando incontra Amir, un rifugiato siriano ed ex rivoluzionario che gli offre ospitalità e aiuto. Daphne è la moglie di Amir, una donna di grande fascino ma incapace di nascondere come vorrebbe le sue inquietudini. Haris capisce subito che anche Daphne desidera disperatamente raggiungere la Siria. Ognuno con le proprie motivazioni, vogliono affrontare paure e incubi in un viaggio pericoloso e difficile, soprattutto perché dovranno prima guardare dentro se stessi per poi decidere il da farsi.

"La pallina assassina": il thriller che non ti aspetti

La pallina assassina
di Christina Olséni & Micke Hansen
Bompiani, 2017

pp. 380 
€ 16,00

Titolo originale: Badhytten
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima



È stato un caro amico a regalarmi La pallina assassina, in occasione del mio compleanno. Voci maligne, da me accuratamente alimentate, ipotizzano tuttora che il burlone volesse fare una neanche troppo velata allusione alla mia non perfetta forma fisica; altri, lui compreso, sostengono che si trattasse di un vano tentativo di allontanarmi dalle letture più serie, per avviarmi alla via dello svago letterario. Fatto sta che per molto tempo il prezioso volume non è stato altro che questo: un elemento decorativo in soggiorno, oggetto di innumerevoli battute (come poteva essere altrimenti, con un titolo simile?). È stato solo quando mi sono finalmente decisa ad iniziarlo, che il romanzo di Olséni & Hansen ha dispiegato appieno le sue potenzialità. 
La storia è semplice: un’allegra comitiva di vecchietti si trova involontariamente coinvolta in un caso di omicidio.

domenica 12 novembre 2017

#ScrittoriInAscolto - Gli infiniti mondi e sottomondi di Vanni Santoni

A pochi giorni dall'uscito del nuovo libro di Vanni Santoni, L'impero del sogno edito da Mondadori  e da noi recensito qui, abbiamo raggiunto lo stesso autore durante Lucca Comics and Games, ovvero la mostra sul fumetto e sul mondo dei (video)giochi più importante in Italia e tra le maggiori del mondo. Non poteva esserci cornice (o se si preferisce "ambientazione di livello") per intervistare Santoni che, in questi ultimi anni, ha letteralmente propugnato un discorso, di matrice letteraria e filosofica, per portare a piena dignità il mondo (video)ludico. Proprio La Stanza Profonda (qui la nostra recensione) e l'ultimissimo L'Impero del sogno costruiscono una persona e autonoma "bilogia" che merita un'analisi più approfondita. Per questo motivo, circondati da simpatici cosplayer, con fumetti in ogni dove e raffinate action-figure ad ogni angolo l'intervista a Santoni ha ben presto preso i contorni del sogno o, per meglio dire, dell'adventure-game.

#vivasheherazade: Deledda, Negri, Serao: vita di tre donne straordinarie

Tre passioni.
Ritratti di donne nell’Italia unita

di Elisabetta Rasy
Prefazione di Paolo Mieli
BUR, 2011
(prima edizione Rizzoli, 1995)

pp. 279
euro 9,20

Esistono donne incapaci di volere dalla vita una vita qualunque: sono sempre esistite, e ancora esisteranno. Donne desiderose di stare al mondo semplicemente alle proprie condizioni, a dispetto di circostanze variamente sfavorevoli – quando non direttamente ostili – e in aperta contraddizione rispetto a destini già designati (quasi sempre di mogli e di madri, comunque in ossequio all’altrui volontà). Donne ambiziose, sicure della propria atipica femminilità, spesso decise a coltivare un proprio talento nel campo delle arti e per questo destinate al successo come anche al fallimento. In Tre passioni Elisabetta Rasy racconta la storia di tre di loro, tre figure le cui parabole ebbero in comune la nazionalità (italiana), il periodo storico (gli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento) e la vocazione letteraria: Grazia Deledda, Ada Negri e Matilde Serao.

sabato 11 novembre 2017

Essere giornalisti in Turchia oggi: "Ritratto dell'atto di accusa come pornografia giudiziaria" di Ahmet Altan

Ritratto dell'atto di accusa come pornografia giudiziaria
di Ahmet Altan
edizioni E/O, 2017


Traduzione italiana di Silvia Castoldi

pp. 62
€ 2.99



Vostro Onore,
il misero surrogato di atto d’accusa presentato contro di me, privo non solo di intelligenza ma anche di rispetto per la legge, è troppo debole per sostenere il peso immenso della sentenza di ergastolo con applicazione delle relative aggravanti richiesta dal pubblico ministero, e non merita una difesa seria.
Inizia così questo testo di Ahmet Altan, scrittore turco arrestato nel settembre 2016 in seguito al fallito colpo di stato del 15 luglio, quando una parte delle forze armate del Paese ha provato a rovesciare il presidente Erdoğan (ne parla anche Neppure il silenzio è più tuo, recensito su questo sito da David Valentini).
Quello redatto dal pubblico ministero è un documento pieno di imprecisioni: si dice ad esempio che Altan avrebbe sostenuto il "complotto" di Gezi Park coi suoi articoli su Taraf, quando all'epoca dei fatti aveva già lasciato il giornale. Ma lo scrittore non si limita a evidenziare le falsità, rivendica (a prescindere dall'esistenza o meno di quegli articoli) il suo sostegno al movimento di protesta e confermando il suo giudizio su altri episodi della storia turca. Tutto questo cosa c'entra con l'accusa di essere un cospiratore? È evidente che si stanno processando le idee.

#CriticARTe - Il colore e la natura: Cuno Amiet in Svizzera

Ragazzo bretone (Bretonischer Knabe)
1893, olio su tela - Kunsthaus Zürich
Il Paradiso di Cuno Amiet. Da Gaugain a Hodler, da Kirchner a Matisse

Museo d'arte Mendrisio
Canton Ticino - Svizzera
22 ottobre - 28 gennaio

biglietto intero 10 euro (ridotto 8 euro)
Info: www.museo.mendrisio.ch


Chi si trovasse dalle parti di Mendrisio, nel Canton Ticino (località svizzera solitamente più conosciuta per i suoi centri commerciali che per le sue bellezze artistiche), non manchi di visitare una bella mostra ospitata al Museo d'arte, la prima rassegna, nel Ticino e in area italiana, dedicata a Cuno Amiet, l'artista più rappresentativo, insieme a Ferdinand Hodler, della pittura svizzera moderna.
Già il museo stesso merita una visita: gli spazi dedicati alle esposizioni sono quelli di un ex convento risalente addirittura al XIII secolo, in particolare il chiostro dei Serviti, l'ordine religioso dei Servi di Maria, che gestiva l'ospizio e il ricovero. Ampliato e stratificato fino al XIX secolo, l'ex convento è stato oggetto di un intelligente restauro che ha portato nel 1982 all'apertura del Museo d'arte.
La rassegna dedicata a Cuno Amiet è particolarmente interessante perché inserisce questo pittore nell'insieme delle correnti artistiche che innervarono l'Europa tra Ottocento e Novecento: dal Divisionismo all'Impressionismo, dai Fauves ai Nabis fino ad arrivare all'Espressionismo e al post Espressionismo, Amiet ebbe infatti la capacità di assorbire elementi e suggestioni da tutte le correnti e i pittori a lui contemporanei. Per poi rappresentarli con soluzioni estremamente originali e indipendenti.

venerdì 10 novembre 2017

Shulim Vogelmann, "Mentre la città bruciava"

Mentre la città bruciava
di Shulim Vogelmann
Casa Editrice Giuntina, 2004



pp. 255
€ 12




"Sono nato su un treno, mentre la città bruciava" continuo a sussurrarmi. "Una frase così ebraica," mi dico "triste e ironica al tempo stesso".

Una sera di qualche tempo fa, un amico italo-israeliano che mi stava raccontando fatti e storie relative a Israele e alla storia del popolo ebraico, mi disse che non esiste, nella storia del mondo, un episodio di razzismo in cui non sia coinvolto un ebreo.
Il concetto è forse un po' estremizzato, ma se proviamo ad analizzare il razzismo come fatto storico, vediamo che in effetti sono ben pochi gli esempi che non vedano l'ebreo come ricettacolo di tutti i mali del mondo, essere inferiore e infido che, se proprio non può essere sterminato, va quantomeno isolato, raggruppato con i suoi simili e preferibilmente cacciato ben lontano dal nostro mondo perfetto.

Ammirando il Giappone dalle grate di un trasportino

Cronache di un gatto viaggiatore,
di Hiro Arikawa
Garzanti, 2017

Traduzione di Daniela Guarino

pp. 304
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Gli amanti dei manga sanno che una loro peculiarità è la serialità, che gli autori dei fumetti giapponesi sfruttano al meglio prediligendo storie che possiedono, sì, un filo unico che tiene uniti i pezzi e spinge ad aspettare con ansia l’uscita del volume successivo, ma che in ogni capitolo contengono spesso vicende autoconclusive, piccoli racconti che si esauriscono nel tempo di un haiku e come questo possiedono forza e autonomia pur nella loro brevità.

giovedì 9 novembre 2017

Uno, nessuno, centomila dandy: Ellen Moers racconta la loro storia "inimitabile"

Storia inimitabile del Dandy
di Ellen Moers
Traduzione di Franco Niederberger
Odoya, 2017

(Prima edizione originale: Seeker & Warburg, 1960)
Prima edizione italiana: Rizzoli, 1965)

pp. 373
Euro 22,00

Provate a digitare la parola dandy su un qualsiasi motore di ricerca e prestate attenzione alle immagini che questo selezionerà per voi. Vi renderete presto conto che sul parterre virtuale sfileranno le foto di uomini di ogni età anagrafica e di diverse epoche storiche, tuttavia accomunati da una certa perizia (se non proprio da un’evidente mania) nella cura della persona: una varietà di istantanee a colori e in bianco e nero raffiguranti giovanotti prestanti in completo a tre pezzi, gentlemen dall’aria compassata con copricapo e bastone da passeggio, signori distinti freschi di barberia, modelli azzimati su set fotografici allestiti per la confezione di editoriali a tema; e poi ancora accostamenti azzardati di colori e fantasie, pince-nez e fiori all’occhiello, bombette e cilindri, tartan e principe di Galles, figurini ottocenteschi dalle tenui tinte pastello e un numero sintomaticamente alto di ritratti e caricature di Oscar Wilde. Qua e là potrebbe spuntare anche qualche signorina abbigliata alla garçonne, che con indosso cravattino, camicia e redingote sartoriali suggerisca la necessità di qualche pensierino sul gender stesso del dandy e sulla traducibilità del dandismo in una moda unisex (e dunque – perché no? – in una mera posa). Un fatto, ad ogni modo, resta certo: sebbene l’esteriorità e l’estetica giochino un ruolo di primo piano nella definizione della categoria, archiviare tutti i dandy all'interno di un unico fascicolo sarebbe il più grossolano degli errori. E questo lo sapeva bene anche la studiosa e docente di letteratura americana Ellen Moers, quando, nel 1960, dava alle stampe per la prima volta The Dandy, Brummell to Beerbohm, tradotto in Italia da Rizzoli nel 1965 e appena ripubblicato da Odoya.

Parla, mia paura


Parla, mia paura
di Simona Vinci
Einaudi, 2017


pp. 128
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



«È cominciata con la paura», scrive l’autrice. Delle corde, dei lacci, delle luci troppo forti. Quella di stare con gli altri e la paura di star sola. Dopo la paura: il racconto. Simona Vinci comincia a scavare, a buttar fuori l’insostenibile timore del ‘qualcosa che non va’, a parlare. Parlare della sua paura appunto. E nel farlo si affida alle parole che non l’hanno mai tradita, a un linguaggio per confessarla. Con voce pulita, che non cerca giustificazioni, l'autrice dice quello che c’è da dire senza essere farisea.
Simona Vinci, vincitrice del Premio Campiello 2016 con La prima verità, torna il libreria con un vero e proprio diario psicanalitico, facilmente condivisibile in alcuni tratti, in cui l’autrice si mette a nudo con onestà intellettuale. Una storia di depressione nel suo progredire: la presa di coscienza – che cosa mi sta succedendo? – l’idea del suicidio, l’immobilismo involontario, le crisi quotidiane – un giorno in più uno in meno non cambia niente – il limite estremo; l’idea della morte e la sfida a vivere.