domenica 23 luglio 2017

Il Salotto: Intervista a Concetto Vecchio


«Bisognava partire dal corpo immobile sull’asfalto e allargarsi a raggiera fino a raggiungere il cuore degli anni settanta, penetrare con tutta la passione possibile nel suo mistero insondabile. Non ero sicuro di riuscirvi». 
Questa frase tratta dal prologo di Giorgiana Masi, Indagine su un mistero italiano, racconta bene le linee guida che Concetto Vecchio ha seguito per scrivere di un caso che ancora oggi non è stato risolto. Nelle prime pagine del libro l’autore rievoca il momento in cui la ragazza fu ferita a morte, il 12 maggio del 1977, trascinando così il lettore dentro la vicenda; la prosa è chiara, il ritmo sostenuto e i fatti si susseguono uno dietro l’altro, raccontati con particolari vividi. 
Il giornalista di Repubblica prende le mosse da un’intuizione avuta durante la lettura del discorso di Marco Pannella a Montecitorio, il quale presagiva che ci sarebbe stata una tragedia, se non si fosse ristabilita la «normalità della circolazione», e avvertiva: «coloro che venissero eventualmente a commemorare quelli che cadono non sarebbero altro che i responsabili e i mandanti degli assassini»; parole pronunciate poche ore prima della morte di Giorgiana. Così Vecchio ricostruisce i fatti, quelli avvenuti nelle ore subito prima della morte della diciottenne romana e quelli necessari a ricomporre il quadro storico di quei sanguinosi anni settanta, fatti di vittorie politiche fondamentali, ma anche di terribili episodi di violenza e di terrorismo; fornisce così al lettore tutti gli strumenti per capirne le dinamiche e arrovellarsi con cognizione di causa su un delitto irrisolto. Vecchio procede dedicando capitoli interi ai protagonisti della vicenda e lo fa aggiungendo all’inchiesta nuovi spunti a 40 anni dalla morte di Giorgiana: le sue interviste a Pannella e Santone e i suoi scambi con l’avvocato della famiglia Masi, Luca Boneschi. Ed è qui che alla ricostruzione giornalistica della vicenda si intreccia la visione personale dell’autore: Concetto Vecchio racconta la sua inchiesta in prima persona, senza cedere ai patetismi, ma riuscendo a coniugare lo sguardo rigoroso del giornalista e quello umano di chi rivive gli avvenimenti in età adulta dopo averli sentiti nell’aria da bambino. Il cuore del libro, a mio parere, consiste nelle interviste e nei dei ritratti sfaccettati che il giornalista consegna al lettore: anzitutto quello di un memorabile leader politico come Pannella e anche quello di una personalità – piena di contraddizioni – come Cossiga; l’altro ritratto fondamentale, quasi un’ultima testimonianza, è quello dell’avvocato Boneschi, che lavorò al caso con abnegazione per più di vent’anni. E infine un altro contributo inedito al caso Masi è l’intervista a Santone, immortalato nella foto di Tano D’Amico che è diventata uno dei simboli di quel 12 maggio 1977, a testimoniare che non c’erano solo forze di polizia in divisa ma anche in borghese e armati. 
Concetto Vecchio non scrive di verità preconfezionate o influenzate da convinzioni ideologiche, ma racconta i fatti collocandoli nel loro contesto storico, sociale e politico.

sabato 22 luglio 2017

#ScrittoriInAscolto - Fredrik Sjöberg e le sue storie

Foto di ©Elena Sizana

Abbiamo incontrato Fredrik Sjöberg in occasione dell'uscita del suo ultimo libro, nella redazione della casa editrice Iperborea, a Milano. Svedese, sulla carta d'identità biologo, una grande passione per il collezionismo, diventa conosciuto in Europa e non solo quando pubblica L'arte di collezionare mosche, nel 2015, per il Times "Nature book of the year". Dopo il primo, ha completato la trilogia sul collezionismo con Il re dell'uvetta (2016) e L'arte della fuga (2017).

Sjöberg è eccentrico e stravagante e così sono le sue opere, difficilmente ascrivibili ad un determinato genere, un po' autobiografia, un po' romanzo, un po' saggio. Una cosa però le accomuna: l'interesse la passione per gli outsider, dei quali ripercorre la vita e le esperienze e ne scrive, ma solo dopo essersi documentato a lungo, e così ha fatto per il suo ultimo libro L'arte della fuga, mettendosi sulle tracce del pittore Gunnar Widforss.

#CritiCOMICS - Dopo la fine di un amore: «Un anno senza te»

Un anno senza te
di Luca Vanzella e Giopota
Milano, Bao Publishing, 2017

pp. 224
euro 20,00 (cartaceo)




Cosa succede quando un ragazzo viene lasciato da quello che credeva essere il suo grande amore? Antonio Vanzella e Giopota ci portano per mano dentro un anno di vita di Antonio, studente di storia medievale, innamoratosi di Tancredi, dj. I due dopo una storia durata qualche mese si lasciano e per Antonio, timido, riservato, incline più allo studio che allo sballo da discoteca, è un duro colpo. Durante l'evolversi della graphic novel, divisa in dieci sezioni, ognuna corrispondente ad un mese del calendario, da settembre ad agosto, il protagonista deve fare i conti con i sentimenti che chiunque si sia lasciato alle spalle una relazione deve affrontare: la sofferenza, la nostalgia, il desiderio di tornare indietro, la voglia di rivedere la persona amata, l'iniziale rifiuto di ogni contatto sociale e i primi, goffi, tentativi di iniziare una nuova storia.
La forza della vicenda di Vanzella e Giopota sta proprio nell'aderenza alla realtà, nel tentativo di raccontare fedelmente quella parte della storia che nessuno racconta mai, non avendo paura di indugiare sulle situazioni che prendono la scena quando il sipario è ormai calato: gli esperimenti degli amici fedeli per trovargli un nuovo amore, i nuovi incontri, gli appuntamenti senza seguito e la scoperta che un'iniziale simpatia non si trasforma per forza in un'affinità amorosa.

venerdì 21 luglio 2017

Sulle tracce di Widforss, il pittore del Grand Canyon


L'arte della fuga
di Fredrik Sjöberg
traduzione di Fulvio Ferrari
Iperborea, 2017
(prima edizione svedese 2006)

190 pp.
16,00 €


Ogni vita umana è un labirinto. Se si trova l’ingresso, ci si può aggirare dentro all’infinito.
Scandagliare la vita di un artista che in patria ha lasciato poche tracce di sé, fino a dargli nuova linfa: è proprio quello che fa Fredrik Sjöberg, biologo svedese, studioso di scienze naturali, giornalista, scrittore, collezionista e appassionato d’arte. A un certo punto della sua vita, Sjöberg, colpito dalla visione di un pino dipinto ad acquerello, decide di approfondire l’opera e l’esistenza del pittore che con tale maestria e delicatezza ha riprodotto su tela quel pino.  Un pittore che sembra svanito nelle brume del passato. Il risultato di questa indagine biografica è L’arte della fuga, un gustoso saggio-romanzo edito da Iperborea.
Un centinaio di quadri vennero semplicemente svenduti. Dove saranno adesso? Suppongo in oscuri ripostigli e vecchie soffitte, o appesi su tappezzerie a fiori in lontane casette delle vacanze. In fondo sono solo acquerelli, un po’ irreali, di un pittore che nessuno ricorda.

Dimenticare, superare e onorare il passato: tre missioni diverse unite dal medesimo ideale

Le donne del castello
di Jessica Shattuck
HarperCollins Italia, 2017 

Traduzione di Elisabetta Lavarello

pp. 476
18,00€



Sulla Seconda Guerra Mondiale si è scritto tanto (e forse troppo), scegliendo prospettive sempre diverse e talvolta anche originali (come si scriveva anche qui). Mancava tra le mie letture il racconto del conflitto con gli occhi delle donne tedesche, le uniche ad avere una prospettiva ravvicinata della recrudescenza a cui è stata soggetta la società civilizzata del Novecento. Jessica Shattuck sceglie proprio Le donne del castello bavarese di Burg Lingenfels in rovina per portare alla luce le ferite del nazismo di chi la Storia ha indicato come il male assoluto, ma che ha avuto un dolore spesso dimenticato e sottovalutato.
Nel corso di una festa organizzata proprio nel castello di Burg Lingenfels nel 1938 Albrecht von Lingenfels e il migliore amico di sua moglie, Connie, decidono che è il momento di prendere una posizione contro Hitler. Nello stesso momento Marianne von Lingenfels giura, a loro insaputa, di prendersi cura delle mogli e dei figli di ogni membro del gruppo di cospiratori, decidendo di fare dell’assistenza alle donne e ai bambini la sua personale battaglia contro il Führer. Finita la guerra, tra le ceneri della sconfitta della Germania nazista, Marianne torna con i figli dopo alcuni anni nell’imponente castello degli antenati di suo marito. Lo fa da vedova di un membro della Resistenza, assassinato il 20 luglio 1944 in seguito al complotto fallito per uccidere Adolf Hitler; sola, stanca, avvilita dalla tristezza, non cede alla tentazione di lasciarsi andare e mantiene fede alla promessa fatta con caparbietà e tenacia. Così, a uno a uno, Marianne riporta al castello i preziosi resti del gruppo di difensori della libertà, salvando prima Benita e Martin, moglie e figlio di Connie, poi Ania, la moglie di un membro della Resistenza polacca, e i suoi due ragazzi, rifugiati in uno dei tanti campi che ospitano i milioni di sfollati a causa della guerra, infine tanti altri bambini e vedove rimasti soli in un mondo di crudeltà. Appena Marianne riunisce queste due donne e le loro famiglie, scampate dalla guerra e provate dai tanti disagi, è convinta che il dolore e il passato condiviso siano il collante che le terrà unite per sempre, novelle guerriere di una nuova vita irta di sfide.

giovedì 20 luglio 2017

Quattro adolescenti a nuotare da soli, senza il salvagente della famiglia

La regola dei pesci
di Giorgio Scianna
Einaudi, 2017

pp. 200
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Adesso deve solo seguirci, seguire la nostra traiettoria come fanno i pesci dentro i banchi quando sono in difficoltà. Si chiama schooling, l'abbiamo studiato a scienze, è quella cosa per cui i pesci riescono a muoversi tutti insieme senza scontrarsi e senza perdere nessuno. Basta fidarsi del movimento degli altri. È questa, la regola dei pesci.
A settembre, quattro banchi di 5C del liceo di una piccola cittadina sono rimasti vuoti. La cosa non salta agli occhi di tutti solo perché sono i banchi degli unici maschi della classe (il quinto se n'è andato per un anno all'estero), ma anche perché quei quattro assenti sono sempre stati inseparabili. L'anno precedente, avevano deciso di partire per una vacanza in Grecia, dalla quale però non sono mai rientrati. Cosa è successo davvero? Perché un'aura di mistero aleggiava attorno ai loro discorsi? E perché, per andare in Grecia, tutti e quattro avevano infilato in valigia una giacca pesante?
La sparizione è ormai conclamata, gli Esteri e le ambasciate italiane all'estero si stanno muovendo alla ricerca dei quattro ragazzi, mentre i genitori assistono, impotenti e disperati, alle indagini. A loro non resta che riunirsi, provare a farsi forza, mentre settimana dopo settimana le paure aumentano e le speranze, al contrario, calano drasticamente. Almeno finché un giorno non si presenta a una di questa riunioni Lorenzo, uno dei quattro amici scomparsi. In stato di shock, il ragazzo appare catatonico e non risponde alle domande degli adulti: non vuole o non può parlare? 

È quasi tempo di "Quasi Grazia"...



Nuoro, 13 luglio 2017, ore 19.30
Cortile del Museo del costume

È quasi tempo di Quasi Grazia, a Nuoro. Il 27 settembre, data del debutto della pièce teatrale scritta da Marcello Fois in omaggio alla Deledda pubblicata da Einaudi alla fine del 2016, si avvicina sempre più, e soprattutto nel capoluogo barbaricino cresce la curiosità per l’allestimento di Veronica Cruciani che vedrà la scrittrice Michela Murgia nel ruolo dell’autrice insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. In attesa che il sipario del Teatro Eliseo si apra finalmente sui tre atti del testo foisiano, lo scorso 13 luglio lo scrittore e la studiosa Angela Guiso hanno conversato di fronte a un pubblico attento e numeroso nel cortile del Museo del costume di Nuoro, nel corso di una serata che ha intervallato i loro dialoghi alle belle letture sceniche di due attori del cast ufficiale dello spettacolo (Lia Careddu e Valentino Mannias, con la partecipazione finale della stessa autrice di Cabras, i cui appunti paralleli sulla lavorazione e sulle prove in corso trovano attualmente espressione anche nel bel blog quasigrazia.wordpress.com). Ultimo di una serie di appuntamenti dal titolo Parole di Grazia. Parole su Grazia, dedicati dall’ISRE (Istituto Superiore Regionale Etnografico) alle più recenti pubblicazioni riguardanti l’autrice nuorese, l’affollato incontro ha offerto spunti di riflessione ulteriori rispetto alla mera presentazione del volumetto – tra i quali il senso del limite e del ridimensionamento nella vita come nella letteratura, il valore intrinseco di quest’ultima e l’importanza dell’invidia positiva nel lavoro dello scrittore. Ma è stato, anche e ovviamente, occasione privilegiata per comprendere al meglio alcune soluzioni drammaturgiche adottate da Fois, chiamato a rispondere delle scelte precise operate in un testo pur breve (poco più di un centinaio di pagine) ma talmente sentito da richiedere una gestazione di oltre venticinque anni.

mercoledì 19 luglio 2017

Giorni di mafia - Per non arrendersi al "puzzo del compromesso morale"

Giorni di mafia - Dal 1950 a oggi. quando, chi, come.
di Piero Melati
Editori Laterza

pp. 114

€ 11,90 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Sulla criminalità organizzata, e sulla mafia in particolare, si sono versati fiumi di inchiostro: giornalisti, giudici, sociologi, protagonisti delle vicende giudiziarie... Davvero tutti hanno parlato o scritto di quell'aberrante fenomeno sorto nel nostro Paese e tristemente emigrato dovunque.

Dunque, cos'altro potrà mai aggiungere il libro del quale ci occupiamo oggi? Proviamo a trovare insieme la risposta.

Per prima cosa occorre capire in quale genere possa essere incasellato Giorni di mafia (edito da Laterza), che ha per autore Piero Melati, per molti anni vice redattore capo de "Il Venerdì di Repubblica" e giornalista de "L'Ora" di Palermo, che aveva già scritto assieme a Francesco Vitale Vivi da morire (Bompiani, 2015).
L'unica risposta possibile è che si tratta di un pamphlet veloce e ben strutturato (emerge con chiarezza lo stile lineare e chiaro tipico del cronista) nel quale possiamo rintracciare gli eventi collegati alla Mafia sviluppatisi 100 date significative: dal 1950 ad oggi vediamo scorrere davanti ai nostri occhi le stragi, i processi, i crimini più truci, ma anche i film, la letteratura, gli avvenimenti politici e sociali che hanno segnato la Storia del nostro Paese, della "nostra terra bellissima e disgraziata" (come ebbe a dire Paolo Borsellino).

Il riuscito edificio linguistico che ospita un Sud senza Dio

Nella perfida terra di Dio
di Omar Di Monopoli
Adelphi, 2015

pp. 205
€ 18


Torniamo a parlare di scrittura, finalmente. Non di storie. O di un libro. Di scrittura. E nel panorama nazionale non è semplice né scontato. Mi era capitata la stessa sensazione con i cinghiali di Giordano Meacci. Saranno fissazioni le mie ma oramai prediligo lo sforzo dell’autore in vista di un linguaggio che sia di sana e robusta costituzione, aspetto rilevante dell’opera e voce dell’autore stesso.
Nel folgorante romanzo di Omar Di Monopoli, una scoperta dagli esiti straordinari, le costruzioni sintattiche vernacolari, di matrice messapico-campana, si fondono con un italiano elevato per giungere a un dialetto unico che non è il salentino puro anche se siamo nel cuore del triangolo Lecce-Brindisi-Taranto. Gli somiglia. Ciò che importa, tuttavia, è che diventi un suono costante e inconfondibile, fin dalla prima riga.
Questo lessico, da insolito, in un battibaleno diventa familiare, ha il pregio di non stancare, anzi permette di addentrarci nell’ipnotico sviluppo della trama fino a convincerci che è la sola lingua possibile per creare la giusta atmosfera. Stavolta non posso esimermi dal riportare un esempio concreto. Proprio l’incipit:
«L’impronta rancida della malattia non voleva saperne di abbandonare la stanza in cui il vecchio mbà Nuzzo aveva tirato le cuoia tre giorni prima, allignando ostinata anche nel soggiorno ronzante di mosche incattivite dal caldo, quando il pick-up color caffellatte, un Volkswagen sbiadito e smarmittato che sembrava pronto per il ferravecchio, spuntò oltre il limite del cancello e si fece strada lentamente sul vialetto soffiando neri sbuffi di gas di scarico e smuovendo piastre di fango raggrumato».

martedì 18 luglio 2017

#PagineCritiche - Le case di Jane Austen

Le case di Jane Austen
di Mara Barbuni
Flower edizioni, 2017

pp. 180
€ 15.00 (cartaceo)
€ 7.99 (ebook)



Nel bicentenario della scomparsa di Jane Austen, non potevamo esimerci dal celebrare l’opera di una scrittrice che, a distanza di due secoli, non smette di appassionare i lettori, ispirare trasposizioni televisive e cinematografiche, riletture, progetti e studi, tra rigore accademico e cultura pop.
Tra le pubblicazioni recenti dedicate alla figura e all’opera letteraria della scrittrice inglese, di particolare interesse risulta il breve saggio Le case di Jane Austen, di Mara Barbuni, traduttrice, docente e studiosa della letteratura inglese di Ottocento e primo Novecento. Dopo il puntuale lavoro di traduzione su alcuni dei testi più importanti di Elizabeth Gaskell (Nord e Sud, Mogli e figlie, Gli innamorati di Sylvia, tutti editi da Jo March) e i saggi dedicati alla vicenda biografica e letteraria della scrittrice di Manchester (Sui passi di Elizabeth Gaskell, sempre per Jo March, ed Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana, per Flower edizioni), solo per citare alcune fra le pubblicazioni recenti di Barbuni, è da poco tornata in libreria con questo saggio incentrato sul ruolo della casa nell’opera letteraria di Jane Austen.

Chi si ricorda di Sertorio? A scoprire un eroe quasi dimenticato della storia romana.

Le pergamene di Sertorio. Il romano che sfidò Roma
di Nelson Martinico
Edizioni Spartaco, 2017

pp. 384
€ 14 (cartaceo)

[La Hispania è] «una terra dura, meravigliosa, carica di suggestioni. Popolata da gente rude, irascibile e fedele, abilissima a cavallo. Ti auguro non solo di visitarla, ma di governarla».
Mario non sapeva di avere appena pronunciato una profezia.
(p. 58)
Quando sentiamo parlare di Sertorio, i pensieri si fanno sfocati, perché spesso i programmi scolastici citano solamente questo grande comandante mariano, in grado di combattere contro le forze armate di Pompeo e fondare in Spagna un vero e proprio stato alternativo a Roma. Ma cosa è veramente accaduto prima della sua morte, nel 72 a.C.? 
Le pergamene di Sertorio, romanzo di Nelson Martinico uscito da pochi mesi per le Edizioni Spartaco, ha il merito di ricostruire la vita di Quinto Sertorio fin dalla sua infanzia, fermandosi prima della sua morte (il cui racconto, nelle ultimissime pagine, viene affidato ad alcuni passi di Plutarco). L'immagine che ne emerge, senza dubbio romanzata, è quella di un ragazzo e poi uomo vigoroso, coltissimo, esperto di anagrammi fino allo sfinimento (d'altra parte, i romani erano soliti interpretare così i segni del fato), amante della poesia e delle usanze degli altri popoli. Talvolta spietato, in altri momenti sapientemente votato al perdono, Sertorio si distingue fin da subito per le sue doti belliche contro i Teutoni: memorabile è la battaglia di Aquae Sextiae, al fianco di Mario, che avrà modo di apprezzare la fedeltà di Sertorio anche in seguito, nella guerra civile contro Silla. Sapiente oratore, con la parola pronta anche in processi decisamente delicati, Sertorio ha una fama che si propaga ben oltre i confini di Roma: infatti anche i popoli nemici gli riconosceranno sempre la grandezza di fine parlatore e guerriero indomito, nonostante la menomazione in battaglia che lo porta a restare orbo già in giovane età. 

lunedì 17 luglio 2017

Una questione di centimetri: Miraggio 1938 di Kjell Westö


Miraggio 1938
di Kjell Westö 
Traduzione di Laura Cangemi
Iperborea, 2017 

Pp. 419
€ 18.50


Chi è che si ricorda del 10 maggio 1981? Forse pochi, forse molti. Beh, sta di fatto che in quel giorno fu giocato lo scontro al vertice di Serie A tra Juventus e Roma: quella partita passò alla storia come quella del "gol ingiustamente annullato" al romanista Maurizio Turone con la conseguente dichiarazione del Presidente giallorosso Dino Viola che disse la famosa frase "questione di centimetri". 
E sempre con una questione di centimetri si apre anche questo, bellissimo, Miraggio 1938 di Kjell Westö uscito per i tipi di Iperborea. Già, perché ancora prima che il romanzo inizi, l'autore pone una foto, uno scatto di spot nel quale si vedono quattro centometristi che arrivano quasi all'unisono: quasi perché uno di loro, in maniera evidente, si stacca da tutti gli altri e taglia il traguardo per primo. Quell'atleta è Abraham Tokazier ed è il vincitore o meglio sarebbe il vincitore se non entrassero in gioco le questioni sopracitate. Già perché Tokazier ha la "primigenia colpa" di essere di ebreo e quindi, nel 1938, con la Finlandia stretta tra la Germania hitleriana e l'Unione Sovietica staliniana, meglio non far arrabbiare troppo i vicini tedeschi: alla fine  nella classifica finale Tokazier arriverà quarto, per una questione di centimetri, per un motivo di ragion di Stato. Ecco Miraggio 1938: un romanzo denso che parla di cose piccole per descrivere la storia Grande.

#CriticaNera - Il genere noir. Una caricatura. Con un crudelissimo commissario donna

Commedia nera n. 1
di Francesco Recami
Sellerio, 2017

pp. 210
€ 14


Francesco Recami, fiorentino, si è occupato della stesura di libri scolastici e ha scritto romanzi per ragazzi. Poi, a un certo punto, ha proposto a Sellerio, siamo nel 1986, un manoscritto per il quale ha dovuto aspettare 20 anni prima di ricevere una risposta. Da Elvira in persona. Siamo nel 2006, Recami ha mezzo secolo di vita e quel manoscritto originario prende il titolo di “L’errore di Platini”.
Non appena l’ho intravisto in uno scaffale, a causa della malattia calcistica che mi accompagna fin dalla nascita, mi sono immaginato un libro sul grande campione juventino. Ma, a parte l’incipit, ho scoperto che Le Roi c’entrava poco o nulla. “L’errore di Platini” tratta del rapporto tra una madre e il figlio cerebroleso ed è sostanzialmente la storia di un infanticidio dopo una vincita al Totocalcio. In ogni caso, abbiamo tra le mani uno scrittore esordiente a 50 anni.
Chissà se è meglio debuttare in età matura piuttosto che in età scolare. Perché succede di questo, oggi. Anche se in Italia nella categoria giovani scrittori sono compresi i quarantenni, il fenomeno di lanciare i giovanissimi esiste. Tuttavia, cos’ha da raccontare un diciottenne? Cos’ha da raccontare uno che deve formarsi sotto il profilo esistenziale prima che letterario? Non a caso, nei libri si parla parecchio di sé, delle proprie inadeguatezze, il che non è un male di suo, se non fosse che è un qualcosa di così inflazionato che ne ho piene le scatole.

domenica 16 luglio 2017

Un'invincibile estate: l'esistenzialismo insulare di Filippo Nicosia


Un'invincibile estate
di Filippo Nicosia
Giunti, 2017

224 pp.
€ 15,00



Sentivamo di non essere stanchi come avremmo dovuto, perché quella stanchezza che cercavamo di sentire era come l'esondazione di un fiume che lascia la tacca sopra gli intonaci dei palazzi di una città e non serve che torni domani né mai, ché la tacca rimane per gli anni a venire.
Solitamente il romanzo di formazione si dipana lungo gli anni: partendo dall'adolescenza o dall'infanzia, l'occhio del narratore segue le evoluzioni del protagonista che cresce, cade, si rialza, si fortifica e infine si fa adulto. Il ragazzo o la ragazza incontrati a pagina uno a fine libro sono l'uomo o la donna pronti a inserirsi nella società civile, ad affrontare le vere sfide della vita lontano dal nido familiare.
Un'invincibile estate, romanzo d'esordio del messinese Filippo Nicosia, pur appartenendo senza alcun dubbio a questo genere ne forza uno degli aspetti principali – quello temporale – e fa evolvere i personaggi in una sola estate. L'estate, stagione della leggerezza, delle vacanze e del mare, è invece per tutti il momento dei cambiamenti e dell'incontro/scontro con i sentimenti e le esperienze più importanti di cui un essere umano possa far conoscenza: la morte, l'odio, l'amore, la vita.

sabato 15 luglio 2017

Spie, amori e morti tra Olanda, Stati Uniti e Indocina: Il buio nell'acqua di Louise Doughty

Il buio nell'acqua
di Louise Doughty
Traduzione di Manuela Faimali
Bollati Boringhieri, 2017

Pp. 355
18 



Ad un certo punto si ha come la netta sensazione che Louise Doughty, scrittrice già assurta agli onori della cronaca e della celebrità mondiale con il fortunatissimo Fino in fondo del 2014, sia stata toccata dalla grazia. Dalla grazia di essere riuscita a scrivere un romanzo come questo Il buio nell'acqua, edito, ancora una volta, da Bollati Boringhieri, che, per una buona metà, appare come una perfetta costruzione letteraria. Teso, appassionante e misterioso il giusto: la prima parte de Il buio nell'acqua è una specie di trattato pratico su come si debba scrivere un romanzo latamente inteso "di spionaggio". Poi, nel prosieguo del libro, qualcosa si rompe, si rompe anche in maniera sensibile e importante, ma la bella sensazione, "il buon sapore" che si ha nel leggere le prime pagine rimane, come rimane l'idea di poter affermare che questo sia un ottimo volume, che poteva essere forse perfetto per il cinema. 

I quaderni di Archestrato Calcentero e l'archeogastronomia in salsa sicula

I quaderni di Archestrato Calcentero
di Marco Blanco
Bonfirraro Editore, 2016

pp.271
23 €



La monografia storica di Marco Blanco è lungo viaggio attraverso la storia della cucina siciliana aristocratica e conventuale. Pagine dense di deliziose ricette, di divagazioni archeogastronomiche, di accurate ricostruzioni di antiche ricette e di piatti tradizionali di cui ognuno ricorda una variante e un aneddoto, spesso inventato. Con la serietà del ricercatore e la bravura dello scrittore, Blanco riesce a coinvolgerci e a condurci dentro i luoghi della storia, attraverso le provviste, i piatti, le preparazioni dei piatti più rinomati e amati della cucina siciliana.

 Un vero e proprio viaggio che rapisce i sensi, crea l’incanto e la suggestione per i luoghi, per i riti e per le origini, condotto attraverso la consultazione di decine di ricettari antichi, dentro polverosi archivi, sfogliando repertori specialistici che avrebbero fatto desistere il più appassionato degli studiosi. Per Blanco diventano invece materia di ricerca preziosa per dipanare la matassa di questa storia, guidati dall’amore per la cucina. 

venerdì 14 luglio 2017

#PagineCritiche - "L'evoluzione dell'insegnante di sostegno"

L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva
di Dario Ianes
Trento, Erickson, 2015

pp. 160



Questo volume, a cura di Dario Ianes, è ricco di riflessioni utili a qualunque persona si trovi a condividere un percorso scolastico, sia che si trovi nella condizione di docente, sia che a riflettere sul proprio ruolo familiare e di supporto al figlio sia il genitore, sia chi, dopo aver percorso un iter scolastico, a tratti difficile, cerca di trarre alcune conclusioni sulla propria esperienza scolastico-formativa di alunno.
La scuola deve puntare a sviluppare attivamente la propria capacità di comunicare, di coinvolgersi e di collaborare, di negoziare pacificamente e costruttivamente obiettivi e modalità di lavoro, di saper ricevere e dare aiuto e suggerimenti nella piena valorizzazione dell’altro partner e nel rispetto dei ruoli diversi e delle differenti responsabilità. (p. 13)
L’autore presenta un’analisi critica dell’integrazione e inclusione scolastica partendo dai modelli istituzionali che sono stati seguiti in modo anche preciso e organico dagli insegnanti. Non si discute sul problema integrazione, sul valore della persona indipendentemente dalla sua condizione personale e sociale, o come affermazione e realizzazione di diritti e di valori. Si parla di una scuola inclusiva, in cui le modalità di pianificazione, di progettualità didattica ed educativa, all’inizio di un percorso scolastico formativo che riguarda ciascun alunno, rappresentano un’ottima base di partenza. I genitori compiono delle scelte che ritengono essere le migliori per i propri figli.

#CriticaNera - "Il respiro delle anime": un perfetto noir estivo

Il respiro delle anime
di Gigi Paoli
Giunti editore

pp. 416

€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)





È risaputo che durante i torridi mesi estivi i libri più letti sotto l'ombrellone sono gialli, thriller, noir, in breve tutte quelle storie che tengono il lettore incollato alle pagine fino al colpo di scena finale.
Non costituendo eccezione alla regola, mi sono cimentata con avidità nell'universo creato dal giornalista fiorentino Gigi Paoli, che prosegue col racconto delle avventure di Carlo Alberto Marchi (già incontrato ne Il rumore della pioggia, edito da Giunti nel 2016), padre single di un'adolescente e infaticabile cronista giudiziario.

giovedì 13 luglio 2017

Contrasti dolceamari: l'adolescenza secondo Claudia Schreiber

Dolce come le amarene
di Claudia Schreiber
Keller editore, 2014

pp. 302  
€ 16,00

Titolo originale: Süss wie Schattenmorellen
Traduzione di Angela Lorenzini




L’opera di Claudia Schreiber è, fin dal titolo, improntata all’ossimoro, ai contrasti dolceamari. Protagoniste sono due ragazze diversissime tra loro, inserite in due opposti e ugualmente squilibrati contesti educativi. Paula ha sedici anni e vive a Dresda, in una prigione dorata, con genitori asfissianti e iperprotettivi che la idolatrano e al tempo stesso le negano ogni libertà: 
Paula non si poteva paragonare alle altre ragazze della sua età, non era precoce come quelle, anzi in fondo era come un pulcino appena sbucato dall’uovo. Era cresciuta al riparo da ogni male, […] non sapeva nemmeno comprare un biglietto del treno. Non avrebbero mai potuto affidare la loro bambina ai mezzi pubblici, perciò l’avevano sempre accompagnata in ogni dove, per poi andarla a riprendere (39).
Annie invece di anni ne ha tredici e vive in un paesino dell’Assia del nord con la madre e il nonno, proprietari di un frutteto. La sua esistenza corre spensierata e selvatica, data la totale assenza di modelli di riferimento validi: il nonno è caustico, sboccato, politicamente scorretto; la madre fragile e insicura, vittima di un’immaturità da cui non riesce a liberarsi.

Sesso, droga e basketball: "Jim entra nel campo di basket" di Jim Carroll

Jim entra nel campo di basket
di Jim Carroll
Minimum fax, 2013

A cura di Tiziana Lo Porto

pp. 208
€ 10,00




Per Tiziana Lo Porto, curatrice del volume, tutto quello che c'è da sapere su Carroll sta in queste parole: pallacanestro, poesia, rock'n'roll, eroina. Nel libro troviamo sicuramente la prima è l'ultima.
Enfant prodige o enfant maudit, Carrol è stato sin da giovanissimo musicista oltre che scrittore, producendo con la Jimmy Carroll Band brani new wave punk rock. Quest'opera è composta dai suoi diari del periodo Autunno 63-Estate 66, pubblicati nel 1978. Raccontano di giornate passate a giocare a basket, a sniffare detergente, scippare le borsette e girare a zonzo per New York.
Di fatto ho smesso di credere a otto anni, il giorno in cui sono andato in chiesa per la prima volta e ho cercato di fare amicizia con Dio chiedendogli di venire a casa da me a guardare le World Series insieme