mercoledì 23 agosto 2017

Psichiatria e letteratura. Nazismo e Spinoza

Il problema Spinoza (The Spinoza Problem)

di David Irvin Yalom
Neri Pozza, 2012

traduzione di Serena Prina

pp. 441
€ 17,50 (cartaceo)


Yalom è uno psichiatra che insegna ed esercita il suo lavoro in California. Di chiare origini ebraiche, ha fatto della sua professione anche una chiave, colta e pop allo stesso tempo, di accesso alla scrittura, per romanzi che hanno come protagonisti grandi filosofi: ha cominciato con “Le lacrime di Nietzsche” e “La cura Schopenhauer”, due che con i problemi psichiatrici sono andati a nozze, ed è arrivato al problema Spinoza.
Un giorno Yalom, trovandosi ad Amsterdam, si è recato a Rijnsburg per visitare il museo intitolato al filosofo. Niente di che, ambienti piuttosto spogli e modesti ma anche una rivelazione stuzzicante: durante l’occupazione nazista dell’Olanda, il museo è stato saccheggiato da un’unità speciale, le Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) dedite alla confisca delle biblioteche e di materiali d’archivio, ebraici e non, guidate da Alfred Rosenberg, il sinistro ideologo del nazismo e della sua piattaforma antigiudaica, autore di un libraccio astruso e illeggibile, a detta degli stessi gerarchi, come “Il mito del XX secolo”, secondo solo al “Mein Kampf” in ordine d’importanza negli anni del führer, e impiccato dopo il processo di Norimberga nel 1946.
Il giovane ufficiale tedesco che aveva materialmente eseguito la spoliazione del museo aveva
nel suo rapporto fatto esplicito riferimento a «l’esplorazione del problema Spinoza». Quale problema poteva rappresentare un filosofo ebreo? Perché un antisemita come Rosenberg ne ha fatto sequestrare i libri?

Il mio nemico mortale

Il mio nemico mortale
di Willa Cather
Fazi editore, 2017

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 90
€ 9 (cartaceo)
€ 4.99 (ebook)

La prima volta che incontrai Myra Henshawe avevo quindici anni, ma ricordavo di averne sempre sentito parlare. Lei e la sua fuga d’amore erano uno degli argomenti più interessanti – l’unico interessante, direi – di cui si conversava in casa durante le vacanze o le cene di famiglia.
Myra è brillante, ha fascino, opportunità, denaro; disprezza le convenzioni sociali, le regole, un percorso prestabilito. Quando si innamora dell’affascinante e spiantato Oswald Henshawe non esita un solo istante a sacrificare gli agi e l’eredità dello zio Discoll che – orfana – l’ha cresciuta come una figlia, per fuggire con quell’uomo. Se ne va a testa alta, così simile ad un’eroina romantica, incurante dello scandalo provocato dalla sua fuga. Anni dopo, quella ribellione è ancora argomento di chiacchiere, alimentate dalla rare apparizioni della coppia nella piccola comunità di Parthia, Illinois. È durante una di queste visite che Nellie, voce narrante di questa storia, incontra Myra e, come tutti, ne resta affascinata, in un misto di curiosità e soggezione per quella donna brillante, dalla vita eccitante, che tanto stride con la lenta monotonia della comunità di provincia:
Di tutte le loro amiche d’infanzia, era stata la più carina e la più brillante, e la sua vita ci appariva tanto varia e avventurosa, quanto monotona era la nostra.
Eppure, appena sotto la superficie del glamour, delle risate e delle battute pungenti, degli abiti raffinati, della vita di città, si svela allo sguardo attento di Nellie tutta la complessità di una donna forte e tormentata insieme, indomabile, crudele a tratti. E, insieme, le ombre di un matrimonio, di un amore, imperfetto, che mostra i segni della rovina imminente.

martedì 22 agosto 2017

Ogni orizzonte della notte: racconti come testi poetici, alla scoperta delle solitudini individuali

Ogni orizzonte della notte
di Maurizio Vicedomini
Augh Edizioni, 2017

pp. 160
13 euro


Ogni orizzonte della notte è la raccolta di racconti di Maurizio Vicedomini, pubblicata da pochi mesi da Augh Edizioni. Vicedomini, pur giovanissimo, ha già al suo attivo la pubblicazione di diverse opere fantastiche e racconti su varie antologie. È direttore di una rivista culturale online e con il Senzanome ha vinto inoltre il Premio Mondadori Chrysalide, sezione fantasy, nel 2013.
Leggendo la sua biografia, dopo aver dedicato del tempo alla sua nuova raccolta, mi sono soffermata con curiosità sul titolo dell’opera che gli ha permesso di ottenere il prestigioso riconoscimento Mondadori: Senzanome, appunto. Quel titolo, di fatto, è la miglior sintesi interpretativa anche di Ogni orizzonte della notte: sono senza nome i protagonisti degli undici racconti di questa raccolta. Sono voci, pensieri, dolori che risuonano nel buio della notte. Sono anche perfettamente riconoscibili, tridimensionali nei loro dettagli e caratteristiche, ma tutti, assolutamente, privi di nome.

Alle origini del Califfato: La mezzaluna e la svastica di David G. Dalin, John F. Rothmann

La mezzaluna e la svastica. I segreti dell'alleanza tra il nazismo e l’Islām radicale 
di David G. Dalin e John F. Rothmann
Edizioni Lindau

€ 25


Partiamo da un presupposto: pubblicare libri difficili o scomodi, per plurime ragioni, è sempre un dato di coraggio a cui plaudire senza se e senza, specie nel mercato editoriale odierno che si muove più per certezze e "reboot" vari che per arditezza e novità. Ecco perché bisogna essere grati a Edizioni Lindau per aver dato alle stampe questo La mezzaluna e la svastica. I segreti dell'alleanza tra il nazismo e l’Islām radicale  di David G. Dalin e John F. Rothmann. Come si evince dal titolo questo non è affatto un volume facile tanto che, piccola pillola personale, già solo consultarlo in treno, fa guadagnare una serie di occhiate perplesse e preoccupate da parte di tutti i passeggeri. Ma detto questo La mezzaluna e la svastica, seppur con qualche lacuna, è un testo di notevole interesse, soprattutto perché svela e fa chiarezza su una parte della Storia contemporanea davvero molto poco conosciuta. 

lunedì 21 agosto 2017

#ilSalotto: Giulia Caminito, tra memoria del colonialismo italiano e memoria personale

La grande A
di Giulia Caminito
Giunti, 2016 

pp. 288
€ 14,00 (cartaceo)
€ 1,99 (ebook)


Negli ultimi anni l’interesse degli autori italiani per le tematiche connesse a colonialismo e postcolonialismo è sempre maggiore. Ai titoli di Igiaba Scego, Cristina Ubah Ali Farah, Gabriella Ghermandi (per fare qualche nome di scrittori – in realtà quasi sempre scrittrici - nati nelle ex-colonie italiane in Africa, o comunque culturalmente legati a quei territori) e a quelli di Carlo Lucarelli, Wu Ming, Nicola Labanca (per fare qualche nome di scrittori che invece non lo sono) si sono aggiunti tra il 2016 e il 2017 almeno altri due libri, che sono anche due opere prime: I Fantasmi dell’Impero di Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella (Sellerio, 2017), e La Grande A di Giulia Caminito, edito da Giunti. Il primo è un romanzo di denuncia vero e proprio, in cui la ricostruzione storica è il vero epicentro della trama. Nel secondo, invece, gli eventi storici sono il contesto (imprescindibile ma non protagonista) della storia di una giovane donna, Giada, alle prese con una madre con molta personalità, un marito con molta poca e un figlio da crescere.

La terra promessa? A pochi passi dall'imperfetta perfezione, e a nessuno dall'addio

Terre promesse
di Milena Agus
Nottetempo, 2017

pp. 201
€ 15,50 (cartaceo)


«Ma come si fa a vivere in un posto come questo?»

Certo che magari, “un dì, se non andassero sempre fuggendo di gente in gente”, i protagonisti di Terre promesse potrebbero aspirare al raggiungimento della felicità. Invece fanno fatica, anche perché il poeta “padrino” di questo ultimo romanzo di Milena Agus appena edito da Nottetempo non è Ugo Foscolo, bensì – con tutto ciò che filosoficamente ne consegue – Giacomo Leopardi. Dunque, genericamente e, per l’appunto, leopardianamente, sono tutti egualmente condannati dalla propria umanissima natura alla pena di un desiderio inesaudibile e perpetuo. Per citare un altro scrittore ancora, ma stavolta sardo, lo specifico del loro dramma – il dramma di Ester, poi di sua figlia Felicita e poi di suo nipote Gregorio (figlio di Felicita) – è che vanno cercando pane migliore di quello di grano, senza rendersi conto di averlo già sulla propria mensa (salvo poi stupirsi o annichilirsi al cospetto di epifanie tardive e atroci delusioni). E la cercano per un intero secolo, questa manna miracolosa e risolutiva: dall’immediato secondo dopoguerra agli anni clou del boom economico, da quelli delle rivoluzioni culturali e politiche a quelli ancora successivi dell’imborghesimento generale e della presupposta ricchezza comune. Lo cercano immaginando mete e varcando mari, migrando dalla Sardegna più arretrata verso le avanguardistiche Genova e Milano, tornando poi a Cagliari e infine lasciando l’Europa direttamente per l’America, per quegli Stati Uniti in cui ogni uomo è homo faber, specialmente a New York, la metropoli-Eldorado per antonomasia. Avranno fatto bene? Avrebbero potuto fare altrimenti?

domenica 20 agosto 2017

Giuseppe Pontiggia, "Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere"

Dentro la sera
Conversazioni sullo scrivere
di Giuseppe Pontiggia
Belleville Editore, 2016

pp. 309
€ 21 (cartaceo con CD audio)




Dentro la sera è la trascrizione di un ciclo di venticinque trasmissioni radiofoniche, sul tema dello scrivere, che Giuseppe Pontiggia tenne nella primavera del 1994; venticinque "conversazioni", puntualmente riportate in questo libro prezioso, in cui Pontiggia illustra, con toni semplici e diretti, mai dottorali o didascalici, l'attività di scrittore, partendo dalla sua esperienza personale per poi ampliare il discorso verso una prospettiva più ampia e generale.

Il testo è ricchissimo di esempi e di citazioni sempre perfettamente organiche al contenuto, non c'è mai il peso dell'autoreferenzialità presente in altri autori preoccupati di citare solo se stessi; al contrario, Pontiggia richiama brani, particolari tecnici e concetti da Omero fino a Hemingway, Joyce, Stendhal, Dostoevskij, Gadda, Contini e a tantissimi altri; non solo scrittori ma anche filosofi, artisti, psicanalisti: uno per tutti Freud, che Pontiggia considera anche uno straodinario scrittore (e che non è il caso di definire psicanalista in quanto della psicanalisi fu il padre, lo stesso Pontiggia precisa).

#PilloleDiAutore - Sete di verismo

Novelle rusticane
Giovanni Verga
Simplicissimus Book Farm, 2011

0,00 (e-book)
4,96 (cartaceo)

Quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba.
Ed anche la roba era fatta per lui, che pareva ci avesse la calamita, perché la roba vuol stare con chi sa tenerla, e non la sciupa come quel barone che prima era stato il padrone di Mazzarò, e l'aveva raccolto per carità nudo e crudo ne' suoi campi, ed era stato il padrone di tutti quei prati, e di tutti quei boschi, e di tutte quelle vigne e tutti quegli armenti, che quando veniva nelle sue terre a cavallo coi campieri dietro, pareva il re, e gli preparavano anche l'alloggio e il pranzo, al minchione, sicché ognuno sapeva l'ora e il momento in cui doveva arrivare, e non si faceva sorprendere colle mani nel sacco. - Costui vuol essere rubato per forza! diceva Mazzarò, e schiattava dalle risa quando il barone gli dava dei calci nel di dietro, e si fregava la schiena colle mani, borbottando: "Chi è minchione se ne stia a casa", - "la roba non è di chi l'ha, ma di chi la sa fare".

Dodici novelle pregne di verismo e a tratti pessimismo, come vuole la migliore produzione di Giovanni Verga. Una full immersion nella Sicilia della fine dell'Ottocento dove non filtra alcuna luce di speranza. Parola chiave delle dodici novelle è “la roba”, ossia la terra, un bene materiale che plasma le vite e la qualità di esse a seconda di quanto si possiede. La prima novella ad esempio riguarda un prete divenuto tale soltanto per affrancarsi dalla povertà della famiglia d'origine e guarda, una volta divenuto Reverendo, con miseria la condizione dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Tutti in paese sono al corrente che l'uomo non abbia mai sentito “la chiamata” e spesso le comari cadono in errore parlando male di lui, salvo poi andare a confessare all'uomo stesso i loro peccati di lingua.

sabato 19 agosto 2017

#PagineCritiche - Etica dell'erotica. Il labirinto degli antichi per Roberto Luca

Labirinti dell'Eros. Da Omero a Platone
di Roberto Luca
Marsilio, 2017 (prima ed.)

pp. 242
€ 23,00


Sia d’esordio una citazione al terzo dei saggi sulla Storia della Sessualità, La cura di sé, a firma di Michel Foucault, le cui analisi risultano per ogni epoca, dove non completamente esaustive, almeno illuminate.
Conviene invece distinguere tre cose: l'atteggiamento individualistico [...], la valorizzazione della vita privata, vale a dire l'importanza riconosciuta ai rapporti familiari, alle forme dell'attività domestica [...]; infine, l'intensità dei rapporti con sè.
Proprio il testo foucaultiano può essere d’aiuto per tenere insieme la cultura dei contemporanei insieme con quella degli antichi. Nell’indagine che prende quale principio l’opera onirotica (scienza dell'intepretazione dei sogni) del greco Artemidoro e la eleva a interlocutrice dell’analisi d’un soggetto che abbia di sè cura e cultura, si delineano, neppure troppo acquattate, le direttrici per un’indagine sull'etica e sulla morale. Ancora in Foucault può esser letto il proposito di una storia della questione sessuale che si privi della pur interessante analisi sulla contingenza dell’amplesso e preferisca indagarne le costituzioni sociali dentro l’ordine del discorso sociale. Dispiace per il lettore poco avveduto nella lettura delle quarte di copertina.

#CriticaNera - Ombre dal passato: "Le bambine dimenticate" di Sara Blædel

Le bambine dimenticate
di Sara Blædel
Fazi, 2017

pp. 288

€  6,99 (ebook)

Titolo originale: De Glemte Piger (2011)

Traduzione di Alessandro Storti


Le bambine dimenticate è un avvincente thriller di ambientazione scandinava, composto dall'apprezzata autrice danese Sara Blædel, ancora relativamente poco conosciuta in Italia (tra i suoi molti romanzi è stato tradotto solo Mai più libera, sempre da Fazi, nel 2012). Presentato in molte recensioni come il primo libro di una trilogia, questo volume è in realtà il settimo episodio di una fortunata serie che ha come protagonista la volitiva detective Louise Rick e che ha riscosso in patria grandissimo successo. Si può quindi avere l'impressione, leggendolo, che manchi qualche tassello riguardante i trascorsi della protagonista, i fantasmi che la angosciano, il rapporto conflittuale con un passato che tende a riemergere. La scrittrice è tuttavia abile nel far emergere dall'intreccio le informazioni determinanti, nel far combaciare i pezzi del puzzle, creando una trama che bilancia bene i piani dell'indagine a quelli della vita privata dei personaggi.

venerdì 18 agosto 2017

La storia antica è sempre attuale: Assiria. La preistoria dell'imperialismo di Mario Liverani

Assiria. La preistoria dell'imperialismo
di Mario Liverani
Editori Laterza, 2017
383 pp.
€ 22

Diciamolo pure in modo chiaro: chi di voi, a parte docenti universitari e/o addetti ai lavori, si sarebbe mai e poi mai sognato che un libro rigidamente incentrato sulla Storia Antica, segnatamente del Vicino Oriente Antico, risultasse tanto contemporaneo ed anche utile per capire il tempo presente? Il merito di questa sorte di prodigio è interamente ascrivibile a Mario Liverani che in Assiria. La preistoria dell'imperialismo, uscito per Editori Laterza, riesce a realizzare un libro interessante, abbastanza pop da essere alla portata di tutti e al contempo molto rigoroso e nella selezione delle fonti e nella citazione degli storici sia antichi che contemporanei. Ne viene fuori un discorso coeso e omogeneo che cattura il lettore in una narrazione pure con notevoli picchi stilistici. Già, Assiria è già di diritto uno dei grandi saggi storici di quest'anno.

Quando il sole splende a Mezzogiorno. Al Sud cambiare si può

A me piace il Sud
di Alessandro Cannavale e Andrea Leccese
Armando Editore

pp. 127
€ 12.00

Si parla di questione meridionale e si pensa immediatamente a figure gigantesche nel campo della storiografia, da Pasquale Villari a Benedetto Croce, da Gaetano Salvemini ad Antonio Gramsci. O, più recentemente, da Rosario Romeo a Paolo Sylos Labini.
Il fatto che esista tuttora un divario economico, occupazionale e infrastrutturale tra Nord e Sud del Paese è inconfutabile. Come d'altra parte evidenti sono gli importanti passi in avanti compiuti dal nostro Mezzogiorno. E allora, ha ancora senso parlare di «questione meridionale» al giorno d'oggi? E in quali termini? Il libro A me piace il Sud è la risposta che hanno cercato di dare due giovani studiosi. Meridionali ed esperti di Meridione. L'uno, Alessandro Cannavale, ingegnere e ricercatore universitario, da vari anni, attraverso un blog collegato a ilfattoquotidiano.it, si occupa anche di percezione del Mezzogiorno (sfatando i troppi luoghi comuni che circolano sul Sud d'Italia). L'altro, Andrea Leccese, scrittore di materie civili, esperto di mafie, nel 2009 ha vinto il Premio nazionale Paolo Borsellino. La risposta dei due autori è sì, perché
la questione meridionale è, oggi più che mai, questione nazionale.

giovedì 17 agosto 2017

In viaggio, senza arrendersi al tempo che passa

Romanzo per signora
di Piersandro Pallavicini
Feltrinelli, 2013

pp. 267
€ 9 (cartaceo - Economica Feltrinelli)




Sul retro del romanzo, una delle migliori sinossi lette negli ultimi anni. Sarà che l'ha scritta l'autore, che non si è lasciato ingannare dal caratterino decisamente particolare dei suoi personaggi, ma è riuscito a mantenere la giusta obiettività per raccontare il suo romanzo. Esordisce così: 
«Ho preso dalla provincia lombarda cinque anziani signori - due coppie e un vedovo, tutti afflitti da malanni più o meno disastrosi - e li ho portati in vacanza a Nizza. In Jaguar. In un hotel a quattro stelle, con in mano un elenco di ristoranti lussuosi e in tasca un'American Express a credito illimitato». 

A bocca chiusa non si vedono i pensieri. Nel mondo di Ginny: l'autismo non è un ostacolo alle emozioni

A bocca chiusa non si vedono i pensieri
di Benjamin Ludwig
HarperCollins, 2017

Traduzione di Claudia Lionetti
pp. 429

18 euro

A bocca chiusa non si vedono i pensieri è il primo romanzo di Benjamin Ludwig, insegnante di letteratura e scrittura creativa nel New Hampshire.
Nella sua prima prova narrativa, Ludwig si è cimentato con un tema e una forma stilistica assolutamente innovative: si tratta infatti di un romanzo scritto in prima persona, dove l’io narrante è Ginny, quattordicenne dal passato travagliato, fatto di abusi, violenze e trascuratezza, adottata da qualche tempo da una nuova famiglia. Come se non bastasse il già pesante fardello che la ragazzina si porta appresso, Ginny è anche autistica, una condizione esistenziale (non una malattia) che le fa guardare il mondo da una prospettiva differente rispetto a quella da tutti considerata “normale” e “giusta”.

mercoledì 16 agosto 2017

#CritiComics - I "tesori" della nuova collana Bao Publishing dedicata ai titoli cinesi

Reverie,
di Gholo Zao
Traduzione di Elisabetta Bellizio
Bao Publishing, 2017

€ 19,00
pp. 232


I racconti dei vicoletti,
di Nie Jun
Traduzione (dal francese) di Francesco Savino
 Bao Publishing, 2017

Cartonato, €18,00
pp. 128


Băo 宝 in cinese si può tradurre letteralmente con tesoro e in effetti in più di un’occasione (per la verità tutte tranne qualche rara eccezione di mediocrità) la Bao Publishing ha consegnato al pubblico di appassionati lettori di fumetti tesori di bellezza grafica e narrativa di ineguagliabile valore, a dimostrazione dello stato di buona salute del mondo della nona arte italiana. Ma non solo, in quanto da tempo ha inserito in catalogo titoli stranieri, continuando, dallo scorso giugno, il progetto di crescita con una nuova collana di titoli di autori cinesi contemporanei. Una scelta in linea con l’originalità espressa spesso dalla casa editrice milanese, puntando sulla qualità di testi dai messaggi profondi e dalle qualità artistiche innovative pur nel rispetto di una tradizione di qualità elevata. I primi due titoli della collana sono Reverie di Gholo Zao e I racconti dei vicoletti di Nie Jun che pur apparendo completamente diversi dal punto di vista estetico e a una prima lettura contenutistica, sono caratterizzati da un comune denominatore, figlio probabilmente della sensibilità orientale così diversa dall nostra e che rende così affascinanti i testi di questa cultura lontana.

Noia e squallore tra "Gli Indifferenti"

Gli indifferenti
di Alberto Moravia
Bompiani, 2016

pp. 324

9,35 (cartaceo)
6,99 (e-book)


Gli indifferenti sono in tutto cinque: Mariagrazia, Leo, Carla, Michele e Lisa. Gli ambienti descritti sono pochi, claustrofobici, scarni, limitati e limitanti, spesso chiusi come stanze da letto o salotti, poche e rare volte i protagonisti si ritrovano in strada. Eppure Mariagrazia, vedova e madre di Carla e di Michele, amica di Lisa e infine, amante di Leo, vive in una villa circondata da un parco. La borghesia media, pratica di feste e di inviti, di riunioni in salotto e di feste da ballo, presto rischierà di non vedere più Mariagrazia e la sua famiglia Ardengo, vittima di un crollo finanziario, costretta di lì a poco a vendere la villa: a basso prezzo se la donna l'affida all'amante Leo Merumeci, uno tra i più meschini dei personaggi, il quale potrà trarre grossi vantaggi a discapito degli Ardengo per ingenuità (o esplicitamente stupidità) di Mariagrazia, accecata di amore e di gelosia per quest'uomo; ad un prezzo onesto se la donna darà retta a suo figlio Michele, mettendo la casa all'asta e riuscendo a ricavare qualche soldo anche per campare successivamente. Questo crollo finanziario, l'angoscia di Mariagrazia di perdere la villa è il fulcro della prima parte del romanzo. Mariagrazia è preoccupata, è ossessionata dal pensiero di perdere tutti i privilegi avuti sino a quel momento facendo parte della borghesia, mentre i suoi figli sono pedantemente annoiati, privi di iniziativa, privi di qualsiasi stimolo degno di un qualsiasi ventenne al loro posto.

martedì 15 agosto 2017

#CriticARTe - L'arte di Takashi Murakami in mostra a Capri

Takashi Murakami, definito da Time il più influente rappresentante della cultura nipponica, sbarca a Capri




La galleria Andrea Ingenito Contemporary Art ospita la mostra “Murakami. Jap Pop in Capri” dell’artista giapponese, definito da Time nel 2008 il più influente rappresentante della cultura nipponica, nonché una delle 100 persone più influenti del pianeta.
La Pop Art rimane dunque protagonista alla galleria AICA che, dopo il successo ottenuto nel 2016 con la mostra “Andy Warhol. Summer Pop Capri”, quest’anno sceglie di puntare su Murakami.

Venti serigrafie circa raccontano il percorso creativo di Takashi Murakami, artista eclettico, le cui creazioni non sono destinate unicamente a Musei o Gallerie, ma entrano anche nel campo della moda e del marketing; numerose le collaborazioni di spicco con noti personaggi del jet set internazionale: nel 2003, con lo stilista Marc Jacobs disegna per Louis Vuitton la borsa Cherry Blossom; nel 2007 ha realizzato la copertina dell’album Graduation di Kanye West, citata come una delle cinque migliori del 2007 da Rolling Stone; nel 2008 lavora con Pharrel Williams all’opera The Simple Things; nel 2009 cura la produzione di un video musicale con Kirsten Dunst. Takashi Murakami si fa autorevole portavoce di una fusione artistica tra la pittura giapponese tradizionale e la cultura pop dei manga, compenetrandoli al fenomeno Otaku – il mito tutto nipponico dell’adolescenza – e la sua personale estetica Superflat. 


Completa e contestualizza la mostra un nucleo di opere di giovani esponenti del pop giapponese il cui stile si ispira a quello del maestro nipponico.



#SpecialeFerragosto - Estate: ipse dixit



Buon Ferragosto! 
Quanti di voi si dedicheranno a una lettura dopo la classica grigliata con gli amici e la famiglia? Noi abbiamo pensato di regalarvi le citazioni sull'estate che ci hanno conquistato quest'anno, raccontandovi che cosa rappresenta per noi la stagione forse più amata da tutti, a dispetto o a causa delle alte temperature! 

Buona lettura, oggi e sempre! 
La redazione

***

lunedì 14 agosto 2017

Sempre diffidare di loro: le donne, votate al peccato per la loro debolezza intrinseca. Una lettura della figura femminile nel Medioevo.

I peccati delle donne nel Medioevo
di Georges Duby
"Economica" Laterza, 2015

1^ edizione originale: 1996
Traduzione di Giorgia Viano Marogna

pp. 150
€ 9 (cartaceo)


Oggetto di perdizione, prova del demonio sulla Terra, debole per la sua stessa natura volta alle passioni fisiche, instabile nell'umore e nelle intenzioni, tentatrice (paradossalmente) passiva, incantatrice grazie a pozioni e altri intrugli... La donna nel Medioevo è innanzitutto colei che porta l'uomo a peccare: anche quando è moglie e madre, la sua capacità di sobillare o di avvelenare il marito e di uccidere il frutto del suo ventre per vendette anche di poco conto trasformano la donna in una creatura da cui guardarsi. Eppure, è nel XII secolo che qualcosa cambia: la Chiesa inizia a preoccuparsi di parlare anche alle donne, di raggiungerle e di guidare il loro percorso di fede, per allontanarle dai vizi che sembrano loro congeniti. 
Nel saggio di Georges Duby si ripercorre proprio questo mutamento d'intenzioni, attraverso i tanti penitenziali, i sermoni e le lettere che affrontano la questione femminile con la medesima preoccupazione, ma con uno sguardo critico sempre più attento a raggiungere l'uditorio. Il primo capitolo è dedicato ai "Peccati delle donne", stigmatizzati in una serie di domande spesso assurde alle nostre orecchie contemporanee, ma assolutamente da fare secondo i penitenziali dell'epoca. La donna infatti ha tre difetti fondamentali, secondo il vescovo Stefano di Fougères: nel suo Livre des manières (tra 1174-1178) la donna si oppone alle intenzioni divine con la stregoneria, incantesimi e malefici; inoltre è indocile verso la tutela maschile, del padre prima e del marito poi; infine è dedita alla lussuria. Non meraviglia che molte delle domande rivolte alla donna (o al marito, perché in alcuni periodi era l'uomo a essere responsabile anche del comportamento della consorte) siano proprio a proposito della sessualità. 

Recensioni ante litteram: la Biblioteca di Fozio

Biblioteca
di Fozio

a cura di Nigel Wilson
Traduzione italiana di Claudio Bevegni
Biblioteca Adelphi
1992, 2ª ediz., pp. 461
28€ (cartaceo)





e





Biblioteca
di Fozio

introduzione di Luciano Canfora,
a cura di Nunzio Bianchi e Claudio Schiano

Edizioni Scuola Normale Superiore di Pisa
2016, pp. 1394
120€ (cartaceo)


Immaginate che all'improvviso buona parte della letteratura mondiale scomparisse. Che, così di punto in bianco, su Amazon, IBS, nelle librerie e nelle biblioteche il numero dei libri disponibili si dimezzasse per un qualsivoglia cataclisma, guerra, censura o errore umano. Un'evenienza non nuova, dato che ogni epoca ha pagato il suo tributo in libri ad incuria e fatalità, ma sicuramente remota in questi tempi di pace, tolleranza e grande sviluppo tecnologico. Ammessa, però, una tale circostanza, questi testi non potrebbero scomparire senza lasciar alcuna traccia della propria esistenza: pur non avendo tra le mani il testo originale, filologi e studiosi di un futuro così infausto potrebbero ricavare tantissime informazioni da antologie scolastiche, studi e recensioni su riviste e siti specializzati. Ed è proprio grazie a delle "recensioni" compilate dal patriarca Fozio nel IX secolo dopo Cristo che abbiamo oggi la fortuna di poter ricostruire parte del patrimonio testuale perduto del mondo antico e bizantino.