lunedì 27 febbraio 2017

Una storia della musica al femminile

Guida alle Compositrici
dal Rinascimento ai giorni nostri
di Adriano Bassi

Odoya, 2016

a cura di Giovanni Ricciardi

pp. 384
€ 24

Stando ai libri di scuola il mondo delle arti (sia figurative che performative) è sempre stato piuttosto avaro con le donne, cui ha riservato un posto in secondo piano rispetto ai colleghi uomini in base al tacito - ed infondato - principio secondo il quale nella procreazione si esaurirebbero i loro compiti "creativi". Insomma agli uomini le opere d'arte, alle donne i figli. A questo non si è sottratta la musica, arte in cui pur essendoci sempre state numerose esecutrici al femminile (fin dalle antichissime etere-flautiste dei simposi greci) ben poche compositrici si sono distinte, lasciando la loro traccia nella storia della musica.

In Guida alle Compositrici dal Rinascimento ai giorni nostri di Adriano Bassi possiamo riscoprire alcuni dei loro nomi e delle loro vicende personali, ingiustamente destinate all'oblio. Organizzato per voci in ordine cronologico, il libro ripercorre secoli di musica al femminile, fornendo un attento identikit di ogni compositrice corredato di dettagliatissime informazioni bibliografiche (divise tra opere, studi e registrazioni). La ricerca di Bassi non si ferma al passato ma comprende autrici tuttora viventi ed è questa, in realtà, la sezione più consistente del volume, a testimoniare che la lenta e graduale emancipazione delle donne in musica ha raggiunto la sua acme ai giorni nostri con un numero di compositrici distintesi pari (se non maggiore) a quello di tutti i secoli precedenti messi insieme. A ciascuna di loro viene dedicata un'intervista ed uno spazio in appendice con l'elenco dei rispettivi lavori.

Ora, nonostante il proposito lodevole, appena si esula dalla mera opera di compilazione il lavoro di Bassi risulta a mio parere farraginoso e poco scientifico, ricco di deludenti giudizi estetici e commenti pressapochisti. Le perplessità maggiori sono suscitate però proprio dalla sezione delle compositrici viventi. Manca il nome di Irma Ravinale, recentemente scomparsa e insignita nel 2010 del Premio del Presidente della Repubblica, come mancano anche tra le altre le italiane Silvia Colasanti e Lucia Ronchetti, la russa Sofija Asgatovna Gubajdulina, la finlandese Kaija Anneli Saariaho, le opere delle quali sono tra le più eseguite a livello mondiale. Tra l'altro i loro nomi si inferiscono dalle interviste delle colleghe ed una loro assenza nel volume - ammesso che, pur contattate da Bassi, non si siano prestate ad interviste ed invio di materiale - non è giustificabile. In questa sezione regna poi una gran confusione: non si riesce a capire bene in che ordine siano le voci (sicuramente né cronologico e né alfabetico) e tra di esse si riscontra una profonda disparità di spazi. Di conseguenza alcune compositrici riempiono decine di pagine con le loro biografie e le loro interviste, altre vengono relegate in pochi paragrafi. La stessa appendice è piuttosto disomogenea e non adotta una formattazione standard, limitandosi invece al copia e incolla dal materiale presumibilmente messo a disposizione dalle compositrici.

L'impressione generale è che pur avendo svolto una grande opera di ricerca, raccolta e selezione delle fonti (ed una tale quantità e qualità di testi citati non passa inosservata), Bassi abbia trascurato il labor limae e non abbia né organizzato né rielaborato al meglio il frutto delle sue ricerche, dotandolo di una veste che non ne esalta la peculiarità.

Data la mancanza di un compendio simile nella letteratura specialistica mi sarebbe piaciuto molto poter considerare questo testo come un utile complemento della storia della musica ufficiale, atto ad evidenziare la reale portata ed importanza delle donne compositrici; esso non rimane però che un ottimo studio pionieristico e divulgativo, buona base per ricerche future.

Adriano Morea

Un libro da vedere: "La scomparsa di me" di Gianluigi Ricuperati


La scomparsa di me
di Gianluigi Ricuperati
Feltrinelli Editore, febbraio 2017

Pp. 240
Edizione cartacea 16 €
Ebook 9,99 €


Sì. È curioso che l’ultima cosa che ho visto in carne e ossa siano state le mie mani, le ossa e la carne delle mie mani, che tentavano – inutilmente – di proteggere il mio naso dallo schianto contro la plastica del casco lanciato sull’incudine del marciapiede.

È un libro da vedere prima che da leggere La scomparsa di me di Gianluigi Ricuperati, uscito per Feltrinelli Editore. Già perché Ricuperati è da sempre interessato al mondo delle arti, non per forza figurative, con una predilezione per quelle concettuali. Questa dichiarazione d'intenti, ribadita lo scorso venerdì 17 febbraio a Torino durante  un incontro con alcuni blogger e influencer letterari, è molto utile per comprendere, abbastanza pienamente, La scomparsa di me. Non un libro sperimentale infatti ma una storia che è tante storie: un uomo che, dopo aver perso la vita in un incidente in moto, si reincarna per 365 volte (qualcosa di meno, in realtà) in altrettante persone diverse. Detto così potrebbe suonare come una sorta di spin-off di Quantum Leap e non è detto che questo sia un male anzi. 


domenica 26 febbraio 2017

Alle origini de L'Allieva: "Sindrome da cuore in sospeso", di Alessia Gazzola

Sindrome da cuore in sospeso
di Alessia Gazzola
collana La piccola Gaja Scienza
Milano, Longanesi, 2012

pp. 144
cartaceo € 11,60
ebook € 8,99

Alice Allevi ha ventitré anni e non vuole fare il medico.

Questa dichiarazione, posta all'inizio del libro, mina fin da subito le nostre certezze. Arrivati a quello che è il terzo libro della serie, ci siamo ormai abituati a vedere Alice Allevi come specializzanda in medicina legale, ed ora, giunti al terzo volume scopriamo che in realtà non era questa la strada che la ragazza voleva intraprendere?
Vorrei trovare la forza di confessare, ora, subito, che non voglio fare il medico. Ho paura di aver speso malissimo gli ultimi anni della mia vita in studi che non fanno per me e vorrei poterlo dire ai miei, che invece ne sono sempre stati orgogliosi, ma sono talmente confusa che in realtà non saprei nemmeno individuare una carriera alternativa.
Quindi, Alice è in crisi: crede di aver sbagliato strada, che non sia questo il suo lavoro, ed un errore banale diventa ai suoi occhi la prova della sua incompetenza. Inoltre, cosa di non secondaria importanza, si è accorta di non riuscire a sopportare il dolore degli altri. Eppure quando noi l'abbiamo conosciuta, indossava il camice da specializzanda. Cos'è successo poi?

sabato 25 febbraio 2017

L'amore, il dolore e il vuoto: "Qualcosa" di Chiara Gamberale

Qualcosa
di Chiara Gamberale
Longanesi, 2017

€ 17
pp. 179



Avete presente cosa significa “sentire”? E se ce l’avete presente, forse, avete presente anche cosa significa sentire tanto, sentire tutto, sentire troppo…
Ecco, la protagonista di questo breve e atipico romanzo sente troppo, è Qualcosa di Troppo. Mangia troppo, dorme troppo, corre troppo, gioca troppo, vuole troppo, soffre troppo, è felice troppo. E tutti gli abitanti del regno di cui è principessa la evitano: i Bambini Abbastanza non possono sopportare tutto quel troppo, a loro sta bene accontentarsi di una partita a rubabandiera e scrivere su Smorfialibro tutto ciò che fanno e sentono. Invece Qualcosa di Troppo vive sempre una nuova sfida, e lo fa a modo suo, esagerando. Che sia correre a perdifiato per le foreste del regno o nascondersi in tutti gli angoli del castello, passa le sue giornate come se l’intero creato fosse, sotto sotto, un immenso parco giochi costruito appositamente per permettere a lei di non annoiarsi mai.

Finché un giorno… finché un giorno la sua mamma se ne va, e lascia nel cuore di Qualcosa di Troppo un vuoto, un buco troppo buco in un cuore troppo cuore.  

venerdì 24 febbraio 2017

"I difetti fondamentali": l'arte del racconto al suo meglio

I difetti fondamentali
di Luca Ricci

Rizzoli, 2017

€ 20 
pp. 344



Gli scrittori: figure complesse, spesso raccontate nella loro parte migliore. Ma cosa pensano veramente? E come si comportano fuori dai riflettori?
Ebbene, hanno dei difetti. Quattordici Difetti fondamentali, tanto più umani che letterari.
Nella sua ultima raccolta di racconti (edita da Rizzoli), Luca Ricci indaga proprio questa categoria professionale − se così si può definire – in chiave postmoderna, spogliandola dall’incarto. E lo fa proprio bene, guardando i suoi personaggi dall’interno, li lascia parlare come in confessione, si ficca nelle loro teste, di quei ‘tipi eccentrici’, e li porta al limite del grottesco.

Il punto di vista  è  quasi sempre quello del protagonista-narratore, in una prospettiva psicologica, che investe l’atteggiamento mentale. Luca Ricci coglie le necessità dei suoi personaggi, per cui lascia che si esprimano in libertà, nello loro pulsioni (anche quelle più sfacciate), nei sentimenti (persino quelli inediti), nelle manie e altro ancora. Tuttavia, non è uno sguardo asettico, il narratore coincide con il protagonista e il lettore gli entra in casa. Che sia l’Affittacamere o l’Adultero, l’Invidioso o lo Stregato, c’è un’ossessione di fondo che li accomuna, una sorta di redenzione artistica, che si attende in fila, con il narcisismo in mano.

"Il nido" di Tim Winton: l'involuzione della torre d'avorio

Il nido
di Tim Winton

Fazi Editore, 2017

Traduzione di Stefano Tumolini

Pp. 442
Cartaceo 19.50 €
E-Book     9.99 €



Dopo circa una cinquantina di pagine de Il nido di Tim Winton, uscito per Fazi Editore nella traduzione di Stefano Tumolini, il lettore medio potrebbe anche chiedersi se lo scrittore nato a Perth nel 1960 non abbia sbagliato il titolo. Già perché, e lo è ancora di più se il lettore è italiano (per i motivi che tra poco illustreremo), "Il nido" dà l'idea di un luogo magari un po' nascosto ed oscuro, ma in un certo qual modo caldo, accogliente e molto famigliare. Sicuramente, in merito alla parola "nido", per chi lo legge dall'Italia rilevante è il ricordo/rimando alla poetica di Giovanni Pascoli, forse il massimo cantore di tale specifica figura letteraria. Già perché il nido descritto da Tim Winton più che ad un qualcosa di accogliente e riparato ha le connotazioni di un tana di qualche sordida bestia: infatti il protagonista, Tom Keely, ex politico ed attivista ambientalista, si è, giustappunto, rintanato in un piccolo e squallido appartamento in cima al grattacielo Mirador di Fremantle, vivendo da solo, ormai al verde, con la reputazione distrutta ed isolato dal mondo. Già proprio alla stregua di una bestia feroce e magari pure ferita che si nasconde nella sua tana.

giovedì 23 febbraio 2017

#paginedigrazia: Ecce Cosima: l'autobiografia romanzata di Grazia Deledda

Cosima
di Grazia Deledda
a cura di Giovanna Cerina
Ilisso, 2005

pp. 143

cartaceo: 11, 00 euro
e-book: 4,90 euro


Dopo mesi di recensioni dedicate all’opera omnia di Grazia Deledda all’interno di una rubrica ambiziosa come #paginedigrazia, concepita appositamente in occasione del duplice anniversario deleddiano del 2016, scrivere di Cosima, ovvero dell’autobiografia romanzata dell’autrice Premio Nobel, si rivela forse il compito più complesso. In che modo commentare questo ultimissimo lavoro, ritrovato dagli eredi e pubblicato postumo, dapprima a puntate su «La Nuova Antologia» (dal 16 settembre al 16 ottobre 1936) e poi in volume autonomo dall’editore Treves (1937)? Non che la Deledda non abbia disseminato più e più volte indizi di vita vissuta tra le righe della sua vastissima produzione; al contrario. La stessa critica di matrice biografica si è anzi per sua natura e proprio per questo prodigata a rintracciare assonanze e consonanze tra verità e fantasia, tra realtà e invenzione. E tuttavia, nonostante ciò e nonostante l’artificio letterario su cui il tutto si regge, Cosima riesce a incutere sempre un certo rispettoso pudore, come se ancora ci chiedesse di essere letto più in confidenza, oltre la curiosità per il mero retroscena, alla scoperta di significati meno referenziali, più simbolici e sempre attuali.

«Se tu mi dici che è ora, ogni ferita diventa cicatrice. Lince, tu dici che sia ora?»

Il giro del miele
di Sandro Campani
Einaudi, 2017

pp. 242
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (book)

Perché, Davide, non sei più il ragazzo che abbiamo amato? Sarebbe così comodo, per tutti quanti noi. (p. 201)
Paese dell'Appennino, probabilmente toscano, dalla parlata dei suoi abitanti. È di notte che il crepitio del fuoco si fa più intenso, bere si tramuta in un atto liberatorio, in grado di aprire le saracinesche dei ricordi. Una notte come questa, alla porta dell'anziano falegname Giampiero bussa un gigante, il giovane Davide, per anni una sorta di figlio putativo per Giampiero e la moglie Ida. Ciononostante, è da tanto che Davide non fa più loro visita: e dunque, perché proprio quella notte? Ha l'aria di voler parlare e un bicchiere di vino - facciamo una bottiglia - e un posto vicino al fuoco non si negano a nessuno. Ecco che i due, rappresentanti di due generazioni ben diverse, ma colpite ugualmente dalla crisi economica e, più in generale, dai colpi mancini della vita, aprono un viaggio nei loro ricordi. A vegliarli e a costringere loro a parlare, almeno simbolicamente, la presenza tanto fantasticata di una lince: in tanti in paese sostengono di averla vista; le prove non ci sono, ma questo animale si fa spesso nume tutelare di una ferinità istintiva e innegabile, che spinge (o almeno in passato ha spinto) ad agire entrambi i protagonisti.

mercoledì 22 febbraio 2017

"L'ombrello di Nietzsche": Una passeggiata tra cielo e terra

L'ombrello di Nietzsche
di Thomas Hürlimann

traduzione di Mariagiorgia Ulbar

Marcos y Marcos, 2017

pp. 64
€14 (cartaceo)


Quando immaginiamo i grandi pensatori del passato crediamo inconsciamente che le loro riflessioni, le loro opere siano da sempre lì, che l'umanità abbia potuto da sempre godere dei testi che riportano le loro idee rivoluzionarie. Però non ragioniamo mai sul fatto che quei concetti, quelle parole sono il frutto di un lungo cammino, di un percorso di pensiero durato anche diversi anni e poi finalmente sfociato nei principi che noi tutti conosciamo.

Oggi ci troviamo ad analizzare un'opera che ha per protagonista Friedrich Nietzsche, del quale molti avranno solo un vago ricordo, qualche reminiscenza dagli anni del liceo che conduce in una sua celebre affermazione ("Dio è morto"). Thomas Hürlimann ambienta L'ombrello di Nietzsche nell'agosto del 1881, quando il filosofo tedesco è a Sils-Maria, in Engadina; nel corso di una passeggiata vede il suo ombrello rosso volare, sospinto dal vento. Ora che non c'è più nulla a frapporsi tra l'uomo ed il cielo, tra l'essere umano e la violenza degli elementi, solo un gatto pare indicare il cammino da seguire, sotto una pioggia scrosciante che tutto lava. 

#CritiCINEMA - Quando la religione diventa un cult

Il peso di Dio. Il vangelo di Lenny Belardo
di Paolo Sorrentino
Einaudi, 2017

pp. 134
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Il passato è un luogo vasto e dentro c'è di tutto. Il presente no. Il presente è una feritoia dove c'è spazio per un solo paio di occhi. I miei. (p. 18)
The Young Pope è stata una delle serie televisive più discusse, ammirate e criticate degli ultimi anni. Andata in onda a partire dal 21 ottobre 2016 su Sky Atlantic, ha visto agire un sempre splendido Jude Law nelle vesti insolite di un papa giovane e bizzoso, salito al soglio pontificio quasi per un miracolo e fin da subito rivoluzionario. O reazionario, dipende dalla prospettiva. Non desidera mostrarsi ai fedeli, riporta tutto alla fase dogmatica della Chiesa e ribadisce l'infallibilità papale. Per quanto il segretario di Stato, Cardinal Voiello, faccia di tutto per far ragionare Sua Eminenza (anche in termini di economia del Vaticano e di pubblicità mediatica, non crediate), Lenny Belardo, anzi Papa Pio XIII, vuole gestire le cose a suo modo. Tutt'al più può consigliarlo Suor Mary, sua madre spirituale, che ha allevato Lenny quando era giusto in orfanotrofio, dopo l'abbandono dei genitori. 

martedì 21 febbraio 2017

Jamie Vardy - Dal nulla. La mia storia

Jamie Vardy-Dal nulla. La mia storia
di Jamie Vardy e Stuart James
traduzione di Stefano Chiapello
Bompiani overlook, 2016

pp. 264

cartaceo: € 17
e-book: € 9,99



A molti (compresa la sottoscritta) il nome Jamie Vardy non dirà granché, ma per gli appassionati di sport è semplicemente la prova che non si deve mai smettere di credere nei propri sogni.
Jamie Richard Vardy nasce a Sheffield nel 1987 ed inizia a giocare a calcio fin da bambino nelle giovanili della squadra della sua città, lo Sheffield Wednesday.
Vardy alterna il calcio al lavoro in una fabbrica di sostegni ortopedici e sogna di diventare come il suo mito: David Hirst.

Arabia svelata, ma non troppo. Ai confini di un pregiudizio

Arabia Svelata... e ritorno a casa
di Alessandro Agostini
autopubblicazione (2016)

pp. 263
 16,49 (cartaceo)
 7,99 (e-book)



Arabia Svelata...e ritorno a casa è un testo molto ambizioso nel progetto e con alcuni spunti davvero interessanti, ma che in generale mi ha lasciato qualche perplessità. Innanzitutto raccontare l'esperienza di docenza in un posto così particolare, con dei codici così rigidi e lontani dal mondo occidentale è sempre una sfida importante e meritevole. Avere la visione in prima persona di chi ha vissuto un contesto, e vuole trasmettere quello che ha visto, è un passo importante contro i tanti pregiudizi che concorrono ad alimentare paure verso cose che non conosciamo e soprattutto verso un concetto generico di cultura, che spesso tende ad etichettare la varietà di comportamenti e situazioni in cui l'uomo può trovarsi. Mettere, al contrario, l'uomo al centro è sempre il modo giusto per conoscerci e conoscersi.  

lunedì 20 febbraio 2017

#paginedigrazia: Novelle (volume sesto) - L'insegnamento più bello che ci lascia una grande scrittrice.

Novelle - volume sesto
di Grazia Deledda
prefazione a cura di Giovanna Cerina
Nuoro, Ilisso, 1996

pp. 278
cartaceo: € 11
e-book: € 4,90


Eccoci giunti all'ultimo libro di Novelle di Grazia Deledda; in particolare, il volume sesto comprende le raccolte Sole d'estate (1933) e Il cedro del Libano (1939). 
Di queste, la seconda uscì dopo la scomparsa dell'autrice.

La Deledda che emerge da queste storie è, oramai, una donna matura, conscia delle possibilità narrative che la lingua le mette a disposizione, e incredibilmente esperta nell'uso degli strumenti retorici sui quali lavora da una vita.

Iniziando dall'analisi della raccolta Sole d'estate, possiamo cominciare col dire come la stessa comprenda venticinque novelle, e prenda il titolo da quella chiamata col vocabolo greco Théros, il cui significato è, appunto "Sole d'estate".

"Le nostre anime di notte": il privilegio di incontrare Cathy Haruf

Il 12 febbraio NN editore e il Teatro Franco Parenti hanno reso omaggio a Kent Haruf con una serata di letture da Le nostre anime di notte, ultimo romanzo uscito il giorno successivo nelle librerie. 
Insieme a loro i lettori appassionati che lo hanno seguito nello straordinario viaggio della Trilogia della pianura, perdendosi e ritrovandosi tra le strade di Holt, un luogo dall'anima americana ma capace di cristallizzare lo spazio in un frammento di eterno. Ospite d'onore della serata è stata Cathy Haruf che ci ha regalato il proprio tempo, ma soprattutto i propri ricordi raccontando l'avventura letteraria e umana del marito. Abbiamo avuto l'onore di incontrarla prima che cominciassero le letture e di sfogliare in anteprima le pagine di Le nostre anime di notte. Insieme a lei siamo partiti per un viaggio che è cominciato proprio a Holt, quella cittadina che non esiste su nessuna carta geografica ma che prende così tanto delle piccole città d'America e del mondo. Una comunità formata da tante sotto comunità, ognuna dominata da regole feroci, prima tra tutte il pregiudizio che Kent conosceva molto bene e che ha provato sulla propria pelle. 

«Alla fine ci si porta dietro solo la felicità»: “Quando sarai più grande capirai”, di Virginie Grimaldi

Quando sarai più grande capirai
di Virginie Grimaldi
traduzione di Francesca Novajra
Milano, Mondadori, 2017

pp. 300
€ 19


 
Quella di Quando sarai più grande capirai è il racconto di una rinascita. È una di quelle storie che si soffermano sul punto di rottura dell'esistenza di una persona, quel momento in cui la facciata di una vita ordinaria e tranquilla si spezza per lasciare sul pavimento schegge acuminate.
Durante un sabato come tanti altri, la frenetica vita di Julia viene scossa dall'annuncio dell'improvvisa morte del padre, e lei, di professione psicologa, perciò addestrata a gestire il dolore altrui, crolla sotto il peso di una notizia tanto dolorosa. All'evento luttuoso si aggiungono poi la perdita dell'amatissima nonna e successivamente la condotta non proprio esemplare del fidanzato, il quale si scopre essere tutt'altro che il compagno perfetto con cui condividere il proprio cammino.
Delusa dalla vita, Julia sceglie di scappare lontano da Parigi, rispondendo ad un annuncio di lavoro che la porterà nei paesi baschi, più precisamente a Biarritz. Lì, ricoprendo l'incarico di psicologa di un centro anziani, si nasconde dal mondo intero fino a quando scoprirà che non si può scappare a lungo senza che quello che ti sei lasciata alle spalle ti venga presto a cercare. Marc, il fidanzato colpevole, la madre, sua sorella: tutti gli attori della sua vita torneranno pian piano per stanarla nel suo rifugio, perché si renda conto che si può fuggire da tutto ma non da sé stessi.

domenica 19 febbraio 2017

#CritiMusica | Commentare la musica di Franco Battiato: intervista a Paolo Jachia e Alice Pareyson

Dopo la recensione al libro Franco Battiato. La cura - 27 canzoni commentate, 1971-2015, edito lo scorso anno da Fabio D'Ambrosio, pubblichiamo l'intervista agli autori del volume, Paolo Jachia e Alice Pareyson, a cui va il nostro ringraziamento. Grazie anche all'editore per la collaborazione.

Il volume si presenta con l'intento di applicare gli strumenti dell'analisi letteraria, il commento e la parafrasi, alla canzone. Come nasce quest'idea e perché la scelta è ricaduta proprio su Franco Battiato?
Perché l’analisi letteraria permette di scoprire i mondi straordinari della canzone partendo dalla convinzione che la canzone è letteratura. L'idea dell'analisi letteraria applicata alla canzone è un progetto che Jachia, D’Ambrosio e Pareyson hanno particolarmente a cuore. Paolo Jachia è professore di semiotica delle arti e della letteratura ed è critico della canzone d’autore italiana, Alice Pareyson è studentessa a Lingue e Letterature Straniere e si interessa di letteratura inglese e russa e in particolare di avanguardie di inizio Novecento. Fabio D’Ambrosio è interessato ai nuovi linguaggi, vale a dire a sperimentazioni linguistiche e contenutistiche con finalità sociale e al loro ruolo nei fenomeni culturali di massa.

sabato 18 febbraio 2017

#CriticaNera - Di cosa parliamo quando parliamo di noir (2^ parte)

L'indagine continua... Foto di ©Nicola Campostori

 Prosegue il dialogo tra Alessio Piras e Nicola Campostori sul noir. Qui trovate la prima parte.


(NICOLA CAMPOSTORI)
Nelle tue riflessioni sul noir è centrale il concetto di disincanto, che ti serve anche a sgombrare il campo da alcune definizioni fuorvianti: mi dicevi ad esempio che una delle etichette che vanno più di moda, quella di noir mediterraneo (categoria nella quale potrebbe rientrare anche il tuo romanzo), secondo te “non sta in piedi”; nell'articolo
«Cronache del disincanto. Una comparazione tra Manuel Vázquez Montalbán e Bruno Morchio», scritto per la rivista Altre modernità, condividi infatti le riflessioni di Javier Sánchez Zapatero e Alex Martín Escribà, i quali affermano che:
[…] il criterio geografico è per sua natura limitante vista la pretesa totalizzante di questo tipo di narrazioni” e che sia perciò “più opportuno basare le comparazioni che portano alla definizione delle etichette e alla classificazione dei generi letterari su elementi strutturali e narrativi più solidi”. Anziché di noir mediterraneo bisognerebbe allora parlare di “cronaca del disincanto”, definizione che arriva ad includere “le narrazioni di un intero continente, l’Europa, che dalle coste del Mediterraneo a quelle del Mare del Nord è attraversato da una comune necessità di critica sociale e politica che metta in discussione lo status quo su cui si fondamenta l’attuale Unione Europea.
Vogliamo approfondire questa riflessione sulla definizione restrittiva di noir mediterraneo?

venerdì 17 febbraio 2017

Raccontare la mafia attraverso gli occhi di un bambino: lo splendido esordio di Marco Missiroli

Senza coda
di Marco Missiroli
Feltrinelli, 2017

€ 8,50 (cartaceo)
pp. 156


Pare un gioco da bambini, l'atto di staccare la coda alle lucertole e collezionarle in un barattolo ha qualcosa del trofeo di guerra. Crudele e sanguinoso. Ma le lucertole, poi, continuano a vivere. Invece gli uomini che Pietro guarda alla televisione, coperti dal telo bianco e immersi nel loro stesso sangue, non fanno parte di un gioco. C'è qualcosa sotto, che il bambino non riesce ad afferrare, come invece fa nei suoi consueti giochi all'aria aperta. D'altra parte, sono tante le cose che Pietro non capisce: ad esempio, perché sua madre di tanto in tanto abbia lividi sul corpo, insieme a una tristezza che si fa sempre più contagiosa. Almeno finché Pietro non esce, chiacchiera con l'anziano giardiniere, gioca con il suo amichetto Luigi e dimentica, per qualche tempo, ciò che avviene entro le mura domestiche. Però il suo stomaco ricorda tutto, e si chiude drammaticamente quando il cibo nel piatto ha qualcosa che mantiene inalterata la forma dell'animale. Suo padre, invece, non sembra neanche notarlo, mentre mangia rumorosamente il contenuto del piatto e incita - obbliga? - Pietro a imitarlo. Perché il bambino vorrebbe compiacere il genitore, lo vorrebbe davvero, ma ci sono tante cose che la sua tenera età non riesce a spiegare; eppure l'istinto lo avverte di stare vigile... 

Un diario privato per leggere la vita pubblica: "La complicità del perdono" di Luigi Mazzella

La complicità del perdono
di Luigi Mazzella
Marsilio, 2016

pp. 410
€ 28,00 (cartaceo)



Gertrude è un nome pesante, almeno per chi è consapevole delle reminiscenze letterarie che si porta dietro. Shakespeare, ovviamente, ma anche Manzoni, fino ad arrivare a Gertrude Stein. Una carrellata di personaggi, storicamente esistiti o frutto della fervida immaginazione di scrittori e poeti, che in un modo o nell'altro hanno ribaltato i canoni tradizionali della femminilità. Gertrude Cristianiani, come ci informa già nelle prime righe del suo diario, porta questo nome "come un fardello". Non è facile infatti reggere il confronto con gli esempi di cui si è detto sopra, a maggior ragione quando si ha la vivida percezione che il proprio ruolo di figlia, (ex) moglie e madre necessita di essere messo a fuoco.

giovedì 16 febbraio 2017

#paginedigrazia - Grazia Deledda e il Corriere della Sera: «sulla carta millimetrata del Novecento non collima mai»

Grazia Deledda e il Corriere della Sera. Elzeviri e lettere a Luigi Albertini e ad altri protagonisti della Terza Pagina
di Giambernardo Piroddi
Edes, 2016

pp. 446
28€



In questo lungo viaggio che ha portato noi collaboratrici di Critica Letteraria alla (ri)scoperta dei capolavori deleddiani, da quelli più celebri ai meno conosciuti, e che abbiamo saggiamente chiamato #paginedigrazia, ho avuto l’occasione di avvicinarmi a testi di natura ibrida e complessa, che racchiudono le diverse anime del Premio Nobel nuorese: Grazia autrice, giornalista, Grazia madre e moglie, Grazia intellettuale e, sopra a tutto, Grazia scrittrice nel senso più ampio del termine.
Uno di questi testi, il più ibrido e complesso, se dobbiamo dirla tutta, è Grazia Deledda e il Corriere della Sera. Elzeviri e lettere a Luigi Albertini e ad altri protagonisti della Terza Pagina di Giambernardo Piroddi. In questo certosino lavoro di ricerca e documentazione, Piroddi ricostruisce, e integra con pertinenti osservazioni, l’epistolario di Grazia Deledda con Luigi Albertini e i successivi direttori del Corriere della Sera, negli anni della sua collaborazione con il quotidiano milanese, in qualità di elzevirista; collaborazione che ha attraversato i primi decenni del Novecento, dal 1909 all’anno della morte della scrittrice, il 1936. Con un lungo periodo di pausa, negli ultimi anni del primo conflitto mondiale.