martedì 2 settembre 2014

#PagineCritiche - "Scrivere newsletter e DEM" di Vanna Pizzetti e Monica Zanardo


Scrivere newsletter e DEM
di Vanna Pizzetti e Monica Zanardo 
Le Monnier Università - Mondadori Education S.p.A., 2014

pp. 112
Il volume s'inserisce in un ambizioso progetto che fa capo alla collana Scritture contemporanee diretta da Paola Italia, e che include altre cinque opere: Scrivere per i Social Network; Scrivere storie brevi; Scrivere tesine e tesi all'università; Scrivere le regole del comune dalla parte del cittadino e Scrivere nella scuola secondaria. Una guida per gli insegnanti.
Nella fattispecie, Scrivere newsletter e DEM si propone di mettere a fuoco, a beneficio del lettore anche più inesperto, le caratteristiche salienti, i punti di forza e le opportunità che offrono due strumenti essenziali per il marketing diretto: le newsletter e le DEM (Direct E-mail Marketing). Le autrici spiegano come ancor oggi, nell'era dei social media, una newsletter ben strutturata, con un linguaggio curato e corredata da una grafica accattivante rappresenti
un canale di comunicazione irrinunciabile per aziende, istituzioni, università, enti o qualunque realtà che voglia informare, approfondire, promuovere se stessa e i propri prodotti, e mantenere un legame diretto e costante con i propri interlocutori.
La prima parte del volume descrive le varie tipologie di Newsletter e DEM, evidenziando le differenze e le finalità nell'ambito dei progetti di E-mail marketing. La seconda parte manifesta invece un approccio più pratico, e propone diversi casi di studio legati a newsletter con contenuti informativi e culturali, oltre a vari esempi di DEM.

lunedì 1 settembre 2014

#LibrinTrincea - Niente di nuovo

Niente di nuovo sul fronte occidentale
Erich Maria Remarque
Mondadori 2013
pp. 252
 


 Nel programma della quinta classe di Liceo, un bravo professore di storia consiglia di leggere Niente di nuovo sul fronte Occidentale di E. M. Remarque. 
Il suggerimento viene ovviamente dalla congiunzione del tema del romanzo con il programma scolastico: la prima Guerra Mondiale. 

Da pochi giorni i quotidiani hanno riportato la notizia delle celebrazioni dei cent'anni dall'inizio dello scoppio del primo grande conflitto mondiale. Un anniversario infausto se si considera cosa l'attualità ci riferisce circa lo scacchiere politico internazionale.

Alla fine ho fatto una scelta. Quando ero al liceo nessuno mi aveva consigliato questo libro. Da solo lo avevo tolto dallo scaffale della piccola biblioteca "sgarrupata" della mia scuola nella periferia di Roma. Avevo cominciato a leggerlo, ma gli anni non erano quelli adatti. Chiusi il libro e ne rimandai la lettura. Con questo anniversario il tempo è arrivato. Sembrava un libretto da leggere in pochi giorni, ed in realtà per numero di capitoli e capacità di scrittura dell'autore, questo sarebbe stato ragionevole e possibile. Ci ho messo un po' più perché il contenuto è assai impegnativo.

domenica 31 agosto 2014

Pillole d'autore - "Gli amori difficili" di Italo Calvino


Gli amori difficili è una raccolta di racconti scritti da Italo Calvino e pubblicati in volume per la prima volta nel 1958 da Einaudi. Sono quindici racconti suddivisi in due parti disomogenee: la prima, dal titolo Gli amori difficili, raccoglie i primi tredici, dedicati alle avventure di diversi personaggi (L’avventura di un soldato, L’avventura di un bandito,…); la seconda parte è intitolata La vita difficile, ed è composta dagli ultimi due racconti, più lunghi: La formica argentina e La nuvola di smog. I quindici scritti sono preceduti da una “presentazione” scritta da Calvino stesso, in cui l’autore introduce non solo la sua opera, ma anche la sua biografia e la critica che ha incontrato la sua raccolta di racconti. Non sono racconti d’amore, bensì storie di amori cercati e spesso mancati, storie di silenzi e di vuoti comunicativi, dove il soggetto non può fare altro che rassegnarsi a constatare la quotidianità con le sue bruttezze (come nell’ Avventura di un poeta) e con i suoi incanti momentanei e lontani (come nel caso dei protagonisti del racconto La formica argentina).
Ripropongo qui il racconto più corto – per ragioni di spazio – ma probabilmente anche il più tenero e struggente: L’avventura di due sposi. Mario Monicelli ne ha tratto il cortometraggio Renzo e Luciana (che rappresenta un episodio del film Boccaccio ’70), e Sergio Liberovici l’ha musicata e intitolata Canzone triste.
È la storia di un amore assodato e confermato dal vincolo matrimoniale già dal titolo, ma non per questo condiviso: la quotidianità urbana di due innamorati che riescono a incontrarsi solo nel caldo solco lasciato dall’altro nel letto che entrambi ritrovano vuoto.


L'avventura di due sposi in Gli amori difficili (Milano: Mondadori, 2013), pp.109-113.

sabato 30 agosto 2014

Libri Sotto L'ombrellone e #Rileggiamoconvoi - agosto 2014

Saluti dalla campagna pavese - Foto di GMGhioni



Cari lettori,
ecco i nostri consigli di fine-mese! Abbiamo pensato di anticiparli di un giorno perché magari qualcuno di voi è a caccia di libri per il weekend!
Come sempre, novità e classici dalle nostre librerie, con il link alle recensioni per scoprire se il titolo fa per voi!

Buona lettura e ottimo settembre!
La Redazione

***

venerdì 29 agosto 2014

L'estate dei segreti perduti


L'estate dei segreti perduti
di E. Lockhart
DeAgostini, 2014




Il primo sentimento che suscita il romanzo di E. Lockhart è sicuramente curiosità: la storia presentata è piuttosto intrigante e per un momento convince quasi a dimenticare il target di riferimento del romanzo, quel young adult sempre più difficile da definire; ignorando quindi momentaneamente il sottogenere di appartenenza, We are liars – titolo originale del romanzo, senza dubbio molto più efficace e adatto di quello scelto per l’edizione italiana- appare come la storia di una ricchissima e potente famiglia americana, che ogni estate si riunisce nell’isola privata dei Sinclair per trascorrere insieme le settimane di vacanza tra spiaggia, gite in barca, chiacchiere, falò e cene nella casa patronale. I nipoti più grandi del patriarca Harris anno dopo anno sono diventati inseparabili in quelle settimane trascorse insieme sull’isola, una sorta di club dei Bugiardi (così si definiscono) chiuso al resto del mondo e che solo in quel piccolo microcosmo privato esiste, mentre a vacanze finite ognuno torna alla propria vita e si perdono i contatti fino all’anno successivo. Adolescenti ricchi e inquieti, i ragazzi Sinclair – Cadence, Johnny e Mirren- pochi anni prima hanno accolto Gat, il nipote dai tratti esotici del nuovo compagno di Carrie Sinclair, che i ragazzi presto considerano un membro della famiglia, e soprattutto dei Bugiardi, a tutti gli effetti, nonostante la sua estraneità pesi non poco al resto della famiglia. Quattro adolescenti quindi, un’isola privata dove trascorrere una manciata di settimane, la scoperta dei sentimenti, il primo amore intenso e struggente. Ma soprattutto segreti.

giovedì 28 agosto 2014

Oltre le Colonne d'Ercole: Un divertente viaggio per mare e per terra ricco di scoperte

Oltre le Colonne d'Ercole
di Lorenzo Bracco e Dario Voltolini
BookSprint Edizioni, 2014



L’estate, si sa, è tempo di vacanze e di viaggi. Un libro interessante, divertente e coinvolgente per chi non può permettersi un vero viaggio, ma vuole imbattersi nelle briose sensazioni della crociera è Oltre le colonne d’Ercole di Lorenzo Bracco e Dario Voltolini, già autori del fortunato diario d’avventure per mare Da costa a costa (clicca qui per la recensione). I protagonisti, nonché autori del libro, sono sempre loro due, L e D (Lorenzo e Dario), che un anno dopo il primo viaggio, ripartono, come due prodi Ulisse, per una nuova e allegra crociera, ricca di sorprese, spunti di riflessione e colpi di scena inaspettati. 


La prima tappa della loro e della nostra avventura si svolge a Barcellona, città della Catalogna con delle prospettive artistiche strepitose; si va dal medievale Barrio Gotico in cui sorge la cattedrale, capolavoro del gotico catalano, a eleganti palazzi neoclassici, fino ad arrivare ai quartieri colorati in cui si alternano case liberty, neogotiche e floreali. Barcellona è anche la citta in cui visse e operò Antoni Gaudì, immaginifico architetto capace di creare splendide e avveniristiche opere: Casa Battlò, con le sue finestre dalle forme sinuose e rotondeggianti (vedi foto facciata a destra); Casa Milà, detta anche La Pedrera (letteralmente cava di pietra) per la sua facciata esterna rivestita di pietra grezza come una parete di roccia modellata dalle forze della natura; il fantasmagorico e onirico Parco Guell, con la sua vegetazione incantata e i suoi portici costruiti con pietre informi ricavate dal terreno circostante; e la Sagrada Familia, con le sue torri affusolate che assomigliano a pinnacoli di castelli di sabbia innalzati da mani gocciolanti di bambini.

mercoledì 27 agosto 2014

Letture incrociate: nobiltà decaduta e palazzi negli scritti di Tomasi di Lampedusa e Tommaso Landolfi



Racconto d'autunno
di Tommaso Landolfi
a cura di I. Landolfi
Adelphi, 1995

pp. 141
€ 18

1^ edizione: 1947




C’è un sottile filo rosso che lega i nobili decaduti del primo Novecento. Visconti sentiva di avere molto in comune con Tomasi di Lampedusa e persino Racconto d’autunno di Tommaso Landolfi rimanda echi molto simili agli scritti dell’autore del Gattopardo. Sembra stenti un po’ a entrare nel vivo questo racconto landolfiano che vede un partigiano allontanarsi dal terreno dello scontro per fuggire nel fitto di un bosco, fino a che non raggiunge una casa che sembra abbandonata. In realtà si tratta di un palazzo nobiliare senza l’antico splendore, in cui il partigiano fa fatica a entrare, per via di certi cani rabbiosi e per l’apparente assenza di un padrone. Dopo aver raccontato l’incontro ostile tra il protagonista e il vecchio abitante della casa, Landolfi si dedica alla descrizione minuziosa di tutti gli ambienti, da cui si deduce quale ricco palazzo dovesse essere stato quello. Lo spazio assume un ruolo di primo piano, quasi fosse un altro personaggio. Poi la frase 
Dal poco vedutone m’era tuttavia facile concludere che essa [la casa] era di quelle che i loro stessi proprietari non si illuderebbero di possedere interamente. 
Ricorda una frase molto simile del romanzo Il gattopardo, in quelle pagine in cui Tomasi di Lampedusa descrive le fughe di Tancredi e Angelica per casa Salina: 
Le scorribande attraverso il quasi illimitato edificio erano interminabili; si partiva come verso una terra incognita, ed incognita era davvero perché in parecchi di quegli appartamenti sperduti neppure Don Fabrizio aveva mai posto piede, il che del resto, gli era cagione di non piccolo compiacimento perché soleva dire che un palazzo del quale si conoscessero tutte le stanze non era degno di essere abitato. 

martedì 26 agosto 2014

"I mercanti di stampe proibite" di Paolo Malaguti




I mercanti di stampe proibite
di Paolo Malaguti
Editrice Santi Quaranta, 2013

pp. 271


“Cosa cerchi in quest’angolo di mondo?”. Lo straniero guardò per un attimo con espressione attonita quello sconosciuto, non più tanto sicuro di aver fatto la scelta giusta, domandando a lui la direzione da prendere per arrivare alla sua destinazione. Insomma, quell’uomo aveva appena rimestato tra i morti come se nulla fosse, e ora gli parlava tranquillo, quasi allegro. Restava però il trascurabile vantaggio di aver trovato qualcuno con cui ci si poteva capire, e lo straniero decise di continuare a tentare la sorte “ Son vegnesto a incontrar, par conto del sior Luigi Bonnardel de Cadice, Jacopo Hiegra Salazar, mercante de libri e stampe de Santi dei Remondini da Bassan…ma no me credeva de trovar tali spettacoli, oltre oceano, altrimenti tornavo a baita!”.[1]


Il mondo borghese mercantile rappresentato in questo romanzo si differenzia molto da quello letterario  trecentesco. Le peregrinazioni frequenti contraddistinguono la vita, in particolare, della famiglia di Sebastiano Gecele e sono ambientate tra gli anni sessanta e settanta del Settecento.  Il commercio riguarda la produzione di preziose stampe popolari della famiglia Remondini di Bassano del Grappa e il viaggio itinerante coinvolge sia i territori montani del Trentino e del Veneto, tra valli e sentieri incontaminati, tra luoghi incantevoli e “teatri commerciali” di vita come la Val di Brenta e la Valsugana, sia luoghi extranazionali, in particolare spagnoli, come Cadice e Malaga.
Fino a qualche anno fa erano in pochi a conoscere i Remondini, in Spagna. Certo c’era chi, come te, girava per il Regno vendendo qualche stampa.[…] Quella stampa, nonostante le figure minute e l’immagine complessa, era colorata. Dominava l’azzurro tenue del cielo, il rosa delle nubi su cui i beati già godevano della Gloria Celeste e, in basso, il rossore delle fiamme infernali, e dei corpi dei satanassi  intenti a tormentare i dannati. Un Giudizio Universale, questa era stata la scelta del Bonnardel. Il soggetto andava più che bene, i messaggi raggiungevano l’obiettivo: le figure fittamente assiepate, in particolare le nudità scomposte delle anime all’inferno, avrebbero colpito e acceso l’immaginazione del popolo. I numerosi cartigli e le iscrizioni latine, dal canto loro, avrebbero appagato con un’essenziale catechesi i pochi acquirenti in grado di leggere.[2]

lunedì 25 agosto 2014

"Nella casa di vetro" di Giuseppe Munforte

Nella casa di vetro
di Giuseppe Munforte
Gaffi editore in Roma, 2014
pp. 199



Entrato nella dozzina dei candidati all'edizione 2014 del Premio Strega, Nella casa di vetro si accosta all'immaginario del lettore con un incipit caratterizzato da un lirismo oltremodo incisivo in cui si cela l'essenza della storia che andrà delineandosi, pagina dopo pagina, con crescente nitore.
Da una sorta di struggente preghiera, che rimanda a un anelito di purezza, levità e coraggio (Portami ancora leggerezza e voglia di correre, il fruscio della bicicletta su uno sterrato, la neve che placa le strade, quello sguardo, quel profumo, e poi chiarezza [...] Portami la libertà dei pensieri, e del desiderio. Il coraggio della veglia), Davide, voce narrante del racconto, vive la dimensione quotidiana che si staglia ai margini di Milano, con il suo incedere metallico e asetticamente surreale, nella sua grigia possenza dentro quelle vasche oscure della sotterranea che il protagonista costeggia
come ombra feroce sui metalli [...], affondando verso il mezzanino dentro il popolo lumaca che alza le sue mille teste e le ritrae ritmicamente, respirando, sfiorate dai liquidi bagliori dei neon. 

domenica 24 agosto 2014

Pillole d'Autore: "I clienti di Avrenos" di Georges Simenon

In uno dei vicoletti della vecchia Istanbul, al di là del porto, si trova il ristorante di Avrenos; ha le pareti dipinte di giallo, ospita una decina di tavoli e un lungo bancone sempre pieno di roba da mangiare. 
I clienti di Avrenos sono sfaccendati - "artisti, giornalisti, uomini d'affari, nobili decaduti, viveur di mezza tacca" - e si rifugiano nel locale per passare le serate tra un sorso di raki e una boccata di fumo.

Istanbul, la porta che da Occidente conduce in Oriente, è la prima protagonista di questo romanzo di Simenon, maestro indiscusso nella scelta di quei chiaroscuri della parole con cui dà forma alle città delle sue pagine.
I vicoli di Galata,  le ville di Tarabya affacciate sul Bosforo, i cimiteri di Eyup in cui passeggiare al chiaro di luna, il Pera Palas con le pareti addobbate da pesanti tappeti orientali e i mobili di mogano scuro, per ogni luogo c'è un dettaglio da ricordare, un colore che si fissa nella memoria come simbolo dominante di un personaggio, un paesaggio, un'emozione. 
Accanto al Simenon delle atmosfere c'è quello che scolpisce memorabili caratteri e proprio in questo libro si trova una delle figure femminili più speciali di tutta la sua produzione: Nouchi

venerdì 22 agosto 2014

Lucia a Londra: tornano in libreria le divertenti avventure dell'eroina di Benson

Lucia a Londra
di Edward Frederic Benson
Fazi Editore, 2014

pp. 276
€ 13




Gli anni Venti, la provincia inglese e la buona società, arguzia ed umorismo nel più tipico stile anglosassone: che gioia ritrovare in libreria la serie di E. F. Benson! Con Lucia a Londra, la casa editrice Fazi ristampa il secondo volume delle avventure di Lucia, la celebre eroina creata da Benson, e troppo a lungo finita nel dimenticatoio nello sterminato marasma dell’editoria italiana. 
Una copertina bellissima e volutamente vintage che immediatamente conduce il lettore nel cuore dell’epoca in cui la storia è ambientata e che dopo appena un paio di pagine riesce a stregarlo completamente: noi lettori di oggi proviamo lo stesso piacere che non fatichiamo ad immaginare abbiano suscitato le avventure della nostra eroina nel pubblico del 1927 quando il romanzo uscì per la prima volta in Inghilterra, così come aveva affascinato i lettori italiani nella prima traduzione di questo volume alla fine degli anni Novanta, sempre per Fazi editore. 

La grazia, l’ironia, la perfetta ricostruzione dell’epoca e della società, la spensierata ma tutt’altro che volgare comicità, rendono le storie di Benson piccoli capolavori del genere capaci senza dubbio di superare la prova del tempo - come solo i classici sanno fare- e divertire oggi come ieri senza essere banale, ma regalando piacevoli ore in compagnia di personaggi stravaganti e determinati che sicuramente siamo ansiosi di ritrovare presto in nuove avventure. Certo, la scelta di ristampare la serie partendo non dal primo romanzo ma dal secondo lascia un po’ perplessi, ma confidiamo che la casa editrice italiana porti presto in libreria tutte le avventure di Lucia e della sua cerchia per godere ancora della compagnia di così unici e imprevedibili amici!

giovedì 21 agosto 2014

#CriticaNera. Un'indagine lirica: "Il cargo giapponese" di Giorgio Manacorda

Il cargo giapponese
di Giorgio Manacorda
Edizioni Voland, 2014

«Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero»


Queste parole, che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1974 sul Corriere della Sera, mi hanno accompagnato durante l'intera lettura de Il cargo giapponese di Giorgio Manacorda. In particolare dal momento in cui il commissario Sperandio ha iniziato ad utilizzare la poesia, di cui è nella finzione del romanzo un cultore e praticante, per risolvere una serie di omicidi che hanno come vittime uomini della Yakuza e che ruotano attorno a un misterioso cargo incagliatosi nel porto di Cagliari. Una nave completamente vuota che si adagia una notte d'inverno nel porto del capoluogo sardo.
Il procuratore della città, non sapendo da che parte cominciare, richiama il commissario Sperandio, romano, e mandato qualche anno prima in “esilio” a Gavoi, un piccolo borgo della Barbagia (zona montuosa della Sardegna, ndr). Sperandio è un poeta poliziotto, un uomo colto che ha il vizio di ragionare fuori dagli schemi convenzionali, che conduce le proprie indagini utilizzando gli strumenti non solo della scientifica, ma della letteratura. Un personaggio che potrebbe essere uscito dalla penna di Leonardo Sciascia, o da quella di Jorge Luis Borges. Un commissario lontano dalle figure che popolano le pagine del noir contemporaneo: Sperandio non ha nulla di Pepe Carvalho o di Bacci Pagano. È un uomo solitario, acuto e che legge il mondo che lo circonda secondo gli schemi della poesia. Non del romanzo o di un altro genere letterario, ma della poesia, espressione più alta della lingua in senso universale, che non conosce barriere per essere compresa.

mercoledì 20 agosto 2014

#PagineCritiche - "La freccia di Cupido" di Robert J. Sternberg




La freccia di Cupido Come cambia l’amore teorie psicologiche,
di Robert J. Sternberg,
traduz. di Riccardo Mazzeo
Erickson, 2014

pp. 234



Quante facce ha l’amore? Attraverso quali forme si manifesta? La passione e l’amore possono convivere? La dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva o intuitiva tra due persone è durevole? Robert J. Sternberg, celebre studioso della psicologia e dello sviluppo cognitivo, docente universitario a Yale, all’Oklahoma State e alla Tufts University, attualmente direttore dell’American Psychological Association, ci conduce all’interno del difficile universo delle relazioni amorose, attraverso un’approfondita analisi delle sfere emozionali riguardanti i processi che determinano il perdurare o meno di un rapporto:

«E vissero felici e contenti» non può limitarsi a essere la conclusione di una storia: se vuole essere qualcosa di reale, deve coincidere con la felicità sulla base di diverse configurazioni dei sentimenti reciproci. Le coppie che si aspettano che la passione duri per sempre, o che l’intimità rimanga inalterata, vanno incontro a grandi delusioni. Le relazioni sono costruzioni che decadono con il tempo se non vengono alimentate, mantenute o perfino migliorate. Una relazione non è in grado di prendersi cura di se stessa, come non può badare a se stesso un edificio di mattoni. È invece necessario  che ci prendiamo noi stessi la responsabilità di rendere la nostra relazione la migliore possibile, lavorando costantemente per comprenderla, costruirla e ricostruirla.[1]

martedì 19 agosto 2014

#PagineCritiche - Renato Venturelli, L'età del noir



L’età del noir
di Renato Venturelli,
Einaudi, Torino, 2007




Genere (per quanto tale termine sia superato o forse solo inefficace nel delimitare frontiere e demarcazioni relative a meccanismi inclusivi/esclusivi) alquanto duttile e trasformista, transepocale e difficilmente inquadrabile in estetiche esatte, il noir dagli anni novanta del secolo scorso in poi ha invaso l'immaginario telecomandato delle mode contemporanee, proponendosi come un marchio che al di là del cinema si espande nella letteratura, nel fumetto, nei videoclip e quant’altro. Ma come definirlo in termini critici senza risultare imprecisi, o peggio estenderlo ad ogni tipo di narrazione criminale con forti connotazioni di violenza? Volendolo affrontare con rigore filologico e da un’esclusiva angolazione cinematografica, è necessario ricostruire le diverse tappe della sua nascita, sviluppo ed evoluzione, ipotizzandone il suo esordio intorno al 1940, quando in un ampio bacino di raccolta confluiscono incroci e contaminazioni di generi in voga nel cinema americano del decennio precedente: gangster-film, poliziesco, horror, giallo, thriller, melodramma, woman's film apporterebbero ognuno un contributo al nuovo mood di rendere in termini cinematografici storie a sfondo criminale, dall'atmosfera cupa e opprimente, girate con uno stile visivo ben delineato: bianco e nero contrastato, giochi di luce e ombra con netta prevalenza della seconda, profondità di campo, illuminazione artificiale e senza filtri, evidenti debiti con l'espressionismo tedesco e il realismo poetico francese, distorsioni visive e narrative, caratterizzazione dei personaggi in senso cinico e disilluso, forse anche esistenzialista. La nota saliente che rende queste pellicole diverse dai crime movie precedenti si rivela l’interiorizzazione del racconto criminale, lo spostamento dell’attenzione dalle dinamiche esterne (la soluzione di un giallo, l’ascesa di un gangster, lo sfondo sociale) a quelle interne (i traumi del passato, i sensi di colpa, la lotta impotente contro il destino, il rapporto con la morte, ecc).

lunedì 18 agosto 2014

"Un pezzo di uomo" di Kari Hotakainen

Un pezzo di uomo 
di Kari Hotakainen
Iperborea, 2012
pp. 306



Dire che il mondo sta cambiando è la cosa più stupida che possiamo fare: il mondo cambia ogni giorno, cambia da sempre. È la cosa più stupida che c'è se ce ne serviamo per attaccare conversazione al bar tra un giro di briscola e l'altro, ma se mettiamo a fuoco il tipo cambiamento in corso, se ne registriamo le reazioni aggiungendo poi al tutto dialoghi divertenti e riflessioni che vanno ben oltre il sentito dire rischiamo di ottenere persino qualcosa di bello. Kari Hotakainen, ad esempio, su questo – e su molto altro, in verità – costruisce un ottimo romanzo.



In Un pezzo di uomo scorre la linfa impazzita di una realtà indecifrabile in via di scorporazione. Quella che chiamiamo logica del profitto e del capitale non è l'applicazione razionale di leggi di mercato ma un confuso, illogico e pervasivo colpo di straccio sul mondo, è un rimescoliò di carte in cui le vite umane figurano soltanto come elementi irrilevanti e trascurabili, utili nella misura in cui riescono a creare e a far circolare denaro.
Tra i genitori, Salme e Paavo, e i tre figli (uno muore a pochi anni di età) vi è un divario generazionale, com'è ovvio, ma l'inevitabile distanza è accresciuta dalla rapidità dei mutamenti a cui l'anziana coppia guarda con gli occhi stupiti di chi non sa capire ciò che si sta muovendo davanti alle proprie pupille: «Poi il mondo è cambiato, e io e Paavo non ci abbiamo capito più niente» (p. 48). Qual è, dunque, la trasformazione in atto? Le trasformazioni sono molte, naturalmente. Dalla precarizzazione del lavoro al capitalismo rampante e alla desertificazione morale che lascia lungo il suo cammino, ma forse il vero grimaldello con cui il “nuovo che avanza” si è aperto la strada è sostanzialmente dato dal ruolo egemone assunto dalle vacue parole a discapito dell'azione.
Salme e il marito hanno sempre lavorato in una merceria, hanno vissuto entro i confini di un universo fatto di strette di mano, di fili e ditali, di cose tangibili e definibili mediante termini univoci. I figli, che la madre crede consulenti aziendali, si muovono in un ambiente completamente diverso, ne subiscono la ferocia senza cadere nella passività o in critiche lanciate con più o meno compiaciuto fatalismo.

domenica 17 agosto 2014

Pillole d'autore: Papà Goriot di Honoré de Balzac


Papà Goriot è un romanzo scritto da Balzac nel 1834, all'interno del suo grandioso progetto della Comedie Humaine. Uno sterminato universo narrativo, con personaggi che appaiono da un romanzo all'altro, che vuole descrivere la società francese di quegli anni. Balzac stesso si definisce più storico di costumi che romanziere e il suo obiettivo è dipingere un ritratto dei vari tipi umani che popolano Parigi.

Nel quaderno degli appunti di Balzac si trova questa indicazione di lavoro sul suo romanzo
Soggetto di Papà Goriot. Un buon uomo; pensione borghese; 600 franchi di rendita; va in miseria per le figlie che hanno, tutte e due, 50.000 franchi di rendita, e muore come un cane.
La vicenda è ambientata in una pensione parigina, la pensione Vauquer, dove alloggiano vari personaggi provenienti da vari strati sociali.
La pensione conosciuta come Casa Vauque accetta tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, senza che la maldicenza abbia mai sclafito l'onorabilità di quella rispettabile istituzione. (…) La casa in cui si gestisce la pensione appartiene a madame Vauquer e si trova nella parte inferiore della rue Neuve-Sainte-Geneviève, in un punto ove il suolo si abbassa verso rue de l'Arbalète con una pendenza così brusca e ripida che ben di rado i cavalli la risalgono o la discendono. Motivo per cui regna il silenzio in quelle vie anguste (…).

sabato 16 agosto 2014

Un #Ferragosto in viaggio con la letteratura (parte 2)

Foto di Gloria Ghioni


Passato un buon Ferragosto? 
Rieccoci con la seconda parte del nostro viaggio tra letteratura e Italia! Anche oggi, citazioni e foto da parte dei nostri redattori! 

Buone vacanze e ottima lettura,
La Redazione!

venerdì 15 agosto 2014

Un #Ferragosto in viaggio con la letteratura (parte 1)

Foto di Claudia Consoli

Buon Ferragosto!

Cari amici lettori,
quest'anno per augurarvi un bellissimo weekend di Ferragosto, vi portiamo nelle nostre mete preferite con le parole che secondo noi hanno raccontato al meglio quella terra... 

Oggi e domani parole e foto ci accompagneranno a spasso per l'Italia! 

Buona lettura e buon relax,
La Redazione




Laura e la Sicilia di Sciascia

"È vero" disse il professore, un po' abbattuto. Ma subito trovò da esaltarsi di fronte al mare di Taormina. "Che mare! E dove c'è un mare così?"
"Sembra vino" disse Nenè.
"Vino?" fece il professore perplesso. "Io non so questo bambino come veda i colori: come se ancora non li conoscesse. A voi sembra colore di vino, questo mare?".
"Non so: ma mi pare ci sia qualche vena rossastra" disse la ragazza.
"L'ho sentito dire, o l'ho letto da qualche parte: il mare colore del vino" disse l'ingegnere.
"Qualche poeta l'avrà magari scritto, ma io un mare colore del vino non l'ho mai visto" disse il professore; e a Nenè spiegò "Vedi: qui sotto, vicino agli scogli, il mare è verde; più lontano è azzurro, azzurro cupo".
"A me sembra vino" disse il bambino, con sicurezza. [...]
'Il mare colore del vino: ma dove l'ho sentito' si chiedeva l'ingegnere. 'Il mare non è colore del vino, ha ragione il professore. Forse nella prima aurora, o nel tramonto: ma non in quest'ora. Eppure, il bambino ha colto qualcosa di vero: forse l'effetto, come di vino, che un mare come questo produce. Non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza'.

L. Sciascia, da Il mare colore del vino

giovedì 14 agosto 2014

"Stalin + Bianca" di Iacopo Barison


Stalin + Bianca
di Iacopo Barison
Tunuè, 2014

pp. 175


Così capimmo una cosa. La meta è nulla rispetto al gerundio dell'andare. 

Comincio citando Paolo Rumiz (L'Oltre e l'Altro, UTET, 2014) perché la sensazione più forte che ho provato durante la lettura di Stalin + Bianca è la percezione del viaggio, la particolare emozione che si prova quando abbandoni un posto per scoprirne mille altri, fosse anche un viaggio che alla fine ti riporta al punto di partenza. Il romanzo di Iacopo Barison, che fa parte della nuova collana di narrativa di Tunuè curata da Vanni Santoni, è la storia di un viaggio e di tutti i sentimenti che stanno dietro all'esigenza di mettersi in cammino, primi tra tutti l'amore e la paura
Stalin + Bianca è come una formula, un'equazione necessaria fatta di due elementi che non potrebbero che stare insieme: un ragazzo e una ragazza perfettamente complementari.
Lui ha diciotto anni, soffre di crisi che lo portano a non controllare la rabbia e il suo soprannome deriva dai baffi che lo fanno somigliare al noto dittatore. Lei è di una bellezza fragile e delicata e, pur non vedendo il mondo attorno a sé perché cieca, ha tutta la forza necessaria per guidarlo laddove è lui a non vedere.

mercoledì 13 agosto 2014

La ballata di Charley Thompson

La ballata di Charley Thompson
di Willy Vlautin
Mondadori, 2014

pp. 264
€ 17




Se esiste un genere in cui gli scrittori nord americani sono da sempre maestri difficili da eguagliare è il romanzo di formazione on the road: chilometri e chilometri di strada e di vita da percorrere, avventura, scoperta di sé, un po’ vagabondando in quell’America polverosa e ribelle che abbiamo imparato ad amare da Kerouac in poi. L’Inghilterra ha l’orfano dickensiano e le sue innumerevoli declinazioni, gli Stati Uniti il giovane alla ricerca del proprio posto nel mondo. Un genere che ha dato ovviamente esiti assai differenti, ma che ancora resta terreno fertile e che più di altri è diventato emblema di una letteratura giovane, spesso audace e sperimentale, da tempo ormai affrancata dal modello europeo e che aveva trovato nel romanzo on the road il mezzo ideale per rappresentare miti e insicurezze di generazioni di giovani ribelli. Oggi il più recente straordinario romanzo di formazione è senza dubbio Il cardellino, ma se il talento della Tartt resterà difficile da eguagliare non mancano altri esempi di un genere con cui ancora molti scrittori si misurano. 
Un caso per certi aspetti interessante è l’ultimo lavoro di Willy Vlautin, già noto come leader del gruppo alternative country dei Richmond Fontaine, che torna in libreria con un breve romanzo malinconico e allo stesso tempo pieno di speranza, protagonista un ragazzino rimasto solo in viaggio attraverso un’America polverosa e violenta, popolata di personaggi eccentrici.