domenica 23 aprile 2017

IlSalotto - Intervista a Michela Zanarella, autrice de "Le parole accanto"

Michela Zanarella è una poetessa padovana che vive a Roma. Si dedica alla scrittura dal 2004 e in poco più di dieci anni ha pubblicato svariate raccolte poetiche, ottenuto prestigiosi premi internazionali (come il Naji Naaman’s Literary Prizes 2016) ed è stata tradotta in otto lingue (tra cui arabo e giapponese). Ambasciatrice per la cultura nel mondo, è alla direzione di Writers Capital International Foundation.
L'abbiamo intervistata a poche settimane dall'uscita di Le parole accanto, raccolta poetica pubblicata da Interno Poesia con il progetto di crowdfunding che l'editore Andrea Cati ci aveva illustrato in questa intervista, qualche mese fa.

Cara Michela, innanzitutto grazie per averci concesso quest’intervista. Come prima cosa, qual è stato il tuo percorso formativo come poetessa e chi sono gli autori che ispirano il tuo lavoro?

Ho iniziato a scrivere dopo essere sopravvissuta a un incidente stradale. La poesia è arrivata in modo inaspettato, quasi come un dono. Non avevo mai scritto nulla prima di allora, ma da quel preciso istante non ho più smesso di farlo.

sabato 22 aprile 2017

#CriticaNera. Un appunto a proposito di "7-7-2007" di Antonio Manzini

Marco Giallini nei panni di Rocco Schiavone
Arrivo a leggere 7-7-2007 di Antonio Manzini con colpevole ritardo e senza aver visto neanche un secondo della fiction Rai sul vicequestore Schiavone andata in onda lo scorso autunno. Devo anche confessare un secondo peccato: di Manzini ho solo letto i cinque racconti con protagonista il poliziotto di Trastevere e nessuno dei romanzi che hanno preceduto questo. Ma alla fine è un bene perché le cinque narrazioni brevi danno quelle tre, quattro coordinate che permettono al lettore di orientarsi senza troppe difficoltà e non anticipano nulla. Si arriva preparati, insomma, sapendo che Marina è morta a seguito di un'indagine di Schiavone; si sa che il vicequestore è stato trasferito ad Aosta per ragioni politiche; si conoscono i tre amici di una vita di Rocco, ovvero Furio, Bizio e Seba e le loro attività illecite; e si conosce Roma, quella Roma anti-ufficiale e trasteverina che illumina e fa da personaggio aggiunto a tutta la serie.

venerdì 21 aprile 2017

#CriticaNera - Jacquot Grunwald, "La tentazione del rabbino Fix"

La tentazione del rabbino Fix
(La tentation du rabbin Fix, 2005)
di Jacquot Grunewald
Editrice Giuntina, 2014

Traduzione di Vanna Lucattini Vogelmann

pagine 195
€ 15,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)







È possibile costruire una storia poliziesca ispirandosi alle Sacre Scritture? Evidentemente sì, stando a questo curioso noir, scritto nel 2005 da Jacquot Grunwald, che non per niente è un rabbino cresciuto in Francia e stabilitosi in Israele dal 1985, oltre che scrittore e giornalista.

Protagonista, lo si intuisce dal titolo, è un rabbino, possibile alter ego dell'autore, che da Parigi decide di indagare sull'omicidio di un conoscente avvenuto in Israele e rubricato dalle autorità come atto terroristico.
Convinto si tratti di ben altro, il nostro rav inizia a indagare tenendo all'oscuro le polizie (quella francese nulla sa del caso, quella israeliana nulla sa dell'indagine) e nonostante i tentativi di dissuasione operati da un amico magistrato cui il rabbino si rivolge, oltre che dalla moglie esasperata dalle frenesie indagatorie dell'uomo.

Il post- esotismo: una corrente letteraria esclusa dai testi scolastici - una seconda lettura


Il post- esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima
di Antoine Volodine
66thand2nd, 2017
Traduzione di Anna d'Elia

pp. 106
€ 16,00


Quando al liceo si arrivava alla fine dell'anno della maturità, il programma subiva una decisa accelerata: Saba e Montale venivano trattati in pochissime ore, spesso fuori dall'orario curricolare, perché sarebbero quasi certamente capitati in prima prova. Veniva concesso un po' di spazio al Decadentismo, sapevamo dell'esistenza del Futurismo, ma tutto il grande bacino delle correnti letterarie del Novecento veniva accennato. Crepuscolarismo, ermetismo, post- esotismo sarebbero poi stati rimandati all'università o al nostro interesse personale. 
Forse, però, il post- esotismo proprio non vi suona. Non ricordate di averne vista traccia nei vostri volumi delle scuole superiori, non ricordate una prima o terza prova che ne parlassero. Non siete stati distratti in classe, tranquilli: il post- esotismo è una corrente letteraria inventa dallo scrittore francese Antoine Volodine che sta tornando alla ribalta negli scaffali delle librerie italiane proprio in questi anni. Possiamo quindi, in ritardo sugli anni della scuola, concederci un'infarinatura della sua letteratura con il volumetto edito da 66thand2nd Il post esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima.

giovedì 20 aprile 2017

L'ultima giornata di Samuel in "Tutto quello che non ricordo" di Jonas Hassen Khemiri


Tutto quello che non ricordo
di Jonas Hassen Khemiri
Milano, Iperborea, 2017

pp. 342
€ 17,50



Ci aveva già pensato Verga, era il 1883 e scriveva "L'ultima giornata", novella di una modernità sconvolgente, dove i giorni si confondono insieme alle voci narranti, sovrapposte nel tentativo di ricostruire le ultime ore di vita di un suicida che, per la disperazione di un lavoro che non riesce a trovare, decide di guardare il cielo e aspettare il passaggio di un treno.

Ha la stessa storia in testa Jonas Hassen Khemiri, giovane e talentuoso scrittore e drammaturgo svedese, quando scrive "Tutto quello che non ricordo" (Iperborea, 2017). Alle volte le narrazioni sono così potenti da riproporsi nel tempo, senza invecchiare.

"Tutto quello che non ricordo" è la storia di Samuel che un giorno perde la vita in un tragico incidente. Che si sia trattato di una fatalità o di una decisione deliberata non si sa, a noi lettori non è dato l'accesso all'interiorità del personaggio che, invece, ci viene descritto da fuori, da chi lo conosceva. E mentre leggiamo di lui dalle parole scomposte di amici ed ex fidanzata, sigliamo un patto narrativo al contrario, nel quale l'approdo a una verità, a una parola finale, sfugge in partenza.

Perché è nel ritratto che fanno di lui gli altri che conosciamo Samuel, nel momento in cui il personaggio di giovane scrittore troppo simile a Khemiri stesso si mette sulle sue tracce. Vuole scrivere un romanzo a partire dalle testimonianze che riuscirà a raccogliere su Samuel e sulle sue ultime ore di vita.

#PagineCritiche - Che cosa legittima il potere in Grecia?

Chi comanda nella città. I Greci e il potere
di Mario Vegetti
Carocci, 2017

€ 12 (cartaceo)
pp. 128



Quando si pensa all'Antica Grecia, una dicotomia netta risuona nelle nostre menti dai tempi della scuola: democrazia ad Atene, oligarchia a Sparta. Ma è proprio così? Il potere in Grecia è stato ben più di questo, ha sperimentato tirannide e anarchia, periodi di transizione, guerre civili che hanno sradicato ogni certezza. Ma è proprio il potere a essere oggetto di tante speculazioni filosofiche e politiche nel corso del V e del IV secolo a.C.: visto che non esisteva un apparato centralizzato di potere, né la trasmissione delle cariche avveniva pacificamente per via ereditaria o per legittimazione religiosa, ogni incarico pubblico andava giustificato. È proprio da questa serie di assenze che muove l'agile e utilissimo contributo di Mario Vegetti, Chi comanda nella città, uscito da poco per i tipi di Carocci, che scioglie tanti pregiudizi e che può aiutare studenti e insegnanti a entrare nella dimensione delle tante sfumature filosofiche della politica antica.

Dopo un'utile introduzione, che delinea la situazione disgregata e pericolosamente autonoma delle pòleis, ci si concentra su quell'incredibile «laboratorio del pensiero politico nell'Occidente» che è stata la Grecia tra il 430 e il 330 a.C. Un interrogativo principale scandiva le riflessioni del periodo: che cosa legittima il potere?

mercoledì 19 aprile 2017

#PagineCritiche - Come vivevano i Romani?

La vita privata nell'Impero romano
di Paul Veyne
Laterza, 2010

Prima edizione originale: 1985

pp. 236
€ 9 (cartaceo)


Quanti di voi sanno perché un Romano non aveva un figlio, ma lo sollevava (dal verbo tollere)? Come funzionava la cerimonia del matrimonio: c'era un vero e proprio rituale codificato? E per il divorzio come si procedeva? Quali doveri e diritti legavano patroni e clienti? 
A questi e a tantissimi altri interrogativi risponde La vita privata nell'Impero romano, uno studio in cui Paul Veyne riesce a unire curiosità e rigore storico. Non ci sono frasi farraginose o astratte: tutto viene calato nella realtà del tempo, tra aneddoti, eventi storici, leggende, proverbi,... Addirittura, talvolta, l'autore ci mette a osservare la realtà dal punto di vista di diverse figure: ora diventiamo un liberto, ora uno schiavo, ora una madre di famiglia, osservando come venivano gestiti problemi, opportunità, crisi. La snellezza dello stile, l'immediatezza e il talento nel rendere la storia una grande narrazione di vita fa sì che il saggio sia leggibilissimo e molto godibile anche da parte di un pubblico di non addetti ai lavori o di studenti liceali. 

#PagineCritiche - Le contraddizioni di Sciascia e quello che ne resta




Contraddisse e si contraddisse
Le solitudini di Leonardo Sciascia
Di Rosario Castelli
Franco Cesati Editore, 2016

€ 15,00



Sulla vita e le opere di Leonardo Sciascia vi è un filone di critica molto attiva, che negli ultimi anni ha rinvigorito tutta una serie di studi, guardando allo scrittore racalmutese con nuovo slancio e spunti non banali. Una delle domande più frequenti su cui i lettori e i critici si interrogano è: cosa avrebbe pensato dei nostri tempi Leonardo Sciascia? Come si sarebbe inserito nel dibattito odierno un uomo che odiava definirsi intellettuale, che odiava in genere ogni forma di etichettatura e che propugnava a spada tratta la verità, seppur scomoda, ad ogni costo?

Sono domande che resteranno, come è logico, senza una risposta. Molti dei nodi cruciali della vita di Sciascia, al contrario, vengono riproposti in questo interessante saggio di Rosario Castelli, studioso di Letteratura del Novecento, professore di Letteratura Italiana e Letteratura e Cinema all’Università degli studi di Catania, appassionato di linguaggi visivi.
A partire dal titolo, quel Contraddisse e si contraddisse che come non tutti sanno era l’epigrafe che Sciascia avrebbe voluto apposta sulla sua tomba, probabilmente tratta dalla lettura di un testo sull’Illuminismo di Jean Starobinski, dal titolo L’invenzione della libertà.

martedì 18 aprile 2017

"Ce la faccio da sola" di Kelly Brogan : ovvero come usare la testa e vivere felici

Ce la faccio da sola. Curare la depressione senza farmaci
A Mind of Your Own
di Kelly Brogan
Sonzogno, 2017

Traduzione di Paolo Perucci


pp. 381

€ 17,50




Questa è una recensione monca. Scrivo così, perché mi pare di combattere ad armi impari. Non ho una laurea in medicina, né ho una specializzazione in farmacia, chimica e derivati. Ho una cultura umanistica e mi trovo, per così dire, in imbarazzo nell’affrontare un testo che ha costruito la sua fortuna su una promessa che pare occhieggiarci sorniona già dalla copertina: Curare la depressione senza farmaci. La mia cultura umanistica mi impedisce di scendere in profondità, di dialogare con il testo come avrei fatto se si fosse trattato di materiale letterario. Il mio approccio è dunque quello di un lettore qualsiasi, un lettore mediamente critico che si avvicina al volume mosso da una discreta curiosità. Incarno il lettore medio, mediamente istruito, mediamente dotato di capacità critica rispetto alle informazioni che riceve quotidianamente.
Confesso che a fine lettura sono rimasta piuttosto basita. Credevo di aver a che fare con un volume che proponesse un’alternativa alla normale psicoterapia. Un volume capace di svelare a tutte le donne (già dal titolo gli uomini paiono esclusi, e su questa stigmatizzazione vagamente sessista chiudiamo la parentesi) come affrontare i meandri del male oscuro senza ricorrere a Prozac, Valium e compagnia. Credevo di avere a che fare con un testo che proponesse nuovi studi legati alle terapie comportamentali, oppure che so, un’inedita lettura di Lacan, una rivisitazione di Freud in salsa piccante con annessa applicazione di certe teorie psicoanalitiche. Quel Ce la faccio da sola pareva annullare la presenza del terapista, come a suggerire: sfoglia il volume, avrai la chiave della tua guarigione. Dai manuali pro-benessere che intasano le librerie americane – e ormai anche le nostre – questo ci si aspetta. Eppure no.

#CriticaNera: Brian Panowich, "Bull Mountain"

Bull Mountain
di Brian Panowich
NN Editore, 2017
traduzione di Nescio Nomen

pp. 304
18 (cartaceo)



Le umane debolezze sono, da che mondo è mondo, un segmento di mercato ben preciso e circoscritto, oggetto di estrema attenzione in quanto area di sviluppo potenzialmente inarrestabile e illimitato, nonché fonte inesauribile di spinte all'innovazione e alla creatività.

Innovazione e creatività sono – appunto – il carburante che permette il funzionamento della macchina produttiva della famiglia Burroughs, protagonista del romanzo di cui andremo a parlare, che ha fatto dell'evoluzione la principale ragione di successo ininterrotto da oltre cinquant'anni, passando dalla distillazione di moonshine (di ottima qualità, peraltro) alla coltivazione di marijuana e, per stare al passo con i tempi, alla produzione di metanfetamine.

lunedì 17 aprile 2017

#RileggiamoConVoi - Relax e viaggi per Pasquetta

Foto di ©DeboraLambruschini


Buona Pasquetta, lettori! 
Vi immaginiamo in splendide gite fuoriporta, pronti a rilassarvi prima di tornare al quotidiano. Per quest'anno abbiamo deciso di accompagnare il vostro viaggio con alcuni consigli di lettura dedicati che ci permettono di viaggiare con la mente, perfetti da portare in treno questa sera o per accompagnarvi nei prossimi giorni! 

Ottima giornata e splendide letture,
La redazione

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domenica 16 aprile 2017

#RileggiamoConVoi - A tavola per gustare Pasqua

Foto "gustate" da +Debora Lambruschini 

Buona Pasqua a tutti! 
Si sa che a Pasqua, mediamente, si dedicano poche ore ai libri e tante alla buona cucina e allora... abbiamo pensato di portare un po' di letteratura a tavola, tra saggi, romanzi e curiosità! 
Vi consigliamo libri che non scadono, buoni a pranzo, a cena e persino per chi è a dieta. Li potete divorare di giorno o di notte, da soli o con qualcuno, accompagnandoli con un buon tè o anche con un bicchiere di vino (o di digestivo, se dopo il pranzo di Pasqua!). 

Tanti auguri,
La Redazione

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sabato 15 aprile 2017

Pillole d'Autore: "Marembo" di Dorcy Rugamba

La mia famiglia è scomparsa in un solo giorno, è successo tutto in tre quarti d'ora. Era il sette aprile mille novecento novanta quattro alle dieci del mattino. Non erano previsti cicloni, i cuculi cantavano, i vulcani tacevano, il Nilo dormiva tranquillo nel suo letto. Da infinite generazioni abitavamo una terra generosa. La nostra unica sventura, in quello scorcio finale del ventesimo secolo, ci venne dal fatto di convivere con uomini ideologizzati.


Ruanda, 1994, collina di Kimihurura: l'inizio di questo libro coincide con una fine, la fine dei tempi. L'autore parte dal mattino che ha visto la distruzione della sua famiglia, momento nel quale si rispecchia lo sterminio di un'intera nazione. Si fa fatica a esprimere il senso di una condanna totale che ha coinvolto migliaia di famiglie in tutto il Paese: la sfida è trovare una lingua per descrivere il dolore. 
Dorcy Rugamba, attore, regista teatrale, ballerino e scrittore, ci prova usando la lingua nativa, quella della madre e delle madri, il kinyarwanda. La ricerca linguistica diventa nel libro ricerca di senso: è solo attingendo alle parole di un vocabolario d'origine che si può tentare di cogliere la dimensione di un evento epocale nella vita del singolo e della comunità. Per dieci anni Rugamba si è arrovellato alla ricerca di una spiegazione, il suo è il percorso del superstite destinato a convivere con le conseguenti presenti e future del male, sempre vertiginosamente vicino all'epicentro del dolore. 

venerdì 14 aprile 2017

#CriticaNera - La verità della sofferenza: dialogo con Alessandro Bastasi

Alessandro Bastasi, veneto di nascita e milanese di adozione, mi "accoglie" nella sua quotidianità un pomeriggio d'inizio primavera. La distanza Barcellona-Milano viene magistralmente colmata da Skype, che ci regala l'illusione di stare nella stessa stanza. Con Alessandro condividiamo l'editore e forse per questo l'atmosfera è quella di una chiacchierata informale tra colleghi. Autore di diversi romanzi noir e racconti, con un passato di attore teatrale, Bastasi è in libreria da qualche mese con Morte a S. Siro, seconda pubblicazione personale per i tipi della F.lli Frilli Editori, che atterra negli scaffali italiani a un anno circa di distanza da Era la Milano da bere (F.lli Frilli Ed., 2016).

giovedì 13 aprile 2017

Sesso e distopia: "2031. Amore peccaminoso" di Leonarda Morsi

2031. Amore peccaminoso
di Leonarda Morsi
Pizzo Nero

pp. 187
€ 14,00

L'11 maggio 2028, in seguito ad un attentato terroristico in Piazza San Pietro che uccide il Papa e numerosi fedeli, viene proclamato il Nuovo Stato Pontificio d'Italia, che rivoluziona la vita della popolazione incentrandola sulla religione. Tre anni dopo Sara, una fotografa risparmiata dalla repressione cattolica per un suo scatto diventato per caso simbolo del risveglio cristiano, sta raggiungendo il Casale dell'amore, un luogo in campagna da lei creato per accogliere quanti non si sono piegati ai nuovi dictat oscurantisti e alla conversione forzata; lì passerà la giornata delle celebrazioni dell'anniversario della nuova era lontana da quel mondo che non approva. Non potrà esserci invece Matteo, il suo compagno, un magistrato incarcerato perché ritenuto una minaccia alla società e ai suoi valori confessionali. Quel giorno il rifugio ospita anche altre persone ed altre coppie, raccontate con lo scorrere delle pagine; storie di sesso, amore e resistenza.

"Le ore": Elogio dell'imperfezione.

Le ore (audiolibro)
di Michael Cunningham
Emons, 2017

Letto da: Isabella Ferrari
Regia: Flavia Gentili
Durata: 7h e 8m
Traduzione: Ivan Cotroneo
Edizione testo: 1999, Bompiani

€ 15,90 (cd)
€ 9,54 (mp3 zip)

"Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa, e poi dormiamo  - è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C'è solo questo come consolazione: un'ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora".
Basterebbero queste poche poetiche righe a descrivere Le ore, romanzo scritto da Michael Cunningham e vincitore del Premio Pulitzer nel 1999, qui riproposto in un audiolibro letto dall'attrice Isabella Ferrari.
L'intera narrazione è incentrata sulla vita di tre donne che vivono le loro esistenze in epoche e luoghi differenti, ma tutte accomunate da un'opera di Virginia Woolf: La signora Dalloway.
Il primo personaggio che Cunningham ci presenta è proprio la Woolf, vittima delle gravi crisi depressive che la condurranno al suicidio; il secondo è Laura Brown, madre e moglie nell'America degli anni Cinquanta vittima di profonda insoddisfazione; infine abbiamo Clarissa Vaughan, un'editrice che vive a New York nel 2001 con la compagna e la figlia e che si occupa amorevolmente anche dell'amico  ed ex fidanzato Richard, gravemente malato di AIDS, il quale anni prima le aveva affibbiato il soprannome di "Mrs. Dalloway" per via della rassomiglianza col personaggio nato dalla penna della Woolf.

mercoledì 12 aprile 2017

«Ti auguro che il viaggio sia favorevole, qualunque cosa tu stia cercando». Matteo Caccia e la nobile arte di raccontare la vita

Il silenzio coprì le sue tracce
di Matteo Caccia
Milano, Baldini & Castoldi, 2017

pp. 192
16,00 (cartaceo)
9,99 (ebook)



Per chi non lo conoscesse, Matteo Caccia è uno dei talenti più limpidi dell'attuale panorama radiotelevisivo italiano: attore teatrale, conduttore radiofonico su Radio Due, scrittore. Tra le sue creazioni citiamo, a mero titolo esemplificativo, Amnèsia, sceneggiato in cui lo stesso speaker, dicendo di essere stato colpito da un'amnesia retrogada, ricostruisce pezzo dopo pezzo la propria vita, raccontando la propria esistenza al microfono della radio. Il programma divenne nel giro di poco tempo un vero e proprio cult, delineandosi quasi come un esperimento antropologico. Altra conduzione degna di nota che possiamo citare è quella di Una vita – viaggio nelle età di ognuno, splendido programma in cui si raccontavano le diverse fasi della vita, attraverso il racconto di una persona che sta vivendo quell'età, fino a coprire tutto l'arco di un'esistenza.
Il lavoro di Caccia si è, a poco a poco, distinto nel panorama radiofonico italiano poiché egli possiede uno straordinario talento, quello di raccontare storie. Lo storytelling, divenuto molto popolare negli ultimi anni, trova in Matteo Caccia un portavoce di eccezionale bravura, capace di entrare, con discrezione e incisività nelle pieghe più intime dell'anima di una persona, senza mai risultare invadente o eccessivo e capace, invece, di creare una profonda empatia con l'interlocutore, rendendoci partecipi della sua storia. L'efficacia dello storytelling di Caccia, infatti, sta proprio nella sua capacità di ascolto, e nella sua abilità a rendere trasversali vicende estremamente personali, in un'ottica antropologica e profondamente umana, a riprova di quante cose accomunino gli esseri umani tutti. Matteo Caccia, insomma, possiede la nobile arte di raccontare la vita, quella reale, in tutte le sue sfumature, e ha certamente gli strumenti narrativi adeguati per farlo.

Essere (o non essere?) Nanni Moretti

Essere Nanni Moretti
di Giuseppe Culicchia
Mondadori, 2017

pp. 264
€ 17,50

"Continuiamo così, facciamoci del male."
(Bianca, Nanni Moretti)

Bruno Bruni se si fa crescere la barba è uguale uguale a Nanni Moretti.
Bruno Bruni è uno scrittore fallito, lo stereotipo dello scrittore fallito, ossessionato dal sesso e dal mancato riconoscimento collettivo del suo straordinario talento. Fa il traduttore, campa e rosica male, sta con una pole dancer, lo stereotipo della bella(che balla)&burina che per giunta si chiama Selvaggia, e come sennò?, dalle velleità artistiche assolutamente sproporzionate rispetto alle capacità.
Bruno Bruni non lo sapeva, che se si faceva crescere la barba, sarebbe stato uguale uguale a Nanni Moretti.
E quindi per sbarcare il lunario, in questi anni di precarietà esistenziale, pensa che potrebbe essere una buona idea fingere di essere Nanni Moretti, andare a riempire quel vuoto che peraltro è lasciato tale dal leggendario regista che non ama la mondanità, inventandosi una serie di sopralluoghi per le location di un prossimo film - prendendo lo spunto dal celebre episodio del morettiano Caro diario - per farsi pagare viaggi, vitto e alloggio dalle amministrazioni comunali di tutto il Belpaese, ansiose di magnificare la grandezza del proprio orticello.

martedì 11 aprile 2017

La scabra autenticità della miseria

L'Arminuta
di Donatella Di Pietrantonio
Einaudi, 2017

pp.  176
€ 8,99 (ebook)
€ 17,50 (cartaceo)



Nel mese dello svezzamento le due famiglie si erano spartite la mia vita a parole, senza accordi precisi, senza chiedersi quanto avrei pagato la loro vaghezza.
Una delle paure più forti di ognuno di noi: aprire gli occhi e scoprire che non siamo davvero figli di quella che chiamavamo madre fino a pochi momenti prima, ma che siamo stati adottati. Parte così L'Arminuta, questo straordinario romanzo di Donatella Di Pietrantonio, anzi parte dall'arrivo al paese dove si trova la famiglia vera della protagonista. Niente a che fare con il benessere e i vizi a cui la ragazzina era stata abituata: adolescente da poco, si ritrova immersa nella miseria di una famiglia numerosissima, ruvida come carta vetrata, ma pronta a dividere il poco che ha nel piatto con lei. E in pochissimo la protagonista si ritrova a dormire con i piedi della sorellastra Adriana in faccia, quando dividono il lettino che emana odore di urina e sogni inquieti. Non ci sono più le lezioni di danza, non c'è il mare, non c'è l'abbraccio di Adalgisa, quella che per anni si è fatta chiamare mamma. Ci sono solo le rudi attenzioni di questa nuova madre, che cela il suo sguardo attento ai dettagli dietro una finta noncuranza. Eppure si accorge che tra la nuova arrivata, "L'Arminuta" (la ritornata), e sua figlia Adriana si sta stringendo un rapporto strettissimo, che tuttavia non riesce a placare le domande della prima: perché ha dovuto andarsene? Tutti sono molto reticenti sulla malattia della madre adottiva e il non sapere annienta le notti dell'Arminuta, non avvezza allo stile di vita della sua nuova/antica famiglia:
La sua eccitazione mi stupiva. Quella brama degli occhi sopra le banconote. Io non conoscevo nessuna fame e abitavo come una straniera tra gli affamati. Il privilegio che portavo dalla vita precedente mi distingueva, mi isolava nella famiglia. Ero l'Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. Invidiavo le compagne di scuola del paese e persino Adriana, per la certezza delle loro madri. 

Marco Salvador, "Processo a Rolandina"

Processo a Rolandina
di Marco Salvador
Fernandel edizioni, 2017

pagine 128
Euro 12,00



Una vicenda misteriosa, dalle tinte forti, che si snoda fra calli e pòrteghi della Venezia del 1353 per approdare alle sale del tribunale e ai palazzi del potere. La storia vera di Rolandina Roncaglia, venditrice di uova il giorno e prostituta dopo il calar del sole, ammirata e ricercata per la sua grazia e la sua avvenenza:
In lei non vi era la sfrontatezza delle altre nell'adescare il passante, tantomeno la volgarità nell'esibire il corpo e nel promettere delizie. Anzi, sembrava una alla sua prima volta. Timida, quasi vergognosa del suo vendersi.