martedì 26 settembre 2017

Bologna, 2 agosto 1980: "Due mogli" di Maria Pia Ammirati

Due mogli
di Maria Pia Ammirati
Mondadori, 2017

pp. 139
€ 18,50



L’Italia delle vacanze d’agosto, sospinta dalle macchine, dai treni e dagli aerei, piena di frenesia trattenuta sulla soglia di un decennio che sarebbe stato nuovo ma che era vecchio [...] Erano grotteschi quegli uomini e quelle donne con pantaloncini e infradito, con le borse frigo gonfie e pesanti di panini e acqua imbottigliata in casa? O erano semplicemente impreparati ai colpi di coda della vita, speranzosi dinanzi a un futuro che baluginava all’orizzonte, ingenui di fronte a meccanismi insondabili, incapaci di pensare al male? 

2 agosto 1980: l'Italia è pronta per l'esodo delle vacanze estive, le madri preparano le borse del mare, si controllano le auto prima di mettersi in viaggio sull'asfalto già rovente, chi rimane in città spia i vicini dalle finestre pensando a chi parte e a chi resta. Le periferie, da Roma a Bologna, dormono, ancora, silenziose. È il giorno della strage di Bologna che ha squarciato in due la stazione e il paese ancora teso nella morsa della tensione.

#CriticArte. Steve McCurry e la centralità della parola

Leggere – Steve McCurry


7 marzo 2017 – 1 ottobre 2017


Museo di Santa Giulia (Brescia)
Orario: martedì-domenica, 10.30-19.00; giovedì fino alle 22.00. 
Biglietto unico 4,50 €.


Solo pochi giorni ancora per visitare, al Museo di Santa Giulia a Brescia, la mostra delle fotografie di Steve McCurry dedicata al tema della lettura, esplorato in tutte le sue declinazioni. Destinata a chiudersi il 3 settembre, in considerazione del grande successo riscontrato l'esposizione è stata prolungata fino all’1 ottobre. Di domenica pomeriggio le sale erano affollate di un pubblico variegato: c'erano studenti, famiglie, coppie giovani o di mezz'età, qualche persona anziana, diversi esploratori solitari, tutti accomunati dal trasporto per un linguaggio artistico di grande intensità, valorizzato da un allestimento particolarmente riuscito.

Sulle strade della musica, alla ricerca di una seconda chance: "Norwegian Blues", di Levi Henriksen.

Norwegian Blues
di Levi Henriksen
traduzione di Giovanna Paterniti
Milano, Iperborea, 2017

pp. 384
€ 17,50 (cartaceo)


È una domenica mattina speciale per Jim Gystad: egli, infatti, si trova a dover fare da padrino a un battesimo, tuttavia, non è decisamente nella forma migliore per ricoprire questo incarico. Reduce da una notte alcolica, l'espressione assonnata e l'andatura barcollante non possono nascondere ai più come abbia trascorso la notte precedente. Durante la funzione, però, Jim, nonostante i suoi sensi siano poco vigili a causa della sbornia della notte appena trascorsa, resta fortemente colpito dall'esibizione canora dei fratelli Thorsen, Timoteus, Maria e Tulla, un tempo famoso trio di canzoni spirituali, ora ritiratisi dalle scena.
Non saprei spiegarlo diversamente: i Thorsen toccarono il mio cuore inaridito di produttore discografico come nessun'altra voce mai prima. (p. 15)
Per Jim, discografico quarantenne ormai scivolato sul viale del tramonto, è proprio quello che ci vuole per iniziare un nuovo capitolo della propria vita: una nuova sfida per tornare a credere in qualcosa.
Avevo quarantadue anni e sentivo il bisogno di affrontare la vita come qualcosa che non fosse un lento passatempo. (p. 23)

lunedì 25 settembre 2017

È ancora possibile l'incontro nella letteratura moderna?

L'incontro e il caso. Narrazioni moderne e destino dell'uomo occidentale
di Romano Luperini,
Laterza, 2017

1^ edizione: 2007
pp. 344
€ 24 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)


L'incontro, fortemente legato a uno specifico cronotopo, è un tema chiave della letteratura di tutti i tempi e Romano Luperini, con la sua grande esperienza di critico e la sempre attenta sensibilità nelle letture testuali, sa bene che è impossibile scrivere uno studio che miri alla completezza. Dunque, occorre operare una selezione, innanzitutto cronologica: a interessare Luperini non sono gli incontri tradizionali, quelli che hanno in sé qualcosa di profetico o, perlomeno, che cambiano sostanzialmente la trama della narrazione. Lo studioso vuole invece soffermarsi sull'età moderna, o meglio sui cambiamenti che avvengono nella concezione narrativa dell'incontro tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. 
Momento di grandi cambiamenti storici, economici e sociali, la modernità non fa sconti e intacca anche gli incontri: spesso fortuiti, non è detto che questi cambino il soggetto, che invece è spesso dominato da pulsioni che non domina mai pienamente. Dimentichiamo la centralità dell'incontro (strutturale, oltre che tematica) dei Promessi sposi: come Luperini rivela in una lettura trasversale del romanzo manzoniano, lì ogni evento è riconducibile a un incontro, inteso come confronto tra due individui, spesso rappresentanti del bene o del male. In gioco, ci sono sempre rapporti di forza, ora legati a differenze di gerarchia, classe sociale e/o ordini civili, perlomeno fino alla peste, in grado di ribaltare lo status quo. Tutta la trama si crea attorno a un «sistema di relazioni in conflitto», come sosteneva Brogi, fondato su opposizioni binarie. Basti pensare all'incontro del primo capitolo tra Don Abbondio e i Bravi; a quello tra Don Abbondio e Federigo Borromeo; o ancora a quello centrale tra Lucia e l'Innominato, per citarne solo tre. 

Livia Aymonino: trattenere i ricordi attraverso il cibo

La lunga notte di Adele in cucina
di Livia Aymonino
Giunti, 2017


404 pp.
€ 16,00




Un uomo o una donna si svegliano in piena notte e, andando in bagno per riprendersi da un incubo, vedono il proprio riflesso allo specchio. A questo punto gli occhi stanchi, i capelli ingrigiti e scarmigliati e le rughe attorno agli occhi diventano indizio dell'età che avanza implacabile, oltre che casus belli per tornare con la mente ai ricordi e iniziare il romanzo sulla vita del protagonista. 
Lo specchio è dunque il luogo della riflessione e dell'altro da sé, un topos letterario ormai desueto ma molto utilizzato in passato.
Stessa funzione riflessivo-catartica ma spostata, decentrata rispetto alla tradizione, ricopre nel "romanzo ricettario e viceversa" di Livia Aymonino il tavolo della cucina, luogo di lavoro polivalente e al contempo amico di fiducia di una donna costretta a fare i conti con le rughe rinvenibili non sul volto, bensì sulle mani. Lo svegliarsi in piena notte è ovvio pretesto per scavare in un passato che tanto prossimo non lo è più: perché la Adele che negli anni Settanta passava le giornate in un loft newyorkese insieme agli amici, sballandosi di droghe e coltivando gli aspetti artistici di una vita fresca e vivace, non è più né più mai potrà essere la Adele sessantenne, sposata con figli e che di notte si ritrova sola in cucina a impastare biscotti.

domenica 24 settembre 2017

#VivaTabucchi: una festa milanese, un viaggio nei luoghi di Tabucchi


Il 16 e 17 settembre l'editore Feltrinelli ha organizzato a Milano #VivaTabucchi, una due giorni dedicata ad Antonio Tabucchi, per omaggiare lo scrittore ripercorrendo la sua opera, per ricordarne insieme l'attualità, la profondità, la grandezza. 
Hanno partecipato autori, studiosi e lettori uniti dalla passione per Tabucchi, accomunati da quella particolare sensazione di avere - almeno una volta - viaggiato insieme a lui. 
Anche noi domenica siamo andati alla Fondazione Feltrinelli per ascoltare le testimonianze, le letture, i ricordi di chi ha amato Tabucchi conoscendolo e leggendo i suoi testi.  

Il viaggio è iniziato con Paolo di Paolo che ha ricostruito la mappa europea di Tabucchi. 
Ci siamo mossi su una carta geografica fisica - il familiare atlante De Agostini - e ideale, ripercorrendo il peregrinare dell'autore, materia preziosa e fondante della sua produzione. Aveva una percezione dello spazio così peculiare e profonda, con i soli limiti del corpo umano a fare da confine, quel corpo che c'è "ma non trova riparo". 
Il punto di partenza è Vecchiano, il borgo toscano delle estati d'infanzia, la casa. Da quel cortile in cui giocava da bambino (l'eco della "favola popolare" Piazza d'Italia) alle campane e alle bancarelle di Parigi, dalla Lisbona di sogni e fantasmi (quella dell'amato Pessoa e del surrealismo, ventilata e sfavillante) all'isola di Creta che somiglia a una finestra spalancata sul mare, la stessa del racconto Il fiume. E ancora, dalla Bombay di Notturno Indiano alla Ginevra delle letture di fronte al lago.

#Pilloled'autore: "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani

Un indovino mi disse
Tiziano Terzani
TEA, 2015

pp. 428
5,00

Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile. La mia, per esempio, aveva tutta l'aria di essere una maledizione. "Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare. Non volare mai", m'aveva detto un indovino. Era successo a Hong Kong. Avevo incontrato quel vecchio cinese per caso. Sul momento quelle parole m'avevano ovviamente colpito, ma non me ne ero fatto un gran cruccio. Era la primavera del 1976, e il 1993 pareva ancora lontanissimo. Quella scadenza però non l'avevo dimenticata. M'era rimasta in mente, un po' come la data di un appuntamento cui non si è ancora deciso se andare o no.

Inizia così l'avventura di Tiziano Terzani, avventura che lo porterà nel 1993 a intraprendere tutti i viaggi senza aereo, ma solo per nave e per treno. Sarà tosta e a volte si rivelerà difficile e impresa lunga in termini di tempo, ma non getterà mai la spugna, raccontando anzi questa nuova sfida nel libro. Nel libro sono presenti molte lettere scritte alla moglie e molti pezzi di articoli pubblicati nel giornale tedesco Der Spiegel, redazione che ha concesso al giornalista di non prendere l'aereo per recarsi nei luoghi più disparati per un intero anno. Non solo: con costanza Terzani racconta tutti gli incontri con indovini in giro per l'Oriente, dagli avvertimenti delle fattucchiere cinesi, ai consigli dei monaci buddhisti. È curioso vedere che alcune frasi siano ricorrenti in più “indovini”, dalla descrizione della moglie, agli avvisi sulla sua salute. In alcuni casi questi avvertimenti saranno profetici sul serio. In altri casi, come in Cina, saranno discorsi rivolti più sulla fortuna e sui soldi che sul piano prettamente personale.

sabato 23 settembre 2017

Il potere delle parole può uccidere?

Nessuna notizia dello scrittore scomparso
di Daniele Bresciani

Garzanti, 2017



319 pp.

17,60 € (cartaceo)
9,99 € (e-book)





... perché il piacere di essere padrone assoluto di una vita è qualcosa di inspiegabile. Decidere che non solo quell'uomo o quella donna moriranno, ma scegliere il quando e il come... Be', scegliere il quando e il come è prerogativa di una divinità.
È tutta in questa riflessione del protagonista la chiave del romanzo di Daniele Bresciani, giornalista (otto anni alla Gazzetta dello sport, poi vicedirettore di Vanity Fair e Grazia), alla sua seconda prova come scrittore con il bel giallo recentemente uscito per Garzanti. Non solo togliere la vita a qualcuno, ma anche stabilirne i tempi e i modi. Che cosa c'è di più onnipotente? Che cosa può dare una sensazione più forte, più inebriante? Certo, siamo nel campo del disturbo psichico, del delirio, della paranoia. Ma i sentimenti che determinano le scelte dello scrittore Pietro Severi, quello scomparso del titolo, partono proprio da queste pulsioni. E da queste domande: per raccontare di un assassinio è necessario sapere che cosa vuol dire dare la morte? È necessario uccidere?

"Morire è un'arte, come ogni altra cosa": suicidio, letteratura e letterati in un celebre studio di Al Alvarez

Il Dio selvaggio.
Suicidio e letteratura
di Al Alvarez
Revisione di traduzione di Caterina Ciccotti
Odoya, 2017

(Prima edizione originale: Weidenfeld & Nicolson, 1971
Prima edizione italiana: Rizzoli, 1975
Traduzione di Mario Manzari)

pp. 287
Euro 18,00

Sono passati quasi cinquant’anni dalla prima pubblicazione in lingua originale di The Savage God, lo studio condotto da Al Alvarez sui rapporti tra suicidio e letteratura, tradotto in italiano una prima volta nel 1975 per Rizzoli e ora dato nuovamente alle stampe da Odoya. Sono passati e, qualora ci fosse bisogno di sottolinearlo, non sono stati esenti da ulteriori morti tragiche di autori e autrici, né il suicidio in sé ha smesso di essere un argomento della bella prosa, sia narrativa che saggistica. Il suicidio “letterario”, se così si può dire, non ha conosciuto crisi, ma le ragioni per le quali uno scrittore o una scrittrice – o più semplicemente un uomo o una donna – decidano di “non essere più” non si sono fatte, a oggi, né più automatiche né più docili all’addomesticamento in predeterminate categorie. Letto a decenni di distanza, Il Dio selvaggio conferma la fuggevolezza di un fenomeno che, se certamente va messo in relazione con il contesto storico e culturale di chi decide di levarsi dal mondo, richiede più di tutto il rispetto delle specificità dei singoli individui, siano essi dei “perfetti sconosciuti” oppure artisti di successo. 

venerdì 22 settembre 2017

#CriticaNera - Non per denaro, non per amore né per il cielo: "Il falco maltese" di Dashiell Hammett

Il falco maltese
di Dashiell Hammett
Edizione speciale per Corriere della Sera su licenza Mondadori, 2017

Traduzione italiana di Attilio Veraldi

pp. 236
€ 6,90 + il prezzo del quotidiano


La scena iniziale è di quelle che diventeranno canoniche nel genere: una bella donna si presenta nello studio di Spade per chiedergli i suoi servizi: Corinne, sua sorella, è scappata da New York col suo amante, un tipo poco raccomandabile, ed ora si trovano a San Francisco. La cliente vuole che Spade riporti indietro Corinne prima del ritorno dei loro genitori.
Nella prima pagina, la descrizione particolareggiata del volto del protagonista termina con “sembrava un satana biondo. Quasi attraente.” che sancisce da subito la fisionomia ed il carattere di Sam Spade: è un duro. Non fa una piega quando il suo collega Miles viene trovato morto, ucciso da un colpo proveniente da una pistola inglese, la stessa nazionalità dell'uomo che stava pedinando in cerca di Corinne. E quando i poliziotti lo vanno a trovare per informarlo che anche quell'uomo è stato ammazzato e che Sam è uno dei sospettati, Spade dimostra ancora di più la sua stentoreità tenendo testa agli sbirri a colpi di battute sarcastiche.
A complicare le cose c'è il fatto che il protagonista aveva avuto una relazione con la moglie del suo socio. In realtà, più che una relazione, i due se la sono spassata. “Non so mai cosa dire, o fare, con le donne se non quello” confessa l'investigatore. Nel suo repertorio di atteggiamenti (ed è un aspetto che oggi susciterebbe certamente polemiche) c'è infatti anche un certo paternalismo machista nei confronti del sesso femminile.

Il metodo reticolare della storia. Simona Colarizi descrive il “Novecento d’Europa”



Novecento d'Europa. L'illusione, l'odio, la speranza, l'incertezza
di Simona Colarizi
Editori Laterza, 2017 (prima ed. Economica Laterza)

pp. 482
15,00 

 
Un giochino. Lungi dall’avallare qualsiasi conflitto tra saggisti – giacché sembrano bastare quelli “tra facoltà” di cui scriveva Immanuel Kant – sarebbe interessante osservare i metodi con cui gli autori di manuali decidono di raffigurare la materia storica. Un argomento tra molti, nient'altro che una suggestione: il Sessantotto, che ritrova in Gilles Deleuze e Felix Guattary la più interessante delle configurazioni teoriche. Tale, la descrizione del patricidio politico del celebre “Storia Contemporanea – Il Novecento”, che gli universitari hanno fraternamente battezzato come “Sabbatucci-Vidotto” dai cognomi dei due autori (Laterza, 2007).

Elogio dell’occidente, ovvero il bando degli ipocriti di Franco La Cecla

Elogio dell'occidente
di Franco La Cecla
Elèuthera, 2016

pp. 176 
€ 14 


Leggo questo libro nei giorni dell’attacco a Barcellona. Mi arrabbio, lo chiudo, lo riapro. Mi sento un’occidentale ricca e viziata e Franco La Cecla lo sa. Il terrorismo mi mette alla prova. Tra i miei contatti fioccano hashtag sentimentali per mostrare la vicinanza alle vittime di Barcellona, ma è più in voga essere tra quelli che riflettono e io cerco di farne parte. Terrorismo frutto delle politiche occidentali, delle guerre che abbiamo intrapreso, della democrazia che abbiamo ridicolmente esportato. Trasudiamo senso di colpa in ogni nostra affermazione. A parte forse un manipolo di leghisti, ci sentiamo tutti colpevoli davanti agli attentati, è inutile negarlo. Siamo noi i cattivi, Europa e Stati Uniti, i capitalisti che hanno infettato il mondo. E il nostro ruolo dunque? Dirlo, e basta. Siamo sporchi, brutti e cattivi, ma almeno lo sappiamo. Nel mondo ci sembrano tutti meno brutti e cattivi di noi. Ma la verità è che, dietro al nostro consapevole vittimismo, nessuno di noi viziati occidentali farebbe a cambio con chiunque altro. Perché, in fondo, la vita che facciamo ci piace. Cerchiamo di sentirci meno cattivi tra i cattivi, ci facciamo l'occhiolino perché siamo “consapevoli”. Ma questa consapevolezza mescolata a un vago anti-occidentalismo cosa significa? Significa che siamo disposti a rinunciare all’Europa?

giovedì 21 settembre 2017

#PagineCritiche - In terra d'Africa - Storia di un'emigrazione fallita

In terra d'Africa - Gli italiani che colonizzarono l'impero
di Emanuele Ertola
Editori Laterza, 2017

pp. 246

€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)




Lo studioso Emanuele Ertola ci dà l'occasione di approfondire un aspetto interessantissimo ma poco noto della storia del Novecento: la colonizzazione dell'Etiopia attuata durante il regime Fascista.
In terra d'Africa - Gli italiani che colonizzarono l'impero fornisce, infatti, un quadro completo, chiaro ed esaustivo degli anni durante i quali si sviluppò la guerra di conquista (ottobre 1935-maggio 1936), frutto della sintesi tra la spinta espansionista verso l'Africa della classe politica e l'impulso sempre caro agli italiani di cercare fortuna in America.
L'autore ci spiega come la propaganda fascista concepì un'immagine del continente nero piuttosto idealizzata e assai distante da quella che era la realtà.
Dalle parole del ministro delle Colonie Lessona possiamo carpire l'intento della classe politica che incoraggiò e favorì in ogni modo il flusso migratorio:
"noi abbiamo bisogno di collocare, dove e quando sarà possibile, nuclei rilevanti di italiani perché dobbiamo attuare, e non soltanto nel campo agricolo, una colonizzazione demografica che alleggerisca l'esuberanza di popolazione della Madre Patria, che allevii la disoccupazione, che possa dare collocamento a una immigrazione delle classi medie borghesi, come professionisti e dirigenti d'aziende, che possa anche riassorbire una parte della nostra emigrazione".

Ma la serie A non è la Serbia di Milosevic

La più odiata dagli italiani
di Davide Bacchilega
Las Vegas edizioni, 2017

pp. 300
€ 15


Un romanzo sul calcio. Per me, che sono un tifoso della Fottuta Signora Football Club. Sì, caro Davide Bacchilega, a te che hai ribattezzato in questo modo la Juventus per tutte la pagine, a te che ti sei divertito a dividere il mondo esattamente in due, sono certo con il sorriso, tra quelli che la amano e quelli che la odiano, devo dire una cosa: io sto nella prima metà, abito nell’universo opposto a quello del tuo titolo. Ci abito non in una maniera qualsiasi, ma come contagiato da una malattia in stato di metastasi. Dunque, ecco un primo appunto. Avevi una duplice scelta, sempre per il titolo. Visto che le alternative pesano parimenti 50 e 50. E hai optato per quella che mette in risalto il negativo di tutta la faccenda.
D’altronde, non potevo aspettarmi qualcosa di diverso da chi mette in bocca all’allenatore della Juventus, seppur nella finzione di un romanzo, le parole dell’allenatore della squadra rivale per eccellenza degli ultimi anni: il Napoli. Capitolo 64, in vista di una partita della Juve, la chiamerò così, io, per prepararla come si deve l’autore utilizza la tesi di Maurizio Sarri al corso di Coverciano. Ma non basta: il Napoli, così scopriremo, vincerà perfino lo scudetto alla fine del campionato di serie A raccontato nel libro giusto per poche giornate iniziali. Va be’, c’è chi gli scudetti li vince di cartone, chi a luglio e chi li vince nei libri. E c’è la Pro Vercelli che vanta i titoli di Roma, Fiorentina e, appunto, Napoli messe insieme. Sto sorridendo anch’io.

I pensieri di Braciola (o della guerra al politically correct)



I pensieri di Braciola
di Aldo Gianolio
Robin&sons, 2017


pp. 162
€ 10,00



I pensieri di Braciola è un libro impastato di lambrusco, bestemmie (invero assenti, ma se ne coglie in sottofondo l’eco, il liberatorio, alticcio e ragionevolmente astioso borbottio) e divagazioni comiche e sottilmente malinconiche. 
Non è propriamente un romanzo; non è un diario e non è una raccolta di aforismi. Come spiega il titolo, quelli contenuti all’interno del volume sono i pensieri di Braciola, amico del narratore, fedele compagno di pranzi consumati alla mensa e apprendista campanaro.
Le sue sono brevi osservazioni sghembe sulla realtà, ispirate a un buonsenso che, però, troppo spesso è da molti completamente dimenticato. Persino il limitato orizzonte di considerazioni tutto sommato elementari (e, talvolta, di luoghi comuni) entro cui si muove Braciola guadagna spessore e diventa un territorio di riscatto, di ricerca di piccole verità negate dalla grancassa mediatica, dalle mode e da una pesante coltre di conformismo contro cui Gianolio si scaglia.

mercoledì 20 settembre 2017

Amicizie rotte in nome della rivoluzione basca: sarà vero?

Patria 
di Fernando Aramburu
Guanda, 2017

Traduzione di Bruno Arpaia

pp. 632
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Non è un caso se Patria di Fernando Aramburu ha collezionato una rassegna stampa eccezionale, con lodi non banali da autori come Vargas Llosa e sulle principali testate spagnole, che hanno sicuramente alimentato il successo fino a portare il romanzo ai primi posti delle classifiche di vendita in Spagna. 
Ma a permettere a Patria di restare sulla bocca di tutti e, presto gli auguriamo, di avere lo stesso successo anche in Italia, è la costruzione incredibile di un romanzo familiare complesso e narrativamente impeccabile. Quando si comincia, si resta spiazzati dai tanti nomi che non ci vengono neanche presentati: si entra in medias res, ma presto sono le parole e i pensieri a colmare i vuoti. Ora focalizzandosi su un personaggio, ora su un altro, Aramburu non si fa mai intrusivo: vuole che siano i i loro ricordi, dolorosi e toccanti a sfondare il muro freddo del presente, per poi lottare per un futuro diverso. Ecco che allora trenta, quarant'anni di terrorismo basco, che ha squarciato la serenità delle due famiglie protagoniste, invadono le pagine di lacrime, acredine, orgoglio, disfatta,... 

Tempo perduto, amore trovato. "La lettera segreta" di Chloé Duval

La lettera segreta
di Chloé Duval
Garzanti, 2017

p. 224
€ 16,90



Titolo originale: Le temps volé
Traduzione di Doriana Comerlati


Una lettera d'amore viene perduta e poi ritrovata. Al suo interno, una toccante dichiarazione e una proposta di matrimonio, che la Lili a cui la missiva è indirizzata non ha mai ricevuto. Sono passati più di quarant'anni, ma Flavie – insegnante di professione, storica per vocazione – decide di mettersi sulle tracce dell'autore e della destinataria mancata, per riallacciare i fili che il destino ha interrotto e dare una nuova possibilità a chi forse non è mai riuscito ad andare avanti e resta prigioniero di un passato irrisolto. 
Sarebbe scorretto chiedere al romanzo di Chloé Duval di essere qualcosa che non è, sleale cercarvi profondità, riflessioni esistenziali, una qualche trascendenza. La lettera segreta è una storia d'amore lineare e senza pretese, che accompagna piacevolmente il lettore, senza scossoni, verso una conclusione forse non sorprendente, ma intensamente auspicata. Lo stile è semplice, spesso ironico, e solo a tratti rivela l'abbandono alle passioni proprio della letteratura rosa. La protagonista è una sognatrice che vorrebbe negare alla propria vita ogni romanticismo (anche se nel tempo libero scrive novelle romantiche per le amiche del circolo del cucito), fino ad essere travolta suo malgrado dagli eventi:
Non so quante volte rilessi la lettera. Cinque, sei, dieci. […] Non avevo mai letto niente del genere. In quelle parole percepivo la disperazione dell’autore, l’amore che provava per Amélie. Con un nodo in gola mi resi conto che lei non aveva mai ricevuto il messaggio. Non aveva mai saputo che E. l’aspettava (25).

“Storie di matti”: un servizio di nove cristalli rotti


Storie di matti
di Arianna Porcelli Safonov
Fazi, 2017

pp. 192
cartaceo € 16
e-book € 6,99


Pirandello differenziava tra scrittori di parole e di cose; ma la distinzione può essere valida anche tra libri di vicende e quelli di personaggi: Storie di matti fa pienamente parte di questo ultimo tipo. Nella raccolta di racconti, infatti, il lettore incontrerà nove persone che camminano sul bordo del baratro emanando vibrazioni acute di malessere, in un crescendo parossistico tale da spezzare il loro fragilissimo equilibrio. Momenti di rottura che a conclusione di volume vengono catalogati per città e per causa, come un’enciclopedia: per fare solo due esempi, ad Alghero ci sarà il pazzo d’amore classico che perde le staffe per la scomparsa della sua amata; mentre a Torino la borghese oppressa dalle pubbliche relazioni. Tutti rappresentati nei momenti vicini al franare della loro salute mentale.

martedì 19 settembre 2017

Distopia made in Torino: dopo quarant'anni, torna in libreria "Le venti giornate di Torino"

Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo
di Giorgio De Maria
Frassinelli, 2017

1^ edizione: 1977
con una postfazione di Giovanni Arduino

pp. 152
€ 17,50 (cartaceo)


State cercando un libro decisamente singolare? Ecco, allora immaginate che a Torino venga ambientata una vicenda distopica che ha dell'incredibile, svincolata però dalla magia nera a cui è spesso legata la città sabauda. Lì, dieci anni prima rispetto all'ambientazione del romanzo, la gente ha iniziato a offrire i propri manoscritti e i diari a una fantomatica Biblioteca, dove altri utenti erano al tempo stesso fruitori e scriventi. Ma sapere tutto degli altri (abitudini, indirizzo, posto di lavoro,... ) può essere pericoloso e infatti la curiosità ha dato inizio a sfibranti inseguimenti da stalker. Non vi ricorda un po' la curiosità che ha generato Facebook? Bene, solo che questo libro è stato scritto nel 1977: avete capito bene, quarant'anni fa!

Un nucleo mitico intatto e vitale da millenni

Miti emblemi spie
di Carlo Ginzburg
Einaudi, 1986 e 2000

pp. XVI - 251
€ 20 cartaceo. Disponibile in ebook




Ci sono quei libri rispetto ai quali non puoi che soccombere per manifesta inferiorità. Belli, meno belli, non è questo il punto. A parte il fatto che pur affrontando temi ostici Carlo Ginzburg possiede il dono dello scrivere in una prosa che rende accessibili i contenuti, dopo avere terminato le sue opere hai l’agnizione, direi socratica, del sapere di non sapere. Ma come rovescio positivo della medaglia, emerge la concreta sensazione di avere compiuto uno sforzo vero, autentico, in direzione dell’accrescimento del bagaglio culturale. E se la vecchiaia manterrà lucida la mente, dei libri di Carlo Ginzburg ti ricorderai, sentendo le nozioni ivi contenute circolare tra i neuroni, alcune fissarsi addirittura tra le acquisizioni perenni, quelle che permettono di comprenderne, o acquisirne, altre e, al limite, fare bella figura durante un convivio amichevole.