venerdì 20 gennaio 2017

#PagineCritiche - «Un poeta muore, non la sua poesia» - “Ungaretti, poeta”, di Carlo Ossola.

Ungaretti, poeta
di Carlo Ossola
Marsilio, 2016

pp. 285
€ 17,00



Critico letterario italiano, docente di letteratura italiana nelle università di Ginevra, Padova e Torino, e, dal 2000, professore al Collége de France, con la cattedra Letterature moderne dell'Europa Neolatina, Carlo Ossola è senza dubbio alcuno uno dei massimi studiosi viventi e una delle menti più brillanti dell'attuale panorama accademico italiano.
Con questo libro, il professore torinese torna sulle tracce di uno dei poeti che occupa un posto di rilievo all'interno della sua bibliografia, ovvero Giuseppe Ungaretti. A cento anni esatti dall'uscita de Il Porto Sepolto, e a quaranta dalla monografia scritta dallo stesso Ossola nel 1975, l'autore ha deciso di raccogliere e riproporre, con aggiunte, integrazioni e riscritture, alcuni dei contributi presentati in passato, come aggiornamento della monografia sopra citata.

Luis Sepulveda, "La fine della storia"


La fine della storia
di Luis Sepúlveda
Guanda, 2016

Traduzione di Ilide Carmignani
pp. 199
€ 17,00 (cartaceo)


Stavo andando a un appuntamento che non avevo cercato né voluto, e ci stavo andando perché non si sfugge alla propria ombra. Non importa dove stiamo andando, l'ombra di ciò che abbiamo fatto e siamo stati ci perseguita con la tenacia di una maledizione.
Il nuovo romanzo di Sepúlveda racconta uno spaccato di storia del Novecento. La fine della storia è dedicato alla moglie Carmen Yanez Sonia, la prigioniera 824, catturata degli uomini del dittatore Pinochet e rinchiusa a Villa Grimaldi di Santiago del Cile, dove fu torturata e martoriata insieme a tantissimi altri oppositori politici.
Il protagonista Juan Belmonte, ex soldato che ha combattuto contro il regime di Pinochet, vive con la compagna Veronica, donna rapita e sevizia durante la dittatura, in riva al mare nel sud del Cile, quando il passato torna a fargli visita. Agenti segreti russi hanno bisogno delle sue conoscenze e competenze militari per risolvere un intrigo internazionale.
Nelle pagine dense di avvenimenti e annotazioni, la storia e l’autobiografia si intrecciano: Veronica, come  Carmen, ha vissuto l’orrore del regime e si salva solo perché creduta morta.

giovedì 19 gennaio 2017

Il fu Bret Easton Ellis: "Acqua dal sole"

Acqua da sole
di Bret Easton Ellis
Traduzione di Francesco Saba Sardi
Einaudi, 2006

pp. 228
€ 10,50


Con Bret Easton Ellis ho sempre avuto dei problemi.

Come persona, si sa, Ellis è uno dei figuri più tristi del pianeta. Soprattutto negli ultimi anni, da quando il buon vecchio Bret, non riuscendo più partorire narrativa degna, si è messo impietosamente a trollare su Twitter più o meno chiunque: scrittori defunti, come Salinger ("Grazie a Dio finalmente è morto, stasera festa!") o David Foster Wallace (insulti vari a più riprese, ma il cui succo è "sopravvalutato") o vivi e premiati con il Nobel, come Alice Munro ("sopravvalutata"); serie tv, come Breaking Bad ("sopravvalutata"); e persino oggetti inanimati, come i pop corn ("bandiamoli dai cinema" – ok, su questo possiamo essere d'accordo). Insomma, sembra quasi che da quel carcere di massima sicurezza chiamato "Anni Ottanta" in cui si è autorecluso e dal quale non riesce più a evadere, Ellis passi il tempo affacciato alla finestra a sputare in testa al mondo il proprio livore di romanziere esausto, nel tentativo di farlo passare per il grido di un Giovane Arrabbiato. Ma l'anagrafe non perdona e tutto ciò che gli esce dalla bocca è ormai soltanto lo starnazzante borbottìo del Vecchio Brontolone.

#paginedigrazia - Storia di una ragazza divenuta una donna: "Sino al confine"

Sino al confine
di Grazia Deledda
prefazione di Dante Maffìa
Ilisso, 2008

pp. 247

cartaceo: € 11
e-book: € 4,90

Il 1910 fu un anno assai prolifico per Grazia Deledda che in quell'anno, oltre a Il nostro padrone, pubblicò anche Sino al confine

Protagonista di questo romanzo è Gavina Sulis che, all'inizio della storia (nel 1890), non ha ancora 14 anni.

L'episodio dal quale prende avvio l'intera vicenda è un bacio che il giovane seminarista Priamo Efix dà a Gavina: quest'ultima, profondamente turbata, confessa quello che ai suoi occhi è un terribile peccato al canonico Bellìa, il quale non solo non assolve la ragazza, ma la accusa di aver fuorviato un uomo di Dio:
"(...) Il vostro peccato è più grave d'un delitto. Avete voluto rubare un'anima a Dio! Quando voi capirete tutta la bassezza della vostra colpa non avrete abbastanza lacrime per piangere. Il peccato carnale è già per sé stesso il più grave e schifoso dei peccati, e, all'infuori del santo matrimonio, il Signore condanna tutti gli atti amorosi che insozzano le anime caste e pure! Voi avete già contaminata l'anima vostra, senza pensare che la vostra colpa è doppiamente grave perché commessa con un uomo destinato al servizio di Dio. Voi piangete, figlia  mia? Sì, piangete pure; pentitevi, pensate che la vostra vita è breve e che il Signore può anche castigarci su questa terra... (...)".

mercoledì 18 gennaio 2017

"Cambogia. Diario di un viaggio in solitaria", di Federica Puccioni

Cambogia. Diario di un viaggio in solitaria
di Federica Puccioni
goWare, 2016

pp. 114
cartaceo €18.99 
ebook 4.99


A metà tra guida turistica e diario di viaggio, il libro di Federica Puccioni introduce il lettore a un mondo sconosciuto. La Cambogia, dite? Non esattamente: la terra di cui parlo è del tutto immateriale. E' la giungla di sensazioni dell'uomo occidentale al suo primo contatto con la cultura dell'estremo Oriente. 

Federica (mi scuserà se la chiamo per nome, ma, dopo aver letto il suo diario, sento un po' di conoscerla) ha 34 anni quando decide di partire per la Cambogia. Insegnante d'inglese, Federica è  "una di noi": divisa tra le necessità del lavoro e la voglia di tornare a casa, tra le confortanti abitudini quotidiane e la voglia di lasciare gli ormeggi, tra il desiderio di partire alla volta di un'avventura e le paure e i dubbi che la bloccano. La sua isola che non c'è è la Cambogia: la sente nominare un giorno, per caso, e decide di innamorarsene. 
Passano anni prima che Federica trovi il coraggio di partire e, come spesso accade con le scelte decisive della vita, un giorno qualunque acquista il biglietto per un viaggio di tre settimane in solitaria.

"Nel tunnel": dove si cela la parte oscura della nostra anima.

Nel tunnel
di Carl-Johan Vallgren (tradotto da Laura Cangemi)
Marsilio Editori, 2016

pp. 371

cartaceo: € 18,50
e-book: € 9,99

Forse qualcuno ha già sentito nominare Carl-Johan Vallgren, scrittore svedese che alcuni anni fa vinse il prestigioso August Prize per il romanzo Storia di un amore straordinario, l'avventura di un legame forte e dolcissimo tra due creature speciali ambientata nella Russia del 1800.

All'epoca questo divenne il mio libro preferito ma, se pensate che Nel tunnel ricalchi le atmosfere romantiche dell'opera prima di Vallgren, siete fuori strada.

Il giallo di cui ci occupiamo oggi prosegue la serie inaugurata nel 2015 da Il bambino ombra ed ambientata  a Stoccolma: siamo nel 2013 e Jorma Hedlund, che possiede un passato costellato dai più svariati crimini, viene contattato dall'amico di vecchia data Zoran per preparare il colpo della vita prima di lasciare definitivamente il mondo della delinquenza e cambiare finalmente esistenza. Il colpo, però, fallisce, e a Jorma non resta che indagarne la ragione.

martedì 17 gennaio 2017

Una storia da maneggiare con cura e da accarezzare

Farfalle sullo stomaco
di Rossella Calabrò
Emma Books, 2015

pp. 82
€ 2,99 (ebook)
€ 6,75 (cartaceo)


Ciao, io sono Irene... Iniziate a leggere o a sentire in audiolibro Farfalle sullo stomaco di Rossella Calabrò e presto aspetterete con ansia di arrivare al capitolo successivo, con un nuovo saluto di Irene. In men che non si dica, vorrete stringere al cuore la bambina-adolescente-donna che si racconta con il cuore in mano e lo stomaco ora chiuso, ora troppo aperto. Sì, perché Irene ha avuto fin da subito un rapporto squilibrato con il cibo: prima ci vuole quel bicchiere di latte per deglutire, poi invece scatole di biscotti provano a colmare il suo senso di inadeguatezza. Ed è tutto inutile. Non basta l'etichetta di "personalità bulimica" a porre un rimedio al vuoto che Irene percepisce sempre, al suo desiderio di essere padrona di ogni decisione e, al tempo stesso, di passare sempre inosservata, senza fare rumore.

In viaggio a Puntazza, dove la morte è l'unico modo per scoprirsi umani


Puntazza
di Simone Innocenti
Roma, L'Erudita, 2016

pp. 102
13 euro


Puntazza è un libriccino che sfiora le cento pagine: una raccolta di racconti che somigliano ad affreschi immobili, dipinti e lasciati di fronte all’ignaro spettatore, come un monito o un consiglio. Puntazza è un paesino di provincia, di quelli che in Italia trovi appena volti l’angolo di un cartellone stradale: un quartiere di palloni lasciati a sgonfiarsi sui marciapiedi, un giardino parco giochi per bambini che alla luce dei lampioni si riempie di delinquentelli, vagabondi e nullafacenti. Puntazza è amore per la cronaca, quella asciutta dei comunicati che arrivano in redazione dalla questura, quella ricca di pieghe oscure e rimpianti esacerbanti della quotidianità.

lunedì 16 gennaio 2017

#paginedigrazia: "Il tesoro" di Grazia Deledda: tutto cominciò con una lettera firmata Victor Honoré...

Il tesoro
di Grazia Deledda
Prefazione di Gonaria Floris
Ilisso, 2007

pp. 251

Cartaceo 11,00 euro
E-book 4,99 euro


Chi non vorrebbe avere la fortuna di imbattersi in un tesoro? Niente di metaforico, si badi, ma un vero e proprio forziere colmo di denaro da rintracciare e dissotterrare, ammantato di avventuroso mistero; insomma una di quelle fortune di cui si legge sempre nei libri, capaci di cambiare la vita a chi ne entri in possesso e di risolvere per sempre ogni problema di natura materiale. Annunciato da un’intrigante missiva firmata Victor Honoré – vera? fasulla? lo si scoprirà solo verso la fine della storia, articolata in quindici capitoli – è proprio lui, Il tesoro, o meglio il desiderio della sua esistenza e del suo rinvenimento, che unisce i destini delle famiglie Brindis e Bancu, protagoniste di questo romanzo deleddiano pubblicato una prima volta nel 1897 da Speirani e riedito poi da Treves nel 1928, sulla scia della popolarità della scrittrice da poco divenuta gloria nazionale in seguito alla vittoria del Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. E tuttavia, in questa storia articolata e complessa, animata da una moltitudine di personaggi, la «solida cassetta d’acciaio, con serratura invisibile» e contenente «40.000 Luigi in oro (lire italiane 800.000)» appare nel contempo quasi un espediente narrativo, o meglio ancora una sorta di “mezzo di contrasto” utile a illustrare «uno spaccato della società nuorese di fine ‘800 nei suoi principali ambienti e mentalità», come ben evidenzia Gonaria Floris nella sua Prefazione all’edizione Ilisso.

E se il diario più intimo fosse quello che parla "solo" del corpo?

Storia di un corpo
di Daniel Pennac
Feltrinelli, 2012

Traduzione di Yasimina Melaouah

pp. 341
€ 18 (cartaceo)

Parlando - abbastanza spesso - dell'ansia in questo diario, non parlo dell'anima, né tantomeno faccio psicologia, resto più che mai nel registro del corpo, questo stramaledetto groviglio di nervi! (p. 229)
Il narratore è un mentitore, potremmo affermare con una certa piacevole certezza, leggendo Storia di un corpo di Daniel Pennac. Se la traduzione italiana del titolo non rivela direttamente il genere dell'opera che andremo a leggere, l'originale Journal d'un corps rimanda direttamente alla vastissima tradizione del journal intime. Ma con tutto l'affronto al genere, la revisione che ne può fare Pennac negli anni del Duemila. E allora lo scrittore finge di essere venuto in possesso del diario del padre defunto di Lison, di aver iniziato a leggere il testo e di averlo proposto al suo editore. Un escamotage per niente nuovo, se vogliamo, ma che propone poi un libro decisamente inusuale: non si tratta di un diario emotivo, intimo, appunto, come vorrebbe la tradizione francese; al contrario, di un "diario del corpo", votato ad annotare solo mutamenti, reazioni, scoperte, malanni, sensazioni del nostro corpo. Una visione materialistica, se vogliamo; a tratti ipocondriaca, egocentrata all'ennesima potenza su ogni minima variazione della routine fisica. Quasi un volo di rondine sulle scoperte e sulle frustrazioni che vive un corpo maschile, dall'infanzia alla vecchiaia, cercando continuamente di "metteresi a fuoco" («In fondo, questo diario è stato un perenne esercizio di messa a fuoco», p. 258).

domenica 15 gennaio 2017

Criticaletteraria va in televisione! Le nostre redattrici a "Mille e un libro" su Rai1

Criticaletteraria va in televisione! Le nostre redattrici Claudia Consoli e Serena Alessi hanno registrato alcune puntate della trasmissione Mille e un libro, condotta da Gigi Marzullo e in onda il sabato notte su Raiuno. Il format è semplice: ci sono tre o quattro autori che parlano dei loro ultimi libri con Marzullo e per ognuno di loro alcuni/e critici e critiche in collegamento da tutta Italia, tra cui le nostre Claudia e Serena, danno la loro opinione sui libri. Nella puntata della scorsa notte le nostre redattrici hanno parlato di Smeraldi a colazione. Le mie sette vite di Marta Marzotto e Laura Laurenzi (Cairo Editore, 2016), di Dialogo con mia madre di Giovanni Caccamo (Rizzoli, 2016) e di La cultura è come la marmellata di Marina Valensise (Marsilio Editori, 2016). Se il nottambulismo non fa per voi, potete comodamente rivedere la puntata qui. Ecco cosa Claudia e Serena pensano dei libri che hanno letto per Mille e un libro:


Smeraldi a colazione. Le mie sette vite 
di Marta Marzotto e Laura Laurenzi 



L'opinione di Claudia“Raccontare Marta è quasi un’impresa assoluta”, si dice all'interno di questo libro. E il lettore entra subito in contatto con la difficoltà di contenere e circoscrivere in forma di memoir una vita che in realtà contiene tante vite diverse. Le vite di una donna priva di età e di regole, che ha vissuto con coraggio e ottimismo, anche quando il mondo sembrava crollarle addosso. Indipendentemente dalla condivisione delle sue scelte personali, chi legge questo volume scopre il profilo di una salottiera unica, non convenzionale, mondana di una mondanità intellettuale e non legata al possesso. Lo dichiara lei stessa che il vero privilegio della sua esistenza sono stati gli incontri e mai la ricchezza in sé. Un limite (di natura probabilmente editoriale): nel complesso emerge con forza la già accennata difficoltà di contenere una vita elevata a potenza. In certi passi il rischio è che l’intero libro possa essere letto come uno sforzo accumulatorio di materiali e nomi che potevano essere mediati e filtrati da un diverso racconto.

sabato 14 gennaio 2017

#paginedigrazia: Grazia Maria Cosima Damiana, che voleva stare al mondo non solo perché "c'era posto"...

Quasi Grazia
di Marcello Fois
Einaudi, 2016

pp. 127
13,00 euro



GRAZIA (al nulla) Fatemi andare! Lasciatemi stare, maledetti!

Febbraio 1900: Nuoro, casa Deledda. Dicembre 1926: Stoccolma, Grand Hôtel in Södra Blasieholmshamnen 8. Novembre 1935: Roma, studio medico di via Gregoriana 12. Sono queste le ambientazioni spaziotemporali attraverso le quali, nel suo Quasi Grazia, Marcello Fois sceglie di scandire sulla scena il percorso biografico e artistico dell’illustre concittadina Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, prima e unica scrittrice italiana alla quale sia stato assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Atto Primo: l’abbandono della dimora paterna alla volta della Capitale insieme con lo sposo Palmiro Madesani. Atto Secondo: la vigilia della cerimonia di premiazione al cospetto dell’Accademia di Svezia. Atto Terzo: la conferma della recidiva di quel male che le sarà fatale, e che la condannerà a una morte ancora giovane.

venerdì 13 gennaio 2017

La felicità a portata di mano. Racconti dal carcere

Così vicino alla felicità. Racconti dal carcere
a cura di Antonella Bolelli Ferrera
Rai Eri, 2016

pp. 326
€ 17,00



Si è da poco conclusa la sesta edizione del Premio Goliarda Sapienza, di cui CriticaLetteraria si è occupata anche l’anno scorso (leggi qui). Per evitare condizionamenti, ho guardato il comunicato stampa con i nomi dei vincitori soltanto dopo aver terminato la lettura del libro: certa per la mia esperienza precedente della qualità letteraria dei racconti, preferivo farmi un'idea personale, stilare una mia ideale lista dei migliori. Devo riconoscere di essermi trovata solo parzialmente concorde con la giuria. Il concorso del 2016 prendeva spunto dalle parole di papa Francesco che, in occasione dell’Anno Santo della Misericordia, aveva avuto un’attenzione particolare per i detenuti, invitandoli a trasformare l’esperienza del carcere in occasione di libertà. I venticinque racconti selezionati per la finale tra i molti proposti (sedici per la sezione adulti, nove per quella destinata ai minori) ruotavano quindi intorno al tema del perdono. L’argomento era delicato, e non soltanto per i suoi evidenti agganci con la religione cattolica: chi scriveva doveva muoversi su un terreno insidioso; doveva tenere sempre presente la separazione che sussiste tra reato e peccato, manipolare una tematica di cui spesso si tende ad abusare, evitare il pericolo delle cadute nel sentimentalismo smaccato e nel buonismo. Non tutti, a mio avviso, ce l’hanno fatta.

#CriticaNera - Burma indaga: Nebbia sul ponte di Tolbiac di Malet

Nebbia sul ponte di Tolbiac
di Léo Malet
Fazi, 2016
titolo originale: Brouillard au pont de Tolbiac
traduzione di Federica Angelini

pp. 170 [cartaceo]
Euro 15,00 



La nascita del romanzo poliziesco - variamente battezzato come giallo, noir, polar, thriller, ecc. a seconda del paese di provenienza - è strettamente legata all'incremento demografico e urbanistico che ha interessato le grandi metropoli europee, su tutte Londra e Parigi, in seguito alle dinamiche economico-sociali scaturite dalla seconda rivoluzione industriale nella seconda metà dell'Ottocento. Questa premessa per dire come la geografia urbana è da considerare a pieno diritto come uno degli elementi portanti della narrativa del crimine. Per intenderci, non potremmo mai immaginarci Sherlock Holmes fuori dal contesto londinese (che sia quello vittoriano dell'originale di sir Conan Doyle o quello della riuscita trasposizione contemporanea della nota serie tv poco importa), come sarebbe altrettanto improponibile scindere le indagini di Nestor Burma dal loro habitat naturale parigino.

giovedì 12 gennaio 2017

#paginedigrazia Il segreto dell'uomo solitario nel confine tra eros e thanatos

Il segreto dell'uomo solitario 
di Grazia Deledda

Ilisso, 2011



Prefazione di Aldo Maria Morace



pp. 168

€ 11 (cartaceo)

€ 4,90 (ebook) 
 
 



Il segreto dell’uomo solitario è un romanzo del 1921, pochi anni prima della consacrazione del Nobel per la scrittrice sarda, e subito dopo il successo del romanzo La Madre, che per molti critici è romanzo di chiusura di un ciclo deleddiano fecondo, in cui tutti i temi più cari alla scrittrice erano stati ampiamente svolti e canonizzati, rendendo necessaria una nuova fase, seppur senza cesure nette o cambi di rotta sconvolgenti, come fa notare in apertura di prefazione Aldo Maria Morace.  
Arriva dunque una nuova fase per la Deledda, un desiderio di rinnovamento che possa tener fede al suo tacito patto coi lettori ma nel contempo aprirle prospettive nuove, più personali, più ardue. In questo romanzo i cambiamenti più evidenti sono nella struttura, nell’ambientazione e nella dialettica con il lettore. 

#PagineCritiche - Alla (ri)scoperta dell'inutile necessità della letteratura

Giorgio Manganelli, o l'inutile necessità della letteratura
di Anna Longoni
Carocci, 2016

pp. 264
€ 25 (cartaceo)


Complesso e ambizioso, scrivere una monografia dedicata a Giorgio Manganelli, autore controverso, dalle molteplici sfumature, difficili da cogliere, perché spesso intellettualistiche e attorcinate attorno alla sperimentazione lessicale, a discapito di una trama unitaria. Leggere Manganelli a volte lascia frustrati, più spesso ammirati, ma soprattutto frastornati dalla sua geniale ricerca stilistica, intrisa d'ironia e satira.
In questo ambiente potenzialmente pericoloso, costellato di numerosissima (ma non sempre valida) bibliografia critica, si muove invece con grande agio Anna Longoni, nel nuovo Giorgio Manganelli, o l'inutile necessità della letteratura, certamente tra i saggi più piacevoli, esaustivi e, al tempo stesso, "aperti" del 2016. Può sembrare strano attribuire tale attributo a un saggio, ma così è, e nell'accezione migliore: nel corso della lettura dell'opera, viene voglia di colmare le proprie lacune su Manganelli, procurarsi tutti i libri mancanti e andare ad ampliare le citazioni che, generosamente, intervallano, innescano o comprovano la riflessione critica. Un tratto comune ai vari capitoli della monografia è l'attenzione di Anna Longoni al testo autoriale, base da cui partire e approdo a cui tornare. Altro elemento imprescindibile, presente fin dal titolo, è la forte impostazione ossimorica delle riflessioni, peraltro coerentissima allo «scrittore che, ossessionato dalla menzogna, ha sostanziato i suoi scritti di autenticità» (p. 15).

mercoledì 11 gennaio 2017

Debora Omassi, "Fuori si gela"

Fuori si gela
di Debora Omassi
Fernandel, 2016

pp. 167
€ 13 (cartaceo)




Fuori si gela, e non solo fuori. Il gelo è anche nei cuori e soprattutto nelle menti dei personaggi che abitano i nove racconti che compongono l'opera di esordio di Debora Omassi.
Donne e uomini disperati, disillusi, che si trascinano in esistenze al limite del sopportabile, confinati in lande montane sperdute fra il nulla, annichiliti in anonimi quartieri residenziali oppure persi sui Navigli milanesi brulicanti di personaggi degni di un quadro di Grosz.

Nove racconti violenti e impietosi, che presentano diversi tipi di alienazione e di degrado: c'è il decadimento fisico e cognitivo causato dalla malattia ma anche quello psichico e relazionale, che sfocia irrimediabilmente nella violenza, ci sono la paura e l'incapacità di trovare un (ri)collocamento esistenziale che aiuti ad affrontare l'angoscia, c'è il paradosso assoluto della fuga verso la guerra, quella vera, scenario mortifero eppure meno desolante e unica - forse ultima - via per venire a patti con il proprio Io.

Una dolcissima lettura: "Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga" di Louise Miller

Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga
di Louise Miller
Sonzogno, 2016

pp. 320
€ 17.50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Avviso ai lettori: questo libro fa venire voglia di torta di mele. Se siete un disastro ai fornelli sinceratevi di avere almeno qualcosa di dolce in credenza, va bene anche una fetta di panettone superstite, da gustare insieme a una bella tazza di tisana fruttata fumante. Solo così potrete godere appieno di questa dolcissima lettura.

Come in ogni ricetta il titolo anticipa gli ingredienti che contiene: in questo Ricettario amoroso di una pasticciera in fuga abbiamo la cucina, i dolci, una pasticciera che fugge da qualcosa - o da qualcuno, e infine un pizzico di amore - che non fa mai male.

La protagonista è Olivia, detta Livvy, una pasticciera di enorme successo in quel di Boston. Cuoca per l'Emerson Hotel, ha girato tutto il mondo e  colleziona un successo professionale dietro l'altro. È creativa, giunonica, un po' imbranata e incasinata in materia d'amore. Cambia tinta di capelli una volta a settimana, sperimentando tutti i colori dell'arcobaleno, ed è una sciupa-uomini, anche quelli sposati. Non le manca nulla, eppure a più di trent'anni sembra aver perso la lista degli ingredienti della sua vita e fa fatica a trovare la giusta combinazione, tra alti e bassi, e va avanti tra catering nelle serate più VIP di Boston e notti d'amore con il suo capo. Fino a che... un flambé un po' troppo azzardato manda letteralmente a fuoco la sala del ricevimento dell'Emerson, e lei scappa a gambe levate. Parte con la sua macchina e il suo fedele cane Salty e si allontana dalla città, macinando chilometri verso Guthrie, un paesino nel Vermont, dove vive una sua cara amica pronta ad accoglierla e a offrirle una seconda chance.

martedì 10 gennaio 2017

L'amore ai tempi del telefono a gettoni: "Nessuno come noi" di Luca Bianchini

Nessuno come noi
di Luca Bianchini
Milano, Mondadori, 2016

pp. 252
€ 18,00



Un bel libro lo si riconosce dall'incipit. Non ricordo esattamente dove ho letto quest'indicazione, una regola non scritta sperimentata dai lettori più assidui e chiara ai recensori più attenti, ma senza dubbio essa si addice alla perfezione a Nessuno come noi, l'ultimo libro di Luca Bianchini, edito da Mondadori.
Quello dell'autore è un nome già noto presso il grande pubblico, grazie al successo di Io che amo solo te (2013) e di quello che si presenta come la sua continuazione, La cena di Natale (2013). Grazie a questi libri, e alle riuscite trasposizioni cinematografiche che ne sono state fatte, di cui l'ultima uscita lo scorso novembre, Bianchini si è imposto tra i nomi di quella giovane generazione di scrittori le cui nuove uscite occupano sempre più spesso gli scaffali più in evidenza delle nostre librerie.
In questo romanzo, in uscita il 10 gennaio 2017, l'autore sceglie di fare un passo indietro nel tempo,  ambientando la narrazione negli anni Ottanta, un'epoca ormai sconosciuta alle nuove generazioni, e nella sua scuola, il liceo scientifico Ettore Majorana di Moncalieri.

La famiglia ai tempi del post-capitalismo: quando il Nido è un rifugio tutt'altro che sicuro

Il nido
di Cynthia D'Aprix Sweeney
Frassinelli, 2017

Traduzione di Ada Arduini e Lucia Olivieri

pp. 359
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Cosa fareste se vostro padre vi lasciasse in eredità un "Nido", ovvero un fondo di risparmio che nel tempo è cresciuto oltre ogni immaginazione? Probabilmente verrebbe a tutti almeno una volta il pensiero di fare affidamento su quella piccola certezza per togliersi uno sfizio, pagare i propri debiti, concedersi un rischio notevole al lavoro,... Il problema è che la stessa idea, declinata in modi diversi, viene a tutti e quattro i fratelli Plumb. Certo, sanno tutti che non potranno toccare i soldi fino al raggiungimento del 40esimo compleanno della sorella Melody, ma tanto "il Nido" sta lì, ben protetto dalla banca. In fondo, l'unica ad avere diritto sul fondo anzitempo è la madre. E secondo voi che cosa viene in mente alla madre, quando uno dei figli, Leo, ha un terribile incidente in auto e la ragazza che sta con lui (in condizioni a dir poco compromettenti) subisce l'amputazione di un piede? Leo va tolto dai guai, chiuso per un po' in una clinica di disintossicazione, con la certezza che i fratelli capiranno... Muove da qui, dall'uscita di Leo dalla clinica e dall'incontro-scontro inevitabile con i fratelli, una vicenda tutt'altro che prevedibile. E mentre aspettiamo con Bea, Melody e Jack l'arrivo di Leo all'Oyster Bar, ecco che sorseggiamo le loro vite, gli antefatti che li hanno portati lì in uno stato di totale turbamento ignorando ciò che sta avvenendo, a loro completa insaputa, in contemporanea.