mercoledì 4 maggio 2016

#CritiCOMICS Il dritto e il rovescio della vita tra un’ace e uno smash

Max Winson
di Jérémie Moreau

Traduzione di Francesco Savino
Bao Publishing, 2016
328 pp., 23€

La tradizione fumettistica vuole che determinati generi siano identificati rigidamente solo con specifici scrittori o territori; come il genere supereroistico sembra appannaggio esclusivo delle pubblicazioni americane Marvel e DC, così le storie di sport hanno alimentato le letture dei giovani appassionati di spokon, genere di manga che racconta storie di fatiche e agonismo sportivo e passato alla storia con Captain Tsubasa (Holly & Benji) o Slam Dunk. Max Winson riesce a sorprendere, capovolgendo questi luoghi comuni e proponendo una storia di sport alla giapponese ma con il piglio narrativo e psicologico caratteristici di molti dei testi mitteleuropei e presentandoli in un amalgama che, seppur a tratti risulti mal miscelato, riesce a catturare il lettore fino all’ultima tavola.

martedì 3 maggio 2016

#CriticARTe - Nostalgie minimaliste: Hopper a Bologna

Edward Hopper
25 marzo 2016 - 24 luglio 2016

Palazzo Fava / Palazzo delle Esposizioni (Bologna)
Orario: lunedì-domenica, 10.00 – 20.00;
Biglietti: 13,00 € intero; 11,00 € ridotto.



Palazzo Fava, Bologna. Una coda mormorante e moderatamente impaziente aspetta di visitare la mostra di Edward Hopper (1882-1967): la locandina promette più di sessanta tra oli, acquarelli e disegni provenienti direttamente per l'occasione dal Whitney Museum di New York. Le aspettative sono alte, ma sussiste il timore che – come troppo spesso accade – il nome di un artista famoso e amato venga utilizzato come specchietto per le allodole, come pretesto per schierare una serie di opere minori o realizzate da poco noti pittori coevi. Non è così: si entra sospettosi, si esce appagati (forse un po' dispiaciuti che un incontro tanto intenso con l’autore sia già terminato).

Ritratto di Roth da giovane

Lasciar andare
di Philip Roth
Einaudi, 2016

Traduzione di Norman Gobetti

pp. 743
€ 24,00

I sei racconti di Goodbye, Columbus and Five Short Stories, pubblicati nel 1959, furono l’esordio di Philip Roth, ma oggi si può rileggere il suo esordio come romanziere. Lasciar andare, comparso negli Stati Uniti nel 1962, era infatti stato pubblicato in Italia nel 1965 da Bompiani e da allora mai più riproposto. Einaudi lo ha ripubblicato nei Supercoralli con la bella traduzione di Norman Gobetti e ciò che accade nelle 700 pagine del volume conforta e stupisce allo stesso tempo.

Le vicenda potrebbe esser riassunta con una formula che ben si adatta a molti romanzi di Roth: la grandissima, conturbante e stupefacente difficoltà delle relazioni umane. Questa volta ai protagonisti tocca muoversi nel clima dell’America anni ’50, a cavallo tra Iowa, Chicago e New York. Ed è già, come molta della produzione posteriore, una storia corale. Perché la vita di Gabe Wallach, professore universitario piuttosto solo, sconvolto dalla morte della madre e turbato dai doveri di figlio nei confronti del padre, si trova, un po’ per caso e un po’ per disperazione, a collidere con quella di una giovane coppia: Paul Herz, suo collega schivo e imperscrutabile, e sua moglie Libby, nevrotica e vittimista. A complicare il quadro si aggiungono Martha, con la quale Gabe stringe una relazione senza che il motivo sia chiaro neppure a lui stesso (forse amore, forse desiderio di rivalsa per non poter possedere Libby, forse semplice noia), i due figli della donna (una terribile bambina e un indifeso fratello minore), il padre di Gabe, noto dentista newyorchese che decide di risposarsi, e una coppia, Theresa e Harry, la cui carica di ignoranza, follia e cocciutaggine costituirà un problema per gli altri personaggi.

lunedì 2 maggio 2016

In fondo, ci sono molti modi per essere madre...

Nessuno esca piangendo. Memoir
di Marta Verna
UTET, 2016

€ 12 (cartaceo; ebook compreso nel prezzo)
pp. 125


«L'infelicità di una famiglia è un momento intimo e potente. Laddove la felicità crea uguaglianza, l'infelicità genera differenza. Si rivela una esperienza assolutamente privata.» (p. 11)
La protagonista lo sa bene, lei si scontra tutti i giorni con l'infelicità delle famiglie, abbraccia la loro paura davanti alla malattia dei figli che, tanto piccoli, devono già fronteggiare il cancro. Ma non è solo il suo lavoro da oncologa pediatrica a farla riflettere quotidianamente sulla complessità di stare al mondo accanto a chi amiamo. Lo sperimenta anche nella sua vita di coppia, nella quale non manca che Caterina, la figlia tanto desiderata che tarda ad arrivare. L'infertilità di una coppia è in grado di rinsecchire il rapporto, di metterlo a dura prova come una siccità improvvisa, che non conosce pause, né trova oasi di rifugio. 

Febbre all'alba: una storia d'amore semplice, una fiaba all'ombra dell'Olocausto


Febbre all'alba
di Péter Gárdos
Bompiani, novembre 2015, Milano

pp. 223
17 euro



A volte si incontrano storie tanto semplici, commoventi e luminose, che scriverne rischia di diventare un errore; si ha il timore di complicare qualcosa che è già perfetto, dove complicare diventa sinonimo di imbruttire, deturpare qualcosa di compiuto.
È questo il caso di Febbre all’alba, primo romanzo (biografico) del regista ungherese Péter Gárdos, il racconto di un incontro di due anime buone e del loro amore, originato dalla più grande delle tragedie umane, l’Olocausto, e durato cinquantadue anni.
Una storia vera, perché Gárdos ripercorre, narrandola con delicatezza e levità, la nascita dell'amore tra i suoi genitori.
Un romanzo che ha il grande pregio di soffermarsi su un aspetto laterale della guerra, poco battuto, ma non per questo marginale o meno interessante: le ferite nello spirito di chi è rimasto; le lacerazioni psicologiche subite dai sopravvissuti di quell’immane dramma; il cammino verso la riscoperta della felicità e di sé stessi come individui, dopo anni in cui la propria identità è stata sepolta sotto un numero tatuato su un braccio.

domenica 1 maggio 2016

#RileggiamoConVoi - aprile 2016

Foto di ©Debora Lambruschini


Buongiorno lettori e buon 1° maggio! 
Certo, quest'anno cade di domenica e ci rovina la possibilità di un ottimo ponte di letture, ma vogliamo salutare il nuovo mese con i nostri consigli di aprile che, eccezionalmente, escono oggi, proprio per cercare di tamponare la sofferenza da festa mancata...
Sappiamo che molti di voi non si muoveranno e allora vi portiamo a spasso con la lettura e anche con le foto di Debora Lambruschini, che ha trascorso uno splendido compleanno a Cannes e condivide volentieri alcuni degli scatti del weekend. 

Buona lettura, dunque! 
La Redazione

***

#RoaldDahl100 - Cent'anni di amore per Roald Dahl







Ricordo che il primo libro che lessi di Dahl da bambina fu Gli Sporcelli (The Twits)[1]. Era estremamente divertente trovare in un libro osservazioni e riflessioni sulla puzza, la sporcizia, la bruttezza, i dispetti e altri aspetti sconvenienti, solitamente sottaciuti dalla letteratura e dagli adulti. Le parole di Dahl mi incoraggiavano a osservare la realtà da vicino, in prima persona, mi ponevano davanti a buffe (ma per niente futili) questioni, mi portavano a ridere o a sorridere di ciò di cui nella vita, o sui libri, raramente si parla.

sabato 30 aprile 2016

#CritiComics - "Pugni": sul ring della storia con Battaglia e Castaldi

Pugni. Storie di boxe
di Boris Battaglia e Paolo Castaldi
Edizioni BeccoGiallo, 2015

pp. 139
€ 18,50

Una storia di boxe è sempre la stessa storia. Prima di Rocky, prima di Città amara, prima di tutti gli scrittori che tenevano la penna in una mano mentre l'altra la infilavano nel guantone (da Jack London a Hemingway, da Conan Doyle a Jonathan Ames). Ogni storia di boxe è sempre la stessa storia: un ring, due uomini, un pubblico che li guarda. Dentro il ring ciò che conta sono i pugni e nient'altro. Come li dai e come li incassi. Fuori dal ring invece è tutta un'altra storia, ma gli elementi sono (quasi) sempre gli stessi: la rivalsa sociale di una minoranza, la voglia di essere il migliore, il coraggio, la paura e il far finta di non averne neanche un po', poi i soldi (troppi o troppo pochi). Pensieri e desideri che stanno nascosti nella testa dei pugili ma di cui il pubblico si appropria, riversando rabbia ed emozioni in quei pugni che vorrebbero saper sferrare e incassare anche loro.

Boris Battaglia e Paolo Castaldi non hanno paura di raccontare sempre la stessa storia, tant'è che nel loro Pugni - Storie di boxe (Edizioni Becco Giallo, 2015) raccolgono in ordine cronologico quindici incontri di pugilato narrandoceli a parole e immagini. Pugni è un ibrido coraggioso, non un fumetto, non un libro illustrato, non un saggio sullo sport, nemmeno un libro biografico o di giornalismo sportivo: più che altro passa fluidamente dall'uno all'altro senza alcuna gabbia di genere, trasformandosi ogni qualvolta la storia raccontata richieda una metamorfosi narrativa per esprimersi al meglio.

venerdì 29 aprile 2016

Interruzioni di Camilla Ghedini: il senso della maternità nelle donne non madri

Interruzioni
di Camilla Ghedini
Giraldi Editore, Bologna, aprile 2016

pp. 100
10 euro



Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione.
Così scriveva la poetessa Marina Cvetaeva. Ed è una frase calzante, che coglie il senso profondo di “Interruzioni”; un piccolo libriccino, appena 98 pagine, di Camilla Ghedini, giornalista ferrarese, in uscita domani, 30 aprile 2016.
Appena 98 pagine, dicevo, quattro brevi capitoli. Eppure mi ci sono voluti altrettanti giorni per arrivare in fondo al libro di Camilla. Ho dovuto leggere un capitolo alla volta, perché ognuno di essi l’ho dovuto affrontare armata, come si affronta una battaglia. Una delle più dure, quelle contro una parte di sé.
Quattro donne, quattro madri, non in senso biologico (o almeno non in tutte le storie) ma spirituale, quattro capitoli che rappresentano altrettanti nuclei narrativi, indipendenti tra loro, uniti da un unico legame: sono quattro monologhi che parlano di maternità. Maternità rifiutata, maternità annegata, maternità sperata e soltanto sfiorata.

Massimo Recalcati, "L'ora di lezione"


L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento
di Massimo Recalcati
Torino, Einaudi, ‘Super Et’, 2014

pp.151,
euro 14,00





La crisi della scuola è un sintomo e un’espressione di una crisi più vasta e pervicace, che riguarda strutture e modelli di pensiero, la realtà concreta degli istituti e quella astratta dell’insegnamento, la conoscenza e l’epistemologia, il confronto con la modernità e la necessità ineludibile della tradizione, il valore del modello originale e le proficue innovazioni che non possono essere trascurate. Come perno della società, dalla Rivoluzione Francese agli anni Sessanta del Novecento, da quando cioè gli stati moderni avocarono a sé l’intero settore per renderlo, assieme alla caserma e alla chiesa, chiave di volta nella formazione del cittadino-soldato cardine della ideologia della nazione, la scuola è sempre stata ambita e bramata da oligarchie e politici, storico argomento di innumerevoli riforme e tentate rivoluzioni.

giovedì 28 aprile 2016

Un Eldorado linguistico, se accetti di inerepicarti per i sentieri di Corsignano

Il cinghiale che uccise Liberty Valance
di Giordano Meacci
Minimum Fax, 2016

pp. 450
€ 16 (cartaceo)


Uno zaino ben carico di concentrazione e un binocolo che permetta di adocchiare a distanza le intenzioni linguistiche: ecco quel che serve per affrontare l'impervio cammino di Il cinghiale che uccise Liberty Valance. Quando si giunge in vetta al romanzo, si vede tutto il gioco di vallate e cucuzzoli ora erosi e ora costruiti da Meacci che, come un grande creatore, va a sagomare un paesino inesistente, Corsignano, al confine tra Toscana e Umbria. Il suo plastico è facilmente riproducibile: basta mettere case che sanno di tradizione, accanto a stalle col loro classico odore ferino, stradette piene di pettegolezzi e di perdigiorno, botteghe dove il proprietario si affaccia sulla porta e a salutare. Come ci si allontana dal borgo, un po' di alberi, foresta e un paio di macchine appartate (i motivi, potete immaginarli). Se si scoperchiassero i tetti di quelle case, si percepirebbero le nostalgie di chi è rimasto ormai solo e di chi si sente inadeguato, e si vedrebbero le tv con davanti quattro ragazzotti, pronti a parlare (con un po' di supponenza) di grande cinema, tra cui L'uomo che uccise Liberty Valance a cui è ispirato il titolo. 

#CritiMusica - La musica alla conquista della morte: una fiaba tra denuncia e paradosso

Le intermittenze della morte
di José Saramago
Traduzione di Rita Desti
Feltrinelli, 2013

pp. 218
9,50 euro

Una scrittura unica. Certo bisogna adagiarvisi in tutto, scorrere veloci tra le parole per iniziare a carpirne la fluidità. Uno stile come quello di Saramago si spalma sulla pagina sempre più giù, virgola dopo virgola, e non ammette distrazioni. All’inizio si nuota a fatica tra le pagine alla disperata ricerca di un punto, ci si trova condotti da un fiume impetuoso, e si finisce per aggrapparsi con sollievo a ogni pausa che si incontra. Non appena però ci si lascia trasportare per davvero – senza timori o preconcetti – dalla corrente narrativa, senza anelare l’oasi di quiete che il punto garantisce, la navigazione diventa squisita. Saramago ci trascina in un universo narrativo fatto di pensieri liquidi ed eventi impossibili, a metà tra la fiaba dal sapore moraleggiante e l’amara critica ad alcuni paradossi della civiltà umana.

mercoledì 27 aprile 2016

Memorie violate ne "La gioia di uccidere" di Harry N. MacLean

La gioia di uccidere
di Harry N. MacLean
Fazi, 2016

p. 255
€ 16,00

Titolo originale: The Joy of Killing
Traduzione di Fabio Pedone



Benché pubblicato nella nuova collana che Fazi dedica al noir (intitolata non a caso "Darkside"), il romanzo di Harry MacLean abbatte e travolge senza nessuna ritrosia tutte le possibili limitazioni di genere. La gioia di uccidere è un testo ambiguo, discontinuo, ingannevole. L’autore gioca con il lettore, semina indizi per rimetterli immediatamente in discussione, spiazza ogni prospettiva sicura e si compiace nel disgregare la trama in una serie infinita di visioni e revisioni sempre parziali (nel duplice senso di incomplete e faziose). 
Il narratore interno, ex professore universitario e romanziere, viene presentato subito come inaffidabile e confuso, e l’opera si configura come un percorso di scavo nel passato alla ricerca di una verità non più (o non ancora) conosciuta:
la sensazione di angoscia disperata che proviene dal non sapere sparirà presto per essere sostituita da una chiarezza incrollabile [...] è da un bel po’ di tempo che ho perso la capacità di distinguere queste cose, quel che è vero e quel che non lo è, il reale e il non reale. Se una cosa è accaduta oppure no. (15, 17)

Forme uniche della continuità dello spazio: «La sumera» di Valentino Zeichen

La sumera
di Valentino Zeichen
Fazi editore, 2015

pp. 155
euro 16.00 (cartaceo)
euro 9.99 (ebook)

La sumera di Valentino Zeichen è il racconto di un miracolo laico, artistico e antico che si rinnova in un oggi perpetuo, percorrendo il tragico mediante scorciatoie ironiche. Una storia che è stata si aggira tra i ricordi contemporanei, pullulanti sia di tempo passato sia di vita. Se il margine spaziale è il centro temporale, ne consegue un flusso indistinto fra nostalgie irrisolte e fallimenti risolti nel disastro.
Non si può leggere La sumera dimenticando chi è l’autore: Valentino Zeichen è uomo di poesia, toccato dalla grazia del ritmo e della musicalità.
Una melodia si interseca nella prosa dell’opera, quasi come in una danza magico-rituale mitica: e si sa, il mito imperfetto del Novecento, scevro di corona e regno, si può incontrare ovunque e sempre.

martedì 26 aprile 2016

#ScrittoriInAscolto - Con Lisa Hilton a Milano


Un vento del tutto imprevedibile, tanto quanto la protagonista di Maestra, sconvolge la quiete di qualche domanda nel giardino dell'Hotel Manin, a Milano. Lisa Hilton, bellissima anche dopo una giornata impegnativa di interviste, è pronta a raccontare della sua protagonista e non si lascia distrarre. Sarà che ha tanto studiato per creare il personaggio di Judith, che adesso ha gran voglia di parlare di come ogni cosa nel romanzo sia stata sperimentata da lei in primis («ho anche provato a muovere un uomo a peso morto... Ovviamente non si trattava di un cadavere, ma di un volontario!», sorride). 
Eros e Thanatos si mescolano indissolubilmente nel già preannunciato bestseller Maestra, che uscirà per Longanesi il 2 maggio ed è attesissimo in tutto il mondo. È stato presentato come "il superamento in chiave femminista e letteraria delle Cinquanta Sfumature", ma chi lo ha già letto sa che c'è molto altro. C'è un tocco di storia dell'arte, passione e campo di studi della stessa Lisa Hilton; accanto, il gusto per un thriller pieno di suspense che scava nella psicologia del personaggio, senza schermi di alcun tipo, né fronzoli. E poi ok, c'è tutto l'erotico che prende piede senza pregiudizi né orpelli: è un sesso spogliato da ogni edulcorazione, da ogni eufemismo, e di questo non si può che essere grati a Lisa Hilton.

Geografie newyorkesi dell'irlandesità. New York secondo Brendan Behan

Un irlandese in America
La New York di Brendan Behan
66thand2nd, 2015

trad. Riccardo Michelucci


pp. 168
€ 20

"Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
nelle vie di New York il poeta è da solo e nessuno lo salverà"

Partiamo da qui, dalla canzone che i Modena City Ramblers dedicano ai poeti che muoiono di solitudine nel loro album del 1994 Riportando tutto a casa.
In particolar modo, si riferiscono a Shane McGowan, leader dei Pogues,che dopo aver lasciato il gruppo si rifugiò a New York per disintossicarsi dall'alcol e al nostro Brendan Behan, scrittore dublinese morto di coma epatico nel 1964.
Breve carriera, un solo romanzo, autobiografico, Ragazzo del Borstal, qualche commedia, alcuni talk book.
Ha tutte la carte in regola per diventare una leggenda.

lunedì 25 aprile 2016

«Quando tutto finisce restano i libri». Incontro con Giuseppe Lupo. Le pagine di clio #2



L’albero di stanze
Di Giuseppe Lupo
Marsilio 2015

pp. 247
Euro 17.50



Metti una casa alta quanto un pioppo, una famiglia che sembra uscita da una leggenda e un medico sordo.
Si entra nell’Albero di stanze, l’ultimo romanzo di Giuseppe Lupo pubblicato da Marsilio Editore (2015). Lo scrittore lo ha presentato lo scorso 9 aprile al secondo incontro di Le pagine di Clio, la rassegna letteraria a Cernusco sul Naviglio nella libreria La bottega del libro, a cura dell’associazione CLIO Cultura Libri Opportunità con la direzione artistica della scrittrice Loredana Limone
Occorre fare un passo indietro, un passo lungo quarant’anni. È il tempo che Giuseppe Lupo ha impiegato per dare vita a una narrazione che aveva nella testa fin da ragazzino. Se quella del libro sia la sua famiglia e, se davvero abbia vissuto in una casa che sfiorava le comete non è importante, c’è una storia è questo basta.

#CriticaNera - Nestor Burma indaga: "Le acque torbide di Javel" di Léo Malet

Le acque torbide di Javel
di Léo Malet
Fazi editore, 2016

[tit. orig. Les Eaux troubles de Javel]
trad. Federica Angelini

pp. 172
€ 14,00 (cartaceo)



Una collana editoriale dedicata al "giallo" in ogni sua possibile declinazione narrativa (dal noir al thriller, dal crime alla mistery fiction) è la recente novità di Fazi che con Darkside decide di dare spazio a tutte le sfumature del genere, con una particolare attenzione alla qualità della scrittura che dovrebbe così diventare, in un settore inflazionato come è in Italia, proprio la cifra distintiva della collana. E la scelta del primo titolo, Le acque torbide di Javel del francese Léo Malet (1909-1996), maestro indiscusso del genere, sembra non tradire affatto le attese. 
In occasione del ventennale della morte dell'autore transalpino, la casa editrice romana propone infatti un romanzo, finora inedito, della serie 'I nuovi misteri di Parigi' che ha come protagonista Nestor Burma, investigatore privato dalla battuta più fulminante di un colpo di pistola, celebre creatura letteraria dello scrittore nato a Montpellier. Ambientato nel XV arrondissement, circondario popolare di caseggiati grigi e squallidi e affollato da un'umanità varia che trascina i giorni tra stenti e miserie, Le acque torbide di Javel vede Nestor Burma alle prese con un caso che lo coinvolge personalmente; e non solo perché lo scomparso Demessy - vicenda da cui inizia a dipanarsi la trama - è una vecchia conoscenza del protagonista, quanto perché, lui all'apparenza gran cinico, non riesce a non farsi trascinare emotivamente ed empaticamente nelle pieghe di quel sottosuolo quotidiano senza speranza di riscatto.

domenica 24 aprile 2016

Pillole d'Autore: Rondoni e D'Amato, i termini (in)giusti dell'amore


I termini dell'amore
di Davide Rondoni e Federica D'Amato
CartaCanta, Forlì, gennaio 2016

pp. 104
12 euro



Un po’ poeti, un po’ filosofi, Davide Rondoni e Federica D’Amato si incontrano su panchine e bar cittadini per sette dialoghi che ruotano attorno ad altrettanti momenti cruciali di ogni (in)giusto rapporto d’amore:
Con te, però, ora, vorrei fare un passo in avanti, lanciando in aria la moneta dell’amore nella speranza che la sua faccia (in)giusta cada dalla parte esposta al sole. Credo che potremmo farlo insieme solo riconsiderando le parole luminose che abitano le storie di ogni amore, parole semplici che alla fine sono quello che resta, e che, se abbiamo il coraggio di pronunciare, diventano la voce della nostra poesia.
(pg. 9-10)

sabato 23 aprile 2016

#Scrittori in ascolto: Le donne? Variegate come una miscela di tè. L'incontro con Federica Brunini

So che l'Italia è il Paese del caffè per eccellenza e se uno pensa al tè gli viene in mente la Union Jack e il volto della Regina. Eppure molte cose sul tè non le conosciamo: il tè fu introdotto in Europa dall'Olanda ed ebbe un successo strepitoso in Francia. Solo più tardi, con la conquista dell'India da parte della Gran Bretagna, gli inglesi conobbero il tè.  Ma i maestri di tutti noi, in fatto di tè e di molte altre cose, sono i cinesi. Quante cose si nascondono in quelle foglie profumate.

Inizia così, con una specie di lectio magistralis improvvisata, l'incontro con Federica Brunini, autrice di Quattro tazze di tempesta, uscito per i tipi Feltrinelli. L'incontro, svoltosi in Fondazione Feltrinelli a Milano martedì 19 aprile, è, sostanzialmente, ruotato tutto attorno al tè e al rito della degustazione in compagnia.