lunedì 26 giugno 2017

Di che cosa parliamo quando parliamo di… rapporti di coppia

Come non odiare tuo marito dopo i figli
di Jancee Dunn
Sonzogno, 2017

Traduzione di Paola Bertante

pp. 254
€ 16,50



Spesso quando leggo un libro mi capita di fare un gioco, ossia quello di immaginare, nel farsi della lettura, un titolo alternativo rispetto a quello scelto dall’autore, non per presunzione ma, al contrario, per riassumere in un inciso di poche parole ciò che il libro ha lasciato dentro di me, cedendo a quel potere di espansione dell’immaginazione da sempre proprio della letteratura. E in questo mio gioco è coinvolto anche il libro di J. Dunn che, prendendo spunto da un romanzo di Raymond Carver, avrei intitolato Di che cosa parliamo quando parliamo di… rapporti di coppia.

Barry Strauss e la cronaca del mondo antico

La morte di Cesare. L'assassinio più famoso della storia
di Barry Strauss
Laterza, 2017

Traduzione di David Scaffei
1^ edizione: 2015

pp. 350
€ 13,00 (cartaceo)


La morte di Cesare non si apre con il pugnale che vedete in copertina: si apre con un trionfo, che celebra l'incredibile vittoria di Giulio Cesare nel 45 a.C., dopo la famosa vittoria di Munda, che segna la sconfitta definitiva dei pompeiani. Come in una presa diretta, Barry Strauss presenta i personaggi che accompagnano il comandante vittorioso: Decimo, Bruto, Ottaviano, Antonio. Ognuno di loro è vicino a Cesare: Decimo è un fidato compagno d'armi, Bruto è figlio dell'amante più cara a Cesare, Ottaviano gli è nipote, Antonio è amico e comandante da anni. Ma, nonostante parentela e amicizia, ognuno di questi quattro personaggi ha validi motivi per competere con gli altri e desiderare di sostituirsi a Cesare. 
Le ragioni di questa ambivalenza vengono spiegate approfonditamente da Barry Strauss, che coglie personaggio per personaggio in uno zoom attento ai dettagli. Si parte sempre con l'aspetto fisico, descritto minuziosamente, e il carattere, desunto da fonti più o meno accreditate, di cui l'autore dà sempre conto; si passa quindi a un flashback sulla carriera del personaggio, focalizzando tutto sul rapporto che il personaggio intrattiene con Cesare, ma anche sulle ambizioni personali. Il lettore, in tutta la prima parte del saggio (circa un'ottantina di pagine), si avvicina ai protagonisti della congiura, a cui assiste con dovizia di particolari storici e ipotesi sugli interessi di questo e quel congiurato (si tratta della seconda parte del saggio). 
Intanto, Cesare si è stabilito nella sua lussuosa villa oltre il Tevere: che cosa sta preparando davvero?

domenica 25 giugno 2017

#CritiComics - "Orientalia": sensualità e leggenda, tra Istanbul e Venezia

Orientalia. Mille e una notte a Venezia
di Alberto Toso Fei e Marco Tagliapietra
Round Robin editrice, 2017

pp. 120
€ 18,00




Certi amori non finiscono: e quello tra Alberto Toso Fei e la città di Venezia è destinato a durare. Nel suo ultimo libro, Orientalia, lo scrittore "veneziano dal 1351", fiero discendente di "un'antica famiglia di vetrai di Murano", conduce nuovamente il lettore in laguna. E, di nuovo, gli narra un passato mitico, fatto di storia e leggende; a rappresentarle, le linee morbide e fiabesche del veneziano Marco Tagliapietra.

È il 22 marzo 1838, una data simbolica: una pattuglia di austriaci cerca Saddo Drisdi, l'ultimo turco rimasto in città, per cacciarlo. Non immaginano, il kapitan e i suoi fedelissimi, che esattamente dieci anni dopo saranno loro ad essere scacciati, nell'insurrezione da cui nascerà l'orgogliosa Repubblica di San Marco.

#CritiMusica - A passo d'uomo, e senza troppa simpatia

P
Passo d'uomo
di Francesco De Gregori con Antonio Gnoli
Laterza, 2017

pp. 233
10 €


...e quello che non so lo so cantare.

Inizio con una premessa: Francesco De Gregori non è un simpatico.
Più leggevo Passo d'uomo, dialogo col giornalista Antonio Gnoli, ex capo delle pagine culturali e ora collaboratore di Repubblica, appena uscito nell'Economica di Laterza, più pensavo “Oh ma senti questo”.
"Il Principe", l'autore della Donna Cannone, di Nino e la sua Leva calcistica della classe '68. Di Buonanotte fiorellino sì, ma pure di Pablo, di Viva l'Italia, de La storia siamo noi. Di Festival, e Gambadilegno a Parigi, e Santa Lucia. L'autore di un pezzo di coscienza cantautorale del nostro Paese, il “Bob Dylan italiano”.
Io volevo forse, come tutti i fan, trovare le conferme a quel che mi piaceva di lui, nella sua voce. Volevo sentirmi raccontare la nascita delle canzoni, le simpatie politiche, pezzettini di vita privata, e ripercorrere le tappe di quella pubblica.
Volevo una biografia commentata.
E invece c'è dentro questo libro un divagare, talvolta uno sputare franco e secco delle sentenze e delle opinioni personali che uno dice “ma fai il cantante” e ti aspetti che Francesco De Gregori interpreti la sua parte. Così come quando vai a un suo concerto e ti aspetti che faccia Buonanotte fiorellino per cantarla insieme a lui e poi cambia tutti gli arrangiamenti e che era Buonanotte fiorellino lo capisci a metà canzone.

sabato 24 giugno 2017

In memoria di Stefano Rodotà

Un ritratto di Stefano Rodotà.
Fonte: L'Espresso
È di ieri la notizia che ci ha lasciati Stefano Rodotà, un giurista, un intellettuale, un grande Uomo del nostro Paese.

Nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, fin da giovane coniugò la passione per il diritto con quella per la politica.

Innumerevoli le cariche fino ad oggi ricoperte. Solo per citarne alcune: professore ordinario all'Università La Sapienza di Roma, militante nel partito Radicale, insegnante anche a Oxford, in Francia, in Germania, negli Usa, editorialista de La Repubblica.
Dal 1997 al 2005 è il primo Garante per la protezione dei dati personali, dal 1998 al 2002 presiede il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea.

Nel 2013 il Movimento 5 Stelle lo propone come Presidente della Repubblica, ma alla fine gli verrà preferito Napolitano.

Cosa c'è sotto questa pelle che tradisce i segni del tempo?

Crepapelle
di Paola Rondini
Intrecci edizioni, 2017

pp. 174
€ 14 (cartaceo)



C'è una verità insopprimibile, anche nel nostro presente ultra-tecnologico: il tempo passa e ci cambia, interiormente ed esteriormente. Sembra una realtà scontata, ma non è proprio così, in un'epoca che cerca di scongiurare in ogni modo l'idea della morte. Greta Lensi lo sa, con i suoi cinquant'anni, i lineamenti regolari e quel corpo che può sembrare ancora quello di una trentenne, se visto da lontano. È l'invecchiamento che non sopporta, o semplicemente lo scontro quotidiano con la nuova se stessa, così difficile da accettare. Per questo e per altre ragioni, che si scoprono via via nel romanzo, Greta si rivolge a un'importante clinica fiorentina di chirurgia estetica, dove opera il dott. Giacomo Selvi, tanto rinomato quanto attraente, tanto responsabile in sala operatoria quanto disinibito nelle relazioni con donne molto più giovani di lui.

Hemingway e l'Italia, una storia d'amore


L'Italia di Hemingway
di Richard Owen

traduzione di Daniela De Lorenzo

Donzelli, 2017
224 pp.
25,00 €


Wopland, la terra “spaghettosa”. Così Ernest Hemingway nei suoi, non rari, momenti umorali chiamava l’Italia. “But the Wopland gets in the blood and kind of ruins you for anything else” (“ma la terra spaghettosa ti entra nel sangue e poi ti rovina per qualsiasi altra cosa”). E la nostra Italia era davvero entrata nel corpo e nella mente di Hemingway, che la conobbe durante la Prima guerra mondiale, quando appena diciottenne, si arruolò volontario come autista di ambulanze per la Croce rossa americana. Il bel libro Hemingway e l’Italia di Richard Owen, che per 15 anni fu corrispondente dall’Italia per il Times, ripercorre per la prima volta tutte le tappe dell’amore che legò indissolubilmente lo scrittore, tra i più grandi del Novecento, alle nostre terre. E se poi la vita lo portò a vivere a Key West in Florida, poi a Cuba, alla Finca Vigía, a soggiornare per lunghi periodi a Toronto, a Parigi, in Spagna, negli States, in Africa, e infine a morire suicida a Ketchum nell’Idaho, è del nostro Paese che Ernest Hemingway si innamorò perdutamente.
Ho così tanta nostalgia dell’Italia che quando ne scrivo viene fuori quel non so che di speciale che si riesce a mettere solo nelle lettere d’amore.
Così scriveva all’amico James Gamble nel 1919. E per tutta la vita, Papa (come lo scrittore era soprannominato) tornò in Italia, portandoci gli amici e le mogli. Owen racconta in modo molto circostanziato la storia biografica che legò Hem all’Italia, avvalendosi di tantissimo materiale d’archivio, lettere, testi, annotazioni, interviste a persone che lo conobbero. E ovviamente grazie ai romanzi e ai racconti, da cui, a leggere tra le righe, escono persone, incontri e momenti. Perché per Hemingway vita e letteratura erano un unicum.

venerdì 23 giugno 2017

La vocazione dell’Assoluto. Gottfried Benn cronista della nuova stagione letteraria

La nuova stagione letteraria
di Gottfried Benn
Adelphi, 2017

a c. di Amelia Valtolina

pp. 50
€ 7,00



All’individualità pare dedicata l’intera opera di Gottfried Benn, come un’ode a quella figura che potrebbe aver nome di “Io”. No, nessuno spazio all’egoismo, a una centralità particellare, a un “Io” piuttosto, che sia da contemplare e carezzare con lo spirito di chi errabondo descriva l’età moderna. La città: che farsene? Così Rönne, voce protagonista del romanzo “Cervelli” (Adelphi), si risolve per “farsi occupare” dall’ambiente. Parecchi anni dopo aver goduto delle simpatie nazionalsocialiste e da queste esser stato tradito per via di quel suo spirito francamente anti-pratico, e dunque “degenerato” per chi faceva della terra l’unico teatro su cui allestire la recita dello “spazio vitale”, l’autore scriverà, tra le riflessioni di “Romanzo del Fenotipo” (Adelphi): «In un’epoca che dava importanza soltanto alla massa, l’ipotesi di un cadavere dotato di individualità era una romanticheria».

La felicità è a portata di trolley

La felicità è a portata di trolley
di Marta Perego,
De Agostini, maggio 2017

pp. 272
€ 16 (cartaceo)



55x40x20: sono le (ristrettissime) misure con cui, viaggiatori moderni, dobbiamo fare i conti: quelle, per intenderci, del bagaglio a mano concesso sui voli RyanAir e che, ad ogni partenza, ci tengono con il fiato sospeso e le dita incrociate sperando di non aver sforato in centimetri e peso della nostra valigia. Marta Perego, giornalistica culturale che da un decennio si divide fra cinema e libri, è una nomade spesso in viaggio per lavoro e per passione, e con quelle rigide misure ha dovuto imparare a fare i conti. Con il tono ironico e intelligente che la contraddistingue, ha scritto un libro a metà strada fra il manuale e il memoir, tra consigli per superare il trauma da bagaglio ridotto e aneddoti, ricordi e riflessioni di una viaggiatrice appassionata che proprio da quelle valigie ha imparato molto. Un testo divertente, dalla grafica accattivante, ricco di consigli e trucchi da esperta viaggiatrice, ma anche il pretesto per fermarsi a riflettere su noi stessi, di fronte ad una valigia aperta, pronta a contenere non soltanto abiti e oggetti ma un pezzo di quello che vorremmo essere in quel viaggio. 
Ho capito che ogni valigia non è altro che un mio ritratto, scattato nel preciso istante in cui mi trovo. In equilibrio sottile tra la me stessa che va e la me stessa che ritorna.

Un padre morto, due gemelle e una casa che è un'arena in cui disconoscersi a vicenda: "L'importanza dei luoghi comuni" di Marcello Fois

L’importanza dei luoghi comuni
di Marcello Fois
Einaudi, 2013

pp. 139
€ 12,50




Il ritratto di famiglia sarebbe presto fatto: un papà, una mamma e due figlie gemelle, Alessandra e Marinella. Peccato che, quando le bambine avevano otto anni, il pater familias se ne sia andato, mettendo in atto una strategia dell’abbandono alla quale le piccole avrebbero reagito in modo diametralmente opposto, finendo col divaricare sempre di più, nella crescita, quell’alterità che tanto le distinguerà nei caratteri a dispetto della specularità dei corpi. Finché un giorno, ormai quarantottenni, le sorelle non si ritroveranno vis à vis nell’appartamento paterno proprio dopo la morte del genitore, e la loro visita a quelle stanze contese, impregnate dall’odore del sigaro abitualmente fumato dal fu Ernesto Cappelli, diventerà occasione per una lotta verbale senza esclusione di ricordi: come se quella dimora  fosse l’«arena» perfetta e tanto attesa nella quale le due donne, tra “silenzi e grida”, potessero finalmente procedere «al reciproco disconoscimento».

giovedì 22 giugno 2017

Della gioventù d'oggi: il romanzo feroce di Lindsey Lee Johnson

Il posto più pericoloso del mondo
di Lindsey Lee Johnson
Bompiani, 2017

pp. 318
€ 18,00

Titolo originale: The Most Dangerous Place on Earth
Traduzione di Sara Reggiani




Tristan Bloch ha tredici anni. Non è bello, non è ricco, è socialmente inetto. Viene sistematicamente emarginato e deriso e, quando decide incautamente di scrivere una lettera d'amore a una bella compagna di classe, Cally, innesca un meccanismo mortale fatto di pubbliche umiliazioni, cyberbullismo, aperte istigazioni al suicidio. Letto poco dopo Tredici (qui la recensione), questo romanzo sembra partire da presupposti comuni; la differenza sostanziale è che il focus qui è incentrato non sulle ragioni di chi va, ma sulle conseguenze - nascoste, rinnegate - per chi resta, sull'apparente assenza di traumi, e sulle cicatrici che invece segnano nel profondo i superstiti.

#CriticaNera - Una commedia thriller alla Coen: "Il cacciatore di teste" di Jo Nesbø

Il cacciatore di teste
di Jo Nesbø
Einaudi, 2013

Traduzione italiana di Maria Teresa Cattaneo

pp. 293
€ 18



Roger Brown lavora per Alfa, una società norvegese di selezione del personale. È un cacciatore di teste, cinico e privo di qualsiasi coinvolgimento emotivo; dall'alto (o dal basso?) del suo metro e sessantotto vuole essere il più bravo: non si tratta solo di lavoro, ma di vincere ed in effetti è il migliore nel suo mestiere ed emana un fascino da predatore.  Distaccato, guarda con ironia il mondo dell'alta società norvegese che frequenta con la moglie Diana, proprietaria di una galleria d'arte (pagata da lui per senso di colpa dopo averla convinta ad abortire). Oltre che scrutatore di top manager, Roger è un ladro di quadri, sottratti proprio dalle case dei ricchi che incontra grazie al suo lavoro.
Quando incontra Clas Greve, capisce subito che è l'uomo perfetto per il posto di amministratore delegato di un'azienda di gps e tecnologia satellitare sua cliente. Non solo: casualmente scopre che l'olandese è in possesso di un quadro rarissimo di Rubens; l'occasione che Roger aspettava da tutta la vita per un ultimo colpo definitivo che lo sistemi per sempre.

mercoledì 21 giugno 2017

Un viaggio (troppo breve?) nel DNA borghese: "Eros e virtù" di Alberto Mario Banti

Eros e virtù
Aristocratiche e borghesi da Watteau a Manet
di Alberto Mario Banti

Laterza, 2016

pp. 128 
€ 19


Questo breve saggio di Alberto Mario Banti intitolato Eros e Virtù. Aristocratiche e borghesi da Watteu a Manet e pubblicato da Laterza è tanto interessante nell'argomento, per l'appunto l'amore, il sesso e, in generale, il rapporto con i sentimenti tra Sette e Ottocento, quanto non completamente riuscito. Già perché se Banti è uno studioso riconosciuto e di chiara fama dell'argomento, purtroppo il tema viene trattato (come talvolta accade nella collana I Robinson/Letture) in maniera troppo sbrigativa. E dire che dal punto di vista grafico-editoriale il libro si presenta come uno dei migliori esempi oggi in circolazione: impaginazione elegante, comparto fotografico di assoluto pregio, caratteri molto leggibili e una totale facilità di consultazione. Eppure, nonostante questi evidenti, evidentissimi pregi, il libro è fortemente incompleto.

«L'amore non serve a nulla, Ghita. Lo sai bene».

Guardami negli occhi
di Giovanni Montanaro
Feltrinelli, 2017

pp. 144
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Tutte raccontano la mia storia senza saperla; dicono che il mio amore è falso, che lui aveva tante donne, principesse e cortigiane, che io ero solo una che gli piaceva.
È che io devo tacere, non posso dire niente.
Non posso dire la verità, raccontare com'è andata davvero la mia storia, fino a che punto ci siamo amati; sarebbe la mia fine. La mia storia non piace ai cardinali. E così mi toglierebbero l'unica cosa che mi resta, l'anello che ho appeso al collo.
(p. 43)
Un amore unico, anti-convenzionale, difficilissimo da spiegare ancora oggi. Impossibile da far comprendere ai contemporanei: Margherita, detta "Ghita" lo sa benissimo, e anche per questo sceglie deliberatamente di ritirarsi in un convento e mostrarsi il meno possibile. Tuttavia, in nome di una notevole quantità di denaro donato al convento, Ghita pare vezzosa nelle sue richieste: ad esempio, vuole che venga passata una mano di vernice bianca sugli affreschi della sua stanza, o vuole essere libera di profumarsi e di non partecipare agli incontri abituali scanditi dalla preghiera. C'è infatti un altro tipo di tormento che lentamente corrode la donna e rende smunta la sua bellezza: è la consapevolezza di non poter più vivere senza il suo amore. 

martedì 20 giugno 2017

E dopo la danza, "un forte rumore di niente": il debutto letterarario di Rosario de Meo

Il valzer sull’orlo del pozzo
di Rosario de Meo

GAEditori, 2017

pp. 187 
€16


L’esordio letterario di Rosario de Meo (classe 1971) non può passare inosservato. Prima di tutto perché il suo primo romanzo, Il valzer sull’orlo del pozzo, è un libro in cui è facile riconoscersi, che dà voce alle incertezze e alle paure di tutti quei giovani adulti in cerca del proprio posto nel mondo; in secondo luogo, perché Il valzer sull’orlo del pozzo è un libro ben scritto, che si legge con grande piacere, che coinvolge ed emoziona.  

Il romanzo narra la storia di Cesare, venuto al mondo in un giorno di pioggia del 1973 in un piccolo paese di nome Inverno. In questo luogo-culla, abitato da gente semplice e al riparo dal trambusto urbano, Cesare trascorre un’infanzia serena, circondato dall’amore della sua famiglia: una madre domestica, un padre operaio, una nonna dal carattere stravagante che inneggia alla vita e veglia con apprensione sul futuro del nipote.  Ad Inverno il tempo scorre lentamente e i continui mutamenti di fine secolo tardano a manifestarsi: è un luogo ideale per assaporare piccole scoperte e semplici gioie quotidiane, un luogo in cui Cesare può ampiamente esprimere la sua sensibilità ed esercitare, giorno dopo giorno, la sua immaginazione.

#CriticaNera - I clan di camorra - Genesi della camorra napoletana

I clan di camorra - Genesi e storia
di Luciano Brancaccio
Donzelli Editore

pp. 146

€ 24 (cartaceo)

I clan di camorra - Genesi e storia è il titolo dell'ultimo libro del sociologo Luciano Brancaccio, ed è proprio mediante un approccio sociologico che in quest'opera si è voluta analizzare la criminalità di tipo camorristico
"(...)per lungo tempo considerata una sorella minore della mafia siciliana, perché meno netta nelle sue forme, meno riconducibile a un unico modello interpretativo(...)".  
Per sua stessa ammissione Brancaccio si discosta dalle ricostruzioni giudiziarie delle vicende di camorra colpevoli, a suo dire, di acquisire i dati con ingenuità.

lunedì 19 giugno 2017

Ad amare la propria vita imperfetta, con Daniela Mattalia.

La perfezione non è di questo mondo
di Daniela Mattalia
Feltrinelli, 2017

pp. 172
€ 15 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Vi capita mai di affezionarvi sconsideratamente ai personaggi di un libro? Alle loro imperfezioni, ai punti di forza, alle reazioni così simili alle vostre o, al contrario, così distanti, ma a cui vorreste ispirarvi? Leggendo La perfezione non è di questo mondo di Daniela Mattalia, uscito di recente per Feltrinelli, ci si accorge di questo: i quattro personaggi principali hanno sapore "di casa", "di noi", si combinano con il nostro vissuto in un amalgama di passato e di possibilità
C'è Adriano, professore di Filosofia teoretica in pensione, che torna spesso alle Molinette, perché là riesce ancora a vedere la moglie, morta pochi mesi prima, che sembra volergli comunicare un messaggio. Contraltare di Adriano è Olga, anziana "zitella", come ama definirsi lei, ancora autonoma ma un po' sola. Per questo Olga chiama ogni settimana un'associazione di volontari che ascoltano i bisogni e, talvolta, anche solo le chiacchiere dei loro interlocutori della terza età. Così Olga conosce telefonicamente Gemma, libraia ventinovenne e single, altrettanto sola con i propri sogni di un amore che non ha mai incontrato. O almeno finché nel parco del Valentino viene assalita da un bracco italiano fuori controllo, Archibald, e incontra il suo padrone, Fausto. Quest'ultimo, disegnatore free lance insicuro delle proprie possibilità, resta colpito da Gemma, ma è pur sempre fidanzato con la bellissima e viziata Susanna. Forse a Fausto servono i consigli di una persona matura, che ha saputo cavarsela nella vita, un po' come Adriano, conosciuto per caso al parco. A questi quattro personaggi principali (cinque con Archibald!), si aggiungono più persone, reali o ormai "fantasma": un taxista loquace e ficcanaso, ma buono e generoso; l'amica-vicina di casa di Olga, Delia, pronta a stare accanto all'amica in momenti difficili; l'immatura ma divertente madre di Gemma, Gloria; e tanti altri, che avrete modo di conoscere con un sorriso, per quanto siano le vicende dei quattro protagonisti a restare sempre a fuoco e in primo piano. 

#CriticaNera - Paul Lynch, "Cielo rosso al mattino"

Cielo rosso al mattino
(Red Sky in Morning, 2013)
di Paul Lynch

Traduzione di Riccardo Michelucci
66th and 2nd, 2017
pagine 234

Euro 17,00 (cartaceo)
Euro 8,99 (e-book)




"Ti troverà. È come se sapesse che odore ha il tuo sangue".

Se per caso qualcuno fosse convinto che il setting di un romanzo noir debba per forza essere un ambiente metropolitano moderno, ad esempio un barrio losangelino o le banlieue di Parigi, allora questo Cielo rosso al mattino, opera d'esordio dell'irlandese Paul Lynch, riuscirà a fargli cambiare idea, fornendogli una prospettiva diversa da cui guardare a questo genere letterario che di continuo si arricchisce di pagine memorabili e di autori di grandissimo talento.

Il romanzo è infatti ambientato nell'Irlanda settentrionale del 1832, all'alba di quella che venne descritta come la "Grande Carestia" che si abbatté sull'isola pochi anni dopo. Coll Coyle, un contadino che si spacca le mani e la schiena sulle terre avare degli Hamilton per sfamare la famiglia, viene cacciato dalla fattoria senza motivo. L'uomo affronta il figlio del padrone, che di fatto regge le sorti della proprietà, ma la discussione sempre più accesa sfocia in tragedia, e per Coyle le cose iniziano a precipitare.
Coyle deve quindi fuggire immediatamente abbandonando casa e famiglia, in modo da evitare la cattura e il sicuro linciaggio da parte dei tagliagole al soldo degli Hamilton, e da qui inizia il peregrinare confuso e frenetico che porterà l'uomo a vagare per le paludi della contea di Donegal dirigendosi a sud, fino ad arrivare a Derry e da qui, braccato come un animale ferito, a imbarcarsi su una nave diretta a Boston, dove avverrà la resa dei conti con gli inseguitori guidati dal sanguinario John Faller, uomo di fiducia degli Hamilton (ma anche qualcosa di più, si scoprirà) graniticamente determinato a raggiungere Coyle per ucciderlo, possibilmente in modo lento e atroce.

domenica 18 giugno 2017

#CriticaLibera: Katiuscia Laneri, Elisabetta Loi, Samantha Viva, "Afghan West, voci dai villaggi"

Afghan West
voci dai villaggi

di Katiuscia Laneri, Elisabetta Loi, Samantha Viva

Bonfirraro Editore, 2013

pagine 168
Euro 29,00





C'è un momento preciso in cui il flash di una macchina, una domanda di troppo, persino uno sguardo, superano il limite e in questo mestiere, profondamente empatico nei confronti degli altri, bisognerebbe essere in grado di percepire quel momento prima che arrivi.
Non è un paese per donne, l'Afghanistan; a Herat, tuttavia, alcune donne gestiscono Radio Shahrzad, un'emittente tutta al femminile che difende quei diritti che, nonostante la cacciata dei talebani, le donne non sono riuscite a riprendersi. A Camp Zafàr l'esercito afghano sta addestrando i primi contingenti di donne soldato, che saranno destinate a mansioni logistiche e di supporto.
Non molto, se guardiamo attraverso la prospettiva etnocentrica di occidentali "liberi"; se invece riusciamo a liberarci dalle pastoie dei nostri pregiudizi, possiamo renderci conto di come questi aspetti di minor portata siano in realtà risultati fondamentali nel processo di riacquisizione del pieno status di cittadinanza da parte delle donne afghane.
Certo, va detto che tutte queste attività avvengono sotto il controllo e la supervisione maschile, e anche (o soprattutto) che l'emancipazione femminile nulla ha a che fare con l'universo militare, maschile e massificante per definizione. Ma sono indubbiamente segnali che indicano un inizio, che sono le donne stesse a voler essere protagoniste nello stabilire il proprio ruolo sociale, non più soggetti passivi sporadicamente gratificati da qualche privilegio concesso loro dagli uomini.

L'utopia della parola scritta: Jean-Paul Sartre si chiede "Che cos'è la letteratura?"

Che cos'è la letteratura?
di Jean-Paul Sartre

Il Saggiatore, 2009 (1960)
trad. di Domenico Tarizzo et al.

pp. 588
€ 15,00



Il piccolo Sartre si avvicina ai libri in punta di piedi, li osserva dallo studio del nonno e ne brama il possesso. "Ero abbastanza snob da esigere di possedere libri miei", scriverà ormai quasi sessantenne nell’autobiografia “Le Parole” (Il Saggiatore, traduzione di Luigi de Nardis), un “autoritratto con libri”. La proprietà dell’oggetto è l’identità dentro cui si riflette quella del bambino, lo spazio dove può tranquillamente accrescersi a dispetto delle carezze materne. A sopravvivere è un animo oppositivo: non “come gli adulti”, vuol diventare il fanciullo, bensì contro di essi. I libri che sceglie confliggono infatti con le letture di cui il nonno vorrebbe si vestisse, il vecchio Hugo o lo schietto La Fontaine: il piccolo preferisce i romanzi d’avventura. "Ancor oggi", annota Sartre "leggo più volentieri i volumi della 'Sèrie Noire' che Wittgeinstein".

1947. Sarte è francamente di moda tra i giovani parigini (e non solo tra quelli, un londinese, Colin Wilson, troverà la fortuna nei maglioni accollati e attraverso l’opera “The Outsider”, Lo straniero, citazione del più celebre Étranger di cui Camus aveva tracciato l’indifferente profilo nel 1942). Era il 1945, inoltre, quando la conferenza “L’Esistenzialismo è un umanismo” aveva infiammato col soffio dell’impegno politico l’animo di quanti credevano d’aver raggiunto la più autentica conoscenza del mondo per mezzo della nausea di cui avevano letto nell’omonimo romanzo sartriano. Qualche mese prima era stata inaugurata la rivista “Les Temps Modernes”, di cui Sartre scriverà, tra le righe di presentazione: «è nostra intenzione concorrere a produrre certi mutamenti nella Società che ci circonda».