mercoledì 22 novembre 2017

Una lunga lezione d'amore: il nuovo libro di Alessandro d'Avenia

Ogni storia è una storia d'amore
di Alessandro D'Avenia
Milano, Mondadori, 2017

pp. 324
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


È un lungo canto d'amore quello che Alessandro D'Avenia intona nel suo ultimo libro, uscito il 31 ottobre scorso per Mondadori. Una lunga carrellata di vicende sentimentali, trentasei racconti per altrettante storie d'amore, alle quali si aggiunge un mito eterno, quello di Orfeo ed Euridice. Un racconto, quest'ultimo, in grado di narrare un sentimento capace di sfidare la morte, con il protagonista pronto a scendere nell'oltretomba per riportare alla luce della vita il suo unico amore. Una storia che, come dice D'Avenia, parte dalla fine, da dove le vicende d'amore in genere finiscono, ovvero dal matrimonio, per tornare indietro, farsi ombra e gareggiare con l'eternità.
Proprio per queste caratteristiche uniche, D'Avenia sceglie di raccontarci questa favola un poco alla volta, utilizzandola come intermezzo tra una triade di racconti e l'altra, come una parentesi mitica collocata in un'epoca indefinita e remota, staccandosi così dalla – talvolta crudele – realtà storica delle vicende narrate.

martedì 21 novembre 2017

«In tutto e per tutto una bambola nella scatola dei giocattoli»: ritratto di una madre di porcellana

La bambola
di Ismail Kadare
La Nave di Teseo, 2017

Traduzione di Liljana Cuka Maksuti

pp. 128
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Quanti modi vi vengono in mente per parlare della propria madre in letteratura? L'idea di ripercorrere la sua vita dopo il trauma della morte (più o meno preparata secondo le tendenze dell'Ottocento, più o meno desiderata seguendo alcune pulsioni freudiane nel Novecento), non è nuova, è un topos che si rincorre in tutte le letterature del mondo. Eppure, quanti hanno paragonato la madre a una bambola, con «il biancore e l'immobile impenetrabilità di una maschera» (p. 10)? La madre del narratore, che parrebbe coincidere in tutto e per tutto con l'autore (ma occorre sempre diffidare del narratore autobiografico), «somigliava a una specie di disegno o di schizzo, un dipinto da cui non si riusciva a uscire» (ivi), incomprensibile fino in fondo, di una fragilità emotiva abbacinante, con gli anni destinata a diventare anche leggerezza del corpo. 

"Sangue bianco": un thriller alle Fær Øer

Sangue bianco
di Craig Robertson
SEM, 2017

Traduzione di Stefano Travagli

pp. 374
18,00 






In quei tre lunghissimi secondi di caduta libera avevo trovato il tempo di formulare tre pensieri. Uno: se il karma esiste davvero, la punizione sarà una gran rottura di palle. Due: mi piacerebbe finire il whisky prima che il bicchiere voli via. Tre: sto per morire.

John Callum deve lasciarsi alla spalle il passato. Suona trito, ma ha bisogno di andare in un posto in cui nessuno lo conosce, in cui niente lo ricolleghi ai tragici eventi che l'hanno costretto ad abbandonare la nativa Scozia. Non gli importa cosa finirà a fare: quello che conta è essere in mezzo al nulla, trovare un posto dove dormire e qualunque lavoro che gli consenta di mangiare e di bere. Quale posto è più isolato, in mezzo al nulla e difficile da raggiungere delle isole Fær Øer? L'arcipelago danese, a metà strada tra Islanda e Norvegia dove la lingua è incomprensibile e i contatti con il mondo scarsi, pare essere la soluzione giusta per lui. Gli abitanti, pur con tutta la curiosità che uno straniero può suscitare, sono abbastanza cordiali; i paesaggi mozzafiato; l'acquavite così forte da farti dimenticare cosa si è fatto per una notte intera. Se dopo un'amnesia alcolica di questo tipo però ti ritrovi con un coltello insanguinato in tasca e la consapevolezza che il tuo rivale in amore è stato massacrato, capisci che nemmeno il posto più isolato del pianeta può garantirti la pace che tanto cercavi.

lunedì 20 novembre 2017

«Lì, nei dintorni del cuore, qualcosa si infiamma»

Arabesque
di Alessia Gazzola
Longanesi, 2017

pp. 360
€ 17,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Mi tolgo il camice, infilo i fogli nella borsa e gli corro dietro. Alla fine, come sempre. (p. 295)
Torna in libreria Alice Allevi, con Arabesque, ed è una grande festa per i lettori dell'Allieva (qui le nostre recensioni). Sì, perché Alessia Gazzola sa bene come far affezionare alla sua protagonista e come lasciare i lettori col fiato sospeso alla fine di un romanzo, in trepida attesa del successivo. Complice il successo della serie tv omonima, tripudio d'ascolti lo scorso anno su Rai 1, e un finale come sempre pieno di punti interrogativi nel precedente Un po' di follia in primavera, questo romanzo era ancora più atteso. 
Novità in vista per la dolce, impulsiva, intraprendente, pasticciona e geniale Alice Allevi: ormai la specializzazione in Medicina Legale è compiuta, in lontananza il desiderio di concorrere per il dottorato. Come sanno bene i lettori affezionati, l'Istituto romano dove ha studiato e lavorato finora ha un'attrattiva in più: CC, ovvero Claudio Conforti, ora mentore ora detrattore di Alice, spavaldo e affascinante come non mai. Bene, se nel precedente romanzo la proposta di matrimonio di Arthur, il bel giornalista pieno di ideali, si era dissolta, adesso Alice deve fare i conti con il suo fantasma, ma soprattutto con la presenza quotidiana del suo più dolce tormento: Claudio. Sarà proprio lui a far pensare ad Alice, neanche a tante pagine dall'inizio del romanzo, che «la felicità esiste, si può sentire. Se non altro, mi ha dimostrato questo» (p. 80). Ma che avrà mai fatto? Si tratta dell'ennesima illusione o finalmente di qualcosa di più duraturo? D'altra parte sappiamo che Alice ogni tanto si butta, a costo di farsi del male, e lo sa anche lei: 
Sono qui perché non so perdere il vizio di farmi un po' di male, fa parte del mio modo di sentirmi viva. (p. 254)

Tra sogno e incubo: il curioso caso di H.P. Lovecraft

Il sogno e l'incubo. Vita e opere di H.P. Lovecraft
di Paul Roland
traduzione Alba Bariffi
Tsunami, 2017

pp. 224
€ 19,00


Si dice spesso che gli scrittori scrivano per sconfiggere i propri demoni. Se davvero è così, è una curiosa ironia che in passato, a finire peggio di tutti, siano stati proprio quegli scrittori che hanno scelto di vedersela non con demoni metaforici (alcolismo, dipendenze, smarrimenti esistenziali di vario ordine e grado), ma con autentiche creature soprannaturali, irsute, zannute o tentacolate: gli scrittori dell'orrore. Ai migliori di loro è spesso toccata la peggior sorte immaginabile: creare opere di valenza così archetipica da diventare subito parte integrante dell'immaginario collettivo, annientando il nome del loro autore. Hanno provato a combattere il loro demone, ma quello li ha risucchiati.

Dracula, Frankenstein, Carmilla, Jekyll e Hyde sono miti moderni che, per la loro stessa universalità, non hanno bisogno di contesto. Nessuno li ha inventati, come nessuno ha inventato Prometeo, Antigone o Achille. Il loro autore è un puro incidente di percorso, un semplice principio di causa efficiente. Bram Stoker, Mary Shelley, Le Fanu o Stevenson sono come servi di scena in un teatro, incaricati di un compito specifico: l'atto creativo necessario a modellare in forma plastica qualcosa che, nella nostra mente, esisteva già da sempre, paure e ansie a cui mancavano solo corpo e nome. Compiuto quel dovere, tornano dietro le quinte, nell'oscurità. Sulla scena resta il mostro, a rivestire un ruolo che era sempre stato suo, da prima del tempo.

domenica 19 novembre 2017

La "droga" della serialità secondo "Addicted"

Addicted
di autori vari (a cura di Carlotta Susca)
LiberAria, 2017

129 pp.
€ 10,00



L'assunto di base dell'ultimo agile libro di LiberAria è che le serie tv siano in grado di creare dipendenza esattamente come l'alcol e la nicotina. L'assunto ha un fondo di ironia ma non è affatto lontano dalla verità: chiunque abbia affrontato una maratona televisiva o sia caduto nella rete del binge watching conosce bene la sensazione di straniamento che resta dopo il "ritorno alla realtà". L'immersione completa nell'immaginario della serie tv ‒ non molto diversa da quella del libro ‒ può essere così coinvolgente da lasciare storditi, soprattutto se l'universo intorno a noi, avvolto nella notte silenziosa, non offre altrettanti stimoli. Il mondo intero in questi momenti si riduce allo schermo, ma al contempo si amplia proiettandoci accanto a personaggi, luoghi ed eventi che sappiamo essere fittizi eppure sono ancora in grado, grazie alla sospensione dell'incredulità tipica delle opere di fantasia, di portare qui-e-ora ciò che qui-e-ora non è.

Il disegno come pròtesi dello sguardo. “Sul guardare” di John Berger

Sul disegnare
di John Berger
Il Saggiatore, 2017

trad. di Maria Nadotti

pp. 186
€ 18,00


«È allora incessante l’opera che vela e dis-vela la verità, in uno scherzo dove i merletti si fanno via via più impudichi. Non sono forse gli abiti ciò che trasmettono «lo stesso messaggio dei volti e dei corpi che rivestono»?
Così si concludeva, appena pochi mesi fa, la descrizione che le suggestioni di Sul guardare di John Berger (Il Saggiatore, tradotto da Maria Nadotti) avevano impresso nella memoria di chi scrive, il quale, sia pur malamente, aveva provato a riprodurle per dispiacere del lettore. Necessario, l’interrogativo Dove eravamo rimasti?, giacché è ancora una volta Il Saggiatore a presentare, naturalmente nella traduzione di Nadotti, un nuovo volume dell’opera di Berger dedicato all’arte del disegno. «Per l’artista disegnare è scoprire», annota l’autore nel primo dei contributi che si avvicendano tra le pagine dell’opera, e proprio nell’economia di una scoperta si potrebbe leggere l’intera raccolta. 

sabato 18 novembre 2017

#CritiComics: L'incredibile vita di Frida Kahlo illustrata da Sara Ciprandi

Frida
illustrato da Sara Ciprandi
testi di Lorenza Tonani
Pavia, Hop! edizioni, 2017

pp. 85
€ 18

«Era una ragazza di circa diciotto anni, aveva un bel corpo nervoso, sormontato da un volto delicato. I capelli erano lunghi, le sopracciglia, scure e spesse, le si incontravano al di sopra del naso. Sembravano le ali di un uccello nero e il loro arco scuro incorniciava due straordinari occhi neri» (Diego Rivera a proposito di Frida Kahlo)

Se la vita può essere un'opera d'arte, sicuramente quella di Frida Kahlo può essere a pieno titolo considerata tale. La più grande artista messicana è ancora oggi celebrata e ricordata in decine e decine - se non migliaia - di mostre, retrospettive, spettacoli, a riprova del grande impatto lasciato dalla sua esistenza, interamente attraversata dal dolore, sia fisico che interiore, ma profondamente vissuta.
La sua figura entra a pieno diritto nella deliziosa e onorevole collana della casa editrice Hop edizioni, "Per aspera ad astra" (di cui Critica Letteraria ha già recensito le biografie illustrate di Audrey Hepburn, Maria Callas e Virginia Woolf), in cui si raccontano tramite i disegni di diverse illustratrici, le vite di grandi donne che hanno saputo affrontare le difficoltà che la vita gli ha sottoposto. Frida ancora oggi fa parte dell'immaginario collettivo, rivestendo i panni di una donna fiera, colta, fervente e appassionata. Una donna che è riuscita a superare le grandi sfide che la sua vita ha portato con sé: prima l'incidente che la condannerà a lunghi periodi di immobilità e che rovinerà per sempre la sua salute fisica, provocandole acciacci e malanni sempre più gravi, poi il rapporto tormentato con il pittore Diego Rivera, suo grande amore ma uomo dalla facile infedeltà, e infine la maternità mancata, i ripetuti aborti - spontanei oppure imposti dai medici per la sua precaria condizione di salute - che lasceranno ferite che non si rimargineranno mai.

#CriticARTe - Un principe in frac: Il lato privato di Totò

La locandina dello spettacolo.
Un principe in frac
di Aldo Manfredi
(prodotto dalla Alfiere productions di Daniele Urciolo)

Non credo che esista un italiano che nell'udire il nome di Totò non senta spuntare un sorriso sulle labbra, ricordando le gesta recitative di quello che è stato uno dei comici maggiormente rappresentativi del nostro Paese.

Ma quanti possono dire di conoscere allo stesso modo i risvolti privati del comico napoletano? Quanti sanno della malinconica umiltà che si celava dietro le smorfie buffe del "Maestro della risata"?

Con lo spettacolo teatrale Un principe in frac il regista nolano Aldo Manfredi si pone proprio l'intento di svelare l'uomo e non il comico, la persona e non il personaggio di Antonio De Curtis, e lo fa grazie ad un cast di attori giovani ma assai talentuosi, a cominciare dal salernitano Yari Gugliucci, interprete di grande sensibilità artistica, il quale ha dichiarato:
"Per me è un onore interpretare Antonio De Curtis. Ho accettato la sfida perché si parla della persona, non del personaggio. Totò è inimitabile. Antonio era un uomo sensibile e generoso ma, come tutti gli uomini, ha anche sofferto".

venerdì 17 novembre 2017

#CritiCINEMA - Dalla lanterna magica alla realtà virtuale: il lungo viaggio di "Fantasmagoria"

Fantasmagoria. Un secolo (e oltre) di cinema d'animazione
a cura di Davide Giurlando
Marsilio Editori , 2017

pp. 176 
€ 12,50


Agilità. Agilità è la parola chiave per trattare questo, splendido, saggio intitolato Fantasmagoria pubblicato da Marsilio Editori e curato da Davide Giurlando. Agilità è infatti il termine che meglio si adatta non soltanto per il libro in sé, un manuale per l'appunto agile e facilmente consultabile, ma anche per lo stesso oggetto d'analisi, ovvero il cinema d'animazione. Già perché se solo fino a pochi decenni fa l'animazione era considerata la "sorella povera" del cinema, oggi, ormai, non è più così. I capolavori che di anno in anno gli artisti dediti al cinema d'animazione sfornano hanno stabilmente reso adulta e riconosciuta quest'arte. Ed ecco quindi che volumi come questo cascano, come si suol dire, a fagiolo.

La complicità delle parole che anticipano la pelle

La prossima parola che dirai
di Chiara Bottini
Centauria, 2017

pp. 186
15


C’è chi vive on line e non esce da una stanza. E non sto parlando metaforicamente. Sono gli hikikomori. In prevalenza maschi tra i 15 e i 24 anni. Servono team di strizzacervelli per fare almeno riaffacciare dal terrazzo di casa questi giovani e salvare i genitori dall’agonia. In simili casi la chat conquista la vita, non è un mondo ma Il Mondo.
C’è invece chi riesce a coniugare vita virtuale e vita reale, usiamo ancora questa distinzione per capirsi, un po’ come si fa con destra e sinistra, anche se sarebbe meglio riconoscere che i confini oramai sono decisamente porosi. Ma anche chi vi riesce, dicevo, finisce per essere condizionato da un processo di osmosi. Nulla di male, o forse sì: le persone che sono attive nei social vivono in un’unica bolla dove la mattina entri nel gabinetto di casa rispettando il turno con il coniuge e la sera ti ritrovi nel divano a chattare, sognando o perfino organizzando di tradirlo. In fondo, lo fanno anche soggetti più prestigiosi, tipo i quotidiani. Dove ha raggiunto oramai il paradosso lo spazio riservato al web, ovvero il loro assassino. Quante notizie trattano di twitter, facebook, instagram, youtube… quanti editoriali, incensanti o demonizzanti non fa differenza. Altro che sindrome di Stoccolma.

giovedì 16 novembre 2017

#LectorInFabula - La dolce creatività di Tolkien per rendere speciale il Natale

Lettere da Babbo Natale
di J. R. R. Tolkien
Bompiani, 2017

a cura di Baillie Tolkien
Traduzione a cura di Marco Respinti
Terza edizione riveduta e accresciuta

pp. 192
€ 13 (cartaceo)



Ecco un libro da leggere in cartaceo! Viene da pensare, appena si sfoglia Lettere da Babbo Natale, appena uscito in terza edizione riveduta e accresciuta per Bompiani. Durante la lettura, il pensiero si evolve: ecco un libro da possedere, tenere accanto a quelli che ci hanno aiutato a passare dall'infanzia alla vita adulta, ma che ci fanno tornare volentieri bambini! 
Sì, perché il qui presente Lettere da Babbo Natale è una raccolta imperdibile di lettere che Tolkien ha scritto nei panni di Babbo Natale e dei suoi aiutanti ai suoi figli per oltre vent'anni a partire dal 1920: vi si trova la fantasia del grande papà di Lo Hobbit, ma anche la delicata attenzione di un papà come tanti altri, papà di quattro figli. Ed è per John, Michael, Christopher e Priscilla, infatti, che la fantasia di Tolkien si scatena, in parole e anche in bellissime immagini: la calligrafia un po' tremolante di Babbo Natale presto viene accompagnata dai commenti di Orso Polare, un singolare aiutante, pigro ma anche fondamentale nelle battaglie contro i temibili goblin, che mettono a soqquadro e rischiano di rovinare i pacchi di Babbo Natale. Orso Polare ha un caratterino tutto suo, non lesina commenti a margine nelle lettere e ogni tanto si prende la libertà di terminare lui le lettere, dire la sua in una scrittura tutta angolosa e piena di errori d'ortografia (d'altra parte, povero Orso, lui scrive in artico...). 

Se John Biguenet elogia il silenzio: un invito alla fuga consapevole dal chiasso che ci circonda

Elogio del silenzio.
Come sfuggire al rumore del mondo
di John Biguenet
Traduzione di Naike Agata La Biunda
Il Saggiatore, 2017

pp. 176
Euro 11,00

Il gesto del bellissimo bambino che ci guarda dalla copertina dell’edizione italiana dell’Elogio del silenzio di John Biguenet è inequivocabile: con il ditino indice poggiato dritto e perpendicolare sulle labbra appena dischiuse ci sta inviando un messaggio muto, che proprio nell’assenza di parole, suoni e rumori concilia nel contempo il suo contenuto e il suo obiettivo: fare piano, abbassare la voce, meglio ancora tacere. Non resta che obbedire, prendere tra le mani il volumetto e cominciare a sfogliarlo, possibilmente in condizioni atmosferiche e acustiche tali da farci percepire esclusivamente il fruscio della carta. Impossibile, direte voi. Eppure proprio di questo si tratta e si va a parlare: del silenzio inteso come fuga dal chiasso circostante, della sua importanza, del suo valore e della necessità di salvaguardare la sua delicatissima dimensione.

mercoledì 15 novembre 2017

#PagineCritiche - Tucidide, il primo «cronista embedded» della Storia

Tucidide
La menzogna, la colpa, l'esilio
di Luciano Canfora

Economica Laterza, 2017



353 pp.

13 €



In questo bellissimo e importante studio Luciano Canfora, professore emerito dell'Università di Bari,  ci prende per mano e ci conduce a risolvere un enigma che per decenni ha angustiato gli studiosi di storia greca. Chi era davvero Tucidide? Il pregiatissimo storico da tutti universalmente riconosciuto o un autore che lavorava di fantasia?  Il valoroso stratega o l'esiliato, macchiatosi della colpa dell'incapacità? Addentrandoci nei testi greci, nella storiografia tràdita e nelle varie interpretazioni storiografiche, saremo portati da Canfora a svelare il mistero, che, alla fine, sembrerà dispiegarsi, chiaro e palese, ai nostri occhi. Almeno seguendo la logica di questo validissimo studioso. Il quale, in questo libro, offre alla storiografia moderna una versione oserei dire definitiva (se solo si potesse usare questo aggettivo, cosa abbastanza ardita, visto che gli studi non si fermeranno e le interpretazioni sono state tante e mutevoli, nel corso degli anni) della vicenda tucididea. Una versione sicuramente consolidata dallo studio dei testi greci, che Canfora frequenta da decenni con sicura perizia, e messa in cassaforte dall'indiscutibile competenza filologica e linguistica che messa in campo dallo studioso.

"La madre di Eva": le colpe che non ricadono sui figli

La madre di Eva
Silvia Ferreri
Neo edizioni, 2017

195 pp.
€ 15,00




«È un abominio» sussurrai. Ma fu un sussurro che tagliò l’aria in due.

«Significa che non guarirà mai?» chiese tuo padre.
Maddalena sorrise: «Eva non è malata».

In questa scena ci sono tre persone: la madre di Eva, il padre di Eva e la psicologa che segue l’evoluzione umana e sessuale di Eva. L’uso delle parole in questo passaggio è estremamente indicativo dei valori morali che le tre persone si portano appresso: infatti, nonostante sia proprio la madre di Eva ad accompagnarla in Serbia per il cambio di sesso, è palese come la “questione Alessandro” (il nome con cui Eva si auto-battezza in quanto maschio, rivendicando la propria identità) sia per la famiglia un incubo da cui non riesce a svegliarsi. Un incubo che trasforma la tanto bramata paternità e maternità nel peggiore dei mondi possibili, un luogo dove ogni passo sul percorso verso la crescita della prole è fonte di infinite sofferenze per tutti: padre, madre, figlia/figlio.
Tutto nasce da una mancanza di comprensione dell’altro. È la comprensione della diversità – anzi, la comprensione della possibilità dell’esistenza stessa di una diversità dalla "norma" –, infatti, a gettare le basi per quella vicinanza empatica che sola può creare il ponte con l’altro; un ponte che può portare, attraverso il dialogo, al riconoscimento di una pari dignità e all’accettazione dell’individuo quale identico a me. Accettazione che, infine, ha come conseguenza diretta la pacifica convivenza dentro lo stesso sistema/ambiente. Accettando l’altro io, in quanto persona, riesco a comprendere le sue diversità e a integrarle all’interno dei miei valori.

martedì 14 novembre 2017

Quei pixel umani troppo umani: Ready Player One di Ernest Cline

Ready Player One
di Ernest Cline
DeA Planeta Libri, novembre 2017

Traduzione di Laura Spini

pp. 441 
€ 17


Hidetaka Miyazaki è uno dei game-designer contemporanei più importanti e famosi senza ombra di dubbio. Creatore di videgiochi come la serie di Demon's Souls, Dark Souls e Blooborne ha, con la sua casa di produzione FromSoftware, letteralmente marchiato a fuoco l'immaginario videoludico di questi ultimi anni. Ma una sua teoria, alla base della narrativa (o, per meglio dire, della lore) di Dark Souls pare essere perfettamente aderente alla nuova edizione di Ready Player One, il libro culto di Ernest Cline oggi ripubblicato da DeA Planeta per la traduzione di Laura Spini. Ma qual è questa teoria di Miyazaki? Semplice, quella del collasso dei mondi, dei cicli di tempo che si ripetono fino a che tutto, nel vero senso della parola, tracima entro se stesso. Questa, grosso modo, non è (solo) la trama di Dark Souls 3, ultimo capitolo dell'omonima trilogia, ma è l'esatto punto di partenza, filosofico e d'immaginario, di Ready Player One.

#CriticaNera - Una finestra sul noir... e su Marco Frilli

Una finestra sul noir
di autori vari
Fratelli Frilli Editori, 2017

pp. 376
€ 13,90


La Fratelli Frilli Editore, nel mondo del giallo e del noir è un nome. Per quanto nata e operante nella "periferia dell'impero" letterario ed editoriale (come loro stessi si definiscono),  negli ultimi 15 anni si è costruita la sua solida reputazione. Ammetto che di gialli contemporanei sono piuttosto digiuna: ancora lettrice di Agatha Christie, Conan Doyle e Rex Stout (sembra non finiscano mai, trovo ancora dei titoli che mi mancano) ho pensato che un buon modo per rimettermi un po' in carreggiata per spaziare sugli autori odierni fosse proprio iniziare dai volumi Frilli. Una finestra sul noir sembrava  il titolo giusto per fare una buona panoramica: sapendo poi che si trattava di una raccolta di racconti scritta e pensata per rendere omaggio a Marco Frilli, fondatore della casa editrice e recentemente scomparso, ho pensato che il volume fosse un'ottima occasione anche per buttare un occhio un po' più personale su questa leggendaria figura dell'editoria gialla italiana.

lunedì 13 novembre 2017

Il buio al crocevia e la guerra che si nasconde in noi

Il buio al crocevia
di Elliot Ackerman
Longanesi, 2017

Traduzione di Katia Bagnoli

pp. 304
€ 18,50 (cartaceo)

Incontrarsi all’interno delle proprie oscurità, riconoscersi e proseguire insieme. Questo fanno gli uomini e le donne di Ackerman, questo fa Haris Abadi, il protagonista di questo romanzo, e con lui gli altri. Non sono semplici personaggi, perché hanno il volto di chi ha combattuto e continua a combattere nei conflitti che lo stesso scrittore ha visto da vicino, tra il fiato spezzato in gola e la divisa sporca di sabbia di chi ha combattuto in Afghanistan o in Iraq, come l’autore ha fatto, da marines americano, e come continua a fare, con le testimonianze e le parole, nei suoi racconti da giornalista. 

Dopo l'Afghanistan, lo scrittore si cimenta con il conflitto siriano. Cittadino americano di origine irachena, con alle spalle una triste storia famigliare, il protagonista di questo romanzo, Haris, si trova in Turchia per attraversare il confine siriano e unirsi alla lotta contro il regime di Bashar al-Assad. Lo incontriamo di notte, in mezzo al nulla, dopo essersi imbarcato nell’impresa che dovrebbe cambiargli la vita. Derubato di tutto, si vede quasi costretto a rinunciare all’impresa quando incontra Amir, un rifugiato siriano ed ex rivoluzionario che gli offre ospitalità e aiuto. Daphne è la moglie di Amir, una donna di grande fascino ma incapace di nascondere come vorrebbe le sue inquietudini. Haris capisce subito che anche Daphne desidera disperatamente raggiungere la Siria. Ognuno con le proprie motivazioni, vogliono affrontare paure e incubi in un viaggio pericoloso e difficile, soprattutto perché dovranno prima guardare dentro se stessi per poi decidere il da farsi.

"La pallina assassina": il thriller che non ti aspetti

La pallina assassina
di Christina Olséni & Micke Hansen
Bompiani, 2017

pp. 380 
€ 16,00

Titolo originale: Badhytten
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima



È stato un caro amico a regalarmi La pallina assassina, in occasione del mio compleanno. Voci maligne, da me accuratamente alimentate, ipotizzano tuttora che il burlone volesse fare una neanche troppo velata allusione alla mia non perfetta forma fisica; altri, lui compreso, sostengono che si trattasse di un vano tentativo di allontanarmi dalle letture più serie, per avviarmi alla via dello svago letterario. Fatto sta che per molto tempo il prezioso volume non è stato altro che questo: un elemento decorativo in soggiorno, oggetto di innumerevoli battute (come poteva essere altrimenti, con un titolo simile?). È stato solo quando mi sono finalmente decisa ad iniziarlo, che il romanzo di Olséni & Hansen ha dispiegato appieno le sue potenzialità. 
La storia è semplice: un’allegra comitiva di vecchietti si trova involontariamente coinvolta in un caso di omicidio.

domenica 12 novembre 2017

#ScrittoriInAscolto - Gli infiniti mondi e sottomondi di Vanni Santoni

A pochi giorni dall'uscito del nuovo libro di Vanni Santoni, L'impero del sogno edito da Mondadori  e da noi recensito qui, abbiamo raggiunto lo stesso autore durante Lucca Comics and Games, ovvero la mostra sul fumetto e sul mondo dei (video)giochi più importante in Italia e tra le maggiori del mondo. Non poteva esserci cornice (o se si preferisce "ambientazione di livello") per intervistare Santoni che, in questi ultimi anni, ha letteralmente propugnato un discorso, di matrice letteraria e filosofica, per portare a piena dignità il mondo (video)ludico. Proprio La Stanza Profonda (qui la nostra recensione) e l'ultimissimo L'Impero del sogno costruiscono una persona e autonoma "bilogia" che merita un'analisi più approfondita. Per questo motivo, circondati da simpatici cosplayer, con fumetti in ogni dove e raffinate action-figure ad ogni angolo l'intervista a Santoni ha ben presto preso i contorni del sogno o, per meglio dire, dell'adventure-game.