martedì 30 giugno 2015

Libri Sotto L'ombrellone - giugno 2015

Foto di Debora Lambruschini

Buongiorno, amici lettori! 
Cosa metterete in valigia quest'estate? Noi vi diamo una mano, come ogni anno, con la nostra rubrica di "Libri sotto l'ombrellone": non incontrerete consigli di libri semplici, che si leggono e si dimenticano alla stessa velocità. Preferiamo suggerirvi qualche titolo adatto a una lettura estiva (ovvero quando avete tempo e la giusta concentrazione), o che perlomeno vi faccia viaggiare con la fantasia, se rimarrete in città ancora a lungo! 

Per controllare se il libro fa per voi, abbiamo inserito i link alle nostre recensioni, agli inviti alla lettura e alle Pillole di Autore.

Buona lettura! 
La Redazione

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"La ragazza del treno" di Paula Hawkins

La ragazza del treno 
di Paula Hawkins

Piemme, 2015
pp. 378
€19,50

Un thriller che ha già conquistato i lettori americani e inglesi è arrivato anche in Italia, pubblicato da poco da Piemme. L'autrice è Paula Hawkins che è nata in Zimbabwe, ha lavorato per quindici anni  come giornalista e poi è approdata alla fiction con questo romanzo che è già un successo da record nel suo campo.

"La ragazza del treno" del titolo non è un personaggio senza nome: si chiama Rachel e ogni giorno percorre lo stesso tragitto per raggiungere Londra dalla periferia della città. Conosce a memoria le geografie del suo viaggio, la fisionomia delle case lungo i binari; osservando le persone che vi abitano, ha preso a immaginarne le storie, i gesti quotidiani, le più piccole abitudini. Rachel è una spettatrice avida delle vite degli altri perché è con queste che riempie la propria.

lunedì 29 giugno 2015

"Un frammento del mondo che un tempo esisteva al posto del nostro": attraverso l'editoria letteraria con Jonathan Galassi

La musa
di Jonathan Galassi
Guanda, 2015

pp.  252
€ 18,00 (cartaceo)




Gli scrittori erano persone come le altre, solo che avevano una marcia in più. A volte sembrava che fossero riusciti a sviluppare il talento grazie a una mancanza d'inibizione, un'autorizzazione interiore a sentire e a reagire, che li faceva apparire egocentrici, insensibili all'esistenza degli altri. (p. 54)
Paul Dukach è un giovane promettente, avvinto e completamente coinvolto dal mondo apparentemente fatato e in realtà complesso e controverso dell'editoria. L'editoria di una volta, sì, quella intesa automaticamente come sinonimo di cultura. Lì il giovane Paul, sprovveduto per quanto talentuoso, cerca di imitare il suo capo, lo spregiudicato Homer, pur restando molto affascinato dall'approccio del rivale di sempre, Sterling. Questo editore impersona l'esempio di chi riesce a fare successo nonostante (e si perdoni la concessiva quasi paradossale) la ricerca e la sperimentazione («Anche se non era mai stato il suo scopo principale, alla fine il successo commerciale gli aveva fornito un'eroica conferma della fondamentale validità della sua impresa», p. 96). Paul resta schiacciato dalle due grandi personalità degli editori, da cui il giovane cerca di trarre il massimo insegnamento, perché è conscio di essere davanti a un mondo che terminerà presto:  
Eppure Paul sognava di poter emulare, lavorando con Homer, la finezza e la grinta che avevano permesso a Sterling direalizzare il proprio sogno. Paul credeva nei credenti: non nei religiosi ingenui, ma in coloro che aspiravano a produrre un cambiamento, a portare qualcosa nel mondo. (p. 97)

domenica 28 giugno 2015

Pillole d'autore: La banda dei sospiri di Gianni Celati

Gianni Celati è uno scrittore vagabondo dallo stile inconfondibile che non ha mai smesso di scrivere e spostarsi. I suoi scritti sono caratterizzati da un’evidente spontaneità, immediatezza e comicità. Secondo Celati narrare significa disperdersi, far divagare la propria mente, allontanarsi dagli schematismi e dalle convenzioni, come quando si guardano le nuvole in cielo cercando di indovinarne la forma mutevole. Tra le sue opere, oltre a La banda dei sospiri, si possono ricordare: Comiche, Le avventure di Guizzardi, Lunario del Paradiso, Narratori delle pianure, Quattro novelle sulle apparenze, Verso la foce, Avventure in Africa, Cinema naturale, e Fata Morgana.

Il romanzo La banda dei sospiri, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1976 e più recentemente da Quodlibet, è la storia di un allegro, puzzolente e tragicomico ragazzino di nome Garibaldi, e della sua sgangherata famiglia che include: un padre sbraitone e bestemmiatore, una madre sarta che fa compassione, un disgraziato fratello, inventore di storie strampalate e aspirante romanziere, e vari zii, nonni e cugini, ognuno con i loro tic e le loro manie. Il piccolo Garibaldi, come ogni ragazzo della sua età, frequenta la scuola, descritta come un luogo strambo in cui a insegnare c’è un maestro pelato con la fissa delle poesie a memoria, e a tentare di imparare dei bizzarri compagni, che più che pensare a studiare sono soliti masturbarsi sotto i banchi mentre il loro insegnante svolge le sue lunghissime e noiosissime lezioni su Leopardi. In mezzo a questo divertente e giocoso sfondo, Garibaldi, con i suoi occhi di bambino, indaga sulle attività dei grandi come la politica, la religione e il sesso traendone delle spassose conclusioni. La banda dei sospiri è un libro comico perfetto che rallegra il lettore portandolo in un mondo infantile e colorato.

(Edizione di riferimento: La banda dei sospiri di Gianni Celati, Quodlibet Compagnia Extra, Macerata, 2015)

sabato 27 giugno 2015

#CritiCINEMA - Il paradiso delle signore: Zola e la BBC a confronto




Se l’arancione è il nuovo nero, è altrettanto vero che, di questi tempi, una serie TV è più apprezzata di un film. Sempre pieni d’impegni e sempre di corsa, preferiamo brevi episodi a lungometraggi: ci appassioniamo alle storie, ci affezioniamo ai personaggi e aspettiamo con ansia crescente l’uscita del capitolo successivo. Siamo ritornati ai tempi dei romanzi di appendice, solo che ora li guardiamo su video e non li leggiamo su carta di giornale. I produttori e gli sceneggiatori, sempre a caccia di storie interessanti, hanno come bacino di ispirazione preferenziale la carta stampata, sia essa di fumetti (ad esempio “Gotham”), narrativa moderna (come non citare “Game of thrones”?) oppure grandi classici. Proprio a quest’ultima categoria appartiene lo sceneggiato in due stagioni della BBC “The Paradise”, libera reinterpretazione del romanzo “Au Bonheur des dames” di Émile Zola.

venerdì 26 giugno 2015

"L'appartamento" di Mario Capello: un posto piccolo, ma pieno di trappole

L'appartamento
di Mario Capello
Tunué, 2015

pp. 95
€ 9,90


Fate molta attenzione con L'appartamento di Mario Capello: è un romanzo breve, ma funziona come un racconto lungo. So che sembra un gioco di parole per secchioni non troppo spiritosi, ma non è così: vi sto mettendo in guardia. Un romanzo è una narrazione conclusa che insegna via via al lettore come farsi leggere e gli lascia il compito di cercare tra le sue stesse pagine la soluzione alle proprie domande – o l'impossibilità di trovarne. Con i racconti è diverso: un racconto è una trappola. Come osserva Paolo Cognetti in A pesca nelle pozze più profonde (minimum fax, 2014), la storia narrata da un racconto è più ampia della sua pura estensione fisica, comincia prima della prima pagina e finisce dopo l'ultima, e spesso la porzione che ci è dato di leggere non è nemmeno la più importante. Quindi alzate le difese. State per leggere un racconto: tutto quello che vi dirà potrà essere usato contro di voi, per depistarvi.

giovedì 25 giugno 2015

Tropico del Capricorno: Alla conquista del Brasile. 1893 – Sulla rotta degli emigranti di Ferruccio Macola

Alla conquista del Brasile. 1893 – Sulla rotta degli emigranti
di Ferruccio Macola
Curato da Vittorio Bocchi
MnM Print Edizioni,  marzo 2015
 


pp. 157
€ 13




Del conte Ferruccio Macola da Padova in Italia non è che si serbi un grande ricordo. Nonostante egli fosse un uomo di cultura e tra i più attivi nel campo politico e giornalistico di fine Ottocento (collaborò infatti con Il Progresso di Genova e il periodico Epoca, fu tra i fondatori de Il Secolo XIX per poi dirigere, nel 1888, la Gazzetta di Venezia), al suo nome è legato un unico fatto: ovvero l’uccisione, nel corso di un duello, il 6 marzo 1898, del garibaldino e “bardo della democrazia” Felice Cavallotti. In quell’epoca le querelle in ambito giornalistico si risolvevano spesso a schioppettate, ma poche volte ci scappava il morto, con però tragiche eccezioni. Ma il conte Macola non è tutto qui, è ben altro, è colui il quale, con uno sguardo talvolta quasi divinatorio, ha raccontato le mille storie dell’emigrazione italiana in Brasile. Una finestra aperta sul futuro di ieri: ecco  Alla conquista del Brasile. 1893 – Sulla rotta degli emigranti.

mercoledì 24 giugno 2015

L'Amica Geniale: epica e scrittura

Storia della bambina perduta
di Elena Ferrante
E/O, 2014

pp. 464
19,50




Devo dire che è stata una bella esperienza. È chiaro che quando da lettore decidi di affrontare una quadrilogia, un pensiero recondito, ma neanche troppo, suscita apprensione: ammesso che la storia riesca subito a catturati, il livello qualitativo si manterrà alto dal primo all’ultimo libro? Visto che ho terminato questo viaggio, posso dire che mi pare riduttivo candidare Elena Ferrante per lo Strega formalmente per “Storia della bambina perduta”. Come noto, la Ferrante, fantasma della letteratura italiana, si aggira per il Ninfeo di Villa Giulia. In vista del 2 luglio parte dalla terza posizione, dopo “La ferocia” di Nicola Lagioia e “La sposa” di Mauro Covacich. Io dico: per ora.

martedì 23 giugno 2015

#ScrittoriInAscolto | Con Bianca Pitzorno a Milano

Da sinistra: Gloria Ghioni e Bianca Pitzorno da Ca' Puccino (Milano)

Il libro nuovo di Bianca Pitzorno, La vita sessuale dei nostri antenati (leggi la recensione), si apre e si chiude con una tempesta emotiva. E una tempesta emotiva accompagna l'incontro milanese con la scrittrice sarda che mi ha tenuto compagnia per anni con i suoi romanzi per ragazzi. Stringerle la mano, adesso, e parlare di un romanzo per adulti è qualcosa che non avrei immaginato a dieci anni, quando raccoglievo le mancette dei nonni per un nuovo libro! 

L'IDEAZIONE
L'aspettativa è tanta, ma Bianca mette subito tutti a proprio agio, raccontando come è nata quest'opera, inizialmente pensata per il proprio «diletto, se così si può dire», senza l'obiettivo della pubblicazione. Ci sono voluti due anni di scrittura assidua e, a mano a mano che il libro cresceva, Bianca ha capito che stava diventando «un'esagerazione, ma me ne sono infischiata». Sì, perché la Pitzorno preferisce prima scrivere tutto e poi lavorare di labor limae. Addirittura nella prima redazione, il manoscritto, diviso in 9 parti intitolate con un quadro o con una tecnica pittorica, era impreziosito da quadri e raffigurazioni cercate su internet. Poi, certo, si è resa conto che il romanzo strabordava oltre le 700 pagine (la versione definitiva ne ha circa 460): «Adesso ho tutti i file sul mio computer; chissà, magari un giorno me li stamperò e ne farò una copia per me!».
Anche l'equilibrio delle sezioni non è casuale: «Mentre lo scrivevo e lo componevo, pensavo a una sinfonia», confessa Bianca, che intesse il romanzo con i fili preziosi di letteratura, arte, musica che un lettore accorto saprà saggiare. Anche le citazioni degli autori preferiti, però, sono state ridimensionate, «ma qualcuna l'ho tenuta: se il lettore non le ama, può anche passare oltre!». D'altra parte, Bianca Pitzorno la pensa proprio come il Pennac di Come un romanzo, e lei stessa, quando ha letto Guerra e Pace per la prima volta, ha letto soprattutto la "pace", saltando qua e là.

#CritiComics | "B Comics", un proiettile sparato dritto negli occhi

B COMICS – FUCILATE A STRISCE. CRACK! 
a cura di Maurizio Ceccato 
Ifix, 2014 

160 pp.
€ 22,00 

A discapito di una copertina che sembra suggerire tutt'altro nel suo manifestarsi come un gigantesco pacchetto di Marlboro, "B Comics - Fucilate a strisce. Crack!" è molto più che un contenitore di storie a fumetti. Il volume non è neppure un veicolo che trasporta le storie dei dieci autori e le scarica una volta arrivato a destinazione, sembra più che altro il pedale dell'acceleratore che il curatore Maurizio Ceccato spinge sino in fondo per far viaggiare alla massima velocità questi racconti, dando a ognuno degli autori la possibilità e la libertà di mostrare i propri muscoli. 

La sensazione è proprio che le storie contenute non abbiano trovato limiti durante il percorso di crescita. Non sono state limitate da un tema (il Crack! che dà il titolo alla raccolta è poco più che una suggestione) o da un genere specifico tant'è che ci si imbatte in storie di fantascienza, filastrocche futuriste, fantasy cavallereschi, racconti della realtà e dell'irrealtà.

lunedì 22 giugno 2015

Il Salotto: Luisa Menziani racconta FanteCavalloeRe

Acquerello di Giuliano Della Casa
Luisa Menziani, che oggi ospitiamo nel nostro Salotto, è una scrittrice che ha appena pubblicato il suo esordio letterario intitolato FanteCavalloeRe, edito da Artestampa, di cui abbiamo avuto occasione di parlare recentemente su Critica Letteraria.
In un bel giorno di sole è arrivata al luogo che avevamo concordato per il nostro incontro, naturalmente a bordo di una bici che, come di certo saprà chi ha già letto il libro, è la sua grande passione.  Davanti ad un cocktail colorato, come quelli che piacciono tanto ai protagonisti delle sue storie, ci ha raccontato la genesi e lo sviluppo del romanzo e ci ha accompagnato nell’universo dell’UnDueTre, l’adorabile filosofia alla base dei suoi racconti.

Misteri di famiglia (sotto e sopra le coperte): un'inattesa Bianca Pitzorno

La vita sessuale dei nostri antenati
spiegata a mia cugina Lauretta che si vuol credersi nata per partenogenesi
di Bianca Pitzorno
Mondadori, 2015

pp. 468
€ 19 cartaceo



Confesso che quando ho letto di questo libro, ho provato un primo moto da reazionista: Bianca Pitzorno si misura con un romanzo per adulti? Lei, la mia eroina dell'infanzia, che mi ha tenuto pomeriggi di compagnia con veri e propri capolavori per ragazzi come Ascolta il mio cuore, Polissena del Porcello, Diana, Cupìdo e il Commendatore...? Poi ho bloccato il déjà vu da piccola lettrice quasi bulimica di storie e mi sono detta che non è giusto incapsulare un autore nel genere che ci ha tanto a lungo insegnato ad apprezzare. Solo perché ha vinto decine di riconoscimenti (tra cui la ripetuta e meritata assegnazione del premio Andersen, anche in anni di fila), non significa che Bianca Pitzorno non possa staccarsi dall'immagine che noi siamo soliti attribuirle. Perché - tra le altre cose - Bianca Pitzorno ha scritto anche saggi e vanta una formazione classica colta che non ha mai smesso di alimentare. Un dettaglio? Direi di no, soprattutto in questo La vita sessuale dei nostri antenati, romanzo che sfrutta tutta la consapevolezza letteraria dell'autrice per costruire un'epopea familiare di generazione in generazione, che ha al centro le ipocrisie, le scoperte e anche le confessioni sentimentali e sessuali della famiglia Bertrand Ferrell

domenica 21 giugno 2015

#CriticaNera - Tra noir e romanzo storico: "Manzoni e la spia austriaca" di Umberto De Agostino

Manzoni e la spia austriaca
di Umberto De Agostino
F.lli Frilli Editore, 2015


Una delle caratteristiche che conferisce omogeneità al noir europeo contemporaneo è la confluenza di diversi generi letterari. Mi spiego: le narrazioni di Conan Doyle o quelle di Agatha Christie avevano il loro nucleo in un enigma, un mistero, un omicidio che si mutava in una sfida intellettuale. Ciò che davvero contava era arrivare alla soluzione e tutta l'arte narrativa era concentrata nel modo in cui l'investigatore riusciva a risolvere il rompicapo. La storia personale di Sherlock Holmes, Poirot o Miss Marple era un di più, utile ad arricchire la trama, ma non certo centrale. E ciò che muoveva questi personaggi non era l'ideale di giustizia, ma bensì la sfida che implicava la soluzione dell'enigma. L'arresto del criminale era solo un effetto collaterale, come dimostra il capostipite di questi detective, ovvero quell’Auguste Dupin creato da Edgar Allan Poe.

sabato 20 giugno 2015

#CriticaLibera - Un allegro epitaffio



In questi ultimi anni sto assistendo ad un fenomeno che solo poco tempo prima, diciamo alla fine degli anni Novanta, non mi sarei aspettato di vedere attuarsi cosí velocemente e in forma tanto conclamata, massiccia e condivisa (da critici e narratori): il tracollo della letteratura italiana per consunzione interna e assedio esterno. Ovvero: l'italiano è un malato grave che non si regge in piedi ed è anche circondato da allegrissimi e pimpanti stranieri anglofoni che gli fanno sgambetti. Lui cade a ripetizione ma intanto partecipa alla festa, ride, ride a crepapelle, gli dà gusto, non vede l'ora di scomparire dalla faccia della terra. Ogni volta che sbatte il muso sul pavimento dell'ospizio impara una parolina straniera, per carità sempre rigorosamente mal pronunciata. Ma la impara: non si dice biglietto si dice ticket, e lui: ticket ticket, e ride e crepa. Poi entreranno nel loculo anche i pimpanti anglofoni, certo, è solo questione di decenni, pochi pochini eh, ma per ora sono loro i carnefici e l'italiano letterario è la vittima afflitta dalla Sindrome di Stoccolma.

venerdì 19 giugno 2015

Un viaggio in cerca di sé e del reale: "Passaggio in Sardegna" di Massimo Onofri

Passaggio in Sardegna
di Massimo Onofri
Giunti, 2015

pp. 276
€ 12.00


Ci sono le stelle scintillanti stanotte, l'aria è limpida e il mare riposa nella sua bonaccia: è quasi sicuro che, domattina, io mi possa svegliare col sole alto e l'odore di salsedine a incalzarmi. Si tratta, in fondo, della felicità, proprio quando non si sa di possederla. L'unica possibile: istantanea e fugace, integralmente biologica. Ecco, Slow Life: non c'è bisogno di null'altro qui a Alghero, soprattutto d'inverno, per provare a riprendersi la vita, qualora, com'è capitato a me, ci si fosse fatti trovare distratti. (p. 88)
 Ci sono luoghi, persone, parole, musiche che scampano alla nostra memoria traditrice, e che, al contrario, il tempo lavora come fa il mare con un vetro grezzo, levigandolo. Il libro di Massimo Onofri è questo: un cristallo che inizia a brillare quando la pagina è colpita dalla curiosità e dal ricordo. 

L'itinerario attraverso la Sardegna di un sardo putativo, vissuto a Viterbo e per anni pendolare per insegnare alla facoltà di Lingue di Sassari, trattiene le luci e le ombre di chi non si limita a sfiorare una nuova terra, ma la attraversa. Questa è l'accezione che preferisco dare al titolo: quando si legge "passaggio", si rischia di pensare a un modesto ruolo di osservatore temporaneo; preferirei "approdo", se il termine non contenesse un'immagine troppo definitiva e ultima per un uomo come Massimo, irrequieto per la sua doppia natura di intellettuale colto e galantuomo stilnovistico (senza ironia), due qualità che creano forse pari tormenti. E dunque, Massimo Onofri attraversa la Sardegna con una curiosità inesausta e fanciulla, si entusiasma per le tradizioni, il buon cibo, i paesaggi e per la straordinarietà dei suoi allievi e amici, che chiama tutti per nome e ferma in brevi ma personalissimi ritratti. Di loro, emergono pregi e difetti, sempre con un gusto per l'aggettivo scovato apposta per ogni singola persona, così ben calzante per chi - come la sottoscritta - ha vissuto tre indimenticabili anni a Sassari e ha conosciuto personalmente le persone di cui parla l'autore. Sono tutti brevi ritratti che fanno sentire amati e capiti, forse anche cullati con un autentico ed estatico rispetto per le unicità.

giovedì 18 giugno 2015

Terrarium, il mondo come specchio di un dramma edipico

Terrarium
di Giorgio Manacorda
Voland, 2015

pp. 128
€ 13  cartaceo; € 4,99 ebook


«La mia realtà somiglia a una malattia. È dolore diventato mondo.» 
Quando la sofferenza diventa insopportabile, quando un trauma sconvolge l’esistenza, è la realtà stessa che muta perché non riusciamo più a vedere con gli stessi occhi. Come se una vaporosa coltre di lacrime rifrangesse il mondo distorcendolo e oscurandolo, sembra questa la radice dell’ ultima opera narrativa di Giorgio Manacorda.
Terrarium è ambientato in un futuro prossimo in cui il mondo ha subito una trasformazione profonda. La mutazione è prima di tutto cromatica: il cielo è giallo o viola, gli alberi blu e l’acqua – che invade tutto – nera, insomma, il mondo appare come una palude psichedelica e bidimensionale, «è la fine della profondità, tutto è piatto e sghimbescio». Il cambiamento, per gli esseri umani, assume i contorni di una catastrofe irreversibile: perso il controllo sulla natura, insetti e rettili hanno preso il sopravvento, gli uomini da predatori sono divenuti prede e ogni gesto fatto alla luce del sole diviene un’impresa rischiosissima perché spesso mortale. Questa ambientazione giunge a noi attraverso un diario – con frequenti lettere – che il narratore scrive per continuare un dialogo con la madre morta.

mercoledì 17 giugno 2015

Un po’ Tacito un po’ Chateaubriand, molto Django: "Oroonoko" e Aphra Behn, prima romanziera d’Inghilterra

Oroonoko – Nobile Schiavo
di Aphra Behn
Traduzione di Adalgisa Marrocco (testo a fronte)
Rogas Edizioni, 2015
pp. 345

€ 16




La prima domanda che viene da farsi, quando si gira pagina 345 e si arriva alla conclusione di un romanzo di tale densità, è questa “Possibile non averla conosciuta prima?”. Già perché Oroonoko – Nobile Schiavo di Aphra Behn è uno di quei libri che scavallano il mero dato letterario per andarsi ad incastonare, come gli occhi fatti di gemme di certe statue antiche o idoli che sarebbero sbriciolati senza troppi pensieri da qualche miliziano del Daesh (o ISIS o Stato Islamico come lo si vuole chiamare), nella Storia dell'umanità.

La vicenda di Oroonoko pare una sorta di archetipo per ogni altra storia di “eroismo&colonialismo” di là a venire. Si prenda un nobile principe africano, Oroonoko, il quale  si innamora della più bella tra le fanciulle, Imoinda, figlia di un valoroso condottiero. I due si amano ma il loro sentimento, neppure fossimo nei Promessi Sposi, viene osteggiato dall’anziano tiranno che prima sposa Imoinda e poi, vedendosi impossibilita a far spegnere il loro sentimento, pensa bene di dividerli, rendendoli schiavi. I due però, dopo alterne vicissitudini, si ritrovano, ambedue in schiavitù, nella colonia britannica del Suriname. Qui però i guai non finiscono e il finale non può certamente dirsi un lieto fine.

martedì 16 giugno 2015

Mario Soldati e il suo esordio: "Salmace"


Salmace
di Mario Soldati
Adelphi, 1993

€ 12
pp. 143




Il 1929 fu per l'Italia un anno saliente, siglato dal Concordato tra Chiesa e Regno. Gli eventi del macrocosmo, simbolicamente sanciti da momenti di portata storica così notevoli, hanno influito necessariamente nella vita dei singoli cittadini, di ognuno dei nostri nonni. Ma questi piccoli grandi fatti personali non possono che restare più o meno privati, forme di narrrazione familiare che contribuiscono a formare la nostra memoria storica di cittadino. Non per tutti fu così.
Per Mario Soldati, che a quel tempo era un giovane ventitreenne consapevole del suo “antifascismo viscerale”, il 1929 fu “l'anno perno” della sua vita. Vinse una borsa di studio che l'avrebbe portato negli Stati Uniti e pubblico il suo libro di esordio: Salmace. Salmace è una raccolta di sei racconti, in ordine: Vittoria, Pierina e l'Aprile, Salmace, Scenario, Mio figlio, Fuga in Francia.

lunedì 15 giugno 2015

Il Salotto - Quello che insegnano i grandi romanzi. Intervista a Paola Capriolo


Io mi ricordo 
di Paola Capriolo 
Giunti 2015


pp. 272
13.60 euro


Mi ricordo: un titolo significativo perché nell’ultimo romanzo di Paola Capriolo, scrittrice e traduttrice, tutto ruota intorno alla memoria.
Adela e Sonja sono madre e figlia, si rincorrono tra le pagine che si divididono tra il doloroso passato ai tempi del Nazismo e il presente non meno difficile perché ancora in cerca di risposte.
Partendo proprio dal libro. Critica Letteraria ha dialogato con l’autrice per chiederle se oggi ideali e speranza siano ancora possibili.

1.     Ha scritto un romanzo in cui i personaggi femminili, Adela e Sonja, sono molto caratterizzati e al tempo stesso il contesto storico gioca un ruolo importante nella narrazione. Quali sono state le sue ispirazioni durante la stesura di Mi ricordo?

Nonostante l’importanza del contesto storico, l’ispirazione è stata in primo luogo interiore, esistenziale; più che la Storia in senso stretto, mi interessava esplorare le ripercussioni di una tragedia storica così immane nella quotidianità e nel destino di queste due donne. C’è molto “vissuto” in Mi ricordo, forse più che in tutti i miei libri precedenti; ma c’è anche un catalizzatore molto potente, la famosa frase di Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”, attorno alla quale tutta questa materia storica, psicologica, in parte persino autobiografica, si è andata pian piano componendo in una sorta di disegno, di figura. Così è nato il romanzo.

L’eterno fluire del presente: "La Sposa" di Mauro Covacich

 
La sposa
di Mauro Covacich
Bompiani, 2014

pp.185
€ 16







Libro strano questo La Sposa di Mauro Covacich, scrittore che non ha certo bisogno di presentazioni e che, tuttavia, ancora una volta verrebbe da dire, stupisce i propri lettori, andando a riannodare il filo, solo apparentemente perso di mano, di Anomalie (libro del 1998), cioè una sorta di dialogo incessante, senza arrivare alla risposte ma rinnovando sempre nuove domande, tra sé e il fuori di sé, due piani che, incredibilmente, vanno sempre più a toccarsi nei vari racconti di cui è composta l’opera. Il dato reale e quello irreale per Mauro Covoacich non sono facce della stessa medaglia, perché le medaglie, nell’eterno fluire del presente, non hanno facce diverse, ma solo “momenti uguali di istanti differenti”.