venerdì 30 settembre 2016

Guardaroba e bella prosa: un approccio letterario alla "profondissima superficialità" della moda

La moda nella letteratura contemporanea
di Daniela Baroncini

Bruno Mondadori, 2010

pp. 154

€ 16,00


Non è certo una novità che la moda e la rispettiva fenomenologia (latu sensu intesa) siano state da tempo sdoganate in qualità di argomenti di studio e di dibattito critico. Oltre alle Accademie professionali, ai (più o meno costosi) Master e ai corsi di Diploma e di Laurea, non si contano, ormai, le pubblicazioni a tema: tra riviste specializzate e collane dedicate, passando per editoriali, articoli e servizi rilanciati sulle pagine dei quotidiani più autorevoli, in spazi così importanti che non è più possibile parlare di semplici rubriche. Molto è stato detto e molto resta ancora da dire: la moda, d’altronde, vive del suo continuo e costante aggiornamento, e per natura non fa che cambiare le carte in tavola, remixando all’infinito tra loro tutte le categorie culturali e spaziotemporali. Tra le molteplici lenti attraverso le quali è possibile guardare a questo argomento, una – senza dubbio tra le più peculiari - è quella letteraria, inforcata da Daniela Baroncini nel suo La moda nella letteratura contemporanea.

giovedì 29 settembre 2016

Di violini e di poesie: "La ballata di Adam Henry" di Ian McEwan


La ballata di Adam Henry
di Ian McEwan

Einaudi, Torino, 2014

traduzione di Susanna Basso
pp. 202


€ 20



La ballata di Adam Henry è un libro denso, capace di catturare l'attenzione del lettore già dalle prime righe, tenendolo per mano fino alla fine del romanzo, quando una dolorosa notizia lascerà un solco profondo nella vita della protagonista.

Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte britannica, conduce una vita ordinaria, a fianco di Jack, col quale è sposata da trentacinque anni. La sua vita scorre in maniera piuttosto tranquilla fino a quando, un giorno, il marito le dice di essersi infatuato di una giovane ragazza di ventotto anni e di volersene andare, per regalarsi una scappatella. Ed è allora che Fiona, umiliata e offesa, rifugiandosi come sua abitudine nella routine lavorativa per scappare dai sensi di colpa e dalle elucubrazioni mentali, incontra Adam Henry, un ragazzo di quasi diciotto anni, i cui genitori rifiutano per motivi religiosi la trasfusione che potrebbe salvargli la vita. Spetta a Fiona, che lavora presso la sezione Famiglia, prendere una decisione, e per farlo nel modo migliore sceglie di oltrepassare una soglia pericolosa, oltre la quale non è più possibile tornare indietro e che cambierà per sempre la sua vita, innescando una serie di eventi dai quali non sarà possibile sottrarsi: decide di incontrare il ragazzo. Le intenzioni del giudice sono chiare: Adam ha quasi diciotto anni, è capace di intendere e volere, sarebbe perfettamente in grado di decidere per sé ma non può farlo poiché non è ancora maggiorenne. L'incontro tra i due, e tutto ciò che ne consegue, segna uno spartiacque nella vita di Fiona, risultando decisivo anche per la risolvere la crisi matrimoniale che sta attraversando.

"Ghetto Italia": viaggio nell'Italia nascosta e illegale del caporalato


Ghetto Italia. I braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento
di Yvan Sagnet e Leonardo Palmisano
Fandango Editore 


pp. 240
euro 15,00





Questo libro è un viaggio che vorresti fare chiudendo gli occhi e tappandoti il naso, ma è necessario farlo con gli occhi sbarrati, e la puzza di marcio sotto le narici, fino in fondo. 
Leonardo Palmisano, sociologo ed etnologo, ci conduce lungo la penisola, dalla Sicilia al Piemonte, passando per Puglia, Calabria, Campania e Lazio, dentro alcuni dei ghetti in cui anche oggi sono sfruttati migliaia di lavoratori stranieri. Ad accompagnarlo c'è il sindacalista Yvan Sagnet, uno dei protagonisti della rivolta dei braccianti di Nardò, nel 2011. Un libro, questo, che non è passato inosservato, e all'inizio di quest'anno i due autori hanno ricevuto minacce pesanti e la solidarietà di quella fetta di buona Italia che per fortuna ancora si indigna.

mercoledì 28 settembre 2016

A.Thirkell, “Un’estate nel Barsetshire”, 1939, personaggi su tela, 13,5 x 19 cm

Prima di pranzo
di Angela Thirkell
Astoria, 2016


Traduzione di Bruna Mora

280 pp.
17,50 €



Quante cose possono succedere Prima di pranzo? Secondo Mr. Middleton davvero poche, visto che ogni turbamento alla sua regolare esistenza è in grado di modificare il suo umore per giorni e giorni. Nella storia di Angela Thirkell, invece, le aspettative di uno dei protagonisti vengono disastrosamente (per lui, meno per il lettore) disattese e nell’arco di un paio di settimane di vacanze estive si susseguiranno una serie di eventi risolti solo proprio prima di una delle consuete colazioni dell’architetto logorroico.

martedì 27 settembre 2016

Me before you: una storia intensa che fa discutere

Io prima di te
di Jojo Moyes
Mondadori, prima edizione 2013

Traduzione italiana di Maria Carla Dallavalle

pp. 396
€ 13 (cartaceo)


Indipendentemente da quale punto di vista io decida di abbracciare nel recensire questo libro e il film che ne è stato tratto, temo che sia impossibile evitare le polemiche che negli ultimi mesi sono scoppiate intorno a questa storia. Come, devo avvertire il lettore, dovrò anche anticipare alcuni aspetti della trama, gli stessi che si sono rivelati più problematici nell'acceso dibattito – non più solamente critico letterario - sviluppatosi soprattutto in seguito all’ uscita del film. Fatti i dovuti avvertimenti sul rischio spoiler, è doveroso confrontarsi con le tematiche che hanno alimentato in questi mesi la polemica sulla storia ideata da Jojo Moyes, senza timori e, allo stesso tempo, cercando di non perdere di vista l’obiettivo critico centrale in tal sede. E ammettere che la lettura di questo romanzo mi ha sorpresa, per l’intensità dei temi trattati, il coraggio con cui l’autrice racconta una storia problematica, che destabilizza, solleva dubbi, spinge a riflettere, a porsi domande scomode. Non mancano, da un punto di vista strettamente letterario, ambiguità, difetti impossibili da ignorare, incertezze e scelte di comodo, ma in generale ho apprezzato il tentativo dell’autrice – in parte riuscito – di costruire una storia profonda, capace di andare oltre il romanzetto rosa dalla trama piuttosto scontata e provare a creare invece qualcosa di più forte, correndo qualche rischio.
Pubblicato in Inghilterra nel 2012, Me before you è in breve diventato un bestseller mondiale, da cui – oltre ad un sequel fortemente voluto dai lettori che personalmente invece non ho particolare interesse a leggere – quest’anno è stato tratto l'omonimo film di cui la stessa autrice ha curato la sceneggiatura, attesissimo dal pubblico e di recente uscito anche in Italia. Protagonisti due volti noti , Emilia Clarke (divenuta celebre nel ruolo della madre dei draghi Daenerys Targaryen di Game of thrones) e Sam Claflin (Hunger Games), che la regia di Thea Sharrock guida al cuore del romanzo di Moyes; una sfida notevole, quella di Clafin, sia dal punto di vista emotivo che fisico, ma degnamente superata mentre non altrettanto all'altezza appare l'interpretazione della Clark, a tratti decisamente sopra le righe (ben oltre le eccentricità del personaggio stesso) ed esasperata. Ed è, soprattutto, in seguito all’uscita del film negli Stati Uniti che, come si diceva, il dibattito intorno a questa storia si è fatto acceso, alimentando una polemica non ancora esauritasi sul tema della disabilità, dell’eutanasia e del dolore.

#sensoridicolo: l'ultima intesa giornata

@gloriaghioni live dall'ultimo evento...

Domenica a Livorno si è concluso “Il senso del ridicolo”: dopo il tripudio di pubblico del sabato, ecco l’ultima tappa per verificare se la scommessa di aggiungere eventi e location è stata una buona idea. Basta poco per accorgersi che la folla non accenna a diminuire; al contrario, code ordinate salutano i padiglioni fin dalla mattinata. 

QUANDO DA UN BLOG PUÒ NASCERE MOLTO ALTRO
Stefano Bartezzaghi dialoga con Claudia De Lillo - foto di ©gmghioni
Il primo incontro ha visto sul palco Claudia De Lillo, nota ai più come Elasti @nonsolomamma, autrice di un fortunato blog che racconta la sua vita familiare, di madre, moglie, vicina di casa, donna lavoratrice… Tuttavia anche il suo nome di battesimo è destinato a essere sempre più riconoscibile, ora che Claudia è anche diventata romanziera (con Alla pari, appena uscito per Einaudi), e che lavora a Radio 2. L’idea originaria del blog nasce dal desiderio di raccontarsi, mantenendo però l’anonimato. Ai tempi (sono già passati dieci anni!), Claudia De Lillo lavorava per una agenzia finanziaria ed era importante non farsi riconoscere: in questo senso, il blog e l’identità di Elasti le permettevano di «sfogarsi senza dare fastidio a nessuno». O almeno, questa era la speranza iniziale: infatti, lo pseudonimo non ha impedito che il successo rendesse ben riconoscibile l’autrice e che i vicini di casa, tirati in causa per aneddoti improbabili, accusassero De Lillo con un “chi ti credi di essere?”. A quel punto, Claudia De Lillo ha compreso che scrivere di chi ci è attorno richiede delle cautele e anche un certo senso di responsabilità. I suoi figli, ad esempio, vengono sempre tutelati e protetti; ora che sono grandi, ad esempio, la mamma chiede sempre se può aggiungere questo o quel siparietto famigliare. Simpatia, voglia di mettersi in gioco e la capacità di comunicare esperienze di vita condivise hanno fatto sì che Claudia De Lillo sia attualmente giornalista per D di Repubblica e speaker radiofonica alle prime ore del mattino su Radio 2 con Caterpillar AM. 
Il tutto prova che il senso del ridicolo non aiuta solo a migliorare la giornata, ma anche la carriera, mettendosi alla prova con un sorriso sulle labbra!

La Sicilia dei Vespri nell'esordio di Paola Marchese, "Il boscaiolo"

Il boscaiolo 
di Paola Marchese 

Algra Editore, 2016 

pp.184 
€17,00 


Il boscaiolo è il primo romanzo di Paola Marchese, artista catanese classe ’78. Algra editore, giovane e promettente realtà editoriale etnea, ha fatto bene a credere al potenziale del libro, perché Il boscaiolo è un’ottima prima prova letteraria. Lo è proprio perché niente ha delle tipiche pecche da opera prima: nessun superfluo e sentimentale protagonismo dell’autrice, nessun facile lirismo, nessuna mancanza di oggettività. È un libro che funziona principalmente perché rende bene un espediente spesso usato nella costruzione di narrazioni, ma non sempre con maestria, cioè la commistione tra realtà e fantasia.

Marchese ambienta il suo romanzo nella Sicilia dei Vespri del 1282, scelta interessante e sicuramente apprezzabile data la difficoltà nel reperire fonti e informazioni storiche su quel periodo. Come spiega la stessa autrice nella nota introduttiva al libro, l’ambientazione storico-geografica è quella della Sicilia che si ribella agli Angioini, conquistatori subentrati agli Svevi e appoggiati dal papato ma invisi ai siciliani per il loro cattivo e opprimente governo. Il popolo si ribellò un po’ ovunque in Sicilia, partendo da Palermo, dove iniziarono le rivolte poi note col nome di “Vespri” proprio perché scoppiarono all’ora del vespro del lunedì di Pasqua del 1282. È questo lo sfondo storico su cui l’autrice delinea le vicende fittizie dei due personaggi principali: Lidia, baronessa del feudo etneo di Castelmontalto, e Karl, boscaiolo umile ma misterioso a cui la baronessa è data in moglie dal perfido barone Ruggero.

lunedì 26 settembre 2016

#paginedigrazia. Il contagio dell'anima: "La via del male" di Grazia Deledda

La via del male
di Grazia Deledda

a cura di Sandro Maxia

Ilisso, 2007
pp. 256

€ 11,00 (E-book € 4,99)


Affrontato per la prima volta, un romanzo di Grazia Deledda produce sul lettore lo stesso effetto di un altro grande classico della nostra letteratura, Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. Come in quel caso, si ha l'impressione di essere calati in una realtà radicalmente altra, misteriosa e lontana nel tempo e nello spazio, densa di tradizioni e di storia. L'abilità descrittiva dell'autrice e l'amore per il paesaggio sardo che traspare da ogni parola affascinano e trasportano all'interno della narrazione. La stessa precisione ritrattistica, caratterizzata da un'aggettivazione ricca e suggestiva, si ritrova del resto nella resa dei personaggi, sfaccettati e a tutto tondo.

Il protagonista, Pietro, è un giovane impulsivo, impetuoso, poco riflessivo: si abbandona a sogni, fantasticherie, pulsioni momentanee, ed è capace di gesti eclatanti come di piccoli momenti di tenerezza. Maria, con la sua bellezza sensuale e dirompente, sorvola leggera i propri stessi sentimenti, mutevole e lunatica come solo una ragazza poco più che adolescente può essere, in ogni epoca, in ogni luogo. Fin dall'inizio la storia si muove dunque tra passato e modernità, associando il rispetto per una cultura antica e fortemente connotata come quella sarda alla capacità di cogliere nei personaggi i tratti universali e senza tempo di ogni essere umano.

La mia intervista (impossibile) a Dylan Dog

UAAAAAAAAAARGH!!! Sono al numero 7 di Craven Road a Londra per intervistare un personaggio alquanto discutibile e controverso, un sedicente investigatore ed ex agente di Scotland Yard, le cui avventure sono pubblicate dalla Sergio Bonelli Editore. Ho un po' di nervosismo addosso: è la mia prima intervista dal vivo e pare sia anche il compleanno dell'intervistato. Il campanello emette però un verso strano e sembra non esserci nessuno in casa. Riprovo. UAAAAAAAAAARGH!!! La porta finalmente si apre e compaiono un sigaro acceso ed un paio di grandi baffoni neri.
- Good morning! Excuse me, may I speak with Mr. Dog? - azzardo nel mio inglese scolastico.
- Come scusi? Non ho capito bene cosa ha detto, - risponde il titolare dei baffi in un perfetto italiano.
- Ah, parla italiano? 
- Certo! Sono poliglotta, so tacere in ben quindici lingue, compreso lo swahili! 
- Groucho! Smettila di importunare i clienti... - tuona una voce dall'interno.
- Non ti preoccupare, capo! Non ho più battute in serbo. Un attimo e comincio con quelle in croato!
- Mr. Dog? Io non sarei un cliente a dir la verità... sono qui per l'intervista, ricorda? - riprendo io.
- Ah, ecco. Prego, si accomodi dentro e perdoni il mio assistente.
Finalmente entro e sfilo attraverso un lungo corridoio tappezzato da statue e feticci di ogni genere, con un particolare gusto per l'orrido ed il macabro, oserei dire. Dylan Dog, il sedicente indagatore dell'incubo è in salotto ad aspettarmi. In giacca nera, camicia rossa e jeans, mi studia con sguardo interessato e mi invita a prendere posto di fronte a sé. L'intervista può finalmente cominciare.

domenica 25 settembre 2016

#Sensoridicolo: la varietà "furiosa" per il secondo giorno

foto di ©GMGhioni

Se il primo giorno del festival ha ingolosito tutti quanti con le promesse di un weekend pieno di spettacolo, riflessioni, letture, ecco che il sabato ha avuto un grandissimo protagonista: l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto, nel centenario dalla prima redazione. Non solo ci si è stupiti di quanto l'Orlando sappia ancora far ridere, ma anche di quanto - perlomeno qui in Toscana - la parafrasi sia superflua per la comprensione dell'opera. Fruzione diretta, suggerimenti critici e risate sono stati una costante anche quando s'è parlato di film e di radio, confermando che la formula così poliedrica del festival è vincente. 


A (RI)SCOPRIRE DA VICINO LAUREL & HARDY, AL DI LÀ DELLA FACILE RISATA
foto di ©GMGhioni
Gabriele Gimmelli, giovane e vivacissimo studioso di cinema e letteratura, ha avvicinato il pubblico con un paio di celeberrimi filmati di Laurel & Hardy, altrimenti noti come Stanlio e Ollio. Ma è proprio la fenomenologia di questa "strana coppia" ad attirare l'attenzione: sono opposti che si completano, hanno un'identità fluida, che tende a vacillare. I filmati scelti da Gimmelli lo provano: Laurel & Hardy sono figli del loro tempo (la Grande Depressione) e operano quasi impercettibilmente ma definitivamente cambiamenti significativi all'idea di commedia comica. Il loro rapporto, basato spesso su un tira e molla che li fa misurare in un continuo scambio dialettico, è in realtà pieno di ambiguità e ironia, con gag più o meno surrealiste. Laurel, inglese del nord, con esperienza di clownerie, e Hardy, americano del sud dalla grande galanteria, mettono in scena e radicalizzano stereotipi sulle loro origini, propongono ambigue situazioni che giocano sulla misoginia americana e scappano da donne-virago che li rincorrono armate. 
Tra i grandi cambiamenti portati, la dilatazione del tempo narrativo, che dalla slapstick comedy vira verso qualcosa di molto più lento, gag che preparano e ritardano altre gag, aumentando così con l'attesa il piacere della risata. 
Se lo spazio (semplicissimo, con scenografie essenziali) è pur sempre pericolosissimo, anche i finali a volte sorprendono. Gimmelli, in chiusura, ne propone alcuni, che sono delle vere e proprie freak ending, con ricadute nel raccapricciante e nell'horror. 
La grande professionalità di Gimmelli e la documentazione (filmica e bibliografica) fornita non fanno che confermare quanti segreti riveli il mondo del comico, e quanto dietro a una risata si celino studio, fatica, creatività. 

#CritiMusica: Al musicista chiediamo di musicare: riflessioni (dentro e fuori dal pentagramma) sui 50 concerti di Paolo Fresu in giro per la Sardegna


Paolo Fresu. 50 anni suonati
Viaggio in Sardegna con Paolo Fresu nel diario fotografico di Gianfranco Mura
di Paolo Fresu

Prefazione di Paolo Rumiz
Traduzione inglese di Serena Evangelisti
Traduzione francese di Sophie Jankélévitch e Giuseppe A. Samonà
Foto di Gianfranco Mura
Filmati di Giorgio Galleano

Ilisso, 2012

pp. 256 + DVD


Il mio amico Marco, che è sardo (e per giunta nuorese) come me, mi ha insegnato un gioco, che a me pare frutto felice della sua intelligenza autoironica e che gratifica evidentemente il mio lato dadaista. Consiste nell’inventare un grande o piccolo evento, destinato a svolgersi nella nostra Isola, per poi elencare i suoi partecipanti illustri mixando a piacimento i nomi e i cognomi delle personalità “indigene” contemporanee più affermate nel campo della cultura e dello spettacolo (viventi e performanti, s’intende). Poi – come nella canzone – si sta in attesa…«per vedere di nascosto l’effetto che fa». Vale a dire: chissà se qualcuno si accorge che questi personaggi non esistono, che sono solo l’esito anagrafico di un collage originato da una celia purissima eppure capace di innescare riflessioni profonde sulla tanto discussa identità/questione sarda. Per esempio: se annuncio che Flavio Fois, con il suo nuovo romanzo Solo e impietoso, apre il Festival “Spiaggia Desertissima” – altrimenti disertato da Michela Soriga, Marcello Marras, Paola Murgia e Gavino Mameli – e magari aggiungo che il sodale Antonio Bandinu suonerà i silenzi, in quanti si accorgeranno che le generalità degli artisti elencati sono solo il frutto del mio taglia e cuci mentale? Sono proprio sicura che tutti capiranno lo scherzo? O forse la percezione un po’ indistinta dei personaggi made in Sardinia divenuti riferimenti obbligati, e anche un po’ interscambiabili, esiste davvero e non è priva di contraddizioni e malintesi, soprattutto per ciò che concerne il loro ruolo? E ancora: questa viscida saponetta, tanto mortale a scivolarci sopra, profuma solo di mirto oppure ne esiste una fragranza per ciascuna regione d’Italia? Ho pensato anche a questo, con umore un po’ incerto, sfogliando Paolo Fresu. 50 anni suonati: un libro bellissimo e prezioso che, con l’allegato DVD ricco di spezzoni e interviste, credevo (forse ingenuamente) che avrebbe fatto da “tappeto sonoro” a questa fine estate, e invece ha rivelato ben altri intrecci, ben altre trame, e ben più di un nodo.

sabato 24 settembre 2016

#SensoRidicolo: alla seconda edizione del festival più simpatico d'Italia

Poco prima di iniziare, alle prese con il pass stampa e i gadget del festival.

Quest'oggi è cominciato il secondo anno di "Il senso del ridicolo", il festival diretto da Stefano Bartezzaghi, che vede il trionfo dell'ironia e dell'umorismo non solo nella parola scritta, ma anche nel cinema, nell'arte, nella musica e nel teatro. Livorno s'è riempita di bucce di banane, simbolo del festival, e le aspettative sono molto alte, come accade per qualsiasi seconda edizione. Le impressioni della parima giornata? Assolutamente positive, leggete un po' che cosa è successo in poche ore...

FOCUS ON... LA LECTIO MAGISTRALIS DI MAURIZIO FERRARIS

Foto di ©GMGhioni
Dopo i saluti istituzionali e un po' di palese agitazione, è arrivata la lectio magistralis di Maurizio Ferraris, dedicata alla "fenomenologia dello spirito" in senso lato: avete mai notato che in italiano usiamo "spirito" sia ad indicare il divertimento per una battuta ironica, sia il profondo dell'anima? Al contrario, il tedesco ha due termini specifici, rispettivamente "Witz" e "Geist". E se la fenomenologia dello "spirito" non riguardasse più il Geist ma il Witz?
Ferraris parte da una spassosa carrellata di esempi per riflettere sull'imbecillità, divisa tra "imbecillità della massa" (tutto sommato ingenua) e "imbecillità dell'élite", ben più pericolosa perché riguarda le menti dei grandi pensatori. 

CriticaLibera: IAS, interrogatorio allo scrittore

Per questa CriticaLibera vi proponiamo un progetto molto particolare nato a Venezia e più precisamente in un luogo abbastanza insolito della città lagunare, ovvero la Casa Circondariale – Casa di Reclusione Donne della Giudecca. Da questo luogo, carico di simboli e di riferimenti il più delle volte negativi, parte l'iniziativa, promossa dall'Associazione Closer, chiamata IAS - Interrogatorio allo scrittore, cioè portare la scritture, anzi gli scrittori "in carne ed ossa" nelle case circondariali perché vengano, forzando un po' i termini, "interrogati" dagli stessi detenuti (in questo caso detenute). Incuriositi sia dal titolo sia dal Carcere della Giudecca abbiamo raggiunto telefonicamente Giulia Ribaudo, facente parte di Closer e una delle più attive nella promozione di eventi del genere. Assieme a lei abbiamo fatto un viaggio, davvero ricco di sorprese, in una Venezia nascosta e assolutamente non-turistica ma tutta da scoprire. Noi di CriticaLetteraria non siamo nuovi per dare voce ad iniziative del genere (come nel caso dei "Racconti dal carcere").

venerdì 23 settembre 2016

"Tre camere a Manhattan": con Simenon, l'amore è l'ultima risposta alla solitudine

Tre camere a Manhattan
di Georges Simenon

Adelphi, 2015

Traduzione di Laura Frausin Guarino

pp. 190
10 € 


«È uno dei rarissimi libri che abbia scritto a caldo. E questo mi faceva paura». Così descrive Georges Simenon, il grande autore belga padre del celebre Maigret, uno dei suoi romanzi più vibranti, Tre camere a Manhattan. Ispirato dal tormentato rapporto sentimentale dello scrittore con Denyse Ouimet, sua seconda moglie, il libro riflette alla perfezione l’aura di dolorosa coscienza nei confronti del sentimento; l’abilità di Simenon nello scandagliare le innumerevoli fasi dell’innamoramento nasce chiaramente da un’esperienza personale intensa.

François e Catherine, Frank e Kay, come decidono di chiamarsi reciprocamente, si incontrano una fredda notte a Manhattan, in un bar. Entrambi non potrebbero essere più soli: non hanno un partner, non hanno più amici, non hanno un lavoro. Guardano con rimpianto a un passato colmo di successo e trionfi. Dolce e impulsiva lei, ritroso e burbero lui, Kay e Frank decidono di trascorrere quel che resta della notte insieme, e da quel momento risulta impossibile per loro separarsi l’uno dall’altra, anche solo per qualche ora.

giovedì 22 settembre 2016

«Bambini di ferro»: la ratio dell'understatement

Bambini di ferro
di Viola di Grado

La nave di Teseo, 2016

pp. 249

Euro 18,00

Il romanzo di Viola Di Grado è un libro apparentemente solido e strutturato: citando il titolo, si potrebbe definire ‘di ferro’. Eppure già dalle prime pagine il lettore avverte qualcosa, una sorta di magma che pullula tra la sintassi e il lessico. La scelta del narratore esterno concorre alla sensazione di meccanicità, ma, allo stesso tempo, la nega. I fulcri portanti della narrazione, Yuki (educatrice che imposta le emozioni, come fossero una lezione da imparare mnemonicamente) e Sumiko (la bambina difettosa), diventano il riscatto e l’impossibilità di imbrigliare la realtà: il loro rapporto, infatti, si sviluppa in una sfera pre-razionale (o se si vuole sub-razionale), sotto la soglia dei comuni rapporti.

Perché il comun denominatore tra le due protagoniste è il silenzio, ovvero la comprensione che non ha bisogno della struttura del linguaggio, ma si libera da esso mediante una sorta di empatia ‘difettosa’. Ne deriva un romanzo schizofrenico che racconta una storia, servendosi non solo degli strumenti della narratologia tout-court (che la Di Grado, ancora una volta, dimostra di saper maneggiare con maestria degna di una scrittrice matura e navigata), ma anche della scienza e della mistica. In questo marasma, eccelle l’uso della lingua, che non si perde, forte della freschezza di un’autrice che non ostenta la sperimentazione, perché già la sua peculiarità di scrittrice giovanissima che sa celare la sua maturità è la più ardita delle sperimentazioni.

"Lost In Translation", cinquanta parole intraducibili dal mondo

Lost In Translation
di Ella Frances Sanders
Editore Marcos y Marcos, 2015

traduzione di Ilaria Piperno


pp.48
€ 15.00


Daniel Pennac, in Ecco la storia, un'arguta e metamorfica storia di sosia che, quasi fosse insofferente alla propria identità, diviene, nel suo procedere, metaromanzo, scriveva: 
"(...) È vero ancora che Yasmina Melaouah, Manuel Serrat Crespo, Evelyne Passet e alcuni altri dei miei amici traduttori dubitano che "la finestra", "a janela", "das Fenster", "the window" o "la fenêtre" indichino esattamente la stessa cosa, poiché nessuna si affaccia sugli stessi rumori né si richiude sulle stesse musiche."
Con un solo, significativo periodo, l'autore fa riferimento alla refrattarietà della lingua a venire violata nelle sue più intime sfumature semantiche al fine di un'efficace trasposizione delle sue parole in un altro codice: tradurre è un po' tradire e gli addetti ai lavori lo sanno bene. Non basta un'ottima conoscenza del proprio idioma e di quello da cui si traduce: sono necessarie competenze specifiche sulla cultura che ogni linguaggio, ed ogni parola che lo compone, riflette; sulla letteratura che ne ha arricchito il lessico e ha contribuito alla sua evoluzione; sull'oralità attraverso cui ogni lingua vive e respira e continuamente muta. Non solo, occorrono sensibilità e intuito e possibilmente una buona vena creativa per non alterare troppo il testo originale e contemporaneamente rendere onore alla lingua in cui si traduce.

mercoledì 21 settembre 2016

"Quando il futuro governava il presente" di Aldo Bondi

Quando il futuro governava il presente. 
La storia di Alberto Scandone, un politico pressato dalla Grazia
di Aldo Bondi

Il Pozzo di Giacobbe, 2016 
pp. 195
€ 12,00 



In un celebre passo delle Pensées di Pascal si legge che in Gesù Cristo vengono a conciliarsi tutte le contraddizioni. Così il pensatore francese, non senza un estenuante travaglio intellettuale ed esistenziale, risolveva l'aporia tra fede e ragione, tra mondo secolare e vita contemplativa. Una pacificazione finale in cui l'inquietudine della quête riluce di una significazione inedita e inaudita, vibra ancora di quella vertigine dove il cuore, posto davanti al suo destino, si "spaura", come dice il poeta. E una fede pascaliana, temprata cioè da una irriducibile irrequietezza di fondo nonché vivificata da continue "intermittenze del cuore", è appunto quella che sorregge la vicenda umana di Alberto Scandone, politico e intellettuale "pressato dalla Grazia", tratteggiata in maniera agile ma rigorosa da Aldo Bondi che a Scandone aveva già dedicato la più ampia monografia Tra Gramsci e Teilhard. Politica e fede in Alberto Scandone (1942-1972) edita nel 2012. Rispetto a quest'ultima, e a dispetto del titolo da cui emerge la facies più marcatamente politica, Quando il futuro governava il presente, pubblicato per i tipi dell'editore trapanese Il Pozzo di Giacobbe e accolto nella collana 'Synodia' diretta da Giuseppe Bellia e Lanfranco Bellavista, si presenta piuttosto come una "biografia spirituale" dell'avventura, tragicamente e precocemente conclusa, di Scandone.

Il Salotto - Insieme a Luisa Finocchi per festeggiare un anno di Laboratorio Formentini per l'editoria



Oggi, 21 settembre, è un grande giorno per il Laboratorio Formentini per l'editoria: in un solo anno, ha raggiunto un numero incredibile di incontri e momenti di confronto, con professionisti dell'editoria, dell'università e del mondo sfaccettato della scrittura. Poco tempo, dunque, ma già la capacità di muovere la vita culturale milanese in modo davvero considerevole, intrecciandosi a iniziative e mostre, progetti e festival.
Chi di voi fosse a Milano e volesse festeggiare, non ha che da scegliere entro il programma preparato per oggi, visibile già in homepage (clicca qui).  

Vista la felice eccezionalità di questo progetto, che speriamo non smetta di sorprenderci anche nel suo secondo anno di appuntamenti, abbiamo intervistato la Luisa Finocchi, direttrice della Fondazione Mondadori, che ha in gestione il Laboratorio. 



Da una rapida disamina di questo primo anno insieme al Laboratorio Formentini, i numeri lasciano senza parole: 300 incontri, 10.000 visitatori e oltre 600 relatori, ma anche grandi collaborazioni e una rassegna stampa ricca di menzioni e pezzi dedicati. Quali nuove sfide si propone il Laboratorio per il suo secondo anno?
Forse la sfida maggiore sarà quella di conquistare nuovi pubblici, vale a dire persone che non sono direttamente coinvolte nel mondo dei libri: è una cosa che, almeno in parte, è già accaduta durante il nostro primo anno, con le collaborazioni avviate con alcuni designer e con alcune iniziative legate al mondo del teatro. Più in generale, l’idea è che il distretto editoriale milanese cominci a restituire, negli spazi del Laboratorio, il proprio immenso bagaglio di conoscenze e competenze professionali, mettendolo a disposizione di categorie di persone che non sono in stretto contatto con questo mondo: penso ai bambini ma anche, agli stranieri, per i quali stiamo pensando di ospitare iniziative legate all’insegnamento dell’italiano.

martedì 20 settembre 2016

"Svegliamoci pure, ma a un'ora decente" di Joshua Ferris

Svegliamoci pure, ma a un’ora decente
Di Joshua Ferris 
Neri Pozza, 2014

Traduzione di K. Bagnoli

pp. 369
Euro 17,00


Nel giugno del 2010 il New Yorker si apprestava a pubblicare una lista dei venti migliori scrittori sotto i quaranta considerati la punta di diamante del panorama nord americano; tra questi era presente anche Joshua Ferris. 
Fra le domande a cui lo sottoposero spicca l’inevitabile quesito sui dubbi del lavoro, sulla difficoltà di considerare la scrittura il proprio mestiere, e la risposta – serrata come tutte le altre – recita: «I have never stopped considering not becoming a writer».

Eppure alla lettura dei numerosi racconti e dei tre romanzi pubblicati non si hanno dubbi sulla sua bravura. L’ultimo sforzo in particolare - Svegliamoci pure, ma a un’ora decente - è l’esempio perfetto di un nuovo modo di fare letteratura, sempre in bilico tra la descrizione di uomini persi e incompresi e un mondo irrecuperabile e ostile.

Dentro la testa di Else

La signorina Else
(tit. orig. "Fräulein Else")
di Arthur Schnitzler
Piccola Biblioteca Adelphi

Traduzione di Renata Colorni
I ed. 1924
1988, 20ª ediz., pp. 123

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La storia di Else sembra uscita da un articolo di cronaca: una ragazzina viennese di diciannove anni si trova, suo malgrado, al centro di uno scandalo mentre è in vacanza con la zia ed il cugino in Italia. Solo che dall'autore di Doppio Sogno non ci si può non aspettare nessuna banalità. Ad impreziosire, infatti, la storia è la particolare tecnica narrativa cui ricorre Schnitzler, che con un ininterrotto flusso di coscienza - spezzato qui e lì solo da qualche dialogo - immerge il lettore a diretto contatto con i pensieri della protagonista, come se si fosse dentro la sua testa. 
Il risultato - con i suoi anacoluti, le ellissi, la punteggiatura libera ed il periodare paratattico e conciso - è di una naturalezza impressionante e tradisce l'approfondito studio di carattere compiuto da Schnitzler, autore sempre attento allo spessore psicologico delle sue creature.