martedì 12 dicembre 2017

L'importanza del "saper" attendere secondo Andrea Köhler

L'arte dell'attesa
di Andrea Köhler
add editore, 2017

126 pp.
€ 14,00



Leggere questo brevissimo saggio mentre ci si sposta per Roma con i mezzi pubblici rende lampante l'idea di fondo che vi è dietro: che passiamo tantissimo tempo ad aspettare. Come fa notare l'autrice, infatti, che si stia aspettando qualcosa che deve finire o che deve iniziare, l'attesa è quel periodo di tempo che esiste solo in funzione di qualcosa da venire. Di per sé non sembra avere senso alcuno se non in quanto periodo di transizione (spesso fastidioso) verso un obiettivo. L'attesa è noiosa, snervante, insomma un elemento negativo delle nostre vite.
Ciò che l'autrice vuole comunicarci è che, in questo nostro mondo fatto di calendari, di orologi, di appuntamenti e di tempo che conta solo in relazione al denaro, l'attesa non trova ragion d'essere né ha dignità alcuna.
È proprio su questa dignità che invece insiste la Köhler, la quale porta avanti la propria tesi attraverso due modalità.

Attraverso il giardino della vita guidati da Banana Yoshimoto

Il giardino segreto
di Banana Yoshimoto
Feltrinelli, aprile 2016

Traduzione di Gala Maria Follaco

pp. 138
13,00
Mi piaceva stare con lui a guardare le stelle. La sua andatura era perfetta per me.
Mi piaceva la curva della sua schiena quando si accovacciava a prendersi cura delle piante, così come il tono pacato con cui parlava, la voce un po' roca e persino il suo modo di guidare quando veniva a prendermi.
In quel periodo lo avrei potuto osservare per ore senza stancarmi, mi ritrovavo sempre accanto a lui. In fondo è così quando si è innamorati, no? 

Shizukuishi è una ragazza che lavora come assistente di Kaede, un sensitivo. Shizukuishi è senza genitori e sta insieme a Shin Chiro, un ragazzo appassionato di piante e di giardini. La coppia sta cercando casa per andare a convivere. Una settimana prima del trasloco, vengono invitati a visitare un giardino spettacolare realizzato da un ragazzo che non c'è più perché morto, Takahashi. Ad invitarli è la madre del giovane, una donna affascinante e molto elegante che suscita grande gelosia in Shizukuishi. La donna infatti esercita una forte attrazione in Shin Chiro, ragazzo di Shizukuishi. Ben presto la madre di Takahashi, il giovane morto che ha creato il giardino maestoso e magnifico, oltre ad affascinare il giovane Shin Chiro, lascia in sospeso la proposta di occuparsi del giardino insieme a lei. Shizukuishi si rende conto che sta perdendo il ragazzo, tra il fascino della donna e la proposta allettante per lui. Non traslocheranno mai assieme nella casa scelta e trovata, pronta per accoglierli, si lasceranno prima.
Le stelle, l'aria, l'erba, gli alberi, gli spiriti erano tutti lì, ammassati, spingevano forte gli uni contro gli altri... Era sufficiente respirare per incamerare energia, aprire gli occhi per essere colpiti dallo sfavillio della vita: si trattava di sensazioni incontenibili, che solo la montagna poteva dare.
Le rare occasioni in cui si percepisce qualcosa di simile sono momenti preziosi, come quando si assapora il dolce succo di un frutto appena spremuto.

lunedì 11 dicembre 2017

I giorni lenti, le compagnie brucianti, le vite infuocate della Los Angeles di Eve Babitz

Slow days, Fast company – Il mondo, la carne, L.A.
di Eve Babitz
Bompiani, 2017

Traduzione di Tiziana Lo Porto
Prefazione di Matthew Specktor


pp. 208
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Sono davvero rimasta perplessa quando ho scoperto l’immensa caratura della figura di Eve Babitz e al tempo stesso mi sono resa conto di quanto la cultura italiana ne abbia taciuto l’esistenza. Eppure credevo di aver sempre spaziato nei miei interessi culturali, ma questa volta mi sono dovrà ricredere circa l’ampiezza delle mie vedute e ho dovuto constatare, mestamente, che molto mi è oscuro. La bellezza della letteratura e dell’arte mi ha permesso, allora, di scoprire quest’incredibile donna che ha segnato un’epoca negli Stati Uniti degli anni Settanta, e che ha lasciato molte tracce lungo il suo cammino di donna anticonformista, sotto certi aspetti, e perfettamente in linea con le tendenze dell’epoca in cui ha vissuto, sotto altri.

#CriticaNera - Il mio campo è la caccia. E l'animale più difficile da cacciare è l'uomo.

L'uomo del labirinto
di Donato Carrisi
Longanesi, 2017

pp. 400
€ 19 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


C'è un posto da cui non può scappare. Ed è lì che avverrà la caccia: non là fuori, ma nella tua mente. 
Quindici anni senza sapere più niente di lei, poi, improvvisamente, il ritrovamento: Samantha Andretti, scomparsa a tredici anni, è stata ritrovata nuda e con una gamba rotta in un bosco nella periferia del paese e portata in salvo all'ospedale Saint Catherine. Ad ascoltare la notizia sconvolgente, c'è Bruno Genko, l'investigatore privato che la famiglia di Samantha aveva assoldato anni prima, ma invano: il caso era rimasto irrisolto, presto la madre di Samantha era morta e il padre aveva preferito andarsene lontano. Insomma, tutto era fintamente ripreso a scorrere, mentre un pensiero fisso rintoccava: dov'è Samantha? È ancora viva? Infatti,  
Con la morte si patteggia: dopo un po', il ricordo prende il posto del dolore. Ma quando non sai che fine ha fatto una persona a cui vuoi bene, ti resta solo il dubbio. E non ti abbandona finché non ottieni qualche risposta.

domenica 10 dicembre 2017

#LibriSottoLAlbero - I nostri consigli tra le uscite del 2017


Cari Lettori,
eccoci! Un altro Natale si avvicina e come ogni anno arrivano i nostri consigli di lettura per regali speciali e personalizzati! Quest'anno è stato ricco di novità editoriali che abbiamo apprezzato molto; per questo abbiamo pensato di dividere i nostri #LibriSottoLAlbero in due appuntamenti: questa domenica peschiamo i nostri consigli tra le uscite di quest'anno... E domenica prossima? Sorpresa! 

Buone letture e buoni regali natalizi! 
La Redazione


***

Alessandra consiglia:
Milk and honey di Rupi Kaur (tre60)
Leggi la recensione 1
Leggi la recensione 2
Perché: si tratta di un'intensa lettura costituita da più profonde poesie che portano il lettore non soltanto ad emozionarsi, ma anche a immedesimarsi nell'autrice che attraverso le parole, esprime perfettamente il suo complesso mondo fatto di amore, sofferenza, violenza e perdono. Una lettura che va oltre le pagine scritte, una lettura che si infila nell'animo e vi rimane a lungo.
A chi regalarlo: a chiunque abbia un animo profondo e sensibile, che ami viaggiare attraverso le parole scritte per universi intensi e profondi dettati dalle pagine di un libro. Un percorso letterario di poesie consigliato e adatto a tutte le donne che sanno perdonare e perdonarsi.

Il primo regalo consigliato da Alessandra

L'altra Grace - Storia di una donna figlia del suo tempo

L'altra Grace
di Margaret Atwood (traduzione di M. Giacobino)
Ponte alle Grazie, 2017 (prima edizione 1996)

pp. 563

€ 20 (cartaceo)



Il nome di Margaret Atwood suonerà assai familiare a quanti hanno avuto la ventura di imbattersi prima nel suo bel romanzo distopico Il racconto dell'ancella e poi nella serie rivelazione  da questo tratta e uscita a settembre con TIMVision, vincitrice di ben 8 Emmy Awards (ve ne abbiamo parlato qui). 
Quello che tanti non sanno, però, è che l'autrice canadese riesce a passare da un genere all'altro senza che le sue storie perdano nemmeno un briciolo della suspence e della brillantezza alle quali siamo abituati e L'altra Grace (uscito per la prima volta nel 1996 e riproposto da Ponte alle Grazie), romanzo storico che narra una vicenda realmente accaduta, ne è la riprova, così come la miniserie tv omonima che Netflix ha prodotto.

sabato 9 dicembre 2017

#CriticaNera - Massimo Carlotto tra la giustizia e "La verità dell'Alligatore"

La verità dell'Alligatore
di Massimo Carlotto
E/O, 1995

pp. 252
€ 9,50

L'incipit dipinge atmosfere hard boiled in un contesto italiano: un locale notturno di Padova, un concerto blues, una donna che sta cercando aiuto. Lo trova in Marco Buratti, detto l'Alligatore, ex galeotto che ora dà una mano a tutti (previo compenso) muovendosi nel sottobosco urbano che i suoi clienti preferiscono non visitare di persona. La donna lo assume per scoprire che fine ha fatto il suo amico Alberto Magagnin, fuggito dalla semilibertà alla quale era costretto in seguito ad una condanna per omicidio per la quale si è sempre professato innocente.

La situazione si complica immediatamente: una donna che ha fatto parte della Corte che ha condannato Alberto viene uccisa e i sospetti dell'Alligatore (e di tutti quanti) ricadono sul fuggiasco.

Ma c'è qualcosa che non torna e Buratti, roso dalla curiosità, decide di approfondire.

Nella sua volontà di ricerca è evidente la distinzione tra verità e giustizia che Alessio Piras ha sottolineato nella conversazione sul noir pubblicata su Critica Letteraria: in questo genere spesso le vittime non ottengono giustizia, ma i protagonisti, disincantati, lottano comunque per arrivare alla verità.

La mia metà blues ritornava a farsi sentire e, tirandomi per la manica, mi chiedeva di non allontanarmi, di continuare a cercare. Il mio dannato bisogno di capire, di non lasciare alle spalle nulla di irrisolto.

#CriticARTe - "Di Michelangelo sappiamo fin troppo, ma non tutto quello che vorremmo": la vita del Buonarroti raccontata da Giulio Busi

Michelangelo.
Mito e solitudine del Rinascimento
di Giulio Busi
Mondadori, 2017

pp. 422
25,00 € (cartaceo)



«Questo non è un libro di storia dell’arte. È la storia di una vita. Una vita che con l’arte s’interseca, la taglia come vetro». Con queste poche parole, tanto lapidarie quanto evocative dell’atmosfera delle molte pagine che verranno, Giulio Busi apre la prefazione al suo Michelangelo. Mito e solitudine del Rinascimento, l’ultima, voluminosa, biografia riguardante l’artista toscano appena edita da Mondadori. Tre giri di frase all’insegna della negazione, della riaffermazione e del compromesso, a suggerire che, proprio come l’uomo di cui si andrà a parlare, e a dispetto della letteratura prodotta nei secoli a suo proposito, la strada non sarà né diritta né in discesa; al contrario, sarà disseminata di bivi, sbarramenti, scorciatoie, false piste e vie di fuga. Queste Istruzioni per trovarlo, Michelangelo, avvertono il lettore che non solo si è ancora ben lungi dall’avere detto l’ultima parola sull’autore del Giudizio universale – nemmeno questo libro, del resto, ha intenzione di pronunciarle – ma anche che l’unica posizione dalla quale sarà possibile volgersi verso il maestro (e magari azzardare un dialogo) si confermerà quella più «scomoda, difficile, precaria». Una posa che non potrà che risentire della statura del biografato, e dunque essere, proprio per questo, insostenibile e desiderabile.

venerdì 8 dicembre 2017

Ragazze elettriche: potere e questione femminile nella distopia diventata caso editoriale

Ragazze elettriche
di Naomi Alderman
Nottetempo, settembre 2017

Traduzione di Silvia Bre

pp. 448
€ 20 (cartaceo)

Perché adesso? Come mai proprio adesso? 
È una delle domande al centro di Ragazze elettriche, il romanzo distopico intenso e disturbante della scrittrice inglese Naomi Alderman, in Italia pubblicato da Nottetempo lo scorso settembre, e anche una delle domande che mi ronzavano in testa nel corso della lettura: perché adesso – questa storia – , perché proprio adesso, in questo preciso momento storico? Di distopia e femminismo si è tornato molto a parlare negli ultimi anni e il romanzo di Alderman conferma quanto la questione femminile sia diventata sempre più urgente, in quest’epoca di stravolgimenti politici e sociali in cui le donne sono tornate a marciare, facendo sentire la propria voce, forte e chiara.

Errare è umano: a spasso con Roque Rey tra la vita e la morte

Storia di Roque Rey
di Ricardo Romero
Fazi editore, 2017

Traduzione di Vittoria Martinetto

pp. 526
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Gradirei che mi dicesse qualcosa, signor Rey. Capirà che le cose non sono così chiare e io devo prendere delle decisioni».
Quanto mi ci rivedo in questa frase! Quanto vorrei trovarmi faccia a faccia con Roque Rey, il protagonista dell’ultimo romanzo di Ricardo Romero. Vorrei chiedere a Roque di parlare con me, di spiegarmi. Ma temo che, proprio come accade al direttore dell’Obitorio a pag. 287, anche io mi sentirei rispondere «non ho niente da dire».
Il fascino di Roque, del resto, è in questo: anche se seguiamo la sua vita passo dopo passo, dal concepimento alla misteriosa scomparsa, per oltre 500 pagine; anche se noi lettori siamo gli unici a conoscerne ogni mossa, ogni pensiero, mentre tutti gli altri personaggi rimangono spettatori di una parte della sua recita; nonostante questo, rimane un dubbio: chi è Roque Rey? Cosa vuole dirci? Perché va in giro di notte indossando le scarpe dei morti?

giovedì 7 dicembre 2017

"Luna, termine corsa del treno": il romanzo di esordio di Simone Cremonti

Quel segno sulla luna
di Simone Cremonti
Alcheringa Edizioni, 2017

€ 10,00


C'è un segno sulla luna, "una macchia più scura, con due piccole righe parallele". È sotto gli occhi di tutti, ma forse non tutti lo sanno. Di sicuro qualcuno, più attento o abituato a guardare il cielo, l'ha visto. Sta lì in mezzo alle altre macchie, perché la luna - si sa - è piena di segni ed è un segno lei stessa. 
Da qualche parte dietro questo segno c'è una storia, un segreto che un uomo oggi anziano ha taciuto per anni e che ora va affrontato e risolto come un mistero. 

L'esordio di Simone Cremonti, autore trentenne di Tortona, è un romanzo molto valido, in bilico tra realismo e fantasia; comincia nell'angolo impolverato di un salotto, si conclude tra le geometrie di una grande città, passando prima per un luogo che ci sembra raggiungibile solo con il pensiero ma che è più vicino di quanto sembra. 

"Chopin non va alla guerra": la musica come terreno di conflitto umano

Chopin non va alla guerra
di Lorenzo Della Fonte
elliot, 2017


pp. 160
€ 16,50


Chopin non va alla guerra di Lorenzo Della Fonte è ambientato durante la Grande Guerra, snodo storico della nostra epoca contemporanea preda della tecnica e della disumanizzazione. Nel 1918, l’ultimo anno di guerra, il tenente di artiglieria Giovanni Bassan si trova a prestare servizio al Forte Montecchio che difende il confine pacifico del Val Chiavenna, tra Italia e Svizzera. Lui e altri della guarnigione sono dei reduci mutilati o malati, ma ancora abili alla battaglia, comandati prima da un illuminato tenente colonnello, Aleardi, e successivamente da un maggiore, Zocchi, pre-fascista dalla sciocca sete di gloria e sangue. Attraverso il contatto con un soldato calabrese, Domenico Schioppini, Bassan si avvicina alla musica e alla figura di Livia, ragazza dal grandissimo talento per il pianoforte ma immersa in un alone di mistero. La donna infatti era una apprezzatissima concertista, eppure ora, dopo l’improvvisa e immotivata conclusione della sua carriera, suona raramente e solo in privato. Livia inoltre vive a Dongo – paese sul lago di Como – in una clausura familiare che non si sa se sia volontaria o obbligata. Quali sono le ragioni del suo isolamento? Riuscirà a riavvicinarsi alla musica in pubblico? Bassan e Schioppini riusciranno a svelare i segreti che la circondano?

mercoledì 6 dicembre 2017

La piccola vergogna del piccolo borghese nel primo romanzo di Paolo Vanacore

L'ultimo salto del canguro
di Paolo Vanacore
Castelvecchi, 2017

pp. 160 
€ 17,50




Edoardo, trentenne romano come tanti, si innamora di Gabriele, il compagno della sorella: questa è a grandi linee la trama dell'Ultimo salto del canguro. Ma attraverso la storia di un amore proibito (e inseguito) Paolo Vanacore ci racconta quella condizione che tanto fa paura in questa nostra società della perfetta immagine: l'infelicità. È l'infelicità la vera protagonista di questo breve romanzo portato avanti con scioltezza e umorismo (giusto una nota di demerito en passant sulla punteggiatura: risulta davvero troppo banale in certi passaggi ricchi di subordinate e retti da virgole, virgole, virgole, nient'altro che virgole). E non parliamo qui dell'infelicità di chi vive un amore non corrisposto, bensì di chi sente la necessità di doversi nascondere in piena vista... e non solo agli estranei, bensì anche e soprattutto agli affetti più vicini. Perché ci si nasconde, tuttavia? La risposta è semplice: perché ci si vergogna.
È infatti la vergogna di quel che si è o di quel che si prova, e che non può essere detto, a portare all'infelicità. Non si può dire, infatti, che si è smesso da tempo di amare la propria moglie e si sta portando avanti una relazione extraconiugale; non si può dire di aver scoperto l'amore in una persona dello stesso sesso, quando si è sempre creduto di avere un orientamento lineare e ben visto dai più; e non si può dire, ancora, di amare il sesso come valvola di sfogo, come atto di liberazione dalle frustrazioni e dall'infelicità. Tutte queste cose, ancora oggi nella società delle libertà individuali, appaiono sporche, turpi, denigranti, nonostante siano quotidianamente esperite da tutti.

"The last girl": per le donne il futuro non è roseo

The last girl
di Joe Hart
La Corte Editore, 2017

Traduzione di Daniela di Falco e Federico Ghirardi


pp.396
€ 16,90





NT: Non è stato presentato un rapporto sul tasso di natalità femminile ormai da più di sei mesi. L'ultimo riportava la percentuale di una su centomila. A suo parere è corretta?
FW: Vuole scherzare? (...) Non mi sorprenderei se i nuovi dati indicassero una su cento milioni.

Il pianeta è andato incontro ad una crisi senza precedenti. A partire dal 2017 la nascita delle bambine è calata in maniera vertiginosa, tanto che, negli Stati Uniti, ne sono rimaste poche manciate. Dopo una guerra civile che ha sconvolto il continente, le poche bambine sopravvissute sono state riunite al NOA, la National Obstetric Alliance, per la loro sicurezza e perché sono destinate allo scopo più grande e nobile di tutti: ripopolare il pianeta. Quando compiono 21 anni vengono fatte uscire dal centro e ricongiunte alle loro famiglie che le aspettano. Almeno, questo è quello che hanno sempre raccontato a Zoey. Nonostante la nobiltà del compito che le aspetta, lei si sente in trappola: costretta alla più noiosa della routine, senza notizie dal mondo esterno e senza il permesso ai piacere più semplici (leggere, ascoltare musica, persino masticare un chewing gum) le sembra di impazzire. Il mantra con cui l'hanno cresciuta ovvero “Quanto vale una vita”, l'ha spinta alla risposta: sicuramente più della vita che ci fanno condurre qui. Deve solo trovare il modo di uscire dal NOA e scoprire che fine hanno fatto tutte le sue compagne che hanno già affrontato la cerimonia.

martedì 5 dicembre 2017

(Ri)conoscersi a Marsiglia, oltre la miopia dei pregiudizi

Le tre del mattino
di Gianrico Carofiglio
Einaudi, 2017

pp. 165
€ 16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Osservando voi adulti, penso spesso che siate intrappolati da cose di cui non vi importa niente. Come succede? Quando succede?
Esce in libreria il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio ed è subito bestseller, ma stavolta Le tre del mattino ci regala un'opera inaspettata, che tuttavia conferma ancora una volta la bravura dello scrittore. 
Antonio non ha mai conosciuto davvero suo padre: lo incontra di tanto in tanto da quando lui e sua madre hanno divorziato in modo irritantemente educato. Il piccolo Antonio si era fatto un'idea del perché e da allora ha trattato con distacco quel genitore per lui incomprensibile. Ma qualcosa rompe la quotidianità difficoltosamente rimontata: il protagonista è colpito da una forma di epilessia difficilmente spiegabile. Dapprima si tratta di qualche episodio sporadico, poi la malattia minaccia di sconvolgere per sempre la vita di Antonio e di costringerlo in un letto e a casa, privandolo delle sue passioni. Il momento è difficile, i medici provano le cure e brancolano in parte nel buio: la vera causa di questa forma di epilessia è misteriosa, non resta che provare una terapia da adattare via via al paziente. Dopo alcuni anni decisamente complessi, Antonio approda con la sua famiglia a una clinica di Marsiglia, dove fin da subito appare una medicina prima mai proposta: la speranza. Il nuovo medico, infatti, propone una terapia molto meno invasiva e lascia che il giovane Antonio recuperi gran parte delle sue passioni, senza tarpare le ali alla sua adolescenza. 

#CriticaNera - "Al largo": la deriva della vita secondo Wyl Menmuir

Al largo
di Wyl Menmuir
Bompiani, 2017

160 pp.
€ 16



Al largo è uno di quei libri che, terminata la lettura, possono lasciare nel lettore solo una di queste due distinte e nette sensazioni: completo disagio o completo coinvolgimento.
Il romanzo d’esordio di Menmuir è infatti uno di quei testi la cui trama, di fatto debole e sfilacciata, risulta mero espediente per raccontare uno stato d’animo persistente del protagonista. Di più: una condizione esistenziale, un momento della vita in cui qualcosa è accaduto e lo si sta affrontando nel proprio mondo interiore. Ciò che accade (o sembra accadere) all’esterno è mero riflesso del turmoil emotivo di chi vive la vicenda.
Che la trama di Al largo sia funzionale a rappresentare il vissuto lo si capisce solo avanti nella lettura, quando le atmosfere cupe, i luoghi evanescenti e gli eventi che sfociano nel surreale trovano una propria connotazione e stabilità, fino ad abbandonare completamente quel maldestro tentativo di affondare le radici in una sorta di “realismo reale” che troviamo a inizio storia. Niente di ciò che accade sembra più avere senso dopo un certo momento, complici anche gli stati alterati del protagonista che passa costantemente, a causa di una non ben precisata “malattia”, fra mondo reale e mondo onirico. Ecco che dunque, verso la fine, con una rivelazione di fondamentale importanza gettata là come se fosse un fattarello qualsiasi (e che risponde almeno in parte alla domanda essenziale del libro: chi è Perran, e perché è così grave che, dopo la sua scomparsa circa dieci anni prima, il nuovo arrivato Timothy sia andato a vivere dentro la sua ex casa?) noi lettori cominciamo a farci una certa idea su cosa stiamo leggendo.

lunedì 4 dicembre 2017

#CriticARTe - La fotografia, a problematizzare il rapporto tra noi e il mondo

Lo specchio vuoto. Fotografia, identità e memoria
di Ferdinando Scianna
Economica Laterza, 2017

1^ edizione: 2014

pp. 106
€ 9 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Se interpretiamo la parola [fotografia] come "scrittura della luce", allora noi fotografi siamo dei ricettori, siamo degli interpreti, dei lettori: è il mondo che con penna di luce scrive sé stesso mediante le onde luminose che lo colpiscono e che riflette. (p. 17)
Cosa significa davvero fotografare, oggigiorno? Ferdinando Scianna, tra i più noti fotografi italiani e fine nelle sue riflessioni sull'arte dell'immagine, offre vari spunti di riflessione su ciò che attrae e respinge del mondo fotografico. 
Ad esempio, perché così spesso ci ritraiamo davanti a un nostro ritratto? Non tanto per falsa modestia, ma perché lo "specchio" della fotografia restituisce l'immagine di noi come ci vedono gli altri, non come vorremmo vederci in prima persona. Insomma, mette in gioco la nostra identità, nel momento in cui affidiamo all'immagine il ruolo di entrare in comunicazione con gli altri. E la fotografia non mente... Se, in passato, davanti a un ritratto pittorico si poteva imputare il risultato modesto alla scarsa abilità dell'artista, con la fotografia questo non è più possibile. Figlia del Positivismo, la fotografia non fa sconti e ci porta a confrontarci anche con la parte di noi che amiamo meno.

L'invincibile stagione dell'amore oltre l'inverno di Isabel Allende

Oltre l'inverno
di Isabel Allende
trad. Elena Liverani
Feltrinelli, 2017

pp. 304
€ 18,50


Nello scantinato gelato di una Brooklyn nella morsa di una delle più terribili bufere degli ultimi anni, si incontrano e si intrecciano le vite di tre individui molto diversi fra loro. Richard, ipocondriaco nel fisico e nei sentimenti, Lucia energica e pasionaria e la spaurita piccola Evelyn, motore involontario dell'azione.
Che è un'azione pretestuosa: una finta trama insolitamente thriller serve a Isabel Allende per raccontare ancora una volta nel suo ultimo libro Oltre l'inverno, appena uscito per Feltrinelli e tradotto da Elena Liverani, quello che da sempre, come scrittrice, le sta a cuore.
Ovvero l'intrecciarsi della Storia, del Sudamerica, principalmente - ma stavolta anche con uno sguardo alle vicende degli Stati Uniti di Trump - con le storie, minime ma fortissime, dei suoi personaggi.

domenica 3 dicembre 2017

#CriticARTe - "Dentro Caravaggio": il mito del pittore lombardo che ancora affascina il mondo.

Dentro Caravaggio 
A cura di Rossella Vodret

Allestimento: Pierluigi Cerri, Corrado Anselmi
Luci: Barbara Balestrieri

Palazzo Reale 
Milano
29/096/2017 - 28/01/2018

biglietto intero: € 15 
biglietto ridotto: € 13
info: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale




Il 29 settembre è stata aperta al pubblico la mostra Dentro Caravaggio, la seconda con sede al Palazzo Reale di Milano dopo quella curata da Roberto Longhi nel 1951.
A quanti si domanderanno quali segreti potranno ancora rivelare i capolavori dell'appassionato e controverso Michelangelo Merisi, la curatrice Rossella Vodret propone una nuova sfida, avvalendosi di un'analisi assai diversa da quelle finora svolte sui dipinti del pittore lombardo, poiché gli spettatori potranno usufruire delle scoperte frutto dell'imponente lavoro di ricerca di tipo archivistico e diagnostico iniziato a Roma del 2009 e conclusosi, per l'appunto, a Milano.
Particolare cura è stata riservata all'allestimento, costato più di 3,5 milioni di euro, mentre una menzione meritano anche gli sponsor: il Gruppo Bracco e Intesa Sanpaolo, dalla cui collezione arriva anche il quadro il Martirio di Sant'Orsola, probabilmente l'ultima tela dell'artista prima della sua scomparsa.

#CritiComics: "Io sono l'arte": vita illustrata di Madonna Louise Veronica Ciccone

Madonna
illustrazioni di Sylvia K
testi di Lorenza Tonani

Hop Edizioni, 2017
euro 18,00

La copertina di Madonna, la biografia di Madonna Louise Veronica Ciccone illustrata da Sylvia K, non potrebbe essere più esplicita e programmatica. Non solo perché, in quanto volume d’esordio della collana “Per aspera ad astra” della Hop Edizioni, dichiara in prima battuta l’intenzione di raccontare la vita e le opere di donne dotate di personalità “estreme”; ma anche perché, con immediatezza grafica, riesce a esprimere l’essenza più caratteristica della Madge internazionale: un primo piano sfacciato, con gli occhi grandi della star sbarrati a sfidare quelli di chi la osserva, in una posa muta ma più che mai eloquente, come di chi possa ormai permettersi di fare a meno delle parole (cantate, recitate o scritte che siano). Il taglio – indovinatissimo – del libro è già tutto in questa immagine, come succede con certe elegie di inizio silloge in cui il poeta si prende la briga di disseminare indizi su ciò che il lettore troverà all’interno della raccolta; con la differenza che in queste pagine c’è ben poco di “lirico” (hit da primo posto in classifica a parte), e che anzi, volendole ricondurre a tutti i costi a un genere letterario, i toni dell’epica – di un’epica tutta statunitense da self made woman – sarebbero forse i più appropriati. Madonna è già tutta qui, “cubitale” e sfaccettata come i caratteri che ne compongono il nome, immortalata nello stadio di icona: piatta nelle campiture di colore che riempiono i contorni neri e sicuri di Sylvia K, tridimensionale nell’ombra composita che emana dal suo profilo come una spessa scia di riflessi arcobaleno, con la cangiante criniera bionda (dopotutto è del segno del Leone) a rimpiazzare il più ieratico dei fondi oro.