giovedì 30 giugno 2016

#RileggiamoConVoi - giugno 2016

Foto di © DeboraLambruschini
Cari lettori, 
ci siamo! Anche quest'anno il #RileggiamoConVoi si tinge di estate e si trasforma in #LibriSottoLOmbrellone, con i consigli per le letture in ferie; come sapete, non troverete solo bestseller facili, da bambini vocianti e nonne che gridano come vicini di ombrellone. No, il nostro motto è: in ferie abbiamo più tempo per leggere e, dunque, anche per concentrarci! 
Troverete libri appena usciti, ma anche intramontabili e libri di qualche mese o anno fa, che vogliamo non far uscire dai cataloghi. 
Come sempre, se cliccate sui link leggerete le nostre recensioni e già capirete se quel libro può fare per voi...

Buona lettura! 
La redazione

Lettera d'amore in scrittura cuneiforme: amore, polifonia, Praga e un alfabeto arcaico


Lettera d'amore in scrittura cuneiforme
di Tomáš Zmeškal
Safarà Editore, 2016

pp. 384
€ 19,50 (cartaceo) 

Lettera d'amore in scrittura cuneiforme, scritto da Tomáš Zmeškal nel 2008, è appena uscito nella sua traduzione italiana per i tipi di Safarà Editore e noi abbiamo avuto la fortuna di leggerlo in anteprima. L'autore, classe 1966, esordisce proprio con questo romanzo grazie al quale si è aggiudicato il Premio dell'Unione Europea per la Letteratura. Tutto promette bene e le aspettative di lettura sono alte.

Polifonia è il termine che meglio descrive questo testo, fatto di tanti generi diversi: il puro e semplice romanzo, il fantasy, l'onirico, la lettera, il diario. Sullo sfondo l'incantata città di Praga. L'autore tiene le redini di tutta questa varietà, facendo emergere come protagonista una storia d'amore che lega due persone: Josef e Květa. Il romanzo, ambientato in epoca contemporanea, viaggi tra il tempo e lo spazio infatti incontriamo i due protagonisti quando già sono anziani, spettatori delle nozze della figlia Alice. Poi, avanti e indietro nel tempo, veniamo a conoscenza di tanti altri episodi della loro vita (sia posteriori che anteriori a questo evento di apertura) e di quella di tutti i numerosi personaggi che affollano il panorama narrativo.

mercoledì 29 giugno 2016

La tenacia di un popolo. Protagoniste le donne

La guerriera dagli occhi verdi
di Marco Rovelli
Giunti, 2016

pp. 158
16,50


La guerriera dagli occhi verdi” è un libro partigiano, nel senso che Rovelli, musicista oltre che scrittore, parteggia in maniera netta. Questo carattere engagé, oggettivamente manicheo, viene tuttavia alleggerito dalla poetica di molte pagine e trova un suo contraltare. Se il romanzo raggiunga o meno un equilibrio soddisfacente, è questione soggettiva. Secondo me, sì e questo lo dobbiamo all’amore, letterario e umano, che Marco Rovelli riversa sulla figura, oramai mitica fra i guerrieri curdi, di Avesta Harun. Dopo avere letto una sua intervista sul “Foreign Policy”, Rovelli si mette sulle tracce delle donna e va in Kurdistan. Nel frattempo gli giunge notizia della sua morte e allora non ha più dubbi: ne racconterà la storia a partire da quando non era Avesta ma Filiz.

Marco Rovelli, "La guerriera dagli occhi verdi"

La guerriera dagli occhi verdi
di Marco Rovelli
Giunti Editore, 2016

pagine 158





"Noi stavamo sempre in strada, ci rincorrevamo, ci bagnavamo. Però sai che i giochi che facevamo non me li ricordo più? Forse non li abbiamo mai fatti, mi viene il dubbio. Quello che mi ricordo è che il nostro gioco era diventato nasconderci dalla polizia. Venivano, insultavano, arrestavano, picchiavano. E guai se ti scappava una parola in curdo davanti a loro. È per questo che sono qui, noi non siamo cresciuti come bambini, ma dopo di noi i bambini dovranno essere bambini, dovranno avere la possibilità di giocare".
Avesta Harun ha poco più di trent'anni quando muore in uno scontro a fuoco con i tagliagole del Daesh, ultima di tante disgrazie che da tempo immemorabile affliggono il popolo curdo, ma la sua breve vita è stata intensa, faticosa ed esemplare. Da dieci anni ha aderito alla resistenza curda, divenendone ben presto un leader e un esempio per numerose altre ragazze che la seguono in quel percorso di crescita e di autoaffermazione difficile, pericoloso e (forse) senza fine, estrema reazione - eppure l'unica possibile - al tentativo di cancellazione dell'intera etnia curda da parte dello Stato turco, non solo con le armi ma anche tramite un sistema scolastico in cui i bambini che inavvertitamente pronunciano qualche parola nella lingua curda vengono picchiati dagli insegnanti, come dalla polizia vengono picchiati gli adulti che osano lamentarsi con uno Stato che li costringe a condizioni di vita in villaggi senza elettricità, strade, servizi essenziali, eppure ne pretende la completa sottomissione e la rinuncia alle proprie origini. Essere partigiana e donna, inoltre, rappresenta di per sé un atto rivoluzionario in un universo a misura di maschio. "Qui la donna è libera, impara a conoscere la propria importanza", dice Avesta.

martedì 28 giugno 2016

#Strega16 - Sulle orme di un "ribelle rispettosissimo", don Lorenzo Milani

L'uomo del futuro. Sulle strade di Don Lorenzo Milani
di Eraldo Affinati
Mondadori, 2016

pp. 180
€ 9,99 (ebook)


Dovremmo superare l'interpretazione letterale di don Milani. Cogliere il suo midollo spinale. Lo potremmo fare solo a partire da oggi. Coi fumi delle vecchie battaglie ormai spenti. Nel nuovo mondo che ci aspetta. 
In questa singolare biografia, quasi un pellegrinaggio lungo i «luoghi dell'esperienza» di don Lorenzo Milani, Eraldo Affinati si misura con il passato di un grande uomo, controverso e, anche per questo, spesso misinterpretato e osteggiato. E, tuttavia, imprescindibile: quante volte si sente citare Lettera a una professoressa senza riflettere sulle radici sociali e culturali dell'autore? Eppure don Milani ha fatto scuola, in tutti i sensi, senza temere di proporre qualcosa fuori dal coro, o di affrontare l'educazione a piene mani, come ribadisce Affinati:
Bisogna agire in fretta. Non lasciarsi irretire dall'indecisione, dal pensiero che frulla su se stesso. Non come farebbe l'uomo istintivo, privo di guida razionale, ma nella consapevolezza delle infinite elucubrazioni che ci hanno preceduto.

"Spezie, spezie delle mie brame...": Federico Antinucci racconta la storia di un lusso antico e necessario

Spezie.
Una storia di scoperte, avidità e lusso
di Francesco Antinucci
Laterza, 2016 (prima edizione 2014)

pp. 160

Euro 10,00

La prima buona ragione per leggere Spezie, il bel libro di Francesco Antinucci appena ripubblicato da Laterza nella collana Economica, è essenzialmente di carattere storico: il libro è innanzitutto un viaggio alla scoperta delle erbe e delle polveri culinarie, delle relative applicazioni in cucina e delle ricadute sulla politica e sull’economia, oltre che sul gusto e sul costume. La seconda ragione, che nell’opinione di chi scrive è forse la più importante, è invece, per così dire, antropologica e sociologica. Perché il volumetto è sì, senza dubbio alcuno, una ricostruzione puntuale delle fortune e delle sfortune riscosse da queste preziosissime merci in seno ai popoli e alle culture, ma è anche, e soprattutto, una presa d’atto del fortissimo potere esercitato sull’essere umano dai valori cosiddetti simbolici e rappresentativi dei beni materiali. Una fascinazione da sempre esistente, e dunque da sempre attuale, e che oggi come oggi non può non far riflettere, in modo critico e finanche poco consolatorio, sulle possibili conseguenze negative dei processi di autocelebrazione e autorappresentazione.

lunedì 27 giugno 2016

#PagineCritiche - A cosa pensate quando leggete un titolo così?

Teste mozze. Storie di decapitazioni, reliquie, trofei, souvenir e crani illustri
di Frances Larson
UTET, 2016

Traduzione di Luca Fusari

pp. 291
€ 17 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


La testa mozza è affascinante e orripilante perché nega una delle dicotomie fondamentali che usiamo per capire il mondo: l'idea che le persone e gli oggetti si definiscano per antitesi. Presenta una dualità apparentemente impossibile.
Una testa decollata può essere tante cose: una persona cara, un trofeo, un esemplare scientifico, la prova a carico di un crimine, uno strumento didattico, una reliquia, una fonte di ispirazione, uno scherzo. Può essere oggetto di scambio, dispositivo di comunicazione, pedina politica o eredità di famiglia; e può essere molte di queste cose insieme. La loro definizione è instabile e in drastica oscillazione, il che è uno dei motivi per cui i resti umani hanno il potere di disorientarci. (pp. 22-23)
Il titolo, così enigmatico, "mozzo", è allusivo e curioso. Anche la copertina, con illustrazioni da varie epoche, è indubbiamente curiosa. Se superate l'ansia da timore di sporcarvi le mani da lettori con pezzi anatomici, scoprite che anche il saggio è altrettanto curioso. Frances Larson, che si occupa da anni di antropologia e storia della medicina, fonde queste sue conoscenze in uno studio che è al tempo stesso rigoroso e ammiccante: l'ampia bibliografia attesa il primo elemento; per il secondo, bisogna leggere almeno un capitolo del saggio. Allora vedrete che le varie teste (rimpicciolite, trofeo, giustiziate, incorniciate, miracolose, d'osso, dissezionate, viventi) vengono sempre "maneggiate" con cura e con rispetto. È la storia, semmai, a non aver tratto con il giusto rispetto teste che un tempo erano vive, ma Frances Larson non giudica, lascia che siano i lettori a trarre le proprie considerazioni dai fatti storici. Non è tanto la parte dedicata alla giustizia con varie decollazioni a sconvolgere: ghigliottine, scuri e boia fanno parte dell'immaginario giudiziario del passato. E, contrariamente a quanto si può pensare, l'invenzione della ghigliottina toglie molta spettacolarità alle esecuzioni pubbliche di criminali o traditori; e anzi è una pratica rapida, in qualche modo clemente nei confronti del condannato, perché la pena dura poco:

I jeans di Bruce Springsteen: tra ironia e disincanto, fiction e memoir, il racconto di un pezzo d'America e di vita

I jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani
di Silvia Pareschi
Giunti editore, maggio 2016

pp. 192
€ 15

Problema: come definire questo libro, opera prima di Silvia Pareschi? Memoir? Raccolta di racconti, immagini, pezzi di vita? Personalmente non ho mai amato troppo le etichette e, quel che è certo, ad un testo come questo andrebbero decisamente troppo strette. Un ibrido, un insieme ben strutturato tra fiction e realtà, pezzi di vita dicevo poco sopra, che l’autrice riesce ad ordinare per raccontare un Paese – l’America, patria d’adozione – e le sue contraddizioni. Con garbo ed ironia, senza cedere a sentimentalismi o critiche sterili, rifuggendo gli stereotipi dell’italiana all’estero, per restituire infine al lettore un quadro vivido, a tratti bizzarro e divertente, molto spesso doloroso, di un mondo imperfetto, ma che qualche volta sorprende ancora per bellezza e umanità. Un ritratto personale, sincero, che racconta luci ed ombre di una società spesso contraddittoria, su cui lo sguardo critico di Pareschi si sofferma alternando episodi surreali a storie di intensità struggente, la banalità del quotidiano alle pagine di cronaca, la città all’ambiente naturale, scegliendo la periferia delle cose, il particolare, per tentare di comprendere la complessità di quel mondo e delle persone che vi si muovono.

domenica 26 giugno 2016

#ScrittoriInAscolto - Vecchioni allo ScrittuRa Festival ci ha raccontato la sua felicità


La vita che si ama
di Roberto Vecchioni
Einaudi,  2016

pp. 168
€ 16.50 (cartaceo)


«Felicità non è quando stiamo bene, no. Quelli sono solo attimi di gioia. Felicità dev’essere tutta la tua vita. La felicità esiste sempre e comunque. Essere felici di essere vivi, di provare dolori e sconfitte. Non è immobilità, imperturbabilità. È battaglia, è combattimento.»

Inizia così Roberto Vecchioni nel presentare il suo La vita che si ama. Storie di felicità, edito da Einaudi. Un libro dovuto, necessario per chiarire a sé e ai suoi figli un po’ di quelle cose importanti che non trovano mai il momento giusto per essere dette. Il teatro di Lugo è stracolmo: al loggione siamo in doppia fila. Non si appollaiano sulle mie spalle solo perché vedono che ho un taccuino e scrivo.
«Il destino...? Macché. Nessuno dall’alto, voglio pensarci io. Il destino ci prova a fotterti, ma siamo noi a dover fottere lui. Noi tutti siamo più grandi del destino. Ed è questa la felicità. Felicità è combattere contro l’impossibile, andare all’inferno e sconfiggere il demonio, girare il mondo come Ulisse. Che forse non è un gran esempio dato che ovunque poi scopava come un pazzo.» 
In effetti. Inizio a guardare le facce sotto di me. Silenziose, attente. Ormai il Prof ci ha catturato.

sabato 25 giugno 2016

Piergiorgio Odifreddi: il De rerum natura a Festa del Racconto



L'edizione 2016 di Festa del Racconto si è svolta a Carpi, Campogalliano, Novi e Soliera dall'8 al 12 giugno. Oltre al tradizionale programma composto da conversazioni con gli autori, monologhi, lezioni e conferenze, l'edizione di quest'anno ha dato particolare spazio a performance e spettacoli teatrali. 

Domenica 12 giugno si è tenuto, presso il teatro comunale di Carpi, uno spettacolo del matematico e divulgatore scientifico Piergiorgio Odifreddi, accompagnato dall'attrice Irene Ivaldi e dal violoncellista Lamberto Curtoni, sul De rerum natura di Lucrezio.

#ScrittoriinAscolto - Jennifer Niven: Un libro? Meglio di una seduta di psicoanalisi

Venerdì 17 giugno presso gli uffici di De Agostini Digital a Milano è stato organizzato un incontro dedicato ai blogger di testati, siti e fanzine letterari con Jennifer Niven, autrice di grande successo di libri young-adult, per presentare la sua ultima opera Raccontami di un giorno perfetto. L'attesa era palpabile dato che Niven è una vera e propria eroina per numerosissime lettrici e lettori di tutto il mondo e, in più, ora che ormai la notizia è trapelata, pare che da questo libro verrà ben presto tratto un film, l'interesse è esponenziale. Jennifer Niven è la "classica" ragazza della California dalla dentatura perfetta e dai modi ineccepibili: accoglie con viva gioia i blogger convenuti e non si perde in chiacchiere dato che, lo dice direttamente, "sono interessata alle vostre domande non alle mie interminabili elucubrazioni su quanto ho scritto". Le ragazze e i ragazzi seduti intorno a lei non se lo sono lasciati scappare: la curiosità l'ha fatta subito da padrona.

venerdì 24 giugno 2016

#CriticARTe: Linguaggi pubblicitari e messaggi politici agli estremi del secolo

Alphonse Mucha
15 aprile 2016 - 11 settembre 2016
Complesso del Vittoriano (Roma)
Orario: lunedì-giovedì, 9.30-19.30; venerdì-sabato, 9.30-22.00; domenica, 9.30-20.30;
Biglietti: 13,00 € intero; 11,00 € ridotto.

Guerra, capitalismo & libertà
24 maggio 2016 - 4 settembre 2016

Palazzo Cipolla (Roma)
Orario: lunedì-domenica, 10.00-21.00;
Biglietti: 12,00 € intero; 8,00 € ridotto.

Cercare di visitare durante la stessa giornata due mostre apparentemente molto lontane l’una dall’altra finisce per creare strani cortocircuiti, interferenze insospettate, collegamenti sorprendenti. Quello tra il pittore ceco Alphonse Mucha (1860-1939) e Banksy, misterioso street artist tuttora attivo sulla scena internazionale, pare essere un dialogo impossibile, o quantomeno improbabile. Eppure i punti in comune finiscono per risultare evidenti al visitatore poco ortodosso, quello che accetta di non lasciarsi condizionare dalle etichette e dai dettami del canone, quello che, forse stanco del viaggio, scopre di aver dimenticato a casa il rigore filologico.

#CriticaNera - Demistificare la mafia, con una storia quasi inverosimile e dai risvolti fumettistici...

La mafia mi rende nervoso
di Isidoro Meli
Frassinelli, 2016

pp. 220
€ 17,50 (cartaceo)

Chiudete gli occhi, ripetete ad alta voce la parola "mafia", e ditemi qual è la prima immagine che vi viene in mente [...]. Le immagini che ci vengono in mente sono tutte espressioni del mito. I miti sono fasulli. E non sono mai duraturi. Nascondono la verità, e quando crollano la portano via con sé. (pp. 202-203)
A leggere queste poche righe, verrebbe da pensare che La mafia mi rende nervoso sia un romanzo-saggio. Ma non è così, anche se una tesi di fondo c'è, ma non è possibile rivelarla, perché sono le ultime pagine ad enuclearla. Diciamo piuttosto che la vicenda si muove su più livelli, come a più livelli si muove la mafia stessa. 

giovedì 23 giugno 2016

#PagineCritiche - "Deumanizzazione" di Chiara Volpato

Deumanizzazione
Come si legittima la violenza
di Chiara Volpato
Laterza, 2016 (Prima edizione aprile 2011)

12.00 €

Cosa significa deumanizzare? Quali sono le cause alla base del processo di negazione dell'umanità da parte di un essere umano nei confronti di un suo conspecifico? Chi sono gli attori in causa e chi invece costituisce il bersaglio di questo tanto inquietante quanto diffuso fenomeno? E quali sono le conseguenze sugli uni e sugli altri?
A tutti questi quesiti si propone di rispondere l'interessante trattazione di Chiara Volpato: partendo dai drammatici fenomeni di deumanizzazione che hanno caratterizzato la storia dell'uomo dalla sua origine fino a oggi e sottolineandone gli effetti, la studiosa mette in luce come la comparazione dell'umano al non umano e l'utilizzo di un linguaggio deumanizzante, tanto oggi come nel passato, possano suscitare effetti sul nostro modo di percepire gli altri.

Cercare l'Uomo per trovare Dio (e viceversa): "La preghiera della letteratura" di Andrea Caterini

La preghiera della letteratura. 
Sulla misericordia, il bene e la fede
di Andrea Caterini
Fazi, 2016

pp. 144
€ 15,00 [cartaceo]



Secondo Blaise Pascal c'è solo una categoria di uomini che merita un'incondizionata approvazione: "coloro che cercano gemendo". Come a dire che non può esserci vera ricerca se non è alimentata da una ferita insanabile che strazia l'anima e il corpo, e che tale dolore acquista un senso più alto solo a motivo di quel viaggio pieno di cadute ed errori che è la nostra vita. 
La preghiera della letteratura di Andrea Caterini, appena edito per i tipi di Fazi editore, sembra infatti proporci un itinerario in sei lemmi-tappe (pace, sacrificio, misericordia, bene, santità, fede) il cui unico denominatore è, a ben vedere, il binomio pascaliano ricerca-sofferenza. Un itinerario spirituale che, come ci annuncia il titolo, abbandona il terreno più consono delle sacrae litterae per addentrarsi in quello della grande letteratura universale, non meno vertiginoso e costellato di domande che inchiodano il nostro essere uomini "qui e ora"; ovvero di ogni luogo e di ogni tempo. Se è assodato che il mezzo letterario è uno strumento portentoso e millimetrico di conoscenza, ciò che suggerisce Caterini nel saggio di apertura, In principio, una preghiera, è che la letteratura, come la preghiera, è "la sola nostra possibilità di imparare per la seconda volta a parlare". Cioè, come si legge subito a p. 15, 
se le prime sillabe pronunciate sono quello sforzo di imitazione che permette di dare un nome alle cose, la preghiera succede - per mezzo del desiderio - al nostro secondo stato di mutismo, dove ciò che imitiamo è una lingua nuova e sconosciuta, nella quale tentiamo di dare a quelle cose già nominate un significato che le riconduca all'origine, che le ricongiunga all'uno.

mercoledì 22 giugno 2016

Poesie e riflessioni in onore di «questi strani campioni di vita»

Sui gatti
di Charles Bukowski
Guanda, 2016

Traduzione di Simona Viciani (con testo originale in calce)
pp. 146
€ 14

Il gatto codamozza, strabico, un giorno è venuto alla porta e l'abbiamo fatto entrare. Vecchi occhi rosa. Che fenomeno quel ragazzo. Gli animali sono davvero illuminanti. Non sono capaci di dire bugie. Sono foze della natura. La televisione può farmi stare male in cinque minuti, ma posso restare a guardare un animale per ore e ritrovo solamente grazia e gloria. La vita come dovrebbe essere.
Il grande ed eversivo Bukowski non ha mai nascosto la sua ammirazione e totale dedizione ai gatti, considerati «strani campioni di vita», che hanno capito la semplicità della vita e dei bisogni primari («loro sanno che tutto è/ semplicemente com'è»). 
Privi di sovrastrutture e di filtri, i gatti riescono a rasserenare un Bukowski che li osserva, muto spettatore che registra in versi le azioni più comuni, il movimento felino, la caccia («un gatto è semplicemente SE STESSO. Ecco perché, quando cattura il povero uccello, non lo molla più. Questo rappresenta le possenti forze della VITA che non si arrendono mai. Il gatto è la bellezza del diavolo») e le offese in presa-diretta, senza filtri, come in singolari poesie-cronache. 

Milano è una terra straniera. "Mailand" di Nicola Pezzoli

Mailand
di Nicola Pezzoli
NEO. Edizioni, 2016

pp. 184
€ 14.00

«Ma Milano è la corsia di un ospedale, e io stasera torno giù e ritorno a respirare...»
(Milano, Calcutta)

Siamo a  Milano, una Milano-da-bere degli anni Ottanta trasfigurata in Mailand, fredda metropoli germanico-lombarda. Il nostro eroe è Corradino aka Konrad, e qui vive i suoi primi mesi d'apprendistato alla vita (vera).
Studente fuori sede poco politicizzato di Scienze politiche negli anni della disillusione, e piuttosto habitué di tutti i baretti intorno all'Università, divide una tripla sui Navigli con due coinquilini (un siciliano brutto ma buono e un piacentino bello ma stronzo) in affitto presso una padrona di casa aka la Babbiona, «ciabattoso coacervo di cattive abitudini».

martedì 21 giugno 2016

Le onde del nostro destino: "Raccontami di un giorno perfetto" di Jennifer Niven

Raccontami di un giorno perfetto
di Jennifer Niven
De Agostini Editore

Traduzione di Simona Mambrini 

pp.400
14,90 €




Qualche tempo dopo che Cesare Pavese nell'Albergo Roma di Piazza Carlo Felice a Torino si tolse la vita, Natalia Ginzburg, sua grande amica e sodale, scrisse queste righe: "Era, qualche volta, molto triste: ma noi pensammo, per lungo tempo, che sarebbe guarito da quella tristezza, quando si fosse deciso a diventare adulto: perché ci pareva, la sua, una tristezza come di ragazzo, la malinconia voluttuosa e svagata del ragazzo che ancora non ha toccato la terra e si muove nel mondo arido e solitario dei sogni". Questo pensiero, verrebbe da dire quasi queste strofe da poesia, ben si adattano a Theodore Finch, il protagonista del romanzo Raccontami di un giorno perfetto di Jennifer Niven uscito per De Agostini Editore.

Due mondi diversi ma uno stesso sentimento: "L'amore è una cosa meravigliosa" di Han Suyin


L'amore è una cosa meravigliosa
di Han Suyin
Sonzogno, 2016

pp. 384
€ 18  (cartaceo)


L'amore è una cosa meravigliosa! Chiunque sia o sia stato innamorato anche per un secondo della propria vita lo sa, e non può far altro che esclamarlo, gridarlo con entusiasmo. Anche quegli amori più complicati sono meravigliosi. Lo sa chi ha visto il film omonimo del 1955, versando fiumi di lacrime, e anche chi ha letto il romanzo da cui è tratto. Pochi sanno infatti che la storia è stata tratta dal libro di Han Suyin, pubblicato nell'ormai lontano 1952. L'autrice, scomparsa nel 2012, era euroasiatica e dedicò gran parte della sua opera a far conoscere in Occidente la cultura cinese. Il suo romanzo ebbe un successo strepitoso in tutto il mondo, fu tradotto in tantissime lingue e riedito molte volte ( quattro in Italia, dove vinse nel 56 il premio Bancarella). Anche la protagonista del romanzo di chiama Han Suyin, da cui l'impronta fortemente autobiografica del libro ambientato nel secondo dopoguerra tra la China in rivoluzione e Hong Kong.

lunedì 20 giugno 2016

Perchè non possiamo aspettare. La lunga marcia non ancora conlcusa



Perché non possiamo aspettare
di Martin Luther King Jr
Piano B edizioni, marzo 2016

Traduzione di Antonio Tozzi

pp. 192
euro 14

Ai miei cari figli: spero ardentemente che un giorno essi possano essere giudicati non per il colore della loro pelle, ma per il loro carattere.
Non so se questa sia la sede più indicata per parlare dell’attualità, ancora e soprattutto in questi tempi confusi, del messaggio di pace e uguaglianza di Martin Luther King Jr; ma leggendo Perché non possiamo aspettare, uno dei testi fondamentali della bibliografia del pastore americano e nei mesi scorsi ripubblicato dalla casa editrice Piano B (proprio in occasione del sessantesimo anniversario dell’istituzione della giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale) in una nuova traduzione, ho sentito l’urgenza di riflettere su un testo che per molti versi è ancora, purtroppo, tristemente attuale e, in generale, costituisce un punto di osservazione privilegiato sugli eventi di quell’estate del 1963 ripercorsi da uno tra i più attivi protagonisti.