mercoledì 24 maggio 2017

#SalTo30 - La danza di un romanzo: Alessandro Baricco e Jan Brokken


Quando due autori del calibro di Alessandro Baricco e Jan Brokken si incontrano per parlare di scrittura il risultato non può che essere un successo: la Sala Gialla del Lingotto è pienissima, la gente di tante età diverse è in fila fuori che aspetta di entrare a questo incontro del Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla sua trentesima edizione.

Due autori diversi sotto tanti punti di vista, ma con in comune il mestiere più bello del mondo. Baricco è di casa a Torino e non servono presentazioni. Jan Brokken è olandese e i suoi romanzi in Italia sono pubblicati da Iperborea. Scrive di personaggi veri, ma in un modo così lontano dall'asettica biografia che sa renderli di nuovo vivi, riappropriandoli delle loro storie. Questi i tre libri editi in Italia: Nella casa del pianista (2011), dedicato all'amico musicista Youri Egorov, in fuga dalla Russia verso una Amsterdam più liberale e aperta, crogiolo di artisti eccentrici;  Anime baltiche (2014), il titolo con cui forse è più famoso in Italia e in Europa, dove vengono narrate le vite di persone celebri come Mark Rothko, Hannah Harend, Gidon Kremer, tutte accomunate dall'essere nate nelle tre repubbliche baltiche, in un angolo di Europa un po' remoto e troppo spesso dimenticato; Il giardino dei cosacchi (2016), il romanzo che racconta gli anni successivi alla prigionia di Dostoevskij e la sua profonda amicizia con Alexander von Wrangel. Tre testi sul crinale tra il romanzo e il saggio biografico, punto di partenza sia di narrazioni collaterali che di approfondimenti storici o geografici.

Senza la magia la vita è solo un grande spavento: "Ali di babbo" di Milena Agus

Ali di babbo
di Milena Agus
Nottetempo, 2008

pp. 142

Euro 13,00


«Senza la magia la vita è solo un grande spavento». Così la pensa Madame, e così ha cominciato a pensarla anche la sua vicina di casa quattordicenne, che in Ali di babbo, romanzo di Milena Agus pubblicato dopo il successo di Mal di pietre, ne racconta la storia e quella del comune vicinato. Ancora una volta in Sardegna, vicino alla costa, nel bel mezzo di una macchia mediterranea ambitissima ma che non vuole cedere alle lusinghe del cemento e del turismo. E ancora una volta dando voce a una schiera di personaggi legati da vincoli di sangue o da forme particolari d’amicizia e d’amore: tutti veri, sublimi e grotteschi come è sempre l’umanità quando è spogliata da ogni sofisticato camuffamento, da ogni bugia pronunciata o accettata in malafede; semplice come quando è raccontata dal punto di vista di una bambina “grande” preoccupata per il suo menarca tardivo; migliore di quanto non si dica in giro se filtrata attraverso le lenti di un’immaginazione accesa, innata e, alla fine dei conti, salvifica. 

martedì 23 maggio 2017

#SalTo30: impressioni a caldo

Salone Internazionale del Libro,
18-22 Maggio 2017

XXX edizione


Foto di Debora Lambruschini

Di ritorno dalla trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, scrivo a caldo queste mie, personalissime, impressioni, su quella che resta probabilmente la festa dell'editoria più bella e ricca - di espositori, eventi, storie - nel panorama culturale italiano, magistralmente diretta dallo scrittore Nicola Lagioia al suo esordio come direttore editoriale.
Un evento anticipato, come sappiamo, da qualche polemica: l'organizzazione a Milano, appena qualche settimana prima del Salone, della fiera Tempo di Libri e la scelta di alcuni importanti editori di presenziare all'una o all'altra manifestazione, hanno animato per un po' il dibattito culturale su stampa e social, mentre ci si chiedeva quale impatto la "concorrenza" milanese avrebbe avuto sulla storica fiera che ogni anno a Maggio richiama un pubblico numerosissimo di lettori e professionisti. Ed è proprio di questi giorni la conferma che, anche per l'edizione del prossimo anno, il Salone del Libro di Torino rimarrà l'appuntamento irrinunciabile del mese di Maggio che nel 2018 si svolgerà dal 10 al 14. Al di là di polemiche e confronti, tuttavia, quello che qui mi preme sottolineare non è tanto il confronto-scontro tra i due eventi (per farlo in maniera puntuale e ragionata bisognerebbe in primo luogo aver preso parte ad entrambe le manifestazioni per l'intera durata e non è stato questo il mio caso) quanto le sensazioni, personalissime, suscitate dall'esperienza torinese, anche quest'anno vissuta da lettrice e professionista del settore editoriale. Uno sguardo doppio, quindi, che mi ha permesso di apprezzare lo spirito di festa, innovazione e creatività che si respirava tra i padiglioni, quest'anno ancora più forte.

Diciassette lezioni e un compimento finale: "Chirù", di Michela Murgia

Chirù 
di Michela Murgia
Einaudi, 2015

pp. 191

Euro 18,50

Il delicatissimo rapporto tra maestro e allievo assomiglia a un corridoio piastrellato di uova “fatali”: per quanta grazia possano avere l’uno e l’altro nel compiere insieme questo attraversamento, qualche guscio finirà comunque con l’incrinarsi prima che l’ipotetico traguardo sia stato raggiunto, e non è mai dato sapere con quali conseguenze. In alcuni casi la schiusa si sarebbe verificata comunque anzitempo, portando alla luce nuove creature giunte a una maturazione non ulteriormente rimandabile; altre volte, invece, sarebbe stato meglio non affrettare le crepe con il peso dei propri passi, pena la fuoriuscita, irreversibile e ferale, di un magma ancora incompiuto (o irrisolto) di pulsioni ed energie. Proprio questa seconda eventualità è quella che si verifica in Chirù, il ritorno al romanzo di Michela Murgia a distanza di qualche anno dal successo di Accabadora.

lunedì 22 maggio 2017

Quando l'amore sfida il tempo (e anche i palati dei lettori ormai lontani dal genere)

Il giorno che aspettiamo
di Jill Santopolo
Nord, 2017

Traduzione di Barbara Ronca
pp. 398
€ 17,60 (cartaceo)



Il primo amore non si scorda mai: un proverbio, per essere tale, deve nascondere un fondo di verità, se non un doppio fondo, magari amarognolo, che sa di momenti idealizzati proprio perché non ritorneranno, misti a un vago sentore di "se solo..." seguito da innumerevoli alternative che il nostro presente non ha mai visto, se non in sogno. Il giorno che aspettiamo, sorprendente esordio narrativo di Jill Santopolo, è in corso di traduzione in 30 Paesi e Editrice Nord è il primo editore straniero a farlo uscire, proprio oggi qui in Italia. Ma cosa ha di speciale questo romanzo d'amore, in grado di tener svegli una notte intera fino alla chiusura dell'ultima pagina (parlo per esperienza)? 

La vita a sedici anni: il felice esordio di Alice Ranucci.

In silenzio nel tuo cuore
di Alice Ranucci
Milano, Garzanti, 2015

pp. 168
€ 13,90 (cartaceo)
€ 2,99 (ebook)


«Le stelle si intravedevano appena, sperdute tra le luci abbaglianti della città. Ecco io assomigliavo a loro. A quelle stelle. Confuse, smarrite, irrintracciabili in un cielo occupato da luci taroccate. Come me».
Quello di Alice Ranucci è un libro pieno di vita quotidiana, verità, sofferenza e speranza. È un libro da regalare all'amica del cuore che si sta allontanando, da consigliare a chi sta perdendo la strada, da diffondere, per sapere cosa si rischia a mettere la propria anima in mano alle persone sbagliate. Claudia ha sedici anni e vive a Roma. È una ragazza come tante, sbocciata d'un tratto, fragile, insicura. Stenta a riconoscersi nel suo nuovo corpo di donna, che, tuttavia, le piace, e molto. Innamorata del belloccio della scuola, Rodrigo, e circondata da un gruppetto di ragazzotti dalla condotta tutt'altro che esemplare, Claudia si lascia pian piano adulare dalle serate in discoteca, dalle feste e dalle facili avventure. Intanto in casa, il rapporto con sua madre si sgretola sempre di più: la donna, incapace di riconoscere la propria figlia, cerca di riportarla sui binari giusti, lontana dalle false amicizie e dalle cattive compagnie. Per farlo decide di costringerla a fare volontariato in un centro per immigrati, Civico Zero, per provare a cambiare le sue prospettive.

domenica 21 maggio 2017

Nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto: la filosofia Wabi-Sabi

Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi
di Leonard Koren
Ponte alle Grazie, 2015

Traduzione di Guido Calza

1^edizione: marzo 2002

pp. 92
13,50 (cartaceo)

Wabi-Sabi è la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute. E' la bellezza delle cose umili e modeste. E' la bellezza delle cose insolite.

Spiegare la filosofia Wabi-Sabi è un impresa complessa anche per l'autore del libro Leonard Koren. I giapponesi stessi formulano affermazioni nebulose non appena viene posta loro la domanda su che cosa venga inteso esattamente con i due caratteri che ne identificano la corrente filosofica. La nebulosità appartiene al Wabi-Sabi stesso, elogio dell'imperfezione, dell'inafferrabilità e della decadenza naturale. Un fiore che appassisce dopo pochissimi giorni incarna la bellezza Wabi-Sabi, il fenomeno dell'hanami, ossia la rinomata osservazione della fioritura dei fiori di ciliegio -sakura- è per eccellenza un fenomeno di questa corrente o ancora l'arte del tè e la creazione di un vaso che nasce con una crepa. O ancora, un esempio di wabi-sabi spontaneo: il particolare della facciata del Bombay Cafè e dell'emporio Okura (Daikanyama, Tokio), fatta con legni trasportati dal mare, lamiere riciclate e gesso. Sono solo alcuni esempi pratici di una filosofia assai complessa e ricercata, tipicamente orientale, che trova fondamento nell'antica pratica buddista zen. Leonard Koren nel manuale preso in esame si sforza di spiegarla e di farla comprendere a noi “occidentali”, ma soltanto chi ha già un'infarinatura iniziale è in grado di seguire i concetti e gli aneddoti narrati tra le pagine scritte con il carattere informatico definito a livello mondiale il più brutto di sempre, il Comic Sans. Certamente una scelta voluta e ricercata. Anch'essa si deduce, possa rientrare appieno nel quadro della filosofia qui analizzata.
Certi critici giapponesi ritengono che il wabi-sabi debba mantenere le sue qualità misteriose, sfuggenti, difficilmente definibili perché l'ineffabilità è una sua caratteristica peculiare. […] Da questo punto di vista, la conoscenza mancante o indefinibile è soltanto un altro aspetto dell'”incompiutezza” intrinseca del wabi-sabi.

sabato 20 maggio 2017

Se è vero che il mare non bagna la Sardegna: in viaggio con Marcello Fois nello specifico barbaricino

In Sardegna non c’è il mare.
Viaggio nello specifico barbaricino
di Marcello Fois
Laterza, 2008

pp. 129
9,00 euro

È possibile riferirsi alla Sardegna senza pensare al mare? Ovviamente no, se è vero che almeno dal secondo dopoguerra l’isola al centro del Mediterraneo è divenuta sinonimo di grandiosa bellezza costiera e agognato turismo balneare. E ovviamente si, se è altrettanto vero che la sua dote di spiagge, calette e grotte è pur sempre la frastagliata cornice di un quadro più interno, non meno profondo degli abissi circostanti, fatto di roccia e di montagna. Stando così le cose, quello di Marcello Fois non è un paradosso: In Sardegna non c’è il mare. Ma anche se nella Sardegna “di dentro”, e più precisamente in quella Barbagia di cui lui stesso è originario, non ci sono il ritmo dell’onda e della risacca, il cuore “di pietra” di questa regione d’Italia ha battuto a lungo, e forse ancora a sua volta batte, al ritmo ipnotico di altri stereotipi.

venerdì 19 maggio 2017

Bianco e nero. Bene e male. Gli scacchi

Teoria delle ombre
di Paolo Maurensig
Adelphi, 2015


pp. 200
€ 18



Non ritengo casuale che Paolo Maurensig sia entrato nel catalogo Adelphi. Credo che un raffinato goriziano, nato del cuore della seconda guerra mondiale, di mestiere scrittore, ne debba far parte vista l’attenzione che la casa editrice milanese dedica alla mitteleuropa, alla letteratura russa ed ebraico-europea. Se potessimo divertirci a creare ipotetici rimandi letterari fra Paolo Maurensig e altri autori apprezzati da Roberto Calasso, mi verrebbero in mente, a bruciapelo, Joseph Roth e Sándor Márai.
“Teoria delle ombre” è un romanzo intrigante con due protagonisti: il primo è Alexandre Alekhine, campione del mondo di scacchi che la mattina del 24 marzo 1946 viene trovato morto su una poltrona, con un cappotto addosso, in una stanza dell’Hotel do Parque, a Estoril, dal cameriere incaricato di portargli la colazione. Il cameriere è un ragazzino portoghese. Il secondo protagonista sono proprio gli scacchi, un gioco che non fa prigionieri perché è l’esatta imitazione della guerra. «Lo sport più violento che esista» a giudizio di Garri Kasparov, non uno qualsiasi.
Il medico legale liquida la morte di Alekhine come causata da asfissia. Ma Maurensig non crede a questa versione e così s’inventa un personaggio, anch’egli scacchista, che decide di riaprire il caso. Lo aiuterà a svelare il mistero, incidentalmente, il cameriere oramai anziano e in pensione nella sua Lisbona, che nel corso della vita ha imparato a leggere i particolari e a cogliere l’importanza del non detto, del sussurro, delle mezze parole.

giovedì 18 maggio 2017

Suite francese - Quando il nemico è un nostro simile

Suite francese (audiolibro)
di Irène Némirovsky
Emons, 2017

Letto da: Anna Bonaiuto
Regia: Flavia Gentili
Durata: 15h 50m
Traduzione: Laura Frausin Guarino
Edizione testo: 2005, Adelphi Edizioni

€ 18,90 (cd)
€ 11,34 (mp3 zip)


Ci sono storie che entrano di diritto a far parte dei classici un po' per le tematiche che trattano, un po' per il modo in cui sono scritte, un po' per i personaggi che ci regalano.

Suite francese è divenuto un libro senza tempo per tutti e tre questi motivi, ma anche e soprattutto per la straordinaria capacità di Irène Némirovsky di far penetrare il lettore in quel mondo straordinario che è stato il suo e che, a mano a mano che ci addentriamo tra le fila della narrazione, diventa anche il nostro.
"Vogliono farci credere che siamo in un'epoca comunitaria in cui l'individuo deve soccombere affinché viva la società, e non vogliamo vedere che quella che soccombe è la società affinché vivano i tiranni".

"Corto - Sulle rotte del disincanto prattiano" : Boris Battaglia ci introduce alla fenomenologia dell'opera più nota di Hugo Pratt

Corto - Sulle rotte del disincanto prattiano
di Boris Battaglia
Armillaria edizioni (collana I Cardinali), maggio 2017

pp. 200

€12.00 (cartaceo)
€ 4.99 (Ebook)


Corto Maltese, la famosa serie dedicata a uno dei personaggi cult del miglior comic europeo, compie cinquant'anni: nel 1967 apparivano infatti, per la prima volta, le tavole su cui veniva presentato il leggendario marinaio maltese capace di mettere in crisi, una volta per tutte, lo statuto di eroe-protagonista di storie d'avventura così come il fumetto italiano lo aveva fino ad allora inteso. A renderlo possibile fu l'iniziativa dell'editore Fiorenzo Ivaldi che mise a disposizione dell'arguta matita di Hugo Pratt le pagine della sua nuova rivista, Sgt. Kirk: nasceva così Una ballata del mare salato, primo capitolo della saga che, inizialmente e nelle intenzioni dell'autore, doveva restare uno e unico, tutt'oggi considerato uno dei capolavori del disegnatore veneziano.
" È il luglio del 1967 e in tutte le edicole italiane compare una rivista che ha, come il nuovo disco dei Beatles, un sergente in copertina."
 Così Boris Battaglia, nel suo denso saggio Corto. Sulle rotte del disincanto prattiano, edito da Armillaria, ci introduce a quell'importantissimo anno – da lui considerato il primo dei mitici Settanta, il decennio più lungo di quel “secolo breve” che ci siamo da poco lasciati alle spalle – che vede la nascita dell'opera più significativa ai fini della definizione di un'estetica prattiana. La giovane casa editrice celebra il cinquantesimo compleanno del noto gentiluomo di fortuna con una pubblicazione che ci offre un'analisi della saga al contempo diacronica e sincronica, la cui proposta ermeneutica si avvale di un approccio semiotico nonché di solide basi teoriche – “quelle travi rovesce” atte a sostenerne tanto le argomentazioni quanto a dare notizia delle fonti prese in considerazione – enumerate nella folta bibliografia che, in coda al volume, l'autore mette a disposizione del lettore.

mercoledì 17 maggio 2017

L'arte di raccontare vite e luoghi

Terre promesse
di Milena Agus
nottetempo, 2017

pp. 201
€ 15.50 (cartaceo)



La verità è che nessuna terra promessa è all'altezza della sua fama. (p. 165)
Quanto siamo in grado, oggi, di identificarci davvero con la nostra terra d'origine? Quante volte vorremmo partire, lasciandoci dietro una città di strade, odori, colori, rumori che non sentiamo nostra o che, al contrario, avvertiamo scomodamente invadente nell'irrompere nella nostra identità?
Il nuovo romanzo di Milena Agus, Terre promesse, uscito da pochi giorni per Nottetempo, si interroga su questi temi ancestrali, che si rincorrono lungo tre generazioni. Inevitabilmente, il tempo modifica la percezione di "terra promessa" che portano con sé i protagonisti: se all'inizio Ester sogna il "Continente" come una fuga dalla sua realtà sarda, che avverte come opprimente, presto si accorgerà che la soluzione non è racchiusa nel suo matrimonio nel trasferimento a Genova, né con il rientro a Cagliari; anche la figlia, Felicita, esplora tutte le pieghe della sua vocazione amorosa, pur sapendosi difficilmente riamata, a suo parere per i chili di troppo; e Gregorio, figlio di Felicita, nonché nipote di Ester, misura il proprio talento pianistico con la complessa realtà di riuscire ad affermarsi e New York diventa ben più di una meta. 

Fra la notte e l'alba: "Delia è di nessuno" di Ilaria Milandri

Delia è di nessuno
di Ilaria Milandri

Laurana Editore, 2016

pp. 405
14,02 €



Di Delia, protagonista del romanzo di Ilaria Milandri, ricorderò l'uscire mattutino, l'aprirsi a un'aurora, dopo la notte, alla ricerca di quella «specie di bellezza in quel che resta di un'atrocità». Personaggio cinico e nichilista, prostituta per ripicca contro la vita "onorata e rispettabile" che il padre aveva voluto imporre a lei e alla madre, seguendo il suo narcisismo da studioso e la sua fama da intellettuale.
Si chiamava Delia Elena San Marco perché suo padre, Antonio, aveva amato Borges più di quanto non avesse amato lei e se ne era fregato se mettendole un nome del genere le avrebbe potuto causare non pochi problemi, ma se ne era fregato sempre di un sacco di cose, suo padre, e così l'aveva chiamata Delia Elena San Marco. Di cognome faceva Bruno.


Ce la presenta così, con un linguaggio diretto e talora spigoloso, come la sua protagonista. Delia è piena di odio verso il padre e verso la madre, più di tutti verso se stessa, probabilmente. Di una bellezza eclatante, impegnata a progettare suicidi ma poi tirata dentro i preparativi del funerale di suo padre. L'aurora che cerca la trova in Adamo, un anziano vedovo che la mattina presto porta il cane al parco, in attesa che apra il cimitero. Adamo è l'unico essere che scalfisce l'indifferenza di Delia, che si mostra subito curiosa di conoscerlo, di sapere qualcosa di lui, di comprendere il senso della dedizione verso la moglie che nemmeno la morte ha interrotto. Verso Adamo, Delia ha immediatamente (e noi lettori ci sorprendiamo almeno quanto la protagonista) attenzioni tenere, un tipo di osservazione diversa da quella che riserva al resto degli uomini: 
Era vestito troppo leggero per la temperatura di quei giorni, pensò mentre lo vedeva sparire dietro un enorme cespuglio di un sempreverde.

martedì 16 maggio 2017

Quando l'extra-ordinario diventa ilare

Vite brevi di idioti
di Ermanno Cavazzoni
Guanda, 2017

1^ edizione: Feltrinelli, 2009
pp. 176

€ 15 (cartaceo)


Ricominciare a ridere: come farlo, quando ormai siamo abituati al sorriso a denti stretti sui social network? La letteratura italiana ha una tradizione di tutto rispetto: si pensi anche solo a Flaiano, Longanesi, Guareschi o, in tempi molto più recenti, Benni. A questi nomi dobbiamo assolutamente aggiungere Ermanno Cavazzoni, che nei suoi brevi e fulminanti racconti, veri e propri squarci d'ilarità nel tessuto grigio del quotidiano, si misura con la tradizione. Sono quadri che ribaltano la routine o, al contrario, l'estremizzano, portando il lettore tanto all'avvertimento quanto al sentimento del contrario, per dirla con Pirandello. Infatti, anche Vite brevi di idioti, di recente riedito da Guanda, è un'iperbolica sfilata di "idioti" o, perlomeno, personaggi non allineati alla società, che con la loro stramberia risultano indimenticabili. Così, se il calcolatore o il piromaniaco totalizzano un certo record di sfortuna, altri personaggi identificano la loro ossessione con una vera e propria ansia persecutoria. Ma è poi vero che le circostanze si accaniscono contro di loro? A volte viene spontaneo chiederselo, tra un sorriso e l'altro. 

Guardare oltre, guardare attraverso: la Sardegna per "viaggiatori" di Michela Murgia

Viaggio in Sardegna.
Undici percorsi nell’isola che non si vede
di Michela Murgia
Einaudi, 2008

pp. 198

Euro 12,50

«Basterebbe ricordarsi, ogni volta che si legge della Sardegna,
che niente sull’isola è mai soltanto un luogo».


Due avvertenze preliminari agli aspiranti lettori di Viaggio in Sardegna di Michela Murgia, edito da Einaudi nel 2008. La prima: impossibile non tenere conto della sua collocazione all’interno della collana ET Geografie, comprensiva di peculiari guide di viaggio compilate da ciceroni “scelti” (tra gli altri, Fernando Pessoa che parla di Lisbona, Roberto Bertinetti che descrive Londra e Danilo Manera che racconta Cuba). Seconda avvertenza: impossibile affrontare questi Undici percorsi nell’isola che non si vede senza tenere conto del fatto che chi li tracciò una decina di anni or sono sarebbe di lì a poco diventata una delle più note scrittrici sarde contemporanee, conosciuta, oltre che per le sue opere, anche per i toni tutt’altro che accomodanti e anzi ironici e polemici in eguale misura, principalmente (ma non solo) quando l'argomento in questione è la sua regione d’origine. Chi dunque vada cercando un comodo prontuario di itinerari turistici sui “Caraibi del Mediterraneo” potrà prudentemente ignorare questo libro, e magari cercare con più profitto tra le molte, e spesso patinatissime, guide in circolazione. Oppure potrà correre il rischio di lasciarsi comunque condurre dall’autrice, che con fare ospitale lo porterà proprio dove non si aspetta; vale a dire, non alla scoperta dei soliti paradisi balneari, talvolta non meno artificiali di certe stupefacenti allucinazioni.

lunedì 15 maggio 2017

Le tredici ragioni di Hannah Baker

Tredici
di Jay Asher
Mondadori, 2017

pp. 229 
€ 17,00 (Ebook € 6.99)

Titolo originale: Thirteen Reasons Why
Traduzione di Lorenzo Borgotallo  e Maria Carla Dallavalle


Uscito nel 2007 ed esploso come caso mediatico dopo il successo della serie Netflix ad esso dedicata, Tredici (nell’originale, ben più significativo, Thirteen Reasons Why), offre abbondante materiale su cui riflettere. 
Il romanzo di Jay Asher racconta la storia di Hannah, le tredici ragioni per cui, a diciassette anni, ha deciso di togliersi la vita. È lei stessa ad esporle in prima persona, attraverso una serie di registrazioni lasciate all’ascolto di coloro che ritiene in qualche modo responsabili. Un modo estremo di fare chiarezza, per se stessa prima del gesto estremo, e per chi rimane e non si è reso conto della propria responsabilità, o se ne è reso conto e per qualche istante ha pensato di farla franca.

Un inno alla fantasia creativa: "Gli aspetti irrilevanti" di Paolo Sorrentino

Gli aspetti irrilevanti
di Paolo Sorrentino
Fotografie di Jacopo Benassi
Mondadori, 2016

pp. 274
€ 22

La premessa de Gli aspetti irrilevanti è curiosa: partendo da alcuni scatti del fotografo Jacopo Benassi (collaboratore di numerose testate tra le quali Rolling Stone, GQ, Wired Italia e Le Figaro) ed ignorando chi siano in realtà le persone immortalate, Paolo Sorrentino ne immagina nome e cognome e costruisce per loro strani ritratti, fatti di episodi, curiosità, epifanie fulminanti, pensieri scomposti e motti perentori. Nella fantasia dello scrittore-regista, sono tutti uomini e donne qualsiasi, senza particolari meriti per i quali essere ricordati. Eppure le loro storie valgono tutte la pena di essere lette.
La trovata alla base del libro fa emergere la vena comica di Sorrentino, presente dall'inizio e sempre più dominante con lo scorrere delle pagine; una comicità talvolta sommessa e talvolta aperta (esilarante la scenetta del latitante che tradisce la moglie con una pornostar, e non sveliamo in cosa consiste il divertissement finale, con la foto di Settimio Valori). I suoi buffi personaggi conservano però anche il marchio di fabbrica del creatore di Tony Pagoda, ovvero la capacità di parlarci della vita, questa inestricabile somma di tic, stranezze (la signora che avrebbe seguito ovunque Fred Bongusto e che però lo ama come uomo e lo detesta come cantante), gioie e dolori. Ma soprattutto di dignità. Come il pianista di piano bar protagonista di uno dei capitoli: abbandonato dalla moglie che gli ha lasciato un figlio con problemi mentali, affronta ogni giorno l'illusione della notte e le promesse spezzate dell'alba. Una storia davvero commovente.

domenica 14 maggio 2017

#PilloleDiAutore - «Il pensiero più bello è che la verità è dubbio».

La foresta dell'amore in noi
di Adonis
Guanda, 2017

Traduzione di F. Al Delmi

pp. 158
€ 12,50 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Una raccolta di emozioni: ecco come potrebbe figurare la recente La foresta dell'amore in noi di Adonis, forse il poeta arabo più conosciuto anche in Occidente. Una poesia dello spazio bianco, tra strofe talvolta monoversali che lasciano all'io la sua centralità. Ma non esiste io senza "tu": interlocutore perenne, donna amata eppure mai chiamata per nome. D'altra parte è superfluo chiamarsi per nome, quando si condivide un'intimità ben più profonda, fatta di "ferite" condivise (parola-chiave), che si sono profondamente ricomposte solo nel corpo dell'altro. Questa mutua rispondenza di pronomi è lo specchio di uno scambio più profondo, che rimanda alla passione carnale, ben presente e profondamente intrisa di natura: le simbologie, talvolta martellanti, inseriscono gli amanti in un contesto decisamente ovidiano, se osiamo accostare la tradizione latina alla poesia araba di Adonis. 
E proprio per questa estasi dell'uno che si completa nell'altro, non servono neanche aggettivi ridondanti o onnipresenti: basta qualche qualificativo a definire un dettaglio, ma domina ovunque l'evocativo, che il lettore può colmare con la propria sensibilità. 
Accanto alle liriche amorose, senza dubbio preponderanti, che sempre coinvolgono l'identità mutevole del soggetto lirico, poesie meta-poetiche che riflettono, a fronte di una lunga esperienza poetica, della propria posizione nell'universo letterario e, soprattutto, si interrogano sulla funzione prima del poetare. 

Se la raccolta pare talvolta lontana dalla letteratura occidentale e, per questo, complessa nella sua solo apparente semplicità, una lettura attenta e aperta alla libera interpretazione non farà che farci sentire più vicino Adonis, così come quando, a #TempodiLibri, ha declamato in arabo alcune delle sue liriche. E tutta l'armonia della poesia è fluita. 

GMGhioni

sabato 13 maggio 2017

#CritiComics. "Vivi e vegeta": il lato oscuro nel mondo delle piante

Vivi e vegeta. Un noir vegetariano
di Francesco Savino e Stefano Simeone

Bao Publishing, 2017
€ 17,00









Nel Distretto dei Fiori, dove si fugge dal mondo degli umani e molto spesso piove, l'atmosfera non è festante. Il cimitero di vasi rovesciati si arricchisce sempre di più: nei giorni di sole, i fiori spariscono senza lasciare traccia, rapiti dai perfidi girasoli Anthos ed Elios. Nessuno sa cosa succeda loro, solo che vengono portati verso la Serra. Carl il Cactus arriva in città in un giorno di pioggia, le spine fradice e il cuore pesante, alla ricerca di Nora, la sua fidanzata che rientra nella lista degli scomparsi. Mentre nel mondo delle piante e dei fiori si diffonde sempre più l'eco pauroso della parola "vegani", Carl dovrà fare luce su un terribile mistero.

venerdì 12 maggio 2017

#SpecialeSCUOLA - Come raccontiamo l'evoluzione della donna romana?

Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia
di Eva Cantarella
Feltrinelli, 2015

pp. 187
€ 9 (cartaceo)



Quando ho parlato della dea Tacita Muta in classe, per la prima volta, i ragazzi sono scoppiati a ridere. Certo, nel 2017 ha dell'incredibile pensare a una dea infera che veniva adorata dalle matrone romane perché rendesse le donne silenziose e docili. E, inutile aggiungerlo, quando ho ripetuto il detto di Sofocle secondo il quale "alla donna il silenzio reca grazia", un'altra risata è scoppiata sonora e accompagnata da piccole gomitate. Poi, invece, è arrivato l'amore per la figura di Tanaquil, moglie di Tarquinio Prisco, ma soprattutto donna piena di velleità, con ambizioni accese e mai paghe, esperta di prodigi e quasi mitica, nella ricostruzione romana. Invece, le donne sabine e la vicenda della ragazza di Ardea hanno lasciato quasi indifferenti gli studenti di oggi, nonostante le prime (forse 683?) fossero state rapite per il matrimonio e la seconda fosse al centro di una contesa tra un pretendente patrizio e un plebeo e per lei fosse scoppiata una guerra. Molto più interessanti le amazzoni italiche, come Camilla e Clelia, anche loro sottoposte a riti di passaggio come gli uomini!