mercoledì 31 maggio 2017

#ScrittoriInCollegio - Armando Massarenti e Simone Regazzoni

30 maggio 2017
Collegio Ghislieri, Pavia


Pensate anche voi che passioni come amore e odio vadano a costituire il soggetto? Per quanto complessa, questa domanda ha aperto l'ultima conversazione di ieri sera a #ScrittoriInCollegio, con Armando Massarenti e Simone Regazzoni come ospiti, introdotti da Gianni Sacco (Ricercatore presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università pavese). 
Due filosofi attorno allo stesso tavolo, a parlare molto più dell'amore che dell'odio. E non è un caso, visto che Armando Massarenti è uscito quest'anno con Metti l'amore sopra ogni cosa (Mondadori) e Simone Regazzoni con Ti amo. Filosofia come dichiarazione d'amore (Utet). Si tratta di contributi davvero diversissimi, come emerge dalle nostre recensioni ma già dal risvolto di copertina, per quanto entrambi concordino nell'affrontare il tema da punti di vista non tradizionali. Sì, perché il problema con cui si esordisce la serata è che il fatto stesso di parlare d'amore crea un inciampo nel discorso filosofico. 

#RileggiamoConVoi - maggio 2017

Foto di Debora Lambruschini

Buongiorno, lettori! 
Un altro mese è passato e la nostra penisola si sta ormai proiettando tutta nell'estate, con temperature decisamente sopra la media. 
Abbiamo pensato, allora di consigliarvi dei libri che sanno bene come rendere ancor più bollenti o per raffreddarvi un po' gli animi.
Come sempre, non solo libri appena usciti, ma anche classici e bestseller, corredati dal link alle nostre recensioni.

Buona lettura! 
La Redazione

***


Pregi e virtù dell'avere "una visione sistemica alternativa": "La contessa di ricotta" di Milena Agus

La contessa di ricotta
di Milena Agus
Nottetempo, 2009

pp. 127
€ 13,50

È talmente indovinata, la copertina di La contessa di ricotta, che anche solo attraverso la sua descrizione è possibile rimandare, simbolicamente e non, a certe precise psicologie e alle migliori atmosfere di questo romanzo di Milena Agus. Nella tazzina di fine porcellana bianca a fiori bordata in filo d’argento, che si rovescia lasciando tracimare il suo contenuto sul piattino abbinato e sul piano d’appoggio, c’è tutta l’impotente nostalgia delle tre protagoniste per la dolcezza del vivere dei bei tempi che furono, e c’è anche il loro maldestro e speranzoso tentativo di adattarsi come possibile alle asprezze del presente. Senza contare che in questa storia c’è davvero qualcuno che colleziona preziose stoviglie di comprovata appartenenza nobiliare, e nemmeno manca chi le manda in frantumi per dispetto e chi, invece, anche se volesse proteggerlo da ogni rischio d’infortunio, sarebbe condannato a farsi cadere ogni pezzo dalle mani. Come se le avesse, per l’appunto, di ricotta. E come se la felicità, esattamente alla maniera dei liquidi, prendesse la forma del recipiente che la contiene, mettendoci un attimo a passare dal privilegio della chicchera più raffinata alla condanna irreversibile della pozza informe.

martedì 30 maggio 2017

#ScrittoriInCollegio - Lia Celi e Andrea Santangelo

29 maggio 2017
Collegio Ghislieri, Pavia

Ieri sera al Collegio Ghislieri l'incontro di #Scrittoriincollegio si è tinto di storia: il sangue delle vittorie e delle sconfitte militari, i tanti colori delle bandiere delle nazioni nascenti, i broccati delle dame del passato, le armature dei soldati antichi,... 
Andrea De Alberti, per l'occasione non in veste di poeta (ricordiamo la sua ultima raccolta Dall'interno della specie, Einaudi), ha introdotto Lia Celi e Andrea Santangelo. Avrete visto i loro nomi spesso vicini in copertina, perché i due scrittori hanno come credo la "storioterapia". Non sapete di cosa si tratta? Leggere il loro Mai stati meglio e ve ne farete un'idea. Da quel loro esperimento, sono arrivate in libreria altre brillanti collaborazioni: che dire, ad esempio, di Caterina la Magnifica o di Casanova per giovani italiani? Sono opere che uniscono la precisione storica al divertimento dell'aneddoto acuto, alla battuta di spirito e allo stile incalzante. 
Perché questa premessa? Perché anche l'incontro di ieri sera ha tenuto fede allo stile dei libri: piacevolezza, vivacità nello scambio di battute, tanti stimoli e curiosità su secoli di storia. Tra i due temi della presente edizione, gli autori si sono soffermati molto di più sull'odio, partendo dal presupposto che 
Senza l'amore non avremmo la letteratura, senza l'odio né la storia né tutto sommato la geografia.

Viaggio di sola andata, direzione crescere

Sola andata
Marcello Fois
Il Maestrale

pp. 137
10




Sola andata è il frangente di vita di tre adolescenti e di un prete che si incontrano nell'amicizia, nella fiducia e nell'immoralità di un ricatto privo di realtà. Sola andata è un racconto di formazione per adulti attraverso l'analisi e l'immersione psicologica nel quotidiano pensiero dei tre giovani protagonisti Volpe, Claudio e Denis che, senza orpelli, scopre e illustra una natura complessa quanto un viaggio di sola andata, tragitto diretto all'inesorabile crescita di ognuno di loro, di ognuno di noi. Nel momento in cui ci si accorge che si è intrapreso tale viaggio, significa che è anche arrivato il momento di scendere dal treno. Capolinea.
- Io i grandi non li capisco. Davvero, non lo so se voglio diventare grande. A volte mi sembra di sì. Mi sembra che il tempo non passi mai. Mio padre dice che dopo i vent'anni la vita scorre come acqua dalle mani. Questo dice. Altre volte, come oggi, non credo di aver voglia di crescere, non so...è meglio che vada.- È come partire, - disse don Sazzini ancora senza voltarsi, - con un biglietto di sola andata in tasca. È come iniziare un viaggio, che fa male e rende felici allo stesso tempo. Un viaggio che sembra non cominciare mai e quando ci si rende conto che si è partiti, è già tempo di scendere dal treno...- È per questo che sto così male?Don Sazzini tirò fuori un sigaro dal cassetto delle posate. Lo accese, aspirò la prima boccata con molta calma. - Sei sul primo binario, ragazzo mio, - disse sputando uno sbuffo di fumo denso.
- Certe volte penso proprio che voi grandi siete tutti matti.Don Sazzini scoppiò in una risata fragorosa. - Non dire niente a nessuno di questo, - disse sollevando in alto il sigaro.

lunedì 29 maggio 2017

La saga dei Cazalet: l'alta borghesia britannica a cavallo della Seconda Guerra Mondiale



La saga dei Cazalet: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell'attesa, Confusione, Allontanarsi
di Elizabeth Jane Howard

Traduzione di Manuela Francescon
Fazi editore, 2015-2017
€ 18,50 (a volume)




È la storia di una famiglia dell'alta borghesia nella Gran Bretagna degli anni a cavallo con la seconda guerra mondiale. 
Così mi è stata descritta per la prima volta la saga dei Cazalet, composta da cinque volumi di cui quattro attualmente pubblicati da Fazi Editore: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell'attesa, Confusione e Allontanarsi.  Il poco loquace, ma sicuramente preciso signore che all'epoca mi diede questa risposta, aveva sotto il braccio il secondo volume Confusione; era abbastanza infastidito che lo avessi apostrofato per chiedergli un parere e non sapeva di aver acceso la mia curiosità. Vista la moda imperate per le serie tv di fare binge-watching ovvero guardare tutte le puntate di una serie di filato, ho deciso di aspettare fino all'uscita del quarto volume e dedicare un mese intero di immersione alle vicende di questa articolatissima famiglia.



Il fascino di ciò che è lontano

Il mio Vietnam
di Kim Thúy
nottetempo, 2017

Traduzione di Cinzia Poli

pp. 144
€ 15 (cartaceo)


Vietnam: una realtà distante, non solo dalla nostra ottica occidentale, ma anche dalla vita della giovane Vi, che è espatriata alla fine della guerra per dare inizio a una nuova vita in Canada. Del Vietnam però Vi conserva i ricordi della famiglia, con la madre del tutto dedita a un marito egoista e più volte fedifrago, pronto a cancellare dalla sua vita la moglie e anche i numerosi figli. 
Della sua terra d'origine, Vi mantiene i ricordi, i profumi, i sapori, che a fatica cerca di riprodurre oltreoceano; ma oltre alla nostalgia per ciò che è stato, conserva anche le contraddizioni, le ingiustizie, quel che stride con l'ideale della sua casa. 
Allo stesso modo, Vi è diversa dalle altre donne vietnamite, a cominciare dal suo fisico procace e dal desiderio di vivere una vita felice, indipendentemente dalle tradizioni che la vorrebbero vergine fino alle nozze. Ed è proprio il suo amore per Tân, passionale e anticonvenzionale, a far gridare allo scandalo le famiglie e a lasciare il ragazzo sostanzialmente concorde, a costo di tradire le aspettative di Vi. 

domenica 28 maggio 2017

#ScrittoriInCollegio - Daniela Ranieri e Claudio Giunta

27 maggio 2017
Collegio Ghislieri, Pavia

Ieri sera a Pavia l'appuntamento con #ScrittoriInCollegio ha portato in sala due ospiti decisamente poliedrici: Claudio Giunta, saggista, professore universitario, autore di romanzi, ma anche brillante collaboratore sul «Sole 24 ore», «Internazionale» e altre celebri testate; Daniela Ranieri, giornalista sul «Fatto Quotidiano», ma anche nota narratrice, cimentatasi di recente con la forma del saggio in Aristodem. Discorso sui nuovi radical chic (Ponte alle Grazie, 2013).  A questi accenni alle loro carriere, ci sarebbe molto da aggiungere: sì, perché se dobbiamo individuare un punto che accomuna Giunta e Ranieri, sicuramente questo è la curiosità, dal momento che la letteratura aiuta a osservare il nostro presente da punti di vista complessi e plurimi. 

#IlSalotto - Con Jill Santopolo a parlare d'amore


Da pochi giorni in libreria con "Il giorno che aspettiamo" (che abbiamo recensito qui), Jill Santopolo ci racconta le sue emozioni, come interpreta il romanzo d'amore e le scelte di scrittura che l'hanno accompagnata in ben quattro anni di scrittura. Quattro anni che hanno trasformato il suo romanzo d'esordio in un successo acclamato prima ancora della pubblicazione: ben 30 Paesi hanno acquistato i diritti e presto porteranno in libreria il romanzo, proprio come ha fatto pochi giorni fa Editrice Nord. 
Approfittando del tour di Jill Santopolo in Italia, abbiamo deciso di porle alcune domande... 


Nel suo romanzo, la scintilla tra i suoi protagonisti scatta proprio l’11 settembre 2001. Innamorarsi è a suo parere un attentato all’ordine e alle proprie certezze, come è accaduto al mondo intero quel giorno?
Credo che in qualche modo tutte le emozioni profonde ti colpiscano e ti sconvolgano. Non penso che innamorarsi sia paragonabile all’attacco che è avvenuto l’11 settembre, che ha colpito tutto il mondo. Un evento di questo tipo suscita delle emozioni negative, mentre invece innamorarsi suscita emozioni positive. Tuttavia, entrambi gli eventi causano emozioni molto forti.

La protagonista Lucy racconta il passato e il suo presente a un interlocutore decisamente importante per lei, il suo primo amore, Gabe. Le è venuto in mente fin dall’inizio della stesura del romanzo di avere questo “tu” per interlocutore silenzioso, o è una scelta che ha maturato nel tempo?
L’ho fatto intenzionalmente fin dall’inizio. Penso che scrivere alla seconda persona, quindi rivolgendosi a un “tu”, a qualcuno, crei immediatamente una relazione molto più intima rispetto invece alla narrazione in terza persona. La seconda persona, insomma, permette di approfondire la relazione.

In esergo, scrive di aver lavorato a Il giorno che aspettiamo per quattro anni, dopo la fine di una relazione: ritiene che la scrittura possa essere taumaturgica, o perlomeno catartica?
Sì, assolutamente sì. Questo mi ha permesso di analizzare a fondo le mie emozioni, attraverso anche uno sguardo di sofferenza, non solo mia, ma che in quel momento provava tutto il mondo. Questa sofferenza condivisa mi ha permesso di guardare la mia vita, quello che stavo vivendo in quel momento, in un’ottica diversa e di rendermi conto che l’amore e la perdita sono qualcosa che tutti condividiamo.

sabato 27 maggio 2017

#ScrittoriInCollegio - Federica Manzon e Marco Missiroli

26 maggio 2017
Collegio Ghislieri, Pavia


La seconda giornata di #ScrittoriInCollegio, il festival pavese che vede sullo stesso palco due scrittori a confrontarsi su temi opposti (o almeno apparentemente tali), ha avuto per ospiti Federica Manzon e Marco Missiroli, per la prima volta al Collegio Ghislieri.

Nella bella cornice di un pomeriggio di maggio in tutto e per tutto estivo, i due autori sono stati introdotti da Andrea Grisi, libraio presso la Libreria Il Delfino di Pavia, che ha scelto due brani incentrati sull'amore tratti da due libri precedenti di Missiroli e Manzon, rispettivamente Il senso dell'elefante e Di fama e di sventura. Insomma, un inizio in medias res, per abbracciare fin da subito le parole degli scrittori. 

Se l'incontro doveva incentrarsi su amore e odio, Missiroli e Manzon hanno dimostrato grande curiosità l'uno verso la scrittura dell'altra, dando il via a un fuoco incrociato di domande, risposte, confronti davvero interessanti per quei lettori che si chiedono come nasca un libro e quali sentimenti porti con sé. Al centro, i loro ultimi due romanzi: La nostalgia degli altri di Manzon (Feltrinelli) e Atti osceni in luogo privato di Missiroli (Feltrinelli). Prima cosa da notare: anche se Atti osceni è in libreria da ormai due anni, l'autore rivolge al suo libro tutto l'amore possibile e dichiara che proverà sicuramente nostalgia per il suo protagonista Libero, quando inizierà a scrivere un nuovo romanzo. 

Gli imbizzarriti sono esploratori

Bizzarrie della provvidenza
Erri De Luca
Giulio Einaudi Editore

pp. 51
8

Nelle pagine di questa sezione si narrano comportamenti sgangherati ma provvisti di giustifica sacra. “Navigare es preciso”, dicono i Portoghesi, dove “preciso” sta per obbligatorio.
Così è la bizzarria della provvidenza, la deviazione urgente di un singolo diventa apripista del percorso di tutti gli altri. Gli imbizzarriti di queste pagine sono esploratori.

L'intento di Erri De Luca in questo libretto è dare voce a tutte le anomalie di un singolo che, dopo essere state esplicitate, appartengono anche alla molteplicità. Affronta, com'è sua peculiarità una varietà disarmante di argomenti attraverso i versi racchiusi in poco più di una cinquantina di pagine. Progetto ambizioso, anch'esso tipico dell'autore controverso e discusso quale è De Luca. Tra le righe trovano eco tematiche eclettiche come il giardino dell'Eden, il dono nell'accezione più ampia, il carpentiere come metafora di vita, le azioni importanti, la mitologia e le parabole rielaborate secondo l'opinione dello scrittore, ancora il senso più profondo di amare e uno spazio a parte per gli ultimi, che De Luca non definisce tali, bensì “Gl'improvvisi”. Ai detenuti e alla vita nelle carceri, ai viaggi della speranza e all'isola che accoglie loro in un caldo abbraccio come Lampedusa è dedicato questo paragrafo. Ma respira tra una pagina e l'altra anche la grande passione della montagna, grande amore mai taciuto dello scrittore. 

venerdì 26 maggio 2017

#ScrittoriInCollegio - Stefano Piedimonte e Luca Ricci

25 maggio 2017
Pavia, Collegio Ghislieri


Ieri sera a Pavia è iniziato un nuovo appuntamento con la letteratura: 5 giorni, 5 coppie di autori che fino al 30 maggio dialogheranno su due temi che non smettono di sorprendere e, qualche volta, di confondersi, trasformandosi enigmaticamente l'uno nell'altro. 
Due autori al Collegio Ghislieri con un unico "dovere": lasciare che i due temi si scontrino, che le loro idee si mettano a confronto, in un dialogo più o meno concorde, qualche volta dibattito o addirittura scontro. 

A inaugurare gli incontri, Stefano Piedimonte e Luca Ricci, introdotti da Giorgio Scianna. I due autori hanno portato con sé la loro esperienza di scrittura, molto diversa: Stefano Piedimonte, infatti, arriva da lunga esperienza di scrittura sulle pagine di cronaca nera, per poi essersi avventurato nel noir, spesso ibridato con l'ironia e la messa in discussione del genere. Luca Ricci figura senza dubbio tra gli scrittori di racconti più rilevanti nel panorama letterario italiano, ma un ulteriore merito va alla sua prosa critico-saggistica e alla visione attenta (quasi profetica) su ciò che accade nell'editoria.

Luigi Barzini - Storia di un uomo e del suo tempo.

Luigi Barzini
di Simona Colarizi
Editore Marsilio NODI

pp. 220

€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

Raccontare la vita di qualcuno non è mai semplice, figurasi se il personaggio in questione ha lasciato un segno profondo e duraturo nel suo campo.

Luigi Barzini rientra a pieno titolo tra quelle figure che si stagliano sullo sfondo della storia e che meritano sicuramente di essere scoperte da quanti finora ne hanno ignorato l'esistenza e riscoperte da coloro che già lo conoscevano.

Simona Colarizi, infatti, traccia un interessante ritratto di questo giornalista e senatore morto suicida a Milano il 6 settembre del 1947, all'età di 72 anni.
Nel libro Luigi Barzini. Una storia italiana (Marsilio) la storica immagina i 3 giorni che hanno preceduto l'atto estremo dell'uomo e mescola lo stile tipico del romanzo con quelli del saggio e della raccolta epistolare, per descrivere quello che è stato, per usare le sue stesse parole, il
"prototipo del conformista moraviano",
un uomo che ha assistito alla fine dello Stato liberale senza fare alcunché, per poi aderire al Fascismo ed alla Repubblica di Salò, tanto da convincere uno dei suoi figli, Ettore, a consegnarsi nelle mani dei gerarchi.

giovedì 25 maggio 2017

#SalTo30, Lo scrittore e il suo doppio: la conversazione di Annie Ernaux e Lorenzo Flabbi a Salone del Libro

Al Salone del Libro di Torino si è svolto un ciclo di incontri curato da Ilide Carmignani e dedicato al tema Lo scrittore e il suo doppio, in cui gli autori stranieri si sono confrontati con i propri traduttori.
Il 20 maggio Annie Ernaux ha conversato con il suo traduttore/editore Lorenzo Flabbi (L’Orma Editore). I temi toccati in questo incontro hanno rivelato molti aspetti della poetica della scrittrice, inoltre è stata fatta luce sulle difficoltà che la traduzione di una scrittura limpida come quella di Ernaux può riservare.
Ilide Carmignani, che ha coordinato lo scambio, ha ricordato come il grande successo di pubblico di Annie Ernaux in Italia sia arrivato proprio con le traduzioni di Lorenzo Flabbi; ha poi domandato alla scrittrice francese se abbia avvertito difficoltà nel trovare le parole per fissare alla perfezione un certo frammento del passato, e dunque come costruisce la sua lingua di scrittrice. Annie Ernaux si è soffermata sulla parola “perfezione”, ammettendo che il passato è un tema che le è molto caro e che quando scrive la sua intenzione è sempre quella di trovare le parole che rendano una precisa sensazione. In Memoria di ragazza in particolare ha voluto rendere la sensazione e i pensieri di una diciottenne; in principio non ci sono le parole, ha ammesso Ernaux, ma solo l’idea di una sensazione: la difficoltà maggiore sta nel trovare le parole che esprimano alla perfezione la sensazione che ha in mente.

La crisi della politica? Passa attraverso l'uso (o lo stupro) della lingua italiana.

Volgare eloquenza. Come le parole hanno paralizzato la politica
di Giuseppe Antonelli
Laterza, 2017

pp. 144
€ 14 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


La paralisi che stiamo vivendo si deve anche all'insostenibile leggerezza delle parole: le parole forti di una politica debole. Perché la vera politica torni davvero a contare - sconfiggendo l'antipolitica - bisogna che tornino a contare le idee [...]. Prima di raccontare, bisogna fare i conti con i fatti. Smetterla di usare parole senza le cose. (p. 107)
Pungente, ironico, acuto: potrebbe anche essere divertente il nuovo Volgare eloquenza di Giuseppe Antonelli, uscito pochi giorni or sono per Laterza, se non fosse che l'oggetto della nostra risata è il linguaggio della politica italiana. La piacevolezza del dettato di Antonelli senza dubbio aiuta a digerire un boccone altrimenti molto amaro: la politica italiana ha cambiato sensibilmente il suo modo di parlare, privilegiando lo storytelling alla tradizionale argomentazione. Ma narrare, come sottolinea Antonelli, significa gestire un monologo a cui si può credere o non credere, ma che non si apre al confronto. Le emozioni hanno preso il posto delle idee, accompagnate da una progressiva banalizzazione del linguaggio in uso e dall'aggressività imperante. Volgarità e semplificazione sono un tutt'uno di questa trasformazione, che ci ha fatti passare dal "politichese" degli anni '80, distanziante e lontano dall'italiano popolare, al "gentese", a cominciare dal boom berlusconiano fino a Renzi. 

mercoledì 24 maggio 2017

#SalTo30 - La danza di un romanzo: Alessandro Baricco e Jan Brokken


Quando due autori del calibro di Alessandro Baricco e Jan Brokken si incontrano per parlare di scrittura il risultato non può che essere un successo: la Sala Gialla del Lingotto è pienissima, la gente di tante età diverse è in fila fuori che aspetta di entrare a questo incontro del Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla sua trentesima edizione.

Due autori diversi sotto tanti punti di vista, ma con in comune il mestiere più bello del mondo. Baricco è di casa a Torino e non servono presentazioni. Jan Brokken è olandese e i suoi romanzi in Italia sono pubblicati da Iperborea. Scrive di personaggi veri, ma in un modo così lontano dall'asettica biografia che sa renderli di nuovo vivi, riappropriandoli delle loro storie. Questi i tre libri editi in Italia: Nella casa del pianista (2011), dedicato all'amico musicista Youri Egorov, in fuga dalla Russia verso una Amsterdam più liberale e aperta, crogiolo di artisti eccentrici;  Anime baltiche (2014), il titolo con cui forse è più famoso in Italia e in Europa, dove vengono narrate le vite di persone celebri come Mark Rothko, Hannah Harend, Gidon Kremer, tutte accomunate dall'essere nate nelle tre repubbliche baltiche, in un angolo di Europa un po' remoto e troppo spesso dimenticato; Il giardino dei cosacchi (2016), il romanzo che racconta gli anni successivi alla prigionia di Dostoevskij e la sua profonda amicizia con Alexander von Wrangel. Tre testi sul crinale tra il romanzo e il saggio biografico, punto di partenza sia di narrazioni collaterali che di approfondimenti storici o geografici.

Senza la magia la vita è solo un grande spavento: "Ali di babbo" di Milena Agus

Ali di babbo
di Milena Agus
Nottetempo, 2008

pp. 142

Euro 13,00


«Senza la magia la vita è solo un grande spavento». Così la pensa Madame, e così ha cominciato a pensarla anche la sua vicina di casa quattordicenne, che in Ali di babbo, romanzo di Milena Agus pubblicato dopo il successo di Mal di pietre, ne racconta la storia e quella del comune vicinato. Ancora una volta in Sardegna, vicino alla costa, nel bel mezzo di una macchia mediterranea ambitissima ma che non vuole cedere alle lusinghe del cemento e del turismo. E ancora una volta dando voce a una schiera di personaggi legati da vincoli di sangue o da forme particolari d’amicizia e d’amore: tutti veri, sublimi e grotteschi come è sempre l’umanità quando è spogliata da ogni sofisticato camuffamento, da ogni bugia pronunciata o accettata in malafede; semplice come quando è raccontata dal punto di vista di una bambina “grande” preoccupata per il suo menarca tardivo; migliore di quanto non si dica in giro se filtrata attraverso le lenti di un’immaginazione accesa, innata e, alla fine dei conti, salvifica. 

martedì 23 maggio 2017

#SalTo30: impressioni a caldo

Salone Internazionale del Libro,
18-22 Maggio 2017

XXX edizione


Foto di Debora Lambruschini

Di ritorno dalla trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, scrivo a caldo queste mie, personalissime, impressioni, su quella che resta probabilmente la festa dell'editoria più bella e ricca - di espositori, eventi, storie - nel panorama culturale italiano, magistralmente diretta dallo scrittore Nicola Lagioia al suo esordio come direttore editoriale.
Un evento anticipato, come sappiamo, da qualche polemica: l'organizzazione a Milano, appena qualche settimana prima del Salone, della fiera Tempo di Libri e la scelta di alcuni importanti editori di presenziare all'una o all'altra manifestazione, hanno animato per un po' il dibattito culturale su stampa e social, mentre ci si chiedeva quale impatto la "concorrenza" milanese avrebbe avuto sulla storica fiera che ogni anno a Maggio richiama un pubblico numerosissimo di lettori e professionisti. Ed è proprio di questi giorni la conferma che, anche per l'edizione del prossimo anno, il Salone del Libro di Torino rimarrà l'appuntamento irrinunciabile del mese di Maggio che nel 2018 si svolgerà dal 10 al 14. Al di là di polemiche e confronti, tuttavia, quello che qui mi preme sottolineare non è tanto il confronto-scontro tra i due eventi (per farlo in maniera puntuale e ragionata bisognerebbe in primo luogo aver preso parte ad entrambe le manifestazioni per l'intera durata e non è stato questo il mio caso) quanto le sensazioni, personalissime, suscitate dall'esperienza torinese, anche quest'anno vissuta da lettrice e professionista del settore editoriale. Uno sguardo doppio, quindi, che mi ha permesso di apprezzare lo spirito di festa, innovazione e creatività che si respirava tra i padiglioni, quest'anno ancora più forte.

Diciassette lezioni e un compimento finale: "Chirù", di Michela Murgia

Chirù 
di Michela Murgia
Einaudi, 2015

pp. 191

Euro 18,50

Il delicatissimo rapporto tra maestro e allievo assomiglia a un corridoio piastrellato di uova “fatali”: per quanta grazia possano avere l’uno e l’altro nel compiere insieme questo attraversamento, qualche guscio finirà comunque con l’incrinarsi prima che l’ipotetico traguardo sia stato raggiunto, e non è mai dato sapere con quali conseguenze. In alcuni casi la schiusa si sarebbe verificata comunque anzitempo, portando alla luce nuove creature giunte a una maturazione non ulteriormente rimandabile; altre volte, invece, sarebbe stato meglio non affrettare le crepe con il peso dei propri passi, pena la fuoriuscita, irreversibile e ferale, di un magma ancora incompiuto (o irrisolto) di pulsioni ed energie. Proprio questa seconda eventualità è quella che si verifica in Chirù, il ritorno al romanzo di Michela Murgia a distanza di qualche anno dal successo di Accabadora.

lunedì 22 maggio 2017

Quando l'amore sfida il tempo (e anche i palati dei lettori ormai lontani dal genere)

Il giorno che aspettiamo
di Jill Santopolo
Nord, 2017

Traduzione di Barbara Ronca
pp. 398
€ 17,60 (cartaceo)



Il primo amore non si scorda mai: un proverbio, per essere tale, deve nascondere un fondo di verità, se non un doppio fondo, magari amarognolo, che sa di momenti idealizzati proprio perché non ritorneranno, misti a un vago sentore di "se solo..." seguito da innumerevoli alternative che il nostro presente non ha mai visto, se non in sogno. Il giorno che aspettiamo, sorprendente esordio narrativo di Jill Santopolo, è in corso di traduzione in 30 Paesi e Editrice Nord è il primo editore straniero a farlo uscire, proprio oggi qui in Italia. Ma cosa ha di speciale questo romanzo d'amore, in grado di tener svegli una notte intera fino alla chiusura dell'ultima pagina (parlo per esperienza)? 

La vita a sedici anni: il felice esordio di Alice Ranucci.

In silenzio nel tuo cuore
di Alice Ranucci
Milano, Garzanti, 2015

pp. 168
€ 13,90 (cartaceo)
€ 2,99 (ebook)


«Le stelle si intravedevano appena, sperdute tra le luci abbaglianti della città. Ecco io assomigliavo a loro. A quelle stelle. Confuse, smarrite, irrintracciabili in un cielo occupato da luci taroccate. Come me».
Quello di Alice Ranucci è un libro pieno di vita quotidiana, verità, sofferenza e speranza. È un libro da regalare all'amica del cuore che si sta allontanando, da consigliare a chi sta perdendo la strada, da diffondere, per sapere cosa si rischia a mettere la propria anima in mano alle persone sbagliate. Claudia ha sedici anni e vive a Roma. È una ragazza come tante, sbocciata d'un tratto, fragile, insicura. Stenta a riconoscersi nel suo nuovo corpo di donna, che, tuttavia, le piace, e molto. Innamorata del belloccio della scuola, Rodrigo, e circondata da un gruppetto di ragazzotti dalla condotta tutt'altro che esemplare, Claudia si lascia pian piano adulare dalle serate in discoteca, dalle feste e dalle facili avventure. Intanto in casa, il rapporto con sua madre si sgretola sempre di più: la donna, incapace di riconoscere la propria figlia, cerca di riportarla sui binari giusti, lontana dalle false amicizie e dalle cattive compagnie. Per farlo decide di costringerla a fare volontariato in un centro per immigrati, Civico Zero, per provare a cambiare le sue prospettive.

domenica 21 maggio 2017

Nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto: la filosofia Wabi-Sabi

Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi
di Leonard Koren
Ponte alle Grazie, 2015

Traduzione di Guido Calza

1^edizione: marzo 2002

pp. 92
13,50 (cartaceo)

Wabi-Sabi è la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute. E' la bellezza delle cose umili e modeste. E' la bellezza delle cose insolite.

Spiegare la filosofia Wabi-Sabi è un impresa complessa anche per l'autore del libro Leonard Koren. I giapponesi stessi formulano affermazioni nebulose non appena viene posta loro la domanda su che cosa venga inteso esattamente con i due caratteri che ne identificano la corrente filosofica. La nebulosità appartiene al Wabi-Sabi stesso, elogio dell'imperfezione, dell'inafferrabilità e della decadenza naturale. Un fiore che appassisce dopo pochissimi giorni incarna la bellezza Wabi-Sabi, il fenomeno dell'hanami, ossia la rinomata osservazione della fioritura dei fiori di ciliegio -sakura- è per eccellenza un fenomeno di questa corrente o ancora l'arte del tè e la creazione di un vaso che nasce con una crepa. O ancora, un esempio di wabi-sabi spontaneo: il particolare della facciata del Bombay Cafè e dell'emporio Okura (Daikanyama, Tokio), fatta con legni trasportati dal mare, lamiere riciclate e gesso. Sono solo alcuni esempi pratici di una filosofia assai complessa e ricercata, tipicamente orientale, che trova fondamento nell'antica pratica buddista zen. Leonard Koren nel manuale preso in esame si sforza di spiegarla e di farla comprendere a noi “occidentali”, ma soltanto chi ha già un'infarinatura iniziale è in grado di seguire i concetti e gli aneddoti narrati tra le pagine scritte con il carattere informatico definito a livello mondiale il più brutto di sempre, il Comic Sans. Certamente una scelta voluta e ricercata. Anch'essa si deduce, possa rientrare appieno nel quadro della filosofia qui analizzata.
Certi critici giapponesi ritengono che il wabi-sabi debba mantenere le sue qualità misteriose, sfuggenti, difficilmente definibili perché l'ineffabilità è una sua caratteristica peculiare. […] Da questo punto di vista, la conoscenza mancante o indefinibile è soltanto un altro aspetto dell'”incompiutezza” intrinseca del wabi-sabi.

sabato 20 maggio 2017

Se è vero che il mare non bagna la Sardegna: in viaggio con Marcello Fois nello specifico barbaricino

In Sardegna non c’è il mare.
Viaggio nello specifico barbaricino
di Marcello Fois
Laterza, 2008

pp. 129
9,00 euro

È possibile riferirsi alla Sardegna senza pensare al mare? Ovviamente no, se è vero che almeno dal secondo dopoguerra l’isola al centro del Mediterraneo è divenuta sinonimo di grandiosa bellezza costiera e agognato turismo balneare. E ovviamente si, se è altrettanto vero che la sua dote di spiagge, calette e grotte è pur sempre la frastagliata cornice di un quadro più interno, non meno profondo degli abissi circostanti, fatto di roccia e di montagna. Stando così le cose, quello di Marcello Fois non è un paradosso: In Sardegna non c’è il mare. Ma anche se nella Sardegna “di dentro”, e più precisamente in quella Barbagia di cui lui stesso è originario, non ci sono il ritmo dell’onda e della risacca, il cuore “di pietra” di questa regione d’Italia ha battuto a lungo, e forse ancora a sua volta batte, al ritmo ipnotico di altri stereotipi.

venerdì 19 maggio 2017

Bianco e nero. Bene e male. Gli scacchi

Teoria delle ombre
di Paolo Maurensig
Adelphi, 2015


pp. 200
€ 18



Non ritengo casuale che Paolo Maurensig sia entrato nel catalogo Adelphi. Credo che un raffinato goriziano, nato del cuore della seconda guerra mondiale, di mestiere scrittore, ne debba far parte vista l’attenzione che la casa editrice milanese dedica alla mitteleuropa, alla letteratura russa ed ebraico-europea. Se potessimo divertirci a creare ipotetici rimandi letterari fra Paolo Maurensig e altri autori apprezzati da Roberto Calasso, mi verrebbero in mente, a bruciapelo, Joseph Roth e Sándor Márai.
“Teoria delle ombre” è un romanzo intrigante con due protagonisti: il primo è Alexandre Alekhine, campione del mondo di scacchi che la mattina del 24 marzo 1946 viene trovato morto su una poltrona, con un cappotto addosso, in una stanza dell’Hotel do Parque, a Estoril, dal cameriere incaricato di portargli la colazione. Il cameriere è un ragazzino portoghese. Il secondo protagonista sono proprio gli scacchi, un gioco che non fa prigionieri perché è l’esatta imitazione della guerra. «Lo sport più violento che esista» a giudizio di Garri Kasparov, non uno qualsiasi.
Il medico legale liquida la morte di Alekhine come causata da asfissia. Ma Maurensig non crede a questa versione e così s’inventa un personaggio, anch’egli scacchista, che decide di riaprire il caso. Lo aiuterà a svelare il mistero, incidentalmente, il cameriere oramai anziano e in pensione nella sua Lisbona, che nel corso della vita ha imparato a leggere i particolari e a cogliere l’importanza del non detto, del sussurro, delle mezze parole.

giovedì 18 maggio 2017

Suite francese - Quando il nemico è un nostro simile

Suite francese (audiolibro)
di Irène Némirovsky
Emons, 2017

Letto da: Anna Bonaiuto
Regia: Flavia Gentili
Durata: 15h 50m
Traduzione: Laura Frausin Guarino
Edizione testo: 2005, Adelphi Edizioni

€ 18,90 (cd)
€ 11,34 (mp3 zip)


Ci sono storie che entrano di diritto a far parte dei classici un po' per le tematiche che trattano, un po' per il modo in cui sono scritte, un po' per i personaggi che ci regalano.

Suite francese è divenuto un libro senza tempo per tutti e tre questi motivi, ma anche e soprattutto per la straordinaria capacità di Irène Némirovsky di far penetrare il lettore in quel mondo straordinario che è stato il suo e che, a mano a mano che ci addentriamo tra le fila della narrazione, diventa anche il nostro.
"Vogliono farci credere che siamo in un'epoca comunitaria in cui l'individuo deve soccombere affinché viva la società, e non vogliamo vedere che quella che soccombe è la società affinché vivano i tiranni".

"Corto - Sulle rotte del disincanto prattiano" : Boris Battaglia ci introduce alla fenomenologia dell'opera più nota di Hugo Pratt

Corto - Sulle rotte del disincanto prattiano
di Boris Battaglia
Armillaria edizioni (collana I Cardinali), maggio 2017

pp. 200

€12.00 (cartaceo)
€ 4.99 (Ebook)


Corto Maltese, la famosa serie dedicata a uno dei personaggi cult del miglior comic europeo, compie cinquant'anni: nel 1967 apparivano infatti, per la prima volta, le tavole su cui veniva presentato il leggendario marinaio maltese capace di mettere in crisi, una volta per tutte, lo statuto di eroe-protagonista di storie d'avventura così come il fumetto italiano lo aveva fino ad allora inteso. A renderlo possibile fu l'iniziativa dell'editore Fiorenzo Ivaldi che mise a disposizione dell'arguta matita di Hugo Pratt le pagine della sua nuova rivista, Sgt. Kirk: nasceva così Una ballata del mare salato, primo capitolo della saga che, inizialmente e nelle intenzioni dell'autore, doveva restare uno e unico, tutt'oggi considerato uno dei capolavori del disegnatore veneziano.
" È il luglio del 1967 e in tutte le edicole italiane compare una rivista che ha, come il nuovo disco dei Beatles, un sergente in copertina."
 Così Boris Battaglia, nel suo denso saggio Corto. Sulle rotte del disincanto prattiano, edito da Armillaria, ci introduce a quell'importantissimo anno – da lui considerato il primo dei mitici Settanta, il decennio più lungo di quel “secolo breve” che ci siamo da poco lasciati alle spalle – che vede la nascita dell'opera più significativa ai fini della definizione di un'estetica prattiana. La giovane casa editrice celebra il cinquantesimo compleanno del noto gentiluomo di fortuna con una pubblicazione che ci offre un'analisi della saga al contempo diacronica e sincronica, la cui proposta ermeneutica si avvale di un approccio semiotico nonché di solide basi teoriche – “quelle travi rovesce” atte a sostenerne tanto le argomentazioni quanto a dare notizia delle fonti prese in considerazione – enumerate nella folta bibliografia che, in coda al volume, l'autore mette a disposizione del lettore.

mercoledì 17 maggio 2017

L'arte di raccontare vite e luoghi

Terre promesse
di Milena Agus
nottetempo, 2017

pp. 201
€ 15.50 (cartaceo)



La verità è che nessuna terra promessa è all'altezza della sua fama. (p. 165)
Quanto siamo in grado, oggi, di identificarci davvero con la nostra terra d'origine? Quante volte vorremmo partire, lasciandoci dietro una città di strade, odori, colori, rumori che non sentiamo nostra o che, al contrario, avvertiamo scomodamente invadente nell'irrompere nella nostra identità?
Il nuovo romanzo di Milena Agus, Terre promesse, uscito da pochi giorni per Nottetempo, si interroga su questi temi ancestrali, che si rincorrono lungo tre generazioni. Inevitabilmente, il tempo modifica la percezione di "terra promessa" che portano con sé i protagonisti: se all'inizio Ester sogna il "Continente" come una fuga dalla sua realtà sarda, che avverte come opprimente, presto si accorgerà che la soluzione non è racchiusa nel suo matrimonio nel trasferimento a Genova, né con il rientro a Cagliari; anche la figlia, Felicita, esplora tutte le pieghe della sua vocazione amorosa, pur sapendosi difficilmente riamata, a suo parere per i chili di troppo; e Gregorio, figlio di Felicita, nonché nipote di Ester, misura il proprio talento pianistico con la complessa realtà di riuscire ad affermarsi e New York diventa ben più di una meta. 

Fra la notte e l'alba: "Delia è di nessuno" di Ilaria Milandri

Delia è di nessuno
di Ilaria Milandri

Laurana Editore, 2016

pp. 405
14,02 €



Di Delia, protagonista del romanzo di Ilaria Milandri, ricorderò l'uscire mattutino, l'aprirsi a un'aurora, dopo la notte, alla ricerca di quella «specie di bellezza in quel che resta di un'atrocità». Personaggio cinico e nichilista, prostituta per ripicca contro la vita "onorata e rispettabile" che il padre aveva voluto imporre a lei e alla madre, seguendo il suo narcisismo da studioso e la sua fama da intellettuale.
Si chiamava Delia Elena San Marco perché suo padre, Antonio, aveva amato Borges più di quanto non avesse amato lei e se ne era fregato se mettendole un nome del genere le avrebbe potuto causare non pochi problemi, ma se ne era fregato sempre di un sacco di cose, suo padre, e così l'aveva chiamata Delia Elena San Marco. Di cognome faceva Bruno.


Ce la presenta così, con un linguaggio diretto e talora spigoloso, come la sua protagonista. Delia è piena di odio verso il padre e verso la madre, più di tutti verso se stessa, probabilmente. Di una bellezza eclatante, impegnata a progettare suicidi ma poi tirata dentro i preparativi del funerale di suo padre. L'aurora che cerca la trova in Adamo, un anziano vedovo che la mattina presto porta il cane al parco, in attesa che apra il cimitero. Adamo è l'unico essere che scalfisce l'indifferenza di Delia, che si mostra subito curiosa di conoscerlo, di sapere qualcosa di lui, di comprendere il senso della dedizione verso la moglie che nemmeno la morte ha interrotto. Verso Adamo, Delia ha immediatamente (e noi lettori ci sorprendiamo almeno quanto la protagonista) attenzioni tenere, un tipo di osservazione diversa da quella che riserva al resto degli uomini: 
Era vestito troppo leggero per la temperatura di quei giorni, pensò mentre lo vedeva sparire dietro un enorme cespuglio di un sempreverde.

martedì 16 maggio 2017

Quando l'extra-ordinario diventa ilare

Vite brevi di idioti
di Ermanno Cavazzoni
Guanda, 2017

1^ edizione: Feltrinelli, 2009
pp. 176

€ 15 (cartaceo)


Ricominciare a ridere: come farlo, quando ormai siamo abituati al sorriso a denti stretti sui social network? La letteratura italiana ha una tradizione di tutto rispetto: si pensi anche solo a Flaiano, Longanesi, Guareschi o, in tempi molto più recenti, Benni. A questi nomi dobbiamo assolutamente aggiungere Ermanno Cavazzoni, che nei suoi brevi e fulminanti racconti, veri e propri squarci d'ilarità nel tessuto grigio del quotidiano, si misura con la tradizione. Sono quadri che ribaltano la routine o, al contrario, l'estremizzano, portando il lettore tanto all'avvertimento quanto al sentimento del contrario, per dirla con Pirandello. Infatti, anche Vite brevi di idioti, di recente riedito da Guanda, è un'iperbolica sfilata di "idioti" o, perlomeno, personaggi non allineati alla società, che con la loro stramberia risultano indimenticabili. Così, se il calcolatore o il piromaniaco totalizzano un certo record di sfortuna, altri personaggi identificano la loro ossessione con una vera e propria ansia persecutoria. Ma è poi vero che le circostanze si accaniscono contro di loro? A volte viene spontaneo chiederselo, tra un sorriso e l'altro. 

Guardare oltre, guardare attraverso: la Sardegna per "viaggiatori" di Michela Murgia

Viaggio in Sardegna.
Undici percorsi nell’isola che non si vede
di Michela Murgia
Einaudi, 2008

pp. 198

Euro 12,50

«Basterebbe ricordarsi, ogni volta che si legge della Sardegna,
che niente sull’isola è mai soltanto un luogo».


Due avvertenze preliminari agli aspiranti lettori di Viaggio in Sardegna di Michela Murgia, edito da Einaudi nel 2008. La prima: impossibile non tenere conto della sua collocazione all’interno della collana ET Geografie, comprensiva di peculiari guide di viaggio compilate da ciceroni “scelti” (tra gli altri, Fernando Pessoa che parla di Lisbona, Roberto Bertinetti che descrive Londra e Danilo Manera che racconta Cuba). Seconda avvertenza: impossibile affrontare questi Undici percorsi nell’isola che non si vede senza tenere conto del fatto che chi li tracciò una decina di anni or sono sarebbe di lì a poco diventata una delle più note scrittrici sarde contemporanee, conosciuta, oltre che per le sue opere, anche per i toni tutt’altro che accomodanti e anzi ironici e polemici in eguale misura, principalmente (ma non solo) quando l'argomento in questione è la sua regione d’origine. Chi dunque vada cercando un comodo prontuario di itinerari turistici sui “Caraibi del Mediterraneo” potrà prudentemente ignorare questo libro, e magari cercare con più profitto tra le molte, e spesso patinatissime, guide in circolazione. Oppure potrà correre il rischio di lasciarsi comunque condurre dall’autrice, che con fare ospitale lo porterà proprio dove non si aspetta; vale a dire, non alla scoperta dei soliti paradisi balneari, talvolta non meno artificiali di certe stupefacenti allucinazioni.

lunedì 15 maggio 2017

Le tredici ragioni di Hannah Baker

Tredici
di Jay Asher
Mondadori, 2017

pp. 229 
€ 17,00 (Ebook € 6.99)

Titolo originale: Thirteen Reasons Why
Traduzione di Lorenzo Borgotallo  e Maria Carla Dallavalle


Uscito nel 2007 ed esploso come caso mediatico dopo il successo della serie Netflix ad esso dedicata, Tredici (nell’originale, ben più significativo, Thirteen Reasons Why), offre abbondante materiale su cui riflettere. 
Il romanzo di Jay Asher racconta la storia di Hannah, le tredici ragioni per cui, a diciassette anni, ha deciso di togliersi la vita. È lei stessa ad esporle in prima persona, attraverso una serie di registrazioni lasciate all’ascolto di coloro che ritiene in qualche modo responsabili. Un modo estremo di fare chiarezza, per se stessa prima del gesto estremo, e per chi rimane e non si è reso conto della propria responsabilità, o se ne è reso conto e per qualche istante ha pensato di farla franca.

Un inno alla fantasia creativa: "Gli aspetti irrilevanti" di Paolo Sorrentino

Gli aspetti irrilevanti
di Paolo Sorrentino
Fotografie di Jacopo Benassi
Mondadori, 2016

pp. 274
€ 22

La premessa de Gli aspetti irrilevanti è curiosa: partendo da alcuni scatti del fotografo Jacopo Benassi (collaboratore di numerose testate tra le quali Rolling Stone, GQ, Wired Italia e Le Figaro) ed ignorando chi siano in realtà le persone immortalate, Paolo Sorrentino ne immagina nome e cognome e costruisce per loro strani ritratti, fatti di episodi, curiosità, epifanie fulminanti, pensieri scomposti e motti perentori. Nella fantasia dello scrittore-regista, sono tutti uomini e donne qualsiasi, senza particolari meriti per i quali essere ricordati. Eppure le loro storie valgono tutte la pena di essere lette.
La trovata alla base del libro fa emergere la vena comica di Sorrentino, presente dall'inizio e sempre più dominante con lo scorrere delle pagine; una comicità talvolta sommessa e talvolta aperta (esilarante la scenetta del latitante che tradisce la moglie con una pornostar, e non sveliamo in cosa consiste il divertissement finale, con la foto di Settimio Valori). I suoi buffi personaggi conservano però anche il marchio di fabbrica del creatore di Tony Pagoda, ovvero la capacità di parlarci della vita, questa inestricabile somma di tic, stranezze (la signora che avrebbe seguito ovunque Fred Bongusto e che però lo ama come uomo e lo detesta come cantante), gioie e dolori. Ma soprattutto di dignità. Come il pianista di piano bar protagonista di uno dei capitoli: abbandonato dalla moglie che gli ha lasciato un figlio con problemi mentali, affronta ogni giorno l'illusione della notte e le promesse spezzate dell'alba. Una storia davvero commovente.

domenica 14 maggio 2017

#PilloleDiAutore - «Il pensiero più bello è che la verità è dubbio».

La foresta dell'amore in noi
di Adonis
Guanda, 2017

Traduzione di F. Al Delmi

pp. 158
€ 12,50 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)



Una raccolta di emozioni: ecco come potrebbe figurare la recente La foresta dell'amore in noi di Adonis, forse il poeta arabo più conosciuto anche in Occidente. Una poesia dello spazio bianco, tra strofe talvolta monoversali che lasciano all'io la sua centralità. Ma non esiste io senza "tu": interlocutore perenne, donna amata eppure mai chiamata per nome. D'altra parte è superfluo chiamarsi per nome, quando si condivide un'intimità ben più profonda, fatta di "ferite" condivise (parola-chiave), che si sono profondamente ricomposte solo nel corpo dell'altro. Questa mutua rispondenza di pronomi è lo specchio di uno scambio più profondo, che rimanda alla passione carnale, ben presente e profondamente intrisa di natura: le simbologie, talvolta martellanti, inseriscono gli amanti in un contesto decisamente ovidiano, se osiamo accostare la tradizione latina alla poesia araba di Adonis. 
E proprio per questa estasi dell'uno che si completa nell'altro, non servono neanche aggettivi ridondanti o onnipresenti: basta qualche qualificativo a definire un dettaglio, ma domina ovunque l'evocativo, che il lettore può colmare con la propria sensibilità. 
Accanto alle liriche amorose, senza dubbio preponderanti, che sempre coinvolgono l'identità mutevole del soggetto lirico, poesie meta-poetiche che riflettono, a fronte di una lunga esperienza poetica, della propria posizione nell'universo letterario e, soprattutto, si interrogano sulla funzione prima del poetare. 

Se la raccolta pare talvolta lontana dalla letteratura occidentale e, per questo, complessa nella sua solo apparente semplicità, una lettura attenta e aperta alla libera interpretazione non farà che farci sentire più vicino Adonis, così come quando, a #TempodiLibri, ha declamato in arabo alcune delle sue liriche. E tutta l'armonia della poesia è fluita. 

GMGhioni

sabato 13 maggio 2017

#CritiComics. "Vivi e vegeta": il lato oscuro nel mondo delle piante

Vivi e vegeta. Un noir vegetariano
di Francesco Savino e Stefano Simeone

Bao Publishing, 2017
€ 17,00









Nel Distretto dei Fiori, dove si fugge dal mondo degli umani e molto spesso piove, l'atmosfera non è festante. Il cimitero di vasi rovesciati si arricchisce sempre di più: nei giorni di sole, i fiori spariscono senza lasciare traccia, rapiti dai perfidi girasoli Anthos ed Elios. Nessuno sa cosa succeda loro, solo che vengono portati verso la Serra. Carl il Cactus arriva in città in un giorno di pioggia, le spine fradice e il cuore pesante, alla ricerca di Nora, la sua fidanzata che rientra nella lista degli scomparsi. Mentre nel mondo delle piante e dei fiori si diffonde sempre più l'eco pauroso della parola "vegani", Carl dovrà fare luce su un terribile mistero.

venerdì 12 maggio 2017

#SpecialeSCUOLA - Come raccontiamo l'evoluzione della donna romana?

Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia
di Eva Cantarella
Feltrinelli, 2015

pp. 187
€ 9 (cartaceo)



Quando ho parlato della dea Tacita Muta in classe, per la prima volta, i ragazzi sono scoppiati a ridere. Certo, nel 2017 ha dell'incredibile pensare a una dea infera che veniva adorata dalle matrone romane perché rendesse le donne silenziose e docili. E, inutile aggiungerlo, quando ho ripetuto il detto di Sofocle secondo il quale "alla donna il silenzio reca grazia", un'altra risata è scoppiata sonora e accompagnata da piccole gomitate. Poi, invece, è arrivato l'amore per la figura di Tanaquil, moglie di Tarquinio Prisco, ma soprattutto donna piena di velleità, con ambizioni accese e mai paghe, esperta di prodigi e quasi mitica, nella ricostruzione romana. Invece, le donne sabine e la vicenda della ragazza di Ardea hanno lasciato quasi indifferenti gli studenti di oggi, nonostante le prime (forse 683?) fossero state rapite per il matrimonio e la seconda fosse al centro di una contesa tra un pretendente patrizio e un plebeo e per lei fosse scoppiata una guerra. Molto più interessanti le amazzoni italiche, come Camilla e Clelia, anche loro sottoposte a riti di passaggio come gli uomini! 

Oltre ciò che si vede, tra scrittura e pittura: "Picta" di Marcello Fois

Picta
di Marcello Fois
Frassinelli, 2003
(prima edizione Marcos y Marcos, 1992)

pp. 234
11,00 euro

Vincitore del Premio Calvino nel 1992, pubblicato una prima volta da Marcos y Marcos e poi edito nuovamente da Frassinelli nel 2003, Picta di Marcello Fois è il risultato di un incontro virtuoso tra scrittura e pittura. Ma se tutto trae origine dall’ammirazione dell’autore nei confronti di capolavori e maestri particolarmente amati, già l’Indice fa intuire come si vada ben oltre l’ovvietà della descrizione, del commento o della narrazione biografica. Articolato in tre sezioni, incentrate ora sugli artisti ora sui dipinti, Picta è un susseguirsi di mini-racconti che prendono vita in virtù di interpretazioni, ipotesi, vagheggiamenti e invenzioni.

giovedì 11 maggio 2017

Quello che resta: "Le notti blu" di Chiara Marchelli

Le notti blu
di Chiara Marchelli
Roma, Giulio Perrone editore, 2017

pp. 223
€ 15,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)




Il libro di Chiara Marchelli - ad oggi semifinalista al Premio Strega 2017 - è un'opera intensa, forte, che lascia un'impronta duratura nell'anima di chi lo legge. La vicenda comincia con un anniversario, una ricorrenza infelice: il 31 dicembre, la data della morte del figlio di Larissa e Michele. E così, nel 2009, mentre tutto il mondo celebrava l'inizio di un nuovo anno, portando nel cuore desideri inespressi, loro due piangevano Mirko, suicidatosi proprio quella sera. La moglie, Caterina, non sa dare loro notizie precise riguardo i motivi che l'avrebbero spinto a questo gesto, e nello sconvolgimento che segue il ritrovamento del corpo, le voci si alzano, le lacrime si fanno copiose, le mani corrono a nascondere il volto stravolto dal dolore. Quello di Mirko è un gesto che a coloro che restano immobili a constatare ciò che è successo, resta incomprensibile: nessuno l'avrebbe creduto possibile.
Chiara Marchelli ci racconta con delicatezza ed efficacia i giorni successivi al fatto, delineando la tragedia che si è compiuta: i giorni del dolore, la febbrile ricerca di un segnale, un indizio, un qualcosa che potesse far presentire il progetto di Mirko.
Pian piano Michele e Larissa continuano a camminare sul filo delle loro esistenze, anche se con passo più incerto e col cuore fermo al 31 dicembre 2009. Nel momento in cui la narrazione comincia sono trascorsi ormai cinque anni dalla di Mirko e proprio ora arriva nelle loro vite, apparentemente ricomposte, una notizia destinata a confondere nuovamente le acque e gettare una nuova luce su quanto successo: tramite la lettera di una avvocato, si viene a scoprire che Mirko avrebbe avuto un figlio – di cui nessuno sapeva nulla – da un'altra donna, residente a Courmayeur. Un nuovo shock si abbatte sulle vite di Larissa, Michele e Caterina. Quest'ultima, in particolar modo, si chiede la vera identità dell'uomo che credeva compagno di vita e si domanda come può non essersi accorta di nulla. Ma soprattutto, Mirko era a conoscenza del bambino? L'aveva riconosciuto?

Il "vento traverso" di Anna Pavone che soffia poesia


Vento traverso
di Anna Pavone
Le Farfalle, 2017

€ 12,00 (cartaceo)



In una scena di Mary Poppins entrata nell'immaginario di molte generazioni una folata impetuosa di vento - "vento dell'est" - spazza via le aspiranti baby-sitter in attesa del colloquio di lavoro con l'austero Mr. Banks. A questo punto devo confessare che tale reminiscenza cinematografica mi si è presentata, con un'evidente associazione libera di idee, durante la lettura di Vento traverso di Anna Pavone, edito per i tipi de Le Farfalle del poeta-editore Angelo Scandurra rinomato per le attenzioni e la cura artistica che pone alle sue creature editoriali. Associazione arbitraria, si diceva dunque, dato che il volume della Pavone non ha niente a che vedere con baby-sitter, bambini vivaci, banchieri della City da salvare; il "vento" che attraversa le pagine di questo libro così atipico è invece il medium che spalanca al lettore porte e finestre di un mondo parallelo (e molto spesso invisibile) situato sulla 'linea d'ombra' che separa la cosiddetta ragione dall'altrettanto cosiddetta follia.

mercoledì 10 maggio 2017

#CritiCINEMA - Un cerchio che non si chiude: "The Circle" tra libro e film

Sono andata all'anteprima di The Circle nutrendo delle aspettative.
Il romanzo di Dave Eggers, bestseller internazionale pubblicato nel 2013, racconta di una tentacolare Tech Company che da San Vincenzo, California, influenza le menti gestendo la totalità delle informazioni web. Grazie a TruYou l'identità di ogni persona viene del tutto tracciata e integrata in un'unica piattaforma accessibile da qualsiasi device: le amicizie, le reti di contatti, le carte di credito, il conto in banca, la partecipazione politica, il lavoro, le cause sociali, gli hobby. Immaginiamo l'unione di Facebook, Google, Amazon, Apple in un unico sistema. Non proprio inconcepibile, direte. 

Nutrivo aspettative perché quando ho letto il libro ho pensato che - pur nella tendenza a scivolare a tratti nel didascalico - fosse in potenza uno dei più cinematografici tra quelli letti negli ultimi anni. Immaginavo gli open space con fiori, piante, monitor sempre accesi e il sole della California che filtra dalle pareti di vetro. A The Circle, si sa, hanno un'ossessione per la trasparenza. 
Ho immaginato Mae Holland e la sua casa di provincia nella baia di San Francisco, dove un attimo c'è il sole e quello dopo arriva la nebbia. Più di tutto ho immaginato come sullo schermo avrebbe potuto prendere forma l'ossessione di un sistema dove tutto è (quasi) perfetto. Così perfetto da fare paura.