in

#RileggiamoConVoi – gennaio 2026 – Il primo libro sul comodino

- -


Buongiorno e buon anno,
c'è chi sta facendo tardi dopo i festeggiamenti della serata e chi ama comunque svegliarsi presto per godersi le prime ore nuove di zecca del 2026. Non importa se siete gufi o allodole: la Redazione è sicura che sui vostri comodini ci sono già le prime letture dell'anno. Ecco cosa ci sarà vicino ai nostri letti: se non avete ancora deciso, magari vi saremo di ispirazione.

Che sia un anno di splendide letture (e non solo),
la Redazione

***

Alessia consiglia 
Cecilia di Linda Ferri (edizioni e/o)
Perché: Cecilia è un romanzo intimo e potente che scava nel cuore delle relazioni familiari e affettive, raccontando l’identità femminile attraverso le fratture, i silenzi e le eredità emotive. Linda Ferri costruisce una narrazione raffinata e profondamente letteraria, dove la memoria personale si intreccia con quella collettiva e il non detto diventa materia narrativa. È un libro che parla di crescita, di perdita e di trasformazione, con una scrittura controllata ma emotivamente densissima, capace di restituire la complessità dei legami senza mai semplificarli.
A chi: a chi ama i romanzi introspettivi e psicologici, a chi cerca una letteratura che metta al centro le relazioni, le dinamiche familiari e il percorso di formazione di una donna. Consigliato a chi apprezza una scrittura elegante, misurata, che lavora per sottrazione e affida al lettore il compito di ascoltare ciò che resta in sospeso.

Camilla consiglia 
Monogamia di Sue Miller (Fazi)
Perché: il romanzo di Sue Miller è una storia classica e nota, la stessa da millenni. Un matrimonio apparentemente regolare, una famiglia come tante e poi, dal nulla, viene fuori un segreto che potrebbe mettere in crisi tutto. Non c'è niente di più classico di un romanzo familiare, che, sebbene sembri presentare tutti i problemi del mondo in un solo nucleo, ci conforta lo stesso. 
A chi: consiglio questo romanzo a tutti i lettori che amano le storie familiari, che si divertono e si dispiacciono per i protagonisti, che ne seguono le vicende e sperano sempre che qualcosa di buono sia loro riservato. A chi, infine, non cerca nei romanzi i grandi eventi sconvolgenti ma si accontenta di una semplice vita quotidiana.  

Carlotta consiglia 
Una testa piena di ricci di Raffaella Case (Corbaccio)
Perché: quale migliore occasione di iniziare l'anno con una storia spensierata ma profonda, alla ricerca delle proprie origini? Se poi si incontrano personaggi memorabili come Nonno Arturo e Jackie, il viaggio diventa un'occasione in più per sorridere e dimenticarci finalmente dei parenti e delle feste.
A chi: questo romanzo si rivolge a chi ha voglia di sentirsi bene, a chi sente che manchi un qualcosa nella propria vita e a chi ha voglia di iniziare l'anno con una marcia in più, proprio come la giovane protagonista della storia.

Claudia consiglia 
Sulle donne di Susan Sontag (Einaudi)
Perché: è una raccolta di saggi e scritti in cui Susan Sontag si misura con i nodi più urgenti e controversi della condizione femminile. Lo fa con lo sguardo di una donna degli anni Settanta ma molti di questi testi non sono per nulla invecchiati. I temi trattati, infatti, appartengono anche a noi: l’invecchiamento, la bellezza come terreno di doppio standard, il lavoro e la disuguaglianza, la sessualità, il rapporto, teso e a volte inconciliabile, tra femminismi e lotta di classe. Siamo noi oggi a dover decidere da quale distanza ascoltare le parole brillanti di Sontag.
A chi: a chi non rinuncia a indagare la complessità, a chi ama discutere in modo aperto e critico. Consiglio una voce letteraria coraggiosa per chi vuole iniziare l'anno con coraggio. 

Deborah D'Addetta consiglia 
Le indegne di Augustina Bazterrica (Eris edizioni)
Perché: dopo il clamoroso successo di Cadavere squisito, Agustina Bazterrica – autrice argentina classe '74 – torna in libreria pubblicata sempre da Eris edizioni con un secondo romanzo di genere distopico che condivide col precedente alcuni punti: la deumanizzazione, una catastrofe ambientale, la crudeltà del "nuovo" sistema, la presenza di una setta. 
Stavolta, però, la storia non ci viene raccontata da un protagonista uomo, ma da una donna senza nome, che ci parla e dipana i fili della narrazione attraverso delle lettere che scrive di nascosto (se avete visto o letto Il racconto dell'ancella parliamo dello stesso tipo di dissimulazione). Possiamo quindi dire che le vicende della Casa della Sacra Sorellanza ci vengano esposte grazie a un diario, a volte scritto con l'inchiostro, a volte con la linfa dei fiori – quei pochi che ancora esistono – a volte col suo sangue. 
Il romanzo mi è piaciuto moltissimo per l'abilità dell'autrice di costruire un mondo oppressivo, denso, claustrofobico in cui la violenza viene normalizzata, persino incoraggiata. Lo fa con uno stile che non ha nulla di pietoso, di empatico – pur lasciando che le sue protagoniste ne facciano esperienza – ma che trasmette con grande efficacia al lettore gli stessi sentimenti di queste donne infelici.
A chi: lo consiglio vivamente a chi ha amato Il racconto dell'ancella di Atwood, o Dolce il frutto, aspra la terra di Ley, o ancora Vox di Christina Dalcher. 

Giulia consiglia
Fiabe faroesi di Luca Taglianetti (traduzione) (Iperborea)
Perché: un camino crepitante, un gruppo di persone lì intorno riunite e nell'aria storie con giganti, principesse prigioniere, secondogeniti intraprendenti che finiscono per diventare re, il tutto nella fredda aria dello sperduto arcipelago delle Faroe. Non c'è momento migliore per riprendere in mano fiabe e favole, anche se un po' diverse da quelle della nostra infanzia.
A chi: a chi non rinuncia alle favole a qualunque età e vuole ritrovare la magia e il calore delle storie raccontate attorno al fuoco.

Gloria consiglia 
Nella carne di David Szalay (Adelphi)
Perché: per cominciare l'anno all'insegna della sperimentazione, il romanzo vincitore del Booker Prize è un'ottima idea per guardare a una forma di narrazione estremamente minimalista, in cui sono i gesti a contare più delle parole e più ancora dei pensieri (quasi assenti) del protagonista. La sua è una vita raccontata scegliendo parole precise, essenziali, senza mai un eccesso o una sbavatura.
A chi: bisogna amare lo stile minimalista ed essenziale per apprezzare appieno la scrittura di Szalay, e meglio ancora se si cerca un libro che attraversa gli anni insieme a un personaggio, che cresce, vive e invecchia letteralmente davanti ai nostri occhi. 

Leonardo consiglia
Un piede in paradiso di Ron Rash (La Nuova Frontiera)
Perché: è il romanzo d’esordio di uno dei più importanti scrittori americani contemporanei. Qui Rash mostra già un controllo notevole del punto di vista, usato non come semplice scelta tecnica ma come vero motore narrativo: la storia si stratifica, si ribalta, costringe il lettore a rivedere giudizi e posizioni. È proprio attraverso questo lavoro sullo sguardo che i personaggi acquistano spessore e umanità, rimanendo impressi nella mente del lettore.
A chi: a chi ama gli intrecci solidi e le sorprese che emergono pagina dopo pagina. A chi è attratto dalle atmosfere dell’America rurale, raccolta e apparentemente immobile. A chi sente nostalgia di un mondo alla Kent Haruf: comunità piccole, familiari, dove tutti si conoscono e ognuno custodisce qualcosa che preferisce non dire.

Marianna consiglia 
I gufi dei ghiacci orientali di Jonathan C. Slaght (Iperborea)
Perché: questo libro è molto più di un semplice racconto naturalistico: è un’immersione autentica e avvincente in un mondo remoto e ostile, dove la scienza si fa avventura e la natura non è uno sfondo, ma una presenza viva, misteriosa e quasi magica. La scrittura di Slaght unisce rigore e poesia, facendo vivere al lettore il fascino delle foreste siberiane e la sfida di salvare una specie leggendaria come il gufo pescatore di Blakiston. Le tensioni del freddo estremo, la delicatezza degli appostamenti, l’incontro con persone e animali straordinari creano un’esperienza di lettura intensa e coinvolgente.
A chi: a chi ama la natura selvaggia e autentica, quella che richiede rispetto e pazienza. A chi si emoziona davanti all’invisibile, alle creature elusive e ai paesaggi quasi mitici. A chi desidera scoprire la ricerca scientifica come avventura reale, fatta di fatica, dedizione e piccoli grandi trionfi, e, più in generale, a chi cerca un libro che coniughi racconto di viaggio, reportage e narrativa con uno stile raffinato e coinvolgente. Perfetto per chi non si accontenta delle solite storie ma vuole perdersi in un angolo remoto del mondo dove l’inverno non finisce mai e la magia si respira in ogni pagina.

Marianna consiglia anche 
La cena delle anime. Sa chena pro sos mortos di Maria Laura Berlinguer (HarperCollins)
Perché: questo romanzo è una storia che mostra come i segreti familiari, se non affrontati, continuino a influenzare le vite di chi viene dopo. È un libro che parla di legami invisibili tra generazioni, di eredità emotive, di ciò che il passato lascia in sospeso e che prima o poi chiede di essere portato alla luce. Lo fa intrecciando memoria privata e memoria collettiva, attraverso una scrittura evocativa, essenziale.
A chi: lo consiglio a chi ama le saghe familiari, a chi è interessato al rapporto tra passato e presente, ma anche a chi cerca romanzi in cui il tema della famiglia sia esplorato nella sua complessità. È un libro adatto a lettori che apprezzano storie dense di atmosfera, di identità e di radici, e a chi crede che conoscere ciò che siamo stati sia spesso l’unico modo per capire chi siamo.