giovedì 18 aprile 2019

"Il mio nome è Greta": uniti per salvare il pianeta

Il mio nome è Greta. Il manifesto di una nuova nazione, quella verde, quella dei ragazzi di tutto il mondo
di Valentina Giannella
con illustrazioni di Manuela Marazzi
Centauria, aprile 2019

pp. 128
€ 12,90 (cartaceo)


Tutti, almeno una volta, abbiamo sentito nominare Greta Thunberg, la giovanissima attivista svedese che a meno di sedici anni è riuscita a portare l'attenzione dei giovani di tutto il mondo sul problema dei cambiamenti climatici. Ma da cosa è nata la sua missione? E quali sono i punti fondamentali su cui dobbiamo focalizzare la nostra attenzione per il futuro? Cosa possiamo fare, ognuno nel proprio piccolo eppure fondamentale quotidiano? 
Queste sono solo alcune delle domande a cui risponde Il mio nome è Greta, scritto dalla giornalista Valentina Giannella e con le illustrazioni di Manuela Marazzi. I libri illustrati hanno già mostrato più volte il loro straordinario potenziale nel portare avanti idee in modo sempre più incisivo e qui abbiamo una piacevole riconferma.

Come la dea Iris: custodi dell'arcobaleno e portatrici di nuove verità. Elisabetta Rasy racconta le storie di sei pittrici di carattere

Le disobbedienti.
Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte

di Elisabetta Rasy
Mondadori, 2019

pp. 253
€ 20,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)



Le disobbedienti, l’ultimo libro di Elisabetta Rasy appena pubblicato da Mondadori, ha una copertina deliziosamente indocile, in perfetto accordo con le Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte raccontate dall'autrice al suo interno. Il particolare del Ritratto della principessa Carolina del Liechtenstein nelle vesti di Iris (1793) realizzato da Élisabeth Vigée Lebrun (non a caso una delle pittrici in questione) ha in sé tutte le caratteristiche di simbolo e di sibillino contrappunto che sanno fare la gioia del lettore più smaliziato. Mentre la scelta del dettaglio isola in modo molto opportuno il drappo dorato che, quasi come in un antico cartiglio, diventa sfondo per i caratteri cubitali della dicitura, l’accenno alle chiome sfuggenti della protagonista del dipinto esalta al massimo l’effetto décadrage, accentuando il mistero di una figura femminile che proprio in questa veste vive contemporaneamente oltre il bordo dell’inquadratura, tra le pagine e addirittura a monte della loro esistenza in qualità di voce narrante. Quale riferimento migliore se non quello alla dea Iris per introdurre i ritratti di Artemisia Gentileschi, Berthe Morisot, Suzanne Valadon, Charlotte Salomon, Frida Kahlo e la già citata Élisabeth Vigée Lebrun? Quale migliore accenno se non quello alla dea greca dell’arcobaleno, da cui derivano il loro nome le membrane pigmentate dei nostri bulbi oculari? Le disobbedienti parla di pittura, per l’appunto, di linee, forme e colori. Ma parla soprattutto di quegli sguardi nuovi che ne hanno segnato la storia: visioni inedite perché femminili, a lungo silenti e poi finalmente annunciate, rivelate. In tutto ciò, la vulgata che vuole proprio Iris in qualità di messaggera esclusiva di cattive notizie (agli antipodi di Ermes) non può che deporre a vantaggio dell’autrice e delle sei prescelte: il loro avvento nel mondo dell’arte, qui così bene raccontato, fu croce e delizia dei contemporanei, e una novità con cui loro per prime fecero i conti a lungo nel corso dell’esistenza.

mercoledì 17 aprile 2019

Nero ananas: la deflagrazione di una bomba che ha distrutto vite, famiglie e relazioni

Nero ananas
di Valerio Aiolli
Voland, 2019

pp. 352
€ 17,00



È un odore di dicembre, di nebbia, di fiati. Di persiane serrate, di bandiere listate a lutto. Di silenzio.
L’incipit di Nero Ananas di Valerio Aiolli (Voland, 2019), candidato della dozzina del Premio Strega 2019, ricorda il 12 dicembre 1969, data marchiata indelebilmente nella memoria degli italiani. L’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana mette sotto gli occhi di tutti che i bombaroli dei mesi precedenti non erano solo faziosi nullafacenti. Ma che dietro al clima di tensione politica ravvisabile nel nostro Paese c’è di più, molto di più. E che bisogna andare a ritroso nel passato per provare a spiegare gli eventi che da Piazza Fontana hanno condotto alla strage della Questura di Milano del 17 maggio del 1973.

"Come una rana d'inverno": essere donna ad Auschwitz

Come una rana d’inverno. 
Conversazioni con tre sopravvissute ad Auschwitz: 
Liliana Segre, Goti Bauer, Giuliana Tedeschi
di Daniela Padoan
Bompiani, 2018

pp. 245
€ 10,00 (cartaceo)



Anch'io volevo che la vita continuasse, non volevo, 
come la moglie di Lot, 
diventare pietra volgendomi a
guardare la città dei morti.

Ruth Klüger, Vivere ancora




Come una rana d'inverno è un'opera che si legge tutta d'un fiato e poi richiede un lungo periodo di sedimentazione e rielaborazione prima che se ne possa parlare. Non si sa da dove partire, come scriverne senza tradirne i contenuti, come dare il giusto peso all'importanza di una triplice testimonianza che diventa  in un fitto intreccio di richiami e rimandi interni, in una sensibilità condivisa  una narrazione sola, densissima di significato. L'ideatrice e curatrice, Daniela Padoan, si è trovata di fronte a un compito arduo che ha saputo gestire con equilibrio e intelligenza, come mostrano chiaramente l'"Introduzione alla nuova edizione" e la lunga "Postfazione", necessario complemento del volume. In un tempo in cui le testimonianze dirette si fanno sempre più rare per la progressiva sparizione dei sopravvissuti, in cui spesso il ricordo si limita ad una retorica sfoderata ad arte in un solo giorno dell'anno e il fenomeno della Shoah perde sempre più la sua carica di indicibilità e viene sempre più "normalizzato", o addirittura banalizzato, ritornare alle voci dirette di chi c'era è ancora più fondamentale. Infatti
quella del testimone è una figura inevitabile, che continuiamo a incontrare come perturbante e che non possiamo rendere innocua: sta lì a dirci, con la sua sola presenza, che anche noi avremmo potuto, e potremmo, essere ridotti in cenere. [...] Il testimone ci dice che il nostro mondo, insieme alla nostra tradizione di pensiero, ha fallito. [...] Il testimone che ci guarda e ci giudica è il nostro specchio. (pp. 9, 11)
Daniela Padoan sceglie di partire da qui, ma anche dalla consapevolezza che, nel ricordo, le voci maschili hanno finito per prevalere su quelle femminili: "su centoquarantanove opere di memorialistica della deportazione dell'Italia, i libri di donne, nel 1994, erano una ventina" (p. 200). Questo porta a sottovalutare un elemento importante, ovvero il fatto che l'esperienza femminile del Lager fu in parte differente rispetto a quella maschile. Non si ragiona mai, nel testo, in termini di qualità o di entità della sofferenza, non si dimentica mai che ogni racconto è un racconto a sé, specifico e irriducibile, eppure si mette in evidenza che nelle testimonianze delle donne si trovano prospettive inedite, derivate da una diversa sensibilità, da diverse priorità: 
Senza dimenticare per un solo istante che l'obiettivo dei nazisti era cancellare dal mondo gli ebrei, uomini o donne che fossero, […] riflettere sulla peculiarità delle sofferenze e delle sopraffazioni patite dalle donne, così come sul loro modo di opporre resistenza e rendere testimonianza, può però servire ad allargare di un poco l'ambito della riflessione. (p. 201)

martedì 16 aprile 2019

"L'isola del Dottor Moreau": un classico di Wells da rivalutare

L’isola del Dottor Moreau
di H.G. Wells
Feltrinelli, 2019
trad. Mirko Esposito

pp. 206
€ 9,00 (cartaceo)



Un naufrago che trova all’improvviso rifugio su un’isola, dove non è un ospite desiderato. Man mano capirà di trovarsi su un’isola davvero strana, popolata da creature, che uno scienziato di fama internazionale sta creando per dimostrare a tutti le sue tesi. L’epilogo sarà tragico per qualcuno e nell’eterna lotta tra uomo e natura ognuno troverà il suo posto. Questa è la trama, per grandi linee, di un classico della letteratura inglese e fantascientifica, che stupisce per le sue implicazioni morali e la sua intuizione della deriva eugenetica galtoniana, che di lì a poco sarà al centro del dibattito scientifico. Galton infatti, cugino di Darwin, intese estendere il suo entusiasmo per la teoria del cugino, in senso lato. E mentre Darwin, nel 1859, dimostrava che ogni specie è il prodotto del suo migliore adattamento nel contesto naturale, Galton, una decina di anni dopo, teorizzò che anche l’uomo doveva essere oggetto di studio della zootecnia e da lì si arrivò in breve al passo successivo, un miglioramento della razza umana stabilita dallo Stato, quello che in molti, dagli anni Venti iniziarono a teorizzare e che Hitler applicò, infine, al suo mostruoso progetto politico. Qui la questione è ribaltata, perché degli esseri animali vengono perfezionati fino a diventare umanizzati, ma la critica la sistema, da un punto di vista pratico, morale e sociale non mancano nelle implicazioni catastrofiche del finale. Ma non fu così per i contemporanei, che nel romanzo, nato dal genio di Herbert George Wells, videro solo orrore e fastidio.

Ancora sulle spalle dei giganti (e nel loro secolo): Antonio Forcellino racconta il Cinquecento di Michelangelo Buonarroti

Il secolo dei giganti.
Il colosso di marmo

di Antonio Forcellino
Harper Collins, 2019

pp. 558
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Dopo Il cavallo di bronzo, uscito lo scorso anno sempre per Harper Collins, un coinvolgimento particolare deve avere caratterizzato la stesura dell’ultimo lavoro di Antonio Forcellino, Il colosso di marmo, seconda tranche della saga di romanzi dedicati al Secolo dei giganti. E chissà se l’emozione provata dallo scrittore in corso d’opera è stata la stessa vissuta in qualità di restauratore al cospetto (e non è che uno degli esempi possibili) del Mosè di Michelangelo, parte della tomba monumentale di papa Giulio II a San Pietro in Vincoli. Si, perché al centro di questo nuovo capitolo di una tetralogia in fieri c’è proprio il Buonarroti, altro maestro del Rinascimento italiano a lungo studiato e ammirato nella duplice veste di storico e di professionista della manutenzione. Michelangelo, dunque, scultore di quel David a cui fa riferimento il titolo del volume e che all’alba del Cinquecento diventerà simbolo della Repubblica fiorentina nonché icona eterna della bellezza italiana. Michelangelo l’artista e Michelangelo l’uomo: sempre desideroso di riscattare l’onore del cognome familiare, avvolto nella solita giubba nera o coperto di polvere bianca fin dentro le narici, armato di dieci dita dure come il più duro dei minerali eppure capaci di maneggiare con insuperabile maestria sia i ferri che i pennelli. Per il denaro, certo, ma non meno per la gloria.

lunedì 15 aprile 2019

Cin-cin cinismo: lo sguardo comico di Federico Baccomo sulla società di oggi

Ma tu sei felice? Romanzo a due voci
di Federico Baccomo
Solferino, 4 aprile 2019

pp. 207
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Avete mai avuto il coraggio di chiedere a un vostro amico: ma tu sei felice? Non è una domanda che si fa tutti i giorni, per quanta confidenza ci sia. Se lo chiedono Vincenzo e Saverio, i protagonisti del nuovo libro di Federico Baccomo, davanti a un bicchiere di vino al tavolino di uno dei tanti bar che costellano le strade di qualsiasi grande città. 
Ed è così che inizia un dialogo serrato (romanzo a due voci è, infatti, l'azzeccato sottotitolo), a colpi di comicità e di crudeli osservazioni sul presente. Non mancano anche le frecciatine, perché Vincenzo e Saverio sono stati anche compagni di scuola e si può davvero dire che conoscono da una vita i vizi, i difetti e i punti deboli dell'altro. Ma di cosa parlano? Di tutto quel quotidiano che ci schiaccia, tra problemi al lavoro, mogli e amanti, figli e scuola,... Sì, e si ride: perché i rovelli di ognuno di loro, pur nella loro rappresentazione caricaturale ed estrema, sono domande che, almeno una volta, sono passate anche nella nostra testa.

#PagineCritiche - E se Socrate avesse voluto morire? Analisi del processo che contrappose il filosofo alla sua città.

Processo a Socrate
di Mauro Bonazzi
GLF Editori Laterza, 2018


pp. 172
€ 18,00 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Meleto, figlio di Meleto, del demo Pito, contro Socrate, figlio di Sofronisco, del demo Alopece, presentò quest'accusa e la giurò: "Socrate è colpevole di non riconoscere gli dèi che la città riconosce, e di introdurre altri nuovi esseri demonici. Inoltre è colpevole di corrompere i giovani. Si richiede dunque la pena di morte". (p. 18)
Sono queste le ben note parole che formulano l'accusa rivolta a Socrate da Meleto, supportato da altri due personaggi, Anito e Licone. Siamo nel 399 a.C. Atene, la grande Atene, è una città agitata dai fantasmi di un passato ancora troppo recente. L'imperativo era quello di chiudere i conti con il passato, con la guerra del Peloponneso, le liste di proscrizione, i Trenta Tiranni. Ma, come sempre, come in ogni dopoguerra, cancellare con una spugna ciò che è stato non è cosa facile. Qualcuno che ricorda, e che a causa di questo ricordo soffre, trama, cospira, desidera vendetta, c'è sempre. E la democrazia, riportata alla guida della città, sentiva di non essere ancora abbastanza forte per traguardare questo mare agitato. E' in questo contesto che si configura quello che divenne, forse, il processo più famoso della Storia. Quello che ci giunge da più antichi echi. Il processo con cui la città di Atene mise fine alla vita di uno dei suoi cittadini più onorati e più famosi, il grande filosofo Socrate. Colpevole, secondo una vulgata che ci arriva da voci del tempo, di rappresentare il passato, per le sue simpatie oligarchiche, di essere un ostacolo e forse un nemico della nuova democrazia. In una parola, di essere incompatibile con il "nuovo tempo" che Atene voleva darsi.

domenica 14 aprile 2019

Amore e Psiche - la tradizione e il mito

Amore e Psiche
di Annamaria Zesi e Daniele Durante
Roma, L'asino d'oro edizioni, 2019

pp. 70
€ 28,00 (cartaceo)

Il libro di Annamaria Zesi e Daniele Durante è un vero e proprio gioiellino da intenditori. L'opera, di una raffinatezza rara, si offre al lettore in tutta la sua potenza evocativa, riuscendo nel giro di poche pagine a catturare la sua attenzione.
Al centro della narrazione il mito di Amore e Psiche, riproposto qui in una innovativa veste grafica e accompagnato dalle bellissime illustrazioni di Daniele Duranti. L'autrice dei testi, Annamaria Zesi, che ha svolto la propria tesi di laurea proprio sulla storia di Amore e Psiche, ha già all'attivo una pubblicazione sullo stesso tema, Storie di Amore e Psiche (L'asino d'oro), in cui porta avanti una trattazione sulla fortuna di questa favola. La profonda conoscenza della materia è evidente nel Prologo, in cui la Zesi ci racconta le origini del mito:
«Non sappiamo dove, né chi fu, a raccontarla per la prima volta; l'abbiamo sentita da cento e cento narratori ovunque nel vasto mondo: in Cina, in India, in Persia e in Turchia. In fondo all'Africa, all'incrocio dei due mari, la raccontano gli zulu, più su, tra le coste e il deserto, i berberi. Grecia, Italia, Francia e Spagna, le terre intorno alla foresta nera, quelle sulle rive del Baltico, quelle bagnate dal mare del Nord… e tanti altri paesi ancora ha percorso la nostra storia. […] Un poeta africano di nome Apuleio, per primo prese tavolette e stilo, e la scrisse. O almeno sua è la prima versione scritta arrivata fino a noi.» (p. 4)

La semplice perfezione della vita e l'equilibrio dell'Universo nel nuovo romanzo di Jostein Gaarder

Semplicemente perfetto
di Jostein Gaarder
Longanesi, 28 marzo 2019

Traduzione di Ingrid Basso

pp. 132
€ 14,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Non tutto si può spiegare: come i misteri dell'Universo, che sono state studiate senza però riuscire ad arrivare alle cause ultime; o come le scelte che può vagliare un uomo che ha appena scoperto di avere i giorni divorati inesorabilmente da una malattia inguaribile. 
Albert, professore che vive con gioia la sua professione, marito, padre e nonno affezionato alla sua famiglia, si trova ad affrontare da solo una scoperta sconfortante: i disturbi al braccio non sono trascurabili come ha pensato; gli viene infatti diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Ecco che allora Albert decide di approfittare della lontananza della moglie Eirin, per lavoro in Australia, e si ritira nella Casa delle fiabe, la baita che ha visto nascere il loro amore, anni prima, e che ha conservato molti ricordi della loro storia famigliare. Gli episodi salienti, poi, sono tutti scritti o disegnati su una sorta di "libro di famiglia", dove adesso Albert si trova a ricapitolare la sua esistenza.  Dunque, è vero che Albert ha deciso di togliersi la vita, escludendo tutti dalla sua decisione? 

sabato 13 aprile 2019

"Angeli Terribili" di Gianni Barbacetto: una storia di frontiere a nord del Nordest

Angeli Terribili
di Gianni Barbacetto
Garzanti, 2018

pp. 209
€ 16,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Qui giace Cruchi, uomo iniquo e perverso, pregare per lui è tempo perso.
Comincia con uno strano epitaffio e una storia che lo colpisce fin da bambino, il libro del giornalista Gianni Barbacetto. Si tratta del ricordo di un certo Cruchi, a Ravascletto, in Carnia, luogo famigliare per lo scrittore, visto che da lì provengono i due genitori, prima del trasferimento a Milano. Ma chi è davvero quest’uomo che una lapide così tremenda condanna all’odio e all’oblio? Un partigiano o una spia fascista? O semplicemente una vittima? 
Da questi interrogativi parte l’indagine, al confine tra storia personale e Storia italiana, che è anche la nostra memoria storica, che abilmente e con maestria da grande narratore, e fiuto e intuito del bravo giornalista, Barbacetto ci racconta. Sull’identità misteriosa di Cruchi e su altri protagonisti di quegli anni si concentra l’attenzione dell’autore.
Nel 1943 a Ravascletto ci fu uno strano incontro che fece lavorare i carabinieri e dannare i fascisti. Protagonisti: Cruchi, una donna e un personaggio misterioso. (p. 53)
Questo libro indaga su uno degli argomenti più dibattuti e più controversi dell’Italia durante il secondo conflitto mondiale, ovvero la nascita e lo sviluppo del movimento partigiano; in particolare degli albori del movimento in Friuli, luogo di origine dell’autore. I protagonisti sono uomini su cui il passato ha posato troppo spesso dei giudizi impietosi, vittime di una contro-resistenza che li ha raccontati da vili invece che da eroi, in seguito alla lotta fratricida che vide nell’evolversi della resistenza un suo immorale e inverosimile seguito. Fratelli contro fratelli, uomini contro uomini, tutti da una parte prima e tutti contro tutti, poi. Italiani contro tedeschi, fascisti contro comunisti, friulani contro cosacchi, partigiani veri contro finti partigiani.

#CriticaLibera - Le stanze profonde dei giocatori di ruolo (parte 2)


Ci eravamo lasciati con Marco che iniziava ad addentrarsi nelle stanze profonde dei giochi ruolo (qui trovate la prima parte) e, con una curiosità vorace mascherata da sana ironia, bombardava Giulia di domande.



Marco: Guarda che ti stavo chiedendo dell'ambientazione.

Giulia: Impaziente anche oggi, segno che l'argomento ormai ti ha preso. L'ambientazione può essere fantasy, horror, fantascientifica. Questi generi poi, come nella composizione di un romanzo, possono mescolarsi tra loro e declinarsi in infiniti sottogeneri. Sine Requie diventa un horror post-apocalittico. Vampire un urban-horror e via di questo passo.

Marco: Philip Dick addirittura.

Giulia: Non dimenticare che comunque si parte dalla creazione del proprio personaggio. Se ne sceglie la razza, le caratteristiche fisiche e il background. Un’avventura parte con una missione principale che viene imbastita e gestita dal master, arbitro e demiurgo del gioco. Non ti sei dimenticato della questione del master, vero?

venerdì 12 aprile 2019

La luce di un'isola del sud che trasforma la realtà in un'unica, grande madeleine

Lux
di Eleonora Marangoni
Neri Pozza, 2018

pp. 251
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook) 


In un romanzo può non succedere nulla eppure si può raccontare tutto, quando tutto è quello che ci portiamo dentro in quanto a ricordi e sentimenti. Quando questo succede, in che modo ci rapportiamo a una storia e cosa le chiediamo nel momento in cui la scopriamo per la prima volta per poi custodirla alla fine della lettura? A questo (e molto altro) ho pensato avendo in mano Lux di Eleonora Marangoni, già vincitrice della terza edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza e nella dozzina del Premio Strega 2019.

#CriticaNera - Decidere della vita altrui: un nuovo caso per la detective Rick

La donna scomparsa
di Sara Blædel

Fazi, 2019
pp. 316
€ 16,00 (cartaceo)

Titolo originale: Kvinden de meldte savnet
Traduzione di Alessandro Storti 


Il killer è appostato tra i cespugli. Osserva un interno caldo, familiare, da cui è irrimediabilmente escluso. Eppure, nonostante la nostalgia, nonostante il dolore, si sente vicino, quasi partecipe:
E lui, lì fuori, si sente quasi parte della loro vita, lì dentro, in cucina. Immagina la leggerezza dei loro dialoghi, il profumo che sale dai fornelli, lo scambio dei commenti sulle esperienze di questa giornata, quei dialoghi intimi che esistono solo fra madre e figlia. (p. 10) 
È solo poco dopo che, con un fucile da caccia, l'uomo spara alla donna in mezzo alla fronte. Il delitto, efferato e apparentemente senza spiegazione, turba la polizia di Nailsea, paesino britannico poco fuori Bristol. Ci si chiede presto cosa questo abbia a che vedere con Louise Rick, detective del Servizio Investigativo Speciale e protagonista della serie di successo creata da Sara Blædel (qui e qui trovate le recensioni ai volumi precedenti) e importata in Italia da Fazi. 
La risposta arriva quasi subito, irrompendo con prepotenza in un periodo di grande serenità per Louise: lei e Eik vivono insieme da sei mesi e sembrano aver trovato un forte affiatamento, Jonas è stato ammesso a un collegio prestigioso, il vecchio, caro Marvin è figura presente e benevola come un nume tutelare per la coppia. Deflagra quindi come una bomba la notizia che la donna assassinata è Sofie Bygmann, ex fidanzata di Eik sparita sedici anni prima in circostanze misteriose, e che Eik stesso è stato arrestato, ubriaco e delirante, sulla scena del crimine.

giovedì 11 aprile 2019

#IlSalotto - «La letteratura può offrire lo scarto, al posto dell'omologazione e della prevedibilità»: intervista ad Alessandra Sarchi

Alessandra Sarchi
Alessandra Sarchi, scrittrice, storica dell'arte e traduttrice italiana, è arrivata in libreria da poche settimane con "La felicità delle immagini. Il peso delle parole" (Bompiani): nel suo libro, studia il legame inscindibile tra parole e immagini in cinque grandi scrittori del Novecento (Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati) e il loro apparentarsi con il realismo o il tentativo di fuggire in una dimensione altra. I cinque saggi che compongono la raccolta si muovono attraverso la biografia degli autori e studiano la bella e preziosa osmosi tra immagini e parole: i testi sono citati non solo per argomentare al meglio le tesi dell'autrice, ma anche per il reale piacere di ripercorrerli con lo sguardo. 
Per approfondire le tante tematiche presenti nel saggio e per un commento che va oltre il testo e riguarda l'attualità, abbiamo intervistato Alessandra Sarchi, che ringraziamo per l'infinita disponibilità.


I cinque autori da Lei trattati nel suo studio hanno un legame speciale con le immagini, diretto e/o indiretto, da fruitori d’arte e collezionisti. Con quali documenti ha lavorato per poter ricostruire questo stretto rapporto? 
Ho lavorato soprattutto sui loro testi, perché è lì che si istituisce un legame con l’immagine che mi interessa come lettrice e a mia volta come scrittrice. Succede spesso anche a me di pensare per immagini e visualizzare una storia, prima ancora di aver iniziato a cercare le parole per raccontarla. Il legame con l’arte e gli artisti di ciascuno degli scrittori di cui ho affrontato i testi è già stato oggetto di studio: esistono importanti monografie su Pasolini e l’arte, su Celati e la fotografia, sugli scritti d’arte di Moravia (che Bompiani ha da poco pubblicato integralmente), sul collezionismo di Volponi e sull’ossessione scopica di Calvino. A questo studi ho fatto riferimento, ma volevo verificare attraverso l’analisi testuale come in concreto la visibilità funzioni nei meccanismi narrativi e come perfino l’idea di realtà rappresentata cambi da un autore all’altro. 

A quali criteri ha fatto ricorso per selezionare i cinque autori prescelti? 
Il libro insegue una parabola che coincide grosso modo con la fortuna della parola "realismo" in letteratura e nelle arti nel secondo dopoguerra. Ovviamente non è una selezione esaustiva, rispecchia un mio canone di letture e di passioni letterarie, anche se ritengo che ciascuno di questi cinque autori abbia problematizzato il rapporto fra parola e immagine riflettendo sui cambiamenti introdotti dal cinema e dalla fotografia, che hanno via via intaccato il primato della narrazione romanzesca.

Quando i luoghi diventano protagonisti: il romanzo d'esordio di Massimo Coppola


Un piccolo buio
di Massimo Coppola
Bompiani, 2019

pp. 272
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

“Mamma, com’era papà quando era giovane?”“Un uomo normale. Svizzero. Un po’ vecchio per me.”“Lo amavi?”“No. Mai.”“E lo avevi detto alla nonna?”“No. Mai.”“Perché?”“Perché non le importava. La guerra ci aveva trasformati tutti in bestioline del bosco. Impaurite, col cervello piccolo così, disposte a tutto pur di trovare un riparo e qualcosa da mangiare. Nessuno di noi era più quello che era prima. Nessuno può essere giudicato.”“Mamma, i fasci possono e devono essere giudicati.”“Sì. Ma tua madre, tuo padre. Come puoi giudicarli? Tu mi giudichi?”“No, mamma. No.”“Vai a casa ora?”“No, mamma. Rimango con te stasera. Va bene?”“Va bene.” (pp. 105-6)

Leggendo le pagine scritte da Coppola la domanda che emerge è una: che cosa sono i luoghi senza le persone, e che cosa le persone senza i luoghi? È vero, sì, che le storie possono essere ambientate in diversi luoghi, così come protagonisti possono essere diverse persone; tuttavia ogni storia, intesa come evento unico e irripetibile, si compie proprio in quanto incontro fra le persone e i luoghi, sebbene questi siano  generalmente lo sfondo in cui le cose accadono, o ancora il palco sul quale le persone si muovono.
Ebbene, da ruolo di fondale il luogo, nel libro di Coppola, diviene protagonista vero e proprio: parliamo di Palazzo Vittoria 1936, unico elemento a persistere dall’inizio alla fine, vivo al punto da avere una propria voce e un proprio spirito, capace di incarnare lo Zeitgeist italiano durante i decenni: che sia attraverso un complemento d’arredo, un nuovo abito, un'acconciatura alla moda, o tramite la piaga dell’eroina negli anni ottanta e novanta, è fra le mura di questo palazzo storico di Milano che ritroviamo una forte impronta identitaria della nazione che siamo stati, che siamo e che, secondo l’autore saremo.

mercoledì 10 aprile 2019

Fenomenologia del manoscritto. "L’attentato di Sarajevo" di Georges Perec


L'attentato di Sarajevo
di Georges Perec
Nottetempo, 2019 (prima ed.)

traduzione italiana di A. M. Franco

pp. 112
€ 16, 00 (cartaceo)
€ 7, 99 (epub)


Scruta dal fondo dell’abitacolo, seppure privo dell’armonia dello sguardo (neppure di un paio d’occhi un po’ strabici, un particolare buffo su un volto tutto sommato anonimo), le sopracciglia dipinte delle generalità, estirpate con ferocia quasi poliziesca; più sotto un abbozzo di labbra, lungo o breve a seconda dello spirito, cui si concede la definizione di titolo. È il mostro: il romanzo nel cassetto. Ne custodiscono i più ingordi tre o quattro persino: moncherini di romanzi cominciati e per cui non è previsto epilogo, un abbozzo di trama, appena il disegno di un carattere principale o di un antagonista; qualcuno può addirittura dirsi concluso nella prima stesura o nella seconda, ma se ne sta indolente all’ombra della vita.

Poco meno che una fenomenologia di quell’agglomerato di pagine la cui violenza è nella scompaginazione: nel cassetto, il romanzo si sottrae all’editoria, all’industria culturale, ai Saloni e ai salotti; dice, come Bartleby, “preferirei di no”. La sua esistenza posizionale (il cassetto) lo relega all’assenza d’opera entro cui la follia è definita e dunque indocilita: si potrebbe fare della prigionia manicomiale di Antonin Artaud l’espressione autoriale di quel mancato assenso. La pubblicazione è ciò che sopraggiunge non per liberare, bensì per costringere a un ordine l’insensatezza: quelle costine e quelle alette, quei dorsi tutti inamidati di colla, quelle spille e quella dialettica dritto-rovescio del cotone non somigliano forse a celle, grate, propositi di una via di fuga tutta a lenzuola annodate? Dalla scompostezza del cassetto al garbo dell’industria editoriale: la pena è fuori, l’inferno sono le librerie.

«Il passato non era il loro territorio. Per loro c'era il presente»: dentro e fuori l'infanzia con l'esordio narrativo di Serena Patrignanelli

La fine dell'estate
di Serena Patrignanelli
NN editore, 4 aprile 2019

pp. 352
€ 18 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


I ragazzini non si accorsero di niente: la vita di uomo, pure se era una spia o un pappone o entrambe le cose, poteva lasciare tracce di una banalità assoluta, che non dicevano nulla dei suoi segreti. (p. 236)
Se non fosse per il coprifuoco, i soldati e l'incubo di non vedere più i propri padri, potrebbe essere un'estate con tanti sogni, quella di Augusto e Pietro: amici inseparabili, i due undicenni esplorano prima i sotterranei del proprio paese, scendendo dai tombini in un mondo fatto di buio, promesse di farsi forza a vicenda, prove di coraggio. Poi, la vera impresa: creare una macchina a gasogeno per scorrazzare per le campagne (poco importa della patente!). La macchina salta fuori presto: si tratta di una Millecento marrone che è nascosta vicino alle baracche delle "buccione", le prostitute che vivono al limitare del Quartiere (lasciato volutamente indeterminato). Mentre il caldo dell'estate scalda la pelle e i pensieri degli amici, pieni di vitalità come solo i ragazzini sanno essere, c'è un dolore di cui il Quartiere si intride, un Quartiere pieno di madri, vecchi e bambini, che aspetta e continua a sperare: nei ritorni degli uomini di casa, nella fine dei rastrellamenti, nella scomparsa degli aerei da guerra. Tuttavia, bisogna farsi forza, riunirsi e salutare la chiusura di un'osteria storica del Quartiere, mangiando insieme tutto quel che resta e onorando con una grande festa il fatto stesso di essere vivi.

martedì 9 aprile 2019

«Perché in carcere del presente non si parla, e il futuro non si immagina»: a insegnare matematica (e la fiducia) con Valeria Parrella

Almarina
di Valeria Parrella
Einaudi, aprile 2019

pp. 123
€ 17 (cartaceo)


Chi pensa che Nisida sia un'aberrazione non conosce la città, e chi pensa che la città sia un'aberrazione non conosce il Paese. È per questo che quando arrivano a Nisida i nostri ragazzi si straniano: vedono da vicino, per la prima volta, adulti diversi da quelli che li hanno partoriti. Capire che sono finiti in prigione è niente: in due giorni gli passa lo choc, ricominciano a dormire, prendono un ritmo già raccontato da altri: nel loro lungo gioco questa possibilità era prevista. Faticano più a capire questo, invece: che possono fidarsi. (p. 99)
Questo nuovo romanzo di Valeria Parrella, Almarina, è pieno di fuori e di dentro: c'è la differenza più evidente, tra l'esterno e l'interno del carcere minorile di Nisida, isoletta sul Mediterraneo a pochissima distanza da Napoli; c'è un'esteriorità e un'interiorità più celata, quella delle emozioni, moltiplicata tante volte quanti sono i personaggi; c'è la matematica, vista da fuori come un insegnamento qualsiasi e da dentro come la possibilità di mettere le ali al futuro di questi giovani rinchiusi. E poi c'è la protagonista, Elisabetta Maiorano, che si muove dentro il passato e fuori, nel presente: il presente la vede sola, vedova, insegnante di matematica appassionata del proprio compito in carcere, tanto quanto disamorata davanti alla sua città, al suo Paese, alla giustizia; il passato la abbraccia con i suoi ricordi, ricordi che fanno arrabbiare tanto sono belli e che le sfilano davanti alla notte, quando è sola nel suo letto. 

Di imperfezioni, dubbi e lampi di luce e bellezza: "Resta con me" e il miracolo della scrittura

Resta con me
di Elizabeth Strout
Fazi editore, febbraio 2019 (terza edizione)

Traduzione di Silvia Castoldi

pp. 381
€ 18,50 (cartaceo)
Amiamo in modo imperfetto, Tyler (p. 357)

Ogni romanzo, ogni racconto, di Elizabeth Strout è un miracolo. È racconto di luci e ombre, imperfezioni, meschinità, ma anche bellezza, speranza, possibilità. Di vita, semplicemente. Di Elizabeth Strout stessa, di quel suo sguardo pieno di grazia che si posa sul mondo e sulle complessità dell’essere umano. Non c’è inganno, nell’opera di Strout, c’è la vita, imperfetta e talvolta terribile, eppure capace sempre di lampi di luce e bellezza struggente. E non c’è giudizio nello sguardo dell’autrice, solo il desiderio di raccontare l’uomo, la comunità, le piccole gioie e inquietudini di vite come tante altre, la luce e l’oscurità che è dentro ognuno di noi, in storie dove buono e cattivo spesso risiedono nella stessa anima e non esistono assoluti. Dove ci sono esseri umani a cui talvolta accade qualcosa di terribile, uomini e donne che inciampano e commettono errori, capaci di meschinità e ipocrisia; storie di solitudini in mezzo ad una folla, di giudizi ed errori, ma anche di comunità, affetti, connessioni. Anche Resta con me, il secondo romanzo scritto da Strout e da poco giunto alla terza edizione, è un piccolo miracolo. C’è moltissimo della scrittura e dei temi cari all’autrice, lo sguardo, si diceva, pieno di grazia, con cui tratteggia i propri personaggi e li rende così vividi e reali da creare una connessione profonda tra loro e il lettore. Perché forse non nelle storie, non del tutto, ma nei sentimenti e nei dubbi di quegli uomini e quelle donne ci riconosciamo o, al contrario, siamo spinti a confrontarci con le nostre presunte certezze. E con le crepe, dentro ognuno di noi, dentro ogni vita.

lunedì 8 aprile 2019

#CritiMUSICA - Un applauso (con i piedi!) prima di tutto: Anna Rollando racconta segreti e curiosità della musica "colta"

Applaudire con i piedi.
Segreti e curiosità della musica colta
di Anna Rollando
Graphofeel Edizioni, 2019

pp. 321
€ 19,00



L’ultimo libro di Anna Rollando, appena pubblicato da Graphofeel Edizioni e tutto dedicato ai segreti e alle curiosità della musica “colta”, ha un titolo simpatico: Applaudire con i piedi. No, non si tratta di una metafora: il significato dell’espressione è del tutto letterale. Nell’impossibilità di farlo con le mani, che sono impegnate a reggere i preziosi strumenti musicali, i componenti di un’orchestra esprimono il proprio apprezzamento con gli arti inferiori, battendo i tacchi e strisciando le suole. Curioso, no? Beh, un po’ si (e comunque anche un pubblico particolarmente entusiasta non manca di omaggiare gli artisti con questo surplus di movimento, no?). In ogni caso: perché mai partire dagli applausi, e dunque dalla fine? Forse perché questo libro è un libro all’incontrario, o meglio controcorrente, che vuole appassionare i suoi lettori a un mondo musicale considerato a torto sinonimo di noia e di esclusività, vale a dire il mondo della classica e della lirica. E c’è da dire che ci riesce benissimo.

Le battaglie del dopoguerra: "È tempo di ricominciare" di Carmen Korn

È tempo di ricominciare
di Carmen Korn
Fazi Editore, 2019

Traduzione di Manuela Francescon

pp. 564
€ 20,00 (cartaceo)


Nessuna delle quattro aveva mai avuto difficoltà a formulare il proprio pensiero, a trovare le parole, costruire frasi, eppure erano tutte come paralizzate. Era semplicemente incredibile che Käthe fosse lì, dopo che tutti avevano cominciato a darla per spacciata. Forse allora c'era qualche possibilità anche per Rudi. In giardino c'erano solo loro, ma Goliath, il cane dei vicini, si sentiva completamente a suo agio.
Era un giorno che non speravano più di vivere, che avevano smesso di aspettare. Ma era bello viverlo.
Ci eravamo lasciati con un colpo di scena e una grande speranza che poteva addolcire la fine della guerra. Amburgo e la Germania sono un cumulo di macerie, fisiche ed emotive, e in mezzo allo sfacelo e alla disperazione, Henny corre dietro a un tram dove pensa di aver intravisto la sua amica Kathe. 
Con È tempo di ricominciare, il secondo volume della saga a firma di Carmen Korn, riprendiamo la lettura dal marzo 1949 ed esploriamo il ventennio successivo. Le quattro amiche e le loro famiglie si apprestano a lasciarsi alle spalle la prima difficile metà del secolo. Prima come figlie e sorelle e poi come moglie e madri hanno dovuto immolare i loro cari e le loro vite sull'altare di guerre tremende: ora, queste figlie della nuova era possono solo pregare fervidamente che periodi simili non si ripetano mai più e che il Novecento porti loro pace e serenità. Ma intorno a loro il mondo non riesce a reprimere gli impulsi che lo agitano e la ricostruzione di una nuova epoca sembra incontrare grandi difficoltà.

domenica 7 aprile 2019

«Questo libro è nato così, in libertà» - Le amiche che vorresti e dove trovarle, di Beatrice Masini e Fabian Negrin

Le amiche che vorresti e dove trovarle
di Beatrice Masini e Fabian Negrin
Giunti, 2019

pp. 144
€ 15,30 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

«Nell'invito di Fabian Negrin e dell'editore a prendere parte a questo progetto – che parte dalle immagini, dall'idea di Fabian di visitare a modo suo questa galleria femminile – si è manifestato come un'occasione e una necessità: quella si rileggere, che fa sempre bene. […] E dunque via: scaffali, polvere, memorie della prima lettura. Ripescare, assaggiare nuove traduzioni, andare agli originali, secondo il caso. Romanzi da grandi e romanzi per ragazzi. Tutto insieme, in un favoloso ribollire di voci, rime, segni, sensi. […] Questo libro è nato così, in libertà.» (p. 5)
Questa vera e propria dichiarazione di intenti che si trova alle prime pagine di Le amiche che vorresti e dove trovarle esemplifica bene lo spirito del libro. Il titolo, che richiama immediatamente uno dei successi cinematografici degli ultimi anni, presenta delle caratteristiche innovative: il formato, decisamente originale, prevede una lunga carrellata di personaggi femminili della letteratura di tutti i paesi e di tutte le epoche: da Mary (Il giardino segreto, 1911) a Bibi (Bibi. Una bambina del Nord, 1929), passando per Mary Poppins (1934), Jo (Piccole donne, 1868-1869), Emma (Madame Bovary, 1857) e via dicendo. Non sveleremo tutte le eccezionali figure che sono riportate nel libro, lasciando al lettore il piacere di scoprirle, pagina dopo pagina, ma ci soffermeremo su una di queste, in particolare, Bradamante.

Le Isole Eolie nel gran mare della letteratura. Spunti e suggestioni da Conrad a Melville

Il mare di pietra
di Francesco Longo
Editori Laterza
Robinson/Letture 2018
(prima edizione, 2009)

pp. 124
€ 14,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)





Amo le isole, da sempre. Partire, salire su di un traghetto o un aliscafo, mollare gli ormeggi e tagliare i ponti con la terraferma, lasciandosela alle spalle per un giorno, un weekend, una settimana o per un tempo indefinito è per me una delle sensazioni più intense che si possano mai provare. Non passa anno senza che io non senta il bisogno di arrivare su un'isola. Per il senso di libertà, di ignoto, di scoperta, di solitudine, di sospensione, di nuove e infinite possibilità, di rottura dei confini, di taglio con il solito che ogni isola porta con sé. Perché ogni isola è un mondo, piccolo o grande, infinito e allo stesso tempo determinato. Per quante isole visiterete, non avrete mai un'esperienza simile all'altra, ogni isola vi regalerà profumi, sensazioni, sguardi e respiri diversi. Anche se a separarle sono soltanto poche miglia di mare. Come nel caso delle Eolie. Così vicine, sorelle, eppure così diverse l'una dall'altra.

È con questo mio forte spirito "isolano" che mi sono avvicinata al libro di Francesco Longo, Il mare di pietra, del 2009, ma da poco ripubblicato, per Robinson/Letture, da Editori Laterza.
E ho scoperto un piccolo volume da mettere in valigia, che si parta per le Eolie o per qualsiasi altra isola del mondo. Perché Longo ci dà sensazioni, più che descrizioni, suggestioni, più che consigli. Che valgono per qualsiasi isola circondata dalle acque di qualunque mare.

sabato 6 aprile 2019

#CritiCINEMA - In sala nel 1938, insieme a Giorgio Treves

La sala è gremita, letteralmente, per la proiezione di 1938 Diversi di Giorgio Treves. Il documentario, nato per commemorare le leggi razziali a ottant'anni dalla promulgazione, viene proiettato grazie al Circolo del Cinema in collaborazione, tra gli altri, con l'Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e la sede locale dell'ANPI, in una sala cinematografica di quartiere. Gli studenti che portiamo con noi (noi docenti ottimisti) non credevano davvero che fosse necessario arrivare con largo anticipo (che ci fosse tanta Verona interessata, tanta Verona che ricorda). Poi, invece, si meravigliano quando, poco alla volta, gli ultimi posti liberi vengono occupati. La proiezione è seguita dal dibattito: in sala è presente il regista, con cui dialoga lo storico Carlo Saletti. Quello che si è appena concluso è solo all'apparenza un film d'occasione: le sue implicazioni si estendono, lungo diverse direttrici, fino a lambire il contemporaneo, perché ognuno vi si possa identificare. L'antisemitismo diventa quinti spunto per riflettere su ogni forma di pregiudizio o discriminazione. Denso e compatto nel montaggio, serrato nel ritmo, 1938 Diversi non ha, per scelta esplicita, un narratore unitario, un commentatore fuori campo: la storia emerge da un sapiente accostamento di fonti e testimonianze, in cui le voci degli storici vanno a integrare quelle dei persecutori e dei perseguitati, che paiono fuoriuscire direttamente dal passato

#CriticaLibera - Le profonde stanze dei giocatori di ruolo (parte 1)


Giulia e Marco ci hanno preso gusto. Dopo aver dibattuto sul calcio inglese per risolvere i dubbi per avevano colto Giulia con la lettura di "Febbre a 90" di Nick Hornby (qui trovate la parte 1 e la parte 2), oggi è il turno di Marco di trovarsi in un terreno sconosciuto: quello dei giochi di ruolo. Ha letto "La stanza profonda" di Vanni Santoni e si è reso conto di non avere le giuste basi. E si è rivolto a chi ha una carriera decennale di gioco di ruolo.



Marco: Quando ho aperto “La stanza profonda” di Vanni Santoni, anzi quando l’ho ingigantito sul Kobo per rendere agevole la lettura, devo ammettere che si è aperto un mondo. Avevo affrontato libri in cui la trama si dipanava, o attorcigliava, prendendo spunto da un gioco. Gira gira, gli scacchi. “Le città invisibili” di Calvino e “Teoria delle ombre” di Paolo Maurensig. Anche il cinema ha proposto una partita epica alla scacchiera, con quel cavaliere che torna dalle crociate e gioca contro la morte ne “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman. Come chi vince? Secondo voi, la morte può perdere? Ma anche Albertone e Silvana Mangano fanno coppia ne “Lo scopone scientifico” oppure al BarLume ci sono la briscola e la carta più alta. Roba veramente artigianale. Da sfigati. In Vanni Santoni, toscano piacevolissimo, perché fa sempre piacere trovare frasi ed espressioni dell’intercalare o sapere che il protagonista transita perfino dalla mia Arezzo, in Vanni Santoni, dicevo, ho trovato spunti buoni per i Lannister e i Targaryen del “Trono di spade”. E chissà perché mi viene da pensare alla fiction di Sky quando sento parlare di giochi di ruolo. O al limite alla Terra di Mezzo. Credo che un aiuto dalla redazione sia opportuno. Una tipa da orgoglio nerd è Giulia Pretta e allora le chiedo: spiegami perché, appurato che nulla c’entrano i gironi a carte col Campari in palio, altrettanto estranei ai giochi di ruolo sono i Risiko o i Trivial Pursuit.

venerdì 5 aprile 2019

«Le storie sono solo storie e il loro significato dipende da chi le racconta»: arriva in libreria "Spark", il secondo capitolo della saga di "Ink"

Spark
di Alice Broadway
Rizzoli, 26 marzo 2019

Traduzione di C. Codecà

pp. 350
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Guardare le diverse versioni delle nostre storie è come guardare alla luce riflessa da un diamante: il prisma è lo stesso, ma la luce è separata in componenti diverse e proiettata in ogni direzione. Ogni storia ci conduce in una direzione differente, allontanandoci sempre più dall'origine comune. (p. 218)
Vi ricordate di Leora e della sua pelle tatuata, che racconta la storia della sua giovane vita? Se la risposta è no, perché non avete mai letto Ink, smettete di leggere questa recensione e correte qui, a scoprire il primo capitolo della saga distopica e fantastica che ha fatto impazzire i giovani lettori del Regno Unito.  Se invece stavate aspettando anche voi il tanto atteso seguito, potete continuare a leggere questa recensione... 
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"Dracula ed io" di Gianluca Morozzi: Bologna è la nuova Terra di Mezzo

Dracula ed io
di Gianluca Morozzi
Tea, 2019

pp. 250
€ 15,00 (cartaceo)





«Amico mio. Quando quell'uomo bruttissimo ha iniziato a impalare turchi in Transilvania, io ero già in giro da mille anni, più o meno. Però il suo castello mi piaceva, ed era un periodo in cui la malinconia di quelle regioni si addiceva al mio umore. Perciò, be', ho ucciso il principe di Valacchia. Mi sono preso il castello. L'immaginario popolare ha sovrapposto le nostro due figure. Bram Stoker ha fatto il resto.» (p. 130)
Dracula ha un appuntamento. Ha stabilito, in un punto ben preciso del Diciassettesimo secolo, di trovarsi a giocare a scacchi con Indaco, divinità che, quando muore, dopo sette giorni risorge a sesso invertito, ma sempre caratterizzato da occhi violetti e capelli color argento. Così, quando Dracula si accomoda, nel 2018, nella solita osteria nel centro di Bologna pronto per la partita e si vede recapitare occhi violetti strappati dalle orbite del suo avversario capisce che uno dei suoi più antichi e potenti nemici è in città per giocare con lui a un gioco ben più pericoloso ed efferato degli scacchi. Gli serve un aiutante per poter affrontare il suo nemico che, per attirare la sua attenzione, sta seminando la morte tra le strade di Bologna, uccidendo in maniera così brutale da scuotere anche il leggendario vampiro. Per fortuna che Lajos, scrittore poco affermato, nerd proprietario di una fumetteria e già protagonista de "L'era del porco" è pronto a mettersi al servizio di Dracula per ottenere la più ambita delle ricompense: la possibilità di andare a letto con la propria conturbante commessa. Si sa bene qual è la forza che muove tutte le eroiche imprese di questo mondo.

giovedì 4 aprile 2019

E se fosse stato meglio rimanere tra i libri in un appartamento di Roma invece che scoprire il mondo?

Le avventure di Mercuzio
di Daniel Albizzati
Fazi, 2019

pp. 254
€ 16,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)



Ricordate il film con Will Simth Hitch - Lui sì che capisce le donne (2004) in cui l’attore famoso per essere stato il Principe di Bel Air lavora come educatore sentimentale di uomini goffi non in grado di relazionarsi con le donne? Pensate a Le avventure di Mercuzio come il racconto di una prospettiva diversa dell’incapacità sentimentale: in questo caso lo studente sarà ancora più difficile da educare in quanto totalmente avulso dal mondo a lui contemporaneo e accompagnarlo alla conquista della sua amata diventa, di fatto, un viaggio attraverso le caratteristiche e le contraddizioni dell’epoca in cui siamo immersi (seppur, a volte, controvoglia).

«Non esiste una classifica permanente di quello che vorrei ridurre in cenere»: il nuovo romanzo di Michele Serra, "Le cose che bruciano"

Le cose che bruciano
di Michele Serra
Feltrinelli, 4 aprile 2019

pp. 176
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Attilio Campi è al suo terzo fallimento, dopo aver provato la carriera del piccolo editore di libri pretenziosi, l'apertura di un ristorante pretenzioso e aver fatto il politico in modo pretenzioso. Ora che la sua proposta di riadottare le uniformi scolastiche ha suscitato un vespaio, Attilio ha deciso di lasciare tutto e di ritirarsi in un paesino di montagna, Roccapane, dove è andato letteralmente a "zappare la terra". A quanti politici lo abbiamo augurato? Sappiate che, così facendo, abbiamo probabilmente augurato il loro bene: Attilio, infatti, con i suoi quarantotto anni, riscopre la bellezza della fatica più semplice, quella che prevede «le mani che lavorano» e «la mente che le sorveglia»: quasi per scherzo, complici il suo vicino e amico Severino e la moglie soprannominata la Bulgara, Attilio accetta di occuparsi della coltivazione di zafferano nel terreno di Severino. Una coltura che richiede tanta dedizione, lavoro manuale e di precisione. Mentre le stagioni scandiscono le varie fasi del lavoro, Attilio non è però sereno: ha ancora tanti nemici nel "vecchio mondo", questioni irrisolte che gli lasciano di tanto in tanto l'amaro in bocca. E poi ci sono gli oggetti del passato dei suoi parenti, che, svuotate le case, si affastellano in tanti pacchi nella sua nuova abitazione: e se queste zavorre del passato finissero in tanti piccoli roghi? 

mercoledì 3 aprile 2019

#IlSalotto - «Ho due mantra: dieta (ovvero letture) e disciplina»: Vanni Santoni ci racconta il suo "I fratelli Michelangelo"


Da poche settimane in libreria, I fratelli Michelangelo è il nuovo romanzo di Vanni Santoni (lo abbiamo recensito qui): l'autore ha scelto di frequentare il genere intramontabile del romanzo familiare, ma con importanti ibridazioni contemporanee... Ecco allora che i suoi personaggi (quattro fratelli / fratellastri, non tutti a conoscenza degli altri) prendono la parola in sezioni a loro dedicate, in attesa di scoprire cosa ha in serbo per loro lo stravagante padre di famiglia, Antonio Michelangelo. 
Per approfondire alcune delle scelte narrative decisamente interessanti, abbiamo intervistato Vanni Santoni!

Dopo aver esplorato campi dell’irrealtà nei precedenti romanzi (ad esempio La stanza profonda e L'impero del sogno), eccoci alle prese con un romanzo familiare, realistico per quanto a volte in modo divertito poco verosimile. Come è nata l’idea dei Fratelli Michelangelo?
Mi sono formato, da lettore, anzitutto coi grandi romanzi ottocenteschi, quindi ho sempre avuto il sogno di dar vita io stesso a una narrazione di grande respiro, proprio come i libri che mi avevano portato ad amare la letteratura. Inoltre mi affascinava l’idea di una vicenda che si svolgesse ai quattro angoli del mondo. Già nel 2009, dopo il mio primo romanzo Gli interessi in comune, che era corale e realistico come questo, benché di dimensioni (e ambizioni) minori, avevo accarezzato l’idea di fare qualcosa del genere, ma non avevo ancora l’esperienza e le capacità necessarie, e quel progetto fu accantonato. Fu nel 2012, dopo Se fossi fuoco arderei Firenze, che mi sentii pronto per riprovarci e cominciai quello che poi divenne I fratelli Michelangelo.

In memoria di tutti i visionari, "che hanno rinunciato per un attimo al loro buio profondo per illuminarci con i loro bagliori": un florilegio di ritratti a firma di Tiziana Gazzini

Visionari.
Simbolisti, esteti, dandies e altri sognatori
di Tiziana Gazzini
Prefazione di Francesco Forlani
Fefé Editore, 2019

pp. 291
€ 15,00 (cartaceo)



«L’odore delle case dei vecchi». Così rispondeva un Jep Gambardella ancora giovane alla cruciale domanda: «Che cosa ti piace di più veramente nella vita?». Mentre i suoi amici dichiaravano totale devozione alla donna (meglio: a una sua precisa e tuttavia sineddotica porzione anatomica), lui ammetteva di subire il fascino delle storie altrui, spalancando l’anima a un destino di sensibilità, scrittura e non poca vita mondana, quella di cui sarebbe divenuto ben presto l’indiscusso Signore e Padrone. A Roma, ovviamente, laddove portavano tutte le strade e certamente la sua. Leggendo Visionari, l’ultimo libro di Tiziana Gazzini pubblicato da Fefé Editore, viene in mente questo preciso passaggio dal film La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Perché è vero: certe soglie d’ingresso possono cambiare per sempre la vita di chi ha la ventura di attraversarle, e anche per la giornalista e saggista è stato così al terzo piano di Palazzo Borgnana, in via Condotti 23, dove a lungo ha abitato.

martedì 2 aprile 2019

#CriticaNera - L'epica contemporanea racconta di delitti, misteri, amore e poliziotte coinvolte in amori saffici hardcore

La maschera di scimmia
di Dorothy Porter
Fandango, 2019

Traduzione di Sergio Claudio Perroni

pp. 330
€ 18,00


Ho letto in giro per il web che Dorothy Porter, morta nel 2008 a soli cinquantaquattro anni per un cancro al seno, una volta disse che la poesia australiana contemporanea era «una cura da cavallo per l’insonnia.» Non è certo il caso del suo La maschera di scimmia, presumibilmente l’unico poema hard boiled lesbico in versi della lunghezza di un romanzo (e che di un romanzo condivide la struttura narrativa) della storia della letteratura. Un grande e inatteso successo che nel 1994 risollevò la Porter da anni di anonimato e povertà: il libro è diventato poi un film e una pièce teatrale, ha vinto l’Age poetry book of the year, il prestigioso National Book Council’s Turnbull Fox Phillips poetry prize ed è entrato nella classifica dei migliori libri dell’anno del Times.