lunedì 22 aprile 2019

#Criticanera - Un giallo negli anni Settanta: "Milano sottozero" di Oscar Logoteta

Milano sottozero
di Oscar Logoteta
Fratelli Frilli, 2018

pp. 158
€ 12,90 (cartaceo)




Dicembre 1978. Milano si prepara a salutare l'anno che fino a quel momento è stato il più duro di un decennio che ha fatto dimenticare la leggerezza dei Cinquanta e ha incanalato la protesta dei Sessanta in un vortice di violenza politica.

La placida domenica del commissario Negri viene turbata dal tragico ritrovamento di Anna, una ragazza di appena quattordici anni impiccata nella sua cameretta. A complicare le cose, si tratta della nipote del senatore Ferrari, esponente della DC vicino a Cossiga, che allora era il potentissimo Ministro degli Interni. Puntuali arrivano le pressioni affinché il caso venga archiviato al più presto come il suicidio di un'adolescente. Ma qualcosa non convince il commissario, che senza farsi spaventare dalle minacce decide di approfondire la vita di Anna. A dispetto delle apparenze che la ritraggono come una ragazza normale, divisa tra i collettivi studenteschi (nello specifico quelli del Berchet) e l'oratorio, Anna sembra nascondere un lato sessuale che per molti, trattandosi di una quattordicenne, sarebbe opportuno rimanesse celato.


I personaggi fissi di Logoteta (qui al secondo romanzo della serie, dopo Milano disillusa) dipingono una Milano d'altri tempi, dove i rapporti umani erano più diretti ed intensi, figli di un equilibrio sociale che includeva ancora peculiarità diverse: oltre a Palamara e Coviello, gli assistenti del commissario, ritroviamo infatti il pensionato Vecchia Aquila (sempre pronto ad offrire un caffè al Negri), Frank e la sua bella nipote Alessia coi loro gustosi panini alle melanzane, e poi gli amici del bar di Nino, da prendere in giro e dai quali farsi prendere in giro tra un Negroni e l'altro.

Con le indagini di Negri lo scrittore esprime appieno quella filosofia noir per cui i luoghi assumono ruoli centrali nella narrazione; lo fa senza dilungarsi in descrizioni o esplicitando troppo queste riflessioni. Semplicemente, il suo commissario non potrebbe esistere se non a Milano, così come tutti gli altri protagonisti.
Anche la collocazione temporale ha un'estrema importanza, ottenuta sempre senza calcare la mano. Certo, i riferimenti alle vicende politiche (ma anche alla mala milanese in quegli anni dedita a clamorose rapine) sono più frequenti, e sarebbe stato strano il contrario visto che i personaggi sono membri delle forze dell'ordine, ma fanno da sfondo a vicende che non riguardano direttamente le proteste e gli scontri di piazza. Si percepisce una tensione di fondo, quella sì, che di tanto in tanto emerge in superficie per poi proseguire sotterranea e costante.



Milano sottozero è un giallo ispirato a una storia vera che non va svelata per non rovinare il finale, dalla scrittura scorrevole e informale (che mantiene gli stessi pregi ma anche i piccoli difetti del romanzo d'esordio) e che lascia aperte le porte per nuove avventure del Negri. Un ulteriore episodio della saga, in effetti, è già stato pubblicato nell'antologia 44 gatti in noir, edito sempre dai Fratelli Frilli, e si ricollega ad uno spunto originale presente in questo libro.
Chissà cosa succederà a questo poliziotto, fortemente legato alle temperie degli anni di piombo, quando si lascerà alle spalle quel periodo storico e, superata la strage di Bologna, dovrà affrontare gli anni Ottanta e la non meno insidiosa Milano da bere.

Nicola Campostori
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