di Matteo Paoloni
Hacca, Novembre 2025
Una persona la riconosci dal modo in cuinonimpazzisce. (p. 13)
Un congedo improvviso precede una partenza per Fuerteventura, nello spazio ristretto di un giorno. Un ragazzo si rivolge ai genitori divorziati, agli amici con cui ha messo su una band, agli oggetti che trattengono memoria, fino alla ragazza che lo sta ghostando. Non è chiaro se li stia lasciando o se stia semplicemente scomparendo.
Poche ore comprimono anni di ricordi, rimpianti, non detti. È un tempo attraversato da immagini senza ordine, pensieri ossessivi, e una quiete apparente che nasconde l'irreversibile.
A volte la gente non dà spiegazioni e si aspetta che gli altri capiscano. (p. 89)
Si sa, non tutti gli addii fanno rumore. Alcuni avvengono in silenzio, per accumulo, mentre tutto sembra ancora al suo posto. Ma si può sparire senza dare spiegazioni?
È da qui che nasce la questione più profonda di Le impercettibili oscillazioni: cosa ci resta degli altri dopo un addio, e cosa resta loro di noi. A chiederselo è un protagonista complesso, prosciugato da una senso persistente di inadeguatezza, condizionato da una fragilità mentale che non viene quasi mai nominata del tutto ma che attraversa ogni pagina.
Tuo padre ti ha insegnato a suonare, io che ho fatto? (p. 94)
Non è casuale la scelta della meta prescelta.
Le persone, suggerisce Paoloni, sono isole: il contatto tra loro è sempre parziale, incerto. Nessuno raggiunge davvero l’altro. E qualcuno, a un certo punto, decide di sottrarsi, di impedire il tocco. Questa metafora attraversa il libro come una mappa emotiva, ma è chiaro che alcune persone, e il dolore che impersonano, vanno affrontate.
Tipi di isole: - quelle degli arcipelaghi. Sovrappopolate, infestate dalla vita, dalle feste, dall'economia della terraferma, dal rumore, - quelle sperdute in mezzo all'oceano. Solitarie, invisibili. A volte rigogliose, abbandonate agli animali. Altre volte brulle, rocciose, deserte. - quelle sommerse definitivamente. (pp. 65 - 66)
Tra ricordi che si riaccendono come febbri e visioni che si confondono con la realtà, Paoloni trasforma una resa nell'ultimo tentativo di trattenere l’amore, la memoria, la vita stessa, prima che svaniscano nell’aria densa di un giorno qualunque.
È chiaramente nei rapporti familiari che Le impercettibili oscillazioni trova la sua espressione più compiuta. Il padre del protagonista è emotivamente e fisicamente distante, quasi laterale; la madre è iperprotettiva, presentissima, tenera. Proprio da lei arriva uno dei passaggi più disarmanti del romanzo, quando alla domanda su cosa abbia provato durante una crisi epilettica risponde: mi sono vergognata.
Addio, elaborazione del dolore: se tutto si muove in maniera impercettibile è grazie alla scrittura intima di Matteo Paoloni.
Capisco che le cose che uno ha sempre sotto gli occhi non cambiano mai, anche se in realtà stanno cambiando costantemente. (p. 99)
Una scrittura costruita su un’attenzione scrupolosa per il dettaglio, per i dialoghi. Un bar qualsiasi, un bicchiere d’acqua, un reality che scorre sullo schermo diventano immagini di un mondo che continua a esistere mentre il protagonista si sente sempre più scollato dalla realtà. L’uso del tu narrativo è decisivo: non avvicina, ma crea distanza. È come se chi racconta si parlasse da fuori, si osservasse con cautela, incapace di coincidere fino in fondo con se stesso. Paoloni padroneggia con maestria una tecnica di racconto affascinante e di complessa gestione. Regala un romanzo dolente e profondamente onesto, che affronta il dolore senza mai trasformarlo in spettacolo. Un libro che non chiede empatia, ma attenzione. E che, una volta chiuso, continua a oscillare.
Entri in un bar e chiedi un bicchiere d'acqua. Sul televisore appiccicato alla parete c'è la replica di un reality: una serie di persone in costume da bagno riunite intorno a un fuoco, di notte. Tutti i partecipanti sono in evidente sottopeso. Chiedi al barista se puoi usare il bagno e il barista fa sì con la testa, senza staccare gli occhi dallo schermo. (p. 67)
Daniele Scalese
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