Gli schiavi di Satana
di Eka Kurniawan/ Intan Paramaditha/Ugoran Prasad
Add Editore, ottobre 2025
Traduzione di Antonia Soriente
pp. 180
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)
Utilizzando temi e motivi che compaiono spesso nelle sue opere, questa raccolta è un processo di esplorazione e reinterpretazione dell'horror nella produzione culturale indonesiana, che gioca sul confine tra letteratura e cultura popolare. (pg. 10)
In secondo luogo, questo libro - collocato all'interno del processo generale di tracciamento della storia di Abdullah Harahap - ci ha spinto a formulare alcune domande: come interpretiamo il legame tra horror, sessualità e moralità in Indonesia? Qual è il rapporto tra la natura dei fantasmi - che sono sempre impegnati a tramare vendette, a disturbare lo status quo - con il contesto sociopolitico? In che modo certi contesti culturali determinano ciò che costituisce l'horror? (pg. 15)
La collana "Asia" di Add Editore spesso regala perle sconosciute ai più e ha il pregio di pubblicare testi che, altrimenti, non riuscirebbero a raggiungere i lettori italiani, sia perché fanno parte di luoghi molto lontani, sia perché sono rappresentazione di canoni molto diversi dal nostro. In questo caso siamo in Indonesia e la raccolta di racconti intitolata Gli schiavi di Satana si prefissa due obiettivi (com'è già spiegato nelle due brevi citazioni in alto tratte dalla prefazione): esplorare il genere horror indonesiano e tracciare una linea di memoria letteraria tra i due autori e l'autrice del testo e Abdullah Harahap, scrittore piuttosto celebre per i suoi numerosissimi romanzi gialli e horror, poco incensato e forse ingiustamente sottovalutato, ma che nel corso degli anni '70 e '80 è diventato di culto.
Di fatto questa raccolta è un omaggio allo stile, alle tematiche e ai soggetti prediletti dell'autore, alle sue storie di fantasmi, maledizioni, sesso e violenza, tutti elementi altrettanti presenti nei racconti che compongono la raccolta, quattro per ciascuna penna, per un totale di dodici.
In tutte le storie, l'horror è una scusa, uno strumento narrativo, per affrontare tematiche contemporanee: il post-colonialismo, il femminicidio, la violenza di genere, l'ipocrisia della religione, la scomparsa di certi valori, l'abuso e la vendetta. Molti sono i racconti, ad esempio, che condividono una certa dose di rabbia, di desiderio di farla pagare a qualcuno, spesso in forma di fantasmi, entità altre, manifestazioni degli incubi - ma anche degli istinti più animaleschi e reconditi - delle vittime (che, prima però, sono state carnefici).
Dopo avergli dato una pacca sulla spalla, Senin si allontanò. Mentre pensava al rapporto da fare al capo, si fermò quando sentì le parole di Zulfikar:
«Poveri gli assassini di Nancy, Nen».
Senin si girò e gli chiese perché.
«Ho incontrato Nancy in sogno. Ha detto che vuole vendicarsi.»
Il volto di Zulfikar era così serio, e allo stesso tempo cosi stupido. Senin cedette, e scoppiò in una grassa risata che quasi lo soffocò. La mattina seguente, dopo aver riso tutta la notte insieme ai suoi complici, Senin fu trovato nella sua stanza chiusa dall'interno, morto con la bocca tappata da un groviglio di capelli, e gli occhi spalancati. (pg. 124)
Il primo autore ad aprire la raccolta è Eka Kurniawan, con quattro racconti che girano intorno al rapporto tra uomini e donne, spesso marito e moglie, oppure coppie di fidanzati, e il modo in cui l'orrore entra nelle loro vite. Nel primo racconto, ad esempio, il fantasma c'è ma non si vede e un uomo teme per la moglie incinta. Nel terzo racconto un ragazzo sente la presenza di una donna amata, e forse sa che quella donna - vittima di un destino crudele - non l'ha mai lasciato. Nel quarto racconto, uno dei più belli della raccolta, un amuleto magico e raccapricciante sembra proteggere il suo padrone, ma il prezzo da pagare, che include la moglie, forse (o forse no) sarà molto alto.
La seconda sezione, con altri quattro racconti dell'autrice Intan Paramaditha, si concentra invece sui personaggi femminili: donne forti, indipendenti, che sanno quello che vogliono, magari libere sessualmente, e che tuttavia devono comunque subire il degrado, la derisione, la scure della religione, la mano del patriarcato in diverse forme. Salimah è una cantante e il suo corpo procace "costringe" gli uomini ad indulgere nei pensieri più peccaminosi, ma sarà tacciata di essere una strega e una prostituta per la stessa ragione (anche qui torna il tema della vendetta, come anche nei seguenti racconti); Eva e Juli ci regalano una variazione sul tema di Biancaneve e Eva dell'Eden, costringendo le altre protagoniste ad ammettere la bassezza dei propri desideri (altro tema fondamentale); la Bella dell'ultimo racconto - uno dei miei preferiti - un'altra donna in posizione di potere che non nasconde il suo lato maligno e demoniaco, ci racconta l'altra faccia della medaglia, quella in cui l'abuso non viene perpetrato su una donna da un uomo, ma il contrario.
La terza sezione comprende gli ultimi quattro racconti di Ugoran Prasad: qui i fantasmi si presentano in varie forme, intrecciando horror, arti visive e critica sociale. Uno dei fantasmi è nel cinema, luogo malinconico in cui il protagonista si strugge aspettando la morte; un altro, quello di una donna brutalmente assassinata, torna a vendicarsi dei suoi aguzzini (donne e vendetta, di nuovo); alcuni fantasmi poi sono illusioni, allucinazioni causate da maschere misteriose; e infine, possono anche essere ossessioni omicide, per cui chiunque guardi una certa donna deve essere fatto fuori.
La letteratura horror in Indonesia è un genere ricco e complesso, che offre una lente unica attraverso cui esaminare le ansie sociali, culturali e psicologiche del Paese. Autrici come Intan Paramaditha e autori come Eka Kurniawan e Ugoran Prasad hanno dato dei contributi significativi esplorando la paura, il soprannaturale e la violenza per riflettere sulla condizione umana. In questa raccolta sono rappresentati tutti gli ingredienti dell'horror: tensione, oscurità, terrore, natura minacciosa, esistenza di fantasmi e creature mostruose e impercettibili, morti, violenza, stupri, profezie, desideri repressi e di vendetta, fino a rituali cannibalistici. La paura è un sentimento primordiale che viene solleticato attraverso un mix di credenze popolari e tensione tra moralità e sovversione, tra desiderio di normatività e voglia di rompere gli schemi - sociali, religiosi, naturali (dalla postfazione della traduttrice, Antonia Soriente, pg. 162)
Perché, spesso, l'horror asiatico è più spaventoso degli altri? Penso, ad esempio, agli yokai giapponesi, ai "fantasmi affamati" e ai jiangshi della Cina, ai bhoot indiani, e ora anche a tutto il ventaglio di esseri ultraterreni indonesiani. Forse è possibile che il genere horror dell'Est del mondo sia così terribile perché racconta entità così diverse dalle nostre, quantomeno nelle fattezze; o forse perché il folklore asiatico ci spaventa e ci ammalia allo stesso tempo; o ancora perché sembra che, più che in Occidente, in Asia le storie di violenza, di abusi, di critica e denuncia sociale, passino spesso per il genere horror, come strumento, come forma di racconto per dire ciò che non si può dire, denunciare ciò che non è lecito denunciare ad alta voce.
Allora l'uomo violento viene sottomesso da una donna mostruosa e repellente, demoniaca, malvagissima; la fanciulla bella, libera e indipendente diventa un fantasma perché in vita la sua libertà veniva vista come un peccato, una macchia da cancellare; il dolore della solitudine e dell'alienazione sociale si trasforma in un rapporto d'amore tra umani e spiriti dei morti; l'omosessualità, gli amori queer, vengono raccontati attraverso storie dagli intrecci misteriosi, dalla promiscuità grottesca.
Sono tutti, buoni e cattivi, in qualche modo "schiavi di Satana" e del male, che sia inflitto o subìto, intrinseco del carnefice o traslato sulla vittima.
Tutti i racconti sono belli ciascuno a modo proprio: denunciano, sottolineano, rendono manifeste ipocrisie, vizi, brutalità all'ordine del giorno, sia in Oriente che in Occidente, e tutte le metafore nascoste dietro al viso di un fantasma, a una violenza su un uomo o una donna, a un amuleto magico non sono altro che la traduzione in forma artistica e letteraria della ferocia del mondo reale (non vi ricorda Mary Shelley e il suo Frankenstein?)
Una raccolta di racconti che mi è davvero piaciuta e che piacerà senz'altro anche a tutti gli amanti del genere.
Deborah D'Addetta

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