martedì 22 ottobre 2019

La morte in giallo nel libro di Julio Llamazares

La pioggia gialla
di Julio Llamazares
Il Saggiatore, 2019 (prima edizione spagnola 1988)

Traduzione di Denise Zani

pp. 164
€ 20,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Che colore ha il tempo, quello che inaridisce il viso e confonde i ricordi? Per Julio Llamazares è il giallo, come l’autunno e il seppia delle vecchie fotografie. Una tinta però che diventa oppressiva e persecutoria, che si appiccica ai muri e scolorisce le ombre. La pioggia gialla è proprio questo: una cronaca di come il tempo distrugga l’essere umano.
L’opera non è propriamente un romanzo, ma una confessione lirica e solitaria dell’ultimo sopravvissuto di Ainielle, un paese dei Pirenei. Il villaggio perde lentamente i suoi abitanti, facce conosciute e amiche della voce narrante, e le case iniziano ad essere invase dal silenzio, dalle erbacce e da un velo ingiallito. I ricordi crollano come i tetti, perché retti da un solo sopravvissuto. La memoria collettiva dunque si dissolve.
Tuttavia il nucleo tematico non è solo una semplice denuncia dello spopolamento dell’entroterra, fenomeno che colpisce un po’ ovunque l’Europa, ma piuttosto è quello della dissoluzione dell’individuo. Leggendo il monologo di Andrés de Casas Sosas, torna alla mente Dissipatio H.G. di Morselli: stesso deserto relazionale, stessa solitudine. In questo caso però ciò che attira l’attenzione è il discorso che si dipana da una dimensione intramondana: l’avvicinamento della morte e la vita che si consuma. Un discorso svolto sulla soglia della fine, capace di guardare i due mondi del qui e dell’oltre e confonderli.
Ma questa condizione non è frutto del caso, ma di una scelta rivendicata fino alla fine dal protagonista:
non mi sento un condannato né credo di essere pazzo, a meno che non si possa considerare una persona senza senno chi è rimasto fedele alla propria casa e alla propria memoria fino alla morte; a meno che non si consideri una condanna l’oblio in cui loro mi hanno confinato. (p. 133)
In questo passo si capisce dove risieda il contrasto principale del libro: si affrontano due tipi di memoria. Quella parossisticamente fedele al proprio luogo d’origine, e quella invece che mira a dimenticare e trovare nuovi posti dove radicarsi. La scelta traumatica, in questo caso, è quella di rimanere e continuare a combattere contro l’oblio: una battaglia destinata al fallimento, o forse al successo ma esclusivamente nella scrittura, ultimo rifugio dei ricordi.

Il libro di Llamazares è alla sua terza apparizione in Italia – la prima è del 1993 nei Nuovi coralli Einaudi, la seconda nel 2009 da Passigli – con una nuova traduzione firmata da Denise Zani. L’edizione de Il Saggiatore si arricchisce della postfazione creativa di Andrea Gentile, che accosta alla vicenda della fine di Ainielle immagini evocative e suggestive chiavi di lettura. Ed è proprio in questi paragrafi che Gentile sottolinea come lo scontro centrale de La pioggia gialla si svolga tra la morte e la memoria, tra ciò che è più importante per il singolo e la sua dissoluzione. Una battaglia che coinvolge non solo il vecchio Andrés.

Gabriele Tanda