sabato 7 settembre 2019

#ScrittoriInAscolto - quella volta che Colson Whitehead ci ha raccontato l'America

"Qual è il film che secondo te meglio rappresenta l'America di oggi, l'America degli ultimi quattro anni?" 
"... Mad Max Fury Road."

La domanda arriva da Elena, alias La lettrice Geniale, che fa parte del gruppo di blogger e appassionati di libri che come noi hanno avuto il privilegio di incontrare Colson Whitehead.
A rispondere, ovviamente, è proprio Colson Whitehead, che si siede sorridente, e con l'aria un po' schiva e riservata, a un tavolo dove siamo già tutti schierati, smaniosi di incontrarlo.
Il 3 settembre è uscito in libreria per Libri Mondadori il suo ultimo romanzo, I ragazzi della Nickel (qui la nostra recensione) ed eravamo lì - con non poca emozione - per farcelo raccontare in prima persona da lui, che nella storia di Elwood, Turner e dell'orribile riformatorio in Florida, ha messo più di tutti il cuore. 

Come ci aspettavamo, in realtà non abbiamo parlato solo dei suoi romanzi, ma siamo riusciti a fare nel nostro piccolo capolino nel suo mondo: abbiamo discusso dell'America di Trump, della libertà, della fortuna, dei film che ci piacciono, di belle copertine e anche di poker.
Sì, perché per chi non lo sapesse a Colson il poker interessa molto e ci ha scritto anche un libro che si intitola La nobile arte del bluff. Ci gioca a Brooklyn con altri scrittori americani e amici tra cui Jonathan Lethem e Darin Strauss.
Però non parliamo mai di lavoro. Negli anni più recenti abbiamo iniziato a parlare dei nostri bambini, delle nostre allergie, del mal di schiena.
Sgomberiamo quindi il campo dall'idea che uno scrittore noto in tutto il mondo parli di sola letteratura con i suoi amici scrittori.
Naturalmente la conversazione è partita dai temi portanti de I ragazzi della Nickel: la scelta di una storia così forte di abusi, razzismo e segregazione nell'America dei primi anni '60. 
La scuola Dozier a cui si ispira il racconto è stata chiusa nel 2011, e avrei potuto scegliere un anno qualsiasi per ambientare il mio romanzo, ma ho scelto il 1963 perché in quel momento il movimento dei diritti civili stava avanzando e stava portando dei cambiamenti nell'ordine sociale statunitense. Al tempo stesso il fenomeno della segregazione era al suo picco, quindi è un momento in cui le possibilità vengono messe alla prova. Realismo e idealismo si incontrano nel romanzo e nei due personaggi principali. 

Elwood e Turner sono i due opposti di una medesima tensione e sono entrambi senza genitori, fattore che facilita molto il loro legarsi. È nato prima Elwood nella mente di Whitehead, ma lui specifica che "era naturale che il suo carattere chiamasse un opposto".

L'autore ci racconta più nel dettaglio come si è avvicinato alla storia della Dozier School for Boys di Marianna e quali materiali documentari ha consultato per poi addentrarvisi: diari, articoli di giornale, uno studio accurato svolto dall'Università della Florida del Sud con i referti di medicina legale degli esperti coinvolti nel caso. 
Un analogo processo di analisi storica è stato condotto sull'Ottocento dello schiavismo per La ferrovia sotterranea (di cui abbiamo parlato qui).
Per disegnare il viaggio della schiava Cora Whitehead ha studiato la politica dei singoli stati del Sud, i sistemi di coltivazione, le piantagioni. 
"Ma arriva prima l'indagine storica o la costruzione narrativa?" gli chiedo, affascinata da quest'aspetto sin dal primo momento in cui mi sono accostata ai suoi libri: 
Nel caso de La ferrovia sotterranea caso avevo già costruito una struttura del romanzo con l'idea del treno sotterraneo che attraversava gli stati d'America, e dopo ha preso vita il personaggio di Cora. Mi sono a lungo interrogato per decidere se dovesse essere uomo o donna, se dovesse avere o meno dei figli e via dicendo. Una volta messa insieme la gran parte della trama ho iniziato la fase di ricerca storica e sociale. Per I ragazzi della Nickel, sono partito invece dai diari, dalla stampa e da alcune ricerche e poi ho costruito i personaggi
Colson Whitehead non ha paura di dire che non si rispecchia nell'America degli ultimi quattro anni, non ha timore di definire la presidenza Trump corrotta e oppressiva. 
Quando gli chiediamo come lui da americano veda invece l'Europa ci dice:
Male, come il resto del mondo: ci sono governi nazionalisti di destra che stanno prendendo il potere dovunque. Stiamo tutti facendo il conto con il grande dilemma dell'immigrazione e dei rifugiati, che si tratti di siriani, sudamericani o dell'Africa centrale o settentrionale. Nella maggior parte dei casi vengono attuate delle strategie crudeli e inefficienti. Spero che le cose migliorino e che chi sta al potere venga sostituito da qualcuno di più lungimirante che ci aiuti anche a non soccombere sotto la tragedia del riscaldamento globale.
Whitehead potrebbe dirti di quella volta che gli hanno dato il Pulitzer, di cosa si prova a incontrare l'America vera mentre viaggia per scrivere i suoi libri, di com'è essere tradotto in Italia, in Turchia e in molti altri paesi ma ci racconta, umilmente: "mi fido tanto dei miei traduttori, non giudico il loro lavoro perché parlo solo inglese." Li aiuta come può fornendo loro tutte le risposte sugli slang che usa nei vari romanzi.

Potrebbe dirti ancora che è uno scrittore arrivato - perché lo è - ma ci spiega che come tutti ha giorni sì e giorni no. Nei giorni sì raccoglie piccoli trofei personali che difficilmente dimenticherà.
Ci racconta che è orgoglioso della copertina de I ragazzi della Nickel e ci svela la sua passione per Saul Bass, graphic designer e regista che ha lavorato per personaggi come Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick e Billy Wilder.

Ci dice di quando da ragazzino leggeva i libri di Stephen King che sua madre comprava e della sua iniziale passione per i generi fantasy e horror. Poi il suo modo di scrivere è cambiato, ha incontrato Thomas Pynchon, Toni Morrison, Virginia Woolf e ha unito tutto quello che ha letto e vissuto in quella magnifica espressione che sono i suoi romanzi, che non parlano solo di storia, ma anche di società, di crescita, di futuro e distopia.
Alterno solitamente libri più seri a libri più divertenti. Adesso sono a lavoro su un libro giallo in cui sicuramente potrò divertirmi di più. 

Se messo di fronte alla domanda: "La letteratura riesce davvero a cambiare il mondo?", Colson Whitehead è incerto. Come tutti i grandi scrittori, sui temi universali ha più dubbi che certezze.
Però è sicuro di una cosa: i suoi libri hanno cambiato del tutto la sua vita. E noi sentiamo che hanno cambiato un po' anche la nostra.


Claudia Consoli


Un ringraziamento a Colson Whitehead per la sua generosità e alla casa editrice Mondadori per quest'incontro.