venerdì 6 settembre 2019

#SpecialeSCUOLA - «La curiosità è il principale antidoto contro l'indottrinamento»: il nuovo libro di Susanna Tamaro sulla scuola e sull'educazione

Alzare lo sguardo
di Susanna Tamaro
Solferino, 5 settembre 2019

pp. 122
€ 11,90
€ 6,99 (ebook)


«Cos'è l'insegnamento infatti, se non un "vedersi" tra esseri umani? Il più grande vede il più piccolo e intuisce quale sia la strada da indicargli per permettergli di sviluppare la parte migliore di sé. Un insegnante che ama il suo lavoro ha un compito molto importante: quello di trasmettere la sua passione.» (p. 8)
Strutturato come una lunga lettera a una professoressa, Alzare lo sguardo assume talora l'aspetto di un pamphlet appassionato sulla scuola e sull'educazione, talaltra i toni di un memoir denso di ricordi toccanti e alcuni anche urticanti. Il punto di vista di Susanna Tamaro, infatti, è quello di una ex studentessa a lungo bastonata dalla scuola (è riuscita a prendere -17!, un voto decisamente insolito) per via della sua sindrome di Asperger - ad alta funzionalità, diremmo oggi, ma ugualmente un ostacolo. Eppure non insuperabile, come ha dimostrato Susanna, diventando una delle scrittrici più famose d'Italia. Anzi, come ci ha raccontato ieri sera all'incontro con influencer e blogger all'Osteria del Cinema di Milano, non avrebbe mai voluto avere una delle tante certificazioni presenti nella scuola di oggi: 
«Un tempo, più o meno lentamente, ma si procedeva tutti insieme. Probabilmente se fossi stata definita un DSA o un BES, mi sarei adagiata e non avrei più fatto nulla»! 
Discutibile (soprattutto da parte di chi è immerso in tali certificazioni per lavoro, come la sottoscritta), ma certamente quello di Susanna Tamaro è un commento interessante, su cui riflettere. 

La scuola di oggi, che vede spesso da vicino negli incontri per i suoi libri per bambini, è particolarmente angosciante. Le famiglie si permettono troppo di interferire nel lavoro dei maestri, tant'è che Tamaro commenta: 
«Se fossi il nuovo Ministro dell'Istruzione, farei subito una legge per vietare alle famiglie di ostacolare tanto il lavoro degli insegnanti!». 
Poi, certo, i compiti andrebbero ridimensionati e i programmi ripensati daccapo, come dimostrano enormi lacune da un lato (dove sono le basi?) e dall'altro certe richieste assurde nelle prove Invalsi delle elementari. Alcuni quesiti, incomprensibili anche agli adulti, non fanno che alimentare la frustrazione dei bambini, convinti di non saper fare niente. In particolare, Susanna Tamaro si preoccupa per i bambini già stressati a sei o sette anni: 
«Tanti bambini sono abbandonati a loro stessi e vengono riempiti di cose da fare, a cominciare dai compiti, per poi passare a sport, strumenti musicali, lingue,... Sono chiamati a essere sempre efficienti, delle piccole macchine da guerra che non hanno neanche il tempo per costruire una loro socialità. E dove è finita l'infanzia come periodo del 'tempo perso'? O meglio, come periodo in cui si poteva tranquillamente perdere tempo?» 
Il rischio è chiaramente quello di implodere, se non a sette, a quindici o a vent'anni: la paura di non farcela è a volte soverchiante, così come la mancanza di sogni per il futuro. L'autrice ci racconta di aver chiesto in una scuola elementare di circa 700 bambini cosa volessero diventare da grandi: solo una ventina hanno risposto, gli altri hanno solo commentato un sonoro "Boh". Alcuni hanno come obiettivo solo quello di rientrare a casa e attaccarsi agli smartphone, ma Susanna Tamaro non dispera e conta sulla ribellione dell'essere umano per prendere un giorno le distanze da questa vera e propria dipendenza. Questo è il vero rischio: spegnere la curiosità, definita nel libro come «il principale antidoto all'indottrinamento» (p. 11), quel che permette di non cadere vittima di fanatismi e di cercare sempre di migliorarsi. 
Le biblioteche di quartiere, se solo fossero aperte più giorni alla settimana (ma come sempre ci sono problemi di fondi) potrebbero riuscire in questo: «come prelibate pasticcerie», potrebbero offrire a giovani e meno giovani la loro estrema varietà di titoli, e (a differenza delle pasticcerie) dare la possibilità di esplorare, prendere un libro e restituirlo se non piace, per poi sceglierne un altro; il tutto gratuitamente. Anche per questo sono risorse inestimabili, da far conoscere quanto prima ai bambini, che sperimenterebbero direttamente il gusto di scegliersi cosa leggere. 
A tal proposito, le prime letture scolastiche assegnate dovrebbero avere l'obiettivo di muovere la curiosità: non proporre i soliti titoli triti e ritriti, ma contenere tematiche e problemi adatti a un adolescente o a un bambino, abituando la piccola mente a leggere per svagarsi. Infatti, la lettura, per Susanna Tamaro, dovrebbe essere sempre puro piacere, e dunque non essere avvertita come coercizione: «Ho odiato la letteratura a scuola», confessa, proprio per via delle solite assegnazioni di titoli lontani dalla lingua (più volte cita il povero Mastro don Gesualdo, che deve esserle sembrato davvero ostico) e dalle problematiche dei giovani. Verrebbe da replicare che molto spesso, se non vengono proposti a scuola, alcuni capolavori saranno ignorati per sempre; che misurarsi con una lingua più complessa rispetto alla nostra è una sfida non persa in partenza, soprattutto se con la guida di un insegnante; che spesso si può scoprire il valore del nostro passato anche attraverso quelle opere letterarie; che... Tante obiezioni, inevitabili da parte di una prof. di Lettere come me, certo, ma il tempo non c'è perché un brutto temporale minaccia la fine dell'incontro, che viene purtroppo scorciato e lascia molti dei presenti (me compresa) senza la possibilità di porre le domande che avevano preparato (io ne avevo 11!).
Gloria Ghioni e Susanna Tamaro
al momento del firmacopie
Ed è stato un peccato, perché la discussione si è concentrata soprattutto sulla scuola (e in particolare sulla malascuola), ma nel libro c'è molto altro, a cominciare da una riflessione importante sul dovere di educare, e non solo all'interno di un'aula. Disciplina e ordine non sono due termini dagli echi dittatoriali; riservano invece una possibilità altra, che si è persa dopo il '68 ma che va necessariamente recuperata secondo l'autrice. Ed è con una riflessione tratta dal libro che desidero concludere questa veloce cronaca dell'incontro di ieri sera, perché ho trovato questa frase tutt'altro che scontata; anzi, degna di restare un'eco che riecheggi da promemoria nelle aule di questo e dei prossimi anni scolastici: 
«È l'anima, non il carattere, a renderci capaci di intraprendere strade che la via della razionalità non avrebbe mai immaginato possibili.» (p. 89)

GMGhioni

Ringraziamo Solferino e Bookrepublic per l'invito all'evento.