giovedì 11 luglio 2019

Conversazioni al telefono: tre sorelle e la loro vita



Avviso di chiamata
di Delia Ephron
Fazi editore 2019

Traduzione di Enrica Budetta

pp. 334
€ 15,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


«Tra noi sorelle va sempre così. Ore attaccate al telefono, vite aggrovigliate, ma quando ci troviamo davvero faccia a faccia ci tratteniamo». (p. 142).
È appena arrivato in libreria Avviso di chiamata Delia Ephron (qui la recensione del suo libro precedente Siracusa): si tratta del romanzo d’esordio dell'autrice, da cui è stato tratto l’omonimo film con Meg Ryan e Diane Keaton.
Eve Mozell, la voce narrante, ha quarantaquattro anni, vive a Los Angeles negli anni ‘90 e si occupa di organizzare eventi. Insieme alle sorelle Georgia e Maddy, proviene da una famiglia piuttosto bizzarra. La madre si è allontanata dal padre lasciandolo, con seri problemi di dipendenze, in balia delle figlie. 
Sarà proprio il doversi occupare del padre, della sua malattia, della sua vecchiaia, il filo conduttore delle conversazioni e delle riflessioni che si generano tra le sorelle. Georgia, la maggiore, brillante, energica ed estrosa è la direttrice di una importante rivista.
Maddy, attrice, si trova a dover gestire una gravidanza indesiderata che le costerà il ruolo in una soap opera che rappresentava il suo trampolino di lancio.
Tre donne, tre caratteri diversi e tre modi di affrontare la vita, che trovano il giusto incastro nell’affrontare sia i propri problemi sia quelli legati alla gestione del padre: «Io e le mie sorelle ci comportammo da grande squadra» (p. 63); e ancora:
«Per affrontare il primo ricovero di mio padre in seguito all’overdose, noi sorelle ci eravamo assegnate a vicenda dei compiti: io ho fatto questo, perciò tu devi fare quest’altro. Adesso, per il secondo, eravamo rodate» (p. 122).
Nonostante l’alchimia di squadra, nascono, come ovvio, divergenze legate soprattutto al fatto che ognuna sembra far emergere la propria identità attraverso il confronto con le altre, piuttosto che mettere in evidenza le singole peculiarità.
Nella storia c’è la realtà di tutti i giorni con i classici incastri tra vita, lavoro, famiglia, rapporti interpersonali, nei quali, almeno per alcuni aspetti, tutti ci possiamo ritrovare; del resto, senza farne mistero, la Ephron inserisce passi ed eventi prettamente autobiografici, il che rende ancor più interessante la narrazione.

Il telefono è il quarto protagonista della storia: non è solo uno strumento per comunicare, ma il mezzo per affrontare qualsiasi decisione, per raccontarsi e anche per passare il tempo. Le azioni si sviluppano e si snodano con il telefono in mano: «Il corpo vuole sentire la sicurezza intima della cornetta infilata tra l’orecchio e la spalla… Non importa per quanto tempo e con chi, parlare al telefono placa la mia ansia» (p.235).

I protagonisti sono ben delineati e vengono colti nelle loro posture, nelle loro espressioni, in tutti i gesti quotidiani che permettono al lettore di ritrovarsi quasi in un film.
Il romanzo è ricco di spunti di riflessione, primo fra tutti il tema della vecchiaia, non nel senso del tempo che passa, ma nell’ambito delle relazioni tra figli e genitori anziani. Si può recuperare un rapporto difficile quando un padre sta vivendo i suoi ultimi scorci di vita? Si può dimenticare l’assenza di un padre quando la morte si avvicina e il tempo per parlarsi o anche solo guardarsi è ormai molto poco?

Un altro aspetto, strettamente legato alla voce narrante Eve, è quello dell’educazione dei figli nel periodo dell’adolescenza. Anche in questo caso, l’autrice, pur raccontando le difficoltà dell’essere genitore, non suggerisce soluzioni e non pone giudizi: lascia che il lettore possa riflettere e osservare una famiglia che cerca un equilibrio tra gli sbandamenti tipici dei giovani in quella fascia d’età.
Il tocco ironico dell’autrice si fa sentire, anche se solo in alcune scene; anzi, talvolta il riso ha una sottile venatura amara, a differenza di quanto si poteva trovare in Siracusa.
Una scrittura fresca e scorrevole, che tiene il lettore ancorato alla storia soprattutto grazie ai dialoghi, fino ad arrivare a un finale che sorprende e che accarezza l’anima.


Elena Sassi




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