martedì 8 settembre 2009

Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia



Candido. Ovvero un sogno fatto in Sicilia
di Leonardo Sciascia
Adelphi, Milano 1990
134 pp.

1^ edizione: 1977


Come ricorda Montesquieu “un’ opera originale ne fa quasi sempre nascere cinque o seicento altre”… ed ecco che, dal “Candide” di Voltaire, L. Sciascia ricava come un corollario dalla dimostrazione della relativa tesi, il suo “Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia”.
Certo, gli stimoli sono plurimi ed i rimandi intertestuali rivelano echi stendhaliani oltre che un’ impostazione da “conte philosophique” e allusioni a Dostoevskij, Hugo, ( “I Miserabili”), ed a Bonnefoy nella ripresa esplicita del titolo della sua opera, “Un sogno fatto a Mantova”.
Il Candido è un libro che nella semplicità della lingua e del mezzo espressivo cerca di contenere una complessità traboccante di contenuti e che, in tanta pienezza di fatti, vorrebbe sintetizzare la storia italiana dallo sbarco americano sulle coste siciliane nel 1943 al dopoguerra ed al sogno comunista. Di fatto Candido tracima, straripa, esplode di eventi ma è come se, mentre la storia si costruisce davanti agli occhi dell’ autore quasi come un film davanti all’ obiettivo di una cinepresa, questi si distraesse e cominciasse a riprendere un personaggio che si muove sullo sfondo, eccentrico e distratto quasi quanto l’ autore!
Candido, (di nome e di fatto), è il personaggio “senza macchia e senza paura” che viene come catapultato in una storia da cui è condannato a restar tagliato fuori proprio per l’ eccessiva purezza del suo sguardo e delle sue intenzioni e che pure, per gli altri personaggi (superstiziosi, corrotti, ottusi, fanatici dell’ ideologia), divengono altrettanti motivi di biasimo ed esecrabilità nei confronti del protagonista. Quest’ ultimo viene inquadrato dal punto di vista degli altri personaggi e per questo ne deriva al lettore un’ immagine straniata. L’ironia già implicita nel modello voltairiano, (in cui le disavventure del protagonista smentivano ad ogni passo la tesi leibnitziana per cui noi vivremmo nel migliore dei mondi possibili), viene qui accentuata da una vicenda tanto più tragica quanto più si avvicina al reale: non si tratta di pura invenzione ma di osservare di scorcio, e con qualche concessione al romanzesco, una serie di fenomeni socio- politici e religiosi che hanno avuto un decorrimento effettivo nel passato della nostra penisola. Così tra preti spretati che fanno i comunisti; generali eroi delle guerre fasciste divenuti democristiani, repubblicani e quindi antifascisti; soldati americani legati al mito edipico- shakespeariano di Amleto; donne “full of grace” come la Maria Grazia, madre di Candido, che concepisce un figlio in grado di scandalizzare per la sua innocenza e che sembra esser stato concepito senza l’ apporto paterno, Sciascia costruisce una Babele di fatti e fatterelli che si intrecciano sul grande affresco storico. A ciò si aggiunga un contorno di servette isteriche, amanti infedeli e ladre sulle quali sfogare “un’ amore che trabocca nel disprezzo”, uomini di potenti relazioni sempre legati a “un passato che non era passato, e per un presente che somigliava al passato”. E per di più segretari del PC che rifuggono le proposte di donazione o proprietà comune dei mezzi di produzione ai contadini da parte di un moderno latifondista quale è Candido! Tra l’ utopico e il paradossale…

Esposto Ultimo Eva Maria