lunedì 17 giugno 2013

Un addio, una sfida

Un bosco nel muro
di Alessio Brandolini
Edizioni Empiria

Leggo Un bosco nel muro di Alessio Brandolini, edito quest'anno nella collana Euforbia delle Edizioni Empiria, e subito mi vengono alla mente certi echi della ben nota école du regard francese.
Questo è un libro costruito quasi esclusivamente per visioni, composto da una miriade di micro racconti, frammentati e disarmonici, che non concorrono ad alcun reale svelamento, invero, non hanno valore, a mio dire, di semini gettati appositamente dietro le spalle allo scopo di orientarsi lungo un sentiero organico e predefinito, ma piuttosto assumono un valore pressoché assoluto, proprio come spari nel buio di un'estrema lucidità e precisione.
Dunque non simboli, non pretesti ma testi, composti tutti da polifoniche immagini nude e crude, sguardi e dettagli di puro senso, etico e estetico, tout court.
C'è il professore di fisica e l'uomo dalla lingua enorme, ci sono i viaggi e i ricordi, gli angeli e le trote, e c'è, ad aleggiare su tutti, un continuo, imperterrito sentore di finitudine, che, a ben guardare, non è proprio solo un sentore: è più una certezza, lampante e fulminea, ossessiva e ricorsiva, battente fino al punto estremo di esplosione, sia per i personaggi che per gli stessi lettori.
L'esplosione, dunque, nel dettato narrativo, è sempre una frattura forte, c'è sempre un commiato, provvisorio o definitivo, c'è sempre e comunque un rapido, inaspettato e altrettanto doloroso allontanamento.
È esattamente a questo punto che la scrittura di Brandolini ci sorprende: non è laconica, non calca la mano sui toni drammatici, non esaspera la sofferenza, il disagio di una scelta spesso fatale.
É esattamente a questo punto, dunque, che tutto l'esprit filosofeggiante e ironico di Brandolini raggiunge il suo vertice: esemplare la levità, l'apparente naturalezza, quasi oserei dire l'abbrivio trasandato e noncurante con cui i protagonisti di questi racconti riescono a recidere di netto le loro esistenze, riescono a dire addio, a squarciare un velo, a costruirsi un bosco vitalistico nel piatto e urticante muro dell'esistenza quotidiana.
Questa è la sfida di Brandolini, una sfida intelligente e spericolata, condotta a colpi di vergate fulminanti, ribattuta costantemente tra testo e lettore, tra letteratura e vita.
Non significa nulla, non lega con le altre parti della storia, che ho già scritto o sono ben delineate nella mia mente. Frasi che devono seguire la prima, l’incipit, come vagoni con la locomotiva. Altrimenti non riuscirò a formare un treno veloce e ben fatto che fili dritto alla meta. Verrà fuori il solito carro sgangherato che si trascinerà avanti barcollando. No, questa volta non l’ascolto.”

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