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Un addio, una sfida

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Un bosco nel muro
di Alessio Brandolini
Edizioni Empiria

Leggo Un bosco nel muro di Alessio Brandolini, edito quest'anno nella collana Euforbia delle Edizioni Empiria, e subito mi vengono alla mente certi echi della ben nota école du regard francese.
Questo è un libro costruito quasi esclusivamente per visioni, composto da una miriade di micro racconti, frammentati e disarmonici, che non concorrono ad alcun reale svelamento, invero, non hanno valore, a mio dire, di semini gettati appositamente dietro le spalle allo scopo di orientarsi lungo un sentiero organico e predefinito, ma piuttosto assumono un valore pressoché assoluto, proprio come spari nel buio di un'estrema lucidità e precisione.
Dunque non simboli, non pretesti ma testi, composti tutti da polifoniche immagini nude e crude, sguardi e dettagli di puro senso, etico e estetico, tout court.
C'è il professore di fisica e l'uomo dalla lingua enorme, ci sono i viaggi e i ricordi, gli angeli e le trote, e c'è, ad aleggiare su tutti, un continuo, imperterrito sentore di finitudine, che, a ben guardare, non è proprio solo un sentore: è più una certezza, lampante e fulminea, ossessiva e ricorsiva, battente fino al punto estremo di esplosione, sia per i personaggi che per gli stessi lettori.
L'esplosione, dunque, nel dettato narrativo, è sempre una frattura forte, c'è sempre un commiato, provvisorio o definitivo, c'è sempre e comunque un rapido, inaspettato e altrettanto doloroso allontanamento.
È esattamente a questo punto che la scrittura di Brandolini ci sorprende: non è laconica, non calca la mano sui toni drammatici, non esaspera la sofferenza, il disagio di una scelta spesso fatale.
É esattamente a questo punto, dunque, che tutto l'esprit filosofeggiante e ironico di Brandolini raggiunge il suo vertice: esemplare la levità, l'apparente naturalezza, quasi oserei dire l'abbrivio trasandato e noncurante con cui i protagonisti di questi racconti riescono a recidere di netto le loro esistenze, riescono a dire addio, a squarciare un velo, a costruirsi un bosco vitalistico nel piatto e urticante muro dell'esistenza quotidiana.
Questa è la sfida di Brandolini, una sfida intelligente e spericolata, condotta a colpi di vergate fulminanti, ribattuta costantemente tra testo e lettore, tra letteratura e vita.
Non significa nulla, non lega con le altre parti della storia, che ho già scritto o sono ben delineate nella mia mente. Frasi che devono seguire la prima, l’incipit, come vagoni con la locomotiva. Altrimenti non riuscirò a formare un treno veloce e ben fatto che fili dritto alla meta. Verrà fuori il solito carro sgangherato che si trascinerà avanti barcollando. No, questa volta non l’ascolto.”