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Nella foschia dell'identità femminile, tra corpo, amicizia e abbandono: "Fabbricare una donna" di Marie Darrieusecq

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Fabbricare una donna

di Marie Darrieussecq
Crocetti editore, gennaio 2025

Traduzione di Sofia Tincani

pp. 288
€ 20 (cartaceo)
€ 11.99 (ebook)

Ho terminato la lettura di Fabbricare una donna di Marie Darrieussecq e ho sentito come un vuoto. Il piacevole vuoto dell'assenza di una lettura bellissima che mi ha travolta e investita di forza, vita e tante questions. Il romanzo lavora costantemente per sovrapposizioni e sembra sempre attraversato come da una nebbia. Tutto è appannato e nulla è mai veramente chiaro e definitivo. Le tematiche come l'identità, il desiderio, l'amore, l'amicizia e, primo fra tutti, lo stesso corpo di donna si costruiscono per contrasti come specchi che deformano la realtà, in uno slittamento continuo tra l'io e l'altro. 

La storia è prevalentemente ambientata nella zona basca francese, verso la fine degli anni Ottanta, poco prima della caduta del muro di Berlino. La cornice politica viene menzionata, ma rimane solo marginale al racconto che parte dall'adolescenza delle due protagoniste: Rose, una futura psicologa dalla vita ordinaria e abitudinaria da un lato, sigillata nella sicura relazione con il suo storico compagno d'infanzia, e dall'altro Solange, dalla vita più sfuggente, che rimane incinta da ragazzina e che passa da una relazione all'altra in apparente libertà. Le due sembrano avere poco in comune ma la verità è che il loro senso di inadeguatezza le rende come un'unica entità bivalente. La loro amicizia è spesso sbilanciata, perché il loro legame le porta a tante domande e poche risposte, in un'esistenza fatta anche di invidia, fraintendimenti, bisogno d'affetto e ricerca di sé.

La struttura si suddivide in tre macro capitoli, intitolati Rose, Solange e Insieme, ma questa non è solo una semplice divisione narrativa, è come una ripetizione che moltiplica i punti di vista e li analizza da diverse prospettive. Ogni sezione infatti sembra riscrivere a suo modo la precedente, come se non ci fosse un unico modo di raccontare la storia. Indubbiamente è anche un romanzo di formazione corale, ma la percezione è che le due protagoniste, Rose e Solange, siano come due facce della stessa medaglia. Infatti ciò che racconta l'autrice è molto di più. Sono tanti i romanzi che riportano queste tematiche e le banalità e i luoghi comuni legati ad essi non si sprecano, ma Darrieussescq lo fa in maniera colta e astuta, trascinandoci in una storia che non rivela giudizio ma lascia spazio all'interpretazione di sé e della società in cui viviamo. Un'indagine che mostra quanto poco sia cambiato, da ieri a oggi, sulla percezione del corpo femminile in un mondo che in fondo ci vuole caste fuori e puttane dentro.

Nel primo capitolo, la voce di Rose è l'io narrante. Fidanzata da anni con Christian, Rose vive una relazione all'insegna della certezza: Christian rappresenta per lei la stabilità, la sicurezza, un centro che la rassicura sempre e a cui non può far a meno di tornare, anche se la passione è assente e le difficoltà sessuali  nella coppia sono evidenti. Ho apprezzato moltissimo la costruzione del personaggio di Christian, soprattutto in adolescenza, quando mostra la sua sincera fragilità di giovane uomo alle prese con il sesso: non un aitante ed esperto maschio, ma un giovane essere umano impacciato e in imbarazzo che trema e non sa bene cosa fare. Attorno alla figura stabile di Christian, ruotano altri uomini, più passionali, più intraprendenti, più capaci di farle provare il brivido del piacere e di far vibrare il suo corpo che non cerca solo amore ma vuole soprattutto essere vissuto e scoperto. Lei stessa si definisce come una saponetta nelle mani di un uomo. Eppure Rose torna sempre indietro, come se l'amore non fosse una scelta ma una dipendenza emotiva, non dal desiderio, quanto dal bisogno assoluto di non perdersi.

"Costruirsi per opposizioni non va mai bene" le dice Christian. "Tu non sei l'intellettuale e lei la carnale. Non è vero. Il mondo non è binario, è solo un frutto dell'educazione. Guarda gli alberi, non sono mai simmetrici, non si dividono a due a due, ma in foreste". (p. 41)

Con Solange, la narrazione del secondo capitolo si sposta su un versante meno affidabile, più disordinato ma anche più esposto, in cui la solitudine e gli odori sgradevoli in riferimento non solo alla gravidanza ma anche al malessere interiore nella vita della giovane donna predominano. Solange conduce una vita più sregolata, non ha genitori che si prendano cura di lei, non ha cibo nel frigo e il divano puzza di fumo e alcool. La sua vita è costellata da numerose relazioni, (quasi) mai amorose, in cui il suo corpo viene totalmente esplorato e offerto senza filtri e senza freni. Rimane incinta giovanissima, e attorno a lei si addensano giudizi, derisioni e malelingue. Il forte sentimento di abbandono che la segue per tutta la narrazione si nasconde dietro ogni relazione sbagliata, dietro ogni uomo che le dia un po' di agognata attenzione. 

Vorrebbe farsi la promessa che nessuno le fa, vorrebbe dire, alla ragazzina con la nausea, disgustata, pietrificata, vorrebbe dirle non posso cambiare niente del passato mia Solange ma ti dico che il futuro ti aspetta. (p. 131)

Il romanzo insiste abilmente sul binomio femminile-maschile come campo di forze squilibrato: il corpo della donna diventa spazio di proiezione, una superficie su cui l'altro si riflette e si consuma. Rose e Solange sono sicurezza e caos, controllo e perdita, costruzione e deriva. L'una, però è sia lo specchio dell'altra, che il suo desiderio. Tutto sembra infatti oscillare, come se l'intero universo narrativo fosse una distopia intima in cui ogni equilibrio è provvisorio e le poche certezze raggiunte fossero in attesa di frantumarsi. Se pensiamo agli elementi che ci conducono a tale oscillazione, scopriamo quanto la penna di Darrieussecq ci abbia silenziosamente informato di questi elementi quasi perturbanti, fin dalle prime pagine. La ricorrenza dell'abuso di alcool, la schiuma evanescente dello stesso schiuma party di Madrid, il tempio con i pilastri da invertire, l'orso che si muove. Chi è davvero chi? 

Il capitolo conclusivo mette in scena la sovrapposizione definitiva delle identità: l'amicizia femminile emerge come spazio salvifico e pericoloso insieme, generando una confusione di confini mai davvero decifrabili. Chi dipende da chi? Chi vorrebbe essere chi? In questa accezione, il romanzo fa eco al bellissimo rapporto di amore e amicizia costruito da Antonella Lattanzi in Chiara (Einaudi). Anche lì l'amicizia di Marianna e Chiara era rifugio e ferita delle due protagoniste. Un legame mai lineare ma continuamente oscillante. Un sostegno che nutriva l'anima ma che allo stesso tempo la soffocava.

La scrittura di Darrieussecq è magnetica, scorrevole e magnificamente stratificata. La sua opera è esistenziale, un inno alla donna, al suo corpo e alla percezione che se ne ha in un mondo a misura d'uomo. L'autrice, che è anche psicoanalista, si interroga continuamente, attraverso i suoi personaggi, sul ruolo della donna, sulla costruzione della sua identità, da adolescente a donna, e si domanda sul modo in cui l'amore, per l'altro e per se stessi, venga appreso, interiorizzato e spesso frainteso. Voglio fare una nota di merito anche alla bravissima traduttrice Sofia Tincani in riferimento alle sue note a piè di pagina (una fra tutte soie "seta" in un gioco di parole con soi "sé", riproduzione assente in lingua italiana, ma che meritava la menzione francese, p. 45). Note essenziali per cogliere le sensibili sfumature di linguaggio di Darrieussecq in lingua originale. Un ringraziamento davvero dovuto.

Chi è lei? Se muore tra due anni, chi è stata? Niente, non ha fatto niente. (p. 211)

Il tema dell'identità, mi ha infine riportato a Daphne du Maurier e al suo capolavoro Il capro espiatorio (Il Saggiatore): anche qui l'io è instabile, esposto alla possibilità di scambiarsi e perdersi nell'immagine riflessa altrui, seppure in un contesto e in una narrazione totalmente differenti. In Fabbricare una donna, c'è la stessa dualità dell'individuo, che attribuisce al testo quel fascino irresistibile che lo rende un prezioso manifesto femminile in grado di scavare sotto alle stereotipie e ai banalissimi pregiudizi. Una storia che, seppure di finzione, merita davvero di essere ascoltata e abbracciata.

Carlotta Lini