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Il desiderio come chiave d’indagine delle nostre relazioni. “L’enigma del desiderio” di Galit Atlas

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L'enigma del desiderio
di Galit Atlas
Raffaello Cortina editore, 2023

Traduzione di Paola Merlin Beretter

pp. 224
€ 20 (cartaceo)

Esplorando l'origine materna dell'enigma del desiderio, passo dalla discussione analitica più tradizionale del seno quale funzione materna a un'esplorazione di una parte più nascosta e forse persino minacciosa del corpo femminile, la vagina. Vagina e seno rappresentano due diverse parti della madre: una più visibile, funzionale e, in questo senso, più pragmatica, e l'altra che è più nascosta, sconosciuta e rappresenta la nascita, la morte e l'enigma della nostra esistenza. Sostengo che l'enigmatico e il pragmatico esistano simultaneamente e che non sia possibile considerarli disgiuntamente.

In L’enigma del desiderio, Atlas affronta uno dei nuclei più complessi e meno addomesticabili dell’esperienza umana: il desiderio, inteso non come semplice pulsione o mancanza, ma come forza stratificata, spesso difficilmente decifrabile per chi la vive. Il libro si muove all’incrocio tra psicoanalisi, memoria traumatica e relazioni affettive, proponendo una riflessione che è al tempo stesso teorica e quasi manualistica, ma anche ricca di esempi. Ogni capitolo infatti presenta un caso clinico.

Seguendo Benjamin (2004b), in questo capitolo illustro un punto di vista interrogativo, in cui piacere e dolore sono vissuti all'interno di una relazione bipersonale. Mi concentro sullo spazio intersoggettivo, in cui le posizioni psichiche dipendono da come registriamo le reazioni di un altro e da come l'altro ci registra a livello sia enigmatico, sia pragmatico [...]. Nel caso dei pazienti presentati qui, il successivo modello di seduzione e tradimento si sovrappone a una precoce esperienza di iperstimolazione emotiva da parte della madre, da cui discende la sua incapacità di regolare il bambino, che si trova a dover fronteggiare da solo gli stimoli interni ed esterni. [...] Nelle storie di Ben e di Leo, che presenterò nelle prossime pagine, l'eccitazione che non può essere contenuta produce un ingolfamento emotivo, una disregolazione e, alle volte, la sensazione di un pericolo agghiacciante. È un'esperienza di iperstimolazione e ansia, all'interno della quale eccitazione e ansia sono indistinguibili. (p. 41)

Atlas parte da un assunto chiaro: il desiderio non nasce mai nel vuoto. È il risultato di storie personali, legami primari, traumi espliciti e non, che si trasmettono nel tempo. In questa prospettiva, ciò che desideriamo, e il modo in cui lo desideriamo, porta spesso le tracce di ciò che non è stato detto, visto o riconosciuto nelle generazioni precedenti. Il desiderio diventa così una sorta di archivio emotivo, in cui si intrecciano passato e presente, ma anche conscio e inconscio.

Uno degli aspetti più rilevanti del libro è la capacità dell’autrice, nota psicanalista, di rendere accessibili concetti complessi senza minimizzarli o banalizzarli. I casi clinici, mai esibiti come esempi didascalici, funzionano come una sorta di presentazione narrativa volta a mostrare come il desiderio possa manifestarsi in forme contraddittorie: attrazione e fuga, ripetizione e sabotaggio, ricerca dell’intimità e paura della dipendenza. Atlas non offre né letture moralizzanti né soluzioni sbrigative, anzi, al contrario, insiste sulla necessità di sostare nell’ambivalenza, indagandola a fondo.

Il desiderio, in questa analisi, non coincide con ciò che vogliamo consciamente, ma con ciò che insiste, ritorna, e talvolta svuota o ferisce. È una forza che può disorientare, ma che, se interrogata, diventa anche una via di conoscenza. L’enigma del titolo non viene realmente svelato: viene piuttosto rispettato, riconosciuto come parte costitutiva della soggettività dell’individuo.

L’enigma del desiderio è un libro che si rivolge tanto ai lettori interessati alla psicoanalisi quanto a chi si interroga sulle proprie relazioni e sulle proprie dinamiche affettive. In questa accezione e con questa accessibilità, Atlas costruisce un saggio informativo capace di mostrare come il desiderio non sia qualcosa da domare o correggere, bensì da ascoltare. Anche, e soprattutto, quando mette in crisi le nostre relazioni più rassicuranti.

Carlotta Lini