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"Cosa c'è di più discreto e pugnace, solido e sorprendente, di una piccola formichina rossa?". L'adolescenza secondo Émilie Chazerand

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La formica rossa
di Émilie Chazerand
La Nuova Frontiera, 2024

Traduzione di Silvia Turato

pp. 285
€ 16,90 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

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La protagonista de La formica rossa di Émilie Chazerand ha quindici anni, il che già di per sé rappresenta un fattore di complessità. Come se questo non fosse abbastanza, poi, ha la sventura di chiamarsi Vania Strudel («il nome di un proteggi slip accostato a un dolce austriaco a base di burro. Yuppie», p. 16), soffre di una ptosi congenita all’occhio sinistro che la fa sembrare l’ispettore Colombo, suona l’elicone, e suo padre fa il tassidermista e gira con la “baumobile”, un’auto completamente coperta di pelo e dotata di orecchie.

In fondo il mio vero handicap è la propensione irrefrenabile a fare tutto in modo sbagliato: non porto i vestiti giusti, non ascolto la musica giusta, non ho gli hobby giusti. Qualsiasi cosa faccia, sono fuori strada. È così da sempre. Ma per una volta mi dichiaro non colpevole: è una questione di genetica, una tara di famiglia. (p. 12)

Da tutto questo si può evincere facilmente che la vita sociale di Vania non sia costellata di successi e popolarità. I suoi unici amici sono Victoire, a sua volta esclusa a causa di una malattia metabolica che la porta a emanare un cattivo odore, e Pierre-Rachid, il vicino di casa, con cui ha fondato un esclusivissimo Club degli Sfigati, costituito da due soli membri («Eravamo emarginati, come due gemelli pestiferi. Lui perché era arabo, io perché ero io. Ci proteggevamo l'un l'altra. Bastava stare insieme, fianco a fianco, sempre», p. 21).

Tra figuracce imbarazzanti, piccoli e grandi episodi di bullismo subiti e molti rospi da inghiottire, Vania sopravvive alle scuole medie grazie alla sua pungente ironia e al suo sguardo anticonvenzionale sul mondo che la circonda. L’avvicinarsi della prima superiore è accompagnato però da un’aura funesta («Domani comincio il liceo e penso che preferirei una colonscopia al giorno per un anno», p. 24), che si concretizza in una serie di presagi di sventura: il giorno prima dell’inizio il fedele Pirach ritorna dalle vacanze in Marocco, dove non solo ha scoperta la palestra, e di conseguenza non è più tanto “sfigato”, ma si è anche fidanzato con Charlotte Kramer, la sua acerrima nemica, artefice assai creativa di plurime angherie e vessazioni. Inoltre, nella casella mail di Vania compare un messaggio anonimo che, con una schiettezza che rasenta la crudeltà, la accusa per la sua mediocrità, per la sua incapacità di assumere un ruolo attivo rispetto alla sua stessa esistenza, e la incoraggia a vivere una vita più piena, ad essere – in mezzo a tante formiche nere – quella rossa, caparbia, resiliente, ferocemente orientata all’obiettivo.

Non c’è di che stupirsi, quindi, se dopo tutti questi rivolgimenti improvvisi, l’anno scolastico si avvia all’insegna del dramma, con una Vania in clamoroso ritardo che abbatte, letteralmente, il preside durante il discorso di benvenuto e, miracolosamente scampata all’espulsione, si trova seduta dietro a Pierre-Rachid e Charlotte, avvinghiati l’uno all’altro come «una coppia di gemelli siamesi, […] due granchi attaccati per le chele» (p. 138).

Pienamente definibile attraverso i canoni del romanzo di formazione, ma in realtà ben più di questo, il testo di Chazerand (finalista nel 2025 al Premio Andersen e al Premio Orbil, nonché vincitore al Festival Mare di Libri) affronta molti temi legati alla crescita che lo rendono adatto, al netto di qualche espressione colorita e di qualche battuta un po’ salace (ma divertente e sferzante il giusto), anche a una proposta scolastica. 

Al centro dell’attenzione dell’autrice sono l’amicizia e l’amore, il conflitto tra le aspettative degli ambienti sociali in cui i giovani si muovono (scuola, famiglia, cerchia allargata delle conoscenze) e la loro indole spesso divergente, non allineata; la tensione tra verità e bugie, tra il desiderio di essere coerenti con se stessi e il bisogno di sentirsi parte di un gruppo più ampio; la necessità, anche, di fare i conti con la propria situazione esistenziale e con la realtà di sé, che spesso arriva a complicare tutto, per poter giungere a una piena, anche se difficile, accettazione.

In un romanzo in cui gli eventi, spesso narrati con brio, attraverso iperboli tragicomiche, possono anche apparire inverosimili, a risultare profondamente realistiche sono invece la caratterizzazione psicologica dei personaggi principali e le dinamiche delle loro interazioni. In particolare, il rapporto esclusivo, conflittuale, ma anche di profondo affetto e complicità di Vania con il padre è restituito in termini delicati, profondi, così come la difficoltà della ragazza a maneggiare la figura della madre assente, e il suo ricordo, ancor più con se stessa che con gli altri. L’autrice ha ben pensato anche di creare una playlist con cui accompagnare i diciassette capitoli di cui si compone la narrazione, per suggerirne e rinforzarne il clima emotivo.

Per questo e altri motivi, che hanno più a che vedere con la sensazione di gradevolezza provata durante la lettura che con elementi oggettivamente descrivibili, La formica rossa è un libro che la me giovane avrebbe amato, e che ha alternativamente fatto ridere di gusto e commosso la me adulta. In questo, si conferma riuscita l’ambizione della collana Oltre di La nuova frontiera, che vuole descrivere la complessità dell’adolescenza in volumi non rivolti esclusivamente agli adolescenti, ricercando e mantenendo salda la qualità letteraria.

Carolina Pernigo