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"Virgil Wander" di Leif Enger ci porta nel Midwest americano

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Virgil Wander 
di Leif Enger 
Fazi editore, aprile 2024

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 384
€19 (cartaceo)
€9,99 (e-book)


Chi è Virgil Wander? Impiegato comunale, proprietario di una sala cinematografica in decadimento. Ma anche abitante di Greenstone, Minnesota, una cittadina nel Midwest americano sulla Highway 61 che porta in Canada, e che ci viene naturale immaginare nebbiosa, quieta, raccolta attorno al suo lago. Qualcosa però spezza la monotonia della città: mentre da qualche tempo è tormentata da un’aria di sfortuna (Bob Dylan buca due volte mentre ne attraversa il centro in auto, alcuni abitanti spariscono o muoiono in circostanze poco chiare), lo stesso Virgil perde il controllo dell’auto e finisce in un lago ghiacciato. 

Non muore, ma torna dall’incidente come un uomo diverso: affievolite la memoria e la proprietà di linguaggio, a Virgil toccherà reimparare la sua vita, attraverso le parole, le persone e i gesti che prima la caratterizzavano con tanta naturalezza. 
«Il dottore mi aveva detto di dormire il più possibile e di cercare di non pensare troppo. Ma appena le mie ossa si adagiarono sul materasso, nella testa mi s’insinuò un pensiero. Mi venne in mente una frasetta che diceva che potevo andare avanti e mettermi quelle camicie. Potevo ridipingere le pareti, vendere i mobili, buttare via la candela. Potevo fare quello che mi pareva di quella casa, per una semplice ragione. L’inquilino precedente era morto. Il povero Virgil, in realtà, non ce l’aveva fatta» (pp. 17-18) 
Virgil Wander è l’ultimo libro di Leif Enger, autore americano acclamato i suoi precedenti romanzi La pace come un fiume e Così giovane, bello e coraggioso. Uscito in America nel 2018 (e arrivato ora in traduzione italiana edita da Fazi), il libro è stato accolto positivamente dalla critica e descritto come un romanzo divertente, a tratti umoristico. Senz’altro quest'aspetto non manca, soprattutto nella caratterizzazione di Virgil Wander e di alcuni personaggi che lo circondano: eppure il lato giocoso della narrazione è sempre mitigato da una sfumatura di inquietudine, di mistero che aleggia sulla cittadina e i suoi abitanti senza che si possa risalire a una causa specifica. 
Sul lago appaiono fantasmi, un uomo norvegese in visita passa le giornate a far volare vecchi aquiloni e un giocatore di baseball amato da tutti prende il volo sul suo aereo e non fa più ritorno. L’indagine dietro agli strani avvenimenti, e al modo in cui sembrano concatenarsi l’uno all’altro, si intreccia a quella personale di Virgil alla riscoperta delle persone della sua vita, vecchie e nuove. 

Il libro ci è sembrato una gradevole lettura estiva (complice anche la bellissima copertina), ma c’è un ulteriore livello di complessità e interesse, che riguarda il background socio-politico del Midwest americano, per capire meglio il quale è utile rivolgersi alla recensione uscita sul New York Times nel 2018: Nickolas Butler, l’autore del pezzo intitolato Leif Enger’s New Novel Brims With Grace and Quirky Charm, scrive che: 
«È un momento strano per vivere nell’America delle piccole città. Per noi che viviamo lontano dalle grandi città americane, c’è la sensazione di essere in qualche modo colpevoli per Trump, che non ci arriviamo, che siamo indietro sui tempi. C’è qualcosa di misterioso sul perché insistiamo, perché restiamo quando tutti gli altri se ne vanno. Engers, credo, è convinto che queste persone credano. Sono guerrieri e romantici; sono persone a cui piace l’aria aperta. Molti di loro sono semplicemente determinati a evitare luci e rumore e folle» (traduzione mia).
La città di Greenstone è effettivamente una co-protagonista: simbolo dell’America provinciale, lontana dai riflettori di Hollywood e dalla confusione finanziaria di Wall Street, è il posto ideale dove fermarsi, comprare casa con pochi dollari e vivere una vita lenta. È quello che Virgil ha fatto negli anni ’80, quando è arrivato lì da orfano ed ex studente di teologia: e ora che si trova in età più matura, e con i ricordi e le facoltà indeboliti dall’incidente, tra le molte cose che restano a Virgil da scoprire di nuovo c’è anche il senso di vivere in quell’America lì, e quale spazio gli affetti e i legami umani possano avere in un tale scenario. 
«Quando arrivai io l’edificio si era già reincarnato in un grande magazzino a buon mercato, con tanto di outlet per vestit usati e agenzia immobiliare, mentre segnava il passo come mercatone dell’usato, con articoli in vetro del periodo della Grande Depressione e fumetti avvolti nel cellophane. In seguito, aprì un’audace caffetteria, ma era già il 1988 e a Greenstone non si spendeva più». (p. 235) 
Virgil Wander è una lettura interessante, acuta, sensibile. Parla di speranza, di tornare a sperare quando le condizioni sono sfavorevoli, e di rincollare i pezzi della propria vita scoprendo, forse, che non hanno il significato che credevamo avessero. È anche il libro ideale da infilare in valigia quest’estate e portare con sé ovunque, per immergersi in un mondo ricchissimo e conoscere da vicino, per qualche giorno almeno, i suoi personaggi del tutto originali.
Michela La Grotteria