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L'urticante bellezza del discorso: "Un cazzo ebreo" di Katharina Volckmer

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Un cazzo ebreo
di Katharina Volckmer
La Nave di Teseo, 2021

Traduzione di Chiara Spaziani

pp. 175
€ 16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Partiamo da un presupposto. Se per iniziare il nuovo anno avete voglia di un libro ragionevolmente rapido da leggere e scritto, anzi tradotto, in maniera più o meno divina, allora Un cazzo ebreo di Katharina Volckmer, pubblicato da La Nave di Teseo fa proprio per voi. Anche grazie alla magistrale traduzione di Chiara Spaziani infatti questa uscita "compatta" in poco meno di 180 pagine riesce a condensare un universo fatto di riflessioni al vetriolo, confessioni al limite del politicamente corretto (anzi ben oltre) e, soprattutto, ci mostra come se si usa in maniera sapiente la lingua si può parlare e raccontare di tutto e di tutto.

L'ambientazione del libro è molto semplice da descrivere. Siamo nello studio di un analista e la nostra protagonista è sul lettino e, in un lunghissimo e svolazzante flusso di coscienza, racconta la propria idea di vita, mondo, sentimenti e morte. Ecco, in soldoni, la trama. Come dicevamo prima, se avete voglia di immergervi in una lingua calda e guizzante, fatta di motteggi, sempre molto eleganti, e di collegamenti quasi assurdi tra le doti sessuali di Adolf Hitler e i parchi inglesi avrete pane per i vostri denti. Certamente il punto forte del libro, come avrete potuto immaginare, non è tanto la storia in sé, che è praticamente assente, ma come viene posto quanto ci viene raccontato.

La parola che si usava allora per le piscine era Badeanstalt, istituto del nuoto, ma Anstalt è anche un’abbreviazione per istituto mentale e qualcosa in quella terminologia rendeva i cubicoli ancora più sgradevoli, come fossero il primo gradino verso una vita da trascorrere in un confino solitario.
Questo passaggio, che abbiamo volutamente scelto tra i meno memorabili dell'intero Un cazzo ebreo, ci permette di presentarvi bene le caratteristiche precipue del libro. Volckmer chiederà al lettore di turno, al tempo stesso, il massimo della concentrazione e il minimo dell'attenzione possibile. Quest'apparente contraddizione in termini è presto spiegata. Da un lato infatti il volume pubblicato da La Nave di Teseo, per la sua natura stessa di "storia senza storia", è fatto di continui cambi di argomento, anche molto spericolati come abbiamo visto, che si rischiano di perdere se non si è concentrati su una lingua che, nella traduzione di Spaziani, è agile e scattante come un centometrista. Ma anche difficile da tenere a freno e che quindi "chiede" grande attenzione.

Dall'altro lato però, questo continuo vagare tra, per esempio, le piscine tedesche e i bagni dei pub inglesi, lascia piena libertà al lettore di saltare tra le pagine. Quasi come se fossimo davanti a un esperimento surrealista, infatti, non conta tanto la successione degli argomenti snocciolati, quanto "la musica interna del discorso" che regge tutto quanto. Anzi, ci spingiamo oltre e vi confessiamo che, a più riprese, abbiamo volutamente saltato a piè pari magari un paio di pagine per poi ritornare, dopo un'altra dozzina lette, indietro. Ecco, vi possiamo quindi dire che Un cazzo ebreo è davvero un libro un po' pazzo, molto libero e totalmente naïf: e quasi l'ordine delle pagine non conta!
Si potrebbe dire che i bagni pubblici mi hanno insegnato più cose su di me di qualsiasi altro luogo. È stato quando li ho pensati come spazi rilevanti nelle nostre esistenze quotidiane, dottor Seligman, che mi sono sentita esclusa per la prima volta. È stato nei bagni pubblici che non ho mai confidato segreti alla mia migliore amica, che non mi sono mai ritoccata il trucco né ho scritto il nome del mio innamorato sui muri sporchi.
In conclusione, Katharina Volckmer ci consegna uno scritto molto interessante, che metterà alla prova il vostro gusto di lettori. Se avete voglia di viaggiare nel più classico dei romanzi famigliari, ovviamente, non sarà una lettura che vi sentiamo di consigliarvi; se però avete voglia di conoscere una protagonista contraddistinta da un pizzico di follia e priva di timore nel confessare i suoi desideri, anche quelli più scabrosi e intimi, Un cazzo ebreo è il libro che fa per voi. Un ottimo modo, per altro molto alternativo, per iniziare nel migliore dei modi il vostro nuovo anno in mezzo ai libri.

Mattia Nesto