mercoledì 12 agosto 2020

#CriticaNera - "Il sogno" di Thilliez è una porta verso l'oblio

Il sogno
di Franck Thilliez
Fazi Editore, luglio 2020

Traduzione di Federica Angelini

pp. 600
€ 17,58 (cartaceo) 
€ 12,99 (ebook)


Per chi aveva amato il precedente romanzo di Thilliez, “Il Manoscritto” (Fazi, 2019), questo nuovo appassionante thriller “Il sogno” sarà un’ulteriore conferma della perfetta architettura su cui si reggono i libri di questo autore francese. Thilliez ha il merito di non risultare mai scontato e di coinvolgere il lettore in un gioco in cui sono bandite le parole “banalità” e “prevedibilità”.
L’incastro della trama è assolutamente perfetto, e mette alla prova anche il più scaltro lettore di genere. Quando si pensa di aver compreso ogni ingranaggio, ecco che l’autore arriva a rimescolare indizi e supposizioni, e a farci precipitare nel baratro insieme ai suoi protagonisti.
In questo caso si tratta di una protagonista, una psicologa e criminologa, Abigaël, che ha un disturbo del sonno e vive quasi una realtà parallela, in cui solo le bruciature e le 
ferite, autoinflitte, le servono per cercare di capire dove stia il confine tra sogno e realtà. 
“Il sogno è essenziale per la nostra vita, per il nostro equilibrio. Pensare che dormire sia una perdita di tempo è un grave errore. Il nostro corpo ha bisogno delle varie fasi del sonno, in particolare del sonno profondo e paradossale, per ricostruirsi, riposarsi, crescere, memorizzare alcune azioni della giornata e dimenticarne altre. Senza, aumentano le allucinazioni e viene compromessa la nostra salute mentale” (p. 295)
L'indagine a cui sta lavorando insieme al fidanzato poliziotto Frédéric riguarda un rapitore seriale di bambini, Freddy (omaggio al protagonista di Nightmare). I piccoli scomparsi sono tre, a quattro mesi di distanza l'uno dall’altro e un rito macabro annuncia ogni rapimento, uno spaventapasseri che indossa gli abiti del bambino rapito precedentemente; il rapitore si fermerà solo al raggiungimento di una quarta vittima. Intanto, Abigaël è l'unica sopravvissuta a un terribile incidente d'auto di cui non ricorda nulla e dove hanno perso la vita suo padre e sua figlia. Presto capirà che molte cose di quell'episodio non tornano. E si renderà conto che Freddy sa tanto della sua vita, troppo.

La vicenda si muove così tra realtà e sogno, tra memoria e oblio, in un susseguirsi di eventi che giocano col presente e il passato, scanditi da una linea del tempo che ci fa viaggiare tra un post e un ante quem. Ma non finisce qui, perché il finale come sempre capovolgerà le prospettive regalando anche un’ulteriore visione degli eventi. 

L’ambientazione è suggestiva, l’autore sceglie ancora una volta il Nord della Francia, tra Lille e la Bretagna e i luoghi non sono usuali, sono scelti per amplificare il senso di confine, di limite estremo, tra realtà e immaginazione, tra luce e buio, ex caserme, ex ospedali psichiatrici ora obitori, collegi dismessi. Dall’inusuale architettura alla natura selvaggia, con boschi impervi e strade secondarie, meandri reali per assecondare i meandri della mente di assassino e psicologa. 

Le vittime sono giovani e innocenti, in loro interviene una sorta di deprivazione, una prospettiva di futuro viene loro in qualche modo negata e i crimini che subiscono sono mostruosamente malvagi; come se un demone voglia appropriarsi della loro innocenza. 

Il gioco verso la verità comporta un’indagine dentro le vite degli inquirenti e delle vittime, ma anche tanta attenzione al testo e agli indizi, tanta memoria, per supplire ai vuoti del personaggio principale e poi ancora una volta un indizio, ovvero un libro, che fornirà in parte la risposta, come nel precedente thriller, ma stavolta con un’attenzione maniacale riservata ai codici e agli indovinelli. 
Ne “Il sogno” dunque, il potenziale di Thilliez si amplia e si conferma e la sua costruzione risulta intrigante e intelligente, accompagnata da un linguaggio semplice e affilato, ma preciso. Un libro da gustare con attenzione, mettendosi in gioco e preparandosi a cadere nell’abisso, consapevolmente e senza timore. 

Samantha Viva









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