martedì 21 aprile 2020

"Vengo prima io" di Roberta Rossi: il piacere femminile non ha più segreti?



Vengo prima io. Guida al piacere e all'orgasmo femminile
di Roberta Rossi
Fabbri ed., 2019

pp. 352
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


[…] fino al Novecento, infatti, gli uomini dei Paesi occidentali, compresi i medici e i ricercatori, hanno sostenuto che le donne non provassero desiderio sessuale o piacere. (p. 199)

Viene da chiedersi se nel 2020 un manuale sulla sessualità femminile, in ogni suo elemento (dalle fantasie alla contraccezione, dalla vita di coppia all’autoerotismo, passando per un approfondito capitolo dedicato all’anatomia femminile e uno, più dettagliato, che si concentra sul clitoride), sia davvero necessario.
È questa la domanda con cui mi sono approcciata alla lettura di Vengo prima io della psicoterapeuta e sessuologa Roberta Rossi, presidente della Federazione italiana di Sessuologia scientifica e punto di riferimento sul tema di moltissime testate giornalistiche.
Le donne di oggi sono perlopiù indipendenti economicamente, madri per scelta e non per imposizione sociale, sessualmente libere e (apparentemente) serene, con compagni o single, ma comunque capaci di mettere sé stesse al centro della propria vita e dei propri progetti.


Allora perché un libro che parla di sesso al femminile, con descrizioni anatomiche accurate e consigli per raggiungere l’orgasmo, per vivere la ricerca del piacere (anche da sole) con tranquillità e senza sensi di colpa? Ce n’è (ancora) bisogno?
Pare proprio di sì. Quando il progetto di Vengo prima io è nato, la dottoressa Roberta Rossi, con l’aiuto della giornalista Giulia Balducci, ha elaborato un sondaggio che è stato sottoposto in rete a migliaia di donne. Rivolto a un pubblico esclusivamente femminile, comprendeva una lunga serie di domande sul modo di vivere la sessualità delle donne. Era atteso un migliaio di partecipanti. Hanno risposto in sedicimila.
Le donne si interrogano ancora oggi sul proprio piacere e ancora oggi, a quanto pare, hanno dubbi e idee confuse che solo in parte derivano da una sessualità che è, senza ombra di dubbio, più nascosta e complicata rispetto a quella dell’uomo. Dubbi e confusioni sono molto più spesso figli di quel velo di vergogna e riprovazione che da sempre è stato steso sul sesso al femminile, sulla legittimità del piacere delle donne, sulle loro esperienze di autoerotismo, sul loro (attivo, autonomo) desiderio.
È soltanto dal 1998, quindi da poco più di vent’anni, che sappiamo come è fatto veramente il clitoride, e questo ritardo è indicativo della scarsa attenzione che è stata dedicata alla sessualità femminile nel corso della storia della medicina. […] È grazie al lavoro pionieristico di O’Connell se oggi i medici chirurghi che operano nell’area pelvica sono in grado di preservare la sensazione sessuale, un aspetto che prima non veniva affatto preso in considerazione: si tagliava e basta, e la sensibilità era definitivamente compromessa. (p. 111)
Non c’è da stupirsi, quindi, se dagli anni Cinquanta a oggi (dallo studio Kinsey sul comportamento sessuale femminile, il primo scritto sul tema), le donne (e gli uomini) continuino ad avere le idee piuttosto confuse su questo argomento!
Se Kinsey è stato il primo a sollevare il velo sul piacere femminile, dimostrando che l’autoerotismo non era prerogativa maschile per esempio, si sono dovuti aspettare gli anni Ottanta e le ricerche di Shere Hite per avere un vero e proprio rovesciamento di prospettiva e uno studio accurato dall’unico punto di vista realmente capace, su questa tematica, di dare un contributo prezioso: quello femminile.

E se dagli anni Ottanta agli albori del Duemila, nessun passo avanti è stato fatto (come dimostra la citazione precedente), la confusione e l’incertezza (prima di tutto, tra le donne) sono comprensibili e giustificate.
Ci portiamo addosso millenni di visione a senso unico sul sesso: l’uomo è da sempre l'unico autorizzato a provare piacere (senza il suo piacere, di fatto, non ci sarebbe procreazione) mentre la donna sopporta il sesso e lo vive come strumento di soddisfazione coniugale, se non come mera necessità riproduttiva.
Anche quando, nel corso del Novecento, si è progressivamente abbandonata questa convinzione e si è iniziato a parlare del piacere femminile, lo si è fatto nell’ottica di trovare a esso una “giustificazione” che lo rendesse “necessario”: come cura dell’isteria, per esempio (i primi vibratori sono nati così) o come nutrimento dell’ego maschile (si pensi alla pornografia generalista, ancora oggi incapace di rappresentare le donne come soggetti attivi nella ricerca del proprio piacere).

Un rovesciamento della prospettiva, allora, oggi nel 2020, è necessario e urgente.
Vengo prima io diventa un manuale prezioso di consultazione rapida, in cui ognuna di noi può andare a cercare l’argomento che più le interessa tra i quindici toccati negli altrettanti capitoli: la sessualità femminile viene affrontata a trecentosessanta gradi, presentando due grandi punti di forza: i paragrafi dedicati ai consigli pratici, che costituiscono un valido aiuto per conoscersi, capire come “funziona” il nostro piacere e anche per sperimentare pratiche sessuali di coppia; i “botta e risposta” a fine capitolo che danno spazio alla voce delle sedicimila donne che hanno risposto al sondaggio, chiarendo quei dubbi che moltissime di noi hanno o hanno avuto nel corso della loro vita sessuale.

Sarebbe stato senz’altro interessante ampliare ulteriormente questa parte del libro, dedicata alle esperienze dirette delle migliaia di donne che hanno contribuito a fornire il bacino di dati che regge il lavoro della dottoressa Rossi. Dall’analisi dei risultati, infatti, emergono realtà sorprendenti: il 6% di noi non sa dove si trova il clitoride e il 10% non è sicura di aver mai avuto un orgasmo. Il 15% non lo ha mai sperimentato insieme a un o una partner (p. 322). Percentuali che fanno riflettere e che sarebbero certamente ben diverse al maschile.

Ecco allora che questo manuale, nel combattere una visione “fallocentrica” del sesso e nel dare voce alle donne, permette di rispondere a quel dubbio che in moltissime abbiamo: ma succede solo a me?

Niente nel sesso al femminile è scontato e niente è “strano”, sbagliato o spaventosamente solo “nostro”.
Per comprenderlo, serve soltanto riappropriarsi di sé stesse, lasciando da parte la paura.

Barbara Merendoni




Visualizza questo post su Instagram

Circa il 10% delle donne non è sicura di aver mai avuto un orgasmo nella sua vita e solo dal 1998 sappiamo esattamente come è fatto il clitoride, scoperta che ha permesso ai medici di non eliminare parti anatomiche fondamentali per una donna quando operano chirurgicamente in area pelvica. Basterebbero questi due dati a far capire la necessità, ancora oggi nel 2020, di un libro come "Vengo prima io!" di Roberta Rossi, edito da Fabbri qualche mese fa. Un percorso completo e ricchissimo di consigli pratici alla scoperta del piacere femminile, cercando di colmare millenni di tabù, vergogna e lacune sul tema. Basato sui risultati di un questionario che ha coinvolto oltre sedicimila donne in Italia, a cui è stato chiesto di condividere le loro esperienze sessuali e il grado di conoscenza del proprio corpo, questo libro risponde con un deciso "no!" alla domanda onnipresente nella mente di una donna: ma succede solo a me? Presto, sul nostro sito, potrete leggere la recensione di @babe_mer. Vi interessa questo libro? #fabbrieditori #Criticaletteraria #instalibri #ebook #instabook #bookstagram
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: