sabato 13 luglio 2019

La principessa triste, la commoner e l'attrice americana, che fecero la rivoluzione nella monarchia inglese

Diana, Kate, Meghan. Le nuove principesse
illustrazioni di Nadia Sgaramella
testi di Lorenza Tonani
Hop Edizioni, 2019

€ 18,00 (cartaceo)


Ma come?! Decine e decine di pubblicazioni di successo (anche commerciale) hanno diffuso in tempi recenti e recentissimi il messaggio che una donna, per realizzarsi in quanto tale, non abbia bisogno né di un principe azzurro né di avere a propria volta una corona sulla testa, e la casa editrice Hop! che fa? Dedica l’ultimo volume della fortunata collana Per Aspera Ad Astra nientemeno che alla trinità muliebre della monarchia britannica al crocevia tra Ventesimo e Ventunesimo secolo: Diana Spencer, Kate Middleton e Meghan Markle. Possibile?! Possibile. Perché a pensarci bene, e tanto per cominciare, la vita di queste tre dame non è stata e non è tutta rose e fiori, e basterebbero i tormenti e gli scandali che hanno accompagnato la breve esistenza di Lady D, per non parlare della sua tragica scomparsa, a colmare la misura. Tuttavia, al di là degli ovvi clamori che di fatto aleggiano sempre sopra le genealogie reali, le biografie di questo trio hanno in realtà molte caratteristiche che le fanno rientrare nella categoria di quelle figure femminili che sono riuscite a cambiare la Storia e a farne parte a dispetto di ostacoli e difficoltà. Dunque, per l’appunto, hanno tutte le carte in regola perché le loro vicende vengano ancora una volta raccontate dalle parole sapienti di Lorenza Tonani e mostrate dalle tavole di un’illustratrice (qui al suo debutto in volume) come Nadia Sgaramella.

Basta dare un’occhiata al retro di copertina per avere conferma di come le tre principesse in questione non abbiano eletto la retorica di corte tra le loro virtù comportamentali, perché le tre frasi che campeggiano in qualità di brevi epigrafi delle biografate ne esprimono il quid caratteriale come meglio non si potrebbe, a riprova delle loro condotte anticonvenzionali e tuttavia prive di trasgressioni fini a se stesse: «Mi piacerebbe essere regina nei cuori delle persone» diceva Diana, a testimonianza della sua profonda empatia con il prossimo; «È fortunato lui a uscire con me!» ha spesso affermato Kate a proposito di William e qualora ci fossero dubbi sulla sua autostima; «Sono sempre me stessa. Non sono mai stata definita da una relazione» ha dichiarato a gran voce Megan, ex attrice che non ha nessuna intenzione di interpretare un ruolo stereotipato nella sua nuova vita di fianco a Harry. Un esordio intrigante ma insidioso, dunque, quello di Nadia Sgaramella: diplomata in Grafica e laureata in Comunicazione, l’illustratrice con un passato da graphic designer d’azienda e con all’attivo diversi progetti e numerose collaborazioni con riviste on line e su carta, ha dovuto confrontarsi  con tre storie differenti – “la principessa triste”, la commoner, l’americana figlia di un matrimonio misto e per giunta divorziata – tutte parimenti incisive nell’evoluzione della monarchia britannica. E lo ha fatto adottando una tecnica mista – matita per i volti e illustrazione digitale per i corpi e i fondali – che riunisce le tre donne sotto le insegne di una grazia volitiva che rifugge atmosfere patinate o stucchevoli da foto ufficiali di rito; quasi uno stratagemma visivo, insomma, per ribadire come il legame tra l’unica e inimitabile Diana e le sue due nuore non solo esista, ma vada oltre le questioni meramente matrimoniali e dinastiche.

Se nel caso delle principesse giovani è percepibile un’ispirazione legata alle immagini che, alla pari di quelle relative alle nozze, più hanno fatto il giro del mondo – Kate con i libri sottobraccio o che fa sport, Kate abbracciata a William nella campagna inglese; Meghan in completo e cappellino bianco sotto la pioggia, Meghan seduta di fianco a una Regina di verde vestita in atteggiamento complice e divertito – le tavole riguardanti la figura di Diana appaiono non solo più numerose (circa metà libro), ma anche maggiormente ispirate. Non di rado, forse a restituire in qualche modo il senso di solitudine che fu una costante della giovane donna, le illustrazioni sono vuote di personaggi: così nel parlare di Londra, la città dove si trasferirà nemmeno diciottenne per vivere, peraltro, uno dei migliori periodi della sua vita; per le tenute reali protette da ampi spazi verdi e cancellate; per gli interni dell’appartamento di Sandrigham House, ricordati nel dettaglio infelice dello scalone da cui la tormentata sposina, in attesa del primo erede, si gettò in un disperato tentativo di suicidio per reclamare le attenzioni del marito perennemente insidiato da Camilla. Ancora, nella rielaborazione di Nadia Sgaramella la principessa malinconica diventa il bozzolo di un corpo nudo (a rievocarne i disturbi alimentari), una cacofonia di parole strillate sulla carta stampata (a ribadirne lo strazio del pettegolezzo infinito), una silhouette elegante voltata di spalle (a contemplare altri orizzonti possibili oltre le ufficialità della corte).

Per il popolo inglese, si sa, la casa reale è croce e delizia: un’ossessione antica che si declina anche in fanatismo gossipparo e negozi di souvenir a tema. Certo si farebbe fatica a immaginare l’ultima uscita Hop! Edizioni nella vetrina di uno di questi templi del kitsch di sangue blu: non solo perché in essa non c’è corrispondenza alcuna con i canoni estetici del cosiddetto cattivo gusto, ma perché la sua intenzione celebrativa ha troppo garbo e troppo rispetto delle “persone” più che dei “personaggi” in causa. Forse è anche in virtù di questo percepibile riguardo che, rispetto alle precedenti uscite, i testi di Lorenza Tonani – peraltro sempre efficaci e curati – appaiono meno brevi e riepilogativi, meno “didascalici” per forma e contenuto: nel raccontare le storie di Diana, Kate e Meghan parola e immagine stanno adesso in un rapporto ancora più equilibrato. Nadia Sgaramella, da parte sua, ha compiuto la non facile impresa di debuttare con un’opera prima che è “una e trina” confrontandosi con personalità ben distinte e accostandosi a esse con uno stile omogeneo, concedendosi qualche maggiore guizzo interpretativo solo nei confronti di Lady D: non per sottolineare una qualche gerarchia, ma forse solo per la libertà concessa dalla distanza dalla morte di Diana e dall’infinita letteratura (buona e cattiva in parti uguali) che è stata prodotta sulla “principessa del popolo”. Chiuso il volume si tira dunque un sospiro di sollievo: non solo Hop! non ha rinunciato a raccontare storie di donne illustri alle prese con le asprezze della vita, ma ha voluto ricordare come proprio certe strade e certi ambienti da sogno, a dispetto di ogni luogo comune in proposito, non siano affatto lastricati di stelle.

Cecilia Mariani