giovedì 21 giugno 2018

#CriticaNera - Matteo Severgnini, "La donna della luna"

La donna della luna
di Matteo Severgnini
Meridiano Zero, 2018

pp. 240
€ 16


C’è un nuovo sceriffo in città: anzi, in libreria.

La donna della luna, romanzo d’esordio di Matteo Severgnini, segna la comparsa di Marco Tobia, ex poliziotto ora investigatore privato. Personaggio singolare, solitario e piuttosto scontroso, Tobia viene incaricato di indagare su uno strano suicidio avvenuto tempo addietro; l’indagine, articolata e complessa, porta alla scoperta di fatti che compongono le numerose sfaccettature di una realtà fattuale ben diversa da quella che appare a un primo sguardo e che Tobia dovrà pazientemente ricostruire.
Al di là della trama in sé, di cui come di consueto nulla verrà svelato in questa recensione, diversi sono gli elementi che rendono questo noir interessante e degno di nota.


Innanzitutto la scorrevolezza del narrato, che rende piacevole la lettura pur richiedendo un approccio non superficiale e attenzione ai dettagli e allo sviluppo dell’indagine. Ironia e leggerezza (in senso calviniano, non intesa come banalità) sono elementi che Severgnini utilizza con risultati eccellenti. Soprattutto va riconosciuta all’autore la capacità di evitare  l’uso di luoghi comuni o di strategie narrative di facile impatto, cosa tutt’altro che scontata in romanzi appartenenti a questo genere letterario.

L’assenza di prevedibilità si ritrova anche nel disegno dei personaggi, primo fra tutti quello principale: Marco Tobia non è né il detective analitico e cerebrale, infallibile ma lontano dalla realtà, il puro razonador di tradizione borgesiana né, al contrario, l’antieroe sofferto e abbrutito, figura ormai esausta e sfruttata allo sfinimento; Tobia è un uomo normale, assillato da tutte le paure che un uomo normale deve sopportare e afflitto da un problema neurologico – la Sindrome di Tourette – che ne mette a dura prova la quotidianità e che ha condizionato il suo sviluppo affettivo, ma che l’uomo riesce in qualche modo a sfruttare a proprio vantaggio in situazioni particolari. Il passato di Tobia si ripropone periodicamente tramite ricordi e flashback che mantengono aperte le ferite nell’animo del personaggio ma che gli conferiscono una dimensione reale e credibile, proprio grazie alla natura “banale” dei ricordi stessi: nessuna tragedia, nessun segreto inconfessabile, solo ricordi spiacevoli legati a un’infanzia difficile ma simile a quella di milioni di altre persone.

Notevoli sono anche i personaggi che entrano in scena lungo il romanzo e che accompagnano Tobia nello sviluppo della vicenda: Antonio, l'ex collega finito su una sedia a rotelle per colpa (in parte) dello stesso Tobia, Clara, sex worker d'alto bordo con cui Tobia ha una relazione, ma soprattutto Anselmo, appassionato ricercatore di parole desuete, divertentissimo e sorprendente, di gran lunga il comprimario più interessante e meglio riuscito, nonostante il ruolo di secondo piano.

Infine i luoghi, descritti con apparente indifferenza ma in realtà fotografati in modo preciso; dall’isola di San Giulio, il buen retiro dove Tobia passa le giornate e dove la vicenda ha inizio, alle tappe del viaggio intrapreso dall’investigatore per seguirne lo sviluppo: Parigi, Milano, Orta e perfino la Val d’Ossola (giuro, non è l’unico motivo per cui il romanzo mi è piaciuto); proprio nei pressi del vecchio tiglio di Macugnaga affiorerà l’elemento chiave che permetterà a Tobia di ricostruire la vicenda e di porre fine all’indagine.

Un esordio molto interessante, dunque, questo La donna della luna, con tutte le carte in regola perché sia l’inizio di una serie nella quale ritrovare personaggi, luoghi e – perché no – parole dimenticate.

Stefano Crivelli