giovedì 8 marzo 2018

"Mi vivi dentro": Il prezioso inno alla vita di Wondy e della sua famiglia

Mi vivi dentro
di Alessandro Milan
DeA Planeta, 2018

pp. 260
€ 17,00 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)


Ha aperto gli occhi. Non ha detto nulla, non ci ha nemmeno provato, non ha modificato il ritmo del respiro (...), ma in quell'istante, per una briciola di tempo, ci ha spalancato le porte, ci ha fatto entrare nella sua dimensione. Per l'ultima volta.
Quando ho iniziato a leggere questo libro la radio era accesa e trasmetteva le note dolci di Everybody hurts dei R.E.M.: ho pensato fosse un po' un segno, come un'anticipazione del dolore e della sofferenza che avrebbero permeato quelle pagine, ma non sapevo quanto mi stavo sbagliando.
Mi vivi dentro (edito da Dea Planeta, 2018) è il primo romanzo scritto da Alessandro Milan, giornalista di Radio 24 e marito della meravigliosa e simpaticissima Francesca "Wondy" Del Rosso, la giornalista, scrittrice e blogger che ci ha lasciati quasi un anno e mezzo fa e che lui ha deciso di omaggiare con il racconto della loro storia, una storia che purtroppo non avrà un lieto fine, perché la vita vera, si sa, non è una favola.
Il titolo di questo libro dolce e bellissimo è tratto dalla frase conclusiva del post (visualizzato milioni di volte) col quale Alessandro annunciava su Facebook la dolorosa sorte che era toccata alla moglie. Era il 12 dicembre del 2016 e da lì, dalle ceneri di quella perdita, quest'uomo coraggioso ha scovato la forza per raccontare a tutti noi la meraviglia che era sua moglie, la sua forza e il suo inguaribile ottimismo.

Francesca e Alessandro si conoscono nella redazione di un giornale, sono soltanto due colleghi che per sbaglio si scambiano i cellulari ma, da questa scena che sembra uscita da un film, inizierà la loro storia che culminerà in un felice matrimonio e nella nascita di due bambini.

Mi vivi dentro ci prende per mano e ci porta nei luoghi che Wondy e suo marito hanno visitato, poi ci trascina in mezzo alle feste piene di luci e colori che la giornalista, un uragano di energia e vitalità, amava tanto, infine ci accompagna a conoscere i loro figli, due bimbi dolci e bellissimi.

Questa storia, però, è anche il resoconto di una lunga battaglia iniziata con la prima diagnosi di tumore al seno, proseguita con gli interventi chirurgici, le chemioterapie, i soggiorni in ospedale, le cadute e le risalite, fino a un epilogo che tutti avrebbero voluto diverso.
Alessandro ha dichiarato:
Spero che a tanti possa arrivare il messaggio mio e di Franci: sorridere, procedere, continuare. Soprattutto vivere sempre.
Molti hanno conosciuto Francesca nel corso della sua intervista a Le invasioni barbariche, in occasione dell'uscita del suo libro Wondy. Ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro, e tutti furono conquistati da questo folletto buffo (Alessandro la chiamava affettuosamente "Harry Potter") che sorrideva, scherzava e parlava della sua malattia con un ottimismo e una luce negli occhi che avevano davvero qualcosa di eroico.
Wondy parlava del tumore nella maniera giusta: senza pietismi, senza piangersi addosso, al contrario con ironia, crudezza, leggerezza. Era una storia di resilienza.
"Resilienza" è una delle parole-chiave di questo racconto, perché in essa è racchiusa l'essenza stessa di quella piccola grande donna che era Francesca: proprio in onore della straordinaria capacità di adattamento della moglie, Alessandro Milan ha avuto l'idea di creare un premio letterario e di intitolarlo "Premio Wondy di letteratura resiliente", per ricordare una volta di più e celebrare insieme il suo coraggio e la sua forza.   
"Io non sarò mai la mia malattia" era il motto di Francesca e, se alla fine purtroppo il tumore ha avuto la meglio sul suo corpo, mai ha potuto fiaccarne lo spirito e la voglia di vivere, di continuare a sperare e di sorridere.

Se il dolore, il male che aggredisce fisicamente Wondy e moralmente i familiari e i tanti amici che le sono attorno è raccontato senza sconti, il messaggio che ci lascia Mi vivi dentro è quello di una rinascita, di una nuova forza che emerge quando siamo toccati da un lutto: sappiamo bene che non saremo mai più gli stessi, sappiamo che una parte di quelli che eravamo se ne è andata con la persona che ci ha lasciato, ma la resilienza ci porta ad adattarci per assumere una nuova forma, come quella che Alessandro ed i suoi due figli hanno acquistato da quando non c'è più un componente fondamentale della loro famiglia.
Sento dentro di me che si è chiusa una prima fase di viaggio [...]. È stata dura, come sa esserlo talvolta la vita [...]. Avanti, allora, bimbi, la mamma vi guarda. Teniamoci per mano.
Il dispiacere più grande di Francesca, come scrive il marito, è stato sicuramente quello che ha provato quando ha avuto la certezza che non avrebbe potuto veder crescere i propri bambini (Margaret Mazzantini una volta scrisse che la morte, per una madre, è dover lasciare i figli), e lei stessa, nel corso dell'intervista a Daria Bignardi, affermò con coraggio di non aver paura di lasciare questa vita, perché davvero poteva dirsi realizzata, ma ciò che l'ancorava, quello che la tratteneva erano i suoi piccoli.
Non ti è stato risparmiato neppure un briciolo di strazio finale. E quando hai alzato entrambi gli indici delle mani al cielo dicendo "ma perché è così faticoso arrivare lassù?", bé, sappi che ti ci avrei portata in braccio.
Di sicuro, però, la sua incrollabile determinazione le ha permesso di lasciare ai suoi cari e a tutti noi il dono più bello: quello di non arrendersi mai, di vivere con coraggio fino all'ultimo respiro, ché la vita non è certo una favola, ma una vera e propria scalata verso i propri sogni.
Francesca "Wondy" questa vita l'ha percorsa tutta senza esitazione ed è riuscita ad adattarsi agli ostacoli che ha incontrato facendo uso della resilienza.

Consiglio Mi vivi dentro proprio a tutti: sarà un bel viaggio durante il quale si piangeranno calde lacrime, ma si sorriderà spesso per le follie di "Wondy". Sarà un percorso, insomma, dal quale si uscirà completamente trasformati e con animo rinnovato.
Parafrasando quello che cantavano i R.E.M. in Everybody hurts: ogni tanto tutti soffriamo, ma è doveroso resistere e reagire, proprio come scrive Alessandro in questa preziosa testimonianza.

Ilaria Pocaforza