martedì 23 gennaio 2018

Incontri ravvicinati con un bel tipo

Conversazioni sentimentali in metropolitana
di Elena Bibolotti
Castelvecchi, 2017

pp. 155
16,50


Elena Bibolotti ha scelto la strada dell’indagine sull’universo femminile. O universi. Perché fra una 20enne abituata a fare solo selfie con il cellulare e una 50enne che si ostina a scattare con una reflex passa la differenza come dal giorno alla notte. Verrebbe da dire che Elena parte avvantaggiata visto che è donna e ha avuto/ha frequentazioni non banali. Con lei abbiamo cominciato con i giochi sessuali dietro ai quali la Justine dell’esordio, una submissive che soggiaceva alle offese e umiliazioni del suo master, celava una spiccata consapevolezza. Justine era una che la sapeva lunga su come funzionava il mondo, dal social al letto, tanto per intendersi.
Poi è venuta “Pioggia dorata” ed Elena Bibolotti ha allargato lo sguardo. La pioggia dorata del titolo nulla aveva a che fare con la magia sciamanica ma era riferita al pissing, la pratica sessuale che consiste nell’urinare nella bocca o sul corpo del partner allo scopo di provocare eccitazione. Di norma, chi subisce deve pure berne almeno un goccio. “Pioggia dorata” si dimenava tra opportunismi, insicurezze e legami sbiaditi. Dal confronto ne uscivano meglio le donne ma qua e là, un maschietto buono per intessere un rapporto positivo si trovava.
Qui la storia gioca su alcune triangolazioni (Carola-Lara-fratello di Lara, Carola-amante “ufficiale”-amante segreto, amante “ufficiale”-moglie-Carola) finché una scopata e una notte di amore lesbico non si negano a nessuno. Carola è una donna matura che scrive letteratura erotica e se ne sta in una casetta tutta sole e veranda sul lago di Bracciano. L’ex psicanalista, ricchissimo, è diventato il suo amante e a un certo punto le propone di sposarla. A una condizione: che non scriva più le sue storielle. Sai com’è: il contegno borghese e le frequentazioni salottiere esigono poche chiacchiere dietro le spalle. Non sia mai che gli illustri colleghi e professionisti non si domandino: ma tutti questi pensieri, la Carola ce li ha perché suo marito non la soddisfa ben bene?

Un giorno, in metropolitana, Carola incontra Lara, una giovane di Centocelle che si prostituisce in cambio di ricariche telefoniche. Con la scusa di conoscere i particolari della sua storia per scriverla, entra in intimità con lei scoprendo che il fratello la vende ad amici e conoscenti da quando era adolescente. E si decida a salvarla avvalendosi di un amico, o sarebbe meglio dire trombamico, poliziotto. Le sorprese non sono finite perché a forza di indagare sulla vita e sull’animo di Lara, Carola si accorge che conviene anche indagare se stessa per capire se il suo sia un caso o meno di manipolazione relazionale. Mentre porta avanti questa auto-analisi, Lara pianifica di ricattarla.
Lo sforzo di Elena Bibolotti in questo libro è quello di sfumare il suo interesse per il sesso inteso come argomento letterario portante per assegnare a esso un ruolo comprimario. È una crescita dal mio punto di vista ma non perché stia a etichettare la letteratura erotica come di serie B, d’altronde la stessa cosa si diceva del fumetto o del romanzo storico tanto per citare due generi che oggi sono invece considerati d’elite, quanto perché un romanzo per eccitare i sensi e permetterci di esplorare le nostre fantasie non ha l’obbligo di essere esplicito. Carola ha in testa il sesso sia per motivi ormonali che lavorativi, lo si coglie a ogni pagina, ma Elena Bibolotti stavolta gioca più sull’ammicco che sul manifesto. E fa bene perché in questo modo tira fuori un libro più sexy dei precedenti. Quelli erano tipo un nudo integrale, questo una donna che si lascia intravedere.

E a proposito di donne, in particolare sull’orlo dei cinquanta con matrimoni falliti in cerca disperatamente di ripartire, in genere incerte se farlo stendendosi su un letto (di uno che ti mantiene) o in un lettino (di uno che ti destabilizza il cervello) - pensa la differenza che fa un semplice diminutivo. L’indagine di Elena Bibolotti non fa sconti: debolezze, frustrazioni, voglie represse, velleitari slanci da crocerossine, amicizie che sostengono appena un pomeriggio. Tuttavia, i 50 se un vantaggio lo offrono è quello di essere un bagaglio di vita pregressa. Se una donna riesce a tradurre questa stratificazione da peso apparente ad alimento e stimolo, allora è possibile scoprirla nell’atto di compiere cinici - perché a 50 un po’ inevitabilmente lo si è e non c’è nulla di male - atti di coraggio. Magari in solitudine, ma non è detto che in qualche parte di mondo non si possa perfino ripartire.

Marco Caneschi


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