martedì 21 giugno 2011

Milano esoterica al centro di un interessante racconto giallo

Al cuore del problema
di Luca Camurri
Festuca 2010

pp. 106
€8.00

Un giallo geo-esoterico, questo di Luca Camurri, meglio noto finora come poeta, organizzatore culturale e anche – sotto mentite spoglie – come raffinato aforista. Un gustosissimo libro per menti in viaggio, ambientato nei quattro punti cardinali di una Milano che rispetta lo stereotipo fino all’icastica esagerazione autoironica: la città un po’ xenofoba, di corsa e di fretta, dove ci si incontra poco, si lavora molto, ci si diverte in fondo di rado; dove persino un’ora dedicata all’amore è rubata al riposo, al tempo, alla vita. In questa Milano che sembra essersi dimenticata dei propri tesori d’arte, delle proprie chiese e dei propri navigli, tre efferati delitti vengono commessi senza apparente rapporto fra loro che non sia l’identità straniera delle vittime, la velocità sequenziale degli atti e la totale mancanza di movente. Sarà un giovane criminologo, guidato anche dalla preoccupazione per la fidanzata americana, che intuisce in pericolo, a mettere in relazione i delitti con i quattro punti cardinali – ciascuno rappresentato da un edificio religioso, o dalle sue immediate vicinanze - e a sventare l’ultimo di essi con un drammatico colpo di scena.

Al lettore attento non sfuggono particolari raffinati: ad esempio il fatto che la topografia dei delitti, commessi secondo l’asse cardinale E-O-N-S, descrive una sorta di segno di croce chiasmatico. Ai numi tutelari del genere, come Eco e l’immancabile Dan Brown, Camurri si accosta con estrema levità ed ironia, rappresentata dallo scetticismo dell’ispettore in uno dei dialoghi finali: operazione di chiaroscuro non facile e abilmente riuscita. Persino al più distratto dei lettori, peraltro, risulta evidente la non comune conoscenza storica, geografica e archeologica che l’autore, abilmente celato dietro la doppia identità della coppia investigatore/compagna, rivela. A colpire ancor più, oltre alla sorprendente rapidità della narrazione, è proprio la leggerezza: come se Camurri avesse la capacità di tratteggiare una veduta aerea di Milano, arricchita dall’ecografo della storia. Le chiese e le zone in cui avvengono i delitti svelano sotto i nostri occhi tutti gli scheletri dell’oblio, fino alla cattura finale, fortemente simbolica, presso San Bernardino alle Ossa, nel punto australe della città. Il vero protagonista è proprio il vuoto, camuffato dalla fretta e dai riempitivi posticci che popolano e sequestrano il tempo libero di una città come Milano: forse soltanto città grande, non grande città, e tuttavia amata dall’autore con la passione del poeta che sa vedere in essa la menzogna del presente, l’inconsistenza del futuro, la radice viva del passato, con sguardo sempre troppo lucido per cedere alla tentazione della nostalgia. Il già ricordato fatto che Camurri scriva versi non è una semplice nota biografica, ma spiega fino in fondo il titolo: se un assassino può mirare al cuore di una vittima, solo un poeta – o i personaggi suoi alter ego – può andare dritto al cuore delle cose. Proprio come lo scheletro svela l’essenza di un corpo, il poeta scava il superfluo della vita e investiga parole dimenticate, disperse nella fretta e nello spazio anonimo della chiacchiera. 

Alessandra Paganardi