mercoledì 22 giugno 2011

"Memorie di una Geisha " di Arthur Golden

Memorie di una Geisha
di Arthur Golden
Tea, 2008

€ 9.50
pp. 571

Traduzione di D. Cerutti Pini
1^ edizione originale: 1997

Ciò che il lettore si aspetta iniziando un nuovo romanzo è –almeno di solito- trovare una storia che lo coinvolga e lo faccia riflettere, che lo trasporti in un luogo reale od inventato in un viaggio nel tempo e nello spazio. Un racconto che sappia suscitare in lui una qualsivoglia emozione che –se abbiamo tra le mani un buon libro- non si esaurisca l’attimo dopo la parola fine in fondo all’ultimo capitolo.
Ecco, il romanzo di Arthur Golden a mio avviso rientra a pieno titolo nella descrizione appena fatta.
Ha in sé una straordinaria forza espressiva, la capacità incredibile di evocare un mondo che è per la maggioranza di noi occidentali sconosciuto eppure incredibilmente affascinante, entro il quale figure leggendarie e fuori del tempo come le Geishe si muovono leggiadre, i volti pallidi e l’andatura sensuale, custodi di una civiltà millenaria e a tratti ancora così misteriosa. Attraverso le vicende di Sayuri, che giunta a Kyoto da uno sperduto paesino di pescatori riuscirà con la sua grazie e determinazione a diventare la più famosa e ricercata Geisha del tempo, Golden non incanta semplicemente il lettore con un romanzo ricco, fitto di personaggi vivi e terribilmente umani, che si muovono sullo sfondo dello storia del Giappone del Novecento; quello che riesce a fare con questo libro è rivelarci la tradizione forse più affascinante ed ancora avvolta nel mistero di un Paese straordinariamente ricco di cultura ed arte, sublimate in modo perfetto nella Geisha. La profonda ricerca alla base del romanzo che traspare dalla precisione quasi storica con cui l’autore ricostruisce luoghi, profumi, personaggi, vicende, è in buona parte dovuta allo straordinario contributo di Mineko Iwasaki “una delle più rinomate geishe di Gion Kobu degli anni ’60 e ‘70” come sottolinea lo stesso autore, a cui il libro è profondamente debitore per ogni aspetto concreto che vada oltre la storia del romanzo.
Una storia per altro talmente straordinaria da poter essere scambiata per reale, coinvolgente e perfettamente vivida nell’immaginario del lettore che si addentri in essa. Pagina dopo pagina apprendiamo il lungo, doloroso cammino che dal piccolo paese natale ha condotto Chiyo a diventare Sayuri, la Geisha. Di umilissime origine, ma assetata di vita e soprattutto di amore, Chiyo la ragazza dagli “occhi pieni d’acqua” viene introdotta in un mondo fatto di danze, musica, grazia impeccabile, dialettica arguta, kimono raffinati e sale da te lussuose. Ma la preparazione e la fatica per diventare una di quelle donne capaci con uno sguardo di ammaliare un uomo è estremamente dura e crudele, colma di dolore, privazioni, umiliazioni e sacrifici. La sofferenza è infatti una delle compagne principali dell’esistenza di una Geisha, insieme con la solitudine e la pena per una vita che in fondo non le appartiene mai del tutto. Creatura affascinante e desiderata da molti, ella non può mai sognare l’amore, colpa e condanna per chi trasgredisca: 
Non diventiamo geishe perché la nostra vita sia felice, ma perché non abbiamo altra scelta”.
Attorno alla figura straordinaria di Sayuri, si muovono personaggi altrettanto ben sviluppati, ognuno con il suo segreto e le sue ambizioni, tra cui spicca per complessità e verosimiglianza Hatsumomo la rivale e fino al suo arrivo unica Geisha della okiya, resa in tutta la sua bellezza e crudeltà dalla famosa attrice nipponica … che l’ha interpretata nella trasposizione cinematografica del romanzo. Capricciosa, viziata, ribelle, Hatsumomo tiranneggia ogni abitante della casa consapevole del suo fascino e del suo potere, di cui è pronta a servirsi contro chiunque cerchi di ostacolarla o peggio ancora oscurarla. E’ inevitabile quindi che Sayuri, giovane e bella, diventi ben presto una minaccia troppo grande per essere ignorata dalla prima Geisha, la cui bellezza sembra ormai aver perso lo splendore di un tempo, corrotta dai vizi e dall’animo della donna. Gli inganni e le bugie ordite da Hatsumomo si fanno sempre più crudeli, l’odio sempre più profondo non solo nei confronti della sua rivale ma della rigida vita della geisha stessa, che le ha rubato la gioventù, i sogni e l’amore. Una figura tragica e bellissima, dalle mille sfaccettature, che non smette di esistere nemmeno dopo essere svanita, ma i cui intrighi e sotterfugi continueranno a scavare.
Profondamente diversa da Hatsumomo è Mameha, la grande rivale della Geisha capace di incantare con la grazia dei suoi movimenti, l’armonia della danza e l’arguzia della conversazione uomini di ogni dove. La potente signora prenderà sotto la sua protezione Sayuri, diventandone mentore e guida ed introducendola nelle sale da te più raffinate, frequentate da ricchi uomini d’affari, diplomatici, politici. Mameha, non più giovane ma ancora affascinante ed influente ha saputo conquistarsi posizione e sicurezza, nonché la protezione di un danna (amante e protettore) molto ricco e potente, sebbene altrettanto distaccato e duro, anch’egli ben presto stregato dalla giovane Sayuri. Lo strano rapporto che si instaura tra una geisha ed il suo danna, le conseguenze che esso comporta se fatalmente la donna cede all’amore e le sofferenze che ne derivano, sono espresse dalla calma malinconia di Mameha, legata ad un uomo che la protegge e le offre doni, ne apprezza la compagnia e il consiglio, ma che in fondo non potrà mai essere nulla di più. La gioventù che tende a sfiorire, la gelosia per un rapporto che non può essere esclusivo, il dolore per i troppi aborti a cui è costretta dalle convenzioni, Mameha è una figura materna e malinconica, geisha raffinata e richiesta ma in fondo fragile donna che brama l’amore.

Se i personaggi femminili sono tanto realistici e complessi, non da meno lo sono le figure maschili che ruotano intorno al mondo di Sayuri: dal Dottor Granchio, medico di fiducia delle okiya decisissimo a cogliere il mizuage (rituale della deflorazione) della giovane geisha rivaleggiando con altri fino ad ottenere la vittoria, passando per il Barone danna di Mameha eppure ammaliato dalla sua protetta, fino ad arrivare a Nobu direttore generale di una delle più importanti fabbriche di Kyoto che dapprima insensibile ed immune al fascino delle geishe finirà con l’innamorarsi sinceramente per la bella Sayuri, rimanendole accanto e proteggendola quasi per tutta la vita.
Ma l’uomo intorno a cui ruotano tutta l’esistenza e la caparbietà di Sayuri è anche quello che meno appare nel romanzo, fantasma dai contorni poco delineati eppure motivo e causa di scelte ed intrighi. Il Presidente, cui fin da quel primo incontro ancora bambina aveva rivelato a Chiyo un mondo affascinante e misterioso, dove gli uomini gentili sono accompagnati da splendide donne dal volto dipinto. Ogni scelta, ogni passo, ogni sacrificio fatti da quell’incontro saranno il mezzo per avvicinarsi a lui, per far parte in qualche modo della sua vita, per essergli accanto. Ed è incredibile scoprire quanto ci sia del Presidente dietro ogni situazione ed avvenimento che parevano casuali e inconcepibili.
Come l’acqua degli occhi di Sayuri, la storia scorre come un fiume che attraversa molte vite e si intreccia con la storia, crudele e inarrestabile di un Giappone diviso fra vecchio e nuovo, tradizione e modernità, un “mondo che sta rapidamente scomparendo” come ha sottolineato il Times, che proprio nella figura leggendaria della Geisha sembra trovare il suo culmine. Uno splendido ritratto di un’epoca e di una cultura che in fondo non saremo mai in grado di comprendere appieno, ma che il racconto fattoci da Sayuri con la sua voce indimenticabile può forse in parte esserci svelato.

Debora Lambruschini

Anche Gloria aveva scritto di Memorie di una geisha: clicca qui per leggere la recensione