giovedì 4 dicembre 2008

Viaggio al centro della terra


Jules Verne

Viaggio al centro della terra
pp. 289

1^ ed. 1864


Scalate ai cieli, fin sulla luna, immersioni negli abissi oceanici, viaggi nelle tempeste sui palloni aerostatici, discese profonde fino alle viscere della terra: tutto questo Jules Verne ci ha raccontato, tutta questa è la sua ansia di conoscenza. Il XIX secolo è una ciminiera in continua attività, che mastica materiali, mastica la terra, se ne appropria, la possiede, e la trasforma in fumo nero e grigio che si disperde nell' aria. Così sono i romanzi di Verne: essi sono tragitti, percorsi lineari, appropriazioni di segmenti di realtà sconosciute, essi dono segnati da un famelico appetito conoscitivo che, se da una parte è meraviglia del mondo e voglia di conoscerlo, dall' altra è dominio, e imposizione della superiorità umana sulle altre specie e sulla vita della terra. La Natura non è più spettacolo, ma è una natura antropizzata, cioè un mezzo subordinato ad un fine.


Dialogo al centro della terra: “In ogni caso non possiamo rammaricarci di essere venuti fin qui. Lo spettacolo è magnifico e...” Risposta: “Non si tratta di vedere: mi sono proposto un fine e voglio raggiungerlo. E non parlarmi di spettacolo!”.


E così anche il celebre “Viaggio al centro della terra” si allinea al clima positivista e progressista della seconda metà del XIX secolo, c' è in esso una fiducia nelle capacità cognitive e manipolatorie dell' uomo, nulla è impossibile per l' uomo, l' uomo è l' essere nato per spaccare l' orizzonte dell' impossibile e allontanarlo da sé in un nuovo tracciato. In una tranquilla domenica di maggio del 1863, il professor Lidenbrock, docente universitario di Amburgo, mentre sfoglia un vecchio libro appena acquistato, scopre fra una pagina e l' altra, una pergamena: l' iscrizione di Arne Saknussem, l' esploratore islandese scomparso nel nulla. Così, decide di ripercorrere la spedizione dell' antico esploratore, accompagnato in questo suo folle viaggio dal nipote Axel e dalla mite guida islandese Hans. Il viaggio, lungo, difficile, sarà pieno di insidie, di mostri inattesi, di sconvolgimenti naturali nelle viscere della terra. Un classico della letteratura d' avventura che, se non si prodiga nell' accurata analisi psicologica dei personaggi, perchè intende convogliare tutta l' attenzione del lettore sull' andamento sussultorio della trama ( che però talvolta pare incepparsi, pare avere disperato bisogno di effetti speciali, di colpi si scena artatamente innestati, più che intesi come esiti necessari e naturalmente prodotti), è pure godibile ad ogni età, ed è un buon crogiolo di indizi circa la temperie culturale del fumoso XIX secolo e delle sue rivoluzioni meccaniche e del pensiero.