lunedì 8 dicembre 2008

I dimenticati: Ardengo Soffici, Giornale di bordo




Segue un nuovo invito alla lettura, che spera di riavvicinare alla lettura di Ardengo Soffici (vd. una rapida biografia). E' quindi molto ultile leggere i brani riportati in fondo, a integrazione del mio scritto.

GIORNALE DI BORDO
Su «Lacerba» dal 1913
Firenze, Libreria della «Voce», 1915 [Vallecchi]

Siamo davanti a quella che Carlo Maria Simonetti definisce nel suo saggio introduttivo ad Arlecchino (Firenze, Vallecchi, 1987) «PROSA ANTINARRATIVA DI DERIVAZIONE IMPRESSIONISTICA», una prosa che si inserisce tra la TRADIZIONE del bozzetto-frammento lirico e lo SPERIMENTALISMO d’avanguardia (ricordiamo l’efficace formula “rivoluzionari per vocazione, ma moderati per tradizione”, 23 febbr.). Preciso subito che la definizione è adatta sia ad Arlecchino (di cui parleremo presto) che a Giornale di bordo, visto che i libri sono connessi da richiami intertestuali, a testimoniare un’OPERA UNITARIA PENSATA PER COLLAGE DI FRAMMENTI. Ad esempio, l’alter-ego dell’autore Menalio torna in entrambi i testi.

La concezione che emerge da molti dei frammenti di quest’opera è quella di una SCRITTURA LIBERA e SPONTANEA (cfr. 1 genn.), AUTOBIOGRAFICA (contrariamente alla tradizione del romanzo, cfr. 28 feb.), in cui il valore della PAROLA STA A SE’ (cfr. 11 febbr.), OGGETTIVANTE (cfr. 13 magg.). A questo ideale di concretezza si ricollega il fine dell’arte: un’arte che ESASPERI i SENSI (cfr. 2 dic.; qui forse una delle maggiori tangenze con il senso avanguardistico provocatorio d’inizio secolo).

È piuttosto evidente che una simile concezione dell’arte non passasse sotto silenzio all'epoca: in particolare, è lo stesso Soffici a riflettere sulla SPENDIBILITA’ DELLA PROPRIA LETTERATURA (cfr. 15 apr.), e senza apologie vere e proprie arriva a ribadire la propria preferenza per una letteratura fatta di brevità ammiccante, allusiva.

Non tutti recepiscono il messaggio VITALE, talvolta SARCASTICO, IMMORALISTICO, CINICO, IRONICO, di questo scrittore che concepisce l’arte come FELICITA’ (cfr. 19 genn.); c’è un continuo movimento tra approvazione e scontro da parte dei compagni vociani. In particolare, il lato sentimentale che emerge in non pochi punti dell’opera (qui ho riportato solo i più ironici che smontano paradossi assodati, come 10 giu. – 15 sett.) non viene mai apprezzato dagli amici futuristi milanesi (cfr. 8 ago).
Difficile e combattuto infatti il rapporto che unisce Soffici ai futuristi. Egli ritiene che il futurismo sia necessario, come forma di SVECCHIAMENTO dell’ARTE italiana, per via della sua carica eversiva (“l’unico movimento a cui possiamo associarci” scrive nelle lettere). Le soluzioni tecniche sono però diverse (in Soffici convivono un desiderio di ordine di precisione e di chiarezza che manca al futurismo milanese):
«Siamo per l’eleganza, la raffinatezza e lo spirito, contro la violenza, il virtuosismo e la serietà».
(ultimo numero di «Lacerba»)
Pertanto, al futurismo imperante non aderisce mai davvero, ma l'incontro-scontro con il gruppo di Marinetti è comunque un momento di efficace chiarimento della propria posizione, dal momento che rifiuta la morte dell’io, il paroliberismo (che, anzi, critica con giudizi piuttosto impietosi) e soprattutto ritiene che la natura e l’arte siano un fatto di cuore. Questa sua posizione lo porta ad un ISOLAMENTO di cui è consapevole, al punto da non nascondere un certo COMPIACIMENTO ORGOGLIOSO (cfr. 2 mar.) che possiamo ricondurre ad esempio allo Zarathustra e a Cardarelli, in quanto la solitudine è riconosciuta come necessaria al creatore (cfr. 21 nov.). Non manca neanche una traccia di TITANISMO post-romantico (cfr. 23 genn.), che ha una forte vicinanza al Rimbaud di Aube. Solo nella MEMORIA il poeta potrà quindi trovare il rifugio per sentirsi poeta e cantare se stesso.

Dunque, Soffici è un uomo che rifiuta la MORALE tradizionale (cfr. 17 genn.) e si sente misura ed interpretazione dell’universo (cfr. 28 ott.), al punto da rinunciare a una serenità religiosa (cfr. 14 genn.).
D’altra parte, è invece la FUSIONE CON LA NATURA, descritta spesso “solarmente”, a testimoniare un’assoluta ADESIONE ALLA VITA (cfr. 1 apr., in cui il valore rigenerante dell’acqua richiama lo Slataper del Mio carso), anche nei momenti di DIFFICOLTA’ (cfr. 17 mar.), quando occorre mantenere un atteggiamento STOICO (cfr. 5 febbr.)

Gloria M. Ghioni


I seguenti brani, che corredano l'invito alla lettura, sono tutti tratti da A. Soffici, Giornale di bordo, Firenze, Vallecchi, 1938:

1 gennaio
Ogni volta che pigli la penna in mano, tu ti prepari a far della letteratura, tranne quando tu la prendi per scrivere alla tua amante o al tuo amico, - se sei un uomo. Il tuo libro, tu lo sai, dovrebbe essere scritto con lo stesso stile di quelle lettere; ma tutti ti accuserebbero di non rispettare l’arte. L’arte deve dunque essere necessariamente un po’ falsa – un artificio, in fondo – per piacere agli altri. Perché gli altri non ti amano. Se ti amassero ,capirebbero la tua delicatezza, sarebbero offesi ogni volta che ti cogliessero al balzello della frase ben tornita, o della parola che scolpisce e colorisce altrimenti che per la forza interna della tua passione messa in geroglifici.
Anche sono guasti da pregiudizi tradizionalistici: chiamano stile la maniera di esprimersi particolare di questo o quello reputato grande, e non capiscono che basta esser vivi per essere perfetti.
Così, tu hai bisogno di lettori nuovi, cordiali, amorosi che sappiano leggere fra le linee del tuo scritto: di lettori liberi da preconcetti; sensibilissimi. Ma questi lettori, probabilmente, non gli troverai, e ti converrà esser falso se vuoi piacere, o oscuro e vilipeso se vuoi esser sincero.
Sii sincero lo stesso. I lettori, tuoi, verranno o non verranno. – Forse verranno.

14 gennaio
Spalanco la finestra, e a dispetto del tramontano che spazza l'aria gelata, mi tuffo tutto nel cielo stellato. Che notte, amici!
Avete mai pensato che, il numero delle stelle essendo sterminato, se i nostri occhi avessero una potenza qualche migliaio di volte maggiore a quella che hanno e potessero scorgere anche gli astri più remoti, il cielo ne apparirebbe sì gremito, sì compatto, senza un filo di tenebra, che noi ci sentiremmo come sotto una volta di fuoco?
Questa idea mi si presentò n modo sensibile per la prima volta anni fa, a Milano, in una cappella di Sant'Ambrogio vecchio, sotto una cupola bizantina di mosaico tutto d'oro - e mi ha poi sempre colmato, non so perché, di gioia.
Ma lì v'era nel centro un dio rosso e turchino che stonava maledettamente...

17 gennaio
Mi par d'aver risolto in un lampo la questione morale.
La morale, dicono, è necessaria all'Umanità.
Concediamolo; e facciamo dunque così: che l'Umanità si abbia la sua morale, e ogni Individuo ne faccia a meno.

19 gennaio
Il solo uomo veramente degno di questo nome è l’artista. Meglio dello scienziato e del filosofo egli conosce il mondo nella sua pienezza e bellezza, e meglio di loro sa goderne. La felicità è una forma dell’arte.

23 gennaio
[...] Gloria, grandezza! Ci sono dei giorni, così, in cui uno si sente tanto pieno, tanto sublime, tanto futuro, che vorrebbe avere i biografi alle calcagna.

5 febbraio
Della durezza tragica. – Se ti lagni sei vile. Sii feroce con te stesso e con gli altri; ma più con te stesso, perché sei più forte e più nobile. (E solo a questo patto).
Tu sei il padrone della vita e della morte. Tu scegli la vita: dunque stringila dappresso e non ti perdere in parole inutili, in piagnistei. Se fosse clamente, tu l’odieresti, perché ti sentiresti umiliato dalla sua compassione. […] Appena monto nel bastimento, io vo subito a prua; mi levo il cappello e mi sbottono la giubba e la camicia perché il vento mi percota in pieno e senza ripari. E godo crudelmente di sentirmi morso, strapazzato, schiaffeggiato dalla raffica; di sentir che ogni metro guadagnato dal bastimento e da me è una conquista della violenza contro la violenza.
Disprezzo, odio e vomito sui paurosi, quelli che si rimpastranano e scappan brontolando sotto coperta. […]


11 febbraio
[…] Poter fare che la parola non sia un membro di un discorso condotto, sviluppato verso un fine, chiaro alla ragione cattivata passo a passo, ma un segno autonomo, folgorante, irradiante, propagantesi in mille onde suggestive, slargantesi in tutte le sue possibilità evocative, senza intermediari, fino al seguente che gli si associa e lo giustifica, ed è a sua volta giustificato ed illuminato da esso per l’espressione finale di un momento di vita!
Posar le parole come il pittore i colori e vedere il mondo spiegarsi nel suo splendore! […]

23 febbraio
[…] Italiani, cari Italiani, voi siete pur sempre quelli! Prudenza, circospezione, calcolo, paura del nuovo e dell’ardito – serietà e luoghi comuni. Come se il mio spirito non fosse libero, immensamente, spregiudicato, avventato, leggero, vagabondo, pronto a volare verso il minimo raggio di vita – e non odiasse appunto tutte codeste virtù che rendono voi così saggi, così rispettabili, e così mediocri!

28 febbraio
Il romanzo, la novella, il dramma sono forme d’arte ibride, transitorie, destinate a sparire per lasciar libero il campo al puro lirismo. – E all’autobiografia.

2 marzo
Malinconia di non somigliare a nessuno, d’essere in disaccordo con tutti!
Orgoglio immenso di sentirsi soli, tremendamente; costretti a proiettar lontano nel futuro tutta la nostra anima affamata di simpatia vera, di ardente fraternità!

17 marzo
A Fiesole, a Bellosguardo, ad Arcetri ho respirato il profumo delle rose. Sdraiato all’ombra delle ginestre fiorite sulle alture dell’Incontro ho guardato le allodole inabissarsi trillando nell’azzurro infiammato di giugno. Ho bevuto a Carmignano l’aleatico e il moscadello fra una brigata d’amici. Ho letto Dante e Platone in una vigna nel rignanese sul far del giorno: ho dormito fra le canne dell’Arno vicino a Camaioni.
Ho portato a spasso i miei amori per le città e per i campi. Ho posseduto la gioia sotto tutti i cieli.
Sia benedetta la vita.

A Parigi, in una camera oscura del Boulevard Saint Michel, ho sofferto il freddo e la fame. Ho passato una notte di pioggia sur una panchina del Quai Voltaire. Una donna straniera ha calpestato il mio cuore dalle parti di Vaugirard: altre donne l’han calpestato un po’ dappertutto. Un amico, due amici, tre amici mi hanno fatto soffrire.
Ho pensato seriamente alla morte nella foresta di Saint Germain, a Basilea sul ponte del Reno, in riva al mare nel golfo di Genova; più d’una volta in questa vecchia casa campagnola. Sono stato infelice sotto tutti i cieli.
Sia benedetta la vita.

Bonistallo, 1 aprile
Pioggia d’aprile! Scendimi sulle palpebre socchiuse, come un milione di bianchi baci di giovinetta. La mia carne sana ti riceve come fa la terra bruna aperta nello spasimo della gestazione. Con voluttà, come fanno le raganelle nel delirio tra il pacciame laggiù nei fossati. Le mie labbra ti bevono, più avide delle foglie nuove un po’ sorprese della tua carezza amorosa. […]

15 aprile
Rileggo questo giornale e mi domando se davvero non è cosa troppo sciocca, vanesia – impudica magari, uno scribacchiar così giorno per giorno senza costrutto; spiattellare in questa maniera tutto ciò che mi passa per la testa. – Questo mostrarsi nudo agli occhi di tutti […]. Le cose più gravi sono sfiorate appena, prese come di sottogamba e stiaffate là, a tratti, a bottate, superficialmente, in una parola, e secondo un’estetica e una logica da lazzarone. Mi domando se non è uno scandalo, alla fine.
Ebbene: sarò categorico. È proprio questo che voglio: affermare col fatto ch’io non credo alla superiorità delle lunghe fatiche, dell’opere vaste e sublimi. […]
Esistono due tipi di letteratura. Una, misurata, architettonica, esplicativa […] degli spiriti lenti e degli imbecilli: l’altra riassuntiva, in iscorcio, sommaria, furbesca, per così dire, tutta fatta di cenni, di strizzatine d’occhio passando, di sorrisi sottili, e che solo gli amici, gl’iniziati, i fratelli possono capire e gustare. La mia. […] io, meno timoroso o più sfrontato dispregiatore della maggioranza leggente, mando per il mondo le mie farfalle, i miei foglietti volanti, i miei petali sciolte. – Giacchè, sia detto con piena franchezza e per concludere, qui si marcia sur una promessa: il genio che vivifica e rende tutto degno d’esistere e d’essere amato.
È così che uno di questi giorni, stamperò un menu di locanda, se mi avrà procurato un’ora di contentezza, o un’indigestione.

13 maggio
Ideale di scrittura – Ah! Poter avere uno stile che sbucciasse il mondo sensibile come un’arancia che ti metterei davanti col suo profumo e il suo sugo colante! Che ogni parola fosse pretta e concreta al pari della cosa stessa che significa, e si movesse nel saluto della frase come le molecole di un corpo in perpetuo travaglio vitale! […]

10 giugno
Non mi piace che la polizia s’immischi in cose amorose; ma semmai, nel caso di una donna còlta in fragrante adulterio, si cominci coll’arrestare il marito. Nove volte su dieci è colpa del marito.

8 agosto
Ricevo degli amici futuristi di Milano questa lettera raccomandata:
«Carissimo Soffici,
Ti scriviamo preoccupatissimi da molte voci correnti le quali (da noi combattute per solidarietà) collimano però colla nostra personale opinione (che teniamo per noi). Queste voci si riassumono in questo:
il tuo «Giornale di Bordo» è SPAVENTOSAMENTE SENTIMENTALE, malgrado il grande ingegno che contiene.
Carrà soggiunge che in ogni numero potresti finire colle parole: CERCO UN’AMANTE.
Boccioni è disposto ad aprirti il suo harem e a tenerti anche il lume. […]».

15 settembre
- Con voi, signora, ho visitato il paradiso e l'inferno; ora passeggio con le altre per i giardini pubblici.

28 ottobre
L’universo è una sfera il cui raggio è uguale alla portata della mia immaginazione.

21 novembre
Troppi amici, troppi impegni, troppe faccende. Sbarazzarsi di tutti i legami, tagliarsi dietro tutti i ponti, non conoscer più nessuno, non scriver lettere, nascondere con gelosia il proprio indirizzo.
Realizzare la perfetta SOLITUDINE!
(Ci vorrebbero però dei capitali).

2 dicembre
Portare ogni senso all’esasperazione, al parossismo dell’impressionabilità, ecco il fine delle arti prese nella loro purezza.
Il mondo percepito in una allucinazione infiammata: penetrato, bevuto in tutto il suo essere concreto da ogni singolo senso.

30 dicembre
Grandezza letteraria: Non si tratta che di scrivere parole vive.