Washington D.C.
di Gore Vidal
Fazi editore, ottobre 2025
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Nella stanza calò il silenzio. Come nella gran parte dei salotti di Washington, la funzione principale del piano era di servire da altare sul quale esporre le divinità domestiche in cornici d'argento: fotografie di personaggi celebri, conosciuti dalla famiglia. Le divinità dei Sanford suscitavano una notevole impressione, essendo per lo più reali, le cui firme a grosse lettere salivano oblique dall'angolo sinistro in basso a quello destro in alto, a differenza delle firme dei presidenti e di altre figure democratiche, che preferivano lunghe dediche per dare l'idea di una certa intimità. (p. 22)
Siccome il senatore Day è ancora in corsa per le elezioni presidenziali, l'appoggio di Blaise Sanford è essenziale. Ma Blaise ha un suo piano: vuole indebolire il presidente Roosevelt — siamo nel periodo del New Deal, verso la fine degli anni '30 del '900 — e il senatore, insieme ad altri politici, gli è utile allo scopo. Quella che sembrerebbe una battaglia politica su fronti avversi, in realtà nasconde altro. Intorno a questi due personaggi si muovono altre figure, ognuna con le proprie necessità, ambizioni e capacità di corrompere. Fra questi il più pericoloso è Nillson, un uomo d'affari che agisce senza scrupoli tra senatori, deputati e funzionari vicini al presidente. Proprio Nillson appoggia il senatore Day in una corsa elettorale sempre più difficile, mentre l'Europa diventa un campo di battaglia terrificante e l'America si spacca tra interventisti e isolazionisti. Nillson sa come corrompere senza esporsi troppo, scegliendo con cura e abilità i propri alleati.
Mezzo appisolato sotto il sole, Burden rivide ancora il colloquio davanti al Campidoglio e si chiese come potesse il signor Nillson essere tanto sicuro che la sua vittima non avrebbe sporto denuncia contro di lui. L'unica spiegazione possibile era che l'uomo Nillson fosse un tentatore nato, un audace provocatore il cui istinto gli diceva, a ragione, che non era nella natura di Burden suscitare scandali. (p. 47)
Tra questi colossi del potere si muovono anche figure minori che aspirano a crescere, usando il talento per agganciare qualche potente al fine di fare carriera, grazie a lui o suo malgrado. Fra questi spicca il giovane Clay Overbury, assistente del senatore Day. Clay sposa Enid, la figlia del magnate Sanford, una ragazza espansiva, intelligente e trasgressiva che finirà in una spirale molto pericolosa. Sesso, potere, affari e politica muovono questi personaggi in un'arena dove il combattimento non finisce mai.
Vidal realizza un affresco corale in cui i protagonisti agiscono come in un teatro dell'effimero e del non-senso. Ognuno ha un obiettivo, ma lo perde mentre recita una parte scritta da altri. La profondità di questo romanzo consiste proprio in questa spietata descrizione, con cui Vidal raggiunge un vertice narrativo intenso e affascinante. Ultimo di una serie di romanzi sulla politica americana, Washington D.C. mi ha regalato una visione ancora più controversa della politica americana con un riferimento potente al contesto attuale. I personaggi, tratteggiati con una pennellata narrativa incisiva e coraggiosa, rimangono appesi al loro tragico ruolo. Il romanzo è anche un'interessante rilettura della storia americana ed europea: inizia con il New Deal, attraversa la Seconda guerra mondiale e approda alla Guerra Fredda. In questo ritratto storico Vidal è impietoso, presentandoci una nazione che si preparava a dominare il mondo.
Fulvio Caporale
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