Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer.
di Massimo Recalcati
Marsilio Arte, 26 gennaio 2026
La metafisica del resto non è la metafisica del tutto. Il resto non allude a nessuna totalità infranta né tanto meno pretenderebbe di ricomporla in un avvenire utopico-escatologico. Il resto non è il luogo dove la vita si sta spegnendo, dove la sopravvivenza annuncia il suo definitivo tramonto. Il resto è piuttosto, come direbbe Derrida, una «restanza», una forza, una trascendenza, una scintilla di luce che non si spegne, una cenere che continua ad ardere. (p. 15)
Kiefer si professa un artista della metafisica dell'immanenza e Recalcati, nella bella e densa introduzione, radica in una cornica filosofica il testo che si accinge a scrivere. La metafisica tradizionale è intesa come uno sdoppiamento del mondo in un piano dell'immanenza e uno della trascendenza: «quaggiù la morte e il divenire; lassù l'incorruttibile e l'eterno» (p. 9). Nell'arte contemporanea Kandinskij rappresenta la metafisica della trascendenza, mediante l'astrazione di un segno pittorico che non rappresenta più la rappresentazione del visibile. Recalcati inserisce questo paradigma metafisico nell'estetica idealista di Hegel.
L'altra possibilità di fare metafisica è quella che trova il suo ispiratore in Spinoza, che concepisce Dio come indistinguibile dai modi coi quali si manifesta nel mondo. Questa prospettiva, che quindi non "esilia" il Sacro nel trascendente, ma lo rende immanente al piano visibile, nella pratica dell'arte ha fecondato le esperienze artistiche di Cézanne e De Chirico, Morandi e Burri, fino ad arrivare, appunto, a Anselm Kiefer.
Il centro di questa metafisica non è l'ideale dello spirituale emancipato dalla materia, ma la materia in quanto luogo di espressione dello spirituale. In questo senso essa non è più una metafisica verticale ma orizzontale. La trascendenza non è più situata al di là dell'immanenza ma, come direbbe Spinoza, diviene un suo modo possibile. Se si dovesse operare una sintesi estrema, si potrebbe dire che se la metafisica ruota attorno alla dimensione di un'essenza irriducibile all'esistenza, la seconda mostra che l'essenza è nell'esistenza. (p. 11)
non va letto semplicemente come una fuga dal mondo, un innalzamento ascetico che vorrebbe abbandonare le nostre fragili spoglie umane per raggiungere le sfere celesti. Tutto il contrario: la scala è piuttosto ciò che lega indissolubilmente l'immanenza alla trascendenza, il finito all'infinito: non è l'uscita dall'immanenza tramite la trascendenza, ma l'essere tra l'una e l'altra. (p. 49)
Suddiviso in dodici capitoli ricchi di spunti per approfondire e per contestualizzare l'opera di Kiefer non solo nell'epoca a lui contemporanea, ma anche ai molti rimandi all'alchimia, alla Torah e al mondo biblico, Il seme santo è un testo imprescindibile per comprendere la poetica di Anselm Kiefer e anche per comprendere il cammino dello stesso Recalcati, poiché tornano tematiche e autori (uno su tutti: Jacques Lacan) che sono al centro di altri suoi saggi.
.png)
Social Network