sabato 30 settembre 2017

«Le famiglie sono tutte insopportabili, soprattutto quando non riescono a parlare»

L'inventore di se stesso
di Enrico Palandri
Bompiani, 2017

pp. 156
€ 15 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Ci si può davvero creare come si vuole, trascurando le proprie radici e ricominciando da zero? L'ultimo romanzo di Enrico PalandriL'inventore di se stesso, parte dal lieto evento di una nascita e dal dovere di scegliere il nome per il nuovo nato, per sviluppare un complesso romanzo di formazione. Formazione un po' tardiva, se vogliamo, perché il protagonista è ormai padre, ma forse solo ora è chiamato a fare i conti con il proprio passato (che scopre più blasonato del previsto, perché un suo avo, Gianrico Licudis, è stato precettore di Pietro il Grande), con il rapporto con il proprio genitore (studioso dalla testa sulle nuvole e privo di senso pratico) e con il suocero (al contrario, molto interessato al profitto). Il mondo in cui è cresciuto è quello della ricerca accademica, in cui una buona capacità argomentativa può permettere di parlare anche di argomenti pseudo-sconosciuti. Al contrario, Laura ha imparato presto a fare i conti con il denaro e la fatica, con il padre imprenditore.

Ogni volta che si racconta una storia, ogni volta che la racconta Baliani

Ogni volta che si racconta una storia
di Marco Baliani
Laterza, 2017

pp. 224
18 € (cartaceo)




“Raccontami una storia.”
Quante volte mi sono sentita pronunciare questa frase.
Credo che da sempre sia stato uno dei miei metri di giudizio sul mondo.
E come tutti i famelici di storie, a un certo punto della mia vita non potevo non incappare nel “teatro di narrazione”. Etichetta convenzionale, un po' come tutte, che raggruppa coloro che, verso la fine degli anni Ottanta in Italia, hanno iniziato a fare del racconto una modalità teatrale d'elezione.
Marco Baliani è stato uno dei primi. Con lui Marco Paolini, Ascanio Celestini, Laura Curino, Gabriele Vacis, solo per citarne alcuni.

#RileggiamoConVoi - settembre 2017

Foto di ©DeboraLambruschini

Buongiorno lettori!
È tornato settembre e, in un battibaleno, è già finito! Abbiamo ricominciato a lavorare e ad andare a scuola (ricordiamo le proposte di aggiornamento per gli insegnanti) e siamo certi che serviranno un po' di consigli per evadere dalla ritrovata quotidianità! 

Eccoci quindi con i nostri consigli di fine-mese! Per ogni libro, trovate la nostra recensione cliccando sul link. 

Buone letture! 
La Redazione

***

Il surreale in Sessanta racconti

Sessanta racconti
di Dino Buzzati
Mondadori, 2016

480 pp.
14,50

Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.

Una raccolta intensa, surreale e sorprendente che consta di ben sessanta racconti, tutti sopra le righe, tutti immaginari che si rifanno ad un mondo onirico e fantasioso. La conclusione poi non è mai scontata, mai prevedibile e lascia spesso il lettore a bocca aperta per i risvolti irreali e extra-ordinari.
È il caso di Galeone, il cane dell'anacoreta, che dato per morto almeno tre volte nel racconto, lo si ritrova in qualche angolo della città ancora in vita. Si dice che il cane abbia visto Dio e in virtù di questo, dopo aver perso il padrone -l'anacoreta è morto, in esilio tra i boschi- sia di buon auspicio aiutarlo e ingraziarselo con del cibo e con varie cure e attenzioni, specie quando l'animale non sta bene. Ma anche quando sembra non farcela o peggio, quando viene trovato morto, il giorno seguente è di nuovo in vita che gironzola per le strade del paese. I paesani lo temono oramai, pensano abbia gli occhi di Dio e così cominciano a comportarsi bene. Nel paese finché si vede il cane in giro, non capitano più risse, non avvengono furti e tutti i cittadini vivono seguendo le regole. Soltanto alla fine, dopo molti anni -e dopo molte morti presunte del cane, resuscitato cotante volte - quando il cane sparisce - si ipotizza che questa volta sia morto per davvero- la popolazione non ha più interesse a delinquere come un tempo, nonostante l'assenza dell'animale e dunque degli occhi di Dio.

venerdì 29 settembre 2017

Una ricca raccolta epistolare unica


La paura è un peccato
Oriana Fallaci
Rizzoli, 2016

pp. 368
8,90

Grazie ancora di tutto, anche dei consigli meno uno. Quello d’essere sempre innamorata. Ti dico una cosa terribile: io non sono mai innamorata. Che devo farci? Non mi riesce. Così, ogni tanto, fo finta: ma dopo un po’ i poverini si accorgono che fo finta e se ne hanno a male. O che è colpa mia?! È come il whisky: lo bevo per educazione. Non mi riesce di assaporarlo. Se lo assaporo mi fa male. Il fatto è che innamorarsi fa male ed io non voglio sentire male. Ma come fai, come fai, come fai ad essere così giovane e fiducioso?!?
La paura è un peccato raccoglie la corrispondenza epistolare privata di Oriana Fallaci e riporta 120 lettere che lei scrisse ai familiari, agli amici intimi, ma anche ai suoi preziosi contatti professionali. Risultano tenere e particolarmente cariche di pathos quelle scritte alla sua mamma, in cui descrive la città straniera di turno nella quale si trova, il cibo - se le è gradito o meno - e persino lo stress derivato dalla paura dell'aereo. Partecipa attivamente, sempre per mezzo epistolare, alla scelta del nome del suo nipotino, inviando al fratello e a sua moglie un elenco dettagliato dei nomi maschili che le piacciono e quelli da non scegliere assolutamente. Infine spesso allega alle sue missive, dei francobolli da collezione per il padre. Famiglia, ma non solo. Trova posto nella raccolta anche la storica lettera di risposta che Oriana scrisse alla sua piccola fan, Mariella, di appena tredici anni. Il consiglio più vivo che si sente di darle è di leggere tantissimo e la prega di non rimanerci male se quella sarà l'unica lettera che le scriverà, perché -dichiara la Fallaci- non ama occuparsi della corrispondenza. Concetto questo che ribadirà in più missive a più destinatari, ma che come è evidente, non rispecchia il vero dato l'ingente quantità di materiale reperito nei suoi archivi privati.

#PagineCritiche - Città: nuove sfide per il futuro

Urbanistica oggi
di Gabriele Pasqui
Donzelli Editore (2017)

140 pp.
17,00 € (cartaceo) 
10,99 € (ebook)



Secondo recenti dati elaborati dalle Nazioni Unite, nel 2050 gli abitanti delle città del mondo saranno ben 6,4 miliardi. Il trend dell'urbanizzazione d'altra parte è in continua crescita:  se nel 1950 la popolazione mondiale residente nei centri urbani risultava del 30 per cento,  questo dato nel 2014 era già salito al 54 per cento, mentre per il 2050 sarà addirittura del 66 per cento. Una tendenza storica mondiale che determina il costituirsi di città sempre più popolate e sempre più grandi, vere e proprie metropoli. Perché queste non si trasformino in agglomerati disordinati e privi di servizi adeguati, ci vogliono degli esperti disegnatori di città.
L'urbanistica è proprio la disciplina che studia e progetta la formazione e lo sviluppo dei centri urbani, delle nostre città e, come tale, è la scienza che ha più a che fare con il lato sociale dell'uomo, con la sua tendenza, per natura, a riunirsi. Dando vita, nel tempo, a contesti sempre più complessi, fino ad arrivare appunto alle metropoli.

giovedì 28 settembre 2017

«Per leggere romanzi, e per scriverne, non c'è strumento più prezioso della libertà»

Il manifesto del libero lettore. Otto scrittori di cui non so fare a meno
di Alessandro Piperno
Mondadori, 2017

pp. 156
€ 18.50 (cartaceo, copertina rilegata)
€ 9,99 (ebook)


Il romanzo è un globetrotter, un trasformista disposto ogni volta a svestirsi dei propri abiti linguistici per indossare quelli dei mille forestieri su cui vuole fare colpo.
Vi sentite anche voi dei "liberi lettori"? Se vi lasciate «guidare dal capriccio, dalla sete e dalla necessità» e siete «dilettanti», ovvero come tali aspirate al diletto, allora probabilmente la vostra risposta è sì. Parte da questa definizione il nuovo libro di Alessandro Piperno, Il manifesto del libro lettore, che ci accompagna in una passeggiata letteraria che profuma decisamente di libertà. Lontano da gabbie (talvolta impolverate) dell'accademia, il Manifesto è piuttosto una rivendicazione del piacere, smodato e incontrollabile, di leggere per il gusto di farlo. Lo stesso Piperno dimette in parte i panni del critico per vestire quelli del lettore, difendendo prima la categoria in una lunga e affascinante introduzione, in cui si sofferma su questioni annose, che di tanto in tanto rintoccano: è legittimo o meno immedesimarsi? Cos'è veramente un classico? Come potremmo definire il romanzo? Come si comporta un autore nei confronti dei suoi personaggi? A che serve la rilettura? 

Il teaser trailer di tante storie belle e intense

Ci vediamo un giorno di questi
di Federica Bosco
Garzanti, 2017

pp. 310

Copertina rigida 16,90€
E-book 9,99€




Sono passate due settimane dall'uscita in libreria del nuovo romanzo di Federica Bosco. Un tempo lunghissimo o brevissimo per una lettura: tutto dipende dal testo e dalla predisposizione del lettore. In questi quindici giorni io ho, prima, divorato Ci vediamo un giorno di questi in un paio d'ore; poi, l'ho ripreso nuovamente in mano e l'ho gustato pagina per pagina, provando a scoprire se la prima sensazione avuta alla sua conclusione fosse confermata o fosse solo una naturale conseguenza di una lettura vorace. Ma andiamo con ordine.

mercoledì 27 settembre 2017

L'Ottobre fatale e i panini al salame di Lenin: 1917. L'anno della rivoluzione russa

1917. L'anno della Rivoluzione Russa
di Roland Gaucher
Traduzione di Pietro Radius
Odoya


Pp. 351
€ 24



Sono passati cent'anni esatti da quell'Ottobre fatale e forse, mai come oggi, quegli oscuri e ingarbugliati tempi ci paiono più distanti e sepolti in un periodo storico così distante ed alieno ai nostri usi e costumi. Certo, da una parte le cerimonie ufficiali, i convegni degli studiosi e i volumi degli esperti sull'argomento che si rincorrono, ma, dall'altra parte, chi ci riconsegnerà l'odore acre di tabacco, i suoni striduli dei freni dei treni sulle rotaie e il vociare indistinto della folla di quei giorni? In un certo senso ci pensa Odoya a riportare la Rivoluzione d'Ottobre sulla nuda terra, con la ripubblicazione di questo 1917. L'anno della Rivoluzione Russa di Roland Gaucher.

La gemella sbagliata: "Mad" di Chloé Esposito

Mad. Nessun limite
di Chloé Esposito
tre60, 2017

p. 417
€ 16,80 (ebook € 10,99)

Titolo originale: Mad
Traduzione di Ilaria Katerinov



Alvina è la gemella sbagliata. Quella che ha gli organi (e le rotelle) fuori posto. Quella che è sempre seconda, sempre inadeguata. Forse per colpa di un incidente avuto da bambina, forse invece per indole – il dubbio è mantenuto aperto –, lei è la gemella cattiva. Sin da piccola Alvie trafigge bambole con gli spilli, ruba i soldi della beneficenza, sevizia cuccioli, appicca incendi, picchia Babbo Natale quando lo incontra al centro commerciale. E sin da piccola è costretta a confrontarsi continuamente con la fastidiosa perfezione della irreprensibile Elizabeth.

martedì 26 settembre 2017

Bologna, 2 agosto 1980: "Due mogli" di Maria Pia Ammirati

Due mogli
di Maria Pia Ammirati
Mondadori, 2017

pp. 139
€ 18,50



L’Italia delle vacanze d’agosto, sospinta dalle macchine, dai treni e dagli aerei, piena di frenesia trattenuta sulla soglia di un decennio che sarebbe stato nuovo ma che era vecchio [...] Erano grotteschi quegli uomini e quelle donne con pantaloncini e infradito, con le borse frigo gonfie e pesanti di panini e acqua imbottigliata in casa? O erano semplicemente impreparati ai colpi di coda della vita, speranzosi dinanzi a un futuro che baluginava all’orizzonte, ingenui di fronte a meccanismi insondabili, incapaci di pensare al male? 

2 agosto 1980: l'Italia è pronta per l'esodo delle vacanze estive, le madri preparano le borse del mare, si controllano le auto prima di mettersi in viaggio sull'asfalto già rovente, chi rimane in città spia i vicini dalle finestre pensando a chi parte e a chi resta. Le periferie, da Roma a Bologna, dormono, ancora, silenziose. È il giorno della strage di Bologna che ha squarciato in due la stazione e il paese ancora teso nella morsa della tensione.

#CriticArte. Steve McCurry e la centralità della parola

Leggere – Steve McCurry


7 marzo 2017 – 1 ottobre 2017


Museo di Santa Giulia (Brescia)
Orario: martedì-domenica, 10.30-19.00; giovedì fino alle 22.00. 
Biglietto unico 4,50 €.


Solo pochi giorni ancora per visitare, al Museo di Santa Giulia a Brescia, la mostra delle fotografie di Steve McCurry dedicata al tema della lettura, esplorato in tutte le sue declinazioni. Destinata a chiudersi il 3 settembre, in considerazione del grande successo riscontrato l'esposizione è stata prolungata fino all’1 ottobre. Di domenica pomeriggio le sale erano affollate di un pubblico variegato: c'erano studenti, famiglie, coppie giovani o di mezz'età, qualche persona anziana, diversi esploratori solitari, tutti accomunati dal trasporto per un linguaggio artistico di grande intensità, valorizzato da un allestimento particolarmente riuscito.

Sulle strade della musica, alla ricerca di una seconda chance: "Norwegian Blues", di Levi Henriksen.

Norwegian Blues
di Levi Henriksen
traduzione di Giovanna Paterniti
Milano, Iperborea, 2017

pp. 384
€ 17,50 (cartaceo)


È una domenica mattina speciale per Jim Gystad: egli, infatti, si trova a dover fare da padrino a un battesimo, tuttavia, non è decisamente nella forma migliore per ricoprire questo incarico. Reduce da una notte alcolica, l'espressione assonnata e l'andatura barcollante non possono nascondere ai più come abbia trascorso la notte precedente. Durante la funzione, però, Jim, nonostante i suoi sensi siano poco vigili a causa della sbornia della notte appena trascorsa, resta fortemente colpito dall'esibizione canora dei fratelli Thorsen, Timoteus, Maria e Tulla, un tempo famoso trio di canzoni spirituali, ora ritiratisi dalle scena.
Non saprei spiegarlo diversamente: i Thorsen toccarono il mio cuore inaridito di produttore discografico come nessun'altra voce mai prima. (p. 15)
Per Jim, discografico quarantenne ormai scivolato sul viale del tramonto, è proprio quello che ci vuole per iniziare un nuovo capitolo della propria vita: una nuova sfida per tornare a credere in qualcosa.
Avevo quarantadue anni e sentivo il bisogno di affrontare la vita come qualcosa che non fosse un lento passatempo. (p. 23)

lunedì 25 settembre 2017

È ancora possibile l'incontro nella letteratura moderna?

L'incontro e il caso. Narrazioni moderne e destino dell'uomo occidentale
di Romano Luperini,
Laterza, 2017

1^ edizione: 2007
pp. 344
€ 24 (cartaceo)
€ 13,99 (ebook)


L'incontro, fortemente legato a uno specifico cronotopo, è un tema chiave della letteratura di tutti i tempi e Romano Luperini, con la sua grande esperienza di critico e la sempre attenta sensibilità nelle letture testuali, sa bene che è impossibile scrivere uno studio che miri alla completezza. Dunque, occorre operare una selezione, innanzitutto cronologica: a interessare Luperini non sono gli incontri tradizionali, quelli che hanno in sé qualcosa di profetico o, perlomeno, che cambiano sostanzialmente la trama della narrazione. Lo studioso vuole invece soffermarsi sull'età moderna, o meglio sui cambiamenti che avvengono nella concezione narrativa dell'incontro tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. 
Momento di grandi cambiamenti storici, economici e sociali, la modernità non fa sconti e intacca anche gli incontri: spesso fortuiti, non è detto che questi cambino il soggetto, che invece è spesso dominato da pulsioni che non domina mai pienamente. Dimentichiamo la centralità dell'incontro (strutturale, oltre che tematica) dei Promessi sposi: come Luperini rivela in una lettura trasversale del romanzo manzoniano, lì ogni evento è riconducibile a un incontro, inteso come confronto tra due individui, spesso rappresentanti del bene o del male. In gioco, ci sono sempre rapporti di forza, ora legati a differenze di gerarchia, classe sociale e/o ordini civili, perlomeno fino alla peste, in grado di ribaltare lo status quo. Tutta la trama si crea attorno a un «sistema di relazioni in conflitto», come sosteneva Brogi, fondato su opposizioni binarie. Basti pensare all'incontro del primo capitolo tra Don Abbondio e i Bravi; a quello tra Don Abbondio e Federigo Borromeo; o ancora a quello centrale tra Lucia e l'Innominato, per citarne solo tre. 

Livia Aymonino: trattenere i ricordi attraverso il cibo

La lunga notte di Adele in cucina
di Livia Aymonino
Giunti, 2017


404 pp.
€ 16,00




Un uomo o una donna si svegliano in piena notte e, andando in bagno per riprendersi da un incubo, vedono il proprio riflesso allo specchio. A questo punto gli occhi stanchi, i capelli ingrigiti e scarmigliati e le rughe attorno agli occhi diventano indizio dell'età che avanza implacabile, oltre che casus belli per tornare con la mente ai ricordi e iniziare il romanzo sulla vita del protagonista. 
Lo specchio è dunque il luogo della riflessione e dell'altro da sé, un topos letterario ormai desueto ma molto utilizzato in passato.
Stessa funzione riflessivo-catartica ma spostata, decentrata rispetto alla tradizione, ricopre nel "romanzo ricettario e viceversa" di Livia Aymonino il tavolo della cucina, luogo di lavoro polivalente e al contempo amico di fiducia di una donna costretta a fare i conti con le rughe rinvenibili non sul volto, bensì sulle mani. Lo svegliarsi in piena notte è ovvio pretesto per scavare in un passato che tanto prossimo non lo è più: perché la Adele che negli anni Settanta passava le giornate in un loft newyorkese insieme agli amici, sballandosi di droghe e coltivando gli aspetti artistici di una vita fresca e vivace, non è più né più mai potrà essere la Adele sessantenne, sposata con figli e che di notte si ritrova sola in cucina a impastare biscotti.

domenica 24 settembre 2017

#VivaTabucchi: una festa milanese, un viaggio nei luoghi di Tabucchi


Il 16 e 17 settembre l'editore Feltrinelli ha organizzato a Milano #VivaTabucchi, una due giorni dedicata ad Antonio Tabucchi, per omaggiare lo scrittore ripercorrendo la sua opera, per ricordarne insieme l'attualità, la profondità, la grandezza. 
Hanno partecipato autori, studiosi e lettori uniti dalla passione per Tabucchi, accomunati da quella particolare sensazione di avere - almeno una volta - viaggiato insieme a lui. 
Anche noi domenica siamo andati alla Fondazione Feltrinelli per ascoltare le testimonianze, le letture, i ricordi di chi ha amato Tabucchi conoscendolo e leggendo i suoi testi.  

Il viaggio è iniziato con Paolo di Paolo che ha ricostruito la mappa europea di Tabucchi. 
Ci siamo mossi su una carta geografica fisica - il familiare atlante De Agostini - e ideale, ripercorrendo il peregrinare dell'autore, materia preziosa e fondante della sua produzione. Aveva una percezione dello spazio così peculiare e profonda, con i soli limiti del corpo umano a fare da confine, quel corpo che c'è "ma non trova riparo". 
Il punto di partenza è Vecchiano, il borgo toscano delle estati d'infanzia, la casa. Da quel cortile in cui giocava da bambino (l'eco della "favola popolare" Piazza d'Italia) alle campane e alle bancarelle di Parigi, dalla Lisbona di sogni e fantasmi (quella dell'amato Pessoa e del surrealismo, ventilata e sfavillante) all'isola di Creta che somiglia a una finestra spalancata sul mare, la stessa del racconto Il fiume. E ancora, dalla Bombay di Notturno Indiano alla Ginevra delle letture di fronte al lago.

#Pilloled'autore: "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani

Un indovino mi disse
Tiziano Terzani
TEA, 2015

pp. 428
5,00

Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile. La mia, per esempio, aveva tutta l'aria di essere una maledizione. "Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare. Non volare mai", m'aveva detto un indovino. Era successo a Hong Kong. Avevo incontrato quel vecchio cinese per caso. Sul momento quelle parole m'avevano ovviamente colpito, ma non me ne ero fatto un gran cruccio. Era la primavera del 1976, e il 1993 pareva ancora lontanissimo. Quella scadenza però non l'avevo dimenticata. M'era rimasta in mente, un po' come la data di un appuntamento cui non si è ancora deciso se andare o no.

Inizia così l'avventura di Tiziano Terzani, avventura che lo porterà nel 1993 a intraprendere tutti i viaggi senza aereo, ma solo per nave e per treno. Sarà tosta e a volte si rivelerà difficile e impresa lunga in termini di tempo, ma non getterà mai la spugna, raccontando anzi questa nuova sfida nel libro. Nel libro sono presenti molte lettere scritte alla moglie e molti pezzi di articoli pubblicati nel giornale tedesco Der Spiegel, redazione che ha concesso al giornalista di non prendere l'aereo per recarsi nei luoghi più disparati per un intero anno. Non solo: con costanza Terzani racconta tutti gli incontri con indovini in giro per l'Oriente, dagli avvertimenti delle fattucchiere cinesi, ai consigli dei monaci buddhisti. È curioso vedere che alcune frasi siano ricorrenti in più “indovini”, dalla descrizione della moglie, agli avvisi sulla sua salute. In alcuni casi questi avvertimenti saranno profetici sul serio. In altri casi, come in Cina, saranno discorsi rivolti più sulla fortuna e sui soldi che sul piano prettamente personale.

sabato 23 settembre 2017

Il potere delle parole può uccidere?

Nessuna notizia dello scrittore scomparso
di Daniele Bresciani

Garzanti, 2017



319 pp.

17,60 € (cartaceo)
9,99 € (e-book)





... perché il piacere di essere padrone assoluto di una vita è qualcosa di inspiegabile. Decidere che non solo quell'uomo o quella donna moriranno, ma scegliere il quando e il come... Be', scegliere il quando e il come è prerogativa di una divinità.
È tutta in questa riflessione del protagonista la chiave del romanzo di Daniele Bresciani, giornalista (otto anni alla Gazzetta dello sport, poi vicedirettore di Vanity Fair e Grazia), alla sua seconda prova come scrittore con il bel giallo recentemente uscito per Garzanti. Non solo togliere la vita a qualcuno, ma anche stabilirne i tempi e i modi. Che cosa c'è di più onnipotente? Che cosa può dare una sensazione più forte, più inebriante? Certo, siamo nel campo del disturbo psichico, del delirio, della paranoia. Ma i sentimenti che determinano le scelte dello scrittore Pietro Severi, quello scomparso del titolo, partono proprio da queste pulsioni. E da queste domande: per raccontare di un assassinio è necessario sapere che cosa vuol dire dare la morte? È necessario uccidere?

"Morire è un'arte, come ogni altra cosa": suicidio, letteratura e letterati in un celebre studio di Al Alvarez

Il Dio selvaggio.
Suicidio e letteratura
di Al Alvarez
Revisione di traduzione di Caterina Ciccotti
Odoya, 2017

(Prima edizione originale: Weidenfeld & Nicolson, 1971
Prima edizione italiana: Rizzoli, 1975
Traduzione di Mario Manzari)

pp. 287
Euro 18,00

Sono passati quasi cinquant’anni dalla prima pubblicazione in lingua originale di The Savage God, lo studio condotto da Al Alvarez sui rapporti tra suicidio e letteratura, tradotto in italiano una prima volta nel 1975 per Rizzoli e ora dato nuovamente alle stampe da Odoya. Sono passati e, qualora ci fosse bisogno di sottolinearlo, non sono stati esenti da ulteriori morti tragiche di autori e autrici, né il suicidio in sé ha smesso di essere un argomento della bella prosa, sia narrativa che saggistica. Il suicidio “letterario”, se così si può dire, non ha conosciuto crisi, ma le ragioni per le quali uno scrittore o una scrittrice – o più semplicemente un uomo o una donna – decidano di “non essere più” non si sono fatte, a oggi, né più automatiche né più docili all’addomesticamento in predeterminate categorie. Letto a decenni di distanza, Il Dio selvaggio conferma la fuggevolezza di un fenomeno che, se certamente va messo in relazione con il contesto storico e culturale di chi decide di levarsi dal mondo, richiede più di tutto il rispetto delle specificità dei singoli individui, siano essi dei “perfetti sconosciuti” oppure artisti di successo. 

venerdì 22 settembre 2017

#CriticaNera - Non per denaro, non per amore né per il cielo: "Il falco maltese" di Dashiell Hammett

Il falco maltese
di Dashiell Hammett
Edizione speciale per Corriere della Sera su licenza Mondadori, 2017

Traduzione italiana di Attilio Veraldi

pp. 236
€ 6,90 + il prezzo del quotidiano


La scena iniziale è di quelle che diventeranno canoniche nel genere: una bella donna si presenta nello studio di Spade per chiedergli i suoi servizi: Corinne, sua sorella, è scappata da New York col suo amante, un tipo poco raccomandabile, ed ora si trovano a San Francisco. La cliente vuole che Spade riporti indietro Corinne prima del ritorno dei loro genitori.
Nella prima pagina, la descrizione particolareggiata del volto del protagonista termina con “sembrava un satana biondo. Quasi attraente.” che sancisce da subito la fisionomia ed il carattere di Sam Spade: è un duro. Non fa una piega quando il suo collega Miles viene trovato morto, ucciso da un colpo proveniente da una pistola inglese, la stessa nazionalità dell'uomo che stava pedinando in cerca di Corinne. E quando i poliziotti lo vanno a trovare per informarlo che anche quell'uomo è stato ammazzato e che Sam è uno dei sospettati, Spade dimostra ancora di più la sua stentoreità tenendo testa agli sbirri a colpi di battute sarcastiche.
A complicare le cose c'è il fatto che il protagonista aveva avuto una relazione con la moglie del suo socio. In realtà, più che una relazione, i due se la sono spassata. “Non so mai cosa dire, o fare, con le donne se non quello” confessa l'investigatore. Nel suo repertorio di atteggiamenti (ed è un aspetto che oggi susciterebbe certamente polemiche) c'è infatti anche un certo paternalismo machista nei confronti del sesso femminile.

Il metodo reticolare della storia. Simona Colarizi descrive il “Novecento d’Europa”



Novecento d'Europa. L'illusione, l'odio, la speranza, l'incertezza
di Simona Colarizi
Editori Laterza, 2017 (prima ed. Economica Laterza)

pp. 482
15,00 

 
Un giochino. Lungi dall’avallare qualsiasi conflitto tra saggisti – giacché sembrano bastare quelli “tra facoltà” di cui scriveva Immanuel Kant – sarebbe interessante osservare i metodi con cui gli autori di manuali decidono di raffigurare la materia storica. Un argomento tra molti, nient'altro che una suggestione: il Sessantotto, che ritrova in Gilles Deleuze e Felix Guattary la più interessante delle configurazioni teoriche. Tale, la descrizione del patricidio politico del celebre “Storia Contemporanea – Il Novecento”, che gli universitari hanno fraternamente battezzato come “Sabbatucci-Vidotto” dai cognomi dei due autori (Laterza, 2007).

Elogio dell’occidente, ovvero il bando degli ipocriti di Franco La Cecla

Elogio dell'occidente
di Franco La Cecla
Elèuthera, 2016

pp. 176 
€ 14 


Leggo questo libro nei giorni dell’attacco a Barcellona. Mi arrabbio, lo chiudo, lo riapro. Mi sento un’occidentale ricca e viziata e Franco La Cecla lo sa. Il terrorismo mi mette alla prova. Tra i miei contatti fioccano hashtag sentimentali per mostrare la vicinanza alle vittime di Barcellona, ma è più in voga essere tra quelli che riflettono e io cerco di farne parte. Terrorismo frutto delle politiche occidentali, delle guerre che abbiamo intrapreso, della democrazia che abbiamo ridicolmente esportato. Trasudiamo senso di colpa in ogni nostra affermazione. A parte forse un manipolo di leghisti, ci sentiamo tutti colpevoli davanti agli attentati, è inutile negarlo. Siamo noi i cattivi, Europa e Stati Uniti, i capitalisti che hanno infettato il mondo. E il nostro ruolo dunque? Dirlo, e basta. Siamo sporchi, brutti e cattivi, ma almeno lo sappiamo. Nel mondo ci sembrano tutti meno brutti e cattivi di noi. Ma la verità è che, dietro al nostro consapevole vittimismo, nessuno di noi viziati occidentali farebbe a cambio con chiunque altro. Perché, in fondo, la vita che facciamo ci piace. Cerchiamo di sentirci meno cattivi tra i cattivi, ci facciamo l'occhiolino perché siamo “consapevoli”. Ma questa consapevolezza mescolata a un vago anti-occidentalismo cosa significa? Significa che siamo disposti a rinunciare all’Europa?

giovedì 21 settembre 2017

#PagineCritiche - In terra d'Africa - Storia di un'emigrazione fallita

In terra d'Africa - Gli italiani che colonizzarono l'impero
di Emanuele Ertola
Editori Laterza, 2017

pp. 246

€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)




Lo studioso Emanuele Ertola ci dà l'occasione di approfondire un aspetto interessantissimo ma poco noto della storia del Novecento: la colonizzazione dell'Etiopia attuata durante il regime Fascista.
In terra d'Africa - Gli italiani che colonizzarono l'impero fornisce, infatti, un quadro completo, chiaro ed esaustivo degli anni durante i quali si sviluppò la guerra di conquista (ottobre 1935-maggio 1936), frutto della sintesi tra la spinta espansionista verso l'Africa della classe politica e l'impulso sempre caro agli italiani di cercare fortuna in America.
L'autore ci spiega come la propaganda fascista concepì un'immagine del continente nero piuttosto idealizzata e assai distante da quella che era la realtà.
Dalle parole del ministro delle Colonie Lessona possiamo carpire l'intento della classe politica che incoraggiò e favorì in ogni modo il flusso migratorio:
"noi abbiamo bisogno di collocare, dove e quando sarà possibile, nuclei rilevanti di italiani perché dobbiamo attuare, e non soltanto nel campo agricolo, una colonizzazione demografica che alleggerisca l'esuberanza di popolazione della Madre Patria, che allevii la disoccupazione, che possa dare collocamento a una immigrazione delle classi medie borghesi, come professionisti e dirigenti d'aziende, che possa anche riassorbire una parte della nostra emigrazione".

Ma la serie A non è la Serbia di Milosevic

La più odiata dagli italiani
di Davide Bacchilega
Las Vegas edizioni, 2017

pp. 300
€ 15


Un romanzo sul calcio. Per me, che sono un tifoso della Fottuta Signora Football Club. Sì, caro Davide Bacchilega, a te che hai ribattezzato in questo modo la Juventus per tutte la pagine, a te che ti sei divertito a dividere il mondo esattamente in due, sono certo con il sorriso, tra quelli che la amano e quelli che la odiano, devo dire una cosa: io sto nella prima metà, abito nell’universo opposto a quello del tuo titolo. Ci abito non in una maniera qualsiasi, ma come contagiato da una malattia in stato di metastasi. Dunque, ecco un primo appunto. Avevi una duplice scelta, sempre per il titolo. Visto che le alternative pesano parimenti 50 e 50. E hai optato per quella che mette in risalto il negativo di tutta la faccenda.
D’altronde, non potevo aspettarmi qualcosa di diverso da chi mette in bocca all’allenatore della Juventus, seppur nella finzione di un romanzo, le parole dell’allenatore della squadra rivale per eccellenza degli ultimi anni: il Napoli. Capitolo 64, in vista di una partita della Juve, la chiamerò così, io, per prepararla come si deve l’autore utilizza la tesi di Maurizio Sarri al corso di Coverciano. Ma non basta: il Napoli, così scopriremo, vincerà perfino lo scudetto alla fine del campionato di serie A raccontato nel libro giusto per poche giornate iniziali. Va be’, c’è chi gli scudetti li vince di cartone, chi a luglio e chi li vince nei libri. E c’è la Pro Vercelli che vanta i titoli di Roma, Fiorentina e, appunto, Napoli messe insieme. Sto sorridendo anch’io.

I pensieri di Braciola (o della guerra al politically correct)



I pensieri di Braciola
di Aldo Gianolio
Robin&sons, 2017


pp. 162
€ 10,00



I pensieri di Braciola è un libro impastato di lambrusco, bestemmie (invero assenti, ma se ne coglie in sottofondo l’eco, il liberatorio, alticcio e ragionevolmente astioso borbottio) e divagazioni comiche e sottilmente malinconiche. 
Non è propriamente un romanzo; non è un diario e non è una raccolta di aforismi. Come spiega il titolo, quelli contenuti all’interno del volume sono i pensieri di Braciola, amico del narratore, fedele compagno di pranzi consumati alla mensa e apprendista campanaro.
Le sue sono brevi osservazioni sghembe sulla realtà, ispirate a un buonsenso che, però, troppo spesso è da molti completamente dimenticato. Persino il limitato orizzonte di considerazioni tutto sommato elementari (e, talvolta, di luoghi comuni) entro cui si muove Braciola guadagna spessore e diventa un territorio di riscatto, di ricerca di piccole verità negate dalla grancassa mediatica, dalle mode e da una pesante coltre di conformismo contro cui Gianolio si scaglia.

mercoledì 20 settembre 2017

Amicizie rotte in nome della rivoluzione basca: sarà vero?

Patria 
di Fernando Aramburu
Guanda, 2017

Traduzione di Bruno Arpaia

pp. 632
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


Non è un caso se Patria di Fernando Aramburu ha collezionato una rassegna stampa eccezionale, con lodi non banali da autori come Vargas Llosa e sulle principali testate spagnole, che hanno sicuramente alimentato il successo fino a portare il romanzo ai primi posti delle classifiche di vendita in Spagna. 
Ma a permettere a Patria di restare sulla bocca di tutti e, presto gli auguriamo, di avere lo stesso successo anche in Italia, è la costruzione incredibile di un romanzo familiare complesso e narrativamente impeccabile. Quando si comincia, si resta spiazzati dai tanti nomi che non ci vengono neanche presentati: si entra in medias res, ma presto sono le parole e i pensieri a colmare i vuoti. Ora focalizzandosi su un personaggio, ora su un altro, Aramburu non si fa mai intrusivo: vuole che siano i i loro ricordi, dolorosi e toccanti a sfondare il muro freddo del presente, per poi lottare per un futuro diverso. Ecco che allora trenta, quarant'anni di terrorismo basco, che ha squarciato la serenità delle due famiglie protagoniste, invadono le pagine di lacrime, acredine, orgoglio, disfatta,... 

Tempo perduto, amore trovato. "La lettera segreta" di Chloé Duval

La lettera segreta
di Chloé Duval
Garzanti, 2017

p. 224
€ 16,90



Titolo originale: Le temps volé
Traduzione di Doriana Comerlati


Una lettera d'amore viene perduta e poi ritrovata. Al suo interno, una toccante dichiarazione e una proposta di matrimonio, che la Lili a cui la missiva è indirizzata non ha mai ricevuto. Sono passati più di quarant'anni, ma Flavie – insegnante di professione, storica per vocazione – decide di mettersi sulle tracce dell'autore e della destinataria mancata, per riallacciare i fili che il destino ha interrotto e dare una nuova possibilità a chi forse non è mai riuscito ad andare avanti e resta prigioniero di un passato irrisolto. 
Sarebbe scorretto chiedere al romanzo di Chloé Duval di essere qualcosa che non è, sleale cercarvi profondità, riflessioni esistenziali, una qualche trascendenza. La lettera segreta è una storia d'amore lineare e senza pretese, che accompagna piacevolmente il lettore, senza scossoni, verso una conclusione forse non sorprendente, ma intensamente auspicata. Lo stile è semplice, spesso ironico, e solo a tratti rivela l'abbandono alle passioni proprio della letteratura rosa. La protagonista è una sognatrice che vorrebbe negare alla propria vita ogni romanticismo (anche se nel tempo libero scrive novelle romantiche per le amiche del circolo del cucito), fino ad essere travolta suo malgrado dagli eventi:
Non so quante volte rilessi la lettera. Cinque, sei, dieci. […] Non avevo mai letto niente del genere. In quelle parole percepivo la disperazione dell’autore, l’amore che provava per Amélie. Con un nodo in gola mi resi conto che lei non aveva mai ricevuto il messaggio. Non aveva mai saputo che E. l’aspettava (25).

“Storie di matti”: un servizio di nove cristalli rotti


Storie di matti
di Arianna Porcelli Safonov
Fazi, 2017

pp. 192
cartaceo € 16
e-book € 6,99


Pirandello differenziava tra scrittori di parole e di cose; ma la distinzione può essere valida anche tra libri di vicende e quelli di personaggi: Storie di matti fa pienamente parte di questo ultimo tipo. Nella raccolta di racconti, infatti, il lettore incontrerà nove persone che camminano sul bordo del baratro emanando vibrazioni acute di malessere, in un crescendo parossistico tale da spezzare il loro fragilissimo equilibrio. Momenti di rottura che a conclusione di volume vengono catalogati per città e per causa, come un’enciclopedia: per fare solo due esempi, ad Alghero ci sarà il pazzo d’amore classico che perde le staffe per la scomparsa della sua amata; mentre a Torino la borghese oppressa dalle pubbliche relazioni. Tutti rappresentati nei momenti vicini al franare della loro salute mentale.

martedì 19 settembre 2017

Distopia made in Torino: dopo quarant'anni, torna in libreria "Le venti giornate di Torino"

Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo
di Giorgio De Maria
Frassinelli, 2017

1^ edizione: 1977
con una postfazione di Giovanni Arduino

pp. 152
€ 17,50 (cartaceo)


State cercando un libro decisamente singolare? Ecco, allora immaginate che a Torino venga ambientata una vicenda distopica che ha dell'incredibile, svincolata però dalla magia nera a cui è spesso legata la città sabauda. Lì, dieci anni prima rispetto all'ambientazione del romanzo, la gente ha iniziato a offrire i propri manoscritti e i diari a una fantomatica Biblioteca, dove altri utenti erano al tempo stesso fruitori e scriventi. Ma sapere tutto degli altri (abitudini, indirizzo, posto di lavoro,... ) può essere pericoloso e infatti la curiosità ha dato inizio a sfibranti inseguimenti da stalker. Non vi ricorda un po' la curiosità che ha generato Facebook? Bene, solo che questo libro è stato scritto nel 1977: avete capito bene, quarant'anni fa!

Un nucleo mitico intatto e vitale da millenni

Miti emblemi spie
di Carlo Ginzburg
Einaudi, 1986 e 2000

pp. XVI - 251
€ 20 cartaceo. Disponibile in ebook




Ci sono quei libri rispetto ai quali non puoi che soccombere per manifesta inferiorità. Belli, meno belli, non è questo il punto. A parte il fatto che pur affrontando temi ostici Carlo Ginzburg possiede il dono dello scrivere in una prosa che rende accessibili i contenuti, dopo avere terminato le sue opere hai l’agnizione, direi socratica, del sapere di non sapere. Ma come rovescio positivo della medaglia, emerge la concreta sensazione di avere compiuto uno sforzo vero, autentico, in direzione dell’accrescimento del bagaglio culturale. E se la vecchiaia manterrà lucida la mente, dei libri di Carlo Ginzburg ti ricorderai, sentendo le nozioni ivi contenute circolare tra i neuroni, alcune fissarsi addirittura tra le acquisizioni perenni, quelle che permettono di comprenderne, o acquisirne, altre e, al limite, fare bella figura durante un convivio amichevole.

lunedì 18 settembre 2017

Di quando Michel Thomas divenne Houellebecq grazie ad Arthur

In presenza di Schopenhauer
di Michel Houellebecq
La nave di Teseo, 2017

Traduzione di Vincenzo Vega

€ 11, brossura
pp. 74


L’ultimo libro di Houellebecq è una selezione di brani tratti dal Mondo come volontà e rappresentazione e dagli Aforismi di Schopenhauer – tradotti dallo stesso Houellebecq – corredati dai relativi commenti dell’autore. Un semplice saggio su un filosofo che ha cambiato la sensibilità moderna d vedere il mondo o c’è di più?
Quando ho preso in prestito gli Aforismi sulla saggezza del vivere presso la biblioteca del VII arrondissement avrò avuto ventisei anni, o addirittura venticinque, o ventisette. […] Pensavo di aver esaurito un ciclo, nella mia scoperta della letteratura. E invece, in qualche minuto, tutto è cambiato.

Le famiglie allargate di Mandorla

Le luci nelle case degli altri
di Chiara Gamberale
Mondadori, aprile 2016

pp. 396
17,00

Vorrei che tuo papà fosse un astronauta che cammina sulla luna ma pensa sempre a noi, e non un uomo come tanti, che abita in via Grotta Perfetta 315 e una sera di marzo, forse per noia forse per curiosità, nell'ex lavatoio del sesto piano ha fatto l'amore con me. Vorrei vorrei vorrei.

Mandorla è appena una bambina quando sua madre Maria muore in un incidente stradale. Maria era l'amministratrice condominiale del palazzo a cinque piani di via Grotta Perfetta 315 ed era amata da tutti i condomini, molti dei quali suoi amici. La notizia della sua morte sconvolge tutti gli abitanti del palazzo, ma ancor più sconvolgente è la lettera lasciata da Maria a Mandorla, sua figlia. Nella lettera dichiara che il padre della bambina è uno dei condomini, la donna però non rilascia ulteriori dettagli.
Aveva i capelli che le arrivavano fin sotto la schiena, una gonna colorata, più o meno trent'anni, una figlia di sei, un posto fisso in uno studio di amministrazioni condominiali e un bel po' di persone che le erano davvero legate, nota il ragazzo delle pompe funebri, esperto abbastanza per non chiedersi più perché certe cose debbano capitare, ma non così tanto da smettere di osservare di volta in volta a chi.

"Tutto cambia": il finale della saga della famiglia Cazalet

Tutto cambia
La saga dei Cazalet, volume quinto
di Elizabeth Jane Howard
Fazi Editore, 2017

Traduzione di Manuela Francescon


pp. 650

€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Tutte le saghe giungono al termine. Questa primavera, quando ho iniziato l'intensivo binge reading dei primi quattro volumi della saga dei Cazalet, la fine mi sembrava lontana. Non avevo fatto i conti con l'affezione che si sviluppa per questa famiglia e con la velocità di lettura che prende sempre più abbrivio mano a mano che ci si inoltra nelle loro ramificate vicende. Ho quindi preso in mano Tutto cambia ripromettendomi di centellinarlo, di provare a far durare di più la mia permanenza tra Londra e Home Place, ma temo di aver fallito perché due giorni dopo leggevo la parola "fine", quella definitiva. Se siete anche voi preda di questo sentimento che vi spinge a divorare saghe sperando però che non finiscano mai e se avete in mano l'ultimo volume, uscito proprio oggi per Fazi Editore, possiamo fare insieme il punto della situazione e sbirciare cosa succederà nella famiglia letteraria più conosciuta di quest'anno.

domenica 17 settembre 2017

Federico Rampini: Il tradimento della politica, o: perché è accaduto l'impossibile



Trionfo dei populismi, aspirazione all’autarchia, censura dell’informazione, “nazione”: sono parole che sembrano appartenere al passato, o quanto meno ad altre coordinate geografiche. Sono concetti che sembrano relegati nel mondo dell’impossibile, del “qui non può succedere”. Ma sarà poi vero?


Comincia da qui il lungo incontro con Federico Rampini, giornalista e scrittore, corrispondente di Repubblica da New York. L’autore ha presentato il suo ultimo libro, Il tradimento (Mondadori, 2016), nella Sala conferenze del Dipartimento di Giurisprudenza di Taranto. Una presentazione sui generis, una complessa analisi dello scenario politico ed economico occidentale, condotta tra citazioni ad altri scrittori e alle loro opere.

#Pillole d'autore - Le emozioni osteggiate dell'avvocato Malinconico

Sono contrario alle emozioni
di Diego De Silva
Einaudi, 2014


pp. 170 
€ 11,00



Sono contrario alle emozioni è un'opera sostanzialmente inutile: non c'è una trama vera e propria, non c'è uno sviluppo narrativo, non c'è una neppure reale evoluzione del personaggio. Proposto come terzo romanzo della saga dell'avvocato Vincenzo Malinconico, il testo non si configura davvero come romanzo, non riprende le fila dei precedenti, né le sviluppa. Eppure. Eppure, Vincenzo Malinconico ne è il protagonista, perfettamente riconoscibile nelle sue idiosincrasie, nel suo pensiero caustico e a tratti politicamente scorretto, nel suo divagare mentale e volere aver sempre l'ultima parola, nell'onestà intellettuale che lo porta a volte a riconoscere la ragione altrui piuttosto che la propria, nel suo altalenare emotivo. In cura da un terapeuta che osteggia energicamente ad ogni seduta, ribaltandogli in faccia ogni domanda e ogni osservazione, Malinconico vuole e non vuole risolvere i propri problemi, che sono tanti e vari. Soprattutto, mai ammesso fino in fondo, il problema di lei, che se n'è andata e l'ha lasciato in un pantano di sentimenti da cui è difficile liberarsi. Mentre si dibatte nell'incertezza della propria situazione, Vincenzo pensa e scrive, scrive e pensa: ogni elemento della quotidianità è buono per riflettere sull'esistenza, dalle canzonette degli anni '70 all'abbattimento delle palme sul lungomare, dai film sui supereroi alle facce degli individui incrociati per strada. E quella che può sembrare un'opera magmatica e informe, non soltanto diventa specchio perfetto della psicologia di un personaggio amatissimo, ma si apre a tratti in considerazioni profonde e illuminanti. Sconsigliato a chi non abbia già conosciuto e apprezzato Non avevo capito niente (ne abbiamo parlato qui) e Mia suocera beve, Sono contrario alle emozioni deve essere letto da chi non è mai stanco di Malinconico, da chi adora sentirlo sproloquiare e si trova immancabilmente a ridere in pubblico seguendo il filo, solo apparentemente sconclusionato, dei suoi pensieri. Deve essere letto da chi, ogni volta, non può fare a meno di pensare che Vincenzo Malinconico è uno di noi.

sabato 16 settembre 2017

Scrittori in ascolto - attimo di grazia e scrittura in compagnia di Elizabeth Strout

Elizabeth Strout e Debora Lambruschini
Elizabeth Strout
In casa editrice Einaudi, 11 settembre 2017


Un romanzo meraviglioso, un’autrice premio Pulitzer brillante e generosa, una manciata di blogger e giornalisti che hanno avuto il privilegio enorme di conversare con lei: lunedì scorso, ospite in casa editrice Einaudi, sono rimasta completamente stregata da Elizabeth Strout, in Italia per presentare il suo ultimo romanzo, l’intenso Tutto è possibile.
Vi racconterò del suo punto di vista sulla storia, dello spiraglio sulla scrittura che ci ha regalato, delle influenze e dei sentimenti che si legano ad ogni nuovo libro da scrivere; ma, prima di tutto, voglio ricordare l’emozione fortissima di trovarsi di fronte ad uno dei miei idoli letterari e restare completamente rapiti dal piacere di una conversazione brillante e, soprattutto, dall’umiltà, dalla generosa affabilità con cui si è intrattenuta con questo gruppo in evidente soggezione di fronte ad una delle scrittrici americane più importanti della sua generazione.
Non è la prima volta che ho il piacere di incontrare scrittori, italiani o stranieri, e discutere con loro di scrittura e vita, ma raramente ho avuto così forte come nel caso di Strout la sensazione di genuino interesse per ciò che i lettori – perché in fondo noi, prima di tutto, siamo lettori – pensano delle sue storie, e una così calda umanità che per un attimo permette di dimenticare il personaggio pubblico, la scrittrice pluripremiata, il tour promozionale, e riconoscere semplicemente la persona.

Sfumature di rosa sul lago


Bello, elegante e con la fede al dito
di Andrea Vitali
Garzanti, 2017


267 pp.
18,60 € (cartaceo)
9,99 € (ebook)



Una volta, non ricordo esattamente dove, lessi di questo paragone, che mi sembrò davvero calzante: cominciare un nuovo romanzo assomiglia al momento in cui si entra in mare; all'inizio, piano piano, ci si bagna solo i piedi, per prendere confidenza con la temperatura dell'acqua, poi si entra sempre di più, gambe, pancia, schiena... fino a che ci si lascia andare completamente tra le onde. Lo stesso avviene per un nuovo libro: prima, piano piano, si prende confidenza con la nuova storia, si conoscono i nuovi personaggi, e poi, finalmente, ci si lascia andare facendosi portare dal ritmo della narrazione. Ecco, invece con i libri di Vitali succede esattamente come, avete presente?, come quando ci si tuffa da un trampolino o da una barca... un salto, un attimo solo e si è già nel blu. Basta leggere le prime righe e si è già immersi nella storia. E questo capita sia ai lettori di vecchia data che, immediatamente, si ritrovano sulle rive del lago di Como, tra i personaggi che, seppur con nomi diversi, sembrano (e sono) abitanti dello stesso paese. Quelli appena lasciati nel libro precedente. Ma capita anche a chi si accosta a un suo romanzo per la prima volta (che raramente sarà poi l'ultima).

venerdì 15 settembre 2017

Viaggio tra le contraddizioni dell'India: il ritorno di Arundhati Roy, tra Storia e piccole storie

Il ministero della suprema felicità
di Arundhati Roy
Guanda, 2017

Traduzione di Federica Oddera

€ 20
pp. 496 


"Il problema dei soggiorni a Dachigam era il loro effetto devastante sulla determinazione. Quel posto metteva in evidenza la futilità dell’intera faccenda. Dava l’impressione che in realtà il Kashmir appartenesse a quelle creature. Che nessuno di coloro che se lo stavano contendendo – kashmiri, indiani, pakistani, cinesi (…), e nemmeno pahadi, gujjar, dogra, pashtun, shin, abitanti del Ladakh, balti, gilgiti, puriki, wakhi, yaskhun, tibetani, mongoli, tatari, mon, khowar -, che nessuno di noi, santi o soldati, avesse il diritto di rivendicare per sé la bellezza davvero paradisiaca di quel luogo."
A più di vent’anni dal suo primo romanzo, Il dio delle piccole cose (1996), Arundhati Roy torna a catturare il lettore con Il ministero della suprema felicità. Come vent’anni fa, la scrittrice indiana è in corsa per il Man booker prize – con un validissimo candidato.

Il nuovo romanzo arriva dopo una lunga pausa dalla narrativa, ma non dalla scrittura: gli anni Duemila hanno visto Roy divisa tra libri di non fiction e giornalismo militante: i suoi obiettivi erano e sono l’industrializzazione e la globalizzazione selvagge, la corsa al nucleare, la guerra e il terrorismo, il sistema delle caste, l’occupazione del Kashmir. A spiegare cosa l’abbia convinta a tornare alla fiction è stata la stessa autrice, durante un’intervista al Nourse Theatre di San Francisco[1]: «La destra nazionalista è andata al governo in India e a quel punto per me restare in silenzio è diventato un lusso che non potevo più permettermi, perché avrebbe significato approvare le loro scelte.»
E così Il ministero della suprema felicità è un libro-denuncia dello status quo, un condensato di esperienze, reso intrigante dalla forma narrativa e dalla particolarissima penna di Roy. Lo compongono tre complesse storie, con personaggi disparati che si incontrano in maniera casuale, inaspettata; come i vicoli di Delhi (le sue «rughe») e i suoi cavalcavia (i suoi «capelli» di cemento), quando senza preavviso si passa dallo scintillante quartiere “bene” alla più misera delle periferie.

"Romanzo 11, Libro 18": l'esistenzialismo norvegese di Dag Solstad

Romanzo 11, Libro 18
di Dag Solstad
Iperborea, 2017

187 pp.
€ 16,50




Cosa resta della vita di una persona quando la spogliamo di ambizioni, affetti, afflato religioso, passioni? Cosa succede, cioè, nella vita di una persona quando scompare il senso delle cose, quel quid che spinge a prendere decisioni e compiere azioni secondo scopi e obiettivi? La risposta è al contempo semplice e annichilente: succede che, qualsiasi cosa si faccia, tutto risolta ugualmente piatto e incolore. L'esistenza diviene indifferenza.
È l'indifferenza, insieme all'altro grande abisso dell'umanità costituito dalla solitudine, il tema centrale di Romanzo 11, Libro 18: quella stessa indifferenza che nella Nausea di Jean-Paul Sartre fa dire al protagonista Antoine Roquentin «è strano che tutto mi sia ugualmente indifferente: è una cosa che mi spaventa». Ma mentre nella Nausea questa indifferenza emerge in tutta la sua drammaticità, nel romanzo di Solstad rimane una nenia di fondo, un white noise che disturba tutte le comunicazioni dalla prima all'ultima pagina.