domenica 30 luglio 2017

#CriticaNera - Alessio Piras, "Nati in via Madre di Dio"

Nati in via Madre di Dio
di Alessio Piras
Fratelli Frilli Editori, 2017

pp. 180

€ 10,12 formato cartaceo
€ 4,99 formato elettronico





"Bel destino quello dei genovesi. Se resti, devi combattere tutta la vita con la terra che ti scivola da sotto i piedi, con lo spazio che non c'è, chiuso. Se te ne vai, è per mare perché così ci ha insegnato la Grande Madre. E allora Genova ti guarda e ti cerca tra le onde del Mediterraneo e quando ritorni la distingui, da lontano, non puoi sbagliarti. Una macchia bianca di case che casca letteralmente nelle acque marine."
Un delitto, un'indagine, la scoperta di verità nascoste, la soluzione. Questo è il percorso seguito da Alessio Piras nella stesura del suo secondo romanzo, Nati in via Madre di Dio, uscito nelle scorse settimane per i tipi di Fratelli Frilli.
Un noir ben strutturato, interessante e coinvolgente al punto giusto, non c'è dubbio. Una trama insolita, che riprende la collaborazione fra il commissario Pagani e il professor Marino, il docente universitario da poco rientrato a Genova dopo molti anni trascorsi a Barcellona, personaggi già conosciuti nel precedente Omicidio in piazza Sant'Elena.
Ancora una volta, teatro della vicenda è Genova, questo lembo di terra intrappolato fra il mare e la collina alle spalle, in qualche modo costretto alla grandezza storica per non scomparire. Una città, una Repubblica Marinara, un luogo mitico che sembra afflitto da quel paradosso che Eduardo Lourenço, riferendosi al Portogallo e alla sua storia, definisce iperidentità, quella condanna a esser grandi ma solo dall'altra parte del mondo: un popolo - i genovesi, così simili ai lusitani - gravato, proprio per questo motivo, da una saudade ormai acquisita geneticamente. Una città in parte sparita, cancellata negli anni della cementificazione selvaggia e incosciente che a ogni acquazzone presenta il conto.

E tra i pezzi della Genova sparita c'è anche la via Madre di Dio, quella parte della città in cui sono cresciuti, negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, i protagonisti della storia che fa da sfondo al romanzo. Roberto, Aldo, Antonio e Giobatta, quattro adolescenti che nel '44 si uniscono alle formazioni partigiane arroccate sulle colline liguri: troppo giovani per combattere, vengono incaricati di fare da staffetta tra le varie postazioni nascoste nei boschi. Durante una missione, tre di loro assistono, non visti, al tradimento messo in atto da un partigiano della loro formazione, che rivela ai tedeschi le posizioni in cui i compagni si nascondono.
I ragazzi riportano la notizia al comandante e gli eventi prendono una direzione inevitabile, lasciando uno strascico di ferite inguaribili, causate dai sensi di colpa per la morte di quel partigiano traditore che tuttavia era una persona cui i quattro erano molto legati, e per le verità taciute o rivelate a metà negli anni successivi al fatto.

Nati in via Madre di Dio è un viaggio fra l'oggi, in cui ha luogo l'indagine di Pagani e Marino, e gli anni della guerra, rivisti attraverso i diari di uno dei ragazzi, in cui si svolge la vicenda che genera poi il delitto oggetto dell'indagine stessa. Come già detto, sfondo dell'indagine è Genova, che viene descritta minuziosamente negli angoli più nascosti e affascinanti, ma soprattutto esprime quella caratteristica di "mondo piccolo", pregio e difetto allo stesso tempo, che rende impossibile (provvidenzialmente, direi) il passaggio da cittadina di provincia a grande metropoli.

La Resistenza è un altro dei temi del romanzo, che Alessio Piras presenta in modo oggettivo e analitico, con mano quasi fenogliana, tralasciando i toni enfatici e celebrativi ma mettendo in luce le contraddizioni di un evento umano, ontologicamente soggetto a difetti nelle dinamiche ma indiscutibile nei valori e nelle motivazioni, giacché, parafrasando un po' uno che di Resistenza se ne intendeva, oltre il ponte c'era comunque l'alternativa al Male assoluto.

Un ottimo noir, quindi, narrato con piglio dinamico, profumato di basilico e ricchissimo di rimandi alla cultura ligure, sublimata dalla tradizione culinaria e dalle tante citazioni musicali; e poi, anche in Nati in via Madre di Dio è presente il coro shakespeariano che introduce la vicenda, lasciando lo spazio agli eventi e ripresentandosi al termine della storia, per il congedo dal lettore. Speriamo sia solo un arrivederci.

Stefano Crivelli


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