giovedì 4 agosto 2016

#CriticaNera - "Omicidio in Piazza Sant'Elena", l'esordio di Alessio Piras

Omicidio in Piazza Sant'Elena
Genova, Pagani e Marino indagano

di Alessio Piras

Fratelli Frilli Editori, 2016

pagine 155


Lo dichiaro subito: Alessio Piras è un collega redattore di Critica Letteraria ma in special modo un amico carissimo, quindi recensirne il romanzo d'esordio si appresta ad essere un compito che fa tremar le vene e i polsi, perché un eventuale giudizio negativo potrebbe ripercuotersi, ovviamente, sui rapporti personali.

Per fortuna il pericolo è scongiurato, perché l'amicizia è salda ma soprattutto perché il giudizio su Omicidio in Piazza Sant'Elena non può che essere positivo, anzi positivissimo.

Romanzo noir, come si evince dal titolo, quindi ci sono un delitto, un'indagine e una soluzione. Tutto qui, no? E invece c'è anche molto di più.


La trama ruota intorno all'omicidio di un giovane tossicodipendente: un delitto come tanti che finirebbe archiviato se non fosse che il ragazzo è figlio di una conoscente di Lorenzo Marino, ricercatore rientrato da Barcellona a Genova dopo molti anni per assumere un incarico di docenza presso l'università. Una serie di coincidenze e la caratteristica di "mondo piccolo" della città della Lanterna fanno sì che il filosofo Marino si trovi ad affiancare il commissario Pagani nelle indagini, contribuendo alla soluzione del caso.

Come dicevo, trama semplice eppure arricchita da tantissimi elementi interessanti. In primo luogo le dinamiche narrative, con una gestione del tempo apparentemente sconnessa ma in realtà efficace per l'immersione nella vicenda: compito del lettore è riportare il Tempo della Storia e il Tempo della Narrazione su un normale piano cronologico, come a dipanare una matassa (uno gnommero gaddiano) o, meglio ancora, a ricostruire qualcosa di solido con dei mattoncini sparsi in modo disordinato. Degna di nota è la figura del Narratore, che si rivela all'inizio parlando in prima persona e presentando il personaggio principale per poi svanire dietro le quinte riemergendone solo al momento dell'epilogo, come il Coro in un dramma shakespeariano.

Non solo un giallo, quindi, ma un narrato che trasuda letteratura: Pessoa, Sciascia, De André, Gabo, gli spagnoli contemporanei. E anche una dichiarazione d'amore per Genova da parte di un genovese avvilito e indignato per lo scempio che anni di gestione politico-amministrativa incapace, superficiale e connivente hanno fatto della città. Lo stesso discorso vale per l'ambiente universitario, feudo di baroni inamovibili e assistenti servili, dove non ci sono soldi per iniziative culturali né possibilità di carriera ma tutto è immobile e cristallizzato. La "più meridionale delle città del nord, a cominciare dai servizi" è lo specchio di un Paese a rischio di collasso, che il protagonista del romanzo ritrova dopo anni di lontananza come l'aveva lasciato, nonostante molte cose siano cambiate: una realtà gattopardesca che Lorenzo (anzi, Lorenzo/Alessio) accetta, seppure a malincuore, proprio per amore verso la città e tutto ciò che per lui rappresenta. Inevitabile il confronto fra Genova e Barcellona, gemelle diverse che condividono caratteristiche simili ma con una diversa capacità di sviluppo e di apertura al mondo.

Un esordio eccellente, un romanzo solido nella struttura e scorrevole nella leggibilità, mai banale, intrigante per i tanti, più o meno evidenti riferimenti letterari, ben inquadrato nella storia dell'Italia degli ultimi vent'anni e anche affascinante per le numerose descrizioni della città e del territorio, perfettamente inserite nel testo. La strada per il secondo romanzo è tracciata.

Stefano Crivelli

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