venerdì 3 febbraio 2017

#CriticaNera - Poliziotti spezzati: "I Bastardi di Pizzofalcone" di Maurizio De Giovanni

I Bastardi di Pizzofalcone
di Maurizio De Giovanni
Einaudi, 2016

pp. 355
€ 14,50

Nonostante il titolo di questo romanzo sia lo stesso della serie, in realtà l'ispettore Lojacono era già apparso in un libro precedente, Il metodo del coccodrillo: non comparendo però gli altri componenti del gruppo dei Bastardi e non essendo ambientato nel commissariato di Pizzofalcone, esso può essere considerato un prequel della saga trasposta sul piccolo schermo con Alessandro Gassmann nel ruolo del protagonista.

Lojacono è un poliziotto siciliano trasferito a causa delle parole di un collaboratore di giustizia che lo accusa di connivenza con la mafia. Giunto a Napoli sembrava destinato a passare il resto dei suoi giorni in ufficio, lontano dalla strada e dalle indagini. Aver risolto il caso del Coccodrillo (di cui si parla appunto nel romanzo sopra citato) ha in parte riabilitato il suo nome, ma lo ha anche reso antipatico ai colleghi che non hanno saputo fare meglio dell'ultimo arrivato. Il suo superiore è stato quindi ben felice, appena se ne è presentata l'occasione, di mandarlo ad un altro commissariato, quello di Pizzofalcone; si tratta di un distretto piccolo ma molto popoloso che comprende parte dei Quartieri Spagnoli e arriva al lungomare. Dopo che l'arresto di alcuni sbirri corrotti ha reso necessario un rinnovamento dell'organico, Pizzofalcone è diventato la meta degli indesiderati dagli altri commissariati. Reietti come Lojacono. Bastardi, appunto.
Rispetto al romanzo in cui ha esordito, l'ispettore è cambiato, come se il successo nel caso precedente e una probabile decisione di De Giovanni di delineare in maniera ulteriore il suo protagonista abbiano innestato su una base già impostata nuove caratteristiche. Se rimane di fondo una certa indifferenza rivolta al giudizio del prossimo e alle incombenze del mestiere, a colpire è una inedita vivacità che al suo ingresso nel nuovo posto di lavoro si declina in animosità, scontrosità verbale che accentua il conflitto col chi incontra (colleghi compresi) e che in seguito si trasforma in una rinnovata volontà di fare bene il poliziotto dopo l'indolenza del periodo successivo al suo esilio da Agrigento. Finalmente tornato sul campo, Lojacono dimostra tutte le sue capacità investigative.
La squadra con cui si trova a combattere il crimine viene presentata come il resto dei personaggi attraverso brevi capitoli: sono ritratti molto ben fatti, quelli di De Giovanni, che soltanto seguendo per qualche momento le vite dei protagonisti riesce a renderli fortemente veri. I Bastardi di Pizzofalcone sono poliziotti complicati, molto umani; l'autore li avvicina con eleganza riuscendo a metterne in luce la psicologia senza nulla aggiungere al racconto delle loro azioni e dei loro pensieri: c'è Ottavia Calabrese, l'informatica del gruppo, dipinta con tratti originali nel suo rapporto col marito affettuoso e il figlio autistico, che odia entrambi; Francesco Romano, detto Hulk, che fatica a contenere i suoi scatti d'ira, un violento consapevole del proprio problema; Giorgio Pisanelli, la voce storica del quartiere, che nelle mura di casa nasconde un dolore infinito. Ci sono poi Alessandra Di Nardo detta Alex, agente assistente con la passione per le armi e l'ingombrante presenza nella sua vita di un padre generale in pensione e Marco Aragona, un giovane spericolato in auto e con in testa troppi film polizieschi.
Con questo ricco repertorio De Giovanni intesse un canto sommessamente dolente, senza picchi tragici ma che si fa carico delle difficoltà della vita. Esemplare il caso di Ottavia: il racconto dell'attimo in cui il possibile annegamento del figlio autistico in piscina le fa pensare ad un'esistenza finalmente libera è narrato con delicatezza e tocca il lettore proprio per l'assenza di patetismo, per la forza di verità che trasmette. Allo stesso modo, lo scrittore non fa di Francesco Romano, il marito violento, uno stereotipo buono per un romanzo a tema ma gli dona invece un'umanità che non serve a giustificare le sue azioni ma a rendere il personaggio reale e ad affrontare l'argomento senza banalizzarlo chiudendolo in frasi fatte per renderlo più docile. I guai sul lavoro sono in realtà aspetti secondari: è nella loro esistenza che tutti i Bastardi di Pizzofalcone hanno problemi e sono questi a renderli così interessanti.

Neanche il tempo di ambientarsi che già arriva il primo caso da affrontare: la moglie di un notaio è stata trovata morta a casa sua, uccisa da un colpo in testa inferto con una di quelle sfere che contengono neve finta. Il marito era via, ma è nota la sua relazione extraconiugale con una rossa avvenente; che si tratti di un delitto passionale?
Io gli direi che la colpa di tutto è l'amore. Che ci si mette di traverso sulla strada dell'amore corre sempre un grosso rischio. Perché l'amore è forte, e quando va verso il mare non conosce ostacoli e travolge e abbatte e frammenta, e si porta via i pezzi.
Come nel primo volume, la voce narrante dà spazio a vari personaggi: è in terza persona (tranne alcuni casi in cui si fa uso del discorso diretto) ma contiene il punto di vista della persona che sta seguendo, così i commenti inseriti nella prosa derivano dai pensieri di chi è in quel momento al centro della scena. Anche quando fanno solo un'apparizione fugace tutti i personaggi riempiono il romanzo di scampoli di vita, esistenze che compongono un mosaico penetrante. Tra queste figure c'è l'irresistibile Donna Amalia, che innesca una seconda indagine relativa ad una ragazza che sembra essere tenuta prigioniera nel proprio appartamento. Anche in questo caso, lo scrittore sceglie una soluzione dell'enigma originale che evita i cliché e va ad approfondire il carattere dei personaggi.

Vista la situazione, dalla risoluzione del caso d'omicidio dipende anche il destino del commissariato di Pizzofalcone, ancora sotto minaccia di chiusura se non dimostra la sua utilità portando a casa risultati. Sembra proprio un caso di corna, ma la svolta finale confermerà l'interesse non banale di De Giovanni per i tormenti dell'animo umano. Come spesso capita in questo genere di romanzi, più che la scoperta di come sono andate le cose conta l'atmosfera evocata dalle pagine e il modo in cui i personaggi riescono a parlarci delle loro difficoltà, che ce li fanno sentire vicini. In ogni caso, è dalle indagini “laterali” che arrivano i colpi di scena più gustosi; quasi all'ultima pagina ci aspetta infatti una rivelazione che colpisce inaspettata e geniale, da vero maestro del genere. Ed è solo l'inizio di una lunga serie.


Nicola Campostori

0 commenti: