giovedì 15 maggio 2014

Scoprendo i Flipback Mondadori

Per farsi un'idea dei Flipback bisogna tenerli in mano, toccarli e sfogliarli. Nei giorni scorsi ho letto articoli con pareri discordanti sulla nuova 'collana' - termine che va usato con una certa cautela - Mondadori. Partivo un po' scettica, lo ammetto, ma anche curiosa di scoprire com'è leggere un libro che si apre 'in verticale' ed è più piccolo del mio smartphone. 

Abbiamo incontrato Antonio Riccardi e Marco Rana alla Libreria Mondadori di via Marghera a Milano; ci hanno raccontato l'idea che sta dietro a questo prodotto, provando a farci entrare dentro una diversa concezione di fruizione letteraria. 
Partiamo da una precisazione di metodo: dicevo poco sopra che la denominazione di 'collana' va usata con una certa prudenza perché forse è più appropriato parlare di 'formato'. I Flipback non sono un prodotto che genera un catalogo alla maniera delle storiche collane della casa editrice, come gli Oscar. Da un punto di vista strettamente formale, questi libri costituiscono una svolta: dentro un singolo foglio sta uno specchio di pagina che, secondo le tradizionali regole tipografiche, non entrerebbe in quel formato. La loro principale caratteristica industriale è la duttilità: hanno un'incredibile capacità ergonomica e stanno in una tasca (recuperano in questo modo il senso letterale del termine 'tascabile'). La legatura non è fissata al dorso come in una normale brossura, il che consente di aprire il volume con una semplicità che altre forme industriali non permettono. 
I Flipback sono stampati e confezionati in Olanda da Jongbloed. Prima di sfogliarne uno non immaginavo la grande cura del dettaglio e la qualità della confezione e dell'impaginazione. La carta è estremamente piacevole al tatto, ricorda quella di certi libri da collezione.

In formato Flipback sono usciti finora dieci titoli, gli autori sono scrittori di punta della scuderia Mondadori. Tra i nomi: Grisham, Mazzantini, Volo, Brown, Cornweel, Bianchini. Sono attesi tra maggio e settembre anche Orwell, Guccini, Grossman, E.L James... I testi scelti hanno avuto successo nel mercato e ora sono riproposti in chiave nuova. I nomi e i generi sono volutamente diversi al fine di osservare i comportamenti dei lettori, capire cosa sceglieranno. I Flipback in Italia sono un esperimento: la casa editrice prenderà il polso delle esigenze di lettori che probabilmente non conosce ancora bene, di nuove possibili modalità di consumo. 
Come ha specificato Marco Rana, hanno "funzione additiva", cioè nascono con l'obiettivo di consegnare un contenuto in forme potenzialmente sempre diverse. L'ufficiale e la spia di Robert Harris, per esempio, uscirà contemporaneamente in tre formati: ebook, hardcover e Flipback. 
Continua ancora Rana: "Lo zenit orientativo resta comunque il contenuto", che il mondo contemporaneo impone di veicolare in modi sempre nuovi. 
Questa propensione alla sperimentazione è una componente storica del DNA della Mondadori, sin dai tempi delle collane degli anni '30 (I Gialli, Medusa, Biblioteca romantica) e poi degli anni '50 e '60 (Urania, Oscar). Già allora intellettuali come Rusca e Borgese si posero con estrema decisione l'obiettivo di adattare i contenuti in funzione dei diversi pubblici di riferimento e furono pionieri in questo.


Riccardi e Rana hanno raccontato il duplice valore dei Flipback. Da un lato 'spirituale': in un momento di impasse del sistema editoriale italiano, l'ingresso di un prodotto diverso dà la sensazione di poter intraprendere nuove strade, il coraggio di concepire i libri in forme materiali sempre nuove, magari con l'uso di materie prime diverse da quelle solite. 
Il secondo è un valore di mercato e di prodotto: il nuovo formato potrebbe essere una reazione, una rivincita dei libri, ormai assediati nelle librerie da merceologie diverse. Questo è un prodotto "interstiziale", come ha aggiunto Rana, che va a occupare uno spazio nuovo e che ammicca all'estetica tecnologica. Sono un po' gli smartphone del mercato librario, perfetti per stare in una borsa ed essere letti in mobilità. 

Devo ancora capire cosa leggerò in formato Flipback ma sicuramente lo farò perché sono curiosa di provare. Alterno già carta e digitale e non mi dispiace l'idea di un'ulteriore differenziazione. Magari inizierò rileggendo Orwell, come mi promettevo di fare da tempo.
Ogni lettore misurerà le caratteristiche dei Flipback sulle proprie esigenze personali e sulle proprie abitudini ma quel che resta è il valore della progettualità e della sfida che mi sento di premiare. 


Claudia Consoli



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