«Non sono cose che si possono cambiare», sentenzia Vincenzo, la voce ancora più grave di prima.Tonio si risiede. «Anche star seduti a far niente, non si può».«Ti diranno che devi stare zitto e che ti devi fermare. E tu lo devi fare. Non c'è tanto da fare discussioni». (p. 84)
Si può essere prigionieri del proprio paese, della famiglia, di quello che gli altri pensano? Questa domanda affiora più volte durante la lettura di Duramadre, il secondo romanzo di Erica Cassano, edito da Garzanti come La Grande Sete (2025).
Nelle prime pagine, facciamo la conoscenza di Celeste, una maestra non più giovanissima, che ha sempre saputo difendere la propria indipendenza; eppure, per amore, adesso sta andando a vivere sotto lo stesso tetto con la famiglia del fidanzato, Tonio. Ha lasciato la sua città, Napoli, alla volta di un paesino dell'entroterra calabrese: non conosce nessuno, a parte lui, e dunque deve ricominciare daccapo. Ma questo non la spaventa: Celeste è determinata, anche perché pensa che un giorno lei e Tonio si sposeranno e quella potrebbe diventare la sua nuova quotidianità.
Non immagina quale pessima accoglienza riceverà: Laura, la "dura madre" di Tonio, è una donna che ha riaccettato in casa il marito Vincenzo dopo che l'uomo aveva dato scandalo lasciando la famiglia, ma non lo ha mai davvero perdonato. «Quella donna è un enorme pallone che riempie la casa e ingombra ogni spazio» (p. 110), pensa Celeste della sua futura suocera, in un momento di particolare vergogna. Laura, insomma, non fa niente per celare la sua disapprovazione: non vuole che Celeste sia lì, e non solo perché non è ancora sposata con Tonio; è convinta che non sia la donna giusta per lui, e dunque la fa sentire un'ospite sgradita. D'altro canto, anche gli altri in famiglia non mostrano attaccamento né apertura sincera, però Tonio è molto legato alle sorelle e al fratello, per cui Celeste cerca di adattarsi e inserirsi.
Anche a scuola la situazione non è migliore: il primo giorno, Celeste trova in classe solo una studentessa; qualcosa ha fatto pensare alle famiglie che facessero meglio a tenersi i figli a casa. Passare di casa in casa, bussare e andare a caccia del motivo per cui è stata screditata prima ancora di arrivare lì è solo il primo passo. Essere accettata e addirittura stimata è un percorso in salita, da fare solo e unicamente dando fondo alla pazienza e sapendo che tanti non capiranno la modernità di Celeste, il suo desiderio di indipendenza. Tonio – che si è innamorato di lei anche per questo quando l'ha conosciuta in un paese lontano, entrambi supplenti e a pigione nella stessa casa – non sembra lo stesso: nel suo paese tentenna, fortemente influenzato dalla sua famiglia e dal parere della gente. Eppure da un lato Tonio vorrebbe mostrare chi è veramente, fare qualcosa per cambiare le cose, come candidarsi alle elezioni.
Quella di Tonio e Celeste sembra una storia incompresa da chi hanno attorno; non bastano i sentimenti, sembra che il giudizio altrui possa soffocare la loro relazione. Anche un segreto mai confessato, che noi lettori intuiamo piuttosto bene dalle prime pagine, rischia di minare le basi dell'amore. O forse no. È con questo dubbio, che si fa via via apprensione, che seguiamo la vicenda di una donna a caccia di una serenità che non può trovare nel nuovo paese, ma deve cercare dentro di sé e dentro la sua relazione.
In un dopoguerra che si prepara al boom economico e al tempo stesso fa i conti con le tradizioni, anche quelle più stagnanti, Duramadre narra per contrasto una relazione già moderna, fuori dagli schemi e dagli stereotipi. E proprio per questo è bersaglio di tutti.
Con la giusta attenzione agli equilibri tra narrazione, riflessione e parti dialogiche, Erica Cassano porta in un romanzo storico che è sentimentale, sì, ma che ribadisce anche quanto sia fondamentale ricordarsi che nessun compromesso in nome di una relazione può farci rinunciare a noi stessi e alla nostra libertà.
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