di Marie NDiaye
Prehistorica, 2025
Traduzione di Antonella Conti
pp. 200
€18 (cartaceo)
- Un corvo, qui a Parigi, che strano, esordì con prudenza Robert-- Giuro che io non c’entro nulla, fece lei. Chiuse gli occhi, cercando di ricomporsi. Robert sembrava interdetto.- Sicuro che non c’entri! E poi, sai che non credo a… (95)
- Andrà tutto bene, dissi ancora, inutilmente, alle mie figlie avvinte dallo schermo.Ma non era doveroso consolare i propri figli quando un padre andava via di casa, confortarli e amarli con ancor maggiore tenerezza? Mi era sempre sembrato che Maud e Lise vivessero costantemente in un mondo ipotetico e lontano, quello della loro gloria futura, dove gli incidenti del presente non trovavano posto, anzi dovevano essere considerato con distacco o disprezzo e spazzati via con un bel gesto. (p. 62)
Due storie si svolgono in parallelo da questo punto. Da un lato Lucie, usando i suoi poteri per localizzare il marito, si mette sulle su e tracce e al contempo affronta il tema della maternità e del rapporto con le sue figli: amarle significa anche rischiare che, una volta trasformate in uccelli, amino troppo la libertà per fare ritorno. Dall'altro lato, Lucie si prefigge di far incontrare i suoi genitori, ormai separati, per un weekend di riconciliazione. Ecco che diversi piani di filiazione si uniscono: si può essere figlie e madri allo stesso tempo, e non aver ancora compreso del tutto come essere sia l'una che l'altra.
I poteri magici, comunque, causano trambusto nella vita di Lucie. In primis, i suoi poteri non si sono mai sviluppati abbastanza: per guardare nel futuro e indovinare cosa porterà, deve applicarsi con uno sforzo notevole per non vedere altro che immagini sfocate. Sua madre, invece, era una grandissima strega, dai poteri sconfinati che però ha sempre represso. Il motivo dietro queste potenzialità frustrate è da cercarsi proprio negli uomini accanto a Lucie e sua madre: tutti quanti, Pierrot, il padre di Lucie e il nuovo compagno della madre rifiutano di accettare il lato potente e mistico delle loro mogli, e, quelle rare volte in cui se ne accorgono, reagiscono con rabbia e disgusto, o a volte totale indifferenza.
La stregoneria diventa allora una metafora del potere femminile da cui certi uomini si sentono minacciati, e che entra nel mirino del loro odio. E quando la protagonista si chiede, "perché, mi domandavo, non ero tagliata per essere una brava strega? Cos'era che mi mancava, la forza di volontà, la furia, la rabbia?" (p. 144), non si sta forse chiedendo anche perché abbia accettato di farsi piccola e non ribellarsi alla struttura opprimente e patriarcale che già aveva represso precedenti generazioni di donne nella sua famiglia. Per questo le due figlie di Lucie, dapprima scettiche su quell’arte tutta femminile, arrivano in breve tempo a maneggiare con abilità i loro poteri, e a librarsi nell’aria sotto forma di uccelli, liberi da qualsiasi costrizione.
Chi ero io per quelle cornacchie? Chi ero io per le mie figlie, ancora affettuose nei miei confronti, certo, ma già talmente esperte in veste di streghe che dovevano senz’altro provare una sorta di sdegnosa indifferenza per la loro madre poco talentuosa? […] Mi venne da pensare che, iniziando Maud e Lise ai poteri, avevo solo affrettato il momento in cui si sarebbero staccate da me, animate dalla loro volontà di potenza (p. 115)
La strega di Marie NDiaye è un romanzo breve ma esplosivo, che racconta con parole giuste e uno stile che gioca con l’ambiguo e il fantastico, i sacrifici a cui troppe donne ancora si sottopongono per il bene dell’unità matrimoniale e familiare. Ma mettere da parte sé stesse non può durare in eterno. Cosa succede quando il castello di sabbia crolla, e al suo posto non restano che ceneri e illusioni? Cosa succede quando lo sguardo ignavo del marito si posa sulla coda da serpente della madre di Lucie, scatenando in lei un senso di protezione e vendetta?
Uscito per la prima volta in Francia nel 1996, La strega, portato in Italia da Prehistorica editore, è stato nominato tra i candidati per il Booker prize 2026. A distanza di trent’anni dalla sua pubblicazione originale, questo romanzo rappresenta i rapporti di genere e una genealogia al femminile potente, e in grado di mandare un messaggio forte alla società di ieri come a quella di oggi: le streghe sono tra di noi, e mettere a tacere i loro poteri è impossibile.
Michela La Grotteria
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