Camilla consiglia
Tennis Partner di Abraham Verghese (Neri Pozza)
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Perché: da questo romanzo di Verghese ci si aspetterebbe un percorso di guarigione e rinascita, che avviene. Ma parzialmente. Ci sono colpi di scena e addii dolorosi, insperati e inaspettati.
A chi: consiglio questo romanzo a chi ama le storie ampie e di largo respiro, a chi si affeziona ai personaggi ma sa lasciarli andare. Non per i deboli di cuore.
Carlotta consiglia
Tre nomi di Florence Knapp (Garzanti)
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Perché: leggere questo romanzo è stata una piacevole scoperta. Gli esordi difficilmente sono così potenti e coinvolgenti, ma questa autrice è riuscita nell'intento di sorprendermi, narrando una storia delicata e amara sul peso delle nostre scelte. Saremmo gli stessi con un altro nome? Una storia che tiene incollati alle pagine e che fa riflettere sul senso stesso della nostra esistenza, immaginando tre scenari alternativi possibili in cui uno stesso bambino ha "tre nomi" diversi.
A chi: a chi crede che la violenza psicologica sia grave e feroce quanto quella fisica e che non sempre si abbia la forza di decidere il meglio per se stessi e per i propri cari, ma anche in tempi bui e in situazioni instabili, si abbia sempre la speranza di riuscire a farlo.
Claudia consiglia
La foto mi guardava di Katja Petrowskaja (Adelphi)
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Perché: è un libro dal genere indecifrabile. Si ricollega all'antica forma dell'ecfrasi – cioè la descrizione verbale delle opere d'arte visive (in cui storicamente la parola rivaleggia per virtuosismo con l'espressione dell'immagine) – ma che si rinnova dall'interno con forza per la sua capacità di dialogare con le varie dimensioni del contemporaneo. Si tratta di una raccolta di cinquantasette racconti che sono sostanzialmente ecfrasi di fotografie: ogni testo entra in dialogo con una foto, la descrive, ce la porge come fosse un regalo. Le parole originano in modo diretto dalle immagini, nello spirito di una divagazione letteraria che a volte ci culla nel ricordo di vite lontane, altre risveglia bruscamente la nostra coscienza. Alcuni scatti arrivano dall'archivio di famiglia di Petrowskaja, altri sono stati scoperti per caso in un mercatino o in una mostra. La scrittrice vi spiegherà ogni volta da dove nasce l'emozione che la foto le ha suscitato portandoci dentro vite che non sono le nostre.
A chi: a chi colleziona volumi di fotografia, a chi ama i libri che non si lasciano incasellare, a chi almeno una volta nella vita si è commosso di fronte a uno scatto.
Giada consiglia
Quando le gru volano a Sud di Lisa Ridzén (Neri Pozza)
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Perché: quando ho iniziato il romanzo di Liza Ridzén, non mi aspettavo una storia così tenera e commovente. Bo è un personaggio che difficilmente riuscirò a dimenticare: un uomo anziano che vive in un piccolo villaggio svedese, rimasto solo dopo che la moglie è stata ricoverata in una clinica. La sua unica compagnia, al di là degli infermieri che lo assistono ogni giorno, è il suo cane.
Liza Ridzén, prendendo spunto dagli appunti degli assistenti domiciliari di suo nonno, ci offre una storia capace di strappare più di qualche lacrima sulla fase più delicata dell'esistenza: la vecchiaia. Dalla perdita di autonomia al complesso rapporto con i figli, Bo rimarrà deciso a non farsi comandare, determinato ad affermare, sebbene con fatica, la propria volontà e indipendenza.
A chi: a chi ama immergersi in storie avvolgenti, a chi cerca un libro che faccia riflettere e a chi, semplicemente, apprezza i romanzi delicati sia nella trama che nello stile.
Giulia consiglia
Dove cadono le comete di Vito di Battista (Feltrinelli)
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Perché: non pensavo che un romanzo ambientato negli anni tra il Ventennio e la Seconda Guerra Mondiale mi avrebbe catturato. Invece, le strette vie del paesino che portano ai trabocchi sul mare sono ricche di un'umanità variegata, da pura Commedia dell'Arte. Tra tutte le piccinerie e le malelingue, la triade femminile composta da Emma, Anita e Bianca mostra la difficoltà dei legami di sangue e maternità, soprattutto quando la morale maschile detta legge e scarica la colpa su chi la colpa non ce l'ha.
A chi: a chi ama le storie familiari e le complessità della prima metà del Secolo Breve; a chi vuole addentrarsi tra vicoli stretti dove la gente è più grande di quanto lo spazio non lasci supporre.
Gloria consiglia
Il custode di Niccolò Ammaniti (Einaudi)
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Perché: chi ha già letto Ammaniti lo sa: una sorpresa c'è sempre. A volte grottesca, spesso mostruosamente grottesca, e nella pagina dopo si arriva con sorpresa a provare un po' di empatia per personaggi che poco prima ci avevano provocato disgusto. Come sia possibile, non so dirlo, fa parte del talento di questo autore, che torna alla grande con questo nuovo romanzo breve, di ambientazione siciliana, in cui i loschi traffici di una madre e di una zia vengono osservati con assoluta tranquillità da un ragazzino, Nilo, protagonista della vicenda. La sua famiglia deve custodire, da generazioni, una creatura pericolosissima, che sta chiusa nel loro bagno. Quali poteri abbia, di chi si tratti e quali rischi si corrano in sua presenza, si scoprirà strada facendo, ovvero tra un imprevisto e l'altro.
A chi: i lettori di Ammaniti lo ameranno, ma anche chi vuole cercare di entrare nel perturbante, ma anche nel fantastico puro troverà grandissime soddisfazioni in questo breve testo ammaliante.
Michela consiglia
Wellness di Nathan Hill (Rizzoli)
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Perché: la mole abbondante di questo libro non vi scoraggi: la storia di Jack ed Elizabeth scorre via, appassiona e tiene incollati, alternando riflessioni su cosa succede all’amore quando è maturo e stanco, a flashback e colpi di scena che danno l’illusione dell’immersione quasi cinematografica nella vita dei protagonisti.
A chi: a chi si interroga sempre sull’amore, e cerca nei libri non una risposta definitiva, ma personaggi che ne esplorino i confini, ne tastino la tenuta e, magari, scelgano di amarsi anche senza capirne bene il perché.
Sabrina consiglia
Dalla montagna perduta di Pierre Jourde (Prehistorica)
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Perché: perché l'autore, a sorpresa, considerando che spesso nei libri cerchiamo il concatenarsi di eventi, ci invita invece a rallentare, a seguire i suoi passi lenti e cadenzati. E camminando, al passo con la natura, ci induce a rallentare la corsa di esistenze troppo "piene", occupate, e a riflettere sui veri valori della vita. Che, magari, poco hanno a che fare con gli impegni che ingolfano le nostre giornate e ci spingono a correre. Arrivando a sera esausti e "poveri".
A chi: a tutti i lettori che sentono il bisogno di staccare e di prendersi un momento tutto per sé, a coloro che amano scritture dense di suoni, profumi, ricordi e sensazioni e a chi non vede l'ora di perdersi dentro a un racconto poetico dove tutto si muove al ritmo naturale.
Stefano consiglia
La notte di San Valentino di Elizabeth Wetmore (Ponte alle Grazie)
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Perché: è una storia di resistenza, di coraggio e di abbandoni, di donne forti ma sempre vittime e talvolta complici di un sistema immutabile che in una cittadina petrolifera nel mezzo del nulla texano rende impossibile il cambiamento e vede la fuga come unica possibile soluzione.
Una storia dolorosa, violenta e lacerante narrata in modo diretto e brutale, interessante per le prospettive diverse, spesso opposte, presentate dalle protagoniste del romanzo.
A chi: per chi è incuriosito e preoccupato dal degrado sociale, politico e culturale in cui gli Stati Uniti (e non solo) sono piombati negli ultimi anni, per chi vuole cercarne sintomi e manifestazioni prodromiche facendo un viaggio a ritroso nell'America profondissima negli anni Settanta.
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