di Gaspare Dori
Pubblicato da Neos Edizioni nell’estate del 2025, Il volo del colibrì è una raccolta di ventitré racconti brevi o brevissimi che esplorano ciò che accade quando la realtà si incrina appena e lascia spazio all’assurdo, al meraviglioso e all’inquietante. L’idea di fondo è semplice ma efficace: insinuare in situazioni ordinarie elementi straordinari, portando il lettore a interrogarsi su ciò che consideriamo normale e possibile.
Sin dall’incipit – con brevi scene come quella di un bar di notte dove un pittore osserva tre figure (un gangster, un solitario e una donna dai capelli rossi) – la raccolta mostra la sua varietà di registri narrativi. Alcuni racconti giocano con il grottesco e l’onirico, altri con situazioni quasi fiabesche o metaforiche, come bambini inseguiti da gang e salvati da creature alate, lune che tradiscono, cani che sembrano essere più di ciò che appaiono o regimi assurdi implosi nel “regresso sociale”.
Dal punto di vista analitico, questa varietà è uno dei pregi più evidenti del volume: non c’è una sola modalità di “incredibile”, ma molteplici declinazioni. Passando da atmosfere noir a spunti filosofici, da elementi fiabeschi a risvolti tragici, i racconti non offrono soltanto sorprese formali, ma un vero e proprio spaccato di mondi immaginifici che parlano anche della nostra realtà. È una narrativa che ama insinuare il dubbio: ciò che accade è davvero impossibile o semplicemente straordinario? Dori costruisce trame snelle, spesso con finali a sorpresa, che invitano il lettore a rileggere ciò che ha appena terminato. Il punto di forza sono proprio i finali, frutto dell’abilità dello scrittore di immaginare qualcosa di molto lontano da qualsiasi previsione possibile.
La scrittura è lineare, accessibile, priva di eccessivi virtuosismi. Questo rende i racconti immediati e scorrevoli. L’autore punta più sull’idea narrativa che sulla sperimentazione linguistica. Il ritmo è generalmente rapido, adatto alla forma breve, e mantiene viva l’attenzione. Si percepisce, e di conseguenza si apprezza, la capacità di evocare atmosfere sospese con pochi tratti essenziali. In alcuni racconti si avverte un gusto quasi cinematografico nella costruzione della scena: l’evento inatteso arriva con naturalezza, senza forzature, quasi come se stesse da sempre lì, pronto a essere notato solo da chi osserva con occhi curiosi. Questa leggerezza di approccio non impedisce però una densità simbolica notevole, che fa riflettere su paure profonde, desideri irrisolti e dinamiche psicologiche complesse.
È così che l’incredibile si trasforma nel vero personaggio dei racconti, diventando uno specchio che mette a nudo paure, desideri e fragilità. Spesso i protagonisti sono persone comuni, immerse in una quotidianità riconoscibile; proprio per questo, quando qualcosa devia dalla normalità, l’effetto è amplificato. Non c’è compiacimento nell’assurdo, ma una volontà chiara di interrogare il lettore. Cosa faremmo noi in quella situazione? Crederemmo ai nostri occhi o cercheremmo una spiegazione razionale? La forza di Dori sta nel lasciare aperto questo interrogativo.
Ogni racconto sembra costruito con tanti ingranaggi: un’introduzione essenziale, uno sviluppo progressivo, uno scarto finale che talvolta sorprende, talvolta inquieta e che garantisce al lettore la certezza che queste storie continueranno a fare domande a lungo.

Social Network