«Sai che ti dico? Che mi ci sento pure io. Le lune di Urano siamo, io e te» (p. 102). Periferici, accessori, anonimi, inesistenti per i più: Emilie e Tullio si sentono così. E ad alimentare la loro convinzione ci si mette Adriatica, una cittadina costiera affacciata sul mar Adriatico, appunto, come ce ne sono tante. Un posto che nei mesi più freddi si paralizza, impigrendo le ambizioni, addomesticando i sogni, ché tanto, lì, è la quotidianità ad avere la meglio. Con le sue giornate ripetitive e le serate nel locale a pochi passi da casa.
Ed è in effetti in una serata come tante altre che irrompe lo sgomento: Giada, la migliore amica di Emilie, le ha appena fatto una rivelazione sconvolgente, che a diciannove anni le cambierà la vita, qualsiasi decisione prenda. Con la testa piena di pensieri, di parole mezze sbocconcellate durante il litigio e altre bloccate in gola, Emilie percorre il lungomare, che con una brezza persistente le ricorda che non tutto è fermo.
Lo stesso venticello colpisce anche Tullio, che con i suoi sessantotto anni e i postumi di un ictus, si sente costretto alla ripetizione coatta di giornate solitarie che girano attorno a qualche bianchino, strascicate quanto i suoi piedi sul pavimento. E proprio in una di quelle sue faticose passeggiate inciampa e finisce a terra.
A correre in suo aiuto è Emilie, che si trova poco distante ed è mossa più dal senso civico che da una reale compassione. D'altra parte, anche lui è distratto, perché ha appena scoperto tra i manifesti funebri una notizia che lo riporta indietro nel tempo, ad anni più lieti, che hanno poi subito una piega imprevista e dolorosa. Ora per lui c'è un'ulteriore sofferenza, unita a incredulità.
Se all'inizio il dialogo tra Emilie e Tullio risente pesantemente della distanza generazionale, d'altro canto i due sono affamati di parole, hanno bisogno di dirle e al tempo stesso di sentirsi ascoltati. I pregiudizi non mancano (e lo percepiamo specialmente nei pensieri di Emilie, che narra in prima persona), eppure entrambi non si sottraggono al confronto. Ed è lì, quando smettono di trincerarsi dietro al bisogno di "bollare" l'altro, di marcare le proprie differenze, che si verifica una comunicazione autentica.
Allora i dialoghi prendono ampio spazio nella narrazione. Massimo Gezzi, molto abile nel gestire la lingua dei suoi personaggi, pescando ora dal registro più volgare e immediato di Emilie ora dall'italiano dell'uso corretto ma assolutamente quotidiano di Tullio, fa di più: lavora sui punti di vista. E non intendo solamente dire che i capitoli sono affidati ora all'uno ora all'altro personaggio, in prima persona quelli di Emilie, in terza quelli di Tullio. È lo sguardo dei personaggi dentro ai capitoli a colpire positivamente, uno sguardo che talvolta rispecchia e rifrange quanto vede o dice l'altro, ma spesso svela dettagli nuovi e in chiara contrapposizione. Si pensi a Emilie: lei tende all'autodenigrazione tipica dei teenager, continua a trovarsi difetti fisici che, invece, non vengono mai rilevati da Tullio, che in lei riconosce soprattutto la solitudine e lo smarrimento.
Nessuno dei due, in ogni caso, pensa che quel primo incontro si ripeterà (e sarebbe stato un po' stucchevole e pietistico immaginare la nascita di un'amicizia). Eppure qualcosa accade nel corso del romanzo, e il destino riporta Emilie e Tullio a condividere perlomeno uno spazio, in un momento di tensione. Adriatica è così: di vista, ci si conosce un po' tutti, anche Tullio ed Emilie da adesso in poi, se si vedranno per strada, ricorderanno quel poco che si sono detti e quel tanto che si sono comunicati tra le righe, nei gesti, negli sguardi. Ma non per questo si cercheranno. Perché Adriatica è un luogo dove ci si muove sentendosi trasparenti e si avrà comunque il coraggio di dire più volte: «Fa niente» (p. 147) e «Va bene, non parliamo» (p. 120), come se non si meritasse di essere amati. Soprattutto si tiene per sé quel grumo di sentimenti che spinge a confidarsi con «un tizio sul molo, come se fosse una cosa che capita tutti i giorni» (p. 147).
Non è l'eccezionalità degli eventi che cerca Massimo Gezzi in Adriatica; sono piuttosto la quieta disperazione e l'assordante solitudine di due anime che hanno un'identità ma che facilmente portano con sé qualcosa di universale, al tempo stesso calato nel loro tempo tanto quanto nel nostro di lettori.
GMGhioni
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