Non rinnegare il cuore
di Guendalina Middei
Feltrinelli, 2026
pp. 272
€ 18 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
Con non rinnegare il cuore, Guendalina Middei, prosegue il percorso di divulgazione letteraria che l’autrice porta avanti da alcuni anni, costruito attorno a un’idea semplice ma ambiziosa: restituire i grandi scrittori non come monumenti distanti, ma come vite attraversate da desideri, ostinazioni, paure e scelte difficili. Il libro raccoglie sette ritratti di autori e autrici che la tradizione ha reso immortali, e prova a interrogarli partendo da una domanda di fondo: quale forza interiore permette a una voce di resistere al tempo e di parlare ancora ai lettori di oggi?
La risposta proposta da Middei è chiara già nel titolo. Secondo l’autrice, il tratto che accomuna questi scrittori è il coraggio di non tradire la propria vocazione più profonda, di restare fedeli a ciò che li muove interiormente anche quando il contesto sociale, culturale o personale sembra ostacolarli. È un’idea che guida l’intero libro e che viene messa in scena attraverso una forma narrativa particolare: Middei si rivolge direttamente agli autori, usando una seconda persona che trasforma la critica in dialogo e la biografia in racconto intimo.
Middei scrive: «Tu, di delicato non avevi nulla: eri caparbia, testarda, ostinata.» (p. 211)
La frase è semplice ma incisiva, e individua subito il nucleo caratteriale che il capitolo vuole mettere in luce: non una Deledda già consacrata dalla storia letteraria, ma una ragazza che cresce in un ambiente che fatica a comprenderne l’energia e l’indipendenza. Il racconto delle origini familiari diventa così una chiave per interpretare la formazione di questa figura. Middei apre il capitolo con la storia della bis-bisnonna Josephine Odermatt, donna che attraversa il confine tra l’Impero austro-ungarico e l’Italia alla fine dell’Ottocento alla ricerca di una nuova vita. L’episodio viene presentato come una sorta di mito di fondazione familiare, un racconto di libertà e determinazione che sembra anticipare il carattere della futura scrittrice:
«Qualcuno avrebbe potuto pensare che stesse scappando da qualcosa… ma chi la conosceva bene sapeva che era in cerca: in cerca di una nuova vita.» (p. 207)
In questo passaggio il libro riesce a trasformare una vicenda privata in un elemento simbolico, collegando la genealogia familiare alla formazione di una coscienza femminile indipendente. Uno dei momenti più riusciti del capitolo riguarda la riflessione sulla libertà come accesso alla conoscenza. Middei insiste sull’importanza dello studio e della lettura in un contesto storico che concedeva alle donne possibilità estremamente limitate.
È in questo quadro che la figura di Deledda appare davvero rivoluzionaria:
«La libertà di studiare, innanzitutto. Perché forse avevi intuito che per una donna non c’è libertà più grande di questa: «leggere, conoscere, apprendere. E sognare, anche.» (p. 209)
In queste righe si coglie bene la vocazione divulgativa del libro, che cerca di avvicinare il lettore contemporaneo ai classici attraverso temi universali come l’educazione, l’indipendenza e il desiderio di autodeterminazione. Molto efficace anche l’immagine della soffitta come spazio di formazione e di libertà personale. Nel racconto, però, di questi grandi autori e autrici, salta all'occhio qualche errore, Middei descrive il luogo in cui la giovane Deledda legge e studia come un rifugio simbolico, una piccola conquista di autonomia dentro un ambiente familiare e sociale ancora rigidamente strutturato:
«La soffitta era il tuo rifugio… Leggendo, ti senti libera.» (p. 212)
Il dettaglio concreto diventa qui un dispositivo narrativo che permette di rendere tangibile il rapporto tra esperienza personale e nascita della vocazione letteraria. Il punto di forza del libro sta proprio in questa capacità di costruire scene narrative che rendono accessibili figure spesso percepite come distanti. Middei riesce a raccontare la letteratura con un tono coinvolgente e chiaro, capace di avvicinare anche lettori meno abituati alla critica letteraria.
La scrittura è scorrevole, ritmata, e spesso riesce a trovare immagini efficaci per restituire il carattere degli autori raccontati. Allo stesso tempo, proprio questa scelta di forte partecipazione emotiva rappresenta anche il limite principale del volume. L’interpretazione proposta tende infatti a ricondurre le esperienze degli scrittori a una matrice comune, quella della fedeltà al proprio cuore, che talvolta rischia di semplificare la complessità delle loro opere.
Nel caso di Deledda, per esempio, l’accento sulla dimensione della libertà e del coraggio personale lascia un poco in ombra la tensione tragica e ambigua che attraversa molti dei suoi romanzi, dove il desiderio e la colpa si intrecciano in forme più oscure e contraddittorie. Si tratta però di una semplificazione in parte inevitabile in un libro che nasce con una chiara vocazione divulgativa.
L’obiettivo di Middei non è offrire un’analisi accademica dei testi, ma riaccendere la curiosità dei lettori e invitarli a tornare ai classici con uno sguardo nuovo. In questo senso Non rinnegare il cuore riesce nel suo intento principale: ricordare che dietro ogni nome consacrato dalla tradizione esiste una storia di lotta, di ostinazione e di desiderio di libertà.
Il libro funziona dunque come una porta d’ingresso alla letteratura, un invito a guardare gli autori non come figure lontane ma come presenze vive, attraversate dalle stesse domande che continuano a interrogare anche i lettori di oggi. In questo senso la proposta di Middei mantiene una qualità preziosa: quella di restituire ai classici la loro dimensione più umana e inquieta, ricordando che la letteratura nasce sempre da una tensione tra ciò che siamo e ciò che desideriamo diventare.
Alessia Alfonsi
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