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"Travesti" di Mircea Cărtărescu: i corridoi bui del delirio umano

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Travesti
di Mircea Cărtărescu
Rizzoli, febbraio 2026
 
pp. 240
€ 13,50 (cartaceo)

«La mia professione, all’epoca, era la solitudine. La esercitavo per le vie gialle e polverose di Bucarest, nei vecchi quartieri, a me sconosciuti fino a quel momento». (p. 38)

Travesti di Mircea Cartărescu torna in libreria sotto una nuova veste, stavolta targato Rizzoli. In questo libro, l’autore getta le basi della complessa architettura che renderà nota la trilogia di Abbacinante; un tappeto rosso per introdurre il lettore a un mondo schizofrenico e ricco di immagini e colori dove Victor, protagonista ormai trentenne, cerca di ripercorrere la sua giovinezza alla ricerca dei veri motivi della sua instabilità emotiva.

Il testo si presenta privo di capitoli; un fiume in piena che alterna i paragrafi a più piani temporali. Ambientato nel 1990, salta dal presente – dove Victor appare più lucido e consapevole delle proprie debolezze – al passato, circoscritto a un episodio che segnerà in maniera considerevole la vita del protagonista: una gita scolastica in un castello tra i Carpazi, a Budila, dove Victor vede un suo compagno di classe, Lulu, vestito da donna. Qui il Victor ragazzo si confronta continuamente coi suoi coetanei, sentendosi un pesce fuor d’acqua: studia le loro fantasie erotiche, analizza il loro linguaggio scurrile affrontando in solitudine un mondo interiore disseminato di demoni, mostri informi e creature orribili che riducono la sua anima a brandelli. La vista di Lulu lo segna a tal punto che «la mia vita si è scissa da allora in periodi con Lulu e in periodi senza Lulu» (p. 41). La gita a Budila rappresenta una tappa essenziale nella vita di Victor, poiché «Budila, in quanto cloala infetta, e insieme barocca e odorosa vallata in fiore, era per me la raffigurazione della cupa geografia dell’adolescenza» (p. 87).

Per i lettori che hanno già potuto apprezzare la trilogia di Abbacinante, i tratti distintivi della scrittura di Cărtărescu saranno immediatamente riconoscibili: la luminosità è già un ingrediente fondamentale. Tanti sono gli “abbacinante”, “abbagliante”, “luccicante” distribuiti nel testo – giochi di luci e prismi caleidoscopici sparsi per i corridoi notturni che il protagonista percorre in cerca di risposte – così come le metafore che abitano la sua mente e tornano ininterrottamente nel corso dell’opera: la lotta contro il ragno, la contemplazione nello specchio, la statua della ninfa col sesso da maschio. Quella di Cărtărescu è una scrittura che produce continue anomalie oculari – lui le chiama «fuga di stanze» (p. 113) – un mondo nel mondo che rimanda al lungo corridoio di Matrix Reloaded, dove ogni porta conduce a un luogo di transizione da cui Victor non fugge ma si perde nel tentativo di scovare gli episodi passati rimossi per poter andare avanti. Per questo, «Lulu è il nome di un tunnel, di una galleria situata in profondità sotto il mio cranio, un luogo obbligato di passaggio verso il vero Enigma» (p. 127).

I temi trattati da un giovane Cărtărescu sono diversi. Tra i più importanti c’è quello della scrittura come cura e ossessione. Nei momenti d’umore più cupi, Victor s’aggrappa al suo sogno di scrivere il Testo, ossia quel libro che lo condurrà sull’Olimpo della letteratura, sancendo il riconoscimento della sua grandezza e il risanamento dalle sue agonie. Per raggiungerlo, il protagonista è disposto a rinunciare ai piaceri della vita e assecondare il suo delirio perché «dovevo diventare uno scrittore, dovevo vivere intensamente la mia infelicità, mi attendeva la soffitta con una sedia, un tavolo e un letto con centocinquanta libri da leggere all’anno» (p. 66).

«Ciò che tento qui è giusto l’ultima cosa che posso ancora fare. Mi tengo adesso come all’ultimo filo di speranza, con l’idea che è forse possibile guarire tramite la scrittura. […] Se la scrittura è, come si dice, una terapia, se può guarire, dovrebbe poterlo fare ora». (p. 45)

Lo scrittore riflette anche sui passaggi che caratterizzano la crescita di un essere umano, chiedendosi perché questo perda, nel corso dei suoi giorni, tutta la sua purezza. Nessuno si salva: la purezza è destinata a estinguersi; il percorso della vita procede in maniera speculare, non termina con l’assoluzione ma col marciume.

Nelle ultime sette pagine Cărtărescu premia il lettore di tutta quanta l’attesa. L’isteria sprigionata finora raggiunge il suo picco, sciogliendo l’intreccio passato-futuro e, infine, il tema del doppio, per cui Victor si interroga incessantemente su «chi è l’intruso?» (pp. 95-96). Il protagonista affronta con serenità la sua discesa negli inferi, proprio come Ulisse va incontro alla resa dei conti, perché per lui «non c’è supplizio maggiore e inferno più profondo della felicità» (p. 220). 

Leonardo D'Isanto